La paura fa 90 – Il Ponte di Tiberio e l’inadeguatezza comunicativa del PD.

[Ovvero tutto ciò che non bisogna fare quando ti accusano di qualcosa.]

 

Più passa il tempo è più mi rendo conto che certe persone occupano posti di responsabilità e potere solamente perché gli è capitato. Quello che sta succedendo negli ultimi mesi con il Ponte di Tiberio, poi, me l’ha chiarito definitivamente.

La querelle la conoscete, no? Al secondo mandato il Primo Cittadino si è reso conto che nemmeno in questa tornata può rispettare la promessa di pedonalizzare il Ponte di Tiberio, la meraviglia bimillenaria su cui ancor oggi, vergognosamente, passa il traffico dell’ora di punta. Che fare? Sfruttando i finanziamenti europei erogati tramite Regione l’Amministrazione decide di simulare un passaggio ciclopedonale (con bicicletta a mano), aggrappando delle passerelle alle Mura Malatestiane e alle Mura del Borgo San Giuliano, con l’aggiunta di una passerella galleggiante (?) che unisce i due argini.

Per fare questo, che di per se già sarebbe un’inopportuna trasformazione della morfologia storica del luogo, ha demolito le Mura Malatestiane con un centinaio di fori 50×50, aperti con flessibile e martello pneumatico. Chiamando quest’impresa: riqualificazione.

Ovviamente sono partite proteste, si sono formati comitati, si sono fatte sentire le associazioni, sono state compilate interrogazioni comunali, regionali e parlamentari, fino ad arrivare a due esposti che chiedono alla Procura di verificare la legittimità di quanto concesso dalla Soprintendenza. Uno dei due esposti, quello di Italia Nostra, chiede anche il sequestro del cantiere. Come ha reagito il Partito Democratico alle proteste e agli esposti?

Pio XI, quello dei Patti Lateranensi per capirci, soleva dire: “Si smentiscono solo le notizie vere perché quelle false si smentiscono da sé.”. In effetti, la reazione di qualsiasi politico navigato rispetto alla comunicazione di atti Giudiziari è di solito il classico “ho fiducia nel lavoro della magistratura, sarà dimostrata la mia innocenza”. Una regolina base, così semplice da poter essere compresa persino da Er Batman, che fino ad un secondo prima si intratteneva in orge di luculliana memoria, con tanto di foto in tunica per gli amici.  Il Partito Democratico di Rimini, che nel complesso ha una profondità di pensiero pari al liquido che rimane nella confezione delle lenti a contatto dopo l’applicazione, sembra completamente a digiuno rispetto certi precetti. Riesce solo a negare il confronto e a mettere in fila una serie di atteggiamenti che sono come una grossa cornice al neon attorno alla scritta: PAURA!

Di seguito, nello stile di Citizen Rimini, tutto quello che non bisogna mai fare, ma che puntualmente il PD ha fatto, per dimostrarsi nel giusto. Ecco a voi le tattiche da non mettere mai in atto con relativo voto.

Tattica Calimero Reversed. Ovvero: ce l’han tutti con me perché son bello e innovatore. Questa è da sempre la prima reazione di Gnassi e, conseguentemente, dei suoi peones. La leggenda racconta che il Golden Boy sia un oggetto misterioso sceso dalla luna, senza alcuna continuità con il vecchio centro sinistra riminese, nonostante sia l’unico datore di lavoro mai avuto in vita sua. Tutto quello che fa esprime dinamismo. Contestarlo è un’eresia e fa di te automaticamente un anziano reazionario allergico al cambiamento. E’ capace di parlare di guerra al cemento dopo il TRC e le 15 palazzine in via della Fiera, sostenendo che Rimini sta cambiando. Il messaggio è chiaro: le cose che cambiano sono sempre positive e se ce l’avete con me è per invidia (Gufi). Voto: 4Sfacciato come una diva.

