Intervista a Luciano Robotti di ACAD.

Intervista a Luciano Robotti di ACAD.

Una delle sentenze più significative dell’anno appena passato, il 2019, è stata la condanna per omicidio preterintenzionale a carico di due Carabinieri per il caso Cucchi. Esiste una Onlus, ACAD, che si occupa nello specifico proprio dei casi degli abusi in divisa. Il nostro Alfre’ D ha intervistato Luciano Robotti a proposito della loro attività ed esperienza sul territorio italiano.

Ciao Luciano. Io so chi siete per svariati motivi, se qualcuno non lo sapesse ti chiedo : cos’è Acad? E com’è nata?

Ciao Alfredo. Innanzitutto grazie per avere pensato a noi. Acad Onlus (Associazione Contro gli Abusi in Divisa) è un’associazione senza scopo lucro nata nel 2014 per iniziativa di alcuni attivisti, i quali, in scia ad alcuni casi saliti alla ribalta mediatica, hanno creduto fosse necessario dare una risposta concreta alla lotta portata avanti dalle famiglie delle vittime degli abusi in divisa.

In questi giorni c’è stata una condanna importante che, nel bene o nel male, crea un buon precedente. Cosa ne pensi?

Una condanna che rende parzialmente giustizia nella misura in cui lo può fare una sentenza, a fronte di una vita spezzata e strappata a propri cari, a cui vanno aggiunti i patimenti subiti dalla famiglia nel corso del tempo. Un precedente che potrebbe essere importante se le istituzioni fossero capaci di mettere in discussione se stesse. Molti segnali inquietanti ci fanno pensare che dinanzi alle evidenze giuridiche emerse dopo anni di menzogne, l’unica volontà da parte della stesse sia quella di strumentalizzare quella sentenza con un’operazione di auto-assoluzione. Le immagini del corpo di Stefano dopo la morte da sempre ci raccontano una verità negata per anni. Difficile non dubitare della buona fede di coloro che avrebbero avuto tutti i mezzi sin dal principio per fare chiarezza sui fatti accaduti e che solo oggi si dichiarano parte civile nel processo Cucchi.

Molti dei casi di abusi in divisa li ho conosciuti grazie alla vostra informazione, sono davvero tantissimi e tantissimi quelli che non vengono denunciati. Come si può fare perchè la gente abbia sempre il coraggio di denunciare ?

Molti, come tu dici, preferiscono non denunciare e i motivi sono facilmente intuibili, atteggiamenti fortemente ostili e non collaborativi da parte delle FO, costi elevati dei processi ecc. Parlavo in principio rispondendo alla prima domanda, della necessità di una risposta concreta. Garantire un sostegno legale alle vittime, anche con iniziative di mutuo soccorso solidale e dare visibilità a questo tipo di azione potrebbe dare loro coraggio.

In termini pratici, cosa vi è costato questo tipo di attivismo e quali sono i muri più difficili da scavalcare?

 I costi dell’attivismo sono più o meno equiparabili a quelli che in generale caratterizzano molte altre lotte, in una fase storica dove il dissenso è particolarmente mal digerito. Nel nostro caso ci capita di trattare con vittime che sono poi quelle che pagano le peggiori conseguenze, il che porta tutto il resto in secondo piano. Quanto ai muri, il più difficile da scavalcare è quello eretto proprio da coloro che dovrebbero fare luce sugli eventi delittuosi. Un altro muro è quello che è stato eretto dai diversi governi che si sono succeduti, i quali indifferentemente dal colore e all’insegna della continuità, oltre a non fare nulla per un cambiamento di rotta, hanno aggiunto danno al danno con i vari pacchetti di sicurezza. Le due cose vanno di pari passo. Emblematici furono i casi che riguardarono la legge sulle torture, prodotta con colpevole ritardo e con un testo che a molti esperti apparve scritto in maniera tale da renderla il più possibile inefficace e l’annoso problema non risolto dei numeri identificativi per le FO. E’ probabile che i vari ministri degli interni abbiano naturalmente condiviso interessi comuni con le polizie, sulle quali non è mai esistito un controllo politico. D’altra parte per quanto graditi, c’è da immaginarsi che essi abbiano piena contezza, sin dai primi momenti in cui si insediano al ministero, della loro condizione di ospiti di passaggio. Vi è infine anche un altro aspetto da considerare che è il pregiudizio. Spesso i giornali main stream acriticamente riportano le verità fornite dagli organi inquirenti direttamente coinvolti, che tendono a spostare le attenzioni sulle vicende personali delle vittime, calunniandole o criminalizzando la loro condizione sociale.

