Nice to Green you! Attenzione all’aria fritta.

Nice to Green you! Attenzione all’aria fritta.

20130721_223228A nessuno frega più niente della luna, sono tutti in fissa per il dito, questo è certo. Non si può spiegare altrimenti il silenzio sotto cui passano certe iniziative in bilico tra operazioni immagine e occasioni mancate. E’ il problema dell’aria fritta, l’odore è buono, ma da mangiare non c’è nulla.
Un vivido esempio ne è il Wheel CAmpus, il villaggio ecologico, quello spuntato sotto al ruota in Piazzale Boscovich. Che cos’è? Uno spunto, un abbozzo, un vorrei, ma…? 
 
Lasciando perdere le supercazzole del Sindaco che l’ha definito “una piazza  di incontro nel luogo dell’anima che è la palata del lungomare“, le presentazioni ufficiali parlavano di risparmio energetico, innovazione ed efficienza. Un’area caratterizzata da materiali sostenibili, riciclabili, naturali ed un concept architettonico in armonia con la natura, che mira a diventare, grazie anche ad un’opera di riqualificazione, un punto di riferimento per la città e un luogo di ritrovo durante i mesi estivi. 
 
Dopo aver visto la struttura realizzata è indispensabile che ognuno passi dal proprio bagnino per dirgli che anche lui è il proprietario di un concept architettonico in armonia con la natura e che, se non ci crede, può fare un paragone con le cabine di piazzale Boschovich.
 
Un operazione di frittura ben riuscita? Non lo sono mai e questo non perché con le parole giuste non la si possa dare da bere a chiunque, ma per le conseguenze ultime. In sintesi: puoi anche approntare una pensilina stazione di rifornimento fotovoltaico per auto elettriche  ma se poi, oltre a non collegarla alla rete, ci fai parcheggiare sotto il furgone diesel di quello dello zucchero filato, beh…
 
Il problema fondamentale dell’Aria Fritta è però il cogitum interruptus, magari l’idea era anche buona, ma interrotta da un’ansia di prestazione non risulta soddisfacente per coloro ai quali viene diretta. Un villaggio ecologico sotto il catafalco della ruota poteva essere un ottimo contenitore, ma se il contenuto deve essere un noleggio Ferrari, un negozio di cover per telefonini con un enorme sponsor 3  e un negozio di abbigliamento , per quanto ecologico, la risposta è no grazie.
 
Bastava veramente poco. Era sufficiente promuovere un concorso di idee tra i cittadini e concedere lo spazio alle pensate migliori, magari con premiazione e assegnazione in una manifestazione ad hoc in quel “luogo dell’anima“. Ci pensate si poteva tagliare un nastro per ogni cabina… 4 nastri… a volte si perdono delle occasioni veramente per poco. 
 
Il rischio maggiore di tutti è però il fraintendimento. La concessione dell’area del Wheel Campus  costa 914,89 € più 45,00 € di tassa regionale (dati dall’Albo Pretorio del Comune), come hanno fatto gli espositori che occupano le “cabine” ad aggiudicarsi il posto? Viene chiesto loro un affitto? Se si, quanto? Se no perché?  Quelli che affittano spazi espositivi, senza la possibilità di vendita, nei corridoi delle Befane a 5.000,00 € al mese potrebbero avere da ridire. Ulteriore fraintendimento potrebbe generarsi sempre dal fatto che queste iniziative sono sempre sotto l’egida del  Consorzio del Porto, il quale sembra avere una libertà di manovra nei confronti del Comune non concessa a nessun altro.
 
Noi, come sostenitori di questa Giunta e dei suoi obbiettivi, mettiamo in luce questi gap in modo che tutti possano spiegarsi al meglio e possano correggersi nel caso ce ne fosse bisogno. Non pensiamo che qualcuno ci abbia messo malafede, nonostante il persistente odore di frittura.
 
P.S.
Abbiamo aspettato il 24 di luglio per fare questa domanda, ma… per le hostess che ti salutano dicendo “Nice to Green You!” bisogna aspettare ancora molto?
Davide Cardone
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2 thoughts on “Nice to Green you! Attenzione all’aria fritta.

  1. Gentile Davide Cardone,

    rispetto a quanto da lei scritto, in parte condivisibile, per lo meno agli occhi del “citizen” della strada, mi sento di fare delle necessarie precisazioni. Parto da quelle di ordine generale. Ecoarea wheel campus è prima di ogni cosa il prolungamento nel tessuto urbano e turistico di Ecoarea better living (www.ecoarea.eu ), un progetto di cultura e di impresa che, se non conosce, la invito a visitare a Cerasolo Ausa.

