Renzi a Rimini. Ancora tu..? Non dovevamo vederci più.

Sarà sfuggito a pochi e quei pochi saranno sicuramente stati vittime di un meccanismo di negazione, che a Rimini in questi giorni c’è stato Matteo Renzi. L’Ex Premier, ancora segretario del Partito Democratico, riparte da qui, precisamente da un convegno dedicato agli amministratori locali, e non da un congresso del suo partito.

Il Motivo è chiaro. Non c’è bisogno di leggere troppo tra le righe.. anzi è scritto proprio in grande sul palco del convegno: #energialocale. L’ultima volta che Renzi, da Premier, ha raggiunto il massimo del consenso amava farsi chiamare “il Sindaco d’Italia”. In seguito il suo atteggiamento da Miles gloriosus l’ha riportato ancora più indietro, ad un altro periodo della sua popolarità, quando al liceo lo chiamavano “il Bomba”.

Necessario dunque cambiare qualcosina, per non cambiare niente. Smesso lo slim fit, con cravatta lucida da capodanno, si presenta sul palco di Rimini immarchionnato* (beccati il neologismo Accademia) in un pullover. Il cambiamento, che ci crediate o no, è tutto qui. Certo, vi sono lievi spigolature… ad esempio i Renziani hanno scoperto che chiamare gli altri “Gufi” porta male. Soprattutto perché i Gufi sono tanti e votano.

I sondaggi che riguardano l’elettorato propongono continui testa a testa con il Movimento, ma quello su cui può contare effettivamente il Partito Democratico è la sua rete di amministratori. Renzi (o chi per lui) lo sa bene e, nello scisma tra chi governa il Partito e chi governa i territori, appoggia il cappello sulla squadra dei sindaci, lasciando a D’Alema i discorsi da padre nobile. Si tira su le maniche del maglioncino girocollo e fa.. il solito discorso.

La tecnica è consolidata, ma alla lunga noiosa, dunque la presentiamo nello schema classico di Citizen, con tanto di voti.

  • Qui comando io. Si parte con un benevolo dileggio ai padroni di casa, Ricci e Gnassi, giusto per mettere in chiaro chi sta dando una possibilità a chi. Nei momenti di difficoltà è un attimo che i subalterni si segnino i favori. Voto 10: Vedi che servono i soldi spesi per il corso di PNL?
  • Momento serio, quasi minuto di silenzio. Per creare pathos nella platea nulla di meglio che ricordare le vittime. Essendo il pubblico del PD, ancora meglio ricordare Jessica “giovane democratica che credeva nel cambiamento”, morta a Rigopiano. Voto 4: la discriminazione politica tra le vittime non si può sentire.
  • Non lo dico, ma l’ho fatto. E’ il momento in cui dopo aver ammesso le sue colpe per il referendum, decide lui che è acqua passata, talmente passata che non vuole nemmeno elencare le cose buone che ha fatto nei suoi mille giorni. Poi però le elenca. Voto n.c.: il voto sarebbe negativo, ma ad essere incoerente nello stretto giro di una frase ci vuol talento.
  • Mi prendo un po’ in giro. Per essere parte della “Cumpa di quelli simpa”* non basta tirarsi il pullover al gomito, bisogna scendere anche un po’ dal piedistallo. Fanno a d’uopo un po’ di aneddoti su Renzi che fa la spesa. Certo alleggerisce la seduta Demokrat, ma ricorda agli altri le foto (finte) del suo pretestuoso ritorno alla sua vita normale. Voto 5: di comici in politica ne abbiamo abbastanza.
  • Patto di Comunità. Renzi sa, essendo stato sindaco, che le cose più irritanti per qualsiasi Primo Cittadino sono: il Patto di Stabilità e la Spending Review. Cause principali di molti degli impicci con le partecipate pubbliche. E allora l’idea è il Patto di Comunità, costruire una proposta per liberarsi dei vincoli Europei. Come già dimostrato in passato per Matteo basta lo slogan, il resto è mancia. Voto 5 ½ : Vai… vai in Europa a proporre. Basta che non lo fai in inglese.. perfavore.
  • Pregiudicato Spregiudicato. Renzi spiega che il PD (perlomeno il suo) non elenca i problemi, ma pensa a come risolverli. Certo.. poi però per dare addosso a Grillo non fa altro che elencarne proprio i problemi. Il “Pregiudicato spregiudicato” è l’anima onnipresente del pensiero politico di Matteo. E’ evidente che lo considera l’unica cosa di cui doversi preoccupare. In ogni passaggio dell’intervento c’è un piccolo spazio per il Movimento, tanto da dedicargli le ultime parole del suo discorso: “Le prossime elezioni segneranno la sfida tra chi pensa che fare politica significhi cambiare le cose e chi pensa che fare politica sia soltanto gridare la rabbia e denunciare senza un progetto di cambiamento”(A quanto pare la sfida tra Sinceri e Cazzari rimarrà indisputata.). D’Alema, il nemico ufficiale, quello interno, riceve solo un “stanno a Roma, fanno cose..”. Voto: 2. Chi pecora si fa il lupo se lo mangia.
  • Il 40% è roba nostra. Prima della fine un messaggio di fiducia. Tutto quello che serve sapere della sentenza della Consulta è che si vince con il 40% e il PD è abbonato al 40%. Peccato però che esistano due tipi di risultato inerenti a questa percentuale. Quello in cui i Renziani sperano è quello delle Europee e delle Regionali Emiliano Romagnole, che vuol dire prendere il potere con la preferenza media del 10% degli aventi diritto. Ed è esattamente questo che la politica dovrebbe cambiare: lo schifo che suscita nella gente (per essere chiari). Voto 4: Punti di vista.

