Dopo il Town Meeting di ieri sera ho riflettuto molto su una domanda estemporanea fatta da uno degli intervenuti:

ma esistono ancora la destra e la sinistra?

Ci ho riflettuto perché, visto il fatto che noi ci collochiamo sopra e avanti, anche se apparentemente banale, in realtà la domanda e lecita, estremamente lecita.
Volevo quasi intervenire e rispondere li per li, ma la mia timida mano alzata è passata in secondo piano per un motivo molto semplice, è difficile far comprendere che ci hanno sempre preso per i fondelli, sempre.
Capisco che dall’esterno sembriamo catastrofisti e cospirazionisti a buttarla giù così a questo modo, sempre, sempre, ma è così, sempre, effettivamente è una catastrofe.

Sulla base di questo articolo di Pansa, condivido un mio pensiero di ieri sera, sperando sia una riflessione per tutti:
la destra e la sinistra non esistono, è appurato e matematico, non sono mai esistite
il fatto che fossero state affibbiate queste identificazioni ai due schieramenti generava due distinte fazioni principali di governo, diverse e inconciliabili, ciò non era necessariamente un senso logico o un nesso con la realtà, semplicemente un’invenzione giornalistica filo-mafio-vaticana, puramente strumentale, di qualcuno che aveva interesse a dividere ancor di più il dibattito e il confronto che si stava creando. Se immaginiamo la destra e la sinistra come due mani, diventa inconciliabile stringersele reciprocamente in un accordo. Una nomenclatura in puro stile macchiavellico, di cui il “buon caro” vecchio Andreotti è sempre stato un grande estimatore ( di Macchiavelli ma anche dei giochetti di potere ), che quindi perciò lo ha coltivato con grande cura.
Sin dall’antichità, in tutto il mondo, è sempre esistito il concetto Divide et impera, Divide and Conquer, un modo per soggiogare il nemico nel modo più subdolo, creando una guerra interna di poteri e lasciare che tutto si sfasci da solo o con il minimo sforzo.
In realtà esiste solo la politica fatta dai cittadini, la politica intesa come polis ethica, etica pubblica.

Dividere in fazioni il nemico è sempre stato un buon metodo per farlo litigare con se stesso ed approfittare così delle sue debolezze, appunto destra e sinistra, qui si aggiunse la chiesa con il centro ed oggi possiamo dire che siamo stati completamente presi per i fondelli, a ‘tornello’: estrema destra, destra, centro destra, centro, centro sinistra, sinistra, estrema sinistra. Che cosa significano nel dettaglio?
Se prendiamo una striscia di carta e ci scriviamo questa sequela di stronzate di regime, quindi facciamo girare i due apici della strisciolina di carta in modo che si tocchino ad ottenere un cerchio, vediamo come le ideologie più incarnate siano esattamente uguali e quindi i partiti, come le divisioni dei gruppi a favore o contro, siano solo un concetto di suddivisione, nessun aiuto reale al paese.

Destra ed estrema destra cosa significano?
Patriottismo, purezza di spirito, tenacia, rinnovamento, antichi valori e principi, tra cui la famiglia, gerarchia, idee chiare, volontà, massimo sforzo dei cittadini per avanzo di civiltà e come nazione forte.
Riassumendo: Coraggio, Onestà, Amor di Patria, Rispetto, Disciplina, Fedeltà… ma queste parole sono vuote.
Onestà: forse questo vocabolo è meglio evitarlo.
Amor di patria: mi risulta un concetto estraneo alla destra, dato il tentativo di vendere l’Italia alla Germania per esempio.
Rispetto: di chi? non certo di chi la pensa diversamente, ne tanto meno di ebrei, extracomunitari e omosessuali.
Disciplina e Fedeltà: nei confronti di chi? Non certo della popolazione, ne tantomeno del paese. Forse a se stessi e al passato, bell’esempio dell’avanzo di civiltà, innovamento e involuzione.

Sinistra ed estrema sinistra cosa significano?
A parte un ideale ed incarnato antifascismo, in cui vedevano i peggiori concorrenti al proprio status rivoluzionario, idiotamente, questi erano i punti principali dei movimenti di sinistra;
Decentralizzazione, riduzione e suddivisione del potere costituito sulla popolazione; Maggiore tutela dei lavoratori e della cittadinanza in tutti gli ambiti e con tutte le modalità; Annullamento di qualunque controversia politica, sociale e internazionale, attraverso una completa legislazione a tutela dell’individuo; Assistenzialismo basato sulla collaborazione dell’uomo all’avanzamento della civiltà.
Riassumendo: Rinnovamento, Tutela, Diritto, Delegittimazione del potere, Crescita.
Mi astengo da qualunque commento perché inutile, soprattutto oggi visti i risultati. La mia città è governata da un gruppo politico che rappresenterebbe questi ideali, un disincanto totale, sembra tutto molto più DC.

A proposito… Il centro cosa significa?
Nulla, è l’assoluto immobilismo di non fare concessione alcuna, ma anzi di mantenersi ad un dialogo che osteggi entrambe le parti e centralizzare un potere diffuso che domini la politica, il mantenimento del potere da parte di chi ce l’ha, mafia e chiesa compresa, quindi il nulla e il tutto.

A distanza di più di 60 anni dalla fondazione della Costituente e quindi dalla Costituzione, dopo tutti questi anni da quel ciarpame idealistico che si è tramutato nel più reale immobilismo, cosa possiamo dire, chi ha vinto?
Sicuramente nessuno e tutti, ma chi ha perso realmente è il cittadino, la Costituzione e soprattutto quell’articolo 21, voluto profondamente dall’allora Presidente degli Stati Uniti d’America, Thomas Jefferson, a ispirazione del primo emendamento della costituzione americana, in cui si garantiva un’attiva partecipazione del popolo alla crescita del paese e che, a giudicare dagli ideali, era per forza di cose fortemente condiviso dalle 2 fazioni principali e attive.
Guardate cosa hanno aggiunto all’articolo 21 dopo i primi 2 paragrafi, mentre noi stavamo qui a farci belli con le tendenze delle nostre manine. Questa, oggi ad esempio, è un’autorizzazione esplicita ad intervento della Digos, nelle piazze e nelle redazioni, per tutelare i poteri costituiti, sedare le folle e ritirare materiali come striscioni, giornali e sequestrare persone che denunciano fatti di gravità incostituzionali, quindi, con calma e nell’arco delle 24 ore successive decidere che farne. Ma tanto ormai il blocco viene adottato e l’eventuale rivolta cittadina sedata. La prima versione dell’Art. 21 conteneva solo i primi 2 paragrafi, durante la Costituente, il potere si rese conto del grave problema che poteva generare questo articolo, quindi decise di aggiungere ben 4 paragrafi, mascherati da regole di buon senso comune per il buon costume ( argomento che pigliava molto al periodo ).
Ecco! Questi siamo noi, gente che non perde occasione per farsi togliere i diritti dalla manine occupate a gestire un verso, sinistro o destro, inutile e perverso.

Quindi destra e sinistra in realtà non esistevano e ancor meno ragione di esistere hanno oggi. In realtà stiamo parlando della stessa frangia di rivoluzionari, che poi di rivoluzionario non avevano proprio nulla, infatti tutto quello che ritroviamo nei loro statuti è già presente nei primi passi degli articoli della Costituzione, quindi gli anni a seguire sono stati buoni solo a generare delle inutili rappresaglie, dove bastava applicare quanto già stabilito e appurato come necessità di un popolo.
Allora potevamo definire una giovinezza della politica come causa della divisione, oggi non c’è più scusa alcuna.

