Grosso Guaio a Rimini – Cosa è successo agli appalti di Acquarena e Tecnopolo? [Prima Parte].

Grosso Guaio a Rimini – Cosa è successo agli appalti di Acquarena e Tecnopolo? [Prima Parte].

Leggendo le 100 pagine e gli allegati dell’indagine della Guardia di Finanza di Rimini, a proposito di Tecnopolo e Acquarena, c’è da rimanere male. Ovvio che non rappresentano da sole un grado di giudizio, ma molte delle considerazioni che i militari estraggono, sulla base delle quali la Procura della Repubblica di Rimini ha chiesto per un primo “troncone di indagine” (Tecnopolo)  il rinvio a giudizio, sono basate su dati oggettivi. Intercettazioni e documentazioni che lasciano poco spazio all’ipotesi spuria.

Queste cento pagine dipingono un quadro degno della molto citata e poco compresa banalità del male. Venticinque indagati nella relazione della GDF e diciotto imputati nel “troncone Tecnopolo”. Tre principali, più una serie di dirigenti comunali e tecnici privati, che sembrerebbero indicare un approccio di normalità verso certe irregolarità, talvolta veri e propri illeciti. L’unico che non ha ritenuto normale quanto stava accadendo, rivolgendosi di conseguenza alla Procura della Repubblica, è stato l’Avv. Roberto Biagini, all’epoca dell’indagine Assessore ai Lavori Pubblici della Giunta Gnassi.

Si è molto discusso delle motivazioni di Biagini e lo stesso Primo Cittadino Andrea Gnassi si è avventurato in un’accusa di ripicca elettorale, senza invece preoccuparsi di stigmatizzare chi ha, forse, agito alle sue spalle. La ricostruzione di quanto accaduto, tuttavia, non lascia dubbi sulla correttezza dell’azione di Biagini e sull’ineluttabilità del suo esposto in Procura. Aveva abbastanza elementi per pensare che qualcosa di strano stesse avvenendo nel settore dei lavori pubblici e, di conseguenza, l’unico interlocutore qualificato era la magistratura. Pena rimanere lui stesso compreso in un’indagine che aveva comunque già mosso i primi passi.

Cominciamo dall’inizio, con fatti che forse i più conoscono già sommariamente. E’ importante, però, non saltare nemmeno un passaggio. Come vedrete la questione, nonostante le reazioni isteriche di sindaco e PD, merita di essere osservata nella sua complessità per comprendere quanto certi atteggiamenti, quantomeno discutibili, siano vissuti con banale accettazione in una Città ritenuta sana qual è Rimini.

La vicenda ha inizio nell’estate del 2015 quando Marco Bellocchi, Presidente del C.A.R. di Rimini (Consorzio Artigiano Romagnolo), chiede all’allora Assessore Roberto Biagini se sia a conoscenza dell’esistenza di tale Mirco Ragazzi. Biagini non l’ha mai sentito nominare e, approfondendo il motivo della richiesta, scopre che questa persona, ereditata dalla precedente presidenza del C.A.R., quella di Perazzini, si accredita come “facilitatore” presso gli uffici comunali e che, sempre secondo Bellocchi, crea più problemi di quanti ne risolva. L’Assessore scopre che un “fantasma” vaga per i corridoi di cui è responsabile e, conseguentemente, nel luglio del 2015, decide di aprire una piccola indagine interna.

Roberto Biagini, tra l’imbarazzo degli uffici, scopre che la presenza è più che reale, che ha interessi non meglio specificati in molti appalti riminesi, ma tutti continuano ad insistere sul fatto che si tratti di un facilitatore e che non abbia interessi, né faccia richieste, di natura illecita. Si parla di lui come referente del gruppo temporaneo di imprese che lavora al Tecnopolo, ma anche di contatto per Axia S.r.l., concorrente per l’appalto di Acquarena, che ha anche realizzato la scuola del Villaggio Primo Maggio e quella della Gaiofana. Qualcosa però non quadra e non solo per l’imbarazzo che suscitano le domande dell’Assessore. Almeno un paio di dirigenti lo qualificano come “presentato dalla politica” e, in particolare, da Sergio Funelli, Capo Gabinetto del Sindaco.

Uno sconosciuto, presentato dalla politica, gira con confidenza  tra gli uffici comunali senza che l’Assessore competente lo sappia. Roberto Biagini a questo punto intuisce che la verifica di quanto sta succedendo è al di là dei suoi strumenti e, come da dovere di Pubblico Ufficiale, compila un esposto che consegna nelle mani del Capo Procuratore di Rimini Paolo Giovagnoli.

Nel dicembre del 2017, in un’intervista al Corriere, Giovagnoli affermava che a Rimini “il Potere forza le regole per favorire il successo economico”, chissà se in quel frangente faceva riferimento anche a quest’inchiesta partita dall’esposto di Biagini. Fatto sta che tramite il Gruppo di Difesa Finanza Pubblica, della Guardia di Finanza di Rimini, parte un’indagine piuttosto complessa, che si svilupperà in diversi stralci e che determinerà richieste di rinvio a giudizio, non solo per quel Mirco Ragazzi segnalato a Biagini, ma anche, a quanto risulta dai documenti di cui abbiamo preso visione, per Sergio Funelli, Massimo Totti (Dirigente dell’Unità Progetti Speciali del Comune di Rimini) e un’altra quindicina di persone, tra cui altri due dipendenti comunali.

Le ipotesi di reato vanno dalla turbativa di gara d’appalto, alla concussione, tentata concussione, trasformatasi poi in tentativo d’estorsione, e ancora  falso ideologico, nonché vari concorsi morali e materiali. Tutto questo per quando riguarda due delle opere più pubblicizzate dall’amministrazione Riminese: Aquarena e Tecnopolo. Le ombre, però, si fanno lunghe anche altrove. Le consulenze tramite le quali, secondo gli inquirenti, pare che Mirco Ragazzi si facesse pagare dei suoi “servigi”, riguardano anche una fattura di 292.800,00 €  contestuale all’aggiudicazione dell’appalto di ristrutturazione del Leon Battista Alberti, ad esempio. Totti, intercettato, si vanta che da tutta la vita, da quando fa perizie di variante, copre errori progettuali, un altro esempio. E sarebbe logico ipotizzare che quanto trattato dalla GDF non sia solo il frutto di un’azione estemporanea. Qui però non siamo dalla parrucchiera. A questo punto occorre ricordare che l’iter processuale è solo all’inizio e che, per alcuni stralci, si è ancora in fase d’indagine preliminare. La verità legale, dunque, è ben lungi dall’essere stabilita.

L’indagine della GDF, tuttavia, mette in luce con scrupolo fatti incontrovertibili che, sebbene probabilmente non andranno tutti ad identificare un reato, sono sicuramente fonte di perplessità in quanto ad opportunità politica e morale. In ordine a questa considerazione riteniamo sia giusto per la cittadinanza conoscere quanto emerge dalle indagini, ossia: A) l’indubbio rapporto di confidenza e circospetta collaborazione tra Mirco Ragazzi e Sergio Funelli e cosa questo producesse, secondo le indagini, nei rapporti del Ragazzi con le competenze degli uffici. B) Cosa è successo con il Bando di Acquarena, che ancor oggi risulta un cantiere abbandonato. C) Perché il Tecnopolo è stato oggetto di un collaudo ritenuto falso dagli inquirenti.

Ma questo (ed altro) lo spiegheremo nelle prossime puntate. Restate sintonizzati.

@DadoCardone

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