    In tanti lo hanno già fatto distogliendo lo sguardo dal dito e vedendo la luna! L’aria che vi circola non è fritta, ma mantenuta sempre di massima qualità grazie a una sofisticata centrale capace di rigenerare l’anidride carbonica, senza disperderla nell’ambiente. A seconda della posizione del sole le ampie vetrate si aprono e si chiudono automaticamente, assicurando sempre il corretto livello di benessere e confort. Duemilacinquecento metri quadri di superficie (su tre piani) caratterizzati da legno, vetro, biotras, materiali riciclati e altri componenti non inquinanti, che culminano in un roof garden dove spuntano funghi e sogni: primo fra tutti quello di fare maturare nella collettività e in chi ci governa, sia a livello territoriale che sovra locale, la consapevolezza degli enormi vantaggi di un cambiamento in verde dei nostri modelli di vita sociali ed economici.

    Quelle appena riassunte sono solo un pizzico delle “referenze” di cui è portatore il progetto Ecoarea: un edificio in classe energetica A che in termini di efficienza e di dotazioni basso impatto ambientale non ha pari in regione, e probabilmente nemmeno in Italia. Rinnovo l’invito a visitarlo, a lei e tutti coloro che la seguono su questo sito.

    Ciò detto posso entrare nel particolare e dirle che L’Ecoarea wheel campus, tolte le lenti deformanti della facile congettura e indossate quella delle verità documentabili, è un costoso contenitore realizzato sull’onda del suddetto sogno, dove i contenuti green stanno arrivando in gran numero, come già dimostrano le iniziative in cantiere la prossima settimana (l’evento “Elimina la bolletta, regala un albero alla tua città” a cura di HERA; lo spettacolo per famiglie promosso dall’associazione “Bimbi a Rimini”, l’appuntamento con le “Fattorie Didattiche”, le registrazioni delle puntate di Greenreports, in onda su VGA Telerimini, la presenza di Ecospiagge e altre attività in fieri).

    La ragione per cui il campus si trova sotto il demonizzato “catafalco” è di pura opportunità. Opportunità che Ecoarea, nel desiderio di fare conoscere la propria capacità di unire soggetti pubblici e privati attorno ai temi del green, ha colto; trovandola coerente con quanto, pur fra mille discussioni e qualche errore, l’amministrazione cittadina sta portando avanti, pedonalizzando il lungomare e rendendo più accogliente ed efficiente questa parte della città. La nostra ventilata liason con sindaco e amministrazione, a onor del vero, non va oltre.

    Sulla coerenza di alcuni ospiti del Wheel Campus “un noleggio Ferrari, un negozio di cover per telefonini con un enorme sponsor 3 e un negozio di abbigliamento” avrei tante cose da dire, e che a dire il vero abbiamo detto in sede di conferenza stampa. La più istruttiva è quella che fa della Ferrari una delle auto più sostenibili al mondo, avendo una vita di prodotto lunghissima (nessuno rottama una Ferrari) senza considerare che la media mondiale di chilometri di un “ferrarista” si attesta attorno a 5000 chilometri all’anno. Ergo, in una classifica delle auto più inquinanti la mia e la sua ne uscirebbero sconfitte rispetto a quello che fanno a Maranello.

    Non resisto e gliene dico un’altra. Il “negozio di abbigliamento” si chiama in realtà “Minimarket del riciclo” e riporta in vita gli abiti “terminati” dal ciclo del consumo, aderendo a quella corrente di re-design che mira a ottimizzare le risorse piuttosto che saccheggiarle.

    Infine è il momento del mea culpa, poiché consapevoli che il cambiamento è un processo (anche di adattamento) avremmo dovuto immaginare che molte delle cose realizzate e dei messaggi lanciati potevano essere interpretati, prematuramente ma legittimamente, come slogan o aria fritta.

    Il suo intervento mi dà l’occasione di essere più preciso circa le intenzioni di questa modesta ma significativa novità dell’estate riminese, realizzata in poche settimane e non ancora totalmente a regime. L’Ecoarea wheel campus non è la vetta della innovazione ecologica, né il paradiso della eco sostenibilità, è solo lo sforzo congiunto e concreto di una realtà economica locale che sta investendo fortemente nella green economy senza dimenticare che la condizione inderogabile per raggiungere questo elemento di crescita è una green society.

