Casa Don Gallo, una soluzione non emergenziale.

Rimini:  Coloro che si interessano ai destini della propria città avranno sicuramente sentito degli imminenti lavori di ristrutturazione a Casa Don Gallo, il centro nato come riparo per l’emergenza freddo e restituito alla dignità di un percorso di riscatto dall’autogestione di Homeless e associazioni del Network Casa Madiba.

Quello che invece non viene sottolineato è che il progetto di ristrutturazione deriva direttamente dal lavoro degli ospiti di questa struttura che, unitamente ad alcune figure professionali, hanno ripensato al loro spazio, non come a qualcosa di emergenziale, ma come un luogo da cui ripartire. Ce lo raccontano in questo video Manila Ricci, l’Architetto  Bernard Neulichedl e il Dott. Paolo Pecci.

Per chi volesse dare sostegno e spinta alle politiche dell’abitare, l’appuntamento è per il corteo di Sabato 22 dicembre sotto l’Arco D’Augusto. https://www.facebook.com/events/273265293371567/

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Casa Gallo? Legale solo sotto i tre gradi.

Di casa Gallo abbiamo scritto tante volte, inevitabilmente. Se c’è un frangente dove questa amministrazione rivela i propri limiti, in quella che dovrebbe essere una consiliatura di sinistra, è proprio la vicenda dei 20 sfrattati del Villino Ricci, divenuti ormai i quasi 50 ospiti di Casa Gallo (Don).

Un breve riassunto per chi si fosse perso le puntate precedenti. Nella primavera dell’anno 2015 gli attivisti del Network Casa Madiba affiancarono alcuni senzatetto nell’occupazione abitativa del Villino Ricci, immobile abbandonato da decenni in via Ceccarelli.

Dopo una serie di azioni legali l’Amministrazione riuscì a far dichiarare l’immobile, nel frattempo restituito ad un decoro di cui usufruiva anche il vicinato, pericolante. Passo necessario per sfrattare i senza casa perché, come ci piace ricordare appena se ne presenta l’occasione, occupare a fine abitativo non è illegale. Illegale è solo riempire le strade di indigenti e poi pretendere che tutti rientrino nelle cure di un sistema approssimativo e mal gestito.

Il problema fu che l’azione legale palesò i suoi effetti proprio alle porte dell’inverno e i “castigapoveri” si trovarono nel mezzo di un contraccolpo di immagine, senza sapere come gestire le persone cui erano riusciti a togliere un tetto. Da qui il bando di via De Warthema da cui nacque Casa Gallo, vinto proprio dagli attivisti del Network Madiba.

Vincere in questo caso è una parola che va presa con le pinze. Certo per gli attivisti il risultato fu notevole, quasi un’ufficializzazione del loro lavoro, ma il contributo economico per quanto richiesto era semplicemente ridicolo. Infatti il bando fu abbandonato da tutte le organizzazioni ufficiali, impossibilitate a garantire un servizio secondo i loro canoni.

Così non è stato per Casa Gallo, per molti aspetti autogestita dagli stessi senzatetto, in un percorso di affrancamento dalla loro condizione. Un modello sicuramente da osservare e da sperimentare in tante altre situazioni, secondo molti osservatori. Non però secondo gli uffici di Gloria Lisi, che non sono mai riusciti a leggerne lo spirito innovativo, forse perché più preoccupati a preservare il sistema così com’è (e non ho fatto certo un complimento).

Finito il termine temporale, previsto dal bando, l’Amministrazione ha riaperto la sua battaglia legale contro attivisti ed ex senzatetto (ex perché Casa Gallo è una casa a tutti gli effetti), tra l’altro senza aver pagato nemmeno l’anticipo previsto del misero rimborso spese e chiedendo il pagamento delle bollette, per un servizio reso molto oltre quanto pattuito.

In questi giorni leggiamo sulla cronaca locale che ai “gestori abusivi” e ai “bisognosi” è stato “concesso” di rimanere dentro la vecchia cartiera di via De Warthema, fino al 30 aprile. In realtà questa è una concessione che che l’Amministrazione fa a se stessa ogni inverno da quel 2015, perché Casa Gallo, che lo si voglia ammettere o meno, svolge un servizio per tutta la comunità e lo fa non semplicemente gratis, ma sotto minaccia di sfratti e denunce.

Non retribuiti, non rimborsati, denunciati, continuamente sotto il tiro della feccia fascista che individua quel luogo come una calamita per la propria frustrazione xenofoba, con le preoccupazioni di coloro che devono gestire persone abbandonate dalla società (con tutto ciò che ne consegue), ma… quando si scende sotto i 3° possiamo portare pazienza fino a primavera e permettergli di continuare a spendersi in questo servizio gratuito. Che meschinità.

P.S.

Dei meravigliosi lavori che si dovevano fare al Villino Ricci e per i quali gli Homeless dovevano sgombrare, ancora non si è vista traccia. L’unica cosa che cresce virtuosamente in quel luogo è, ormai, solo l’albero di cachi. Più che un abbandono, un monito di quanto la meschinità porti a confondere il proprio utile con la Giustizia.

 

@DadoCardone

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Casa Don Gallo e lo scandalo della cucina abusiva.

Una domanda. La Legge è Legge e questa, oltre ad essere una tautologia, è un mantra che ci sentiamo ripetere molto spesso, soprattutto quando si parla di poveri. La solerzia o meno con cui si applica questa Legge però non può essere considerata indice di discrimine?

Di cosa sto parlando? In breve. Stamattina i Carabinieri Verdi, la nuova Forestale, hanno sequestrato una baracca di 5 metri quadrati adiacente a Casa Don Gallo, con la motivazione di un abuso edilizio. Per capire il perché le Forze dell’Ordine si siano precipitate a controllare la regolarità in posto fino a ieri abbandonato, con tanto di fotografo  al seguito, bisogna fare un passo indietro.

La Baracca di cui parliamo è tristemente famosa, come altri numerosi luoghi di Rimini, per essere stata nel tempo: magazzino di refurtiva, luogo di spaccio e consumo di stupefacenti, nonché riparo di fortuna per il vario tipo di umanità che vive nel Parco Marecchia allo stato brado.

Gli abitanti di Casa Don Gallo, nell’ambito dell’ingentilimento dei luoghi in cui vivono, si sono rimboccati le maniche e hanno pulito, tinteggiato e cancellato il degrado di quello che era, a tutti gli effetti,  un bubbone purulento a dieci metri dalla porta di quella che considerano Casa.

Fin qui tutto bene, ma poi, avventati, hanno pensato che uno spazio pulito e vuoto non avesse senso in quanto tale ed hanno provato a farci una cucina. In tempo di record la Legge a fatto il suo corso perché, si sa, la Legge è Legge e… se c’è anche il fotografo al seguito si può informare con altrettanta solerzia che Rimini, la città cresciuta grazie all’abuso edilizio, questa volta è stata difesa.

Il leguleio che ha avvertito carabinieri e giornali se ne compiaccia. Quella baracca tornerà ad essere un pezzetto di Inferno sulla terra e i Poveri che volevano dargli una diversa destinazione dovranno continuare a servirsi delle mense regolarmente finanziate. Nulla deve scappare dal sistema.

Oddio. Quasi nulla. Perché se la Legge è Legge, lo è sempre, sia per le indicazioni che per le conseguenze. Sarò malizioso, ma non mi sembra sia sempre così. Faccio un piccolo esempio. La prima volta che nell’era Gnassi fu montata la Ruota Panoramica si trattò di un abuso edilizio. Non subito, ma dopo qualche mese superò i limiti consentiti dal permesso di “Spettacolo viaggiante” e rimase per diverso tempo senza il “Permesso a costruire” necessario per un ulteriore stazionamento.

Inutile ricordare quanta importanza avesse per l’Agusto Gnassi quel catafalco posizionato proprio ai bordi della “Palata dell’Anima”, infatti nessuna anima penò per quello che in tutti gli aspetti del caso era un abuso edilizio. Nessun intervento delle Forze dell’Ordine, nessun sequestro, ma una veloce sanatoria che passò tutti i punti all’Ordine del Giorno del Consiglio Comunale.

Ora. I miei lettori (tutti e due) mi scuseranno se oso paragonare gli interessi dell’Augusto con quelli di Poveri Cristi che, a tentoni, cercano di modificare la rotta della loro esistenza, ma proprio non ce la faccio a non vederci un atto di discriminazione. Non dei Carabinieri, per carità, l’ordine di servizio si esegue. Nemmeno del fotografo, che pure “adda campà”. La discriminazione è propria del sistema che manifesta la volontà di mantenere gli indigenti in uno stato di impotenza, persino quando in realtà fanno qualcosa di utile anche se non burocraticamente corretto.

Chi è il sistema? Si potrebbe filosofeggiare sulla questione, ma fa parte del sistema anche  la mentalità vigente con cui noi consentiamo ci si amministri. Fino a che si deturpa Rimini con le vision di “Chi può”, va tutto bene, ma poi appena un povero alza la testa e pittura una caspita di baracca abbandonata arriva la Polizia con la stampa a seguito, quantomeno esagerato.