Come si attiva ACAD di fronte a una richiesta di aiuto su un abuso ?

Come prima cosa viene fatta una valutazione collettiva con il supporto dei nostri avvocati. Successivamente saranno gli attivisti del punto Acad geograficamente più vicino a prendersi in carico il singolo caso. Nel caso di abusi che si stanno ancora consumando, la prima cura di Acad è quella di attivarsi in un’azione di pronto intervento cercando di garantire l’immediata presenza fisica di attivisti e di un legale. La gran parte del violenze si verificano al momento dei fermi, o in tempi immediatamente successivi nelle caserme, nelle questure e a volte anche al Pronto Soccorso. Inoltre molti degli elementi che saranno determinanti in sede giudiziaria, si acquisiscono proprio in questa prima fase.  E’ fondamentale che vittime e famigliari sin da subito possano godere di un supporto adeguato. Acad ha un numero verde per le urgenze attivo 24 ore su 24h e può contare su una rete di avvocati disponibili ad operare con il gratuito patrocinio e, qualora non ve ne siano i requisiti, al minimo tariffario. Nel caso di richieste di aiuto relativi fatti già verificatosi, normalmente non c’è urgenza di intervenire subito. Si valuta dunque con le vittime e gli avvocati di parte come procedere. Esiste anche una nostra attività di monitoraggio su casi di violenze di cui veniamo a conoscenza tramite i giornali, o grazie alla segnalazione di terze persone che possono essere anche semplici testimoni casuali. Quando è possibile risalire all’identità delle vittime, attraverso i mezzi e la rete di conoscenze sul territorio di cui disponiamo cerchiamo di fare giungere loro notizia della nostra esistenza.

Quante chiamate ricevete mensilmente?

Non saprei darti un numero medio mensile, quello che posso dirti per renderti l’idea è che riceviamo quasi tutti i giorni più richieste di aiuto.

Ci sono regioni o luoghi del paese dove l’abuso è più presente e sistematico di altre?

Personalmente non ho notato particolari differenze territoriali. Le richieste di aiuto arrivano da tutta Italia in maniera diffusa ed uniforme. Esistono invece delle differenze sensibili relativamente alle diverse categorie sociali, alcune sono più colpite di altre, anche se non ve ne sono di immuni.

Cosa risponderesti a chi dice che in certi casi è impossibile arginare criminali violenti se non con la violenza ?

Da attivista di Acad mi permetto di rispondere andando sul pratico, ragionando sugli abusi in divisa. Verrebbe da domandare a coloro che sostengono questa tesi per quali ragioni o crimini efferati Stefano, Federico, Giuseppe, Aldo e l’elenco purtroppo è lungo, avrebbero dovuto incontrare la morte violenta per mano di qualche Rambo in divisa. E’ evidente che le vere ragioni di quelle vergogne vanno ben oltre qualsiasi logica, anche di quella più becera giustizialista. Prendendo anche in considerazione il punto di vista più moderato del legalismo e volendo assumere per vera la falsa equazione legalità = giustizia, è difficile comprendere con quale logica coloro che sono preposti a far rispettare le regole, possano pretendere di farlo violandole essi stessi.

Anni fa una persona a me cara raccontò che durante una perquisizione ricevette dei calci nelle caviglie dopo essere stato messo al muro. Non aveva droga con sé ne aveva commesso un reato. Perché un poliziotto si sente in diritto di poter fare queste cose, secondo te? Non dovrebbe al contrario essere l’ultima persona a farlo ?

Una domanda difficile che presupporrebbe una risposta complessa. Esistono pochissimi studi sulle relazioni che intervengono all’interno di quel mondo, per molti versi impenetrabile e sui rapporti delle FO con le differenti componenti sociali esterne. Ce ne sarebbe abbastanza da rompersi la testa anche per persone con molte più competenze del sottoscritto. Ragionando sul caso specifico che coinvolse il tuo amico e che tu hai citato ad esempio, tutto parte innanzitutto da una condizione di pregiudizio, in ragione per cui agenti di polizia durante operazioni di controllo stabiliscono sulla base di valutazioni soggettive estetiche chi deve essere destinatario dei controlli. D’altra parte è credibile che esistano regole di ingaggio non dichiarate determinate da ragioni che non possiamo conoscere e di cui scopriamo solo gli effetti se abbiamo la sfortuna di esserne vittime, o per qualche motivo ci troviamo coinvolti. Quello che accade sempre dopo eventi delittuosi violenti commessi da FO, allorché interi apparati di polizia intervengono con forme di cameratismo a difesa di loro appartenenti, ci fa comprendere come l’abuso sia in qualche maniera contemplato ed accettato nella routine dell’esercizio di quella professione. Questi due aspetti possono insieme determinare, anche per futili ragioni, degenerazioni violente ingiustificate o sproporzionate.