Tattica dell’informazione quantica. Ma… il gatto di Schrödinger è vivo o morto? Per il Partito Demenziocratico di Rimini il paradosso non esiste: il fottuto gatto è vivo se mi serve che lo sia, in caso contrario può finire nell’umido con tutti i suoi croccantini. Così è anche per le Mura Malatestiane. Gli uffici del Comune sono zeppi di faldoni che riportano la dicitura “Recupero dei Bastioni Medievali del Ponte di Tiberio”, ma quando glielo fai notare… magia! Le Mura diventano del 1700 (giusto perché c’è una targa conficcata nel muro), i pali saranno infilati solo in zona ricostruzione post bellica e le discrete finestre 50×50 saranno richiuse con un croccante muesli di mattoni dell’epoca e cacca di piccione (sempre dell’epoca.). Mura Medioevali? Adesso sì e adesso… no! Guarda le mani. Voto: 3Solidi  come una puntata di Cazzenger.

La Tattica del Fango. Supposto che le tattiche di questa classifica sono tutte indifferentemente applicate dai geni Demokrat, il procurare discredito conta parecchi sostenitori tra le sue fila. in genere è praticata dal peones di basso liniaggio, tipo Sergio Giordano, convinto di essere ricordato come colui che ha sconfitto la merda in mare, ma inconsapevole di essere individuato come colui che la sparge a terra. Nell’ultimo mese è stato molto attivo nel sussurrare alle orecchie (anche social) che il Comitato in Difesa del Ponte è contro la passerella in difesa dei suoi abusi edilizi. Che tu sia un appartenente al circolo PD di San Giuliano, o un segretario comunale di partito di cui nessuno si ricorda, l’importante è mettere in giro le voci che insinuano interessi personali e livore.. cos’altro costringerebbe partiti da destra a sinistra a riunirsi nella congiura della stessa conferenza per parlare male dell’Augusto Gnassi? Voto: 3 Disse la vacca al mulo Oh come ti puzza il c….

La Tattica del Gomplotto! E’ affidata solitamente ai luogotenenti, forse perché necessita di contegno istituzionale, ma certo non è più nobile delle Tattica del Fango. Anzi, se è possibile, è ancora più populista. Il venticello della calunnia è un’arte, con il complotto si spara semplicemente sulla folla. Secondo le tesi di Pruccoli, Rossi e Sadegholvaad l’esposto di Italia Nostra sarebbe niente popò di meno che una manovra (“volgare”) del Movimento 5 Stelle. Sì, l’esposto è a firma del Presidente Nazionale, ma su questo si sorvola, poiché basta far intendere che l’ex presidente locale è l’attivista Fausto Battistel e la sede è ancora casa sua. Le ragioni sono ovviamente di natura pratica, ma tant’è. Il lato comico di questa posizione è che viene ripresa, con una certa dabbenaggine, una precedente gaffe del Consigliere Comunale Piccari che già aveva criticato una posizione di Italia Nostra Nazionale, credendo fosse firmata dalla sede locale (grillina). Voto 2: Gnassi è pettinato come Adam Kadmon… coincidenze?

La tattica del Benaltrismo. Ovvero: il problema è sempre un altro. I benaltristi sono convinti che i problemi, di qualsiasi natura, si possano trattare solo uno alla volta e, comunque, ce n’è sempre uno più importante. Un modo di pensare stupido? Non solo. E’ anche un ineffabile alibi per non prendere mai una vera posizione. Così per il Ponte di Tiberio. In questa Rimini piena di puttane, immigrati e criminali il problema potranno mai essere due buchi su un muro vecchio? Come se occuparsi della tutela del patrimonio architettonico togliesse risorse alla lotta alla criminalità, oppure come se chi decide di occuparsi di un problema della sua città fosse obbligato ad adoperarsi per tutte le altre questioni e dunque a considerare priorità assolute. Esiste anche il Benaltrismo retroattivo, che generalmente s’introduce con la formula :  “dov’eravate voi quando…”. Pochi giorni fa un tale ha chiesto al comitato (per la difesa del ponte) dove fossero i suoi membri quando veniva abbattuta la Cattedrale di  Santa Colomba… episodio dell’800! Voto2: Benaltrismo…? Il problema è ben altro.