Adesso facciamo un gioco ed elenco le 10 cose che secondo me rovinano Rimini e non la migliorano come invece avrebbe fatto  una semplice baracca messa a posto, tra l’altro con costi decisamente diversi.

  • La Ruota Panoramica. Ricordo che tolsero il tendone dei libri perché rovinava il paesaggio, non mi pare che il catafalco lo migliori.
  • La casa dei Matrimoni. Come sopra, in più sembra un cesso pubblico.
  • La ciclabile del Mare. Non che al mare non ci voglia un ciclabile, ma una con lo scalino nel mezzo può essere nata solo da una libera interpretazione del codice della strada. A margine: ma poi, visto che era diversa dai progetti presentati in Regione, alla fine ce la dobbiamo pagare tutta noi?
  • La Nuova Questura. Luogo di degrado assoluto e di pericolo per la salute pubblica quando si trasforma in una palude.
  • Tutte le Colonie. Albergo di ogni tipo di traffico illecito che l’estate porta con sé.
  • La pista del TRC. Cemento che ha impermeabilizzato dieci km di cortili, un eco-mostro che viaggia a pochi centimetri dai condomini che si affacciano alla ferrovia (alla faccia di Friburgo).
  • Il ponte su via Roma, che ancora non è finito, ma già sembra una rampa di lancio per missili. Se la vede Kim Jong-un ce ne tira un paio preventivamente.
  • L’impianto di condizionamento della Biblioteca Gambalunga. Un tubo di rame di un diametro assurdo che finisce in uno scatolone, sempre di rame, delle dimensioni di una Fiat Panda. Più di 200 mila euro che si potevano spendere in libri e innovazione.
  • La futura passerella che si appoggerà come un parassita al panorama del Ponte di Tiberio, insistendo su una banchina non collaudata dagli anni ’70 e sfondando mura storiche.
  • La Cittadella dello Sport. Gli unici campi in sintetico nei quali pascolano le pecore. Pare che al posto della lana producano un misto poliestere.

Mi fermo qui, ma ci sarebbe altro. Il punto è, ormai penso di essermi spiegato, che se l’Amministrazione acconsente si può fare anche la festa di capodanno dentro un cantiere, o sorvolare su perniciose situazioni di degrado, ma se Casa Don Gallo prova a migliorare non deve permettersi di toccare nemmeno la mondezza.

Concludo con un invito. Visitate la pagina Facebook di Casa Don Gallo e ascoltate le loro voci prima aprire il giornale domani mattina, perché, come si è chiaramente visto, oggi serviva solo il fotografo, l’articolo era già scritto.

P.S.

“All’avvocato bisogna raccontar le cose chiare: a noi tocca poi a imbrogliarle.”

[Avvocato Azzeccagarbugli  – Promessi  Sposi]

 

@DadoCardone

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Casa Madiba mette in mora il Comune.

Abbiamo parlato più volte di quest’argomento e qualcuno degli abituali lettori (tutti e due) ci chiede spesso se vi sono state evoluzioni. Il tema è Casa Don Gallo e la questione, perlomeno una delle questioni, sono i denari che il Comune doveva corrispondere all’Associazione Rumori Sinistri per il servizio svolto nella contingenza dell’Emergenza Freddo.

Era il dicembre del 2015. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, gli stessi ponti da cui si sono potuti allontanare i senza tetto, trovando riparo per due inverni consecutivi. Casa Don Gallo, va detto, è tutt’altro che un basico dormitorio dedicato all’Emergenza Freddo, come nelle intenzioni di chi aveva redatto l’Istruttoria di assegnazione. Il luogo è diventato sopra ogni altra cosa un volano progettuale contro le politiche di mutualismo emergenziale.

Quello di cui vi rendiamo conto oggi però è la diffida ufficiale, redatta dall’Avvocato Giordano Varliero, nel persistere a non corrispondere la somma stabilita di 15 mila euro. Un rimborso (non una retribuzione), tra l’altro stabilito unilateralmente, mai pagato per il primo inverno e nemmeno ipotizzato per il secondo. Quando si dice fare i caritatevoli con l’impegno degli altri.

Di richieste d’incontro per dirimere la questione, come si legge nel comunicato delle associazioni, ce ne sono state diverse e diverse sono state le scuse per non considerare le proposte degli attivisti. La più memorabile delle affermazioni rimane però quella di Gloria Lisi, Vicesindaco e titolare del Welfare, che riportiamo per tramite di testimoni presenti, : “L’inverno scorso non ha fatto neanche così freddo” (disse quella col termosifone e una casa).

In ogni caso, dopo una prima diffida bonaria, è giunta l’ora dei carteggi legali ( Diffida-ad-adempiere) nei quali l’Avv. Verliero da dei riferimenti piuttosto precisi. A noi di Citizen non rimane che sottolineare come questo nuovo incontro tra Davide e Golia non faccia altro mettere in evidenza in brutto rapporto tra la politica e la cittadinanza, tanto più se sinceramente attiva.

Una nota a margine del comunicato, ma neanche troppo, riserva parole dure anche per quelli che dovrebbero essere i rappresentati direttamente eletti dai cittadini, che appoggiano i concetti, ma si dissociano dalle pratiche. Il riferimento è a Luigi Rancoresi e Kristian Gianfreda colti impreparati a parlare di Emergenza Abitativa.  Chi vi scrive la trasmissione l’ha vista e deve osservare che la preparazione sul tema era oscurata dall’eleganza di Camporesi (ho detto tutto).

I ragazzi del Network Casa Madiba, come in altre vicende, si trovano volutamente deformati da retoriche che parlano di anarchia e d’insurrezione, mentre tutto quello che fanno è praticare un futuro migliore. Protesta e Disobbedienza Civile sono mezzi leciti, come dimostrato dalle recenti assoluzioni a formula piena di attivisti proprio del Network. Il problema è che la gente e i politici che corrono dietro alla gente confondono la Legalità, senza tra l’altro considerane i principi evolutivi, con la Giustizia Sociale. Non sono proprio la stessa cosa.

Anyway. La questione è facile. Era stato concordato un rimborso per un lavoro. Di lavoro ne è stato fatto molto di più. Del rimborso neanche l’ombra. Qualsiasi altra considerazione è subalterna a questo semplice assunto.

P.S.

L’atto di disobbedienza, in quanto atto di libertà, è l’inizio della ragione.

[Erich Fromm]

 

@DadoCardone

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Gloria Lisi, un bel problema per Gnassi.

lisisenzaMolto probabilmente succede anche in altri posti, non lo so. Qui a Rimini sembra, sempre più spesso, di vivere un romanzo di fantapolitica, uno di quelli in cui si narra di un futuro lontano nel quale anche i poveri, per essere accreditati tali, dovranno avere il loro codice a barre ed essere attaccati alla mungitrice del Sistema o, altrimenti, riconvertiti a biomassa.

Di romanzi così ne ho letti tanti, erano quelli in cui le multinazionali si sostituivano ai Governi e cose del genere. Sembravano possibilità così remote… eppure ci siamo arrivati praticamente con gli stessi vestiti che avevamo addosso quando studenti e operai scendevano in piazza a lottare per i propri diritti. Oggi i servizi basilari come acqua, istruzione e Sanità vengono privatizzati, se 50 studenti scendono in piazza per protestare contro la #buonascuola li blindano neanche fossero degli Hooligans e se non sei un povero “certificato” devi toglierti di mezzo,  renderti invisibile.

Sì, sto parlando di Rimini. L’ultimo fatto in ordine di tempo, quello che mi ha costretto a rimettere le mani sulla tastiera, nonostante sia ancora in “convalescenza post stagionale”, è l’assurdo trattamento riservato alla Casa dell’Accoglienza Andrea Gallo (Don), di cui nessuno dell’Amministrazione vuole cogliere l’importanza fondamentale.

Un brevissimo riassunto per chi non conosce i fatti. Due inverni fa per le strade di Rimini si moriva di stenti. Sei persone, sei senzatetto, hanno perso la vita in pochi mesi. Le associazioni canoniche di mutuo soccorso, strutture che agiscono fondamentalmente in emergenza e con disponibilità limitate nel tempo, hanno potuto poco. Qualcuno è morto per il freddo, altri per le conseguenze degli stenti, c’è stato un suicida e, sì, c’è stato anche chi è stato portato via dall’abuso di alcol, assunto in grande quantità per dimenticarsi di essere niente. I ragazzi del Network di Casa Madiba hanno suonato l’allarme e portato avanti occupazioni a scopo abitativo d’immobili abbandonati, da cui sono sempre stati cacciati, con largo uso di forze dell’ordine, manganelli, blindati ed elicotteri. Dopo un certo numero di scontri e dopo molte figure barbine per l’Amministrazione, fu raggiunta una tregua con l’assegnazione di un immobile in via De Wartema, Casa Don Gallo Appunto. (Va specificato che non si tratta di un regalo, ma di una regolare istruttoria in diversi passaggi di selezione.)

I morti, da sei, si sono ridotti a uno. Casa Gallo,  cui il Comune doveva contribuire con una spesa di 15 mila euro mai corrisposti, con più di 40 persone tenute lontano dalla strada tutto l’inverno e altrettante soccorse in modi diversi,  è diventata un esempio di recupero e riscatto a costo virtualmente zero.  Orto, pizzeria sociale, guardaroba solidale, progetti sociali, mercatino con i prodotti frutto del lavoro degli ospiti della casa, persone che ricevono assistenza medica a cui non avrebbero diritto (?!?) e senzatetto che magari, stabilizzatisi, trovano addirittura lavoro. Ci mancava solo una benedizione del Vescovo Lambiasi… anzi no, c’è stata anche quella. Parliamoci chiaro, è troppo. Troppo per un welfare comunale che riesce a farsi approvare progetti da centinaia di migliaia di euro per ottenere in proporzione un decimo dei risultati.

E allora il potere reazionario, altrimenti noto come Gloria Lisi, cosa fa? Ti sfratta. La motivazione è che il progetto era stato pensato per l’emergenza freddo. Chi si occupa in prima persona di casa Don Gallo, l’Associazione Rumori Sinistri, chiede dialogo, propone progetti, anche di un certo spessore, ma niente. La risposta è quella che potete trovare in questo PDF.
Riassumendo dal burocratese, lingua prediletta dalle persone con poco spirito che amano nascondersi dietro le norme:

  • Te ne devi andare perché legalmente ti posso obbligare e lo devi fare prima che torni di nuovo il freddo se no faccio un’altra figuraccia a mettere dei senzatetto sul marciapiede.
  • Mi devi dare 1800 euro di bollette
  • Altrimenti non ti do i 15.000 che ti devo e ti precludo la possibilità di partecipare a qualsiasi altro progetto che quest’amministrazione potrebbe concederti di realizzare (a tue spese).

Come la vogliamo descrivere questa cosa? Senza essere denunciati intendo. Il motivo di tutto ciò è piuttosto chiaro e lo si legge, neanche troppo tra le righe, nelle dichiarazioni della Vice Sindaco riguardo anche ad altre situazioni, come quella degli aiuti ai minorenni stranieri senza famiglia. Lisi vive nel sacro terrore che la città possa diventare un nuovo lebbrosario di Calcutta. Si lamenta in continuazione che Rimini attira troppi disperati, perché i comuni limitrofi non ne vogliono sapere di fare la loro parte, ma, invece di dare l’esempio proponendo un modello economico e percorribile come quello di Casa Gallo, preferisce chiudere porte e portafogli.

Poi uno si domanda come fa il mondo ad andare male con cotanti amministratori, così ben illuminati (leggasi in tono ironico). Politicamente parlando però Gloria Lisi è un problema molto grosso soprattutto per Gnassi, perché, ora che si è messo il nemico in maggioranza, non ha più la tranquillità che gli serve per portare avanti le sue vision (qualsiasi cosa esse siano). Purtroppo per lui tutti i guai gli arrivano proprio dal suo vice, che dovrebbe coprirgli il fianco Welfare. C’e’ stata ad esempio la disfida del campo Rom, che gli ha portato in consiglio degli scalmanati che volevano “bruciare lo zingaro”, a causa di un percorso mai fatto con gli abitanti delle future destinazioni. Ci sarà poi questa cosa dei senzatetto che, se il piano suicida di Gloria riesce, gli procurerà quasi 50 Homeless in una volta sola per le strade, con le conseguenti occupazioni per tamponare il problema e le conseguenti polemiche alzate dai bempensanti, che Rimini ospita in abbondanza. Purtroppo se chi amministra non pensa ai morti per le strade nella sua città, qualcuno lo deve pur fare.

Devo dire che personalmente, per quanta poca stima io abbia di Andrea Gnassi, attribuivo al Sindaco una dote di opportunismo che lo rendeva abile nel fare sue le cose che, in qualche modo, funzionavano. Casa Don Gallo era un plus che poteva agevolare con poco sforzo e di cui poteva addirittura vantarsi, visto che esperienze simili in Italia  si contano sulle dita di una mano. Devo ricredermi e concedergli la totale inadeguatezza.

P.S.

Nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole.
[Pier Paolo Pasolini]

dado

 

@DadoCardone

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Gnassi e Lisi contro i Poveri

Riceviamo e pubblichiamo il Comunicato Stampa di Rimini People in relazione al ritiro delle concessione per la Casa dell’Accoglienza Andrea Gallo (Don). Un atto che pare ricerca ossessiva di conflitto contro chi si occupa di Povertà fuori dal canonico “giardinetto”. Sarà che agli amministratori giovani e trendy i poveri veri fanno un po’ senso?

Gnassi chiude Casa Don Gallo,  lo chiede Pizzolante?

L’attesa è durata 4 anni e 11 mesi, ma niente da fare, pare che Gnassi non riesca a fare cose di Sinistra. Venerdì 15 Aprile sarà revocato il permesso a Casa Don Gallo di continuare la sua attività e 43 persone verranno  sbattute in mezzo alla strada.

A questo punto ci chiediamo cosa dovrebbero fare queste persone secondo i piani dell’Amministrazione.? Dissolversi nell’aria come non fossero mai esistite? O mettersi in fila per ottenere, forse, due tre mesi di assistenza in uno dei costosi progetti di Gloria Lisi?

Le uniche risposte che l’attuale amministrazione sembra poter dare assomigliano più a dei lanci pubblicitari di un prodotto che non servirà a nulla, piuttosto che alle soluzioni programmatiche di cui sentiamo il bisogno. Casa Andrea Gallo, costata infinitamente meno di tutti quei cartelloni pubblicitari che annunciano con gaudio la scoperta delle rotonde (!), ha dato una risposta concreta a problemi di sicurezza, integrazione e riqualificazione di cui Rimini ha un’estrema urgenza. Sicuramente un esperimento riuscito, da clonare, non da eliminare.

Ci preme anche sottolineare che Rumori Sinistri, l’Associazione di volontariato che si era presa in carico la gestione e gli stessi abitanti (guarda un po’ cosa ti combina l’integrazione), avevano autonomamente progettato un ulteriore miglioramento della struttura e delle condizioni. Il Progetto Madi-Marecchia, regolarmente presentato in Comune, aveva addirittura stimolato le Vision del Primo Cittadino. Che cosa è successo poi?

Non si sa, ma guardiamo con estremo sospetto alla recente scesa in campo della lista architettata da Pizzolante, in appoggio a Gnassi. E’ tragicamente evidente, molti già lo sostengono come dato certo, che uno dei prezzi per l’appoggio da destra, sia la conclusione del Progetto Casa dell’Accoglienza Andrea Gallo (Don).

Ora però come forza politica scesa in campo, proprio per contrastare questo tipo di corto circuiti e inefficienze, chiediamo: cosa intende fare il Sindaco Gnassi per il problema delle 43 persone, italiani e non, che dal 16 di Aprile occuperanno la Strada?

Dato che siamo “nuovi” della politica, chiediamo all’attuale Primo Cittadino il favore di una risposta semplice che tutti possano comprendere. Perché noi non dimentichiamo che in assenza di luoghi di accoglienza come Casa Gallo nel 2015 questa città ha visto morire ben 7 persone a causa delle precarie, se  non assenti, condizioni abitative. E questa è una delle responsabilità dalla quale il primo cittadino di Rimini non può sottrarsi.

Siamo anche curiosi di sapere il parere di tutti quelli che hanno sempre ritenuto improponibili le occupazioni a fine abitativo. Con quest’atto si sta togliendo dalla legalità il recupero ad un’esistenza normale di 43 senzatetto e il messaggio fra le righe è “Arrangiatevi nell’illegalità”. Il motivo ufficiale? Mancano una doccia e un water. Fate Vobis.

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Per Rimini People

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Villino Ricci – l’altra versione

Rimini: l’Emergenza Abitativa continua a rimanere il tema su cui la narrazione politica si scontra con la realtà. Questo breve documentario parte dall’occupazione abitativa del Villino Ricci, o meglio dal suo sgombero, per raccontare la storia di chi combatte l’emarginazione e non si arrende all’ineluttabilità della strada.

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Homeless Christmas

don_andrea_gallo_morto_oggi-630x365Dopo l’assegnazione dell’Ex Caserma dei Pompieri in via Dario Campana i ragazzi di Casa Madiba Network, o per essere formalmente più corretti l’Associazione Rumori Sinistri, ottengono l’assegnazione di un’altra istruttoria lanciata dal Comune. Questa volta il progetto da presentare riguardava l’emergenza freddo, ossia la predisposizione di un ricovero notturno dove accogliere una quarantina di senzatetto da qui ad aprile.

