Che Piovve.

fatimaFinché l’Emergenza Abitativa era un affare di carte e conti che non tornano è stato molto facile tenerla lontana dalla coscienza delle persone normoabitanti. Rimini ha abbastanza castelli fantasma da poter ospitare moltitudini senza dare nell’occhio, se non fino ad agosto quando sulla battigia si abbatte l’onda nera dei Vu Cumprà, con la sfumatura caramello bangladese. A quel punto la gente si agita, ma pochi si chiedono dove dormono quelle centinaia di persone.

Adesso però la questione è diversa. A forza di mettere la polvere sotto il tappeto alla fine ci inciampi, così come è successo. Coloro che coprono le mancanze dell’Amministrazione sono stati costretti a nuove occupazioni per esaudire le richieste d’aiuto, condizione necessaria e sufficiente per far cadere tutti gli asini dal cielo.

Penso che la totalità dei miei lettori, qualsiasi sia il loro credo politico, sebbene siano eterogenei riguardo alle soluzioni, siano d’accordo sul fatto che se a Rimini muore  gente di stenti siamo di fronte ad un grosso problema.  Nonostante questa sembri un’affermazione di senso logico nella realtà dei fatti i sei morti di quest’inverno hanno smosso le coscienze di pochi, se non altro di molti meno rispetto a coloro che si sono incazzati per la violazione di una proprietà privata …. tra cui molti saranno stati  quelli che sfiaccolavano col Sindaco per i morti dei barconi qualche settimana fa.  Capisco comunque che sia più facile dimostrarsi solidali con qualcuno che è morto a mille km da casa tua, se non altro perché il problema si è risolto da solo e nessuno dei trapassati verrà a guardare con cupidigia le nostre porte di casa.

In questo senso, nel parere di chi scrive, l’azione di Casa Madiba Network è stata dirimente e, se pure si possa non essere d’accordo sul metodo, nulla va tolto al merito. Da più di una settimana ormai i riminesi, quelli usciti vivi dalla rianimazione perlomeno, stanno parlando dell’emergenza abitativa, ognuno con la sua sensibilità, credo, grado culturale e convincimento. Ne stanno parlando tanto che anche la politica deve ora tenerne conto.

Già… la politica. Dopo l’occupazione della palazzina dell’Enel, che per una settimana era stata elevata da posto per farsi un buco a ricovero per senzatetto, la politica aveva solo due possibilità di scelta: mediare o reagire. La terza, la più comoda, fare finta di niente, gli era stata tolta. La scelta, ovvia per un’Amministrazione guidata da un Sindaco che deve le sue fortune alle rendite di famiglia, è stata allinearsi ai benpensanti e reagire.

Da dopo lo sgombero dei due immobili in via Dario Campana nessuno può più fare finta nemmeno che la questione non sia politica. Neppure Savio Galvani e Sara Visintin, che in passato con l’Acqua Pubblica hanno ingoiato dei bei rosponi, possono più far finta di essere in forza ad un’amministrazione di sinistra ed infatti oggi, sui quotidiani, si cominciano a fare gli opportuni distinguo. Anche questo è un fatto di notevole importanza. Intendiamoci … non che io creda nella risolutezza di alcuni pavidi rappresentanti della sinistra consiliare, ma questo assieme al fatto che la destra non abbia avuto in sostanza nulla da dire sulle decisioni prese, restituisce un quadro meglio delineato. E’ importante eliminare le zone grigie dal perimetro d’azione, perché sono quelle che più favoriscono la mala politica.

Ricapitolando. A Rimini l’Emergenza Abitativa fa morti per le strade, i ragazzi di Casa Madiba occupano per soddisfare la richiesta inevasa d’aiuto, il Sindaco di Rimini (con abile storno alla Procura) affronta la questione facendo chiudere vecchie e nuove occupazioni. Ora c’è più gente per strada. In mezzo potete metterci tutti i perché, i forse, i però e i se che volete, ma Rimini oggi è peggiore di ieri.

La domanda a questo punto è: visto che il problema non affonderà, scomparendo come fanno ogni tanto i barconi degli indesiderati, e dunque potrà solo crescere d’intensità, cosa intendiamo fare? Prima di fantasticare di confini armati a difesa delle proprietà private consiglierei a tutti di considerare quanto tempo libero hanno per montare Cavalli di Frisia. L’unico muro che quest’Amministrazione riesce ad alzare è quello del TRC.

P.S.

Quelli che sostengono che se i ragazzi di Casa Madiba ci tengono tanto ai senzatetto se li possono portare a casa, sappiano che l’hanno fatto.  Adesso, se volete, parliamo di coerenza.

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

Share

Coniglio.

20150522_3168Dopo il mancato recapito del materasso nella Casa Comunale l’affare di Casa Madiba finisce in Consiglio. Presenti per l’occasione una  discreta quantità di Forze dell’Ordine, gli Attivisti sgomberati e una Giunta al gran completo con la sola eccezione dell’Assessore Sara Visintin, anello debole dell’Amministrazione che riesce a far sembrare persino Gennaro Mauro un uomo di sinistra.

Immancabili le interrogazioni sui fatti di questi giorni, come non sono mancate le reazioni scomposte del Sindaco, d’altronde ha un pubblico da accontentare. Ormai si sa l’odiens si accontenta di poco, basta che sia una scenetta semplice e soventemente ripetuta, un po’ come quelle sitcom delle quali sai esattamente  dove vanno a parare le battute, ma per abitudine ridi lo stesso. Se c’è una cosa di cui puoi essere sicuro è che Gnassi, sotto stress, offende chiunque gli capiti a tiro in maniera piuttosto infantile.

20150522_3216Questa volta è toccato me. Dopo che il Consigliere Tamburini ha letto in Aula il pezzo “Tanto Tuonò”, il Primo Cittadino non ha potuto fare a meno di chiamarmi Coniglio. Lo ammetto … non sono stato abbastanza pronto da fargli uno “specchio riflesso” o qualsiasi altra cosa si usa all’asilo, ma a mia parziale discolpa bisogna sicuramente considerare il fatto che, appunto, era dall’infanzia che non mi si affrontava in maniera tanto puerile.  A parte che anche “affrontare” è un parola grossa considerato che  l’aggettivo è stato pronunciato a mezza bocca, dallo scranno di Sindaco, in pieno Consiglio Comunale e subito ritrattato al “come?” di Tamburini.

Dunque si arricchisce il repertorio dell’ex Golden Boy. Dopo “la palla è mia”, “ho firmato a mia insaputa”, “la corte dei conti non conta”, “mamma ho perso l’aereo” e “porta rispetto che non sei a casa tua”, aggiungiamo anche “non ho detto coglione, stavo tossendo”. Una hit di successi e noi di Citizen non ce ne siamo persi nemmeno uno (che culo).

Bz51iRYoIEVuljASrSueFfNAGRkNdvfS96jiuQbMGCIAltra chicca del repertorio Gnassiano è il numero del “miracolo consiliare”. Forse non tutti sanno che le porte del Consiglio Comunale sono un varco spazio dimensionale dove la realtà spesso cambia. Lì dentro abbiamo assistito, per esempio, al “Miracolo del ponte Coletti”, che da pontaccio di ferro già deliberato si è trasformato in ponte normale. Qualcuno ricorderà anche la “prima dichiarazione di guerra al cemento” dove il veto di un semplice cambio di destinazione venne impunemente spacciato per la pietra miliare della traiettoria sindacale: da questo puntino sull’asse dell’Adriatico, voleva combattere milioni di metri cubi che nessuno aveva più i soldi per costruire…. Meno male che Acquarena e le sue palazzine Soviet hanno restituito l’immagine vera della supposto cimento al cemento.

20150522_3181Ieri, ancora una volta, i “confini della realtà” hanno fatto il loro dovere. Improvvisamente Gnassi, dopo aver sostenuto che la Corte dei Conti è un “teatrino all’italiana”, dopo essere stato per lungo tempo la ragione per cui il CDA della fallita Aeradria non cadeva, dopo aver condonato ruote panoramiche abusive…. Dopo tutto ciò (e altro ancora) si è dichiarato ligio alle regole e impotente di fronte ad atti dovuti della Procura contro di Casa Madiba Network. Ha solo tralasciato che l’evidenza dell’atto dovuto è stata procurata dai suoi uffici.

rf8o6wwxdsrsGwmwHZbjc2czfNXv2_nVBVTNJLdZcNkConcludo con due righe di cronaca. Ieri, alle interrogazioni sull’emergenza per i 15 senzatetto provocata dagli sgomberi, risposte non ne sono state date. E’ probabile che, secondo quanto dichiarato dal Vice Sceriffo Gloria Lisi, l’immobile in via Dario Campana verrà usato per la stessa funzione, ma assegnato a mezzo bando, magari uno di quelli a procedura ristretta, solo con gli invitati che piacciono all’Amministrazione. Il prode Gnassi, dopo essere stato duramente contestato da Fabio Pazzaglia  e dagli attivisti di Casa Madiba, è uscito dal Comune per continuare a discutere, tra una cornice di Celerini, più numerosi dei cristiani.Comunque ha trovato solo persone con ancora la voglia di ragionare a dispetto delle sue supercazzole. La tattica del “martire sputazzato” alla Salvini non ha potuto avere luogo.

