Gloria Lisi First.. e poi forse i progetti solidali per sport.

Non lo sapete? Nelle opere di mutualismo e solidarietà esistono le serie come nel calcio. Ci sono progetti di serie A, tirati a lucido dalla propaganda e conseguentemente finanziati, progetti di serie B, che si accontentano del finanziamento standard per mantenere in piedi una qualche tipo di struttura retribuita e progetti di serie C, che combattono i veri nodi, cercano di evidenziarli, ma vengono rimborsati in pagherò, accollandosi etichette da anarco-insurrezionalisti.

Della serie B non parleremo. Servirebbe una puntata di Report per discriminare tra tutte le situazioni che appartengono a questa fascia, perché ne esistono di buone pur nell’ottica emergenziale e di pessime, gestite nella crudezza di un’opportunità qualsiasi. Per quanto riguarda la serie A e la C, invece, possiamo far riferimento a due fulgidi esempi del territorio di Rimini.

Il primo esempio è l’istituzionale “Housing First”, la massima espressione della Pietas comunale, la copertina sulla quale v’è stampata la contrita Vicesindaco Lisi che apre le sue braccia in direzione della miseria umana. Il secondo è quello di Casa Gallo degli attivisti Madibers che, citando Gnassi, si occupano di senzatetto per sport o al massimo per vanità politica. Andiamo però ad analizzare come stanno in realtà le cose.

Housing First

Innanzi tutto bisogna specificare che il nome Housing First non è un’invenzione del Comune di Rimini, né dell’Associazione Papa Giovanni XXIII cui il progetto è affidato. Housing First è un network creato dalla fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora), entità che raccoglie sia elementi di Pubblica Amministrazione che di privato sociale. Lo scopo del Network è fornire una serie di servizi per aiutare gli affiliati a costruire un percorso per senzatetto “dalla strada alla casa”. Tra i servizi citiamo: supervisione, training (anche tramite webinar), pubblicazione sui social del Network, ma anche “Promozione di partnership in chiave nazionale ed europea avvalendosi dei fondi nella programmazione europea 2014-20 nelle proprie articolazioni.”. Insomma… finanziamenti europei.

Intendiamoci tutto perfettamente lecito e degno di lode, d’altronde stiamo parlando di un’associazione che si muove in questo campo da oltre 30 anni. Scendiamo però nel particolare e andiamo a vedere come Rimini ha saputo utilizzare questi strumenti.

Il Comune di Rimini, nello scorso dicembre, ha prorogato di altri tre anni (2017 – 2019) il contributo al progetto Housing First dell’Associazione Papa Giovanni XXIII. Il contributo, che nel triennio 2014 – 2016, fu di 202.500 euro, nella proroga aumenta a 210.000 euro, diviso in tre rate di 70.000 euro ciascuna. Per fare cosa?

La Papa Giovanni sarà capofila di un progetto gestito in collaborazione con la Coop. “Fratelli è Possibile”, che si occupa di manutenzione, la Coop. “Madonna della Carità”, che fornirà beni di prima necessità e l’Onlus “Donarsi”, che fornirà i volontari. Il progetto avrà la finalità di offrire ai senza fissa dimora, stanziali, la possibilità di un inserimento in abitazioni autonome che consentano loro di reintegrarsi riacquistando lo status di cittadini autonomi e responsabili. Detta così… soldi ben spesi!

Ci sono però alcune caratteristiche da considerare. I beneficiari del progetto sono 9 persone. Non 9 persone all’anno, nemmeno a triennio, proprio 9 persone, in quanto, ovviamente, un percorso di riabilitazione per una persona che ha vissuto in strada a lungo, magari con qualche risentimento psichiatrico, è difficile che duri tre anni, soprattutto nell’ottica di ottenere un’indipendenza “autonoma e responsabile”. Sembrerebbe che la spesa corrente, per il progetto riminese di Housing First, sia di 70.000 euro l’anno per nove persone in nove appartamenti, ma non è ancora corretto , poiché è prevista la coabitazione di due o anche tre soggetti. Non si capisce bene il perché, c’è solo un generico riferimento alla ghettizzazione, ma nel progetto si indica chiaramente che gli appartamenti vengono recuperati principalmente nel mercato privato e non nella disponibilità ERP, con relativo aumento dell’onerosità.

