Bücherverbrennungen

Delle volte ci si prova a credere che siano delle persone normali, come te, che non agiscano guidati dalla cattiveria. Poi ti cancellano il murales di casa Madiba alla vecchia caserma dei pompieri e allora ti chiedi cosa vuol dire un’azione del genere.

Vuol dire che sono contro i Murales? Di sicuro no, visto che ne abbiamo di enormi al cantiere del Teatro, a Borgo San Giuliano in memoria di Fellini, lungo il Porto Canale e chi più ne ha più ne metta. Forse vuol dire che nella loro distrazione istituzionale non riconoscano cosa rappresenta un murales e non lo identificano come forma d’arte? Anche questo è poco probabile giacché si stimano di avere un Eron tra i loro concittadini. Che sia perché il murales in oggetto trasmetteva un messaggio sbagliato, magari discriminatorio? Non può essere nemmeno questo, visto che erano rappresentate delle case, un simbolo il cui significato non può essere equivocato nemmeno impegnandosi.

Personalmente un’idea di cosa significa un atto del genere me la sono fatta. Significa che sono proprio stronzi. Dietro la scusa “come prima non va bene, riqualifichiamo e facciamo le cose in regola”, si nasconde il desiderio di cancellare qualsiasi cosa li metta in ombra. E’ evidente.

11863339_873146812766605_4311909976182615834_nNon avrei questa sicurezza se avessero lasciato il murales, ma così è troppo palese. Casa Madiba era una vecchia caserma dimenticata, come innumerevoli altre proprietà del Comune. I ragazzi di Casa Madiba Network l’hanno elevata all’uso per il quale è stata istruita quest’ultima istruttoria …. E tu cosa fai? Cancelli il simbolo della riqualificazione morale di quel luogo? Volevi proprio sterilizzare eh! Volevi mettere in chiaro che a Rimini il business dell’ospitalità è roba tua.

Questo è anche un brutto segno riguardo all’assegnazione dello stabile riqualificato … che poi vorrei proprio capire quali sono queste opere di riqualificazione visto che l’unica cosa vista fin’ora, la mala pittata, ha più che altro squalificato. E’ un brutto segno perché sembra già indizio della forte volontà di cancellare quell’esperienza e non di riassegnare a chi aveva lasciato il segno in quel posto (se no il segno lo lasciavi).

Devo dire che, come al solito, è stata usata scarsa intelligenza politica, ma questo è un fatto usuale per chi è cresciuto politicamente nell’assenza del confronto. Assessore Pulini, lei non dice niente? A quando un bel falò di libri che dicono cose diverse da quello che sostiene il PD?

P.S.

«Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini » [Heinrich Heine]

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

Share

Su Rimini Reboot [di Fausto Battistel]

“Guardare ciò che è davanti ai nostri occhi richiede sempre uno sforzo enorme”.

Immagine1 L’esperienza della mostra e della conferenza Rimini Reboot – Riprogetta Rimini è un lavoro di gruppo, ciascuno con le sue competenze e le sue capacità ha contribuito alla realizzazione. Vorrei raccontare meglio obbiettivi e finalità del progetto, ringraziare i rappresentanti dell’amministrazione e degli ordini che hanno partecipato, gli organi d’informazione che ne hanno riportato la notizia e a tutti coloro che sono intervenuti, chi ha espresso il proprio consenso alla proposta così come chi non lo ha fatto.

Questo lavoro ha di base due finalità, la prima è  quella di fornire un esempio per illustrare una buona pratica di redazione di una prima proposta progettuale per un’area della città, uno strumento di dialogo per vedere sin dall’inizio il possibile risultato e poter creare il consenso per la sua realizzazione, definirne gli elementi qualitativi e quantitativi.

La seconda è quella di dare una risposta con il dialetto del luogo per esaltare il “genius loci”, una risposta con il carattere del luogo per favorire il senso di appartenenza della comunità.

