Narciso e l’arte consumata.

Giorni fa giravo fra i canali televisivi, alla ricerca di una scintilla che facesse presumere presenza di cogito in un qualsiasi dibattito politico. Nel mio girovagare sono capitato dalla sempre rossa Lilli Gruber e, per una volta, uno degli ospiti mi ha fornito un interessante spunto di riflessione.

Piero Rocchini, Psichiatra ed esperto di Psicologia della Politica, per nove anni psicoterapeuta alla Camera dei Deputati, ha tratteggiato un’interessante distinzione tra il narcisismo motivato al successo e quello orientato al potere. Il potere, dice Rocchini prendendo ad esempio Andreotti, crea struttura e sviluppi a lungo termine. In Politica il narcisismo motivato al successo cerca invece un pubblico, più che un elettorato. Da qui l’atteggiamento dei leader “moderni” che preferiscono parlare alle pance, piuttosto che curare territori e radicare processi.

Di questi monologhisti siamo pieni e, quasi banale dirlo, qui a Rimini risiede un campione con una buona quota di questo narcisismo orientato al successo: Andrea Gnassi. Per chi cade dalle nuvole pensi a quale ricordo gli sovviene più nitido: se Sindaco in Consiglio Comunale o dietro una consolle.

La conseguente riflessione non può però che estendersi al pubblico, l’oggetto stesso di questo tipo di narcisismo. Se è vero che il politico con una tendenza narcisistica orientata al successo ha bisogno di un pubblico… è pur vero che un qualche tipo di odiens ormai risponde numerosa, obbedendo a stimoli basici, manco fosse composta da sorcetti bianchi da labirinto.

Rimanendo all’ombra del nostro campanile, una buona parte di riminesi da l’impressione di rimanere affascinata dall’ordinaria amministrazione, camuffata con rumorosi cartelli multicolore. E che dire del consenso per quella straordinaria? Devastazione del patrimonio culturale (vedi mura Malatestiane), con insofferenza conclamata verso i limiti imposti dalle tutele esistenti. Ogni luogo deve essere palcoscenico di un possibile evento circense, perché il bene artistico va consumato e non contemplato, come facciamo con il resto della nostra vita.

Per un altro esempio di patrimonio malamente sacrificato al successo si guardi al mito di Federico Fellini. Al Regista Rimini non piaceva poi tanto, il fatto che il 90% dei Riminesi lo ignori fa capire quanto si tenga a questo illustre concittadino. Il sentimento è reciproco e ci sono altri indizi. Ad esempio le difficoltà della Fondazione Fellini, che certo non rispecchiano la pretesa attenzione verso il “Maestro”. Anch’egli però va consumato ed oggi si compie l’ennesimo atto irrispettoso, cercando di far divenire l’uomo una tappa turistica, cosa che aborriva, come si legge in diverse dichiarazioni. Fulgor, Castello con set Felliniani e un percorso tra i due, con chissà quali castronate ad indicarlo. FelliniTown  già la chiama Franceschini, pessimo Ministro della Cultura, che si da di gomito con Gnassi, la proverbiale cicala. Parlano di milioni, ammiccano, ma ha tutto l’aspetto dell’ennesima operazione effimera. Ci sono esempi di brand ben più risonanti, con investimenti ancora maggiori che hanno fatto una brutta fine. Viene in mente Cinecittà World. Una Disneyland degli studios italiani voluta da Luigi Abete, Diego Della Valle e Aurelio De Laurentis. Un Flop milionario. Cultura o Narcisismo? Questa è la domanda, se qualcuno se la volesse mai fare.

Il dubbio, comunque, pare smuovere pochi. Qui a Rimini poi Gnassi (o chi per lui), ha un metodo tutto suo per metterti di fronte al fatto compiuto. Prendiamo ad esempio Piazza Malatesta. In questi anni abbiamo visto i solerti quotidiani locali pubblicare rendering, parecchio particolareggiati, in cui la piazza è apparsa in ogni modo. Con il fosso, senza fosso, tutta lastricata, con l’erbetta, ma nessuna rappresentazione distribuita dal Comune ha mai avuto l’aspetto del risultato finale. L’opera finita (a mio parere piuttosto ordinaria) viene oggi festeggiata sui giornali come “la piazza più bella d’Italia”. Vien da ridere solo a pensare agli accostamenti possibili. Ci sono però delle lucette, come in ogni altra recente reinterpretazione pubblica, e qui sta uno dei  trucchi di questa Amministrazione. Basta illuminare e i più sono convinti di trovarsi davanti alla sempiterna gioia di un albero di Natale.

Oggi Gnassi dichiara che il fossato era impossibile da recuperare. Per scoprirlo ci sono voluti 300 mila euro di Bonus Art erogati da SGR (Società Gas Rimini) e spesi in scavi archeologici. Non vi preoccupate per la società mecenate che, secondo la legge di stabilità del 2016, riceverà il 65% di agevolazioni fiscali per quanto speso. Preoccupatevi piuttosto del fatto che 300 mila euro sembrano spesi, più che in un restauro, nella certificazione che questo fossato “non s’ha da fare”.

Nessun problema. Il pubblico dell’Augusto Gnassi plaude. Si è passati dal “sogno al segno”, come dice il Primo Cittadino, ma, ad indicare che non sempre questo passaggio è qualcosa di positivo, tutto quello che si riesce a dire di quella piazza è: “Meglio di un parcheggio”, tralasciando il fatto che tutto è meglio di un parcheggio.

P.S.

“Mai epoca fu come questa tanto favorevole ai narcisi e agli esibizionisti. Dove sono i santi? Dovremo accontentarci di morire in odore di pubblicità.” [Ennio Flaiano]

 

@DadoCardone

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