Costretti a essere Collettività

Costretti a essere Collettività

Questa situazione surreale, al limite tra una pellicola hollywoodiana e qualche libro precocemente visionario, ha destabilizzato tutti noi. Sul virus in sé inutile scrivere, ci deve essere conoscenza scientifica e non sono la persona adatta a differenza di tanti che leggo in questi giorni. Mentre sul discorso sociale lo spaccato , per quanto triste , può avere un solo risvolto positivo che proverò ad esprimere in queste righe.

Oggi il mondo è costretto a rivedersi come collettività. Costretto è il termine corretto perché la Società che abbiamo costruito è individualista e ha dei valori nel suo insieme robotico ben precisi , è un meccanismo che va avanti per automatismo e si è visto. Una catena che non da spazio a nient’altro che a sé , difatti le misure prese sono state prese dopo varie vicissitudini e si è aspettato l’ultimo momento per attuarle e fino all’ultimo la situazione era questa : file chilometriche nei supermercati , schizofrenia da destabilizzazione , confusione di notizie e in un pasticcio, a tratti anche divertente, l’incapacità di prendere sul serio la nostra classe dirigente e la sfiducia nei confronti persino dei medici dell’OMS che già dall’inizio aveva dichiarato l’allarme e non è stata ascoltata.

La mia preoccupazione piu’ grande era il tabacco e la vostra ? La verità la disse Gaber tanti anni fa : “Non ho paura di Berlusconi in sé , ho paura di Berlusconi in me “ e quanti di noi sarebbero scappati a Nizza se avessero potuto ? Dobbiamo ricominciare a essere sinceri, con tutta la spiacevolezza che ne può scaturire.

La palla da prendere al balzo , quando finirà tutto questo , è importante. La posta in gioco è massima e deve rispondere a una domanda precisa : che mondo vogliamo ? Quali devono essere le priorità di una società civile ?

Nei carceri italiani, ad esempio, è successo quello che sarebbe dovuto succedere , per altri motivi, tanti anni fa. La sovrappopolazione e l’arrivo del virus hanno inevitabilmente fatto scoppiare la pentola a pressione . Non è momento per affrontare certi argomenti ma permettetemi di dire che è tempo.

Un senzatetto ucraino è stato denunciato perché non rispettava la regola di non stare a casa e non è una barzelletta ma una notizia verificata. La casa è un diritto previsto dalla costituzione , perché non attuare in una situazione di emergenza un piano anche per gli invisibili?

Perché i cosiddetti ultimi nella nostra poco chiara civiltà non vengono mai calcolati e il nostro sistema li esclude. Non hanno salario, non hanno redditi da dichiarare, non hanno carta d’identità : sono il nulla per il nostro sistema e per mezzi uomini addirittura sono parassiti.

Nel male di questa situazione, ci sono tantissime domande alle quali dare risposte diverse da quelle date fin’ora : oggi paghiamo i tagli alla sanità degli ultimi vent’anni, in questo mondo di mezzo tutto italiano dove il Pubblico è un po’ pubblico e un po’ privato.

Con l’augurio che questo rivedersi collettività possa essere nel bene oltre che nel male come nei migliori matrimoni , chiudo.

Buona Domenica

@alfred

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