Per tutti coloro che hanno avuto la fortuna o la sfortuna di assistere alle mie conferenze sull’argomento, ma io preferisco chiamarli racconti, nei quali si illustravano attraverso esempi e comparazioni, le valutazioni che ciascuno di noi, se osserva la realtà con attenzione e le chiavi di lettura giuste, può fare per deteminare personalmente in modo oggettivo la qualità di un progetto e di conseguenza la fattibilità della sua realizzazione.

La mostra e la conferenza hanno illustrato un percorso di analisi delle preesistenze e le soluzioni proposte per dare al territorio urbano già compromesso e quindi cementificato, un aspetto e una fruibilità piacevole e un carattere riminese.

Questo progetto svolto da partecipanti al Master di Urban Design, è stato una simulazione per gli studenti, di un vero e proprio lavoro con tanto di committente e caso reale, da sviluppare come se dovesse essere realizzato e quindi senza tanti esercizi artistici e di fantasia, il caso è stato affrontato con la filosofia ed i criteri che vado ad illustrare.

L’area scelta tra il sottopasso del grattacielo, Parco Cervi e l’isolato urbano delle ferrovie situato in Via Tripoli rappresenta già un territorio urbanizzato, prevalentemente monofunzionale e privo di qualità urbana.

La riqualificazione prevede:

Edifici pubblici per la comunità con volumi commerciali per creare una rete economica a favore di un sostegno per gli abitanti e gli operatori, edifici pubblici ad uso civico, uffici comunali decentrati, cinema /teatro, impianti sportivi e altri edifici di servizio (poste, etc…).

11219501_815588661857257_4950201486293085253_oEdifici residenziali e ad uffici, con altezza massima 3/4 piani, per tutte le classi sociali e con differenti finiture, ma sempre dignitosi e ben rifiniti, in classe energetica performante e con sistemi antisismici idonei. Realizzati con forma e foggia tradizionale, con materiali della tradizione ed elementi della consuetudine locale, per favorire un senso di appartenenza, per tramandare le conoscenze costruttive alle nuove generazioni, favorendo l’apprendistato (sul modello delle botteghe) e trasmettere le conoscenze dell’artigianato, edile, di carpenteria, di falegnameria, dei fabbri, dei tinteggiatori etc… consentendo durante la realizzazione dell’intervento un apprendistato, per tramandare le conoscenze dell’artigianato edile, formare i giovani e creare del lavoro.

Strade e piazze dotate di negozi e laboratori con edifici proporzionati nelle loro altezze alla larghezza delle strade e/o delle piazze per favorire la camminata urbana e renderla piacevole e meno faticosa data la piacevolezza dell’incedere in percorsi mutevoli e dotati di servizi per la vita di tutti i giorni.

Il quartiere sarà interamente pedonale percorribile a piedi in 10 min e dotato di 3300 posti auto interrati (che possono essere raddoppiati o triplicati se si riterrà opportuno fare più livelli interrati), di cui 1250 privati. Le strade interne al “district” (così termine un po’ modaiolo) saranno carrabili ma solo per il traffico locale di scarico e carico dei residenti.

Gli isolati urbani costituenti questo nuovo aggregato saranno dotati di verde e fruibili dal pubblico durante il giorno e chiusi di sera e di notte. E soddisferanno la “sete” di natura insita in ogni essere umano, consentiranno a bambini ed anziani di godere in luoghi protetti, il verde, le attività di gioco, socialità e riposo.

Data la compattezza e la densità di abitanti presenti e tutti gli usi della vita quotidiana la sicurezza sarà esercitata dal controllo sociale spontaneo. Le dimensioni ridotte della città consentiranno una gestione economica degli spazi del verde e degli impianti.

L’evento della mostra e della presentazione con dibattito in cui tutti i cittadini hanno avuto occasione di porre delle domande, fare delle osservazioni ed esprimere il loro parere è stato un primo passo verso un percorso di partecipazione per definire la loro città. Nessuno dei presenti, né relatori né organizzatori né sostenitori ha mai pensato alla proposta redatta come ad un progetto perfetto e migliore di altri, ma certamente ha motivato e argomentato con consapevolezza e professionalità le scelte adottate.