Per fare questo è stato messo a disposizione un immobile in via De Warthema, facente parte del patrimonio comunale ed un contributo complessivo di 15 mila euro . A quanto c’è dato sapere hanno partecipato all’Istruttoria la Comunità Papa Giovanni XXIII, l’Associazione Madonna della Scala e, come già detto, l’Associazione Rumori Sinistri.

Fino a qui quello che si può ricostruire dai comunicati ufficiali. Poi però c’è qualcuno, tra i quali noi di Citizen, che si fa delle domande… per cui ci perdonerete se ci addentriamo in una ricostruzione un po’ più completa.

Come mai viene ripresa quella che è senz’altro una necessità, ma abbandonata ormai due anni orsono? Il fatto che l’anno scorso, in un inverno non certo freddo, siano morte in giro per Rimini più di sei persone, senza una casa, avrà avuto il suo peso (almeno speriamo che sia così). Ci sono però anche altri fattori che potremmo definire più… mediatici.

Da questa primavera il “Carrozzone Rosa” ha una spina nel fianco, una in più. Si è scoperto che l’Emergenza Abitativa non riguarda solo le canoniche ridistribuzioni di contributi per combattere la Povertà. Ci sono persone che, incredibile ma vero, non hanno una residenza, né un domicilio e, di conseguenza, non possono accedere a ciò che l’Amministrazione riceve e ridistribuisce. Sono gli Homeless, i senzatetto e i motivi per cui sono in strada sono sì svariati, ma riconducibili ad un sistema inadeguato ai tempi.

Come si è fatta questa scoperta? Quei pazzi di Casa Madiba si sono messi ad occupare immobili abbandonati per metterci dentro gente presa dalla strada. Giusto? Sbagliato? Il tema è stato sollevato. Le politiche emergenziali non bastano più e ora l’argomento sono diventati i programmi a medio e lungo termine da mettere in campo.

Ora. E’ evidente che l’Amministrazione è rimasta indietro su questo argomento e, nonostante i fondi che ha a disposizione, per risultati che non manca mai stucchevolmente ribadire, continua a rispondere in perenne emergenza e con politiche di puro assistenzialismo. Lo si vede anche in quest’occasione. L’occupazione” illegale” di Villino Ricci, con i suoi programmi di riscatto sociale e le sue raccolte di mezzi gestite dagli stessi senzatetto è stata sgombrata. I suoi 15 abitanti hanno preso il posto di altri 15, che avrebbero usufruito delle strutture canoniche, vivendo giornate di nulla, aspettando l’incombente momento in cui sarebbe arrivato il tempo di tornare a dormire in un treno… o chissà dove altro.

Non lo sarà, ma questa istruttoria sembra tanto il tentativo di parare il nuovo rovescio mediatico, causato dal ritorno in strada (per la terza volta) proprio di quei 15. Che fare? Un Dormitorio: Minima spesa massima resa.  Quindicimila Euro, un po’ di brande e magari s’invita alla partecipazione quei rompiballe di Casa Madiba. Se non accettano glielo si rinfaccia, se accettano legittimano il progetto del Comune.

C’è da scommettere che però non andrà così liscia. Già il nome che Rumori Sinistri ha dato alla nuova assegnazione fa intuire che non sarà così. Chiamare un dormitorio “Casa Accoglienza Andrea Gallo (Don)”, fa capire che il progetto sarà diverso dalla semplice risposta ad un’emergenza.

Un’ultima nota. La preoccupazione di rovescio mediatico è abbondantemente segnalata del comunicato consegnato a News Rimini, prima ancora di dare la notizia agli interessati, che hanno dovuto aspettare un giorno oltre la data prestabilita.

P.S.

La Casa Accoglienza Andrea Gallo (Don) accoglierà i suoi ospiti il 24 di Dicembre. Se volete andarli a trovare non seguite la Stella Cometa… magari vi va meglio se date un occhio ai fumogeni.

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Lamberto e la morte in cristalli.

Effetto dell'MDMA sulla pupilla.
Effetto dell’MDMA sulla pupilla.

Sono stato un adolescente alla fine degli anni ’80 e  anche allora si moriva. L’eroina ne ammazzava tanti, ma prima li riduceva in nulla, dopo averli costretti a fare qualsiasi cosa per soddisfare quell’assurdo bisogno. Al secondo posto nella graduatoria dei killer c’erano sicuramente le droghe sintetiche e quelle avevano  lo svantaggio di lasciare un sacco di feriti sul campo, gente che “andava fuori” e non tornava più. Anche la cocaina era presente, ma era più una droga per chi poteva spendere. A legare tutto il nemico più subdolo, l’alcol.

Oggi? Oggi è uguale ed è una sconfitta. In quasi trent’anni non siamo riusciti a sviluppare una cultura di prevenzione rispetto a questo tipo di fenomeni … che poi sono necessità, perché se si cerca di sostituire chimicamente mancanze della propria vita, qualcosa che non va c’è di sicuro. Lo si dovrebbe cominciare a capire nelle famiglie e nelle scuole, ma le famiglie sono le prime a non essere educate in tal proposito e le scuole fanno fatica a coprire le necessità evidenti, figuriamoci quelle più nascoste come una depressione latente. Un ragazzo che si droga non vuol essere se stesso. Non vuole essere se stesso con gli amici, con il divertimento, con l’altro sesso, con l’esistenza. E’ il male di vivere e ad una certa età ce l’hanno un po’ tutti, il problema nasce però quando non c’è nessuno che ti aiuta ad affrontarlo.

Poi un giorno succede qualcosa, come è successo a Lamberto questo fine settimana. Una famiglia si spezza nel modo più straziante, Sindaci e discoteche si interrogano sul perché, ma il perché è sempre lo stesso della precedente morte. Qualcuno arriva anche a sottolineare quanto la cosa sia incredibile perché “era un bravo ragazzo”. E’ per questo che Lamberto, un ragazzino di 16 anni, poteva ballare alle 4 di notte, in overdose da sostanze psicotrope, a 50km dai suoi genitori? Perché era un bravo ragazzo e nessuno se l’aspettava?

E’ evidente che vi sono una serie di tutele  saltate e non mi riferisco solo a quelle genitoriali. Tutti hanno lasciato Lamberto libero di autodeterminarsi nell’uso di stupefacenti. Casa, Scuola, Amici, Discoteca, Società. Nessuno è stato in grado di piantare un dubbio sufficiente nella testa di un ragazzino, che di conseguenza non ha saputo dare il giusto valore ad una libertà conquistata troppo facilmente.

Il primo dei colpevoli, ma solo in quanto testimone dell’assenza di una cultura della prevenzione, è l’imbecille che sottintende che “in fondo … con tutta questa gente …. con tutta la droga che gira …” un decesso è un bilancio sostenibile.  Giustifica un morto e li giustificherai tutti. Giustifichi i 5 senzatetto trovati morti per le strade di Rimini dall’inizio dell’anno, giustifichi la mamma che ha ammazzato se stessa e la figlia disabile perché abbandonate, giustifichi l’imprenditore che si toglie la vita perché lo Stato considera le sue tasse un motivo valido per togliere dignità ad un essere umano, giustifichi l’anziano stroncato nel sonno da una stufetta difettosa perché il riscaldamento normale non lo poteva pagare. A volte le statistiche dei decessi non sono altro che il  bollettino delle inadempienze della nostra Comunità.

Qualcuno avrebbe dovuto mettere a conoscenza Lamberto delle conseguenze di quello che si apprestava a fare, anche se non era tipo da farlo. Un ragazzino di 16 anni non sa ancora chi è, lasciarglielo spiegare da qualcuno che ne sa meno di lui può essere fatale, come lo è stato in questo caso.

Girovagando per la rete si scoprono cose interessanti proprio dai ragazzi che, con l’identità nascosta da un nickname, discutono in scioltezza dell’uso corretto “per un corretto sballo” dell’MDMA.  Prezzo, composizione (pasticche o crisalli), dosi. E’ meglio la pasticca o è meglio il cristallo? E’ più o meno pericolosa della Coca? Se la mangi ti viene l’epatite? Ovviamente nei Forum non è che scrive il Dott. House e riguardo alle interazioni si dice solo di non fare mischioni “che schiatta a cap!“. Un dottore probabilmente saprebbe dirgli che assumere Extasy con l’alcol, cosa peraltro prevista tra le modalità di sballo, a lungo andare può provocare un’insufficienza renale acuta o della coagulazione intravascolare disseminata. Potrebbe dirgli che le metamfetamine provocano gravi danni alla salute anche se si è semplicemente sotto cura antibiotica, che vi sono un miriade di medicinali la cui interazione porta alla morte istantanea e che, in ogni caso, il calo della serotonina è inevitabile e un uso abituale di questa droga può dunque favorire stati depressivi gravi, nonché esacerbare quelli già esistenti.

