Parco del Mare: cronaca di un seminario.

Parco del Mare: cronaca di un seminario.

mc6Lunedi 18 maggio sono stato alla presentazione del “Parco del Mare”, primo ambito (area dove sono consentiti interventi di sviluppo nel lungomare di Rimini ), di dodici del Piano Strategico (d’ora in poi P.S.).

Due le grandi novità di questo strumento urbanistico, NON ATTUATIVO: la prima è la sdemanializzazione dell’area di proprietà dello stato, dal muretto di separazione dell’arenile alla prima linea di edificato, non ho capito se questa è avvenuta tramite acquisizione o per passaggio diretto. La seconda la possibilità dei privati di intervenire direttamente, contribuendo anche alla realizzazione delle opere di interesse pubblico.

Erano presenti gli Ordini Professionali (Geometri, Ingegneri e Architetti), Il Sindaco, il Presidente del P.S., un rappresentante della Wellness Foundation, un ricercatore universitario di urbanistica, dirigenti del Comune di Rimini del settore Pianificazione del settore accordi territoriali e del SUAP, e docenti dello IUAV di estimo e diritto.

Si inizia con 40 min di ritardo, dopo breve introduzione di un rappresentante degli ordini, si parte con il “breve saluto” del primo cittadino, un’ora e dieci di Marketing puro, tra promozione, propaganda e vendita, durante la quale scopro di essere un “link” in traiettorie di sviluppo trainate da una visione strategica, e che ho la possibilità di passare dal sogno al segno, un puntino sull’Adriatico, per entrare a buon diritto in un nuovo territorio in un epoca post-dubaista befanizzata?????????

Si passa quindi al Marketing del Presidente del P.S. attraverso suggestioni e confronti di luoghi, attività e situazioni affascinanti, ma piuttosto distanti dalla realtà riminese, per bacino d’utenza, dimensioni, morfologia del territorio e soprattutto cultura.

Insieme al rappresentante della Wellness Foundation, il filo conduttore è la prospettiva di un enorme, ma veramente enorme (15 km di spiaggia per 200mt. di larghezza) di spiaggia(arenile) privo di manufatti (condivisibile e auspicabile), tutti trasferiti tra spiaggia e prima linea(più insidioso), se i privati se ne faranno carico di wellness-fitness e good lifestyle center.

Il benessere e un modello di vita verde e sportivo, con buon cibo, concetto principale assolutamente legittimo e condivisibile, promosso dai primi tre relatori, anche se a mio avviso la CIVITAS, è molto di più con i suoi pregi e i suoi difetti. Aspetti positivi molti, aspetti negativi anche, e per obbiettività di cronaca proverò ad individuarne alcuni di entrambi.

Sulla mobilità, la scelta di pedonalizzare il più possibile il lungomare è positiva, così come restituire all’arenile il suo carattere e dotare l’area sopra la spiaggia di servizi.

Aspetti negativi assegnare al TRC ancora non realizzato, un’importanza “strategica”, comprensibile per gli impegni economici adottati, ma debolissima per una mancata riflessione e pianificazione di tutti i flussi pedonali, ciclabili, carrabili pubblici e privati in relazione alle dotazioni esistenti e alle previste, in base alla morfologia del luogo alle caratteristiche del clima e dei flussi storicamente accertati, non solo nell’area costiera, ma su tutto il territorio. Questo dovrebbe essere redatto da ente terzo competente e verificato ogni due anni in base alle mutate condizioni oltre che come verifica dell’esattezza delle previsioni, anche per modifiche e migliorie. Dettaglio inutile tale strumento di pianificazione già dal 1992 per legge sovraordinata dovrebbe essere attuativo.

Esempio come può il TRC affrontare le richieste odierne con previsioni fatte almeno 12 anni fa? E per confronto dotare l’area sopra l’arenile di servizi simili per tutta la costa non aiuta a diversificare e caratterizzare il “Genius Loci”, ma ad appiattirlo in un’unica grandissima area monofunzionale, sarà davvero strategica questa scelta?

Dal punto di vista strettamente urbanistico vedo di buon auspicio la possibilità di realizzare servizi nell’area ex-demaniale, meno la quantità e gli usi previsti troppo monotoni e poco differenziati.

Trovo insidiosa la direzione presa di far realizzare ai privati le dotazioni di servizio da raggiungere, sarà difficile avere un’omogeneità di qualità ed interventi. Così come il sostituire gli attuali parcheggi con altrettanti ma tutti interrati. L’esempio di Riccione ci deve far riflettere sulla necessità di realizzare un’infrastruttura così costosa, i parcheggi interrati, il rischio è quello di fare investimenti importanti con utilizzo inferiore alle capacità.