Io dovrei essere felice che ci sia qualcuno contro di me, che mette in dubbio le mie conclusioni e i miei obiettivi e proponga un’altra strada, perché vede nel bene comune raggiunto dalla sua ipotesi una migliore condizione di civiltà, dovrei far di tutto affinché questa idea possa essere espressa e conciliata. Oggi non è esattamente così, si rispecchiano solo vecchie ideologie che nulla hanno a che fare con le realtà, non ci sono punk e metallari al governo e neppure tossicodipendenti, non vedo schiere di handicappati e neppure di prostitute, di mamme, di padri, di nonni. Rare eccezioni sì, ma non l’usuale portatore sano di problemi da risolvere che ci si aspetterebbe. Dovrebbero essere loro a discutere dei problemi della nostra comunità di vita, non persone in giacca e cravatta che hanno l’autista, rimborsi milionari e pensioni d’oro, che proprio per questo sono distanti anni luce dalla vita reale.

Dov’è la nostra rappresentanza oggi?
Dove sono i cittadini che soffrono, interessati perciò a cambiare le sorti del loro vivere comune?
Non ci sono, sono chiusi in casa dalla paura che gli capiti qualcos’altro di più brutto ancora, sperando di passare ancora un’altra giornata sani di corpo e di mente e sperando che tutto questo un giorno finirà.
Peccato che non finirà, chiusi in casa non finirà.

La necessità principale oggi della nostra comunità è di ritrovare quello spirito critico e quella forza e voglia di cambiare le cose in meglio, senza divisioni, ma solo confronto e condivisione.
Per questo insisto sempre sulla necessità di trovare spazi ed ambiti comuni, centri sociali e culturali, in cui chi crede di poter fare qualcosa si incontri con altre mentalità e produca delle soluzioni. In cui chi si trova soggiogato dal potere avanzi delle ipotesi di miglioramento affinché chi venga dopo, trovi una strada già spianata e delineata per risolvere il problema.
Tutto questo non deve necessariamente essere fatto con sole riunioni di carattere limitatamente politico, ideale noioso di un modo di affrontare le cose a parere di molti, ma anche giocando e divertendosi, unendo famiglie e persone con problemi societari e civili per un confronto costruttivo ed una bozza di soluzioni. Una semplice scampagnata di gruppo a castagne e funghi può essere un sistema di rilevamento dei problemi, ma anche fonte di alcune soluzioni. Così può esserlo un incontro al parco giochi con i bambini al seguito, così può esserlo un concerto, una manifestazione o un evento. Ogni incontro è luogo di condivisione.
Il problema sostanziale è che questi problemi poi non vengono affrontati e documentati, ma solo espressi ed eventualmente dilungati con una argomentazione sommaria, il lamento del cittadino è solo l’inizio, l’esposizione del problema in se.

Per questo il MoVimento 5 Stelle di Rimini sta adottando la filosofia dei Town Meetings, un modo molto intelligente di affrontare i problemi comuni insieme, documentarli, trovarne spunti e soluzioni ed in seguito produrne un resoconto. Qualcosa di concreto, la democrazia partecipata, che stabilisce quali siano i veri problemi, rendendoli reali così come sentiti dalla maggioranza della popolazione, che li documenta e ne partecipa il succo con tutti i convenuti e quelli che seguiranno. Il modo migliore di risolvere le questione emerse sarà poi presentarle alla popolazione per raccogliere un quantitativo sufficiente di proposte alternative e condivise da realizzare.

Town Meeting – Incontri nella Città: la politica dalla parte dei cittadini, allo stile della vera Polis Greca, l’antica scuola politica di Atene.
Obiettivo del Town Meeting: raccogliere idee e portarle a diventare parte del programma.
Dotazione: partecipazione, pianificazione e responsabilità. Questo è tutto l’occorrente che bisogna portarsi dietro, esclusi eventuali documenti a supporto della propria idea di sviluppo.
Approfondimenti: Paolo Michelotto http://www.paolomichelotto.it o il libro Democrazia dei cittadini.
Esempi: nel New England esistono soluzioni di democrazia partecipata dai cittadini stessi, senza comuni e gestioni occulte come le nostre, che una volta all’anno si riuniscono per decidere le questioni civili e sociali del territorio per l’anno successivo, quindi non è utopia ma già realtà. Una possibilità di annullare il discorso politico dei poteri delegati e dare in mano le chiavi della democrazia ai cittadini.

Questa è politica, questa è democrazia, questo è il popolo, questa è la nostra patria.

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