Il grillino telecomandato e il caso delle magliette rosse.

Avvilente. E’ l’unico aggettivo che mi viene in mente osservando un intero elettorato mentre si fa programmare il cervello. Non saranno forse tutti così, ma come ci insegna il vivere civile, chi sta zitto è complice.

Il caso, come non conoscerlo, è quello delle magliette rosse. Don Luigi Ciotti, fondatore dell’Associazione Libera contro i soprusi delle mafie, e Francesco Viviano, cronista di Mafia, lanciano l’iniziativa di indossare una maglietta rossa per “fermare l’emorragia d’Umanità”.

Il riferimento è all’attuale, innegabile, ingiustificata, brutale, tendenza del grido mors tua vita mea all’indirizzo del migrante. L’hashtag #magliettarossa schizza in cima ai trend di Twitter e numerose sono le testimonianze, tra personaggi e persone normali, con foto e video di magliette rosse. Apriti cielo.

Il governo gialloverde toglie ogni dubbio sulle sue intenzioni scioviniste. Parte con una controffensiva che, solo per il fatto di sentirne il bisogno, fa capire quanto abbia subito un’azione di semplice solidarietà.  Può un Governo in carica temere la compassione? A giudicare dalla reazione, sì.

A me non piace la parola populismo, perché è un termine che disprezza reali necessità di un popolo, che non si sente rappresentato e finisce per rifugiarsi nelle proprie paure. E’ vero però che l’opinione pubblica, ai tempi di Facebook & Co., si muove cavalcando un onda di qualunquismo, Benaltrismo e slogan pret a manger. I partiti che banchettano sui resti morali di una comunità, in questi giorni con il caso delle magliette rosse, ci stanno dando una bella lezione su come si usa un elettorato ignorante e privo spessore, pronto per essere programmato a piacimento.

Lo si fa in tre mosse:

  • Ridimensionare: dalle Alpi a Lampedusa l’iniziativa delle magliette rosse è stata molto sentita. Migliaia di persone e molte associazioni hanno aderito spontaneamente. I guastatori del governo Grillo-Leghista hanno provveduto a fornire come bersaglio unicamente i “Comunisti con il rolex”, altrimenti noti come i “radical chic”. Due etichette facili da assegnare, soprattutto in forza di quella punta di rivalsa che consentono. Tra le foto dell’operazione mediatica a contrasto non possiamo certo annoverare quelle dei ragazzi di Libera o di quelli di Goletta Verde, difficile assegnare loro il tag d’ipocriti ricchi annoiati.
  • Distogliere l’attenzione: quando non si sa come affrontare un problema nel suo merito, usualmente, si evita con la formula magica del Benaltrismo. Il problema è sempre un altro ed è sempre più grave. E’ un atteggiamento che fa molta presa quando i cervelli da programmare non godono di molta elasticità e non comprendono che le contingenze possono essere affrontate anche più di una alla volta. “Di che colore è la maglia di quelli che si sono suicidati per colpa delle politiche del PD sul lavoro?” (per dire). Sarà del colore che tu sceglierai quando manifesterai per quello. Il fatto che qualcuno scelga di porre l’attenzione su un problema specifico, non elimina tutti gli altri e non ne diminuisce il peso (sinceramente mi sento anche un po’ stupido nel doverlo spiegare).
  • Fare la morale: mentre Salvini e Meloni, due fulgidi esempi d’intellettuale indirizzato al progresso del Paese, bullizzano i radical chic, senza neanche essersi presi la briga di leggere “Il Falò delle Vanità”, è però necessario anche l’intervento di un moralizzatore. La maglietta rossa, nonostante lo sminuire e il deviare, è un simbolo potente e fa riferimento diretto alla tragedia di Aylan, il piccolo profugo siriano annegato davanti a un paradiso turistico turco. Chi meglio di Di Battista e delle sue facce contrite, che ti vengono in mente anche se solo scrive, per dare del meschino a chiunque abbia indossato una maglietta rossa? “Ci sono tante bravissime persone che oggi indossano la maglietta rossa” – ci spiega la prefica cinque stelle – “ma c’è anche un mucchio di gente ipocrita [etc]”. Ma allora, caro Alessandro, perché non ti sei messo addosso anche tu la maglietta rossa per segnare la differenza? Non ci vorrai mica far credere che basta qualche ipocrita per invalidare un’iniziativa valida. Se fosse così, solamente per i rapporti intrattenuti in passato tra Lega e Cinque Stelle, ci sarebbe da mandare a casa un Governo oggi stesso.

Sminuire, deviare, moralizzare. Tre semplici pratiche che fanno parte della retorica basica della solita politica e che restano tali, anche se chi le usa si definisce “contro il sistema”. A me, del nuovo che avanza, impressiona solo la facilità con cui l’elettorato gialloverde è pronto a farsi cacciare slogan in testa, senza un attimo di riflessione critica. Kamikaze contro la cultura politica.

P.S.

E i Marò?”

 

@DadoCardone

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