Il Trasporto Rapido Costiero e l’inconsapevolezza riminese.

Al riminese basta poco, bisogna ammetterlo. E’ come se avesse un buco nel serbatoio della consapevolezza ed allora considera un regalo ogni metro di certezza che riesce a percorrere. La piadina, la passeggiata a Marina, la Molo Street Parade, “la città è piena di cantieri, qualcuno starà pur facendo qualcosa” e poi tra un po’ arrivano le belle giornate e si va in spiaggia. Perché turbare esistenze che hanno bisogno di questo e poco altro?

Questa riflessione nasce ispirata dai commenti sotto gli ultimi video di promozione del TRC, il Trasporto Rapido Costiero, quasi giunto a fine opera. Lasciando correre la categoria “bello”, che è il commento fatto da chi non ha nulla da dire, ma comunque vuol dire la sua, c’è ancora chi chiede: “Cos’è?”. C’è anche chi risponde: “Una metropolitana!”. Sono queste perle che ti fanno perdere voglia di impegnarti in un qualsiasi tipo d’informazione.

Ma come: “cos’è?”. Sono anni che se ne discute, si litiga, si denuncia, si riempiono colonne di quotidiano e bit di testate online. Qualcuno potrebbe addirittura affermare che non è poi così importante saperlo, non fosse che questo TRC è il futuro della mobilità riminese e presuppone lo scarto di qualsiasi soluzione sensata  ai problemi in merito.  Allora lasciate che il caro vecchio Citizen vi rinfreschi la memoria su cos’è il TRC. Senza pretendere che serva qualcosa, per carità!

Il TRC, il Trasporto Rapido Costiero, che qualcuno ha l’ardire di chiamare metropolitana di superficie, è uno spreco di più di cento milioni di Euro. Perché parlo di spreco? Basta distogliere lo sguardo dalle pensiline design e guardare al tracciato. Dieci km di asfalto che corrono paralleli alle rotaie della ferrovia, terra strappata ai cortili, molte volte abbattendo immobili privati, per la meraviglia di una corsia a senso unico alternato al servizio di un autobus che doppia servizi già esistenti.

La linea 11 serve già capillarmente la tratta in questione, lo fa per gli studenti d’inverno e per i turisti d’estate. Cosa dire a chi invece volesse andare direttamente da Rimini a Riccione e viceversa? L’hanno inventato nel 1800, si chiama treno, tra Rimini e Riccione ci sono circa una trentina di corse al giorno,  a cominciare dalle 5.45 della mattina. Tempo di percorrenza: dai 6 ai 12 minuti. Si spende di più? Sì… aspettate di vedere quanto costeranno i biglietti della meraviglia. Tariffe che, tra l’altro, essendo l’obsoleto progetto giustificato con volumi di passeggeri che oggi non esistono, difficilmente potranno coprire il l’impegno di gestione.

Che cos’è dunque il TRC? E’ un atto di cementificazione travestito da riqualificazione, come ogni azione di quest’amministrazione votata agli Dei Palazzinari. Mi sembra di vederlo Andrea Gnassi, prima di andare a dormire, accendere una candela votiva a Francesco Gaetano Caltagirone. Posso dirvi anche cosa non è il TRC: non è la risposta al traffico che sta strozzando la città, nonostante cartelletti colorati e Fila Dritto vari.

Esiste inoltre anche un grave dubbio sul fatto che il TRC possa in effetti sostituire la linea Start a cui vuole fare le scarpe. Anche se nel suo nome appare il sostantivo “Costiero”, il TRC è costretto a seguire la ferrovia e di conseguenza, circa dall’altezza dei bagni 60, devia verso monte, lasciando senza connessione la zona più pregiata del turismo riminese. E’ ovvio che gli albergatori pretenderanno, per la tratta scoperta, una qualche circolare che non costringa i turisti a scarpinare con i trolley, la prole, le carrozzine e chi più ne ha più ne metta. Un altro autobus per colmare i vuoti di quest’opera insulsa.

Il Primo cittadino, però, fa bene a promuoverla e a scatenare i suoi creativi dello storytelling. Ci raccontano addirittura che le nuove pensiline saranno luogo di aggregazione per i ggiovani (la doppia g è per la pronuncia). Fa bene perché questa volta l’Amministrazione non può dire di essere appena arrivata e di aver dovuto rispettare un precedente vincolante accordo. Prima che si cominciassero i lavori, in una delle apposite commissioni, era stato detto che il fondi del CIPE (Comitato Interministeriale di Programmazione Economica) non sarebbero stati persi nel caso il progetto fosse stato riconvertito in qualcosa di coerente con il tema della Mobilità. Procedere, dunque, è stata una volontà fin troppo chiara. La volontà di ignorare una vera esigenza, forse sperando di risolvere tutto con qualche rotonda, per attenersi alla linea di partito e agli interessi (legittimi o no, non sta a me dirlo) che l’opera garantiva.

Chiaro ora cos’è il TRC? Un autobus, in corsia protetta, che viaggia su di un senso unico alternato, che doppia servizi esistenti, costato più di cento milioni di euro. Adesso pensate a cosa si poteva fare veramente con cento milioni di euro per la mobilità riminese.

P.S.

“Il vero incantesimo che salva dal tempo e dal dolore è l’inconsapevolezza.” [Erasmo Da Rotterdam ]

 

@DadoCardone

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