P.S.

Esistono cinque categorie di bugie; la bugia semplice, le previsioni del tempo, la statistica, la bugia diplomatica, e il comunicato ufficiale.” [George Bernard Shaw]

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a@DadoCardone

Share

Parco del Mare: cronaca di un seminario.

mc6Lunedi 18 maggio sono stato alla presentazione del “Parco del Mare”, primo ambito (area dove sono consentiti interventi di sviluppo nel lungomare di Rimini ), di dodici del Piano Strategico (d’ora in poi P.S.).

Due le grandi novità di questo strumento urbanistico, NON ATTUATIVO: la prima è la sdemanializzazione dell’area di proprietà dello stato, dal muretto di separazione dell’arenile alla prima linea di edificato, non ho capito se questa è avvenuta tramite acquisizione o per passaggio diretto. La seconda la possibilità dei privati di intervenire direttamente, contribuendo anche alla realizzazione delle opere di interesse pubblico.

Erano presenti gli Ordini Professionali (Geometri, Ingegneri e Architetti), Il Sindaco, il Presidente del P.S., un rappresentante della Wellness Foundation, un ricercatore universitario di urbanistica, dirigenti del Comune di Rimini del settore Pianificazione del settore accordi territoriali e del SUAP, e docenti dello IUAV di estimo e diritto.

Si inizia con 40 min di ritardo, dopo breve introduzione di un rappresentante degli ordini, si parte con il “breve saluto” del primo cittadino, un’ora e dieci di Marketing puro, tra promozione, propaganda e vendita, durante la quale scopro di essere un “link” in traiettorie di sviluppo trainate da una visione strategica, e che ho la possibilità di passare dal sogno al segno, un puntino sull’Adriatico, per entrare a buon diritto in un nuovo territorio in un epoca post-dubaista befanizzata?????????

Si passa quindi al Marketing del Presidente del P.S. attraverso suggestioni e confronti di luoghi, attività e situazioni affascinanti, ma piuttosto distanti dalla realtà riminese, per bacino d’utenza, dimensioni, morfologia del territorio e soprattutto cultura.

Insieme al rappresentante della Wellness Foundation, il filo conduttore è la prospettiva di un enorme, ma veramente enorme (15 km di spiaggia per 200mt. di larghezza) di spiaggia(arenile) privo di manufatti (condivisibile e auspicabile), tutti trasferiti tra spiaggia e prima linea(più insidioso), se i privati se ne faranno carico di wellness-fitness e good lifestyle center.

Il benessere e un modello di vita verde e sportivo, con buon cibo, concetto principale assolutamente legittimo e condivisibile, promosso dai primi tre relatori, anche se a mio avviso la CIVITAS, è molto di più con i suoi pregi e i suoi difetti. Aspetti positivi molti, aspetti negativi anche, e per obbiettività di cronaca proverò ad individuarne alcuni di entrambi.

Sulla mobilità, la scelta di pedonalizzare il più possibile il lungomare è positiva, così come restituire all’arenile il suo carattere e dotare l’area sopra la spiaggia di servizi.

Aspetti negativi assegnare al TRC ancora non realizzato, un’importanza “strategica”, comprensibile per gli impegni economici adottati, ma debolissima per una mancata riflessione e pianificazione di tutti i flussi pedonali, ciclabili, carrabili pubblici e privati in relazione alle dotazioni esistenti e alle previste, in base alla morfologia del luogo alle caratteristiche del clima e dei flussi storicamente accertati, non solo nell’area costiera, ma su tutto il territorio. Questo dovrebbe essere redatto da ente terzo competente e verificato ogni due anni in base alle mutate condizioni oltre che come verifica dell’esattezza delle previsioni, anche per modifiche e migliorie. Dettaglio inutile tale strumento di pianificazione già dal 1992 per legge sovraordinata dovrebbe essere attuativo.

Esempio come può il TRC affrontare le richieste odierne con previsioni fatte almeno 12 anni fa? E per confronto dotare l’area sopra l’arenile di servizi simili per tutta la costa non aiuta a diversificare e caratterizzare il “Genius Loci”, ma ad appiattirlo in un’unica grandissima area monofunzionale, sarà davvero strategica questa scelta?

Dal punto di vista strettamente urbanistico vedo di buon auspicio la possibilità di realizzare servizi nell’area ex-demaniale, meno la quantità e gli usi previsti troppo monotoni e poco differenziati.

Trovo insidiosa la direzione presa di far realizzare ai privati le dotazioni di servizio da raggiungere, sarà difficile avere un’omogeneità di qualità ed interventi. Così come il sostituire gli attuali parcheggi con altrettanti ma tutti interrati. L’esempio di Riccione ci deve far riflettere sulla necessità di realizzare un’infrastruttura così costosa, i parcheggi interrati, il rischio è quello di fare investimenti importanti con utilizzo inferiore alle capacità.

Non mi piace la creazione di dune artificiali e l’antropizzazione completa con un parco enorme, preferirei la formazione di situazioni urbane con tutti gli usi della vita quotidiana e dotazioni di servizi pubblici, scuole e piccole fasce di residenze sociali e non, per favorire il controllo sociale spontaneo durante tutta la giornata ed in tutte le stagioni e qualche fascia di natura selvaggia, insomma spontanea.

L’identità e il carattere del territorio sono stati dimenticati e per uno sviluppo urbano della costa che sia sostenibile, l’attenzione al passato e riferimenti alle attività storiche come le vele al terzo, l’attività della pesca e degli sport del mare sarebbero da auspicare fortemente.

Il ricompattamento della città e dei costi di gestione avviene con l’applicazione di altri principi e il consumo di suolo nello scenario ipotizzato è totale. La sostenibilità è altro, anche se abbiamo rinunciato fortunatamente ai project financing di Foster, Nouvel e De Smedt e questo va bene.

Così come il recupero di indotti produttivi e artigianali di nicchia a garanzia di una differenziazione e di un’attenzione culturale che superi la modaiola e certamente importante tendenza del benessere e dell’attività fisica.

La mancanza di flessibilità negli usi è coercitiva e pericolosa in relazione alle variazioni dei mercati e alla realizzazione di investimenti forse tardivi ed obsoleti (penso ai parcheggi interrati, quale futuro per le auto private nei prossimi 20 anni? A fronte di concessioni per 99 anni.

Mi sfugge la volontà di creare una città costiera monofunzionale e rinunciare ad una vera città completa.

Qualche dubbio lo sollevo sulla mancata applicazione della legge regionale a tutela delle spiagge libere che significa aree naturali, dovrebbero essere il 20% del totale, ad oggi sono solo il 7%, dopo l’attuazione del “Parco del mare” quanto saranno?

Gli interventi che sono seguiti a quello dell’Urbanista della facoltà di Ferrara, dei dirigenti del Comune sono stati tecnici e hanno illustrato norme e linee di indirizzo previste per l’attuazione del piano. All’interno della monotematica direzione intrapresa, senza alcuna possibilità di dibattito, vi sono anche scelte e proposizioni condivisibili, ma mancano confronti ed esempi a sostegno di una tesi tutta da dimostrare.

Di fronte ad interventi incompleti, quali Novarese, Murri ad esempio, che vanno nella direzione auspicata, quali indicatori abbiamo a sostegno della validità di questo piano? Parlo non di potenzialità ipotetiche, ma di dati certi, arrivi, soggiorni e capacità di spesa dei turisti negli ultimi 10 anni? Quali sono i nostri concorrenti e quale potrebbe essere diciamo nel raggio di 50 km il nostro partenariato, con cui sviluppare sinergie?

Altro aspetto sempre ignorato, quale funzione potrebbe assumere nella città riminese l’applicazione di questo piano, perché suddividere in funzioni così delineate aree che potrebbero esprimersi in molti modi diversi e ricompattare la città con quartieri identitari autosufficienti?

Apprezzabile la scelta di un obbiettivo, ma potrebbero essercene altri, altrettanto vantaggiosi.

Trovo elevato il rischio di ritrovarsi tra 15 anni ad avere un’exposizione di design celebrativo di progettisti e amministrazione, ma completamente avulso dalla cultura riminese e privo di fascino a causa del suo indirizzo monotematico.

Nelle diapositive proiettate, non ho visto alcuna proposta “tradizionale”, solo architetture di design, prive di relazioni e riferimenti alla storia ed al territorio, palme, tante palme, per la gioia del punteruolo rosso, gradonate in listelli di legno e prati all’inglese, insieme al grido di battaglia “Piscine”.

Seaside, Alys beach, Pitiousa, Portgrimaud, sono esempi di pianificazione integrata, la mia riflessione è la seguente ma se voglio perseguire il benessere e uno stile di vita sano, mangiare del buon cibo e praticare attività fisica non posso farlo all’interno di una città completa, non posso farlo nella natura? Ho davvero bisogno di realizzare tanti edifici, simili per funzioni e consumare tutta la costa?

