Mettiamo dei Paletti.

Mettiamo dei Paletti.

Il fiorire di dissuasori di sosta (paletti), nel centro storico di Rimini, è forse causa delle frequenti piogge estive?  Sono ancora stupito della quantità esagerata di paletti posati per impedire la sosta delle auto, quando era sufficiente delimitare con decisione l’accesso a chi è sprovvisto di parcheggio e regolare con orari l’ingresso per il carico e lo scarico. Anche il selciato è arrossito di vergogna per questo intervento priapico. La domanda che sorge spontanea è a chi giova questo generoso utilizzo di dissuasori? La città di Rimini necessita di interventi strutturali importanti, per ricordarne alcuni:
1. Soluzione dell’impianto fognario
2. Soluzione della viabilità e mobilità
3. Riqualificazione dei ruderi, delle fratture e delle anomalie nel centro storico.
4. Seria politica per fermare il consumo del territorio, ad esempio adottando la legge regionale per il recupero dei sottotetti, consentire la costruzione di serre o padiglioni vetrate nei terrazzi di dimensione maggiore di 30 mq. Permettendo la chiusura per il 20% della superficie,  dotando i regolamenti di un libro contenente esempi, modelli consentiti, così da dare unitarietà, coerenza e proporzioni agli interventi ammessi. La stessa scelta andrebbe fatta per i dehors dei locali pubblici. Questo andrebbe nella direzione di avere un regolamento chiaro, non interpretabile, e uguale per tutti. Alcune delle proposte sopra esposte sono tra l’altro state deliberate in consiglio comunale il 17 ottobre 2013 e sono in attesa di essere normate. Il mio non è un intervento polemico, ma un’esortazione a riflettere sulle necessità dell’indotto edilizio, non è questo il tempo di impegnarsi nella realizzazione di infrastrutture costose, primo perché non sostenibili dalla comunità, secondo perché non realizzabili dalle piccole e medie imprese quindi senza ritorno per dare respiro all’economia locale. Al contrario favorire e promuovere una riqualificazione proporzionata, ordinata e fortemente orientata alla riproposizione dell’identità locale, porterebbe lavoro alle imprese piccole e medie e a tutto il loro indotto, permetterebbe al comune di impegnarsi nella priorità del sistema fognario e sarebbe un segnale forte per fermare il consumo di territorio, impedire la perdita delle conoscenze delle maestranze tradizionali dell’edilizia e ottenere migliorie e risparmi nella gestione del costruito della città adeguandolo sismicamente ed energeticamente.  Mettiamo dei paletti, si ma allo sviluppo sostenibile ed alla creazione di lavoro. La semplificazione delle norme e la chiarezza sugli interventi ammessi è complicata da raggiungere con quattro strumenti urbanistici, di cui tre non approvati. Come dice McLuahn l’aumento delle informazioni riduce il livello di comprensione. Distinguersi per il buon senso e la ragionevolezza sarebbe una novità assoluta, queste si, categorie performanti.

Fausto Battistel
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