Movimento: Tana libera a tutti.

Cade un altro dei tabù del Movimento 5 Stelle. Dopo aver scoperto che una gerarchia ci vuole ed aver concluso che ci deve essere qualcuno più “uno” degli altri, dalle prossime elezioni si potrà essere eletti anche senza essere iscritti al Movimento. La motivazione ufficiale sarà quella di raccogliere dalla società civile competenze che, in altro modo, mai si avvicinerebbero alla politica. Ma quello non era il ruolo dei Meetup Up?

Alle tanto attese elezioni di primavera il Movimento 5 Stelle avrà la sua bella percentuale di voti da raccogliere, ma nessuno a cui affidarli. I primi Meetup contenevano, assieme ad un vario tipo di umanità nevroticamente fuori dal sistema, una serie di probi cittadini pronti a coltivare il germe di una speranza, forse di una rivoluzione. Un vero e proprio capitale umano, perché di persone pronte ad andare contro il sistema corrente, che non siano falliti cronici, non è che ce ne siano poi tante.

Tutto questo è stato sacrificato cantando allegramente “andiamo a comandare”. Compromesso dopo compromesso, deroga dopo deroga, attivisti ed eletti si trovano oggi ad aver taciuto su molte cose e, inevitabilmente, a veder cambiare l’ontologia del Movimento.

La verità è che i Meetup, almeno inizialmente formidabile leva di aggregazione e formazione, sono stati volontariamente annientati proprio per questa loro funzione. La testa pensante doveva rimanere la Casaleggio e Associati, una piccola società, con risorse insufficienti al controllo di una realtà elettorale territorialmente così vasta. E allora? Allora si divide, si minimizza, si lega tutto a certificazioni gestite lentamente e malamente. “Uno vale uno”, ma nessuno, da solo, si può definire Movimento. Te lo dicono a Milano chi è il Movimento.

Nella pratica:

  • Non sei attivista perché hai curato la crescita e le attività di un territorio. Attivisti sono tutti, anche quelli che scrivono un post l’anno.
  • Gli eletti (i portavoce) possono prendere posizione su spese per milioni di euro, ma assolutamente non sono testimoni attendibili per quanto riguarda le diatribe territoriali. Ecco perché a Rimini una lista di disturbo creata in 15 giorni ha annullato il lavoro di dieci anni.
  • La critica non è consentita e la delazione è molto gradita.
  • Ogni rapporto tra Meetup e ogni tentativo di creare rete tra gli stessi è formalmente scoraggiato. Le esperienze si condividono solo tramite i mezzi che fornisce la Casaleggio.
  • Se qualcuno ottiene risultati e visibilità, ma non è allineato al 100% con Milano, va fatto diventare un traditore o, comunque, qualcuno che persegue interessi estranei al Movimento (vedi il caso Pizzarotti di Parma.)

Questi atteggiamenti, comprese le declinazioni, rendono impossibile il formarsi di una struttura territoriale accreditata, dunque in grado di assumere impegni autonomi e a lungo termine. Qualcuno potrebbe chiedersi se questo non sia controproducente, ma, evidentemente, dipende da ciò che si vuole ottenere.

Amministrare una realtà nazionale è impensabile, perché, come detto, non ci sono le risorse. Ormai neanche più quelle umane. Molto più facile gestire 160 persone in Parlamento, anche in relazione a quello che producono. Nella fattispecie:  fondi per  funzionamento e  Comunicazione dei Gruppi Parlamentari, una parte del loro stipendio, utile alla propaganda, e “personaggi” da esibire nelle varie campagne e manifestazioni.

Il Verbo, che ancora non si è capito quale sia, visto che nel tempo si è passati dal “nessuno deve rimanere indietro” al “no allo Ius Soli”, è lasciato alle tastiere delle orde di Facebook, che non hanno  idea (e nemmeno gli interessa veramente) di cosa sia il Movimento. Gli attivisti? Quelli rimasti provano in qualche modo a dare un senso agli anni spesi, per qualcosa che ora fanno fatica a difendere.

Tutto ciò crea un vuoto: a chi affidare le sicure percentuali del Movimento? Ad attivisti per i quali l’unica certezza è di essere meglio del PD?  No. Meglio gente non iscritta, trasversale, possibilmente non affetta da analfabetismo funzionale aggravato dall’esposizione social. Solo che gente così non s’inscrive ad un partito dove un Bugani qualsiasi ti dice cosa  devi fare. Da qui l’alzata d’ingegno: Tana libera a tutti! Anche i non iscritti si possono candidare.

Come si controlla gente che in dieci anni non si era mai fatta sfiorare dall’idea di partecipare a nulla che fosse riconducibile al Movimento? Non si controlla. La fedina penale indica tutt’al più  che non ti sei fatto beccare e le penali da 100.000€ non valgono un benemerito, ma per la base assomigliano ad una misura plausibile.

Cui Prodest? Alla Democrazia no, per certo. Al Movimento?  Figuriamoci, però Di Maio potrà fare il Leader per altri dieci anni. Certo dovrà aspettare un po’ per concludere la sua istruzione, ma… vuoi mettere? Grillo potrà defilarsi e pensare ad uno spettacolo che non sia la ripetizione del testo degli ultimi dieci anni. Il vero vincitore sembra essere però Davide Casaleggio, l’uomo che nessuno ha mai votato. Ha ereditato l’aziendina di Papà e, presto, potrà contare sul peso di un partito con il 30% della preferenza nazionale (dell’elettorato rimasto), cosa che certifica la Casaleggio e Associati come incubatrice accreditata di partiti di successo. Un business mica da ridere.

P.S.

“Cui prodest scelus, is fecit”

 

@DadoCardone

 

Share