Gran Premio della Montagna.

Gran Premio della Montagna.

E’ un po’ come il ciclismo. Si viaggia compatti in gruppo e nessuno forza l’andatura, aspettando che qualcuno tenti una fuga. Certo ogni tanto si rende necessario uno scatto senza pretese, giusto per saggiare la reattività del gruppo, ma immediatamente il fuggitivo viene riassorbito.

Esiste però lo strappo vero, quello del campione che sa che in salita non lo piglia nessuno, tutto quello che deve fare è lasciarsi trasportare dal gruppo fino alla prima pendenza  seria. Lo spettatore posizionato in pianura probabilmente non lo vedrà neanche passare e tutto quello che  ricorderà sarà un lungo serpentone che scatarra, semina borracce di plastica e si lascia dietro un tizio con le ginocchia sbucce che chiama in causa la Madonna parecchio infervorato.

Chi però si è posizionato ai traguardi della montagna vedrà decisamente altre scene. Gruppetti sparuti, facce sofferenti e davanti a tutti uno che si, soffre come e quanto gli altri, ma negli occhi ha già il traguardo che deve raggiungere.

Vincenzo Cicchetti, lo dico per chi ancora non lo conoscesse, non ha il fisico dello scalatore, ma nessuno può negare che negli occhi abbia già il traguardo. Il suo è un “Tour” durato anni, periodo in cui ha corso in mezzo ad altre squadre per farsi, come si dice, il callo al culo. Poi però è arrivata la salita, quella che discrimina, quella che fa la differenza.

Si è alzato sui pedali Vincenzo ed ha lasciato tutti ad inseguirlo con la lingua di fuori. Non si guarda indietro, ma se lo facesse vedrebbe gente che invece di darci dentro con i pedali, per recuperare,  si da una spinta contraria con il fiato.

“Questa Montagna l’ho scoperta io!!”

“Fui io 5 anni fa a dire che bisognava passare di qui”

“Questa salita una volta la facevo senza sudare!!”

“Quello una volta correva in mezzo agli altri!!”

E’ caratteristica del corridore perdente pensare che recriminando si possa ottenere qualcosa e, man mano che passa tappe già superate dal campione, non  si accorge che su ogni traguardo intermedio c’è scritto: “Esticazzi!?”.  L’interesse degli spettatori  inevitabilmente poi scema, anche perché, una volta che hai visto il campione surclassare tutti,  pensi a tornare a casa ed inforcare la bici per imitarlo …. che ti frega dei lamentosi inseguitori?

Vincenzo ha aspettato la sua salita e prima di arrivarci ha caricato le sue gambe con l’energia di tanti momenti speciali: Piazza San Giovanni di Roma traboccante di gente che vuole cambiare, l’incitamento della Partigiana Lorena con la sua voce che fa tremare l’anima, quei ragazzi venuti dal niente che si alzano in Parlamento per dire Basta e centinaia di serate passate a condividere, programmare, litigare, ridere, sfanculare e sperare.

Quando ci è arrivato, alla salita, l’aveva già superata.

P.S.

E’ innegabile che ci siano diversi modi di riscuotere consenso politico. Personalmente chi si limita alla recita e poi si tira indietro nei fatti, non solo non lo voto, ma nemmeno lo voglio conoscere.

P.P.S.

#DajeBarbara

Davide Cardone

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