POPULISMO

trioForse non tutti sanno che il sostantivo Populismo nacque per indicare un movimento politico-culturale russo che anteponeva un socialismo rurale al governo dello Zar. Fino a qualche tempo fa il significato era esteso fino ad indicare l’esaltazione demagogica delle classi popolari, oggi, invece, è una parola usata ad capocchiam da chiunque non voglia ascoltare le ragioni delle persone “normali”… avendo lui più ragione degli altri.

Perché il politico, o giornalista di turno che sia, ha più ragione degli altri e lancia accuse di populismo a chiunque parli in favore del gregge? Forse perché la politica è una cosa complicata? Se fosse complicata non si capirebbe perché vi abbia accesso gente come Razzi o Scillipoti, ancor meno come facciano a diventar ministri personalità come Alfano e Boschi (mi è sempre sembrata la bambina che recita la poesia in piedi sulla sedia ai matrimoni). L’esempio più fulgido, di quanto non sia complicata la politica, resta ovviamente un cazzaro, per niente preoccupato di coprire le sue balle, che diventa Primo Ministro.
Allora qual è la ragione? Lo spiegherò alla maniera populista, ossia brutta, ma efficace: vuoi tu, populista, sapere meglio del porco come si rimane attaccato al trogolo? Non troverai mai un indigente, per dirne una, che accusi altri di essere populisti, perché chi ti accusa di esserlo, fondamentalmente, è un reazionario. Dal vocabolario populista: uno con “il culo al caldo” che tutto vuole, tranne un cambiamento.
Il problema vero, però, è dove porta questo atteggiamento. Solo il popolo con la pancia piena ti lascia l’agio di fare il pedagogo con il voto (ho detto voto) degli altri. Pare però che non siamo nel periodo adatto per fare una cosa del genere. Quella massa informe e indecorosa della “gente”, si agita, si sbatte, manifesta il proprio disagio, la sua confusione e la sua paura, abbracciando qualsiasi tesi (persino quella che sia il nordafricano che raccoglie le zucchine a 4€ l’ora a rubargli il benessere), ma, alla fine, se la lasci votare, punisce chi la dovrebbe tutelare e non lo fa.
Il NO al Referendum è stato una prima avvisaglia. A dire la verità la prima avvisaglia si sarebbe avuta fuori da Montecitorio, quando la gente si stava radunando in massa per acclamare Rodotà. Quella volta però, dopo aver istigato le persone a sentirsi altro dallo Stato, Beppe Grillo se la fece sotto e preferì sedersi al tavolo di chi aveva avversato… anche lui, come quelli del trogolo, aveva troppo da perdere per una rivoluzione. Oggi è uno di quelli che si vuole intestare il NO. Bontà sua.
In ogni caso il NO, non è stato accolto ed è stato catalogato come qualcosa di aggirabile… come tutte le “sciocchezze populiste”. Dopo una prima sorpresa (chi si sarebbe aspettato mai che affamando le persone queste poi ti votano contro!), c’è stata una rapida riorganizzazione gattopardiana e, usando il Manuale Cencelli come fosse una bacchetta da rabdomante, si è riformato lo stesso Governo di prima. Lo scopo è palesemente il ritorno di Renzi, che però farà la figura di quello che ha lasciato e che viene richiamato in servizio (manco fosse Charles de Gaulle). Per farlo è bastato: scegliere un ectoplasma come Primo Ministro, mettergli la Boschi come Sottosegretario, confermare la maggioranza dei Ministri che già c’erano, inserire il braccio destro (anche sinistro) Lotti nel Consiglio dei Ministri e dare un bel posticino alla Finocchiaro (tanto la spesa con la scorta la faceva già).
Un bel governicchio destinato a non riuscire nello scopo di creare il percorso comune, che dovrebbe portare alle elezioni, ma sufficientemente sotto controllo per portare avanti gli impegni presi, non certo con gli italiani. Che Lotti abbia la delega al CIPE (Comitato Interministeriale di Programmazione Economica), quello che finanzia le grandi opere per intenderci, sembra tutto tranne che un caso. Renzi, per tirarla alle lunghe e lavarsi la faccia in vista delle nuove elezioni, può contare sull’appoggio di sempre, quello dei 608 deputati che devono raggiungere 4 anni, 6 mesi e 1 giorno per avere il loro vitalizio. Ce ne sono diversi anche tra quelle le opposizioni che, fingendo senso di responsabilità, hanno votato una fiducia ogni 10 giorni al Governo, defunto, ma prontamente risorto.
La mossa più bella, a mio modestissimo parere, è stata lasciare Verdini  apparentemente  fuori dai giochi. Sappiamo bene che non fa schifo a nessuno, giacché fin’ora ci hanno tutti gioiosamente governato assieme, poi se lo paragoni a chi offre fritture di pesce in cambio di voti è addirittura un signore. A lui è affidato il ruolo di creare instabilità al momento stabilito.
Dei Geni? No. Degli imbecilli. Perché nel frattempo la gente continua ad arrabbiarsi, fino a quando veramente non ci sarà più nulla da perdere, nemmeno la speranza. Questi Marchesi del Grillo, che populisti non sono, non usano la demagogia. Le uniche aspirazioni sociali ed economiche che amano lusingare sono le loro e, per questo, giocano molto pericolosamente sulla pelle di chi dovrebbero rappresentare.
P.S.
Essere populisti è tutt’al più un peccato veniale. L’Avidità, invece, è un Peccato Capitale.

dado

 

@DadoCardone

FacebookTwitterWhatsAppTumblrGoogle GmailWordPressLinkedInPinterestYahoo MailEmailKindle ItShare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *