L’invasione Britannica e la tolleranza di Indino

Ogni volta che leggo una dichiarazione di Giovanni Indino, Presidente della Confcommercio, mi chiedo sinceramente che fine farà l’imprenditoria riminese avendo cotanti pensatori fra le sue fila. Lui è sostenitore del pensiero “pensa positivo, che se no se ne accorgono”. Certo non è il solo, ma, avendo una delle massime cariche di rappresentanza diretta delle imprese, c’è da preoccuparsi.

Ricordate qualche sua uscita, no? Le invettive contro la Parlamentare Giulia Sarti, perché aveva osato mettere in evidenza il degrado riminese. Oppure la critica sprezzante contro i comitati per la Spiaggia Libera, accusati di aver inibito, con un solo comunicato (!), l’imprenditoria da spiaggia (che poi era il solito Consorzio del Porto) dal regalare un’ineguagliabile esperienza d’occupazione del Demanio.

Oggi si fa risentire e, ancora una volta, non è in grado di capire che le “critiche” qualche volta esprimono astio, ma in molte situazioni sono la rappresentazione in linea retta di un disagio. Il caso è quello degli studenti inglesi che, sotto Pasqua, fanno lo Spring Break qui a Rimini. Sono migliaia e quest’anno si sono fatti notare, più del solito, per un buontempone impegnato in una mezza maratona per le strade di Rimini, con il bigolo al vento.

Secondo Indino non ci si deve formalizzare per una cosa del genere, Rimini deve essere tollerante e accogliente, perché questa manna dal cielo non bisogna perderla. A questo punto devo smettere i panni di DadoCardone e indossare quelli di Davide Cardone, il tale che si fa la stagione come portiere notturno in un Hotel che ospita esclusivamente ragazzi, tra cui i famigerati inglesi.

Fino al fatto che non ci si debba scandalizzare per il maratoneta nudo, non ho nulla da obbiettare. Personalmente ho dato il bentornato a diversi di questi campioni. Chi coperto solo da un marsupio, chi da un cartone della birra raccattato per la strada, chi sinceramente imbarazzato perché i vestiti glieli hanno rubati e chi perché non li sopporta addosso a causa di illegittime interazioni chimiche. Devo dire che se il problema fosse solo questo il mio lavoro sarebbe molto più facile di quello che è in realtà.

La vera questione però è che di tolleranza, caro Indino, ne applicano tutti già tantissima. Sono costretti a farlo, non per tradizione turistica, ma perché la stagione è piena di buchi e se vuoi campare ti devi riempire il piano camere con gruppi che pagano poco, ma necessitano di una quantità esponenziale d’impegno.

Il maratoneta nudo è solo un accadimento che la cronaca ha notato, ma per avere il vero quadro della situazione bisognerebbe parlare con il Pronto Soccorso, le Forze dell’Ordine o con le coraggiose che puliscono le loro camere di questa “benedizione turistica”… allora si che se ne sentirebbero delle belle. Il Presidente della Confcommercio, giacché tiene tanto alla tolleranza, potrebbe anche fare un giro con chi pulisce le strade all’alba delle simpatiche goliardate. Capirebbe che i cocci di vetro sono il minimo e vedrebbe quanto di (letteralmente) loro stessi lasciano per terra i simpatici britannici.

Penso anch’io che, in un posto dove si vende divertimento, ci sia la necessità di essere tolleranti. Dovrebbero esserlo sia i residenti che gli operatori. Penso anche, però, che esista una bella differenza tra divertirsi e farsi del male.  Su questa differenza, poiché stiamo parlando di giovani, a volte al limite della maggiore età, bisognerebbe fare un’attenta riflessione.

Di ragazzi ne vedo tanti. C’è chi si diverte, beve in maniera conviviale e arriva a guardare l’alba con il ragazzo o la ragazza conosciuto/a la sera stessa, senza far danno a se stesso o agli altri. C’è chi invece si devasta, non ricorda cosa ha fatto (e quante ne ha fatte) e si ritrova in una macchina della Polizia che l’aiuta a ritrovare l’albergo. Sono ragazzi, come lo siamo stati noi, e sappiamo bene quanto sia difficile darsi dei limiti da soli. Il problema è che chi questi limiti non li avverte minimamente trova in posti come Rimini l’epifania dello sballo. La droga, quella chimica, è molto facile da trovare. Pub e locali ti servono da bere con il secchiello e la tolleranza portata ai massimi livelli diventa ad un certo punto menefreghismo.

E’ probabile che, leggendo queste mie poche righe, qualcuno si stia chiedendo qual è il limite di quanto è permesso in nome di sua Maestà l’Indotto, pietra filosofale del pensiero riminese. Vorrei però suggerire un altro punto di vista. Che ne sarà proprio di quell’Indotto, se il turismo continuerà a subire l’attuale declassamento? Le stagioni si fanno sempre più corte e, banalmente, cominciano e finiscono con flussi turistici molto poveri di risorse. Se nel mezzo ci piazziamo anche la tolleranza a qualsiasi cosa la parabola discendente farà molta fatica ad invertire la tendenza.

Il caso degli Inglesi è erroneamente considerato fuori stagione.  Stiamo parlando di un periodo a cavallo di Pasqua e di una tradizione di pausa dagli studi non solo inglese. In ogni caso, il sistema turistico riminese ripete i suoi errori anche in piena stagione. Per fidelizzare clienti che non cercano esclusivamente sballo, prostituzione low cost e operatori che si girano dall’altra parte mentre i clienti brutalizzano se stessi, temo non basterà la buon’anima museale di Fellini.

P.S.

Il desiderio è metà della vita; l’indifferenza è già metà della morte. [Kahlil Gibran]

 

@DadoCardone e Davide Cardone

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