Ignis Vestae e Campo Marzio.

Ignis Vestae e Campo Marzio.

1150419_540136539369225_134995634_n13 Agosto. Lontano dalla Rimini dello sballo e delle Street Parade ci sono altri divertimenti, meno pubblicizzati, ma molto più interessanti. Ce lo racconta il nostro inviato Jackal.

La Redazione.

Alle 9 di sera dopo una calda giornata di sole, le pietre dell’anfiteatro sono ancora calde. E’ il 13 agosto, tutti posti a sedere sono occupati, le luci illuminano le rovine solitamente dimenticate dalla maggior parte dei cittadini, ma non questa sera, grazie all’associazione di rievocazione storica Legio XIII Gemina.

Entrano in scena bardati e corazzati, echeggiano ordini in latino mentre uno speaker descrive le varie azioni, simulano gli addestramenti della legione stanziata in una delle più grandi città romane del nord, grazie ad una ricerca storica degna di nota.
999870_540140899368789_1829768729_nLo scintillio delle armi e il clangore metallico riportano il pubblico indietro nel tempo, poi l’ingresso solenne con le fiaccole in mano delle vestali: sembrano danzare, anzi danzano proprio, onorando il fuoco sacro al centro della scena, il pubblico rimane estasiato per le giovani dedite al culto della Dea Vesta, rappresentate dal gruppo Ignis Vestae dalla scuola di danza Bab Nour, grazie all’insegnante Angela Zavatta (in arte Leyla Nur).
Infine il Pontefice Massimo enuncia il rito di iniziazione con la Captio Virginis, la “presa” di una giovane vergine che diventerà Vestale.  Inizia la vestizione, il taglio dei capelli, poi la capigliatura viene divisa in sei trecce di capelli posticci, cui si attorcigliano nastri di lana rossa (le sacerdotesse la portavano tutta la vita) , viene vestita con una tunica bianca, affrancata tramite una fibula. Le altre Vestali preparano poi su un altare, seguendo il rito, la Mola Salsa,  una focaccia di farro salata in superficie.
602054_540138462702366_2071634800_nLa sua preparazione, esclusivamente concessa alla Vestali, seguiva un rituale particolarmente rigoroso. Il farro doveva essere raccolto, a giorni alterni, nel periodo compreso tra le none e le Idi di Maius, mese sacro alla Dea Maia, protettrice dei raccolti e della vegetazione. Il raccolto era portato alla casa delle Vestali, le quali provvedevano a sgranare le spighe, tostare i grani e macinarli finemente. La farina così ottenuta, veniva impastata con acqua di fonte perenne e manualmente formata in tondi schiacciati da mettere a cuocere nel forno del Tempio di Vesta.
Un amico accanto a me ricorda un’altra rappresentazione,  ce ne sono ogni martedì da luglio ad agosto, in cui la nostra Legione si era scontrata con i Barbari, giunti da Modena per l’occasione, quella volta nessuno si è risparmiato in slanci di battaglia.
998584_540134506036095_1240011281_nAlla fine della serata incontro uno dei legionari, Alessandro Di Leva, che aiuto nella svestizione, e da vicino noto con stupore che le bardature sono in acciaio pieno e, anche se protetti nelle parti giuste, il peso è notevole, in questo non si sono risparmiati, regalandoci un’altra serata di emozioni, spettacolo e cultura, una rarità in una città come questa che vive solo di brandine, pizza e notte rosa.
Il prossimo appuntamento è per il 27 agosto quando lo scontro sarà contro i Greci, sarà dura perché anche loro hanno un esercito preparato alle battaglie, ma noi giochiamo in casa.
D.G. Jackal

 

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