Come Dio Comanda di Niccolò Ammaniti – Recensione.

Come Dio Comanda di Niccolò Ammaniti – Recensione.

Premio Strega 2007 – Edizioni Oscar Mondadori – 478 pagine – 10,00 € al momento del mio acquisto.

Avete voglia di leggere un libro intenso? Allora vi consiglio Come Dio Comanda, di Niccolò Ammaniti. Vi terrà incollati alle sue pagine permettendovi di respirare raramente.

Rino e Cristiano Zena sono padre e figlio. Una madre non c’è, li ha abbandonati. Rino è un rissoso disoccupato, alcolizzato, con tendenze naziste, che cerca di educare il figlio alla forza. Di sicurezze, tuttavia, lui non ne ha tante, se non quella che bisogna colpire per primi e quel figlio, che lo ama e lo teme. D’altronde Rino come fare il padre se lo è inventato da solo, la sua infanzia l’ha passata  in orfanotrofio e l’unica cosa che ha imparato è la legge del più forte.

Corrado, detto Quattro Formaggi, e Danilo sono gli unici amici che ha. Quattro Formaggi l’ha conosciuto proprio in orfanotrofio, dove già era un po’ strano, ma non come è destinato a diventare dopo un incidente con l’alta tensione capitato in età adulta. Anche Danilo ha una brutta storia da sopportare. E’ diventato alcolizzato dopo che la figlia gli è morta in macchina, soffocata. Rino, Corrado e Danilo, si mettono in testa di rapinare un bancomat. La notte programmata per il colpo avranno modo di scoprire che non avevano ancora raggiunto il fondo. Dovevano ancora scavare.

Come Dio comanda è un romanzo spietato, soprattutto verso il lettore. I suoi protagonisti sono esseri senza speranza, abituati alla sconfitta, dipendenti dall’alcol e da fantasie mortali. Per loro non è previsto lieto fine e ci si trova a leggere cercando di capire se finiranno male o peggio. Non fraintendete, non è che manchino i colpi di scena, anzi. Solo che i tre balordi cercano redenzione dove possono trovare solo disperazione e in tutto ciò, pur non volendo, trascinano il tredicenne Cristiano che li considera la sua famiglia.

Ruvida, ipnotica a tratti disturbante. Non la si può proprio perdere una storia così.

@DadoCardone

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