INCHIESTA – Cicca e spannella – l’ombra lunga del TRC

INCHIESTA – Cicca e spannella – l’ombra lunga del TRC

1Mentre Telaviv sarà la prima città del mondo a sperimentare il trasporto di massa su monorotaia magnetica noi, a Rimini, iniziamo i lavori per il TRC. Avete mai visto accelerate dei lavori pubblici in Agosto? Se lo chiedete agli abitanti di Via Montescudo, quelli che da quest’inverno hanno un semaforo provvisorio per lavori che si possono vedere solo con la tecnica del Timelaps, vi diranno di no, ma per gli espropriati del TRC si fa questo ed altro. Come mai? Ve lo raccontiamo noi, mettetevi comodi.
Ieri mattina  a casa di Giovanna e Carlo De Chiara si sono presentati uno stuolo di vigili, due pattuglie a quanto ha detto l’ufficiale della Polizia Municipale,  per accompagnare i funzionari Agenzia Mobilità con in testa l’avvocato Bernardini. Il motivo di questo dispiegamento di forze? Non è dato saperlo visto che i residenti non li hanno chiamati. Hanno invece chiamato la polizia e i carabinieri perché quello che si stava per perpetrare, per loro, era un’abuso, ma andiamo a vedere il motivo con l’ausilio della foto qui sotto (fig.1).
fig.1
fig.1
Giovanna e Carlo nel 2011 hanno acquistato l’appartamento della foto, che ha come unica entrata la scala davanti ai fabbricati B ed A. L’esproprio di B e di parte di A, avvenuto nel  2007 non ha inficiato il passaggio di proprietà in quanto era stato fatto un opportuno frazionamento, per permettere la vendita dell’immobile. I Coniugi De Chiara sapevano del destino del fabbricato più piccolo e di parte di quello più grande, quello che non si aspettavano era l’atto con cui Agenzia Mobilità occupa provvisoriamente e senza diritto di replica ulteriori metri, fino ad ingombrare la scala di accesso all’appartamento e bloccare l’entrata del fabbricato A che, qualsiasi sia l’interpretazione legale, si trova dalla loro parte di proprietà.
20130730_114145(0)Giovanna, che non le manda a dire, fa il diavolo a quattro. Chiama carabinieri e polizia per farsi garantire, ma le viene risposto che lo devono fare i vigili già presenti in loco. La signora De Chiara riesce ad ottenere un primo arretramento, che le consente di avere uso dell’entrata di casa, ma ancora non basta perché, avendo un figlio disabile, deve essere per legge  garantito almeno un metro per il passaggio di fronte alla scala, cosa che l’ufficiale in comando dei vigili diffida dal non rispettare. Dopo un po’ di tira e molla il confine del cantiere viene messo proprio di fronte alla porta del garage/magazzino (A nella foto), perché, secondo quanto spiegato dall’avvocato Bernardini costituirebbe un accesso non sicuro al perimetro del cantiere. I coniugi de Chiara quel magazzino ce l’hanno pieno  e pretendono la libertà di sgombrarlo nei modi e nei tempi che ritengono adeguati. Dove dovrebbero metterla tutta la roba che hanno li dentro? Oltre a vedersi proditoriamente sfilare da sotto il naso una loro proprietà devono anche affittarne un’altra per riempirla dei beni sfrattati? Assurdo.
20130730_114554Ancora più assurda è la soluzione proposta, una volta calmate le acque, dai funzionari AM.  Abbattuta la costruzione piccola (B) e creato lo spazio, si indietreggia la rete che delimita l’occupazione provvisoria e si dedica lo spazio ottenuto per ammassare le cose, poi coperte con un telo. Ossia: dedicare lo spazio dell’occupazione provvisoria a quello che c’è dentro la costruzione, che deve essere tolto proprio in virtù dell’occupazione provvisoria. Non so se esistono altri posti nel mondo in cui riescono a farlo, ma non lo vorrei come primato. Nel caso specifico sembrava quasi che gli occupatori fossero impreparati sia alla scala che alle costruzioni di cui abbiamo parlato… non pare strano dopo un progetto Preliminare, uno Definitivo ed uno Esecutivo? Prendete nota di questo punto, è importante.
Ora ci spostiamo di pochi metri. Andiamo da Walter Moretti, il vicino, nonché componente storico del Comitato No TRC di Rimini. Walter è il proprietario della costruzione C, un immobile di 60 metri, 30 di cantina e 30 di piano terra, tutto costruito a regola d’arte. Insomma non una serra, un capanno o una stanza di lamiera, un vero e proprio immobile accatastato con tutti i crismi. Di questa costruzione il decreto di esproprio ne pretende 8 metri quadri (oltre al terreno intorno ovviamente) che vengono valutati 800 euro al metro quadro. L’offerta, che per inciso Walter non ha accettato, è stata di 55mila euro, somma che corrisponde secondo la stima data a tutto l’immobile (C). Perché un indennizzo del tutto, sebbene a prezzo fuori mercato, se l’intenzione ufficiale del decreto è di prenderne solo una piccola parte? Prendete nota anche di questa incongruenza.