Della mancata possibilità di porre anche solo due domande al mattino e due al pomeriggio, ho già detto. La partecipazione richiede confronto, ascolto e condivisione.

Tra il serio ed il faceto commentavo gli 8 crediti formativi, più vicini ad un bonus filo-governativo che ad una giornata di libera informazione, mi hanno fatto notare che erano gratis e quindi la lamentela era ingiustificata, vero, però ce li siamo sudati tutti.

L’affluenza è stata elevata.

Anyway, ai posteri l’ardua sentenza.

 Fausto A. Battistel Architetto

P.S. da “le città invisibili”

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.

Due modi ci sono per non soffrirne.

Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio” [ Italo Calvino]

Share

Una Forza Nuova per il Sindaco.

IMG_20150516_171415In questi ultimi mesi il Primo Cittadino di Rimini sta perdendo colpi e questo nonostante si stia entrando nella sua stagione preferita, quella in cui qualche privato si assume la briga di organizzare un paio di feste delle quali poi lui si prende il merito.

Rimini, anche piena di rotonde e colori pop, non riesce a nascondere i suoi problemi più seri. Soprattutto per quanto riguarda l’emergenza abitativa l’imbellettamento non riesce a nascondere la totale inefficacia di un Sindaco presuppostamente di sinistra. Non bisogna lasciarsi ingannare dai soldi che Gloria Lisi dichiara impegnati in certe iniziative, di fatto per accedere a quelli serve un certo reddito base che chi ha problemi di trovare un tetto, anche provvisorio, proprio non può raggiungere.

Come rilanciare l’immagine del progressista di sinistra benedetto dalla storia partigiana? Una soluzione potrebbe essere andare a celebrare clandestinamente matrimoni gay nella Corea di Kim Jong-un, ma ammetto che sia un po’ scomodo. Per fortuna negli anni a Rimini si è creata una discreta collaborazione tra Forza Nuova e Andrea Gnassi. Nel senso che Forza Nuova , grazie al Primo Cittadino che si va ad intromettere nelle operazioni delle forze dell’ordine, riesce a fare casino con dieci persone e cinque bandiere, mentre in cambio il Taglianastri fa finta di essere antagonista delle forze del male.

Così anche ieri, all’entrata di Piazza Cavour, Gnassi, con la sua leggendaria simpatia e savoir faire, è andato a prendersi a male parole con lo sparuto gruppo di manifestanti. Una provocazione bella e buona che ha complicato il lavoro delle Forze di Polizia, successivamente al confronto, con il Sindaco ancora ansimante per avergliene cantate quattro, un gruppetto di manifestanti ha rotto le fila correndo allegramente verso Piazza Tre Martiri.

Eh sì. Le fiaccolate per i morti in mare non bastano più, soprattutto se ti fai fotografare mentre smessaggi con il cellulare durante la pretesa solidarietà. Una recita, ma non per il cellulare in se stesso (magari gli stavano comunicando l’emozionante notizia che il Titilla avrebbe fatto una festa all’Aeroporto), più che altro perché dove ci sono i vivi di quelle traversate in mare gli si staccano le utenze.

A proposito di manifestazioni, migranti ed emergenza abitativa. Ricordo non troppo tempo fa una bella giornata di sole in cui qualche centinaio persone, tra cui diversi riminesi, anche molto giovani, hanno manifestato proprio per l’emergenza abitativa. Lì il Sindaco non si è nemmeno affacciato, perché va bene essere di sinistra, ma non per davvero. D’altronde il suo pensiero l’ha chiaramente espresso quella volta in Consiglio Comunale nella quale, ad un cittadino, con evidente cadenza del sud Italia, che reclamava il diritto di parola in quanto proprietario di immobile e regolare pagatore di tasse, rispose: “porta rispetto che non sei a casa tua”. Questa frase, presa pari pari, potrebbe essere scritta su uno striscione di Forza Nuova.

P.S.

Ci si sbaglierà raramente, attribuendo le azioni estreme alla vanità, quelle mediocri all’abitudine e quelle meschine alla paura.” [Nietzsche]

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

Share

Occupare o non Occupare.

N.B. tutto ciò che scrivo in quest’articolo è mia opinione personale e non rappresenta il pensiero di nessun partito, movimento, associazione a cui sono appartenuto, appartengo o apparterrò.

Questo è un post particolarmente difficile, non per me scriverlo, ma per molti leggerlo. L’argomento è l’Occupazione di Villa Florentina ed Eva di Rimini, altrimenti nota come palazzina dell’Enel.

diorPrima di parlare della cronaca bisogna fare un passo indietro e fissare alcuni punti basilari. La differenza tra l’essere nati in un posto nel quale bisogna scegliere se ammalarsi di malaria o morire di sete e un altro, in cui si posso buttare via 50 litri d’acqua per una doccia di dieci minuti, è il Caso. Penso che su questo, a meno che qualcuno non si ritenga particolarmente abile a nascere dove vuole, siamo tutti d’accordo.

L’acqua, per molti, non è il solo svantaggio. Ve ne sono altri molto indicativi e ne cito alcuni: contendersi il cibo con le mosche, non poter andare a scuola, svegliarsi di mattina in mezzo ad una guerra,  essere parte di una società annichilita da centinaia d’anni di sfruttamento coloniale. Penso che anche riguardo a questi esempi saremo tutti abbastanza d’accordo sul fatto che possano creare grave handicap al conseguimento di una vita serena passata nei propri pascoli.

Ovviamente sto parlando di quella parte del mondo riconosciuta come povera. Sono circa due terzi della popolazione mondiale, ma il totale disinteresse sta facendo in modo che anche il restante terzo stia cominciando a sperimentare le conseguenze di una società che non mette tra i propri cardini il diritto ad una vita dignitosa.

IMG_7915Ieri, a Villa Florentina ed Eva (così l’hanno ribattezzata gli occupanti), ho assistito ad un confronto che poteva essere filmato e riproposto come documentario dell’incontro tra gli ultimi e i primi, tra chi ha tutto e chi non ha niente, o più niente. Un attrito che nella nostra società sta crescendo e porterà a ben altro che ad un’occupazione. Parentesi: se è vera la storia del Karma qualcuno dell’incontro di ieri deve prepararsi per la prossima vita a produrre parecchio Humus.

A Rimini c’è una crisi abitativa che fa anche morti per le strade. Morti silenziose perché appartengono a quella fascia della società che non vogliamo vedere. Tra i pochi che si occupano di questo problema ci sono i ragazzi di Casa Madiba Network che, nella sera del 13 maggio, hanno deciso di occupare la palazzina dell’Enel, proprietà privata, attualmente rifugio di eroinomani. I proprietari sono intervenuti facendo il diavolo a quattro e (mi hanno riferito) armati di oggetti contundenti hanno spaccato un po’ di cose, tra cui i sanitari, per scoraggiare gli invasori a stabilirsi nel loro “castello abbandonato”. Sono volate anche parole grosse riguardo a mazzette ed esponenti politici che, non essendo stato presente al fatto, non posso riferire, ma se siete curiosi andate a visitare Villa FLorentina … qualche testimone lo trovate.

IMG_7983E’ giusto occupare una proprietà privata? La domanda è sbagliata, nel senso che è ovvio che non lo sia, ma sarebbe utile chiedersi altro. La domanda giusta è perché a Rimini c’è gente, italiani o stranieri che siano, magari con figli piccoli, che non sa dove andare a dormire e cosa intendiamo fare per impedirlo. La responsabilità è sicuramente della politica che ha ricevuto delega ad amministrare, ma è altrettanto nostra se non la richiamiamo alle sue responsabilità. Domanda provocatoria: pensate che negli uffici e presso i rappresentanti della maggioranza si presentino più illustri cittadini a chiedere un tetto per chi non ce l’ha o siano più i probi componenti della Comunità che chiedono di inserire i propri interessi nel futuro PSC (Piano Strutturale Comunale)?

IMG_7934I ragazzi di Casa Madiba Network, giusta o no la loro occupazione, hanno il merito di riportare il tema al centro del dibattito, assieme all’evidenza dell’insufficiente azione amministrativa. L’argomento, volenti , nolenti o indifferenti, riguarda tutti noi e i nostri alibi. Fino a che il prossimo ha la pelle, la religione e la cultura diverse dalla nostra è molto facile smarcarsi, è la sua diversità che lo fa per noi. Ultimamente la prossimità dell’indigente però si sta riducendo e in molti casi quelli che non possiamo aiutare stanno diventando i parenti (se non vi risulta siete proprio nella fascia di quelli che non hanno idea di ciò che sta accadendo). Ieri, nel tardo pomeriggio del primo giorno di occupazione, nel giardino di Villa Florentina ed Eva, si è svolta un’assemblea in cui tutti hanno tirato fuori le loro ragioni, proprietari compresi.  Alcune persone (devo specificare se fossero stranieri o meno?) hanno parlato dei loro momenti di disperazione, altri hanno discusso sul senso che vorrebbero fosse dato a quest’azione e i proprietari hanno rivendicato il diritto a non affidare la loro proprietà a chi ha un bisogno, seppur in emergenza.

