E riecco il MetroFantasia (anche detto TRC)

Il Trasporto Rapido Costiero, detto anche metro mare quant’è bello ispira tanto sentimento, è il più grande tema della mobilità riminese… e lo è per colpevole eliminazione di tutti gli altri.

Dalla Stazione alla Fiera, è veramente quello il problema?

Quali altri? Beh, per fare un esempio chiaro ed urgente, trovare un’alternativa sostenibile alla (giusta) chiusura del ponte di Tiberio. Ricordo che per il momento la soluzione applicata è trasformare via Ducale in una strada di Bogotà (intendo per il traffico). Servirebbe un’altro ponte, dice qualcuno. Fate un nodo al fazzoletto che ne riparliamo tra un minuto.

Per l’attuale giunta, che per argomento è in perfetta continuità con la precedente, è più facile spendere una barca di milioni e sfondare tutto ciò che si trova sulla strada del secondo stralcio del TRC, piuttosto che operare sul quadro generale. D’altronde stiamo parlando di quelli che hanno concepito i semafori davanti alle rotonde della statale. Non gli si può chiedere più di tanto.

Circa 16 milioni a km.

I milioni di euro sono 69.332.063,02. Sì lo so, nelle notizie di questi giorni avete letto 49 milioni, ma quelli sono denari del PNRR che il Governo ha stanziato nell’ambito dei programmi di trasporto di massa e che la Regione ha redistribuito. Non tirate un sospiro di sollievo, i soldi non nascono dal nulla, ma sempre dalle tasche di qualcuno, magari le vostre se pagate le tasse. E poi la differenza di 20 milioni non fa nemmeno troppi giri per uscire proprio dai vostri contributi.

Il secondo stralcio del TRC sarà lungo 4 km e 200 metri. Per cosa stiamo spendendo più di 16 milioni a chilometro (mezzi compresi)? Il secondo stralcio del trasporto rapido costiero (metro fiera?) ripeterà il perverso schema del primo, ovviamente.Doppierà un servizio già esistente aumentandone il prezzo, sia immediato che a lungo termine. Il TRC già in funzione chiede 2,10€ per 23 minuti di viaggio da un capolinea all’altro, laddove il normale treno ne chiede 1,50€ per fare lo stesso percorso in 9 minuti. Qualcuno potrebbe obbiettare che il TRC serve anche le 15 stazioni intermedie. La linea 11, tutt’ora in funzione, fa altrettanto. Tra l’altro ferrovie dello stato e linea 11 non presentano oltre 90 milioni di euro da ammortizzare.

Due ponti per il TRC.

Il nuovo stralcio del TRC farà lo stesso, perché il normalissimo e già ammortizzato treno impiega 3 minuti per il percorso in oggetto. A parte questo, avete visto il percorso che andrà ad impegnare il nuovo stralcio? Molto più complicato del primo, per il quale ci sono procedimenti ancora aperti. Ricordo che al signor Walter Moretti è stata tirata giù una parte di casa in virtù di un’occupazione provvisoria di cantiere. Per dire.Ci sono anche due corsi d’acqua da attraversare. Il porto canale, per il quale si procederà a rifunzionalizzare il ponte della Ferrovia e il deviatore del Marecchia per cui si dovrà abbattere e ricostruire il ponte già esistente. Vi ricordate il nodo al fazzoletto che vi ho fatto fare all’inizio? Queste “rifunzionalizzazioni” e queste ricostruzioni vengono fuori facilmente quando si tratta di intervenire sul traffico di quante…? Tre, quattro fiere importanti? 30 giorni all’anno?

Tutto per la Fiera, ma il traffico dal Forese?

L’impressione, magari sbagliata per carità, è che quando si tratta di certi poli di potere (tipo la fiera appunto) non ci siano limiti. Non è molto che abbiamo sentito riproporre per l’ennesima volta il terzo casello per agevolare sempre la Fiera.

Questa fretta di accondiscendere alle esigenze della Fiera continua ad avere l’effetto di far ignorare un problema molto più grande di viabilità generale. Queste opere continuano ad insistere su una sola tratta, che rappresenta solo una dimensione del traffico riminese. Il Forese, il solo territorio verso cui Rimini si può oggettivamente espandere, che porta traffico 365 giorni l’anno, continua ad essere mal servito e sottovalutato. Chi ad esempio abita sulla Montescudo ha visto il traffico automobilistico aumentare esponenzialmente negli ultimi 10 anni, anche in virtù del fatto che il mezzo pubblico è rado, scomodo, poco capillare.

I nuovi approcci per una mobilità sostenibile.

World business council for sustainable development, un’organizzazione in cui siedono i Ceo di oltre 200 aziende internazionali, impegnate sull’agenda della sostenibilità definisce così la mobilità sostenibile:

“significa dare alle persone la possibilità di spostarsi in libertà, comunicare e stabilire relazioni senza mai perdere di vista l’aspetto umano e quello ambientale, oggi come in futuro.”

