Lavori utili per i detenuti? Provaci ancora Lisi.

Del carcere si sente parlare sempre molto poco. Ci accorgiamo che esiste solo quando diviene sovraffollato, o quando qualcuno tenta di togliersi la vita perché non sopporta le condizioni di permanenza.

Eppure ci fu un tempo, quando il garante dei detenuti era l’avvocato Davide Grassi, in cui molte questioni riuscirono ad arrivare all’attenzione del pubblico. Tanto è vero che i Parlamentari Sarti e Arlotti si sfidavano a colpi d’interrogazione per risolvere i malanni della Casa Circondariale di Rimini.

Il resto della breve storia infelice del garante Grassi, costretto a dimettersi perché privo di strumenti basilari, quali persino una semplice mail, resta all’onore delle cronache a causa di una brutta e imprudente accusa che il Vicesindaco Gloria Lisi aveva presto dovuto rimangiarsi data l’inconsistenza.

Oggi il Vicesindaco Lisi, sempre a proposito di Casa Circondariale, è ancora in cronaca locale per un accordo secondo il quale 5 detenuti saranno individuati e usati per lavori socialmente utili. Rimozione dei graffiti, cura del verde pubblico… insomma, le solite cose.

Perché scrivo che si tratta delle solite cose? In realtà dovrei scrivere che si tratta del solito accordo. Infatti, questa nuova iniziativa, annunciata come fosse rivoluzionaria, è del tutto uguale ad un accordo del 2014 che prospettava le medesime intenzioni, ma che poi non si sa che fine abbia fatto.  Al 2015 si annunciavano come individuati e già attrezzati 3 detenuti. Forse, quella volta sono stati in effetti individuati, ma poi si saranno rifiutati di mettere una pettorina Ci.Vi.Vo per fare un Selfie con il Vicesindaco. Già il carcere è una dura esperienza…

La perplessità di chi vi scrive, in questi casi, risiede sempre nell’impossibilità di stabilire a chi giovano certe iniziative.  Sarebbe bello pensare a strumenti innovativi di effettivo recupero, ma poi si perde sempre tutto nello storytelling di Giunte affamate di visibilità.

In realtà, presso la Casa Circondariale di Rimini, esiste già una sezione sperimentale di minima sorveglianza. E’ la Sezione Andromeda, dove detenuti con un particolare profilo manifestano volontà di recupero, si adeguano ad un ruolo attivo nella vita dell’Istituto e per i quali è prevista anche un’attività lavorativa. Perché non partire da lì, sviluppando un percorso già iniziato?

Il motivo, mi rispondo da solo, è un’irrimediabile storica carenza in numero del personale penitenziario e non leggo da nessuna parte che, per questo nuovo accordo, sia previsto personale in più. Quindi… che tipo di detenuto ha il profilo adeguato per andarsene in giro da solo? Perché diversamente si sottrarrebbe personale ad un’istituto già fortemente provato.

Staremo a vedere. Bisogna sottolineare che è un peccato, perché è vero, come in parte dichiara la stessa Lisi nel nuovo comunicato, che la pena detentiva ha una recidiva altissima e, per determinate situazioni, sarebbe più congruo e socialmente sostenibile creare istituti di reinserimento, più che di penitenza. Stiamo parlando però di un cambio di sistema, che non si realizza certo in queste operazioni d’immagine dal futuro quanto mai incerto.

P.S.

Ma alla fine i Casetti l’hanno avuto un Direttore a tempo pieno?

 

@DadoCardone

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