Non ho idea se, oltre al contributo del Comune, il Progetto Housing First riminese riesca ad accedere anche ai contributi europei di cui parla il manifesto del Network, ma suppongo che diverse risorse siano necessarie anche per l’assistenza vera e propria, poiché queste persone, magari inserite in percorsi protetti, quale reddito potranno mai produrre? 300 euro al mese? E’ evidente che questo tipo di progetti funziona  meglio nelle nazioni che posseggono un solido reddito di cittadinanza.

Nella redazione del progetto si dichiara anche che il Centro Aggregativo del Progetto Michel Roland si è già dichiarato disponibile ad offrire la possibilità di un percorso lavorativo (nei limiti della possibilità del soggetto). Andando a vedere cos’è il progetto Michel Roland si scopre che la capofila è sempre la Papa Giovanni e che il responsabile ha una mail della Capanna di Betlemme. Niente di male eh… ma un tantino autoreferenziale.

Casa dell’Accoglienza Andrea Gallo (Don)

Nonostante il Comune dichiari che Casa Don Gallo sia nata su propria iniziativa, la verità è che si tratta dell’angolo in cui l’hanno costretto gli attivisti (tra cui senzatetto) del Network di Casa Madiba. Forse qualcuno ricorderà che l’anno scorso, dopo una serie di sgombri ad altrettante occupazioni a fine abitativo, l’Amministrazione Gnassi era riuscita a mettere sul marciapiede una ventina di senzatetto proprio alle porte dell’inverno. Il contraccolpo mediatico fu duro e gli strateghi degli uffici welfare (chiunque essi siano) optarono per un’istruttoria, completamente priva di qualsiasi forma contributiva, a cui far partecipare anche gli “occupatori”, allo scopo di creare un dormitorio autorizzato in via De Warthema. L’unico rimborso previsto erano 15 mila euro ad oggi mai pagati. Capite bene che nessuna delle progettualità del territorio, nessuna delle quali pare possa scendere sotto i 50 mila euro l’anno di spese di personale, poteva permettersi di vincere l’istruttoria. I Madibers, che notoriamente si occupano di senzatetto per sport, arrivarono fino in fondo, accollandosi l’emergenza freddo e trasformandola in accoglienza tout court, per un anno intero, usando esclusivamente proprie risorse.

Non solo. Nel corso di quest’anno hanno offerto percorsi di riscatto, assistenza medica e alla persona come la cura di certa documentazione che un senzatetto, italiano o profugo che sia, è impedito a procurarsi. Questo è il progetto di serie C, quello incredibilmente sotto sfratto perché il Comune (Lisi/Gnassi) non ha risorse per queste cose. Se vi state chiedendo quante persone sono state aiutate, chiarisco che non è facile rispondere perché in pianta stabile sono sicuramente più di 40, ma ne sono passate molte (molte) di più. Le persone cui è stata offerta una doccia, una visita medica, un letto per una notte, un genere di prima necessità, un giubbotto, un paio di scarpe, un aiuto con il permesso di soggiorno…. Beh, quelle non le ha contate nessuno.

Concludendo.

Quest’ articolo non ha lo scopo di mettere in forse l’operato, né la legittimità, di realtà come Papa Giovanni & Friends, anche perché dubito che riuscirei a scalfire il monolitico assetto che occupa istituzionalmente tutti gli spazi disponibili. Per alcuni può essere addirittura una sicurezza, ma facendo una semplice comparazione tra un progetto che costa 70 mila euro l’anno ed aiuta 9 persone ed un altro che a costo zero (volente o nolente, ma sicuramente insolvente) ne aiuta più di 40, si capisce che c’è qualcosa che non va. Se poi consideriamo le veline del Comune con cui s’indica Casa Don Sfratto come uno dei luoghi deputati all’emergenza freddo, siamo automaticamente colti da un senso di confusione inestinguibile.

P.S.

Le persone che lavorano, anche nel sociale, devono essere sostenute per l’aiuto che danno, fosse anche con un semplice rimborso, dunque nessuno si stupisce che (ad esempio) il progetto Michel Roland, su un budget corrente di 167 mila euro, ne spenda 66 mila per il personale. Quello che stupisce è invece il trattamento per chi è costretto a mandare diffide al Comune, allo scopo di ottenere rimborsi stabiliti unilateralmente. Il fatto poi che siano addirittura avversati nello svolgimento di un compito per cui non sono nemmeno retribuiti è veramente un paradosso amministrativo.

(Per chi volesse visionare il progetto presentato: housing first)

 

@DadoCardone

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