Fedeltà – di Marco Missiroli. Recensione.

Comincio da lontano.

Sono arrivato alla Mondadori chiedendomi (ingenuamente, lo ammetto) in che posizione avessero predisposto l’ultimo romanzo di Marco Missiroli. “Fedeltà”, così si chiama, non era in una posizione. Era “la” posizione. Mi sono trovato davanti ad un’ampia vetrina composta integralmente dalla ragazza in penombra della copertina, che mi fissava. “Cercavi me, coglione?”

Lo so, avrei dovuto immaginarlo. Riminese, classe ’81. Promessa mantenuta della letteratura italiana. L’onda anomala di copie del suo ultimo libro è normale, perlomeno in una vetrina di Rimini. Però… Einaudi, Mondadori, ve lo devo dire. Incellophanando ogni copia in vendita, mi avete privato del rito feticistico di annusare le pagine e leggere qualche riga qua e là.  Mi è sembrato di essere di fronte al divano buono, quello cui si lascia la plastica trasparente, altrimenti si rovina. Vabbeh. Mi è stato fortemente consigliato, il libro prima mi è piaciuto, lo compro.

Io e un’Azdora caliamo contemporaneamente le nostre scelte sul bancone della cassa, con la veemenza di una scala reale a poker. Io Missiroli, lei Mauro Giordano. Guardo schifato la copertina tutta in maiuscolo e poi mi rivolgo di nuovo alla cassiera con un’espressione tipo: “Ho vinto io, vero?”. Fa pagare prima me. Ho vinto io.

Ma veniamo al libro.

Marco Missiroli ha 38 anni e, teoricamente, non dovrebbe scrivere con l’intensità che usa. La mia, la sua, quella prima, non sono generazioni che hanno attraversato guerre, rivoluzioni o il pericolo di essere un intellettuale Gay negli anni ’70. Oggi, a 38 anni, si valuta se sia giunto il momento di sciogliere l’occupazione a casa di mamma. Uno come Erri De Luca, che comunque ha pubblicato il suo primo romanzo a quarant’anni, ha fatto l’autista nei convogli umanitari prima di pensare che, forse, due cose da dire le aveva. Come fa lo sbarbatello ad essere al  sesto romanzo (e che romanzo) a 38 anni?

La risposta è proprio fra le righe di Fedeltà. Potendo osservare il pavimento virtuale del luogo in cui questo libro è stato fatto, lo troveremmo pieno di resti. E’ stato piallato, levigato, scolpito in maniera maniacale da una mano animata dal distillato di tanti altri libri. C’è un gran lavoro, si avverte.

C’è un pensiero che non riguarda solo i personaggi, che l’autore ha creato e per i quali ha rubato tanti atteggiamenti, osservando come uno stalker persone vere. C’è anche un ragionamento compositivo che si coglie distintamente. Le prime 46 pagine, ad esempio, sembrano un unico piano sequenza in cui i personaggi si scambiano il testimone incontrandosi fisicamente e ripetutamente. Quarantasei pagine che non ti lasciano andare via. In seguito ce ne sono altri di questi piani sequenza, ma sono più brevi e legano i passaggi da un personaggio all’altro con telefonate, situazioni, pensieri, fino a fondersi in una riflessione finale quasi collettiva. Si cambia personaggio nella stessa riga, senza avvertimento, senza che però questo generi confusione. Bisognerebbe scriverlo un libro, per capire quanto ci si possa spaccare la testa nel rendere attuabile una costruzione di questo genere.

Che cosa racconta però quest’architettura? No, perché potrebbe essere un esercizio di stile su un argomento che ti fa venir voglia di tirare il libro contro il gatto, per aver la scusa di correre dal veterinario e non pensarci più. Non è questo il caso. Si parla di Fedeltà. È raccontata tramite protagonisti che si rendono conto, in qualche modo, di doverla destrutturare per poterla praticare e, inevitabilmente, finiscono per agire il suo contrario. Pruriginoso, vero?

La Fedeltà ha bisogno di essere capita. Che cosa resta della Libertà se la Fedeltà è imposta dalla colpa, dalla responsabilità o dal quieto vivere? Forse un’ossessione da trascinarsi dietro tutta la vita. E’ un tema più difficile di quanto non sembri. Ad uno scrittore mediocre basta un nulla per cadere nel sentimentalismo, o, ancor peggio, nella pornografia sentimentale d’accatto. Missiroli non ci casca e cesella un romanzo che sa essere anche onestamente crudo, senza che per questo i suoi personaggi risultino preda di un narcisismo patologico. Anzi, c’è sempre molta considerazione dell’altro nel confronto, anche quando ci sono cose non dette.

Per quanto fino a qui considerato, Marco Missiroli non mi deve restituire i 19,00€ che ho speso per il suo libro incellophanato (anche se ci siamo andati vicini alla seconda citazione dei riccioli di Della Motta). Se vi capita e avete voglia di leggere un buon romanzo, compratelo. Mettete giù quella merda scritta in maiuscolo, che vi tratta da stupidi, e acquistate Fedeltà. E’ facile trovarlo. E’ il muro che impedisce alla luce diurna di entrare in libreria.

@DadoCardone

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