Le sette morti di Evelyne Hardcastle – di Stuart Turton.

Neri Pozza Editore. 523 pagine. 18,00 euro al momento del mio acquisto.

Vi piacciono i gialli, dalle tinte noir, con una bella dose di mistero? Questo libro, che fra l’altro è un esordio, fa proprio per voi. In un’ambientazione alla Agatha Christie, Stuart Torton architetta una trama alla Black Mirror che rende onore alla sua laurea in filosofia.

L’espediente narrativo potrebbe sembrare il classico “mi risveglio nello stesso giorno fino a che non ho capito la lezione”, ma la linea è assolutamente più originale. Se dovessi usare una metafora direi che questa trama è come un vaso di cristallo lasciato infrangere a terra, che il protagonista deve rimettere insieme. Il problema è che mentre lo fa il vaso cambia forma.

Aiden Bishop si sveglia da un numero imprecisato di anni intrappolato nella coscienza di una persona in cui non si riconosce. Proseguendo capisce di essere a Blackheat, la tenuta degli Hardcastle. Il luogo è stato teatro di un oscuro omicidio e, 19 anni dopo, viene data una festa i cui invitati sono gli stessi presenti alle oscure vicende del passato.

Il protagonista avrà a disposizione 8 incarnazioni, da spendere nella stessa giornata, per scoprire il colpevole di un nuovo omicidio che avverrà la sera stessa. Non può decidere volontariamente in chi incarnarsi e il salto da un corpo all’altro avviene solo se muore o perde i sensi.

Così Aiden Bishop si trova a lottare non solo con due antagonisti e uno spietato assassino, ma anche con le debolezze e le oscurità delle sue incarnazioni, in cui rischia di perdersi continuamente.

Ho trovato sorprendente il modo in cui l’autore mantiene la coerenza in una trama che si può rompere da un paragrafo all’altro, data la complessità del meccanismo, ma questo non fa altro che rendere il tutto più avvincente.

L’ho divorato. Consigliatissimo.

@Dadocardone

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