IMG_7962Anche la proprietà privata è un diritto e, come ho letto in molti post originati proprio da quest’occupazione, fa molta paura che il semplice fatto di avere necessità giustifichi nel soddisfarsi a scapito di altri. La paura però non sembra abbastanza da fare qualcosa, perché l’essere umano ha la curiosa abilità di produrre discrimine e fasci d’erba a seconda della sua posizione. Così “gli italiani sono più meritevoli di soccorso perché sono a casa loro” (discrimine) e “non è che tutti quelli che hanno bisogno di qualcosa possono venire a sottrarti la proprietà privata” (fascio d’erba).  La mediazione è sempre una bella teoria da enunciare, ma, nel momento in cui bisognerebbe trasporla nella realtà, tutti si attaccano alle questioni di principio, per non perdere neanche virtualmente ciò che la lotteria del diritto di nascita ha concesso loro, sebbene nella mediazione (anche quella dialettica) entrambe le parti accettino di perdere qualcosa per arrivare ad una sintesi comune. Passi che non lo accettino i due proprietari della catapecchia, in fondo è loro il diritto toccato, anche se da persone che hanno accumulato tali fortune sarebbe auspicabile la capacità di capire certe congiunture. Fanno ridere invece quelli che, leggendo dei fatti di questi giorni, vanno subito a rappresentarsi nel loro piccolo mondo di locatore, magari perché ottengono reddito da un affitto, e si barricano dietro il principio di proprietà privata per l’orrore che venga anche solo  ipoteticamente toccato qualcosa di loro. “E’ il principio che conta!”

IMG_7924Per dovere d’informazione e perché i politici (o aspiranti tali) che istigano alla protezione del proprio campanile sono già alla riscossa, bisogna sottolineare che la sera del 13 chi aveva urgente bisogno di un tetto erano una madre con due bambini e che proprio grazie all’azione di occupare la palazzina, di cui il quartiere si vergogna, hanno trovato una sistemazione per una decina di giorni. Azione meritoria o deprecabile? Per il quartiere, che ritiene da sempre il luogo  occupato una minaccia alla sicurezza per le frequentazioni abituali, pare che sia meritoria visto che oggi, nel secondo giorno di occupazione, diversi sono andati a manifestare solidarietà e a portare qualcosa da mangiare.

A questo punto dovrei concludere rassicurando sul fatto che la proprietà privata non è assolutamente minacciata e questi ragazzi cercano solo di fare del bene, anche se non sempre in maniera convenzionale. Invece mi sento di rilanciare e di consigliare di cominciare a sentirla veramente questa paura e non solo di usarla come atteggiamento. La Povertà è alle porte e bussa con insistenza, sempre più forte. Quello che chiamiamo terzo mondo ha intrapreso una migrazione inarrestabile, fugge da fame e da guerre cui noi stessi abbiamo contribuito. Contemporaneamente la speculazione al ribasso, contro la quale mai ci siamo opposti veramente, ha cominciato a mangiarci dal basso.  Quella che sta arrivando è una violentissima guerra tra poveri e l’unica cosa che ha il potere di impedirla si chiama Solidarietà. Il resto, bombardamenti di barconi, sgominare gli schiavisti sulle coste del Nord Africa, i cambi di contratto che simulano l’occupazione e riprese economiche dello 0.3% sono puttanate per allocchi.

P.S.

Quanto pesa una lacrima? Dipende: la lacrima di un bambino capriccioso pesa meno del vento, quella di un bambino affamato pesa più di tutta la terra.” [Gianni Rodari]

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

Share

Su Rimini Reboot [di Fausto Battistel]

“Guardare ciò che è davanti ai nostri occhi richiede sempre uno sforzo enorme”.

Immagine1 L’esperienza della mostra e della conferenza Rimini Reboot – Riprogetta Rimini è un lavoro di gruppo, ciascuno con le sue competenze e le sue capacità ha contribuito alla realizzazione. Vorrei raccontare meglio obbiettivi e finalità del progetto, ringraziare i rappresentanti dell’amministrazione e degli ordini che hanno partecipato, gli organi d’informazione che ne hanno riportato la notizia e a tutti coloro che sono intervenuti, chi ha espresso il proprio consenso alla proposta così come chi non lo ha fatto.

Questo lavoro ha di base due finalità, la prima è  quella di fornire un esempio per illustrare una buona pratica di redazione di una prima proposta progettuale per un’area della città, uno strumento di dialogo per vedere sin dall’inizio il possibile risultato e poter creare il consenso per la sua realizzazione, definirne gli elementi qualitativi e quantitativi.

La seconda è quella di dare una risposta con il dialetto del luogo per esaltare il “genius loci”, una risposta con il carattere del luogo per favorire il senso di appartenenza della comunità.

Per tutti coloro che hanno avuto la fortuna o la sfortuna di assistere alle mie conferenze sull’argomento, ma io preferisco chiamarli racconti, nei quali si illustravano attraverso esempi e comparazioni, le valutazioni che ciascuno di noi, se osserva la realtà con attenzione e le chiavi di lettura giuste, può fare per deteminare personalmente in modo oggettivo la qualità di un progetto e di conseguenza la fattibilità della sua realizzazione.

La mostra e la conferenza hanno illustrato un percorso di analisi delle preesistenze e le soluzioni proposte per dare al territorio urbano già compromesso e quindi cementificato, un aspetto e una fruibilità piacevole e un carattere riminese.

Questo progetto svolto da partecipanti al Master di Urban Design, è stato una simulazione per gli studenti, di un vero e proprio lavoro con tanto di committente e caso reale, da sviluppare come se dovesse essere realizzato e quindi senza tanti esercizi artistici e di fantasia, il caso è stato affrontato con la filosofia ed i criteri che vado ad illustrare.

L’area scelta tra il sottopasso del grattacielo, Parco Cervi e l’isolato urbano delle ferrovie situato in Via Tripoli rappresenta già un territorio urbanizzato, prevalentemente monofunzionale e privo di qualità urbana.

La riqualificazione prevede:

Edifici pubblici per la comunità con volumi commerciali per creare una rete economica a favore di un sostegno per gli abitanti e gli operatori, edifici pubblici ad uso civico, uffici comunali decentrati, cinema /teatro, impianti sportivi e altri edifici di servizio (poste, etc…).

11219501_815588661857257_4950201486293085253_oEdifici residenziali e ad uffici, con altezza massima 3/4 piani, per tutte le classi sociali e con differenti finiture, ma sempre dignitosi e ben rifiniti, in classe energetica performante e con sistemi antisismici idonei. Realizzati con forma e foggia tradizionale, con materiali della tradizione ed elementi della consuetudine locale, per favorire un senso di appartenenza, per tramandare le conoscenze costruttive alle nuove generazioni, favorendo l’apprendistato (sul modello delle botteghe) e trasmettere le conoscenze dell’artigianato, edile, di carpenteria, di falegnameria, dei fabbri, dei tinteggiatori etc… consentendo durante la realizzazione dell’intervento un apprendistato, per tramandare le conoscenze dell’artigianato edile, formare i giovani e creare del lavoro.

Strade e piazze dotate di negozi e laboratori con edifici proporzionati nelle loro altezze alla larghezza delle strade e/o delle piazze per favorire la camminata urbana e renderla piacevole e meno faticosa data la piacevolezza dell’incedere in percorsi mutevoli e dotati di servizi per la vita di tutti i giorni.

Il quartiere sarà interamente pedonale percorribile a piedi in 10 min e dotato di 3300 posti auto interrati (che possono essere raddoppiati o triplicati se si riterrà opportuno fare più livelli interrati), di cui 1250 privati. Le strade interne al “district” (così termine un po’ modaiolo) saranno carrabili ma solo per il traffico locale di scarico e carico dei residenti.

Gli isolati urbani costituenti questo nuovo aggregato saranno dotati di verde e fruibili dal pubblico durante il giorno e chiusi di sera e di notte. E soddisferanno la “sete” di natura insita in ogni essere umano, consentiranno a bambini ed anziani di godere in luoghi protetti, il verde, le attività di gioco, socialità e riposo.

Data la compattezza e la densità di abitanti presenti e tutti gli usi della vita quotidiana la sicurezza sarà esercitata dal controllo sociale spontaneo. Le dimensioni ridotte della città consentiranno una gestione economica degli spazi del verde e degli impianti.

L’evento della mostra e della presentazione con dibattito in cui tutti i cittadini hanno avuto occasione di porre delle domande, fare delle osservazioni ed esprimere il loro parere è stato un primo passo verso un percorso di partecipazione per definire la loro città. Nessuno dei presenti, né relatori né organizzatori né sostenitori ha mai pensato alla proposta redatta come ad un progetto perfetto e migliore di altri, ma certamente ha motivato e argomentato con consapevolezza e professionalità le scelte adottate.