In rete ho scoperto anche un’altra cosa. Su Ebay, al modico prezzo di 4,00€ cadauno, si vendono kit per rilevare dalle urine l’uso di varie sostanze quali cannabinoidi, cocaina, Extasy. L’impiego è molto semplice. Si intinge una linguetta nell’urina del soggetto (la stessa urina che vi lamentate di trovare in continuazione sul bordo del water) e a seconda del colore apparso si determina la sostanza assunta. Sia chiaro… il mio non è un invito all’invasione della privacy, ma se un ragazzino di sedici anni per divertirsi ha bisogno di fottersi le sinapsi probabilmente quell’invasione la sta chiedendo in molti modi diversi.

Il resto è business. La droga è da sempre un mercato florido perché sa adattarsi velocemente nei prodotti, nei prezzi e nelle modalità di distribuzione. L’MDMA, che avrà un costo di produzione di 5€ al grammo (se ce l’ha), si rivende dalle 50 alle 80 euro, ma per chi si  vuole fare del male esiste anche roba più economica. E’ tornata ad esempio l’eroina. Costa poco e adesso, fumandola e sniffandola, l’uso è diventato più friendly… al contrario delle conseguenze. Anche la Coca ha abbassato le sue pretese di prezzo.

Il punto però rimane che i pericoli di oggi sono i medesimi di quelli di trent’anni fa ed anche i meccanismi che portano al loro incontro sono uguali. E’ magari cambiata l’incidenza di alcune regole, tipo quella che una volta, se volevi andare in discoteca a sedici anni, ci dovevi andare la domenica pomeriggio e se ti ubriacavi o ti drogavi poi dovevi fare i conti con il mondo dei vivi, senza la protezione implicita della notte fonda e dei suoi abitanti. Badate bene, questo non è un attacco alle discoteche (o simili) è il richiamo ad un’attenzione che pare non esserci più da parte di molte, troppe, entità che dovrebbero prendersi cura dei nostri ragazzi (noi compresi). Andare a SanPatrignano a parlare di droga è un atto formale, che ha poco a che vedere con la realtà di quello che bisognerebbe fare. Solo che una Riviera più controllata da quel punto di vista non sarebbe un buon affare, come lo è, per molti.

P.S.

“Il costo di produzione di un grammo di mdma non credo superi i 5€… tagliarlo con cazzate ha molto meno senso rispetto a tagliare la coca xke trovare qualcosa che costi meno dell’md è difficile (a differenza della coca…), per esempio le pasticche io a Londra le ho trovate anche a 2€ l’una ed erano pure buone, quindi fate voi…” [Grandegenio da Discutere.it]

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Il Coraggio della Giunta Riminese.

IMG_9078I primi giorni di Luglio portano una bella sorpresa agli abitanti del Villino Ricci Pazzaglia. L’Atto Dovuto, quello sbandierato dal Primo Cittadino, durante il famoso Consiglio Comunale degli sgomberi di Casa Madiba, non era poi così dovuto. Il Giudice Sonia Pasini ha infatti rigettato la richiesta di sequestro per la nuova occupazione perché, sebbene sia innegabile si tratti di illecito, è comunque stata aperta una trattativa informale con l’Amministrazione Riminese.
In tempo record l’Assessore Sadegholvaad è uscito con una nota in cui nega qualsiasi trattativa, formale o informale che fosse. Attenzione perché questo è un punto importantissimo ed è necessario fermarsi un attimo per porsi una domanda: come diavolo è possibile che dinnanzi ad una decisione del genere esca una nota immediata dell’Assessore alla Sicurezza del Comune, mentre per la retata del Coconuts non si sia sentito null’altro che un fischiettio imbarazzato? Insomma… da una parte un’azione che tutto sommato fornisce un tetto a diversi indigenti, che in questo modo evitano di occupare le panchine della Notte Rosa, al solo costo di un luogo abbandonato. Dall’altra organizzazioni criminali, cocaina a chili, armi e denaro falso. Forse bisognerebbe dare una registrata alla soglia di tolleranza di questa Amministrazione che dimostra un coraggio da leone contro le occupazioni a scopo abitativo, ma se la fa addosso contro la vera criminalità che insozza la Riviera.

Questione di scelta o di opportunità? Non sta a noi deciderlo, ma a quanto pare mentre la “buriana Coconuts” è passata senza quasi lasciare traccia, se non nella consapevolezza di pochi essere senzienti, per le occupazioni non c’è speranza di ravvedimento nemmeno mediatico. Tutti, ma proprio tutti, compresi Procuratore Capo e Pubblico Ministero, affermano la loro intenzione di continuare nelle indagini… ai tempi del TRC la parola del Giudice per le Indagini Preliminari valeva decisamente di più.

Anche il mondo giornalistico ci mette del suo con il Frustratone (Aka il Pungiglione) di quel che rimane del Carlino che ne ha fatta una questione personale. Lui proprio non può digerire che dei senzatetto non paghino Tari e Tasi…. non gli vogliamo augurare nulla, ma un bel Febbraio di notti alle Colonie Murri, a difendersi da ratti e tossici, svegliandosi con delle cacate di piccione in testa, potrebbero servigli a riconsiderare certe posizioni.

Fa anche molto piacere (leggasi con tono ironico) l’immediata apertura dell’Assessore alle Politiche Sociali Gloria Lisi. Visto che ora l’atto non è poi così dovuto, tesi su cui si basava la presa di posizione della Giunta, avrebbe potuto “cristianamente” smorzare il conflitto e lasciare che i senzatetto continuassero a provare l’ebrezza di un tetto sulla testa. Pare però che analizzando i dati di uno studio partito nel lontano 29 aprile 1863, l’University of Massachusetts abbia stabilito che: al cristiano medio degli ultimi non freghi un beneamato e che dovendo sceglie tra uno stile S. Francesco e uno stile Cardinal Bertone, si buttino con gioia sul secondo. D’altronde quel tale aveva pur detto ”gli ultimi saranno i primi”? Perché rovinare tanti primi posti?

Rminesi non vi preoccupate, è tutto apposto. C’è una Giunta di ferro che vi protegge dai senzatetto e un giornale che conduce una battaglia affinchè anche loro paghino la TASI. Queste sono le cose importanti. Per il resto, criminalità, droga, degrado, politiche economiche e turistiche inesistenti, sono tutte sciocchezze.

P.S.

Non è strano che gli uomini combattano tanto volentieri per una religione e vivano così malvolentieri secondo i suoi precetti? [Georg Lichtenberg]

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@DadoCardone

 

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Dell’abitare e dell’evolversi.

