La verità sulla Festa della Donna.

La verità sulla Festa della Donna.

Ladies_tailors_strikersStamattina, appena sveglio, ho indugiato un po’ sull’idea di fare uno di quei post cazzoni con le mimose e gli auguri alle Donne. Non che un omaggio, ancorché frivolo, non sia lecito. Infondo le Donne, che ci governano facendoci credere di aver libera scelta, hanno voluto educarci così… ci sentiamo dei geni solo per esserci ricordati una data e festeggiamo allo scampato pericolo concedendo (o credendo di concedere) una serata tra amiche alla nostra compagna. Certo, sperando che non la passi a gridare oscenità all’indirizzo di un ragazzotto in perizoma tigrato, unto come un Bratwurstel. Volevo fare di più. Ho pensato di rievocare il vero significato dell’8 Marzo, che per inciso non è una serata di caccia aperta a mandrie di femmine disinibite, aspettando che la più debole resti isolata dal gruppo.

La Storia sente nominare per la prima volta il Woman’s Day nel  1908, quando Corinne Brown, esponente del Partito Socialista di Chicago, sostituisce l’oratore ufficiale nella solita assemblea domenicale e invita tutte le donne a partecipare. In quell’assemblea si discute dello sfruttamento delle operaie, della discriminazione sessuale nei loro confronti e del diritto di voto alle donne. L’effetto non fu immediato, ma già alla fine di quell’anno il Partito Socialista Americano raccomandò a tutte le sedi locali “di riservare l’ultima domenica di febbraio 1909 all’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile”. La prima giornata ufficiale della donna venne dunque festeggiata il 23 febbraio 1909. Di lì grandi sommovimenti come lo sciopero delle 20 mila camiciaie, dal novembre 1909 al febbraio 1910, che tanto significò per la storia dei diritti delle donne.

Una storia americana? Non proprio. Ciò che successe negli Stati Uniti stava accadendo anche in tutta Europa. Già prima, nel 1907, gli 885 delegati delle venticinque nazioni della II Internazionale Socialista, riunita a Copenaghen, votarono una Risoluzione per cui  si impegnavano “lottare energicamente per l’introduzione del suffragio universale delle donne”.  Ovviamente tutto questo doveva succedere senza allearsi con le femministe borghesi, che reclamavano gli stessi diritti, ma non tutti furono d’accordo, a cominciare dalla Corinne Brown di cui sopra.

In Germania, Austria, Svizzera e Danimarca la prima giornata ufficiale della donna si tenne il 19 marzo del 1911, in base alla scelta del Segretario Internazionale delle Donne Socialiste. La data, secondo le testimonianze, fu scelta per commemorare il Re di Prussia, il quale mancò alla promessa di suffragio universale, fatta durante la rivoluzione del 1848. La Francia scelse il 18 Marzo, data in cui cadeva il quarantennale della Comune di Parigi, la Svezia il 1° Maggio, in concomitanza delle manifestazioni della Giornata del lavoro.

Dopo il 1911 però la ricorrenza non si consolidò, fu ripetuta sporadicamente a causa di varie spinte contrarie ed anche per l’incombere della Prima Guerra Mondiale. Finché a San Pietroburgo, l’8 marzo del 1917, le donne della Capitale guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra. Quest’atto, data la scarsa incisività dei cosacchi chiamati a reprimerlo, decretò nei fatti il primo passo verso la fine dello Zarismo.  Così, nel 1921, la Seconda Conferenza Internazionale delle donne Comuniste, fissò per l’8 di Marzo la “Giornata Internazionale dell’operaia.

Comprensibilmente una connotazione politica così inequivocabile della ricorrenza ha generato negli anni molta resistenza e molte bufale. La più famosa di tutte vuole l’8 marzo come data di commemorazione della morte di centinaia di operaie, in una fabbrica di camice di New York. Tesi ampiamente confutata da almeno 40 anni. Fatto sta che nel dicembre del 1977 L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò una Risoluzione con cui si riconosceva il ruolo delle donne nella lotta per la pace e l’urgenza di porre fine alle discriminazioni nei loro confronti.  Fu chiesto anche un giorno dell’anno da dedicare alla “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale“. Molte nazioni festeggiavano già l’8 Marzo e la scelta fu quella.

In Italia la prima celebrazione dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’8 Marzo 1946, vide anche la comparsa del simbolo ufficiale, la mimosa. La preferenza potrebbe sembrare cosa da nulla, visto che la pianta fiorisce i primi giorni di Marzo, ma a fare questa scelta furono Teresa Noce, Teresa Mattei e Rita Montagnana. Donne impegnate politicamente, ma soprattutto combattenti partigiane.

L’8 marzo è una data importante, che può essere festeggiata anche con leggerezza senza incorrere in nulla di sconveniente. L’importante però è che chi dona la mimosa, come chi la riceve,  sia consapevole del significato di quel gesto. Più di cento anni di lotta per diritti che, ad oggi, sono ancora distanti dall’essere compiuti.

P.S.

Le quote rosa sono una grave forma di discriminazione. L’obiettivo dovrebbe essere un valore espresso in una situazione di pari opportunità, contrariamente, assegnando posti per quota, ci si pone di fronte ad un limite. Perché negarsi un 100% rosa?

P.P.S

Auguri.

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@DadoCardone

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