Il dettaglio di scala dall’urbano al particolare è stato utile per illustrare le possibilità del risultato finale e una stima dei costi di costruzione al metro cubo comparati con un’ipotesi di possibile realizzo di vendita delle unità immobiliari e dei parcheggi da mettere sul mercato per i privati, ha consentito di redigere un bilancio economico serio con  previsioni assolutamente positive.

Il documento di pianificazione generale del territorio redatto andrà migliorato e condiviso e gli autori potrebbero essere i garanti per la realizzazione del progetto e progettare alcuni edifici, mentre tutte le altre progettazioni di dettaglio andrebbero suddivise tra i professionisti della zona, così come le realizzazioni tra le PMI locali e gli artigiani locali per sviluppare una competizione sana nell’ottenere il miglior risultato. Anche l’indotto del commercio edile e delle immobiliari dovrebbe avere lo stesso trattamento.

perarticolcrIn Europa sono già diversi gli interventi realizzati con questa metodologia e con il criterio di favorire lo sviluppo e l’incremento di un dialetto regionale come affermazione del “genius loci” della storia e della cultura delle popolazioni che vi abitano, per favorire l’integrazione e la conoscenza della cultura del luogo ed affermare l’unicità data dal clima, dai materiali, dalla storia e dalle capacità di formare una solida comunità, che nel prossimo futuro se capace di sviluppare solidalmente una società soddisfatta dalla qualità della propria vita ed orgogliosa della sua cultura potrà accogliere, arrichirsi ed arricchire i cittadini di continenti, religioni e culture diverse senza perdere la propria identità e creare una crescita ed un’armonia mai raggiunte nella storia del passato.

Un’architettura gentile, rispettosa dell’uomo percepibile dai suoi sensi con naturalezza potrà formare o rigenerare aree urbane attualmente degradate e restituire prima ai cittadini e poi ai luoghi un’identità ed una memoria storica che potrà restituire dignità e fierezza ad entrambi.

Il criterio utilizzato della città compatta è semplice se in un ettaro vivono 1000 abitanti anziché 500 il costo di gestione degli spazi (strade, illuminazione, pulizia, verde, impianti etc…) sarà ridotto e nella migliore delle ipotesi dimezzato.

Questa proposta dal basso rispettosa della comunità tanto da consentirne la permanenza, sia durante sia dopo le opere, è una risposta all’arroganza ed al gigantismo di opere di cui la società intera invece di usufruirne ne subisce le conseguenze, a causa di una celebrazione, fine a se stessa, che invece di favorire le politiche urbane le sfrutta  al solo scopo di specularci per realizzarne guadagno economico, insensibili ai danni sociali ed ambientali provocati con le loro scellerate azioni e con un esercizio del potere degno dei regimi autoritari peggiori.  Quando invece una progettazione urbana capace di creare un’economia equa, una socialità vivibile e una realizzazione sostenibile sarà in grado di fornire reddito e quindi profitti all’intera comunità per un tempo lungo. Attraverso una speculazione equilibrata i profitti saranno maggiori.

Questa proposta in maniera estremamente chiara indica soluzioni che molti cittadini di Rimini pensano da anni ma che nessuno osa fare. Sono semplici e restituiscono alla città spazi ed opere appartenenti a tutti :

Un’area per il mercato bisettimanale dedicata e degna della sua tradizione (con altri usi giornalieri); Lo scavo archeologico completo dell’anfiteatro attualmente mortificato e solo recentemente oggetto di attenzione con una ringhiera in legno che almeno pazialmente ha restituito al luogo un po’ di dignità; E una nuova sede all’asilo svizzero nel vuoto urbano di Piazza Gramsci. Questi argomenti non dovrebbero essere dei tabù ma far parte della normale dialettica tra cittadini ed amministrazione, quest’ultima con l’onere di amministrare appunto e non coercere.

Fausto Battistel Architetto

p.s.      Restate collegati a breve vi sarà un’altra presentazione della proposta con l’allestimento di una mostra, per consentire a chi non ha potuto partecipare di prenderne visione e se lo riterrà opportuno esprimere il suo consenso al suo proseguimento.

N.B.     Per la cronaca era possibile votare SI o NO per continuare lo sviluppo della proposta,

su 176 votanti pari a 401 gr. di fagioli

i SI sono stati 160 pari a 365gr.

Share

Recensione: Atti osceni in luogo privato di Marco Missiroli

atti1Nota Bene: Non ho la licenza di critico, dunque abbiate pazienza se la recensione non seguirà i normali canoni.

Il libro mi è capitato tra le mani in un momento particolare. Mi stavo giustappunto chiedendo da quanto non leggevo più niente ed è arrivato il mio amico Tommy con un sacchettino rosso contenente il lavoro di uno dei suoi migliori amici, tale Marco Missiroli. Di questo scrittore riminese non ho mai letto nulla, se non una recensione che etichettava lui e i suoi libri come superficiali. Combinazioni, amicizie e critiche contro. Capite bene che non si poteva certo evitare di leggere queste pagine, ne di farne una recensione (amatoriale).

Il titolo ha senso, cosa non scontata, ma per la mia recensione lo devo cambiare in: Le Pugnette del giovane Werther. Questo, anche se difficile da interpretare, è un complimento, ma non vi preoccupate che ora mi spiego meglio.

E’ una cosa in cui ho sempre creduto e la trama di questo libro mi conforta nella tesi. Se il personaggio di Ghoete avesse padroneggiato l’arte dell’onanismo, come il protagonista di Missiroli, probabilmente avrebbe evitato quella fine odiosa. Libero Marsell scopre la masturbazione quando ancora non è in grado di portarla a compimento e con quella assorbe tutti i traumi della sua vita, la mamma scoperta mentre si adopera in una fellatio con l’amante, la scoperta della sessualità, la morte del padre, l’abbandono, la solitudine auto inflitta e la rivelazione del valore della normalità. Esattamente come ognuno di noi, personaggi della vita “reale”, tutti con il nostro atto osceno a rompere il rumore bianco di sottofondo. La Pugnetta, volgarmente detta, è fuor di metafora un atto di meditazione nell’accezione del contatto con il proprio Io, certo può diventare vizio e compulsione. Un atto osceno perde la sua definizione se condotto in luogo privato, non potendo offendere il senso del pudore di nessuno diventa normalità, ma le Grand Liberò non ha il supporto di Youporn. Il materiale masturbatorio è fornito direttamente dalla ricerca di un utero forte e indipendente come quello della madre, trasformandosi così in vita.

Tutt’altro che superficiale; questa etichetta non gli si addice. Per scendere nella profondità delle cose non è obbligatorio parlare di tragedie sovraumane e qui sta la bellezza del libro. Ho trovato la lettura molto piacevole appunto per la gestione della normalità, che comunque nasconde enormi rivoluzioni. Il nostro personale Sturm und Drang è sempre in agguato con conquiste, morti, nascite, tradimenti, disgrazie e colpi di culo. Libero Marsell ha in più la guida karmica dei libri che le persone care della sua vita gli suggeriscono con la delicatezza di chi ti ama tanto che ti lascia scegliere da solo e come palcoscenico le strade di due città, Parigi e Milano, diverse, come diverse sono le stagioni della vita.

Non dirò di più sui personaggi che costellano l’esistenza del protagonista, perché secondo me è un libro che vale la pena di essere letto e non vorrei turbare la loro essenza con le mie interpretazioni. Mi limito a fare un complimento a Marco per il finale …. Io e Goethe avremmo fatto morire Libero come suo padre.

P.S.

Si eseguono per conto terzi anche recensioni di Comunioni, Matrimoni e Funerali.

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

Share

Teleriscaldamento: chi ha mangiato la marmellata?

A Rimini il Teleriscaldamento è un tema difficile, uno di quelli per cui esprimere un’opinione diventa persino imprudente, quindi meglio limitarsi a riportare le dichiarazioni. Esistono però delle evidenze, che nessuno riesce a negare, salvo poi attribuirne la responsabilità ad altri.

Un’evidenza, la più grossa, la più imbarazzante, è che facendo i conti mancano due milioni di euro nel computo dei lavori per il Teleriscaldamento. Un’altra cosa fuor di dubbio è che la stessa cifra è stata caricata nella tariffa dei Teleriscaldati. In una recente commissione il fatto è stato dichiarato più volte e nessuno, rappresentante di SGR compreso, l’ha negato.

Ora, sempre secondo le dichiarazioni, questi soldi devono essere restituiti e, a rigor di logica, se qualcuno li deve restituire vuol dire che non li doveva neppure prendere. Attenzione perché è in questo punto che si configura la situazione pericolosa: stabilire chi è il soggetto che non li doveva prendere fa la differenza anche nella lettura legale.

Possibile che SGR si scaldi tanto semplicemente per un indebito aumento della tariffa? Voglio dire, la tariffa è sotto il suo controllo e limando (o aumentando) di un misero centesimo a KW, spalmando la diminuzione (o l’aumento) nel tempo, la situazione sarebbe facilmente risolta. Farebbe più gioco il silenzio, che i titoli a tutta pagina.

