Delle porte e dei passatelli.

Ci sono cose che per capirle servono tutti e cinque i sensi. Lo sa chi domenica sera è passato per il Vicolo San Giovanni di Rimini. Chi l’ha fatto è stato colpito nell’olfatto da quel profumo atavico di brodo e vin brulé. Poi, inevitabilmente, ha visto una porta aperta, sentito accordi di chitarra, stretto mani calorose e gustato un buon piatto di passatelli. Olfatto, vista, udito, tatto, gusto. Cinque sensi, appunto, più uno, quello della Solidarietà.

Che roba è? E’ il “passatello per la ricerca” e la porta aperta ufficialmente è quella di Tommaso, ma umanamente anche quella di Diego, Elisa e di tutti quelli che hanno contribuito a questa idea un po’ inusuale. Un uscio aperto, un piatto tipico e la raccolta di donazioni per A.R.O.P. Onlus, l’associazione riminese che si occupa di assistere i piccoli pazienti di Oncoematologia Pediatrica.

Bravi? Bravissimi, ma non glorificateli, per carità. A loro piace essere considerati quei “pataca” che facevano festa lo stesso, tanto valeva attaccarci qualcosa di utile ed A.R.O.P., innegabilmente, lo è. La raccolta è andata bene, benissimo, doppiando la precedente iniziativa, quella del cappelletto. Potrete verificarne l’entità nei puntuali resoconti di Tommaso su Facebook.

Noi di Citizen, però, se ci interessiamo a quest’avventura, non è certo per il conquibus, che va ad aggiungersi alle altre innumerevoli e giuste iniziative. A noi interessa quella “porta aperta”, che poi si capisce essere un pensiero coltivato, cultura. Dice Tommaso:

“Dopo la prima iniziativa abbiamo ricevuto diverse generose offerte da parte di locali ristoratori che offrivano spazi e risorse per replicare quello che già avevamo fatto con il cappelletto. Dopo averci pensato, tuttavia, ho deciso con gli altri che la porta aperta doveva essere quella di casa mia. In un momento in cui in cui si chiudono i porti, io voglio aprire la mia porta”.

Per quest’affermazione si è addirittura preso del qualunquista da chi (solo un paio per fortuna) ha sentito minacciato il proprio credo sciovinista. Cosa c’entra la porta aperta con i porti chiusi? Per comprenderlo bisognerebbe attivare quel senso di solidarietà e magari tenerla aperta quella porta, come hanno fatto Tommaso e i suoi amici. Se la solidarietà ha un’origine culturale, se è un pensiero coltivato, la sua naturale proiezione non si lascia limitare dall’ombra di un campanile. La Solidarietà e la Discriminazione hanno sempre direzioni opposte. Chi apre la porta vorrebbe lo stesso per i porti. Chi predica prima gli italiani, poi parlerà di Guelfi e Ghibellini, poi distinguerà tra Guelfi Bianchi e Guelfi Neri e poi…

Bisognava esserci domenica in Vicolo San Giovanni, tra quegli odori, in mezzo a quella gente, a stringere mani, mangiare passatelli ed ascoltare musica per capire come quella porta aperta abbia sovvertito il paradigma dell’accoglienza, pur in una Rimini che ha fatto dell’accogliere il suo mestiere. Rinunciare a lasciar fuori l’altro, anche solo per una sera,  rende le diversità trascurabili e depone sulla soglia un insegnamento che sa molto di Zen. Per usare le parole di Publio Terenzio, uno dei padri del concetto di Humanitas, “Sono un uomo, niente di quello che capita agli uomini lo considero a me estraneo”.

Ed allora apritela questa porta, che non è solo la porta di casa. E’ il porto, è il cuore, è il cervello, è l’ascolto. Quei “pataca” del vicolo l’hanno fatto e gli han riempito la casa di cose buone, tra cui la meraviglia di vedere tante persone rispondere ad un richiamo di Solidarietà.

P.S.

E comunque il passatello era buonissimo.

@DadoCardone

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