20130730_114610Fino a qui questa storia ha prodotto un sacco di interrogativi. Perché fretta in agosto? Perché funzionari accompagnati preventivamente dai vigili quando, nei giorni precedenti, i protagonisti di questa storia avevano addirittura prestato elettricità e dissetato gli operai? Perché quel garage, proprietà privata, deve essere svuotato subito a costo di occupare la zona dell’esproprio provvisorio? Perché a Moretti viene proposta l’indennità del tutto se devono essere presi solo 8 metri quadri?
La risposta a tutte queste domande ce la da l’Istanza di Sospensione che l’Avvocato del Comitato No TRC di Rimini, Giancarlo Migani, ha provveduto a notificare il 23 di luglio e che chiama in causa, con le dovute raccomandate: l’Agenzia della Mobilità di Rimini, la Regione Emilia Romagna, la Provincia di Rimini, il Comune di Rimini, il Comune di Riccione, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il Ministero dell’economia e delle Finanze.
Il ricorso, curato nella sua parte tecnica dall’Ing. Luca Gallini (che solo a nominarlo a quelli del Paladebit ancora gli tremano le ginocchia) mette in evidenza cose che, se fossero accolte dal TAR, risulterebbero  piuttosto gravi. Innanzi tutto che il “Progetto Definitivo” presenta tali e tante lacune da risultare approssimativo  e che, per realizzare l’opera, gli enti devono superare i problemi con il “Progetto Esecutivo“. Questo fatto, se fosse confermato, ma sappiamo che il succitato Gallini ha fama di professionista estremamente preciso, sarebbe illecito per diversi motivi. Primo perché il quadro economico e il quadro particellare degli espropri viene delineato proprio dal ” Progetto Definitivo”, all’Esecutivo  spetta solamente “la ingegnerizzazione di tutte le lavorazioni e, pertanto, definisce compiutamente ed in ogni particolare architettonico, strutturale ed impiantistico l’intervento da realizzare.”
Illecito è permettere al “Piano Esecutivo” modifiche alle localizzazioni di alcune opere in quanto tale piano non può prescindere dal P.R.G (Piano Regolatore Regionale) a cui una Delibera CIPE, a suo tempo, aveva concesso una variante, portando il Comune di Rimini ad un aggiornamento per cui si apponeva uno specifico vincolo che stabiliva quale fosse il “corridoio” da dedicare alle opere in oggetto. Banalmente.. che un funzionario possa decidere di cambiare il Piano Regolatore Regionale perché i calcoli precedenti sono sbagliati pare proprio un eccesso di potere (che i ricorrenti hanno provveduto ad associare agli opportuni articoli di legge.)
Tra i vari motivi del ricorso ce n’è uno particolarmente indicativo per la soluzione dei casi citati in apertura dell’articolo. La realizzazione del Trasporto Rapido Costiero non interessa aree libere, ma centro abitato fortemente urbanizzato, fatto a cui si sarebbe dovuto prestare particolare attenzione già in fase preliminare.  Per ottenere l’area su cui realizzare il TRC sono state previste parziali demolizioni, ma non gli interventi preliminari che avrebbero consentito il consolidamento della parte rimanente, cosa generalmente impensabile, tanto più in un territorio dichiarato sismico come quello di Rimini.  L’intenzione tanto nei confronti dei coniugi De Chiara, quanto in quelli di Walter Moretti sembra essere quella comunque di tirare giù tutto e poi, con modi e tempi non dichiarati, pagare il danno secondo valori non certo stabiliti dai proprietari degli immobili. Se il metodo è questo quante altri problemi si troveranno lungo il percorso lo può sapere solo AM.
La fretta? Chi scrive era presente sul luogo della disputa e può testimoniare che l’avvocato Bernardini era ben consapevole di questo ricorso, tant’è che ha insistito sul fatto che fosse notificato, ma non depositato. Che l’Istanza possa rompere le uova nel paniere a qualcuno?
Non lo so. Quello che è certo che la Signora Giovanna mi ha fatto una domanda che non ho la minima esitazione a riportare: “Ma i miei diritti, chi li difende?
P.S.
Avrebbe anche manifestato l’intenzione di essere visitata sul luogo del misfatto dal Primo Cittadino, ma le ho spiegato che la fila è lunga.
Davide Cardone
Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.