Il problema sarebbe se questi benedetti due milioni fossero proprio quelli dell’onere urbanistico. Qualora fosse dimostrato che i soldi sono spariti o sono stati usati per altro, che non sia la suddetta destinazione, non si configurerebbe un reato di Peculato? Essendo io ignorante in materia, chiedo.

Ecco che a questo punto i nervi si tendono. L’Amministrazione dichiara che questi soldi devono essere restituiti, SGR dice che li deve avere dal consorzio il Maestrale, che non li ha e allora il Comune dovrebbe escutere la fidejussione depositata in assegnazione d’appalto. Bene. Forse il prossimo documento che vi propongo potrebbe fare un po’ di luce sulla questione.

E’ l’estratto di una lettera di SGR, non firmata da nessun dirigente, datata 23 ottobre 2007, che mi risulta essere stata ricevuta da tutti i proprietari di immobile teleriscaldato a Viserba:

Per quanto riguarda l’impianto di Teleriscaldamento, ivi inclusa la centrale, il Consorzio, dopo aver espletato una gara a trattativa privata con alcune delle maggiori aziende nazionali specializzate nel settore, ha scelto la proposta tecnica e l’offerta economica di SGR ( Gruppo Società Gas Rimini S.p.A.) stipulando con la stessa un contratto che sinteticamente prevede quanto segue: SGR si è impegnata a pre-finanziare la costruzione dell’impianto a fronte di un contributo di soli Euro 1.250.000 da parte del Consorzio, contro un costo effettivo di circa Euro 3.2050.000 (valore approssimativo in quanto i lavori non sono ancora finiti) dell’impianto stesso. I rimanenti 2.000.000 di Euro saranno recuperati da parte di SGR con 30 anni di gestione applicando le medesime tariffe adottate da quasi 20 anni, nella città di Rimini, ad oltre 500 appartamenti presenti nel IV Peep Marecchiese

Due milioni di Euro? Saranno mica quelli per cui tutti si stanno accapigliando? Se quest’accordo fosse in effetti andato a buon fine, così come comunicato da questa lettera, che tutti sembrano aver dimenticato, ci sarebbero un paio di problemini: il primo è sicuramente che Il Maestrale non poteva fare creste sugli oneri urbanistici sfruttando gare private d’appalto. Il secondo è che se SGR, come da sua lettera, ha sottoscritto questo tipo di accordo … che soldi rivuole adesso? Saranno mica 4 i milioni di Euro che non tornano nei conti?

Pare ovvio, qual’ora le ipotesi si dimostrassero vere, che se Il Maestrale non poteva fare questo tipo di accordi SGR non poteva esserne la controparte, dunque perde anche il diritto a recuperare i soldi con “30 anni di gestione”. Il Comune, responsabile delle opere pubbliche, non è certo in una posizione migliore e li deve richiedere.

Ognuno di voi, cari lettori, può farsi un’idea propria di dove sono finiti quei due milioni, ma non traete giudizi senza prove, mi raccomando. Per quello che riguarda me mi piacerebbe che qualcuno fuori dai giochi, prendesse in mano le carte e ci levasse da questa confusione. Non sarebbe male se a farlo fosse l’Autorità Nazionale Anti Corruzione del Dottor Cantone visto che ha già dimostrato la sua attenzione da queste parti con l’appalto del Leon Battista Alberti.

P.S.

Confusione è una parola che abbiamo inventato per un ordine che non si comprende” [Henry Miller]

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a@DadoCardone

Share

Bonaccini e la sua orchestra.

8490786245_b1b4f24320_oIeri sera, con il grado d’inviato Citizen, ho assistito al concerto per trombone organizzato dal PD, titolo:  la Sanità delle valli. In quel di NovaFeltria, presso il Teatro Sociale, è stato organizzato un bell’incontro senza contraddittorio per il Presidente della Regione Stefano Bonaccini.

La scaletta della serata è stata la seguente. Ringraziamenti, tanti, troppi. Parola ai vari Comitati che agiscono per tenere aperti gli ospedali, politici locali, Raffaella Sensoli per grazia ricevuta e dopo il quartetto Tonini, Gnassi, Venturi, Bonaccini se l’e’ suonata e se l’è cantata con tutto l’agio possibile. Il Pubblico, al 98% demokrat, ha gradito. Strano.

Come hanno suonato? Sembrava una composizione di Nino Rota, tanto erano bravi gli interpreti. Vi dico subito che la qualità degli artisti era tale che Andrea Gnassi è apparso persino dimesso, tanto che ha rinunciato a sogni, segni e puntini adriatici. Ora però nello stile Citizen daremo un po’ di voti.

Marcello Tonini. Il primo assolo è stato il suo. Ha risposto ad accuse che nessuno gli aveva fatto e si è pure incazzato. Il nuovo Direttore dell’Ausl Romagna si è parecchio risentito perché un rappresentante dei comitati gli ha chiesto di sbottonarsi e parlare chiaro. Tonini, dopo aver più volte mimato l’atto di sbottonarsi (per me gli va dato il premio gag dell’anno), ha parlato molto chiaro, solo che ha sbagliato tema e si è inerpicato nell’apologia di se stesso, rianimatore di ponti radio e mappatore della Valle. Pare che Google stia per lanciare le Tonini Maps, applicazione per le ambulanze che non conoscono le vie della Valmarecchia. Voto 4: Fuori tempo.

Sergio Venturi. Ha difeso la scelta dell’Ausl unica senza se e senza ma, con uno stile decisamente soporifero. Il pubblico era votato alla resistenza ed ha resistito … io no. Tra una pennichella e l’altra mi pare di aver capito che fosse un intervento inutile. Non ha aggiunto, ne tolto, nulla ad un dibattito che tanto non è mai esistito. Unica nota positiva, non ha promesso nulla, almeno lui. Nella Valle ricordano ancora con malinconia quelle sostanziose promesse firmate Piva e Lombardi. Oggi hanno altro di cui preoccuparsi. Voto 5+: Agevola il sonno meglio della melatonina.

Andrea Gnassi. Il discorso non è il solito e nemmeno la verve, forse soffre troppo la presenza del pesce grosso. Bonaccini, nella tornata Regionale, gli aveva promesso un Assessore al Turismo (almeno così diceva Andrea sui quotidiani) e invece gli ha concesso un segnaposto al Bilancio. Senza il suo solito discorso, che ormai è come una coperta di Linus, è parso disorientato. Basti dire che non ha anticipato nulla della pioggia di milioni, per nevone e maltempo, che il Presidente avrebbe annunciato di lì a poco chiedendo testimonianza proprio al Taglianastri. Lui stesso, dopo aver girato a lungo attorno al concetto “#AreaVastaBella”, ha ammesso di non essersi preparato. Voto 3: Il Cane mi ha mangiato i compiti e mia nonna è morta per la terza volta quest’anno.

Stefano Bonaccini. Possiede una somiglianza imbarazzante con Benito Mussolini e mi vien da pensare che chi gli cura l’immagine abbia molto insistito sull’evitare di puntare i pugni ai fianchi. Lui non lo fa, tiene solo una mano in tasca … forse per contare i miliardi che, lui e solo lui, è in grado di far piovere sulla Regione. Dice una serie di cazzate, presupponendo che nessuno sappia niente dei fondi europei (vero) e che i terremotati ancora nelle case di plastica passino inosservati (ancora vero). Di Sanità parla poco, ma ci tiene a ribadire che lui non è li per ricevere applausi, anche se è capacissimo di procurarseli …. Lo dimostra di lì a poco quando si dice non disposto a sopportare che si usi la paura della gente per fini politici. Un’affermazione che stimola, appunto, applausi e un “BRAVO!!” senza ritegno da un fedelissimo in prima fila. Della serie “ti piace vincere facile”. Comunque l’affermazione che tutti aspettavano è arrivata: “nessuno ha mai detto che saranno chiusi degli ospedali”. Un’altra volta vero, saranno semplicemente trasformati in altro. Voto 2: ITALIANI!

Fuori concorso:

Raffaella Sensoli. Non era stata compresa tra i relatori sebbene l’emendamento che ancora da speranza agli ospedali della Valle sia proprio il suo. Dopo un paio di comunicazioni in tralice, con cui ha fatto capire che comunque zitta non sarebbe stata, gli è stato procurato un posticino (sempre fuor di dibattito). Mentre parlava ai piedi del palco, Tonini ha chiesto a Gnassi chi fosse, lui l’ha rassicurato sussurrandogli era solo una del Cinque Stelle. Già … peccato che sia anche il Vice Presidente della Commissione Sanità. Comunque Raffaella ha avuto buon intuito ed essendo in posizione tattica sfavorevole non ha affondato nessun colpo, sebbene ne avesse ben donde.  Voto 7: A Risiko a volte conviene ritirarsi.

Schermata 05-2457149 alle 15.01.06Emma Petitti. Come fa una donna a cambiare più poltrone della Minetti senza avere la stessa presenza scenica? Semplice: sta zitta e si fa i fatti suoi. L’unico sfogo che si concede è il Tag compulsivo con cui ha fatto vibrare gli smartphone di tutte le prime file (cosa che a qualcuno piace e ad altri no, dipende da dove tengono il telefono). Eppure qualcosa da dire l’avrebbe avuta giacché comunque la sua delega al bilancio era compatibile con qualsiasi discorso fatto. Voto: Non classificabile. Dovrebbe lavorare per Frau S.p.A.

