L’Erbetta Pride Pensiero

Rimini in questi giorni era in subbuglio per l’avvento del Summer Pride, il Pride LGBT più allegro d’Italia. Va da sé che i sommovimenti provocati sono stati di varia natura e non tutti proprio lusinghieri per la nostra tormentata società. In fondo, però, è giusto così. Se c’è una cosa a cui il Pride è sicuramente utile è l’individuazione di certe mentalità, quelle ancora impaurite dalla sessualità altrui.

Rimini Summer Pride, anche quest’anno, è riuscito molto bene ad enucleare la questione. Forza Nuova e il Comitato Beata Scopelli, quelli delle medioevali processioni riparatorie, guidano un’avanguardia di intolleranti che mugugnano tra i post social. A loro la politica dell’involuzione fornisce istanze che vorrebbero assomigliare al buon senso, ma che, ripetute come un mantra in ogni occasione, non fanno altro che acuire la loro inadeguatezza.

Tra i vari slogan ripetuti ossessivamente possiamo annoverare:

  • Se i partecipanti del Pride lottano per i loro diritti perché li sminuiscono esibendo la volgarità dei loro corpi nudi e ostentando la loro sessualità.
  • Nessuna norma li discrimina e la legge permette loro di sposarsi, a che servono i Pride?
  • Io non ho nulla contro gli omosessuali, tra le mura di casa loro possono fare quello che gli pare, ma non davanti ai bambini.

Sono pensieri che riconoscete, no? Queste forme di omofobia travestita da luogo comune vanno per la maggiore soprattutto in questi giorni, ne siamo bombardati. Il Pride è una cartina tornasole che  fa vedere esattamente a che punto sia culturalmente la nostra comunità rispetto all’accettazione di tutte le sue componenti.

Per rispondere a queste obbiezioni d’intolleranza quest’anno abbiamo scelto il comunicato stampa di Mario Erbetta, lo Statista della Siepe, che, stanato dal Pride, ripete pedissequamente i mantra assegnati. Tra l’altro lo fa pensando che siano sue riflessioni originali. Mettiamole in fila (omettendo tutto quello che è riuscito a trovare su Wikipedia).

[] sfugge infatti il nesso – sempre che un nesso vi sia – fra l’esibizione, anzi l’ostentazione della propria sessualità con corpi nudi o succinti e muscoli oliati messi in bella mostra e la richiesta di non essere trattati come “diversi”.

Se lei Erbetta fosse meno assiepato (si può dire assiepato parlando di Erbetta?) su Facebook , saprebbe che il Pride di Rimini è frequentato da migliaia di persone in bermuda e maglietta.“I muscoli oliati e messi in bella mostra”, che paiono turbarla tanto, appartengono tutt’al più a qualche performer, ma è come lamentarsi che al Carnevale di Rio si vedono dei culi. Anche se fosse poi che qualche impudica farfalla voglia correre in tanga tra la folla, avrebbe avuto la saggia idea di farlo in una festa dedicata alla libertà e non in un canale Mediaset all’ora di cena come succede ogni giorno. Ci vada al Pride, nessuno la noterà mentre s’incanta sui muscoli ben oliati.

[…]Una seconda ragione di perplessità deriva dall’opportunità stessa di un “Gay Pride”: a che serve? Forse a chiedere che la cattolica Italia sia meno “omofoba” e più tollerante? Fortunatamente il nostro Paese, su questo versante, è già all’avanguardia. […]Di recente anche la legge Cirinna’ ha riconosciuto le famiglie di fatto.[…] Tornando dunque al “Summer Pride” di sabato, rimane da capire la ragione di una simile manifestazione. Se serve a chiedere più tolleranza, come abbiamo visto, sfonda una porta aperta. Lo stesso se serve a chiedere diritti per gli omosessuali conviventi, giacché questi diritti sono già presenti nel nostro ordinamento.

Insomma siamo a posto no? I Gay hanno i loro diritti, non è che ne possono chiedere di più. Forse il caro Mario dovrebbe soffermarsi un attimo nel chiedersi da dove arrivino i diritti di cui gli omosessuali “godono”, se non dall’attivismo e dalle manifestazioni degli ultimi 50 anni. Il Decreto Cirinnà poi è dell’anno scorso, non dell’alba del diritto gay ed ha avuto un iter difficilissimo, date le resistenze che ancora frenano la politica. Ridicola poi la pretesa che un ordinamento giuridico possa fermare intolleranza e omofobia, abiezioni che riguardano la cultura di un Paese, non la possibilità di ricorrere o meno ad un articolo di legge.

A che servono Pride, Erbetta? Servono semplicemente a rivendicare l’orgoglio di essere se stessi, anche se questo viola la “norma” eterosessuale. Intolleranza e Omofobia si nutrono di negazione, che proprio i Pride spazzano via. L’omosessualità, fa strano doverlo ripetere continuamente nel 2018, non è una malattia, non è una perversione, una scelta di dissolutezza, né un peccato da redimere con apposita processione riparatoria.

Un’ultima cosa. Non stiamo qui a riportare le frasi esatte perché il comunicato è piuttosto stucchevole, ma in più occasioni il quasi tollerante Erbetta definisce il Pride come “notoriamente” ospite di volgarità. L’etimologia di questo sostantivo ci spiega che si riferisce a cose riconducibili al Volgo, popolane, offensive per il gusto e la decenza, mancanti di cultura ed educazione.  A chi scrive pare che dei ragazzi che ballano in costume su un lungomare siano molto meno volgari di Consiglieri Comunali che si fanno tagliare la siepe da una partecipata pubblica. My two cents.

P.S.

“La volgarità è il momento di pieno rigoglio del conformismo.”  [Pier Paolo Pasolini]

@DadoCardone

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