Questo, a grandi linee, il discorso del redivivo Matteo Renzi. Considerato che ha avuto due mesi pieni, per elaborarlo e provarlo, mi aspettavo qualcosa di meglio. Sto mentendo.. me lo aspettavo esattamente così.

P.S.

Andrea Gnassi, il padrone di casa, ha fatto un discorso di soli 20 minuti. Ha soltanto accennato alle sue vision classiche…. Che qualcuno gli abbia fatto notare che il suo repertorio è un po’ stantio?

*Immarchionnato: essere costretto dentro un capo di abbigliamento nello stile Marchionne

*Cumpa di quelli simpa: compagnia di quelli simpatici

 

@DadoCardone.

Share

The Amazing Gnassi Show

sipario

Come far arrabbiare un povero sindaco con una domanda non concordata.

 

Non volevamo, ma siamo costretti ad interrompere l’usuale pausa estiva di Citizen. L’evento che ci costringe a farlo non è di sicuro eccezionale, però se il nostro Sindaco è uno Stachanov della bizza isterica, non è che noi possiamo esimerci dal commentarla.

I fatti sono questi: un giornalista di SanMarino RTV ha “osato” chiedere il motivo per cui, rispetto al destino del Rimini Calcio, è stata scelta la soluzione del campionato d’Eccellenza, piuttosto che la serie D. Il Primo Cittadino di Rimini, dopo aver fulminato con uno sguardo intriso di biasimo il malcapitato cronista, ha tentato di svicolare, ma l’insistenza del giornalista ha provocato il Gnassi Show ed un paio di stilettate fuori luogo tipo… “Pensate alle fogne a San Marino e poi venite a parlare a Rimini di calcio”. Tiè!

La telecamera ha fatto il suo dovere ed il servizio è comunque andato in onda con il commento in studio di Carlo Romeo, Direttore Generale di San Marino RTV. Della serie: “Tu fai il sindaco che noi facciamo i giornalisti”.

Diciamo subito che la reazione di Gnassi non ci sorprende, né ci scandalizza, troppe se ne sono viste. Questo non vuol dire però che debba scivolare via senza commento, giacché parecchio indicativa di uno stato di cose che va assolutamente evidenziato.

Andrea Gnassi, all’apertura del suo secondo mandato, dimostra di essere un pessimo comunicatore al di fuori dalla sua “zona confort”, composta da informazione riminese poco incline all’approfondimento per quel che riguarda il Sindaco. Tutti si sono sempre limitati nel riportare le ineluttabili evidenze, senza andare mai a stuzzicarlo eppure… Se c’è una cosa che abbiamo potuto constatare in questi cinque anni è che il Golden Boy, come lo si chiamava un tempo, è uno che ha bisogno di un canovaccio molto stretto, per non essere turbato dalle variazioni sul tema… tipo le insignificanti richieste dei cittadini.

Lo ricordiamo ancora impacciatissimo riempire metaforicamente di briciole di piadina il tavolo della Gruber, alla prima ospitata televisiva da Sindaco. Quella volta gli chiesero un’analisi, quale campione rappresentativo del futuro del PD e lui riuscì a ripetere solo il mantra elettorale delle ciclabili di Friburgo. Oggi le cose sono cambiate. Al limite della sopportazione per storiella di Friburgo è fortunatamente intervenuta un’eredità lasciata dalle precedenti amministrazioni e supportata dalle mire espansionistiche di Hera: il Piano fogne. Il copione si è arricchito di fogne, appunto, e di una supposta guerra al cemento in realtà suggerita dalla crisi edilizia. Potete scommetterci però. Qualunque sia l’occasione, sia pur la sagra della patata, l’immarcescibile taglianastri di quartiere parlerà solo di quello. Fogne ed epiche guerre al cemento.

L’informazione locale, come detto, gliene da agio e non lo affronta mai sui temi scottanti della città in un apatia politically correct (per carità teniamo famiglia). Nei rarissimi casi in cui qualcuno si ricorda che il giornalismo non si fa con le domande comode Gnassi dimostra appieno di non sapere la canzone e di non reggere il confronto. Chiedere al giornalista di occuparsi delle fogne di San Marino è un cameo che racchiude tutto: il monotema, l’unico argomento in cui si sente di essere forte, e la sua incapacità di confrontarsi… casomai saranno i reggenti di San Marino a doversi preoccupare delle fogne o al limite Hera che, con quel bel depuratore sovradimensionato a monte, che non ha certo impedito i divieti balneari del dopo pioggia, pare proprio volersi espandere da quelle parti.

Con quest’avvio c’è da scommettere che sarà un altro bel mandato in stile Taglianastri, con l’unica differenza che questa volta non gli si può certo concedere di essere appena arrivato. Restate sintonizzati… ne vedremo delle belle.

P.S.

