La mano di Fatima – di Ildefonso Falcones. Recensione

La mano di Fatima – di Ildefonso Falcones. Recensione

TEA Editore – 911 pagine – 13,00 €

Mi piace quando i libri si danno da fare con le coincidenze e ti costringono a riflettere sulle cose. Nella precedente recensione vi ho parlato de “l’ultima del Diavolo” di Pietrangelo Buttafuoco. Era un romanzo che, in estrema sintesi, raccontava una storia sul Diavolo, intenzionato a tenere separati Islam e Cristianità. Un testo che, stranamente, avevo dimenticato senza leggere nella mia modesta libreria. Giorni fa mia madre ha preso un romanzo, tra una pila che le avevano passato per superare la quarantena, e me l’ha dato assicurandomi che mi sarebbe piaciuto.

Il libro in questione era proprio La mano di Fatima e riprendeva l’argomento dei punti in comune tra mussulmani e cristiani. Non è finita qui però, perché ieri, quando l’ho finito, hanno liberato Silvia Romano, oggi Aisha, convertita all’Islam. Gli insulti che ha ricevuto a mezzo social, mi hanno riportato ancora una volta sul tema del contrasto tra due religioni che hanno lo stesso Dio e addirittura una buona parte di figure sacre. Un attrito dovuto in buona parte a posizioni d’ignoranza e intolleranza.

Ecco. Queste sono le coincidenze. Chiaro, non è che ho sognato tre numeri e poi mi sono usciti sulla ruota giusta, ma direi che sono stati un buono stimolo alla riflessione. Cos’altro si può chiedere ad un romanzo  oltre al piacevole intrattenimento?

Lasciando da parte i miei pretenziosi appuntamenti con il destino, questo libro di Ildefonso Falcones mi è piaciuto molto. E’ un racconto epico, storicamente molto accurato, con un ritmo coinvolgente e continui cambiamenti di fronte che ti fanno scivolare tra le mani le sue oltre 900 pagine.

Racconta la storia di Hernando e, tramite lui, le vicissitudini dei Moriscos, mussulmani spagnoli del 1500 costretti a diventare “nuovi” cristiani. Hernando, o ibn Hamid, come sceglierà di essere chiamato durante la sua vita, rimarrà sino alla fine delle vicende narrate un involontario perno umano tra le due culture. Figlio di una mussulmana violentata da un prete, viene disprezzato sia dai cristiani che dai mussulmani. Questi ultimi lo chiamano con disdegno “il Nazzareno” per sottolineare che non sarà mai uno di loro. Hernando, però, oltre ad essere un incrocio mal sopportato, è anche colui a cui vengono insegnate entrambe le religioni. Il parroco della sua comunità vuol alimentare la sua parte cristiana e Hamid il faiqh, autorità mussulmana, gli insegna le tradizioni del suo popolo come fosse un figlio.

Questa condizione regala una cultura superiore a Hernando che, al contrario della maggioranza dei suoi contemporanei, sa leggere e scrivere, addirittura nelle due lingue. La sua istruzione non basta però a toglierlo dalla scomoda posizione cui è destinato. Proverà per tutta la sua dolorosa vita a trovare una sintesi tra le due posizioni che non contempli la violenza e si troverà anche a dover scegliere tra due compagne di vita di opposte religioni.

Se siete appassionati di avventura e storia non potete assolutamente perdere questo romanzo. Oltre ad una tecnica narrativa perfetta per il genere di riferimento, Falcones propone un approfondimento storico e antropologico di notevole spessore.  Per il resto sono sicuro che anche voi come me, vi troverete a girare febbrilmente una pagina dopo l’altra per scoprire se è arrivata l’ora di un po’ di pace per Hernando.

Consigliatissimo.

@DadoCardone

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