#controculture : i Rave in Italia , Intervista a Pablito el Drito.

#controculture : i Rave in Italia , Intervista a Pablito el Drito.

Pablito El Drito è un attivista e storico ma anche un dj e uno scrittore . Ha scritto due libri per Agenzia X : “Once were ravers “ e “Rave in Italy “, ricostruzioni e interviste cronologiche di una delle subculture musicali del nostro paese , quella appunto dei rave. Eventi che per molti , me compreso , sono se non altro “controversi “, ma dei quali vorrei capire di più’. Sono affascinato da ciò che si muove nel sottosuolo e da chi organizza eventi nelle città senza benestare di nessun tipo e, soprattutto, da chi oltre a esser parte attiva del fermento si fa narratore di ciò che lo circonda. Per questo motivo ho fatto due domande a Pablito , che il 7 novembre pubblicherà il suo terzo libro dal titolo “Diversamente Pusher “ , sempre per Agenzia X .

I rave, della quale hai raccontato tanto in due libri, per la moltitudine sono un ritrovo di drogati e basta. Raccontaci cosa sono per te.

Per me il rave è una bolla spazio-temporale. Un luogo di socialità diversa, basata sull’amore per la musica e la danza.

Ricostruire cronologicamente l’ambiente rave, oggi come oggi, a cosa pensi possa servire?

Beh, acquisendo distanza gli eventi diventano storia. È quindi – io sono uno storico – mi è sembrato naturale raccontarli. In “Rave in Italy” ho concentrato l’attenzione su quattro città intervistando persone che a vario titolo hanno contribuito a costruire queste scene. Credo che il libro servisse a me per fare il mio lavoro di storico, a chi c’era per mettere insieme alcuni pezzi mancanti, e a chi non c’era a capire perché migliaia di persone hanno costruito questa scena, peraltro ancora viva e florida.

Che differenza c’è tra i rave di oggi e i rave di ieri?

Non conosco bene i rave di oggi. Non li frequento quasi più perché ho già dato abbastanza! Credo però che la differenza sostanziale sia connessa all’evoluzione tecnologica intercorsa negli ultimi 20-25 anni.. Nel 1995 i cellulari costavano mezzo stipendio, il web non era diffuso, l’informazione era propagata tramite carta, e si suonava quasi solo coi dischi o qualcuno coi DAT (!). La polizia, quando arrivava, non capiva proprio cosa stava succedendo. Un altro mondo.

Cosa ti ha avvicinato a questa tipologia di musica /eventi?

L’amore per la musica e per il turntablism. A me piaceva guardare i dj che mixavano, questo loro modo innovativo di esibirsi, di fare musica. Mi piacevano le esibizioni dei dj hiphop ma quando ho capito cosa si poteva fare con i giradischi e la musica elettronica (dance e non) ho trovato la mia via. Avevo vent’anni e ho avuto la fortuna di incontrare un bravo dj che ha avuto la pazienza di insegnarmi la tecnica. A me, che manco ero mai stato in una discoteca! Il rave vero e proprio è venuto dopo, prima Pier ed io suonavamo in cantine, bar, ex ristoranti, feste varie e primi club.

Avere una label che si occupa di musica “di nicchia” cosa comporta? Come mai hai scelto di averne una?

Perché ho scelto gli amici sbagliati!
RXSTNZ, infatti, più che un’etichetta è un incrocio tra un collettivo di musicisti e un gruppo di amici. Era prevedibile fin dall’inizio della nostra avventura che saremmo andati a cercare vie non battute, se non altro per inseguire i nostri desideri e gusti personali, svariati/svarionati. Lavoriamo su un suono di frontiera, perché siamo in qualche modo borderline. Il nostro lavoro è intermittente: facciamo quando abbiamo voglia di fare, senza obblighi o scadenze.

Hai annunciato l’uscita del tuo nuovo libro, “Diversamente pusher”, il tema della droga come verrà trattato? E cosa vorresti far conoscere a chi lo leggerà?

“Diversamente pusher” uscirà il 7 novembre per Agenzia X edizioni. Sono dodici storie di spacciatori “eretici”, che rompono con le regole che normalmente vigono nel mercato delle sostanze. Un mercato monopolizzato da grandi organizzazioni criminali. I protagonisti del libro – uomini e donne che ho conosciuto e intervistato – agiscono con schemi diversi da quelli della grande criminalità, sfidando, in modo ciascuno diverso, il monopolio di queste corporation mafiose, spesso colluse con il potere politico ed economico. Sono storie di “battitori liberi”, una minoranza tesa tra contrabbando, idealismo, imprenditoria d.i.y., hacking della chimica e antiproibizionismo militante. Storie che, seppur minoritarie, meritano di essere raccontante, perché offrono una visione inedita sul tema sostanze. Credo che “Diversamente pusher” sia il primo libro che dà la parola ai dealer, senza mediazioni o censure.

Qualche link per chi vuol conoscere meglio Pablito e acquistare i suoi libri.

Facebook : https://www.facebook.com/pablitoeldritodj/

“Once Were Ravers “ : http://www.agenziax.it/once-were-ravers/

“Rave in Italy “: http://www.agenziax.it/rave-in-italy/

“Diversamente Pusher “ : http://www.agenziax.it/diversamente-pusher/

@Alfre D’

#controculture

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