Quando Gnassi scherza sull’invocazione Allah Akbar.

Rimini, nel panorama dei comuni Italiani, rappresenta qualcosa di atipico. E’ un semplice capoluogo di provincia, a dispetto delle nuove definizioni, ma per le ricchezze della sua tradizione e del suo territorio si trova non di rado a confrontarsi con situazioni nazionali e internazionali.

Questo implica che, con risultati alterni, anche le autoctone personalità della politica, dell’economia e della cultura si debbano prima o poi confrontare con ambiti che non siano solo quelli provinciali. Tra l’altro il fatto che il territorio abbia un’enorme disponibilità ricettiva non fa altro che aumentare questa possibilità di confronto nei palcoscenici di fiere, congressi, convention.

La congiuntura descritta genera, tra le altre, due tipi di personalità: rappresentanti consapevoli, ricchi di una certa cultura, che usano la loro “provincialità” per rompere il formalismo e creare rapporti più empatici e… patàca che non rappresentano, come credono, una “vibrazione” romagnola, ma semplicemente continuano a ripetere schemi da piccolo cabotaggio casa-chiesa-aperitivo, imbarazzati davanti al “mare aperto”.

Uno di questi è, secondo me, il nostro sindaco Andrea Gnassi. Badate bene non sto giudicando Andrea, la persona, che sicuramente sarà onesto possessore di partita iva, parente affettuoso, anima della festa e tutto quello che ci volete mettere. Sto definendo Gnassi Primo Cittadino e il suo modo di interpretare un ruolo istituzionale che, come tale, ha conseguenze per tutti gli abitanti della sua comunità.

Ogni volta che l’Augusto Gnassi è costretto a doversi confrontare fuori dal suo ambito, al di là del fatto che gli sia riconosciuto un certo bell’aspetto, non fa bella figura. Lo ricordiamo cercare di ripetere il discorso su Friburgo nella trasmissione 8 e mezzo, mentre la Gruber gli chiedeva decisamente altro, lasciando lo studio pieno di “esse” romagnole e metaforiche briciole di piadina. Emblematico anche il tentativo di farsi capire bene alla TV cinese parlando più lentamente, nonostante avesse un professionista che traduceva simultaneamente.

Queste però possono essere considerati normali imbarazzi da TV. Non tutti hanno la spigliatezza necessaria, anche se a dire il vero Andrea nel suo curriculum vanta un ruolo nel film di Fabio de Luigi “Ogni volta che te ne vai”. Più preoccupanti sono, invece, l’incapacità di uscire dal canovaccio della guerra al cemento, che ormai ripete uguale da 7 anni, e il modo in cui soffre i personaggi più importanti di lui.

Di esempi ne potrei fare diversi, ma il più fresco e significativo ce lo fornisce un video di Repubblica. L’occasione è quella del Meeting dove Nardella, Sindaco di Firenze, grida “Allah Akbar” a Brugnaro, Sindaco di Venezia. L’episodio è già abbastanza triste di per se, ma a completare l’opera ci pensa la patàcata di Gnassi che, forse perché si sente poco considerato dai due, cerca di attirare l’attenzione con un “Prova a dire Allah Akbar in Veneto!”.

E’ triste sentirlo ripetere due volte la stessa cosa perché nessuno lo considera e allora lo consoliamo noi. Andrea, noi sì che ti abbiamo sentito. Poi però dobbiamo aggiungere che non era il caso. Voglio dire… se sta battuta un po’ sfigata l’avessi fatta da ragazzo, al liceo durante l’intervallo, chi mai avrebbe potuto contestarla. Il problema però è che l’hai fatta da Sindaco, durante un’uscita istituzionale, al Meeting, in compagnia di altri Sindaci. E allora no. Nel tuo ruolo ti devi ricordare che appena tre giorni fa c’è stato un attentato, in cui quest’invocazione è stata usata nella maniera più assurda e poi non devi nemmeno dimenticare che sei il Sindaco anche dei Riminesi Musulmani.

P.S.

Non è vero che sono del tutto inutile. Posso essere usato come cattivo esempio.  (Anonimo)

 

@DadoCardone

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