“Sai nulla della Spinta di Archimede?” .. “No, ma ha cominciato lui”

[orporick, Twitter]

dado

 

@DadoCardone

Share

Occupy Rimini – Scacco matto in tre mosse.

elimadibaLa necessità aguzza l’ingegno, quante volte l’avete sentito dire? Oggi però nuovi significati si sono aggiunti all’ingegno di una manovra, che molti diranno sarebbe stata da prevedere, ma che nessuno ha di fatto capito fino al suo compimento. Questa è la cronaca di come Casa Madiba si sia procurata un nuovo tetto e di come chi è abituato al confronto giornaliero riesca a surclassare forze soverchianti, se guidate dalla sola arroganza. In tre mosse.
L’origine di questa storia, leggendo il nome di Casa Madiba lo sapete già, è il doppio sfratto che ha messo per la strada gli attivisti di via Dario Campana e i quindici senzatetto che da loro avevano trovato riparo.

 

Prima mossa: la ruota del pavone. Dopo le contestazioni di piazza lo stesso giorno degli sgomberi e in Consiglio Comunale, giovedì, viene diffuso il tam tam di una Madiba Street Parade. Il nome appare come una provocazione diretta senza mezzi termini all’AperiSindaco, il quale aveva definito gli attivisti gente che fa volontariato “per sport”, arrogandosi qualsiasi diritto di soccorso, nei modi e nei termini congegnali alla sola sua Amministrazione. Sabato 24 maggio, attorno alle ore 16.00, davanti alla stazione di Rimini un centinaio di ombrelli multicolore faceva bella mostra di se sotto la pioggia battente, in attesa di seguire il risciò, locomotiva della protesta. Ancora una volta la risposta delle forze dell’ordine è parsa esagerata. Un numero imprecisato di Cellulari di Polizia e Carabinieri, l’immancabile Digos e un elicottero della Polizia che ha cercato di coprire col rumore delle sue pale, senza riuscirci, i canti di protesta delle potenti casse alla guida del corteo.
Screenshot_4Seconda mossa: faccio quello che vuoi tu. Come da precedenti esperienze di corteo Cellulari e celerini chiudono le vie d’accesso alle piazze. Ad ogni cambio di direzione gli osservatori (giornalisti, fotografi, etc) si chiedono se quello sarà il punto del contatto. Ancora si sente l’eco delle manganellate di appena un paio di giorni prima, ma il biscione di protesta si lascia condurre. Si comporta come Snake, “antico gioco Nokia” nel quale il serpente evita gli ostacoli e contemporaneamente aumenta il numero dei suoi componenti. Via Giovanni XXIII, Via dei Cavalieri, Via Ducale, un pezzettino di Corso D’Augusto verso il Ponte di Tiberio, Circonvallazione Occidentale, sempre ubbidienti, sempre in fila, sempre di più.
IMG_20150523_181730Terza mossa: la mano è più veloce dell’occhio. Quali possono essere gli obiettivi dei manifestanti? Le piazze? Gli edifici da cui sono stati sgombrati? Per ogni obbiettivo polizia in testa, in coda e nei sentieri altrimenti percorribili. Per ogni obbiettivo, certo … ma non per il vero obbiettivo. All’altezza della farmacia la testa del corteo continua ad avanzare mentre il grosso della fila devia verso Via Ceccarelli. Il tempo di reazione delle Forze dell’Ordine è sufficientemente lento da permettere a tutto il corteo di infilarsi nella nuova direzione. I Cellulari, richiamati, entrano nella via successiva facendo fischiare gli pneumatici per arrivare più velocemente possibile alla fine di Via Ceccarelli e impedire al corteo di proseguire. Da lì non uscirà più nessuno. Scacco matto.

Tip and Tricks (trucchi e suggerimenti). Al numero 14 di Via Giulio Mario Ceccarelli abitava una pia donna che lasciò la sua proprietà e la sua collezione di Famiglia Cristiana al Comune, per farne un uso socialmente utile. La villetta di due piani, con ampio giardino sul retro, è attualmente in uno stato d’abbandono tale che potrebbe essere usata per il set di un film Horror. I ragazzi di Casa Madiba Network, mentre alla fine della strada erano attesi da Pirro e le sue truppe (questa è un po’ difficile, me ne rendo conto), hanno introdotto clandestinamente le prime scope mai viste da quelle mura in almeno dieci anni. Il resto del lavoro è toccato a Fabio Pazzaglia che ha passato un paio d’ore nel cercare di conferire telefonicamente con il Vice Sceriffo Lisi e con l’Assessore alla Pubblica Incertezza Jamil Sadegholvaad. Ovviamente nessuno dei due si è visto perché, come giustamente ha fatto notare il Primo Cittadino in Consiglio Comunale, “la Giunta è una squadra e ognuno risponde per le sue competenze”… sono le incompetenze che proprio non si vuole intestare nessuno. Comunque sia, con l’apporto degli assessori o meno, alla fine gli agenti in tenuta antisommossa e l’elicottero si sono stufati di presidiare i tombini, perché solo quelli erano rimasti di pericolosi. Il nuovo tetto di Casa Madiba Network è stato inaugurato con un’assemblea serale, la nuova sistemazione durerà? Io consiglierei di lasciargliela perché, data l’abilità dimostrata, la prossima volta potrebbero occupare il Palas durante un convegno di Marines.
P.S.
Anche in questa azione un assente e un non pervenuto. L’assente è Sara Visintin che non si fa vedere né in Consiglio, né tra quelli che la sua estrazione dovrebbe privilegiare. Poi citare i contadini di Di Vittorio diventa una fanfaronata. Il non pervenuto è Savio Galvani, presente, ma arrivato solo dopo che Fabio l’ha tranquillizzato sulla situazione. Per fare il Comunista ci vuole il fisico.
05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

@DadoCardone

Share

Coniglio.