    Accompagnare aziende, amministrazione, territorio e cittadini verso questi obiettivi è uno dei propositi di Ecoarea, e stiamo tentando di farlo anche attraverso attività poco o forse mai sperimentate nella nostra città, anche facendo qualche errore. Attività costose, mi creda, e per nulla redditizie fino ad ora, che però ci riempiono di orgoglio, anche quando sono i “pungoli” al posto dei complimenti a dirci che siamo sulla strada giusta,

    Grazie della ospitalità,
    Distinti Saluti

    Romano Ugolini
    Amministratore Delegato Ecoarea

  2. Gentile Romano,

    Grazie per aver commentato l’articolo. Una precisazione: io non ho nulla contro il vostro progetto in linea generale, tanto è vero che, pur sapendo che si trattava di un progetto con la significativa partecipazione di Ecorea, non ho citato il nome. Rileggendo può capire che dico il vero.

    Io non sono e non sarò mai contro i progetti che premiano un modo di vita ecologico e a consumo zero, si figuri che da casa mia Hera non prende un grammo di rifiuto e che i detersivi me li faccio in casa con gli oli esausti della cucina.

    Ora che ci siamo lodati e imbrodati però arriva il pezzo in cui siamo sinceri. Io accetto sicuramente che le intenzioni siano buone, ma le rivelo un’antica regola della Comunicazione: “non è quello che si dice, ma quello che gli altri capiscono a fare la differenza.”

    Mi spiego meglio. Se io turista, categoria a cui chi si occupava della comunicazione avrà pensato visto che il campus è stato realizzato in zona turistica, arrivo sotto il catafalco cosa vedo? La Ferrari. Se poi sono proprio uno curioso arrivo al cartellone che, diciamolo, molto succintamente e in maniera poco comprensibile spiega di cosa sono fatte le cose e chi è la ditta che le ha realizzate. Le dico la verità ad un primo acchito sembrerebbe invece che ad ogni numero debba corrispondere un’esposizione della citata ditta, ma poi ci si sporge dal cartellone e tutto quello che si vede sono un negozio della 3 e un negozio di abbigliamento.

    Il problema dell’aria fritta, mi consenta, è che pur non essendoci nulla da mangiare ricopre anche i profumi delle pietanze vere (che magari hanno un po’ più di garbo). Le cose migliorabili secondo me sono diverse prima fra tutte sarebbe di non associarsi a chi dell’aria fritta fa il suo stile di vita, ma capisco che data la posizione….La seconda, che scrivo anche nel post, sarebbe stata quella di far partecipare la cittadinanza al concorso di idee per l’assegnazione degli spazi, per la serie di motivi che non ripeto. Per questo però servono illuminati che il territorio ancora non ci concede.

    Una nota a margine. La sua risposta mi era anche piaciuta fino a che non si è messo a difendere lo spottone della 3 e della Ferrari. C’erano sicuramente realtà più meritevoli di essere pubblicizzate nel campo dell’ecosostenibilità. Anche se la cosa che mi ha fatto più ridere è stata la difesa dei mezzi del cavallino. Vede… al di là dell’ovvio fatto che la rappresentazione di una macchina ecologica è un’auto elettrica e non una a benzina, la devo smentire sul fatto che la media mondiale del ferrarista sia di 5000 km all’anno. Quella è la media del ferrarista che ha poco da fare, il Maranello Addicted che invece ha un’occupazione, quando ha finito di divertirsi ed esibire, scende e prende altri mezzi normalmente inquinanti. Finisco con l’ultima considerazione (mi perdoni ma sta cosa della Ferrari…) La caratteristica principale che DEVE avere un progetto di innovazione ecosostenibile per avere un futuro è l’accessibilità in termini economici, una macchina che da listino parte da 180 mila euro per toccare punte di 1.2 milioni di euro non mi sembra molto accessibile, ne una cosa su cui concentrarsi per un futuro migliore. Mi raccomando se continua a sostenere questa tesi non lo faccia mai davanti a Muhammad Yunus.

    Detto questo rimane il mio plauso per il campo in cui siete attivamente impegnati con Ecorea e se vuole, visto che questo blog di open journalism è appena nato e già abbiamo intenzione di dedicare uno spazio all’ecologia, potremmo approfondire la conoscenza di Ecorea Better Living.

    Distinti Saluti
    Davide Cardone.

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