Dialogate con le forze dell’ordine? Qualcuno si è avvicinato a voi? In fondo chi commette abusi sporca la divisa anche degli onesti.

Lo scopo di Acad è soprattutto sostenere le vittime degli abusi. Essi sono per noi gli unici referenti e per conto nostro non ci sentiamo referenti di null’altro. Inoltre su tutte le questioni legali sono gli avvocati ad intervenire nella qualità di difensori di parte. Non esistono per questo né occasioni, né ragioni di opportunità per cui FO debbano avere un dialogo con associazioni come la nostra e viceversa. Ci sono stati singoli e singolari casi di agenti di polizia che ci hanno manifestato individualmente simpatia, ma nulla di più. Quanto alla parte finale della tua domanda essa tocca un tasto delicato su cui noi come Acad abbiamo un’idea precisa. Il nostro scopo non è fare la guerra alle forze dell’ordine, ma tutelare le parti deboli che hanno subito abusi violenti in divisa. Ciò ci pone inevitabilmente su posizioni contrapposte ed inconciliabili. Le ragioni personali umane dei singoli sono varie e molteplici, ma chiunque indossi una divisa deve fare i conti con ragioni che sono molto più forti della volontà personale. Dal nostro punto di vista è fondamentale non cadere nel tranello della teoria delle mele marce, che non dà una rappresentazione veritiera di una male endemico profondamente radicato nelle istituzioni.

Ci sono casi eclatanti come Uva, Cucchi, Bianzino e Aldrovandi. Ma tantissimi casi meno eclatanti come i tanti detenuti che subiscono quotidianamente violenze nelle carceri, ricordo un cittadino nordafricano che era riuscito a registrare delle cose. Come vedi le carceri italiane oggi?

Ci capitano anche segnalazioni riguardo fatti accaduti all’interno delle carceri, argomento sul quale siamo particolarmente sensibili. Ma su questo specifico ci sono altre associazioni più strutturate della nostra e alle quali giriamo le segnalazioni che ci vengono fatte. Per questo motivo la mia risposta non può che essere personale e trascende la mia esperienza in qualità di attivista di Acad. Credo che quanto accade nelle carceri sia effetto amplificato di una società basata sulla prevaricazione che colpisce con maggior violenza particolari categorie di persone. Quella dei carcerati, nella loro condizione di debolezza e solitudine determinata dalla privazione delle libertà, è una di queste categorie.

Penso che la gente sia più sensibile su questo argomento, rispetto a 10 anni fa. Tu hai visto un miglioramento nella coscienza delle persone?

Esiste obiettivamente oggi una maggiore sensibilità e questo grazie alla notorietà mediatica che hanno caratterizzato alcuni casi. Qui si comprende l’alto valore sociale delle battaglie di giustizia portate avanti coraggiosamente dalle famiglie delle vittime.

Come ultima cosa ti lascio uno spazio per dire quello che vuoi. Grazie Luciano

Approfitto dello spazio che ci hai offerto per aggiungere alcune cose sull’associazione di cui faccio parte. Acad vive grazie all’operato di attivisti che forniscono la loro opera a titolo gratuito. La quasi totalità dei fondi a nostra disposizione viene destinata al sostegno economico delle vittime degli abusi in divisa, che spesso non possono permettersi di far fronte agli alti costi giudiziari. Chiunque voglia sostenere l’associazione con tesseramento o donazioni può farlo seguendo le indicazioni riportate sul nostro sito (http://www.acaditalia.it). Acad cerca su tutto il territorio nazionale avvocati sensibili alla causa. Per esprimere la propria disponibilità a collaborare con Acad, dopo aver preso visione dello statuto dell’associazione, è necessario scaricare l’apposito modulo sempre sul sito, compilarlo, scannerizzarlo e inviarlo via e-mail all’indirizzo infoacad@inventati.org.  Più in generale chiunque voglia attivarsi nelle differenti maniere può contattarci sempre allo stesso indirizzo.

Intervista a cura di @alfred

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