20150522_3168Dopo il mancato recapito del materasso nella Casa Comunale l’affare di Casa Madiba finisce in Consiglio. Presenti per l’occasione una  discreta quantità di Forze dell’Ordine, gli Attivisti sgomberati e una Giunta al gran completo con la sola eccezione dell’Assessore Sara Visintin, anello debole dell’Amministrazione che riesce a far sembrare persino Gennaro Mauro un uomo di sinistra.

Immancabili le interrogazioni sui fatti di questi giorni, come non sono mancate le reazioni scomposte del Sindaco, d’altronde ha un pubblico da accontentare. Ormai si sa l’odiens si accontenta di poco, basta che sia una scenetta semplice e soventemente ripetuta, un po’ come quelle sitcom delle quali sai esattamente  dove vanno a parare le battute, ma per abitudine ridi lo stesso. Se c’è una cosa di cui puoi essere sicuro è che Gnassi, sotto stress, offende chiunque gli capiti a tiro in maniera piuttosto infantile.

20150522_3216Questa volta è toccato me. Dopo che il Consigliere Tamburini ha letto in Aula il pezzo “Tanto Tuonò”, il Primo Cittadino non ha potuto fare a meno di chiamarmi Coniglio. Lo ammetto … non sono stato abbastanza pronto da fargli uno “specchio riflesso” o qualsiasi altra cosa si usa all’asilo, ma a mia parziale discolpa bisogna sicuramente considerare il fatto che, appunto, era dall’infanzia che non mi si affrontava in maniera tanto puerile.  A parte che anche “affrontare” è un parola grossa considerato che  l’aggettivo è stato pronunciato a mezza bocca, dallo scranno di Sindaco, in pieno Consiglio Comunale e subito ritrattato al “come?” di Tamburini.

Dunque si arricchisce il repertorio dell’ex Golden Boy. Dopo “la palla è mia”, “ho firmato a mia insaputa”, “la corte dei conti non conta”, “mamma ho perso l’aereo” e “porta rispetto che non sei a casa tua”, aggiungiamo anche “non ho detto coglione, stavo tossendo”. Una hit di successi e noi di Citizen non ce ne siamo persi nemmeno uno (che culo).

Bz51iRYoIEVuljASrSueFfNAGRkNdvfS96jiuQbMGCIAltra chicca del repertorio Gnassiano è il numero del “miracolo consiliare”. Forse non tutti sanno che le porte del Consiglio Comunale sono un varco spazio dimensionale dove la realtà spesso cambia. Lì dentro abbiamo assistito, per esempio, al “Miracolo del ponte Coletti”, che da pontaccio di ferro già deliberato si è trasformato in ponte normale. Qualcuno ricorderà anche la “prima dichiarazione di guerra al cemento” dove il veto di un semplice cambio di destinazione venne impunemente spacciato per la pietra miliare della traiettoria sindacale: da questo puntino sull’asse dell’Adriatico, voleva combattere milioni di metri cubi che nessuno aveva più i soldi per costruire…. Meno male che Acquarena e le sue palazzine Soviet hanno restituito l’immagine vera della supposto cimento al cemento.

20150522_3181Ieri, ancora una volta, i “confini della realtà” hanno fatto il loro dovere. Improvvisamente Gnassi, dopo aver sostenuto che la Corte dei Conti è un “teatrino all’italiana”, dopo essere stato per lungo tempo la ragione per cui il CDA della fallita Aeradria non cadeva, dopo aver condonato ruote panoramiche abusive…. Dopo tutto ciò (e altro ancora) si è dichiarato ligio alle regole e impotente di fronte ad atti dovuti della Procura contro di Casa Madiba Network. Ha solo tralasciato che l’evidenza dell’atto dovuto è stata procurata dai suoi uffici.

rf8o6wwxdsrsGwmwHZbjc2czfNXv2_nVBVTNJLdZcNkConcludo con due righe di cronaca. Ieri, alle interrogazioni sull’emergenza per i 15 senzatetto provocata dagli sgomberi, risposte non ne sono state date. E’ probabile che, secondo quanto dichiarato dal Vice Sceriffo Gloria Lisi, l’immobile in via Dario Campana verrà usato per la stessa funzione, ma assegnato a mezzo bando, magari uno di quelli a procedura ristretta, solo con gli invitati che piacciono all’Amministrazione. Il prode Gnassi, dopo essere stato duramente contestato da Fabio Pazzaglia  e dagli attivisti di Casa Madiba, è uscito dal Comune per continuare a discutere, tra una cornice di Celerini, più numerosi dei cristiani.Comunque ha trovato solo persone con ancora la voglia di ragionare a dispetto delle sue supercazzole. La tattica del “martire sputazzato” alla Salvini non ha potuto avere luogo.

P.S.

Esistono cinque categorie di bugie; la bugia semplice, le previsioni del tempo, la statistica, la bugia diplomatica, e il comunicato ufficiale.” [George Bernard Shaw]

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a@DadoCardone

Share

Ce l’hai un nome per questo?

filaIl 7 di maggio Andrea Gnassi, Sindaco di Rimini, presenterà alle Associazioni e agli Ordini Professionali di Rimini le Delibere del Movimento 5 Stelle e del Referente, Gruppo di Lavoro Urbanistica, Fausto Battistel. Per cause facilmente accertabili il Movimento non è stato invitato.