Il dettaglio di scala dall’urbano al particolare è stato utile per illustrare le possibilità del risultato finale e una stima dei costi di costruzione al metro cubo comparati con un’ipotesi di possibile realizzo di vendita delle unità immobiliari e dei parcheggi da mettere sul mercato per i privati, ha consentito di redigere un bilancio economico serio con  previsioni assolutamente positive.

Il documento di pianificazione generale del territorio redatto andrà migliorato e condiviso e gli autori potrebbero essere i garanti per la realizzazione del progetto e progettare alcuni edifici, mentre tutte le altre progettazioni di dettaglio andrebbero suddivise tra i professionisti della zona, così come le realizzazioni tra le PMI locali e gli artigiani locali per sviluppare una competizione sana nell’ottenere il miglior risultato. Anche l’indotto del commercio edile e delle immobiliari dovrebbe avere lo stesso trattamento.

perarticolcrIn Europa sono già diversi gli interventi realizzati con questa metodologia e con il criterio di favorire lo sviluppo e l’incremento di un dialetto regionale come affermazione del “genius loci” della storia e della cultura delle popolazioni che vi abitano, per favorire l’integrazione e la conoscenza della cultura del luogo ed affermare l’unicità data dal clima, dai materiali, dalla storia e dalle capacità di formare una solida comunità, che nel prossimo futuro se capace di sviluppare solidalmente una società soddisfatta dalla qualità della propria vita ed orgogliosa della sua cultura potrà accogliere, arrichirsi ed arricchire i cittadini di continenti, religioni e culture diverse senza perdere la propria identità e creare una crescita ed un’armonia mai raggiunte nella storia del passato.

Un’architettura gentile, rispettosa dell’uomo percepibile dai suoi sensi con naturalezza potrà formare o rigenerare aree urbane attualmente degradate e restituire prima ai cittadini e poi ai luoghi un’identità ed una memoria storica che potrà restituire dignità e fierezza ad entrambi.

Il criterio utilizzato della città compatta è semplice se in un ettaro vivono 1000 abitanti anziché 500 il costo di gestione degli spazi (strade, illuminazione, pulizia, verde, impianti etc…) sarà ridotto e nella migliore delle ipotesi dimezzato.

Questa proposta dal basso rispettosa della comunità tanto da consentirne la permanenza, sia durante sia dopo le opere, è una risposta all’arroganza ed al gigantismo di opere di cui la società intera invece di usufruirne ne subisce le conseguenze, a causa di una celebrazione, fine a se stessa, che invece di favorire le politiche urbane le sfrutta  al solo scopo di specularci per realizzarne guadagno economico, insensibili ai danni sociali ed ambientali provocati con le loro scellerate azioni e con un esercizio del potere degno dei regimi autoritari peggiori.  Quando invece una progettazione urbana capace di creare un’economia equa, una socialità vivibile e una realizzazione sostenibile sarà in grado di fornire reddito e quindi profitti all’intera comunità per un tempo lungo. Attraverso una speculazione equilibrata i profitti saranno maggiori.

Questa proposta in maniera estremamente chiara indica soluzioni che molti cittadini di Rimini pensano da anni ma che nessuno osa fare. Sono semplici e restituiscono alla città spazi ed opere appartenenti a tutti :

Un’area per il mercato bisettimanale dedicata e degna della sua tradizione (con altri usi giornalieri); Lo scavo archeologico completo dell’anfiteatro attualmente mortificato e solo recentemente oggetto di attenzione con una ringhiera in legno che almeno pazialmente ha restituito al luogo un po’ di dignità; E una nuova sede all’asilo svizzero nel vuoto urbano di Piazza Gramsci. Questi argomenti non dovrebbero essere dei tabù ma far parte della normale dialettica tra cittadini ed amministrazione, quest’ultima con l’onere di amministrare appunto e non coercere.

Fausto Battistel Architetto

p.s.      Restate collegati a breve vi sarà un’altra presentazione della proposta con l’allestimento di una mostra, per consentire a chi non ha potuto partecipare di prenderne visione e se lo riterrà opportuno esprimere il suo consenso al suo proseguimento.