IMG_9081Dato che Citizen Rimini e Salvarimini, dell’ottimo Lugaresi (più squadra di cecchini) , paiono essere l’ultimo baluardo a difesa della pluralità d’informazione, quando non addirittura l’unica differenza tra una fotocopia e una notizia, tiriamoci su le maniche e facciamo un po’ di chiarezza sull’incontro tra il Vicesindaco e gli attivisti di Casa Madiba Network.
Leggendo gli organi d’informazione, online e non, sembra che Madre Teresa Lisi abbia aperto le braccia accogliendo a se i discoli Madibers, perdonandoli, ma non potendo fare a meno di ricordare loro che ci saranno delle conseguenze. Questo almeno è quello che è venuto fuori dalla conferenza stampa che Gloria (nell’Alto del Comune) ha pensato di fare senza quelli con i quali aveva appena trattato. Sarebbe stata buona norma, stabilito l’inizio di un percorso, comunicarlo insieme, ma forse (e dico forse) i ragazzacci avrebbero avuto qualcosa da ridire sulle dichiarazioni fatte.
Quando il copione è scritto da altri non ci si può permettere variazioni sul tema. E’ stato molto evidente durante il Consiglio Comunale quando, in risposta a Fabio Pazzaglia, Lisi ha letto in modo stentoreo una risposta, che poi è la stessa che sentiamo ripetere da tutto il PD in questi giorni … compreso il Deputato “piuttost che nient” Arlotti.
Cosa dice la risposta Standard?
1. Le risorse sono vincolate dal Patto di Stabilità. Stranamente però il preventivo di ristrutturazione del Villino Pazzaglia Ricci deve essere per forza quello da 700 mila euro del Comune, piuttosto esoso se confrontato col costo zero del volontariato proposto.
2. L’occupazione è illegale denunciarla è un atto dovuto e lo sgombero è inarrestabile. Nulla di più inesatto. Un solo esempio; nella Roma del Piddino Marino ci sono 27 campi d’accoglienza: 7 centri per immigrati, 7 Campi regolari e 13 campi abusivi. In alcune zone, come Tor Sapienza, sono presenti tutte e tre le tipologie di campo e in generale sono formalmente tollerati 8 mila nomadi. Nessun atto dovuto? Certo che sì, ma l’esecuzione passa sempre da un magistrato o dal Comune stesso e, in qualche caso, per gli equilibri di una comunità si possono anche considerare altre strade.
3. Per ottenere l’affidamento di strutture pubbliche serve partecipare un bando. Eventualità sostenuta fino a giovedì, ma caduta venerdì. Il Comune (qualsiasi comune) può infatti tramite un’Istruttoria affidare a soggetti terzi, con finalità di lucro o meno, servizi alla persona o alla comunità per ragioni tecniche, economiche o di opportunità sociale (che pare proprio il nostro caso). L’affidamento tramite procedura ristretta o negoziale è regolata da un decreto legge del 2006… non è che se lo è inventato la Lisi ieri.
Troppi elementi imprescindibili, che in realtà non lo sono, fanno capire che l’Amministrazione non aveva proprio intenzione di aprire questo dialogo. Poi però è successo che l’identità di persone votate alla solidarietà risulta un po’ difficile da schiacciare soprattutto quando si fonde, si contamina e cresce proprio grazie a chi viene aiutato. Cultura.
Hanno voluto conoscere quest’identità da vicino i deputati Paglia e Sarti, quando sono andati a stringere mani e a farsi contaminare da storie di disagio e dignità. Treno perso da Arlotti che, senza controllare, ha preferito affidarsi al copione di partito come nella maggior parte delle occasioni, molte migliaia di euro al mese di paga non valgono  manco lo sforzo di far finta di capire. Lui trova “disdicevole l’occupazione di case”, come se quelli di Casa Madiba Network andassero in giro ad occupare le case della gente e non ruderi abbandonati da decenni, ma evidentemente non trova disdicevole che una ventina di persone non sappia dove andare a dormire nelle notti di questo piovoso maggio. Bontà sua.
Lasciatemi aprire una breve parentesi. “Mi hanno occupato casa” è il furbo slogan lanciato dal Signor Sivieri e subito tutti i benpensanti si sono lanciati in anatemi contro chi, giustificato dal solo bisogno, ti vuol rubare l’abitazione. La realtà è molto diversa. L’occupazione, perlomeno quella praticata dai Madibers, non è uno scopo, ma semplicemente il mezzo per sopperire alla lancinante mancanza della Comunità. Attualmente tutti i luoghi abbandonati di Rimini sono già abitazione per umanità che preferisce non farsi vedere e di cui si preferisce non sapere. Lo era Casa Madiba, lo erano Villa Flo e Villino Ricci Pazzaglia, le occupazioni non hanno violato nessun principio, se non quello del giocare a nascondino con le contingenze della realtà. In un certo senso quei luoghi sono stati riqualificati dalle occupazioni e distrutti dagli sgomberi.
Ora l’attenzione è sull’ultima delle occupazioni. Molti hanno capito che intervenendo col manganello, anche in quest’ occasione, si aprirebbe una brutta stagione per Rimini. Mi domando invece quanti di quelli che scrivono i copioni del partito riescano a comprendere che chi ha più da perdere è proprio il PD. L’apertura dei Madibers è avvertita come solida anche dai più appecorati commentatori, una silenziosa partecipazione al Consiglio Comunale l’ha resa tale. La scelta non è tra i Black bloc e la Giustizia, ma tra gente che cerca un dialogo e la decisione di un’Amministrazione che, comunque, non può sopperire con i mezzi canonici all’Emergenza Abitativa. Neanche se, nei maldestri comunicati stampa, si intesta 10 anni di edilizia popolare … Casa Madiba cosa doveva fare allora? Intestarsi il ’68? E spendeteli due soldi per un professionista.
P.S.
Antonella, giovane senzatetto, cerca di sensibilizzare il vicinato con dei volantini. Una persona, incontrandola la redarguisce.
Quello che fate è sbagliato!
Perché è sbagliato, spiegami …” – chiede Antonella per capire.
Che cosa diresti tu se io rimanessi senza casa e volessi vivere nella tua?
Beh… direi: Vieni.”
E’ così difficile capire che un indigente non vuole la tua casa, ma la tua solidarietà?
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Il Re è nudo.

IMG_9044Una cosa è certa. Da quando Rimini è stata scossa dal fervore rivoluzionario dei ragazzi di Casa Madiba Network non è più la stessa città. Il muro dell’indifferenza, ora, ha un bel buco nel mezzo e da lì si può scorgere un bel po’ di gente in mutande, ma anche tanta solidarietà, perlomeno di pensiero, da persone che non ti aspetteresti.

In mutande, neanche a dirlo, è la politica. A proposito di questo mi viene in mente una fiaba dei Fratelli Andersen: “I Vestiti nuovi dell’Imperatore”. La storia racconta di un Re vanitoso a cui due imbroglioni vendono un vestito di un filato così pregiato da risultare invisibile agli stolti e agli indegni. Ovviamente non c’è nessun tessuto, ma, per paura di essere giudicati male nessuno dei cortigiani lo dice apertamente. Il Re stesso, che naturalmente non riesce a vedere un vestito che non esiste, fa finta di indossarlo per non essere  giudicato indegno e, nudo come mamma lo ha fatto, si va a fare una bella sfilata per la città. Nessun abitante, ognuno con le sue inconfessabili indegnità, rivela la nudità del sovrano finchè un bimbo, spinto dalla sua innocenza, urla : Il Re è nudo!

A Rimini è successo lo stesso, ma il Re continua a sfilare imperterrito e i suoi cortigiani continuano a fingere che sia vestito. Chi ha urlato la verità è casa Madiba, sulla cui innocenza si può anche discutere, ma la cosa certa è che l’Amministrazione manifesta un distacco dalla realtà patologico e anche parecchio preoccupante. La verità urlata è che a Rimini l’Emergenza Abitativa produce morti, la reazione della politica è tutto un programma. Diamo un po’ di voti alla maniera di Citizen:

Andrea Gnassi: A lui dei problemi reali non è mai interessato e la gente in difficoltà gli fa pure un po’ schifo, lo dimostra la lunga casistica di Teleriscaldati, Ambulanti, V Peep, Rimini UpTown, TRC e chi più ne ha più ne metta. Gli importa però (parecchio) quando viene contestato pubblicamente, ne va della sua immagine che attualmente è tenuta a galla da due feste e quattro rotonde. Il danno di immagine lo fa andare fuori di testa e reagisce sempre in maniera scomposta. In questa occasione ha accusato “qualcuno” di chiudere gli occhi su false dichiarazioni dei redditi degli inquilini ERP per tenersi la poltrona degli Enti che gestiscono le case. La cosa strana è che per le occupazioni di via Dario Campana c’è l’obbligo per legge dell’Esposto in Procura, ma per questo, che pare profilarsi come un abuso d’ufficio, no. Il giorno dopo si è calmato, ha ragionato ed ha pensato bene di fare propaganda usando i bambini. All’inaugurazione della palestra di Villaggio Primo Maggio sfrutta al massimo la visibilità del momento e dichiara: “Gli Attivisti del Paz imparino a prendere esempio dai bambini delle nostre scuole”. Il resto del delirante discorso su alberi che cadono e cose che crescono ve lo risparmio, l’intento è già abbastanza chiaro così. Voto 4: mento alto contro la folla e propaganda con i bambini … chi è che faceva così?

Gloria Lisi: Non è un mistero chi rappresenta e, di conseguenza, quanto le possa dare fastidio che qualcuno possa mettere le mani nel “giro” dell’assistenza ai bisognosi, senza essere inquadrato in qualcosa che lei può controllare. Non ci prendiamo in giro Caritas, Giovanni XIII (& company) detengono il monopolio delle opere di carità riconosciute e le loro spese sono coperte di conseguenza. Lo possono testimoniare associazioni come Papillon, che si occupa dei carcerati, costrette ad arrancare dietro chi detiene l’investitura ufficiale. Questo sistema, per quante possano essere meritorie le azioni, crea certi interessi che non possono essere rotti, se non altro per mantenere operative le strutture. Gente che opera praticamente a titolo gratuito, utilizzando ciò che è già in disponibilità della Comunità, ma abbandonato, è inaccettabile. Lisi è portatrice di quell’interesse che, contestualmente, è anche un serbatoio di voti per questo PD in fin d vita.  Dai qui le dichiarazioni sulla regolarità che va mantenuta e ottenuta con i bandi, tra queste la mia preferita, la puttanata da oscar: “Sono preoccupata per l’incolumità delle persone che stanno li dentro. Quella casa (Villino Ricci n.d.r.) non è sicura.”. Eh già Madre Teresa, perché invece dormire in mezzo alla strada è sicuro. Voto 4: Quando ti fai il segno della croce citi uno che non chiedeva un bando per moltiplicare i pani.

Sara Visintin e Savio Galvani: li metto insieme perché anche in due fanno fatica a farne uno. Anche loro sono sui giornali in questi giorni. Sui quotidiani rompono con Gnassi, ma in commissione votano la con la maggioranza e non è l’unico aspetto dissonante tra le dichiarazioni e i fatti. Sui giornali Visintin è con Casa Madiba, ma poi non partecipa al corteo, né si fa vedere alla manifestazione, per la precisione non a  quella. Sul giornale del giorno successivo è fotografata assieme a 16 persone ad una manifestazione di protesta gay contro Forza Nuova… se andava al Fuera ne trovava di più. Non mi fraintendete io non ho assolutamente nulla contro gli omosessuali, anzi secondo me le due proteste erano da unire e invece  qualcuno (io) l’ha vista, a occupazione terminata, all’uscita di via Ceccarelli , nel parcheggio, che sbirciava da lontano. Di Galvani non ne parliamo, si è visto, ma ha pensato bene di rimanere impalpabile all’ombra della carrozzina di Pazzaglia. Voto 2: Se i rivoluzionari fossero stati come questi saremmo sotto il dominio dell’Austria.