Quali sono queste cause? Vedete … è una questione un po’ complicata. L’idea è sì stata presentata tramite delibere approvate nel Consiglio Comunale del 17 ottobre 2013, ma per una questione tecnica non potevano essere attuate. Qualche malizioso potrebbe pensare che la questione tecnica fosse l’appartenenza al M5S…. ma non è così. Pare infatti che adesso, tramite la bacchetta magica dello Sblocca Italia, si possa. Il Governo mica da solo il permesso di trivellare l’Adriatico, di finire i cantieri della ‘Ndrangheta e riempire gli inceneritori di mondezza di altri territori che non differenziano. No. Il Governo dei Precari pensa pure all’attuabilità delle delibere 5 Stelle, ma proprio tutte: frazionamento delle unità immobiliari di grandi dimensioni in centro, recupero sottotetti etc. etc.

C’è però ancora un piccolo problema, sempre tecnico per carità. Siccome lo sblocco è merito del miracolo Renziano le delibere non possono essere più del Movimento. Per gli ignoranti che non capiscono certe cose farò un esempio più pratico. Lo “Sblocca Italia” è un po’ come se fosse un Tana libera tutti, tutti i catturati tornano liberi e chi contava prima è ancora sotto. Ora il Primo Cittadino di Rimini, dopo essersi perso fra le sue rotonde, ha trovato nuovo vigore per dichiararsi Paladino dell’anticemento. L’unico sforzo che doveva fare era trovare un nome carino e credetemi … dopo la cappella del Rimining non era per nulla facile. Rinnova Rimini. Si può usare come hashtag, fa progressista e non impegna. Sarete d’accordo che il nome è quanto serve, il resto sono quisquilie.

Anch’io ho un hashtag da lanciare si chiama #PDeincolla e descrive perfettamente la tendenza generale del Partito Democratico, non solo quello di Rimini, ma di questo oggi ci occupiamo. Comunque sia il Movimento di Rimini non perde tempo a lusingarsi, a chiedere i diritti d’autore o conquibus per la consulenza, fa una cosa diversa, ma molto più significativa. Giacché l’idea era sua, surclassa se stesso con un progetto spettacolare, una rivoluzione per Rimini, oltre che una potentissima azione culturale.

Rimini Reboot (1)Sarà mostrato ed illustrato l’8 e il 9 di maggio presso la Cineteca Gambalunga e la Galleria dell’Immagine. Una Mostra e una Conferenza dal titolo “Rimini Reboot – Riprogetta Rimini” in cui si arriverà alla fine di un progetto di urbanistica durato mesi. Altissime competenze, innumerevoli ore di lavoro e pratiche scevre della tipica presupponenza politica hanno prodotto qualcosa di unico.  Chi vi scrive, essendo stato in qualche modo parte del progetto, si sente di consigliare ai lettori di queste righe la partecipazione all’evento, soprattutto per rendersi conto della differenza tra un lavoro di professionisti sinceramente ispirati e produttori di slide, che ormai non sono più buone nemmeno per prendere un finanziamento a San Marino. Fidatevi, per questo faran fatica a trovare un nome.

Nei prossimi giorni scriverò più diffusamente dell’iniziativa. Per adesso vi voglio lasciare con una domanda: può una città rinnovare se stessa, guadagnandoci in risorse, bellezza, integrazione e fruibilità? Un consiglio … per provare a rispondere al quesito bisognerebbe eliminare il PD dal quadro generale.

P.S.

“La nomina dell’on. Aldo Aniasi a presidente della Commissione Cultura di Montecitorio ha suscitato perplessità e critiche, a nostro avviso del tutto infondate. Aniasi è effettivamente un uomo colto. Anche se mai sul fatto.”  [Indro Montanelli]

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

Share

TRC Vincit Omnia.

Cattura1Bisogna ammetterlo. Ancora molti non conoscono il TRC, ma si è fatto decisamente poco amare da tutti quelli che hanno avuto la sfortuna di capitargli tra i piedi. Bisogna ammettere anche un’altra cosa: il Trasporto Rapido Costiero è un’opera senza senso utile, che deturpa il territorio e ha messo nei guai persino quelli che la vogliono finire a tutti i costi, ma se quella di stamattina è la massima resistenza che la cittadinanza si sente di opporre i dirigenti di AM e Italiana Costruzioni possono già tirare un bel sospirone di sollievo.

I Fatti. Dopo aver aperto una ferita di quasi 10km sul territorio che va da Rimini a Riccione, da stazione FS a stazione FS, qualcuno si è accorto che dovevano essere spostati i sottoservizi, le fogne. Nello specifico in Via Portovenere questa svista (o qualsiasi altra cosa sia) si è tramutata in un bel guaio per i residenti, che potranno entrare e uscire, dalle loro case, solo a piedi per un periodo stimato in circa un mese. Le questioni da puntualizzare sono diverse.

Lo spazio carrabile lasciato a disposizione è di 120 cm, meno di un manico di scopa. Già a causa del precedente confine di cantiere ai mezzi dei Vigili del Fuoco era inibito l’accesso, ora non possono passare nemmeno le ambulanze. Qualcuno dice che è sopportabile, altri, magari quelli con un invalido del 100% a casa, non sono tanto convinti, in ogni caso questi riccionesi di serie b si vedranno spegnere principi d’incendio con i Canadair e dovranno stare molto attenti al colesterolo per evitare infarti troppo fulminanti per essere raggiunti a piedi.