N.B.     Per la cronaca era possibile votare SI o NO per continuare lo sviluppo della proposta,

su 176 votanti pari a 401 gr. di fagioli

i SI sono stati 160 pari a 365gr.

Share

Salvateci dall’Erba Errante [di Fausto Battistel]

faustoettoreL’importanza di avere un esperto occhio esterno alle questioni ed agli interessi del territorio, ma sensibile e conoscitore dell’impianto delle città che per centinaia di anni hanno soddisfatto e protetto i piccoli territori frammentati della realtà Italica. Una proposta di seria riflessione sul futuro sviluppo dei territori comunali, sulle opportunità, e sui criteri di valutazione da adottare come linee guida per la progettazione. Questa non vuole essere una sfida, ma un regalo alla città di Rimini, che tra “erbe erranti”, che essendo mobili non si possono calpestare, e neanche fumare, edifici tardo modernisti e tessuto urbano monofunzionale non ricorda neanche lontanamente i fasti del passato, ed anzi affanna nello scopiazzare edifici ed impianti contemporanei attinti ad altre realtà, anch’esse prive d’identità.

L’uniformità linguistica degli edifici di una società consumistica ormai in declino, può essere annullata attingendo alla storia ed alla cultura del territorio utilizzando elementi riconosciuti da una quotidianità ed un esperienza millenaria. La riproposizione contemporanea di un abaco riminese, con la possibilità di scrivere nuove opere, con segni riconoscibili e certificati certi. Questo non significa creare dei falsi, né l’incapacità di usare nuovi linguaggi, ma riconoscere, accettare ed utilizzare con sapienza i risultati raggiunti. Il significato delle forme e dei segni si forma in un tempo molto lungo, si sedimenta e chi fruisce spazi ed architetture è rassicurato se comprende ciò che l’occhio percepisce, un po’ meno se per accedere ad un edificio o ad una stanza devo spiegare o indicare quale è l’ingresso o se devo raccontare quale funzione ha l’edificio perché non è comprensibile.

Io non sono reazionario, neanche bigotto od estremista, ma se in tutto il mondo aspirano a venire in Italia per vedere ed ammirare le nostre città, i nostri centri storici, i nostri palazzi, teatri, chiese, casini di caccia e chi più ne ha più ne metta; Un motivo pure ci sarà!

Perché accontentarsi di brutte periferie con insignificanti costruzioni, o deturpare centri storici con costruzioni distoniche rispetto al contesto? Ognuno la pensi come vuole ma a qualsiasi proposta di architettura residenziale modernista io di gran lunga preferisco l’architettura vernacolare dei trulli pugliesi, dei dammusi siciliani, delle case Walser montane, dei borghi toscani, marchigiani, piemontesi , masserie salentine e campane, corti agricole lombarde e piemontesi, palazzi urbani in quasi tutte le città ed i paesi, bagli siciliani, piazze, piazzette, logge, porticati, altane, terrazzi,  e se davvero voglio volare alto tra palazzi rinascimentali, barocchi, neoclassici  o medievali ho un campionario di proporzioni, forme, elementi e materiali a cui attingere, che per altri 2000 anni sarò in grado di realizzare città edifici, parchi, giardini, quartieri, borghi e paesi che potrebbero avere lo stesso fascino ed anche più rispetto ai quartieri odierni. Osservare e rispettare proporzioni, accettare e proporre dimensioni di comprovata qualità, umanesimo e non tecnicismo e presunta perfezione, basta con standard, dimensioni imposte, indici, zonizzazioni, gli esempi e le eccellenze ci sono da mille anni dimostrano la loro qualità, smettetela di farci riempire carta  e abbattere alberi per stampare moduli insulsi. Dizionari disegnati, libri di modelli ammessi per funzioni e aree urbane e non, riproposizione di elementi e artigianalità territoriali, questo ci salverà, non certo grattacieli e priapismi architettonici o semiotici, perché  l’architettura e l’urbanistica non si alimentano a viagra, ma attraverso la fatica dello studio, della cultura e dell’osservazione della realtà e l’ascolto delle esigenze e delle necessità dei cittadini.

Fausto Battistel Architetto

Share