Mattia Morolli: menzione speciale per il capogruppo del PD Consiliare. Non c’è mai stato, non sa nemmeno di cosa si parla, ma trova lo spunto per fare una dichiarazione che potrebbe essere di Pizzolante. Sintetizzando: sono irregolari e fanno campagna elettorale. Il giorno in cui il PD morirà (perché presto o tardi lo farà) questo ragazzetto verrà seppellito col defunto come facevano i Vichinghi con il loro schiavi, tanto è dedicato alla causa. La cieca dedizione gli deriva certo dalla speranza di essere un prossimo sindaco PD, ma finora è citato solo da uno dei fratelli Sivieri e in un modo che se fossi in lui chiederei di non ripetere. Voto: non classificato. Se questo è il capogruppo figurati il resto.

Come si vede dunque l’Amministrazione, perlomeno quella che si è sentita in dovere di esprimersi, si sta facendo una bella passeggiata con le pudenda di fuori e nessuno dei cortigiani dice loro niente, probabilmente per lo stesso meccanismo della fiaba sopracitata. E la gente?

Mi è capitato spesso in questi giorni, mentre con il mio socio Cruma preparavo il servizio per il TG sui fatti di queste settimane, di essere fermato da persone che volevano esprimere solidarietà. Mi  è successo in via Dario Campana, ma anche ad un incrocio di via Ceccarelli. Signore “perbene”, come qualcuno le definirebbe, magari a spasso con il nipotino. La sintesi che mi permetto di fare del loro pensiero è questa:

Certo non è giusto occupare proprietà private, ma quando c’è un’emergenza di questo tipo qualcosa bisogna pur fare. E poi per una questione di decoro bisognerebbe imporre che i luoghi vengano tenuti bene, non come questi ruderi di cui Rimini è piena che, a quanto pare, hanno pure un proprietario.

Ovvio che il numero delle persone con cui ho parlato non è sufficiente per rappresentare una valenza statistica, ma ho notato che chiunque sia minimamente informato sui fatti inevitabilmente si allinea a questo tipo di ragionamento. Gli altri, gli eroi da tastiera, si accodano su Facebook al pensiero comune. Non bisogna però biasimarli perché si tratta un meccanismo atavico, risalente a quando l’uomo era una scimmia appena scesa dall’albero che doveva stare in mezzo al gruppo, perché se rimaneva isolata veniva sbranata.

P.S.

Ieri sono passato per la nuova Casa Madiba. Ho rivisto Fatima e Antonella, due delle persone cui la Lisi non vuole dare un tetto, per la loro incolumità. Non sembravano preoccupate, anzi ostentavano sorrisi fiduciosi…. Che siano due amanti del pericolo?

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@DadoCardone

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La Rivoluzione degli Ombrelli.

occhiSabato pomeriggio. Pioggia battente. Alle porte della stazione di Rimini c’è un arcobaleno che sta nascendo. E’ fatto di ombrelli. Nasce dalla consapevolezza, nasce dal desiderio di sentirsi umani.

Potrebbe essere l’inizio di un film e se ne fossi stato io il regista quel corteo lo avrei fatto partire proprio sotto la pioggia. Una Rimini grigia che piange sui suoi ospiti dimenticati e sui suoi figli inascoltati, ma poi … poi si aprono gli ombrelli. Sono tanti, colorati, mettono allegria. Non sono senz’anima come i colori pop degli arroganti, sono un’inconsapevole operazione di marketing con una devastante carica d’umanità.

Gli ombrelli si muovono, nascondono sorrisi sotto di loro e sono temuti per quello che rappresentano, non per la violenza che possono scatenare, di quella non ce n’è. Si muovono per dare una casa a chi non l’ha … che violenza ci può essere in questo?

E’ una festa. Lo sanno tutti. Lo sa la Polizia che si mette a diga di deviazioni che nessuno vuole prendere, lo sa chi sbircia sotto gli ombrelli e lo sa anche chi guarda dalle finestre il fiume colorato che si riversa per le strade di Rimini. E’ un brulichio di anime, di nazioni, di condizioni, di religioni, di convinzioni, di acconciature e di orecchini piazzati ovunque si può aprire un buco … è l’umanità che avanza. L’umanità che chiede di essere libera di riconoscere e di essere riconosciuta. Davanti a tutti, a tenere il vessillo di questa rivendicazione, un angelo con lo sguardo azzurro come il cielo e il segno di una manganellata sotto l’occhio sinistro. E’ un’immagine di feroce bellezza che fa mancare un battito al cuore.

In seguito la valanga di ombrelli tentenna, la testa si stacca per un momento e la musica Reggae si affievolisce allontanandosi in una strada laterale, un luogo dove non era previsto vedere del colore. A pensarci bene però la scelta non poteva essere differente, gli ombrelli si fermano in uno dei posti più grigi di Rimini. Il cielo fa un sospiro di sollievo, smette di piovere.

Villa Ricci quasi non si accorge dell’arrivo. Sta riposando sotto una spessa patina di polvere, dimenticata, come sono dimenticati coloro cui è destinata.  Dimenticata, ma non senza memoria, anzi quella sembra fotografata.  Un letto sfatto, delle tazzine disposte come per asciugare sul tavolo, un’antica stufa in terracotta, un comò con delle lacche per capelli lasciate lì. L’odore di polvere e umidità pizzica il naso, le pareti sudano malinconia. Gli occupanti, con le loro mantelline per la pioggia, sembrano fantasmi che vagano senza meta. A terra una pila di giornali. In cima alla pila Famiglia Cristiana, Febbraio 1994, prezzo 3200 lire, la defunta proprietaria apparteneva a quella strana superstizione che sostiene che “Gli Ultimi saranno i primi”.

Si fa sera. Tutti sono stanchi, ma in modi diversi. La Polizia è sfinita dal sospetto, tenuto tutto il giorno, di qualcosa che non sarebbe mai accaduta e, voglio crederci, contenta di aver lasciato il manganello alla cintura. Continuano a presidiare e a circondare, ma in qualcuno di loro scorgo curiosità per il luogo dove sono finiti tutti quegli ombrelli. Per i ragazzi la stanchezza è diversa. Si tratta di quella miscela di eccitazione e apprensione, quella di quando capisci che hai fatto una passeggiata verso qualcosa che vale la pena di ricordare. Arrivano le scope. Si decide l’assemblea.

Quello che amo più immaginare è cosa hanno detto i portatori d’ombrello, quelli più giovani, una volta tornati a casa. Immagino il loro sguardo pieno di risoluteza :“Venti persone erano senza un tetto, noi abbiamo occupato una casa abbandonata e gliel’abbiamo dato.” E dopo di fretta in camera a rielaborare e confrontarsi in chat con gli amici, magari con quelli più indifferenti, per spiegare che basta un ombrello per cambiare il mondo.

P.S.

Esseri umani erano senza un tetto, ora ce l’hanno con il semplice sacrificio di una casa dimenticata da dieci anni. Se questo è illegale, anche la dignità lo è.

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Occupy Rimini – Scacco matto in tre mosse.

elimadibaLa necessità aguzza l’ingegno, quante volte l’avete sentito dire? Oggi però nuovi significati si sono aggiunti all’ingegno di una manovra, che molti diranno sarebbe stata da prevedere, ma che nessuno ha di fatto capito fino al suo compimento. Questa è la cronaca di come Casa Madiba si sia procurata un nuovo tetto e di come chi è abituato al confronto giornaliero riesca a surclassare forze soverchianti, se guidate dalla sola arroganza. In tre mosse.
L’origine di questa storia, leggendo il nome di Casa Madiba lo sapete già, è il doppio sfratto che ha messo per la strada gli attivisti di via Dario Campana e i quindici senzatetto che da loro avevano trovato riparo.