Altra singolare questione è il fatto che nessuno sembrava sapere quello che sarebbe avvenuto. Una mattina è apparso un cartello giallo con l’invito a spostare i mezzi di locomozione da casa, stop. Il Sindaco Tosi, a piene pagine di giornali, dichiara “non ne sapevo niente, ero a Milano”, esiste però un’ordinanza del 27/04 firmata dal Dirigente della P.M., Dott.ssa Graziella Cianini, che dispone quanto poi è successo ed inoltre la motivazione non lascia scampo, in quanto si parla di un lavoro che per sua natura deve essere programmato per tempo. Se qualcuno si fosse preoccupato della corretta comunicazione forse stamattina si sarebbe vista qualche lacrima in meno e qualche bestemmia sarebbe rimasta in canna, ma, nell’evidenza dei fatti (ne sono testimone) c’era molta confusione su ciò che sarebbe successo.

I casi sono due: si sapeva o non si sapeva. Sembra un’affermazione ovvia, ma anche l’ovvio nasconde conseguenze. Se si sapeva non si voleva essere scocciati per qualcosa di inevitabile. Se invece non si sapeva qualcuno ha fatto male il suo lavoro. Nel primo caso l’elettorato farà le sue considerazioni, nel secondo ci si affida alla fede, ossia è meglio pregare. In entrambi i casi questa mattina c’erano persone molto preoccupate perché pensavano di doversi guadagnare l’uscita di casa tra alberi e ringhiere, sperando di non dover muovere i residenti disabili. Non è così, i 120 cm sono miseri, ma garantiti. Per scoprirlo la Consigliera Regionale Sensoli (M5S) è arrivata sul cantiere la mattina presto, poi è ripartita lasciando un appello per il Sindaco Tosi (sperando che non sia a Milano).

Questi i fatti. Ora però vorrei concludere riprendendo la considerazione con cui si è aperto questo pezzo. La resistenza al TRC è ridicola. Sia chiaro, non parlo di resistenza alla maniera palestinese, sebbene un bel muro stile Gaza sia comunque stato approntato. Parlo della presenza, parlo di far pesare l’opinione pubblica, parlo di non pensare che i guai degli altri siano semplicemente… degli altri. Lo avevo già visto ai tempi dell’abbattimento della proprietà Moretti a Rimini, ma non solo li. Sembra che il lato opposto della strada sia un’altra dimensione, un luogo che non ci riguarda, figuriamoci quello che succede in un altro quartiere o in un’altra zona della città. E’ indifferenza? E’ rassegnazione? Qualsiasi cosa sia è esattamente quello di cui ha bisogno chi vuole portare avanti un’opera devastante come il TRC. Questa mattina c’erano degli attivisti del Movimento, una giornalista del Carlino e  quattro o cinque residenti, che comunque erano meno dei carabinieri. Questo cosa dovrebbe fermare?

P.S.

Mentre me ne stavo andando ho avuto un’idea geniale per ovviare alle difficoltà dei mezzi di soccorso sanitario. Si potrebbero istallare delle catapulte nei cortili per lanciare chi ha bisogno di soccorso alle spalle dei condomini, dove la strada è ancora praticabile. Prima di dire che si tratta di un’idea assurda affacciatevi alle finestre e date un occhio a cosa vi hanno costruito davanti casa.

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

Share

Suona e scappa.

suona e scappaLo dico subito. Intendo fare pressione sulla Giunta perché sia garantito il diritto delle nonne di fare la maglia al parco. Come dite? Ovvio che si può?! Eh no, con l’attuale Primo Cittadino, dovreste saperlo, le cose ovvie sono solo quelle che lui ratifica.

Mi riferisco alla lettera agli Amministratori di Condominio con cui si modifica (?) il Regolamento della Polizia Municipale, per fare in modo che i bambini possano usare i cortili dei condomini per giocare. E’ un’altra Gnassata o il povero Andrea è stato un bambino infelice e non ha mai saputo che dall’Antica Roma i bambini fanno un po’ come cazzo gli pare.

La ragione più ovvia a questa lettera è la figura barbina, votata di recente in Consiglio Comunale, con cui attualmente ci dovrebbero essere degli agenti della Municipale che chiedono i documenti a bambini che giocano a palla, per capire se hanno l’età per farlo o meno. Per inciso: una cappella elettorale di dimensioni enormi.

Potrebbe anche essere però che il Sindaco non abbia vissuto la sua infanzia in maniera adeguata e il suo percorso di vita (suo e dell’Assessore Sadegholvaad) non l’abbia portato a relazionarsi con degli infanti. Giacché chi vi scrive ha vissuto una bella infanzia con ginocchia sanguinanti ed anziani sequestratori di palloni, proverà ora in poche righe a spiegare quel periodo di vita ai dispersi nello slogan.

I bambini, tutti i bambini, se non soverchiati dalla prepotenza degli adulti educatori, sono dei fuorilegge. Non temono i richiami dei loro genitori, le massime autorità per quanto ne sanno, figuriamoci se hanno in mente cose come regolamenti condominiali o comunali. Nel loro mondo la relatività comanda, oggi possono essere guardie, domani ladri, con la costante di essere sempre degli eroi. E’ normale che sia così … v’è un’energia spettacolare che nasce dalle loro menti: si chiama fantasia e li porta continuamente a truffare la realtà adulta. Anche le bambine più composte e leziose sono in realtà delle millantatrici che si spacciano per principesse, dame del te’ e grandi cuoche.