Concludendo; trovo commovente come il PD continui a tranquillizzarsi da solo, ma non meno dell’atteggiamento apolitico dei comitati, formalmente giusto, ma inefficace nel risultato. Chiedere una soluzione a chi ti ha messo nella situazione contro la quale lotti è una evidente minchiata, perché presuppone l’assenza di altri interessi che non siano il bene dei cittadini. Quello è un altro pianeta.

P.S.

Vede signorina … la precedenza è un po’ come la patata, ogni tanto toccherebbe darla.” [Giuseppe Giacobazzi – dopo un incidente in Apecar]

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

Share

Una bolletta da 2.000.000,00€

sgrEra il 13 aprile del 2013 quando, in un’altra vita e in un altro blog, scrivevo dei primi approcci con l’Assessore Sara Visintin e il problema del Teleriscaldamento. Le sue parole in quell’occasione furono che si stava provvedendo a monitorare, verificare ed integrare.

Oggi 4 aprile 2015, in un’apposita commissione, ho sentito esattamente le stesse cose e, in effetti, se dovessi indagare su cosa è cambiato per i Teleriscaldati potrei tranquillamente affermare niente in positivo. Intendiamoci, non che non ci siano novità, di quelle che se sono, ma una su tutte ruba la scena: ai Teleriscaldati, tutti, sono stati indebitamente sommati alla bolletta 2 milioni di euro.

La motivazione? E’ stato molto difficile capirlo e non sono sicuro nemmeno ora di esserci riuscito, anche perché a seconda di chi parla cambiano natura. Per la Visintin sono Oneri Urbanistici, per l’Energy Manager del Comune, Davide Frisoni, sono un’errata stima della strumentazione del Consorzio il Maestrale acquistata da SGR, per il Dirigente Natalino Vannucci poi ritornano oneri Urbanistici. Vi dirò … essendo Natalino componente di commissioni che aggiudicano appalti pubblici dal 1984, mi fido di lui. E’ un po’ come il Giovanni Rana degli appalti.

Che siano oneri urbanistici o errate valutazioni, rimane il fatto che con estrema naturalezza si ammette di aver aumentato le bollette, di tutti, del considerevole ammontare di cui sopra. Il bello della storia però non è quest’atto, che l’incosciente Bertino  Astolfi definisce una truffa nella pubblica commissione. No. Il bello è che tutti si guardano straniti attorno quando qualcuno lo suppone. Quasi (quasi) si sono persino scocciati per aver avuto a che fare con cotanta ignoranza. Visintin non vuol sentir dire che non ha fatto nulla, Frisoni è molto scocciato perché risponde sempre alle stesse domande, a Vannucci pare di essere stato la bocca della verità ed infine Bettini, rappresentante SGR, esclama:” insomma, noi due milioni di euro li dovevamo avere”. Gli unici allibb

Qui ci starebbe una bestemmia, ma sono diventato un divulgatore quasi educato. Le domande però restano: due milioni di euro nelle bollette? Anche ammesso che sia una cosa legale (magari qualcuno della Procura si faccia venire un dubbio) dov’è il piano di rientro? Quanto incidono questi soldi nelle tariffe correnti? Sono già stati pagati o sono in pagamento? Se non si pagano più perché la tariffa è rimasta uguale? Chi lo dice che i milioni sono due e non quattro dato che non sono tracciabili né per quantità, né per rateo?

Con questa e un’altra serie di amenità hanno insomma descritto il gran lavoro fatto per i cittadini, che non si devono deprimere se non vedono i risultati, abbiano fede e arriveranno. Come ad esempio per le caldaie provvisorie (qualcuno le ha da tre anni) che secondo lo scocciatissimo Bettini non determinano maggior costo, ma che se fossero invece quelle definitive garantirebbero i famosi certificati verdi, i quali altra cosa non sono che un possibilità di sconto per gli utenti. Altra prova di fede, secondo l’Assessore Visintin, dovrebbe essere tributata all’allargamento della rete verso, magari, gli edifici pubblici. Secondo l’economia di scala l’aumento dell’utenza diminuirebbe il prezzo … peccato che Sara non abbia ben presente chi paga le spese per gli edifici pubblici.

Malamente riscaldati, soprattassati, usurati in tariffa per debiti che non sanno nemmeno di avere, cosa vogliono di più? I soldi per pagare un tecnico e difendersi da tutti questi dati che non sanno interpretare? Detto, fatto! Il Comune, giustamente, non può pagare un loro tecnico, che conoscono e di cui si fidano. Però può prestare uno dei suoi per i tavoli tecnici, magari Frisoni che oggi sembrava più affezionato di Bettini a SGR. Dai, le hanno pensate tutte … non è che potete sempre lamentarvi. Gufi.

P.S.

“Spie e truffatori hanno sempre il passaporto in regola.” [Paul Morand]

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

Share

TRC Vincit Omnia.

Cattura1Bisogna ammetterlo. Ancora molti non conoscono il TRC, ma si è fatto decisamente poco amare da tutti quelli che hanno avuto la sfortuna di capitargli tra i piedi. Bisogna ammettere anche un’altra cosa: il Trasporto Rapido Costiero è un’opera senza senso utile, che deturpa il territorio e ha messo nei guai persino quelli che la vogliono finire a tutti i costi, ma se quella di stamattina è la massima resistenza che la cittadinanza si sente di opporre i dirigenti di AM e Italiana Costruzioni possono già tirare un bel sospirone di sollievo.

I Fatti. Dopo aver aperto una ferita di quasi 10km sul territorio che va da Rimini a Riccione, da stazione FS a stazione FS, qualcuno si è accorto che dovevano essere spostati i sottoservizi, le fogne. Nello specifico in Via Portovenere questa svista (o qualsiasi altra cosa sia) si è tramutata in un bel guaio per i residenti, che potranno entrare e uscire, dalle loro case, solo a piedi per un periodo stimato in circa un mese. Le questioni da puntualizzare sono diverse.

Lo spazio carrabile lasciato a disposizione è di 120 cm, meno di un manico di scopa. Già a causa del precedente confine di cantiere ai mezzi dei Vigili del Fuoco era inibito l’accesso, ora non possono passare nemmeno le ambulanze. Qualcuno dice che è sopportabile, altri, magari quelli con un invalido del 100% a casa, non sono tanto convinti, in ogni caso questi riccionesi di serie b si vedranno spegnere principi d’incendio con i Canadair e dovranno stare molto attenti al colesterolo per evitare infarti troppo fulminanti per essere raggiunti a piedi.

Altra singolare questione è il fatto che nessuno sembrava sapere quello che sarebbe avvenuto. Una mattina è apparso un cartello giallo con l’invito a spostare i mezzi di locomozione da casa, stop. Il Sindaco Tosi, a piene pagine di giornali, dichiara “non ne sapevo niente, ero a Milano”, esiste però un’ordinanza del 27/04 firmata dal Dirigente della P.M., Dott.ssa Graziella Cianini, che dispone quanto poi è successo ed inoltre la motivazione non lascia scampo, in quanto si parla di un lavoro che per sua natura deve essere programmato per tempo. Se qualcuno si fosse preoccupato della corretta comunicazione forse stamattina si sarebbe vista qualche lacrima in meno e qualche bestemmia sarebbe rimasta in canna, ma, nell’evidenza dei fatti (ne sono testimone) c’era molta confusione su ciò che sarebbe successo.

I casi sono due: si sapeva o non si sapeva. Sembra un’affermazione ovvia, ma anche l’ovvio nasconde conseguenze. Se si sapeva non si voleva essere scocciati per qualcosa di inevitabile. Se invece non si sapeva qualcuno ha fatto male il suo lavoro. Nel primo caso l’elettorato farà le sue considerazioni, nel secondo ci si affida alla fede, ossia è meglio pregare. In entrambi i casi questa mattina c’erano persone molto preoccupate perché pensavano di doversi guadagnare l’uscita di casa tra alberi e ringhiere, sperando di non dover muovere i residenti disabili. Non è così, i 120 cm sono miseri, ma garantiti. Per scoprirlo la Consigliera Regionale Sensoli (M5S) è arrivata sul cantiere la mattina presto, poi è ripartita lasciando un appello per il Sindaco Tosi (sperando che non sia a Milano).

Questi i fatti. Ora però vorrei concludere riprendendo la considerazione con cui si è aperto questo pezzo. La resistenza al TRC è ridicola. Sia chiaro, non parlo di resistenza alla maniera palestinese, sebbene un bel muro stile Gaza sia comunque stato approntato. Parlo della presenza, parlo di far pesare l’opinione pubblica, parlo di non pensare che i guai degli altri siano semplicemente… degli altri. Lo avevo già visto ai tempi dell’abbattimento della proprietà Moretti a Rimini, ma non solo li. Sembra che il lato opposto della strada sia un’altra dimensione, un luogo che non ci riguarda, figuriamoci quello che succede in un altro quartiere o in un’altra zona della città. E’ indifferenza? E’ rassegnazione? Qualsiasi cosa sia è esattamente quello di cui ha bisogno chi vuole portare avanti un’opera devastante come il TRC. Questa mattina c’erano degli attivisti del Movimento, una giornalista del Carlino e  quattro o cinque residenti, che comunque erano meno dei carabinieri. Questo cosa dovrebbe fermare?