Tattica del Bene Superiore. Comunque la si voglia mettere quei buchi sono troppo evidenti. Tutti coloro che li vedono, in foto o dal vivo, restano basiti, dunque è indispensabile far vedere che rappresentano un male minore ed una necessità che porterà a grandi vantaggi. Noi, amministratori dinamici, vandalizziamo le Mura Malatestiane per: 1) Punti di vista e prospettive fin’ora impensabili. 2) Rendere il traffico ciclopedonale più sicuro 3) per un’azione propedeutica che servirà a pedonalizzare il Ponte di Tiberio. Inutile dire che le prospettive impensabili sono una panzana, il ponte a Rimini è l’unica cosa più fotografata di Gnassi (anche se non per molto) proprio perché lo si può vedere da ogni angolazione. Non si capisce nemmeno come la passerella possa servire a pedonalizzare il ponte visto che il percorso alternativo non è certo creato per le macchine. Per quanto riguarda la sicurezza ciclopedonale, nessuno sembra essersi accorto un piccolo particolare. Vedete… la deviazione che il cantiere ha fatto fare alle automobili funziona benissimo, tanto che ha reso evidente come quei 150 metri dei bastioni si potevano dedicare al traffico ciclopedonale senza massacrare le mura. Le macchine passano per la deviazione ormai da mesi. Non ho dubbi che gli amministratori di Rimini pensino di agire per un bene superiore, solo che il bene superiore si guarda bene di agire tramite loro. Voto 3: Vai avanti tu che mi vien da ridere.

La tattica del Mecenate. Gli attacchi a quest’ Amministrazione sono volgari speculazioni, come si può pensare che non abbia a cuore il patrimonio culturale. Contro queste accuse di solito si sgrana il rosario dei lavori pubblici che contengono Castello, Teatro e Fulgor. In effetti, i Riminesi loro malgrado sono stati parecchio indebitati per la gloria dell’Augusto, perché, non dimentichiamocelo, gli amministratori spendono le risorse dei cittadini, non le loro. E’ stato chiesto alla cittadinanza se quelle erano le priorità da mettere in cima alla lista? E poi… per il Castello si è parlato di recupero del fossato, ma ci siamo ritrovati con aiuole paracarro e sale dedicate non già al Rinascimento, ma ai set di Fellini. Che cosa sarebbe ‘sta cosa… un museo Fusion? Voto 5: La pizza con la banana, anche no!. Devi lasciare la cucina di Masterchef

Tattica dell’ineluttabilità. Ovvero: Ce lo chiede il Masterplan. In occidente, da Nostradamus alla Madonna di Fatima, non sono poche le tradizioni che si affidano alla profezia come guida spirituale. Tutte però hanno quel tanto d’incerto che disturba lo scettico. A Rimini, invece, c’è una certezza assoluta: l’infallibile profezia del Masterplan. Qualsiasi cosa si faccia a Rimini era nel Masterplan, viceversa, qualsiasi cosa sia nel Masterplan si deve fare a Rimini. Lo so, sembra incredibile, ma è così. Da semplice atto di indirizzo, ha superato lo status di strumento legale e urbanistico, per guadagnarsi un posto tra il Vecchio e il Nuovo Testamento. Non ci credete? Il via allo sviluppo progettuale è contenuto in una delibera del maggio 2016, ma il Masterplan già prevedeva si sarebbe dato prima ancora dell’insediamento di Gnassi. Si dice che la profezia sia contenuta nella frase “riqualificare porzioni identitarie della città storica e consolidata, disincentivando la diffusione insediativa e il consumo del suolo.”, Voto 4: la risposta è dentro di te… epperò è sbagliata.

Insomma. Questa, tra il serio e il faceto, è la descrizione dell’atteggiamento che il PD tiene a giustificazione di questa e delle altre realizzazioni, giuste o sbagliate che siano. Il modus operandi è quello di mettere la cittadinanza di fronte al fatto compiuto, o in avanzato stato di completamento,  per poi riuscire a farsi dire: “ormai…”. Un atteggiamento che non lascia esattamente nell’aria una sensazione di trasparenza. In ogni caso in Procura un fascicolo è stato aperto, chi vivrà vedrà.

P.S.

Del Ponte di Tiberio e della Passerella hanno parlato tutti, manca solo di registrare l’opinione del tale che vende il cocco tra gli ombrelloni. Si può sapere perché l’Assessore alla Cultura non dice nulla?

 

@DadoCardone

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