I bambini sono anche drogati di adrenalina. Più un anziano (che per loro sono semplicemente tutti quelli che non giocano più) si dimostra astioso e vendicativo, più gli vanno a suonare il campanello, per il brivido di una fuga rocambolesca e questo  si fa che sia vietato in un regolamento o meno. Quanto dura quest’età? Il limite è l’inizio dell’epopea dell’innamoramento, quel periodo cioè in cui il demone ormone li guiderà verso i più grandi problemi dell’esistenza comunemente intesa. Allora palloni, finestre rotte e campanelli perderanno il loro fascino e le divise acquisteranno importanza solo per quello che nascondono nelle tasche.

Capisco che gli Amministratori di questa città facciano molta fatica a capire quanto sia incontenibile la fantasia, semplicemente perché ci hanno poco a che fare, ma, anche ammesso che un regolamento simile sia inteso come protezione dell’infanzia, non esiste niente che possa normare l’uso di un cortile o l’attrattiva di un’arrampicata pericolosa.

Ammesso e non concesso che questi abbozzi siano un tentativo di dare una città migliore ai bambini riminesi anche stavolta, come tutte le altre, si sta guardando nella direzione sbagliata. Per salvaguardare l’infanzia bisogna eliminare il degrado … il che non significa più rotonde per tutti.

P.S.

Canta pure, Grillo mio, come ti pare e piace: ma io so che domani, all’alba, voglio andarmene di qui, perché se rimango qui, avverrà a me quel che avviene a tutti gli altri ragazzi, vale a dire mi manderanno a scuola, e per amore o per forza mi toccherà a studiare; e io, a dirtela in confidenza, di studiare non ne ho punto voglia e mi diverto più a correre dietro alle farfalle e a salire su per gli alberi a prendere gli uccellini di nido.”  [Pinocchio – Carlo Collodi]

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

Share

L’idea di Città.

ideaRimini è un cesso. Non fraintendetemi, non lo sarebbe di per sé, ce l’hanno fatta diventare e il degrado che si scorge ovunque ne è la prova.  Il Sistema della rendita non ha retto alle sfide del futuro, il resto l’han fatto politici che si credono imprenditori.

Questo mese è stato presentato il Rapporto sulla Povertà della Caritas. Cifre imbarazzanti per una città di nemmeno 150.000 abitanti. I Poveri a Rimini sono quasi ottomila … un’altra umanità nascosta tra le nostre ombre. Il Rapporto dice che i richiedenti calano, ma le prestazioni richieste aumentano.  Significa che molti degli extracomunitari, da cui ci sentiamo flagellati, hanno ritenuto più confortevole la povertà di casa loro e qui vengono solo a fare la stagione (in spiaggia c’è posto per tutti). Chi rimane a chiedere gli oltre 150.000 pasti preparati da Caritas e mensa dei Frati? Gli Italiani. Un povero su tre è uno di noi e, considerando che per i connazionali esistono ritrosie dovute a cose come la dignità, questi numeri sarebbero anche da aggiustare per difetto.

Sembra però che si sia tutti impegnati a pensare ad altro, anche in maniera piuttosto compulsiva. Lo stesso Sindaco, invitato a parlare nel consesso dove si è presentato il rapporto, era confuso rispetto a come trattare il problema e molto infastidito dalla foto di copertina della conferenza: un senzatetto con il Ponte di Tiberio come sfondo. Pare che abbia parlato di fogne e di come la sua idea di città dovrebbe sconfiggere la povertà … peccato che alle settemila persone, incontrate solo dalla Caritas, mancasse un’idea di stipendio e un’idea di un pasto consumato ad una propria tavola.

Non la vedo questa idea di città. Probabilmente è un limite mio, ma ciò che vedo è un impoverimento costante senza soluzione di continuità. Il Jobs Act ha permesso di falsare i registri, ma i marciapiedi del centro sono  cornice di serrande con un dito di polvere sopra, il resto è un bollettino di guerra. Se vi sentite resistenti alla depressione fatevi un giro sul Portale dei Fallimenti di Rimini scoprirete che esistono  518 procedure concorsuali aperte e, tra queste, scorgerete nomi come Rimini & Rimini S.p.A., Editrice la Voce S.r.l., Ge.CO. S.r.l.,  però non leggerete  l’ansia dei sessanta dipendenti del Mercatone UNO.

Esodati, padri separati, pensionati con la minima, usurati, madri sole, cassaintegrati, imprenditori asfaltati dalla crisi, licenziati troppo giovani per andare in pensione e troppo vecchi per trovare un lavoro, giovani con formazioni senza valore, extracomunitari che non trovano posto nemmeno al semaforo. Se una Comunità non si occupa prevalentemente di questo, di che altro si dovrebbe occupare? Se la Politica usa le risorse per un’idea di città senza l’ambizione di abbattere le fasce di povertà, che la costringono sul fondo del barile … a che serve?

Il concetto è fondante. Certo Rimini non è l’unica ad aver a che fare con la povertà, ma la povertà è promossa e distribuita a Rimini come nel resto del Paese dalla stessa classe politica. Gente convinta che con uno slogan si possa cambiare la realtà, ma che, nel migliore dei casi, è completamente scollegata dalla stessa … nel peggiore si sta facendo gli affari suoi sulla pelle degli altri.