P.S.

Mentre me ne stavo andando ho avuto un’idea geniale per ovviare alle difficoltà dei mezzi di soccorso sanitario. Si potrebbero istallare delle catapulte nei cortili per lanciare chi ha bisogno di soccorso alle spalle dei condomini, dove la strada è ancora praticabile. Prima di dire che si tratta di un’idea assurda affacciatevi alle finestre e date un occhio a cosa vi hanno costruito davanti casa.

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

Share

Suona e scappa.

suona e scappaLo dico subito. Intendo fare pressione sulla Giunta perché sia garantito il diritto delle nonne di fare la maglia al parco. Come dite? Ovvio che si può?! Eh no, con l’attuale Primo Cittadino, dovreste saperlo, le cose ovvie sono solo quelle che lui ratifica.

Mi riferisco alla lettera agli Amministratori di Condominio con cui si modifica (?) il Regolamento della Polizia Municipale, per fare in modo che i bambini possano usare i cortili dei condomini per giocare. E’ un’altra Gnassata o il povero Andrea è stato un bambino infelice e non ha mai saputo che dall’Antica Roma i bambini fanno un po’ come cazzo gli pare.

La ragione più ovvia a questa lettera è la figura barbina, votata di recente in Consiglio Comunale, con cui attualmente ci dovrebbero essere degli agenti della Municipale che chiedono i documenti a bambini che giocano a palla, per capire se hanno l’età per farlo o meno. Per inciso: una cappella elettorale di dimensioni enormi.

Potrebbe anche essere però che il Sindaco non abbia vissuto la sua infanzia in maniera adeguata e il suo percorso di vita (suo e dell’Assessore Sadegholvaad) non l’abbia portato a relazionarsi con degli infanti. Giacché chi vi scrive ha vissuto una bella infanzia con ginocchia sanguinanti ed anziani sequestratori di palloni, proverà ora in poche righe a spiegare quel periodo di vita ai dispersi nello slogan.

I bambini, tutti i bambini, se non soverchiati dalla prepotenza degli adulti educatori, sono dei fuorilegge. Non temono i richiami dei loro genitori, le massime autorità per quanto ne sanno, figuriamoci se hanno in mente cose come regolamenti condominiali o comunali. Nel loro mondo la relatività comanda, oggi possono essere guardie, domani ladri, con la costante di essere sempre degli eroi. E’ normale che sia così … v’è un’energia spettacolare che nasce dalle loro menti: si chiama fantasia e li porta continuamente a truffare la realtà adulta. Anche le bambine più composte e leziose sono in realtà delle millantatrici che si spacciano per principesse, dame del te’ e grandi cuoche.

I bambini sono anche drogati di adrenalina. Più un anziano (che per loro sono semplicemente tutti quelli che non giocano più) si dimostra astioso e vendicativo, più gli vanno a suonare il campanello, per il brivido di una fuga rocambolesca e questo  si fa che sia vietato in un regolamento o meno. Quanto dura quest’età? Il limite è l’inizio dell’epopea dell’innamoramento, quel periodo cioè in cui il demone ormone li guiderà verso i più grandi problemi dell’esistenza comunemente intesa. Allora palloni, finestre rotte e campanelli perderanno il loro fascino e le divise acquisteranno importanza solo per quello che nascondono nelle tasche.

Capisco che gli Amministratori di questa città facciano molta fatica a capire quanto sia incontenibile la fantasia, semplicemente perché ci hanno poco a che fare, ma, anche ammesso che un regolamento simile sia inteso come protezione dell’infanzia, non esiste niente che possa normare l’uso di un cortile o l’attrattiva di un’arrampicata pericolosa.

Ammesso e non concesso che questi abbozzi siano un tentativo di dare una città migliore ai bambini riminesi anche stavolta, come tutte le altre, si sta guardando nella direzione sbagliata. Per salvaguardare l’infanzia bisogna eliminare il degrado … il che non significa più rotonde per tutti.

P.S.

Canta pure, Grillo mio, come ti pare e piace: ma io so che domani, all’alba, voglio andarmene di qui, perché se rimango qui, avverrà a me quel che avviene a tutti gli altri ragazzi, vale a dire mi manderanno a scuola, e per amore o per forza mi toccherà a studiare; e io, a dirtela in confidenza, di studiare non ne ho punto voglia e mi diverto più a correre dietro alle farfalle e a salire su per gli alberi a prendere gli uccellini di nido.”  [Pinocchio – Carlo Collodi]

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

Share

Dieci Piccoli Indiani

5b5c10f7fe06d31e77fe35c202238a79_XLBersani, Bindi e Cuperlo assaggiano un po’ della famosa democrazia del loro Partito. Così come pochi avevano deciso che la loro poltrona in Parlamento doveva essere garantita da un posto da Capolitsta, magari in Calabria, pochissimi decidono (anzi uno solo) che devono momentaneamente togliersi di torno.

Il loro torto? Fare parte dei Dieci Piccoli Indiani, dieci piccoli dissidenti che, improvvisamente, si sono accorti di non essere a  casa loro, all’indomani della cacciata dalla Commissione Affari Costituzionali . Faccio ovviamente riferimento al capolavoro di Agatha  Christie, il cui titolo originale veste ancora meglio la vicenda: …E poi non rimase nessuno.

V’è però una grande differenza con il citato classico del giallo. Nella storia originale i protagonisti cercano di capire chi li uccide uno alla volta, nella sua versione parlamentare l’assassino è noto dall’inizio e sono stati  già tutti fatti fuori da un pezzo. L’unico aspetto thriller è l’attesa di veder spuntare in loro un po’ di amor proprio, che al momento è evidentemente sostituito da altre considerazioni.

Ora la riflessione più appropriata non è capire cosa faranno i dieci piccoli indiani, vista la loro evidente ininfluenza politica. La cosa più importante da chiedersi è cosa dia tutto questo potere a Matteo da Firenze. Finita la luna di miele con i suoi compagni di partito (con gli altri non c’è mai stata) pare evidente a tutti, persino al piddino della strada, che il Premier rispecchia ne più ne meno il comportamento di qualsiasi altro suo predecessore:

  • Quelli prima di noi hanno fatto un casino.
  • Adesso in quattro e quattr’otto metto apposto io.
  • Siete solo capaci di criticare, ma non fate proposte.

Come da manuale. Tra l’altro la sua qualità più caratterizzante (fin dal liceo le sparava così grosse che lo chiamavano “il Bomba”) è stata applicata pari pari a tutta la legislatura, producendo effetti devastanti sull’elettorato di tutti.  Nessuno vota più…. Se non qualche anziano a causa di un riflesso compulsivo a votare qualcosa che almeno nominalmente si dichiari di sinistra. Pare che, data l’età media dei votanti,  per le prossime elezioni stiano organizzando l’Exit poll con il morto.

Cosa caspita lo mantiene dov’è con la convinzione di un Kamikaze che sta picchiando contro una portaerei e con la stessa voglia di trattare? E’ sicuramente vero che questo è un Parlamento di precari e che, mandati alle elezioni, molti farebbero fatica a passare la soglia di qualsiasi sistema elettorale (anche se lo chiamassero Unatantum),  non è che tutti si possono giocare il jolly come Casini.

Chi mai si prende la responsabilità di traghettare i ParlamentarPrecari fino al vitalizio? Civati è troppo indeciso, Cuperlo è troppo gentile, a Bersani sfugge la metafora e Bindi abbaia, ma non morde. D’Alema? A Massimo una cantata sotto il chiaror di luna Ischitana, tra un libro mediocre e una bottiglia di buon vino, ha fatto cambiar idea.

Il Bomba è praticamente senza rivali, ma una guida la deve avere… le mosse sono troppo perfette per essere frutto della mente di uno che vive di atteggiamenti. Prendete Mattarella ad esempio, un uomo che trova sconveniente esprimersi senza leggere e che non ha nulla da obbiettare sulla dipartita dei dieci piccoli indiani, sebbene costituzionalmente si sarebbero potuti rimuovere solo per rinuncia o per passaggio ad altro incarico. Tutto troppo facile.

Nelle ultime pagine di quest’ennesimo giallo della Politica Italiana non ci dovrebbe essere la fine annunciata dei dissidenti per inedia, ma l’identità del genio che si nasconde dietro Matteo da Firenze, questo sì che sarebbe da leggere.

P.S.

Come si fa a distinguere il caos da un piano molto ben congegnato? Nel  vero caos nulla si ripete,  tantomeno  nello stesso effetto. La distruzione del nostro Paese è un piano… e sta riuscendo perfettamente.

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

Share