 

Prima mossa: la ruota del pavone. Dopo le contestazioni di piazza lo stesso giorno degli sgomberi e in Consiglio Comunale, giovedì, viene diffuso il tam tam di una Madiba Street Parade. Il nome appare come una provocazione diretta senza mezzi termini all’AperiSindaco, il quale aveva definito gli attivisti gente che fa volontariato “per sport”, arrogandosi qualsiasi diritto di soccorso, nei modi e nei termini congegnali alla sola sua Amministrazione. Sabato 24 maggio, attorno alle ore 16.00, davanti alla stazione di Rimini un centinaio di ombrelli multicolore faceva bella mostra di se sotto la pioggia battente, in attesa di seguire il risciò, locomotiva della protesta. Ancora una volta la risposta delle forze dell’ordine è parsa esagerata. Un numero imprecisato di Cellulari di Polizia e Carabinieri, l’immancabile Digos e un elicottero della Polizia che ha cercato di coprire col rumore delle sue pale, senza riuscirci, i canti di protesta delle potenti casse alla guida del corteo.
Screenshot_4Seconda mossa: faccio quello che vuoi tu. Come da precedenti esperienze di corteo Cellulari e celerini chiudono le vie d’accesso alle piazze. Ad ogni cambio di direzione gli osservatori (giornalisti, fotografi, etc) si chiedono se quello sarà il punto del contatto. Ancora si sente l’eco delle manganellate di appena un paio di giorni prima, ma il biscione di protesta si lascia condurre. Si comporta come Snake, “antico gioco Nokia” nel quale il serpente evita gli ostacoli e contemporaneamente aumenta il numero dei suoi componenti. Via Giovanni XXIII, Via dei Cavalieri, Via Ducale, un pezzettino di Corso D’Augusto verso il Ponte di Tiberio, Circonvallazione Occidentale, sempre ubbidienti, sempre in fila, sempre di più.
IMG_20150523_181730Terza mossa: la mano è più veloce dell’occhio. Quali possono essere gli obiettivi dei manifestanti? Le piazze? Gli edifici da cui sono stati sgombrati? Per ogni obbiettivo polizia in testa, in coda e nei sentieri altrimenti percorribili. Per ogni obbiettivo, certo … ma non per il vero obbiettivo. All’altezza della farmacia la testa del corteo continua ad avanzare mentre il grosso della fila devia verso Via Ceccarelli. Il tempo di reazione delle Forze dell’Ordine è sufficientemente lento da permettere a tutto il corteo di infilarsi nella nuova direzione. I Cellulari, richiamati, entrano nella via successiva facendo fischiare gli pneumatici per arrivare più velocemente possibile alla fine di Via Ceccarelli e impedire al corteo di proseguire. Da lì non uscirà più nessuno. Scacco matto.

Tip and Tricks (trucchi e suggerimenti). Al numero 14 di Via Giulio Mario Ceccarelli abitava una pia donna che lasciò la sua proprietà e la sua collezione di Famiglia Cristiana al Comune, per farne un uso socialmente utile. La villetta di due piani, con ampio giardino sul retro, è attualmente in uno stato d’abbandono tale che potrebbe essere usata per il set di un film Horror. I ragazzi di Casa Madiba Network, mentre alla fine della strada erano attesi da Pirro e le sue truppe (questa è un po’ difficile, me ne rendo conto), hanno introdotto clandestinamente le prime scope mai viste da quelle mura in almeno dieci anni. Il resto del lavoro è toccato a Fabio Pazzaglia che ha passato un paio d’ore nel cercare di conferire telefonicamente con il Vice Sceriffo Lisi e con l’Assessore alla Pubblica Incertezza Jamil Sadegholvaad. Ovviamente nessuno dei due si è visto perché, come giustamente ha fatto notare il Primo Cittadino in Consiglio Comunale, “la Giunta è una squadra e ognuno risponde per le sue competenze”… sono le incompetenze che proprio non si vuole intestare nessuno. Comunque sia, con l’apporto degli assessori o meno, alla fine gli agenti in tenuta antisommossa e l’elicottero si sono stufati di presidiare i tombini, perché solo quelli erano rimasti di pericolosi. Il nuovo tetto di Casa Madiba Network è stato inaugurato con un’assemblea serale, la nuova sistemazione durerà? Io consiglierei di lasciargliela perché, data l’abilità dimostrata, la prossima volta potrebbero occupare il Palas durante un convegno di Marines.
P.S.
Anche in questa azione un assente e un non pervenuto. L’assente è Sara Visintin che non si fa vedere né in Consiglio, né tra quelli che la sua estrazione dovrebbe privilegiare. Poi citare i contadini di Di Vittorio diventa una fanfaronata. Il non pervenuto è Savio Galvani, presente, ma arrivato solo dopo che Fabio l’ha tranquillizzato sulla situazione. Per fare il Comunista ci vuole il fisico.
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@DadoCardone

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Coniglio.

20150522_3168Dopo il mancato recapito del materasso nella Casa Comunale l’affare di Casa Madiba finisce in Consiglio. Presenti per l’occasione una  discreta quantità di Forze dell’Ordine, gli Attivisti sgomberati e una Giunta al gran completo con la sola eccezione dell’Assessore Sara Visintin, anello debole dell’Amministrazione che riesce a far sembrare persino Gennaro Mauro un uomo di sinistra.

Immancabili le interrogazioni sui fatti di questi giorni, come non sono mancate le reazioni scomposte del Sindaco, d’altronde ha un pubblico da accontentare. Ormai si sa l’odiens si accontenta di poco, basta che sia una scenetta semplice e soventemente ripetuta, un po’ come quelle sitcom delle quali sai esattamente  dove vanno a parare le battute, ma per abitudine ridi lo stesso. Se c’è una cosa di cui puoi essere sicuro è che Gnassi, sotto stress, offende chiunque gli capiti a tiro in maniera piuttosto infantile.

20150522_3216Questa volta è toccato me. Dopo che il Consigliere Tamburini ha letto in Aula il pezzo “Tanto Tuonò”, il Primo Cittadino non ha potuto fare a meno di chiamarmi Coniglio. Lo ammetto … non sono stato abbastanza pronto da fargli uno “specchio riflesso” o qualsiasi altra cosa si usa all’asilo, ma a mia parziale discolpa bisogna sicuramente considerare il fatto che, appunto, era dall’infanzia che non mi si affrontava in maniera tanto puerile.  A parte che anche “affrontare” è un parola grossa considerato che  l’aggettivo è stato pronunciato a mezza bocca, dallo scranno di Sindaco, in pieno Consiglio Comunale e subito ritrattato al “come?” di Tamburini.

Dunque si arricchisce il repertorio dell’ex Golden Boy. Dopo “la palla è mia”, “ho firmato a mia insaputa”, “la corte dei conti non conta”, “mamma ho perso l’aereo” e “porta rispetto che non sei a casa tua”, aggiungiamo anche “non ho detto coglione, stavo tossendo”. Una hit di successi e noi di Citizen non ce ne siamo persi nemmeno uno (che culo).

Bz51iRYoIEVuljASrSueFfNAGRkNdvfS96jiuQbMGCIAltra chicca del repertorio Gnassiano è il numero del “miracolo consiliare”. Forse non tutti sanno che le porte del Consiglio Comunale sono un varco spazio dimensionale dove la realtà spesso cambia. Lì dentro abbiamo assistito, per esempio, al “Miracolo del ponte Coletti”, che da pontaccio di ferro già deliberato si è trasformato in ponte normale. Qualcuno ricorderà anche la “prima dichiarazione di guerra al cemento” dove il veto di un semplice cambio di destinazione venne impunemente spacciato per la pietra miliare della traiettoria sindacale: da questo puntino sull’asse dell’Adriatico, voleva combattere milioni di metri cubi che nessuno aveva più i soldi per costruire…. Meno male che Acquarena e le sue palazzine Soviet hanno restituito l’immagine vera della supposto cimento al cemento.

20150522_3181Ieri, ancora una volta, i “confini della realtà” hanno fatto il loro dovere. Improvvisamente Gnassi, dopo aver sostenuto che la Corte dei Conti è un “teatrino all’italiana”, dopo essere stato per lungo tempo la ragione per cui il CDA della fallita Aeradria non cadeva, dopo aver condonato ruote panoramiche abusive…. Dopo tutto ciò (e altro ancora) si è dichiarato ligio alle regole e impotente di fronte ad atti dovuti della Procura contro di Casa Madiba Network. Ha solo tralasciato che l’evidenza dell’atto dovuto è stata procurata dai suoi uffici.

rf8o6wwxdsrsGwmwHZbjc2czfNXv2_nVBVTNJLdZcNkConcludo con due righe di cronaca. Ieri, alle interrogazioni sull’emergenza per i 15 senzatetto provocata dagli sgomberi, risposte non ne sono state date. E’ probabile che, secondo quanto dichiarato dal Vice Sceriffo Gloria Lisi, l’immobile in via Dario Campana verrà usato per la stessa funzione, ma assegnato a mezzo bando, magari uno di quelli a procedura ristretta, solo con gli invitati che piacciono all’Amministrazione. Il prode Gnassi, dopo essere stato duramente contestato da Fabio Pazzaglia  e dagli attivisti di Casa Madiba, è uscito dal Comune per continuare a discutere, tra una cornice di Celerini, più numerosi dei cristiani.Comunque ha trovato solo persone con ancora la voglia di ragionare a dispetto delle sue supercazzole. La tattica del “martire sputazzato” alla Salvini non ha potuto avere luogo.

P.S.

Esistono cinque categorie di bugie; la bugia semplice, le previsioni del tempo, la statistica, la bugia diplomatica, e il comunicato ufficiale.” [George Bernard Shaw]

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a@DadoCardone

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