Inopportunamente Errani.

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi abbraccia Vasco Errani,

Come riproporre con convinzione un modello fallimentare e poi dire che stiamo cambiando.

Su queste pagine si è disquisito diverse volte sull’oggettiva difficoltà dei membri del Partito Democratico di capire il concetto di opportunità politica. Esisteva un tempo la necessità di salvaguardare il proprio partito e chi lo vota assumendosi la responsabilità politica, ancor prima di quella legale, delle contingenze attraversate. Questo perché se un buon avvocato e “mezzi” che una persona fuor di politica si sogna ti possono togliere dall’imbarazzo di un’azione legale, nulla può invece toglierti di dosso le responsabilità che ci si assume assieme ad un ruolo istituzionale … al di là delle effettive colpevolezze. Da quest’onere, fatalmente, ti libera solo l’opinione di quel pubblico che dovresti amministrare.

Sembrava conoscere bene questo principio Vasco Errani quando, ai tempi del processo per la faccenda Terre Emerse, si era dimesso da Presidente della Regione, dopo una condanna in primo grado per falso ideologico. Condanna che cadrà revisionata in Cassazione con la formula “il fatto non costituisce reato”.

I fatti, per chi non li conoscesse, partono da un’indagine per truffa nei confronti di Giovanni Errani, fratello di Vasco. Nel 2006 la Cooperativa Terre Emerse ottenne un milione di euro dalla Regione per la costruzione di una Cantina vinicola a Imola. Per trattenere legittimamente quei finanziamenti i lavori dovevano terminare entro un termine temporale preciso, ma, secondo il Pubblico Ministero Antonella Scandellari, ciò non avvenne e la Cooperativa di Giovanni Errani certificò una falsa chiusura dei lavori, continuando in realtà la loro esecuzione.

Questa prima parte dell’accusa è caduta in prescrizione già in primo grado. V’è una seconda parte d’accusa, relativa allo svincolo nel 2008 da parte della Regione di una fidejussione lasciata in garanzia per ottenere il finanziamento. La Regione, sempre secondo l’accusa, svincolò il titolo tratta in inganno dalla falsa certificazione di cui sopra. Va da sé che se la prima parte del dolo cade in prescrizione per la legge tutto ciò che ne consegue non esiste e di conseguenza, secondo i giudici della terza sezione penale della corte d’appello di Bologna, “il fatto non sussiste”.

Cosa c’entrava Errani? Egli produsse spontaneamente una relazione sulla vicenda che presentò sia in Procura, sia in aula in Regione, in reazione ad un articolo apparso su “il Gionale. Secondo il giudice, il politico avrebbe spinto due funzionari a scrivere un dossier falso per depistare le indagini. Falso ideologico.

Come premesso, sono tutti innocenti. Una prescrizione in primo grado per Giovanni e una conseguente assoluzione in secondo grado per fatti correlati. Per Vasco invece ci pensa la Cassazione, nessuno è colpevole di fatti che rappresentino reato. Concedetemi però di pensare che se fosse successo a me ora sarei chino a sbucciare arance in una cella.

Opportunità politica s’invocava all’inizio dell’articolo. Nel caso appena raccontato si svolse tutto come da manuale. Il politico condannato, anche se non in via definitiva, rimette le sue dimissioni, il partito chiede di ripensarci, ma il politico si dichiara irremovibile. L’onorabilità delle persone e del Partito sono salve, non resta che fare il solito richiamo al garantismo (siamo tutti innocenti fino al terzo grado) e il Partito rimane al potere anche nelle successive elezioni.

Sì da il caso, però, che la gestione dell’opportunità politica non sia un singolo test da superare una tantum e decretare così una sorta di immunità. La prova è proprio la notizia di questi giorni secondo la quale Matteo Renzi avrebbe nominato commissario straordinario per la ricostruzione, dopo i terremoti di questi giorni, proprio lo stesso Vasco Errani. Cosa c’è che non va? Errani, nel 2012, fu commissario per la ricostruzione dopo il sisma Emiliano. Aveva anche un motto: “Teniamo botta”.

Nessuno può certo attribuire all’ex Presidente di Regione la responsabilità diretta di quello che successe dopo, ma dalla ricostruzione in Emilia venne fuori il più incredibile caso d’infiltrazione mafiosa che l’Italia settentrionale possa annoverare. In concreto un secondo terremoto che, nel 2015, portò all’arresto di 117 persone tra politici, giornalisti e imprenditori reggiani, accusati a vario titolo di aver avuto contatti o di aver preso parte alla cosca ’ndranghetistica che faceva riferimento al boss di Cutro Nicolino Grande Aracri. Un’indagine che solo con i riti abbreviati (seguendo i quali si ottiene un terzo di sconto della pena) ha totalizzato prime sentenze per 300 anni di carcere.

Errani, ripeto, non è colpevole di niente, ma può essere il modello Emiliano, nella sua evidente inidoneità alla prevenzione delle infiltrazioni, qualcosa da ripetere? Ecco un altro caso in cui Vasco, per non esporre il Partito all’inevitabile attacco, dovrebbe considerare l’opportunità politica di rifiutare.

In questi giorni, pieni di dolore, lacrime e tanta solidarietà umana, si sente ripetere in continuazione che questa dev’essere l’ultima volta, che dev’essere un’occasione per non soccombere più ai soliti vizi dell’Italianità, soprattutto in relazione a tutto ciò che succede dopo il dramma di un sisma così potente. Direi che si può cominciare a concretizzare questa intenzione con l’assegnazione di un ruolo, quello del Commissario Straordinario per la Ricostruzione, che sia per competenza e non per quello che sembra essere un calcolo politico.

P.S.

“Un congedo opportuno lascia dietro una porta sempre aperta.”

[Erri De Luca]

dado

 

@DadoCardone

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