Prendiamo però proprio Rimini come esempio. Il Sindaco Gnassi, nel suo discorso al convegno Caritas, ha brillantemente sostituito la canna da dare al povero (“Se un uomo ha fame non regalargli un pesce, ma insegnagli a pescare. Solo così non lo avrai sfamato per un giorno, ma per sempre”) con delle reti e così slogan e diritti d’autore sono sistemati. Per il resto dell’intervento ha parlato della sua idea di città contro la povertà, citando le fogne, un po’ come quando al Consiglio Tematico sulle Mafie aveva contrapposto il rifacimento di via Roma alla Criminalità Organizzata.

Monodiscorso Gnassi non ha tutti i torti, nel senso che l’unico modo di sconfiggere la povertà è un filtro culturale. Il problema però è che questo setaccio deve essere un’idea di comunità, non l’idea di città che possa farlo ricordare come il Sindaco che ha pedonalizzato il Ponte di Tiberio e scoperchiato il Teatro Galli. Rimini è piena zeppa di puttanate, costose già in fase progettuale e devastanti in quella gestionale. Facciamo qualche esempio?

  • TRC: una corsia protetta per autobus da cento milioni di Euro (per adesso) che, ancora non finito, ha messo Agenzia Mobilità in una spaventosa situazione debitoria. AM, che come agenzia doveva essere semplicemente un organo di controllo, spinge per fusioni e ed espansioni pur di sopravvivere. La politica appoggia con il Deputato “Piuttost che nient” Arlotti: il TRC prosegue, gliel’ha detto Del Rio. Assolto per non aver compreso il fatto.
  • Palacongressi: un’altra smargiassata da cento milioni di euro che ha bisogno di varianti delle varianti agli accordi di programma, non per giustificare se stessa, ma per sopravvivere al mutuo. Succede così quando i politici cominciano a credere alle sciocchezze che loro stessi raccontano, ma nel caso specifico il destino di un’opera che doppia una struttura già in crisi era scritto … non c’era bisogno di leggerlo nella palla di marmo da un milione di euro. Per dargli respiro, mentre siamo tutti in attesa di questo gran piano per veder ridecollare il “disco volante”, ci ritroviamo una piscina che disturba una fiorente attività poco distante e delle palazzine Soviet.
  • Aeroporto: un buco superiore a 50 milioni di euro e la maggioranza pubblica di una società partecipata dispersi nel vento. Per far credere che fosse un aeroporto da un milione di passeggeri la politica ha fatto qualsiasi cosa, anche far finta di non vedere. Un bene pubblico svenduto in saldo al prezzo di una fidejussione, messa assieme con una ridda di capitali sociali di aziende che non hanno neanche incidentalmente a che fare con la gestione aeroportuale.

Solamente con questi tre esempi abbiamo accumulato 150 milioni di Euro di spreco.  Soldi pubblici, soldi privati, recuperati dal Comune,  dalla Regione, dallo Stato, non importa da dove arriva ciò che è stato buttato , quello che importa è che la Comunità Riminese ha catalizzato su di sé questi capitali e il risultato è quello che tutti possono vedere.

Ora… per una mera speculazione intellettuale provate a pensare se Rimini questa capacità di attrarre denaro l’avesse investita sugli Ultimi. Badate bene, non sto parlando di quell’assistenzialismo che mette persone disagiate a lavorare presso un’azienda, che ne ha poco bisogno, giusto per dare ad una trentina di individui il quarto di uno stipendio basso e mettere l’animo in pace ad un membro Rotary. Avete mai pensato che il ripristino della dignità degli ultimi potrebbe essere un’occasione di lavoro?  Sto pensando ad un’enorme cooperativa sociale in House, ma poi mi viene da pensare anche ai 300 mila euro  buttati nei capanni degli attrezzi Ci.Vi.Vo. ed allora è meglio aspettare che il PD finisca di cannibalizzarsi da solo.

P.S.

L’applicazione di filtri culturali è un lavoro lungo, cui dovrebbe partecipare tutta la Comunità e da cominciare a sperimentare in età scolastica. Il massimo che può fare questo post è stimolare  una riflessione, cioè far riconsiderare qualcosa che si sa già. La tendenza comune, anche se ben mascherata, è quella di percepire una persona finita in stato di povertà come qualcuno che non è stato in grado di affrontare la vita con sufficiente intelligenza e lungimiranza. La verità è che però la vita, spesso, si accanisce contro le persone in modi veramente assurdi. Essere povero non è una colpa, ma un concorso d’inadeguatezze del modello di società che promuoviamo. Consideratelo.

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

Share

siamo quel che mangiamo

Avviso: questo ipertesto non è per una lettura frettolosa. Gli argomenti trattati, qui contenuti, possono impegnarti per ore, i risultati cambiare il tuo modo di vedere le cose dall’interno e dall’esterno, la tua visione globale del mondo potrebbe diventare una necessità impellente di cambiamento. Quindi sconsiglio vivamente una lettura sommaria. Inoltre gli aspetti trattati sono di una crudezza inimmaginabile, assolutamente sconsigliata ai bambini e ai deboli di cuore, alle persone sensibili, alle donne in cinta e a chi ha problemi psichico-mentali anche di lieve entità. Non sto scherzando.
Perciò, cosa stai a fare ancora qui? Ci sarebbero tante cose belle da fare: una passeggiata, un po di TV, una partita a carte o una birra con gli amici, un buon libro, quella cosa che stavi rimandando da tempo immemorabile… tutto è meglio di questo.
Ebbene?
Stai ancora leggendo?
Non dire che non ti avevo avvisato.

Leggi tutto “siamo quel che mangiamo”

Share