Grillo e la Giuria Popolare.

[Perchè anche il successo non indica necessariamente che tu sappia cosa stai facendo]

 

Che bisogno c’è? Il Partito Democratico, l’unico ostacolo tra il Movimento 5 Stelle e il governo, sta facendo qualsiasi cosa per suicidarsi. La sola azione che riesce a fare davanti ad una contingenza, fosse anche un rubinetto che perde, è conferire incarichi agli untori e raccontare (raccontandosi) un sacco di balle. Renzi, il messia dei comunicatori, il Frank Underwood della svicolata, l’uomo ch’era riuscito a convincere se stesso di saper parlare inglese, è attualmente nascosto in un angolo buio, sperando che i votanti si disintossichino dall’overdose di nulla che i renziani hanno cercato di somministrare.

Che bisogno c’è di invocare giurie popolari contro l’informazione?

Sì, ci sono problemi con la Raggi da considerare, ma ad oggi, a quanto pare, i romani la rivoterebbero perché non si sono dimenticati di chi se li è mangiati un boccone alla volta. Il problema, semmai, è che Virginia, oltre a trovarsi nel mezzo di una faida, ha dovuto avvalersi delle persone disponibili, quelle con un minimo di conoscenza della materia, senza avere altra possibilità di scelta. Il motivo è chiaro. Nessuno con un nome spendibile, portatore d’innovazione tecnica o culturale che sia, si legherebbe mai ad una realtà di gente che non sa stare a tavola, guidata da un fomentatore di pance. Non so a quante persone, libere dal mal della tifoseria, sia sfuggito che il massimo esperto pentastellato di amministrazioni inguaiate, Federico Pizzarotti, è stato trattato come un miserabile, mobbizzato fino a provocarne il rigetto. Meglio impacchettare il cervello e contrabbandarlo all’estero, piuttosto che giocarselo nell’arena con chi ancora non ha superato la fase anale.

Queste sono le cose che non permettono al Movimento di crescere e creare una propria cultura politica, perlomeno non fondata sulla rivalsa. Mentana, abbandonando il TG5 di Berlusconi, ha fornito prova di essere reattivo alle pressioni del potere ed oggi, giustamente, rivendica la sua professionalità, assieme a quella dello gruppo che dirige. Querela e rimarca il fatto che, in attesa della “giuria popolare”, ve n’è una istituzionale che serve a difendersi anche da certe affermazioni qualunquiste, nonché diffamatorie.

Il giorno dopo “il verbo”, dal sacro Blog, da una pacca sulla spalla al Direttore: “Non se la prenda direttore, è stato fatto per ‘par condicio’ per non far sfigurare troppo i suoi colleghi”. Mentana non procede, non gli serve, ha già dato una lezione di “mestiere” al più quotato comunicatore oggi in circolazione.

Grillo è veramente un comunicatore? Bisognerebbe mettersi d’accordo sul termine. E’ certamente bravo a far ribollire sentimenti intestinali, ma non tanto a controllare gli effetti dell’agitazione messa in campo. Nel caso specifico, ad esempio, alcuni si sono precipitati a spiegare che la “giuria popolare” era una metaforica contrapposizione al comitato antibufale web, proposto proprio in questi giorni. Siamo proprio sicuri che i supposti dieci milioni di votanti 5 stelle l’abbiano capita così? A me sembra, leggendo qua e là le pagine Facebook dei vari Meetup, che sia stata intesa più come l’ora delle purghe grilline. Come diavolo si fa a contare sul buon senso di un insieme di milioni (che siano 2, 4, 8 o 10) di persone? Non lo si fa, non si può fare ed è per questo che bisognerebbe ponderare, se ci si è presi una certa responsabilità. Della “Giuria Popolare” passa il concetto fascista, così come fascista è pensare di poter vagliare ogni post sui social pretendendo una verità ufficiale.

La comunicazione umana è sempre stata così. Che siano Baruffe Chioggiotte o liti su Facebook, la gente dice e riporta cazzate. Non c’è scampo. Aristotele, uno di cui mi fido, soleva dire: la gente preferisce credere che giudicare. In altre parole… date alle persone uno slogan convincente da ripetere e non si preoccuperà d’altro.

Un filtro a tutto ciò, oltre alla consapevolezza personale? Beh filtri dovrebbero essere l’etica e la deontologia di chi pratica il mestiere dell’informazione, ma il problema non è quello che rileva Grillo, ossia le notizie false. Parliamoci chiaro. Un giornalista non ha bisogno di falsificare niente per far danno, perché gli è sufficiente riportare qualcosa e far finta di non vedere altro. Il problema impellente dell’informazione di oggi, invece, è che deve vendere, dunque si fa suggerire, consapevolmente o meno, il taglio di ciò che scrive. Soldi, sesso e sangue.. il resto viene dopo e, nel caso sia noioso, si mette un po’ di pepe con un bel titolo pruriginoso. Tra le cose che vengono dopo, molto dopo, c’è anche la politica, che se non fa scandalo non interessa manco al gatto (altro che partecipazione). Così si riportano pari pari le veline di partito, stando attenti, magari, a non irritare troppo chi fa parte di quel giro.. che garantisce tutta quella pubblicità … che etc. etc. Certo, se poi c’è una parte politica fuori dai salotti giusti, i Direttori si esibiscono anche in lezioni di savoir vivre.

In sintesi: la stampa in Italia non è libera, deve vendere. La soluzione, forse impraticabile, non sono le liste di proscrizione, ma diventare noi dei lettori (o spettatori) più intelligenti e spostare la nostra attenzione dalla polemica all’informazione puntuale. Mentana in questo eccelle, forse perché la sua carriera e la sua professionalità sono già garanzia di prodotto venduto.

P.S.

L’ultima cattiveria, innescata da questa cosa della giuria popolare, raffigura il Direttore del TG la 7 senza coscienza, come tutti gli “altri”, perché il figlio è entrato nelle liste PD. A parte la stupidità incommetabile della contestazione, questo è proprio il tipo di reazione provocata da chi, ottenuta l’autorità, sputa considerazioni a caso nell’etere, senza considerare le conseguenze. Fateveli 36 anni di mestiere come quelli di Enrico Mentana.

 

@DadoCardone

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