Non mi piace la creazione di dune artificiali e l’antropizzazione completa con un parco enorme, preferirei la formazione di situazioni urbane con tutti gli usi della vita quotidiana e dotazioni di servizi pubblici, scuole e piccole fasce di residenze sociali e non, per favorire il controllo sociale spontaneo durante tutta la giornata ed in tutte le stagioni e qualche fascia di natura selvaggia, insomma spontanea.

L’identità e il carattere del territorio sono stati dimenticati e per uno sviluppo urbano della costa che sia sostenibile, l’attenzione al passato e riferimenti alle attività storiche come le vele al terzo, l’attività della pesca e degli sport del mare sarebbero da auspicare fortemente.

Il ricompattamento della città e dei costi di gestione avviene con l’applicazione di altri principi e il consumo di suolo nello scenario ipotizzato è totale. La sostenibilità è altro, anche se abbiamo rinunciato fortunatamente ai project financing di Foster, Nouvel e De Smedt e questo va bene.

Così come il recupero di indotti produttivi e artigianali di nicchia a garanzia di una differenziazione e di un’attenzione culturale che superi la modaiola e certamente importante tendenza del benessere e dell’attività fisica.

La mancanza di flessibilità negli usi è coercitiva e pericolosa in relazione alle variazioni dei mercati e alla realizzazione di investimenti forse tardivi ed obsoleti (penso ai parcheggi interrati, quale futuro per le auto private nei prossimi 20 anni? A fronte di concessioni per 99 anni.

Mi sfugge la volontà di creare una città costiera monofunzionale e rinunciare ad una vera città completa.

Qualche dubbio lo sollevo sulla mancata applicazione della legge regionale a tutela delle spiagge libere che significa aree naturali, dovrebbero essere il 20% del totale, ad oggi sono solo il 7%, dopo l’attuazione del “Parco del mare” quanto saranno?

Gli interventi che sono seguiti a quello dell’Urbanista della facoltà di Ferrara, dei dirigenti del Comune sono stati tecnici e hanno illustrato norme e linee di indirizzo previste per l’attuazione del piano. All’interno della monotematica direzione intrapresa, senza alcuna possibilità di dibattito, vi sono anche scelte e proposizioni condivisibili, ma mancano confronti ed esempi a sostegno di una tesi tutta da dimostrare.

Di fronte ad interventi incompleti, quali Novarese, Murri ad esempio, che vanno nella direzione auspicata, quali indicatori abbiamo a sostegno della validità di questo piano? Parlo non di potenzialità ipotetiche, ma di dati certi, arrivi, soggiorni e capacità di spesa dei turisti negli ultimi 10 anni? Quali sono i nostri concorrenti e quale potrebbe essere diciamo nel raggio di 50 km il nostro partenariato, con cui sviluppare sinergie?

Altro aspetto sempre ignorato, quale funzione potrebbe assumere nella città riminese l’applicazione di questo piano, perché suddividere in funzioni così delineate aree che potrebbero esprimersi in molti modi diversi e ricompattare la città con quartieri identitari autosufficienti?

Apprezzabile la scelta di un obbiettivo, ma potrebbero essercene altri, altrettanto vantaggiosi.

Trovo elevato il rischio di ritrovarsi tra 15 anni ad avere un’exposizione di design celebrativo di progettisti e amministrazione, ma completamente avulso dalla cultura riminese e privo di fascino a causa del suo indirizzo monotematico.

Nelle diapositive proiettate, non ho visto alcuna proposta “tradizionale”, solo architetture di design, prive di relazioni e riferimenti alla storia ed al territorio, palme, tante palme, per la gioia del punteruolo rosso, gradonate in listelli di legno e prati all’inglese, insieme al grido di battaglia “Piscine”.

Seaside, Alys beach, Pitiousa, Portgrimaud, sono esempi di pianificazione integrata, la mia riflessione è la seguente ma se voglio perseguire il benessere e uno stile di vita sano, mangiare del buon cibo e praticare attività fisica non posso farlo all’interno di una città completa, non posso farlo nella natura? Ho davvero bisogno di realizzare tanti edifici, simili per funzioni e consumare tutta la costa?

Della mancata possibilità di porre anche solo due domande al mattino e due al pomeriggio, ho già detto. La partecipazione richiede confronto, ascolto e condivisione.

Tra il serio ed il faceto commentavo gli 8 crediti formativi, più vicini ad un bonus filo-governativo che ad una giornata di libera informazione, mi hanno fatto notare che erano gratis e quindi la lamentela era ingiustificata, vero, però ce li siamo sudati tutti.

L’affluenza è stata elevata.

Anyway, ai posteri l’ardua sentenza.

 Fausto A. Battistel Architetto

P.S. da “le città invisibili”

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.

Due modi ci sono per non soffrirne.

Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio” [ Italo Calvino]

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