Ammettendo che il TRC serva a risolvere il problema del traffico nella tratta Riccione – Fiera, quanto è sostenibile il fatto che assorba tutte le risorse disponibili alla mobilità? No perché a me, (con le mie misere capacità intellettive s’intende), pare che spendendo i 170 milioni delle due tratte TRC nella mobilità generale si sarebbero ottenuti più risultati che affidarsi a un “torpedone” e risolvere il resto con cartelli colorati “fila dritto”.

Poco ascolto alle vere necessità dei cittadini.

Rimini negli ultimi 10 anni è stata affetta di un grave problema di ridotto ascolto dei cittadini. Si è sostenuto apertamente che se ascolti tutti non fai più niente, il che è praticamente un dato di fatto se non hai meccanismi e funzioni per quell’ascolto. Gli indici di sostenibilità per le smart city del futuro sono già stati codificati già da tempo e le infrastrutture sono valutate secondo 4 punti principali:

Sostenibilità

Resilienza

Accessibilità

Inclusività

L’ultimo parametro per essere chiari stabilisce quanto siano validi i meccanismi di ascolto e i processi partecipati. Lo dico ancora meglio: quanto i cittadini siano stati coinvolti nelle principali scelte urbanistiche. Quanto vi siete sentiti coinvolti in scelte come quella del TRC?

@DadoCardone

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VIOLENZA VERBALE – Comunicato stampa del neo consigliere Marco Tonti.

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di Marco Tonti, nuovo consigliere di maggioranza eletto con la lista Rimini Coraggiosa.

VIOLENZA VERBALE DA PARTE DEL CONSIGLIERE USCENTE LUIGI CAMPORESI NEI CONFRONTI DI RAFFAELLA SENSOLI.

Leggendo le reazioni post elettorali sui social mi è capitato di leggere un commento intollerabile da parte del Consigliere uscente Luigi Camporesi.

Riferendosi alla debacle elettorale del Movimento 5 Stelle dice che ora dovranno trovarsi un lavoro e poi si riferisce all’ex consigliera regionale Raffaella Sensoli in questo modo (CITO TESTUALMENTE):

“Sensoli dimostra che il PD è in grado di trovarne*. Pare sia sufficiente qualche fellatio elettorale.”

L’asterisco richiama ad una meschina spiegazione secondo la quale la “fellatio” avrebbe un senso “figurato”.

A questo proposito mi sento di dire due cose. La prima è che una violenza anche se figurata è sempre una violenza. E poi che mi risulta incredibile che una persona come Camporesi, che ha avuto un ruolo di rappresentanza pubblica, si lasci andare ad una simile bassezza per esprimere il suo disappunto.

In questa campagna elettorale abbiamo speso molte parole contro la violenza di genere e per la dignità delle donne. A quanto pare è già venuto il momento di passare dalla teoria alla pratica e condannare pubblicamente un comportamento inaccettabile.

Raffaella Sensoli difenderà sé stessa nella maniera più adeguata, ma bisogna dire chiaramente che in nessun caso è accettabile usare il sessismo per fare battaglie politiche, in nessuna circostanza, neanche quando lo si ammanti meschinamente come una “battuta” o una “goliardata”.

Invito i nuovi eletti e le nuove elette a prendere posizione contro questi comportamenti indegni sia per l’oggi che per il futuro, a dichiarare fermamente che questa non è la Rimini che rappresenteranno, e che si impegnano a contrastare ovunque e in ogni circostanza queste forme becere di violenza verbale.

Marco Tonti

Rimini Coraggiosa

P.S. della Redazione

A settembre abbiamo assistito a molte iniziative in favore delle donne a cui la coalizione del nuovo sindaco, Jamil Sadegholvaad, ha giustamente dato spazio. Le azioni simboliche sono molto importanti, ma possono essere scambiate per “Pink washing” se poi non seguono i fatti. Siamo tutti molto curiosi di vedere in quanti si dissoceranno da questa brutto comportamento.

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Rimini, amministrative 2021 – dati sull’affluenza – chi si deve spaventare? (Aggiornato)

Secondo i dati ufficiali del Ministero degli Interni, aggiornati alle 23:46 di domenica 3 ottobre, i cittadini riminesi al voto sono stati 50.687 su 120.330 aventi diritto

Una percentuale del 42,12%

Bassa? Per il momento sì, ma bisogna considerare che il voto è distribuito in due giorni e che non si può nemmeno operare un raffronto con le precedenti votazioni, che si tennero nella sola giornata del 5 giugno 2016.

In quel caso l’affluenza fu del 57,86% (circa il 10% in meno delle precedenti).

Quella volta vinse Andrea Gnassi al primo turno, con una percentuale doppia rispetto al suo primo competitor Marzio Pecci della Lega, candidato per il centro destra unito.

Un’elezione sui generis. Il Movimento, forte di un buon dato nazionale e di un ottimo lavoro sul territorio, venne suicidato da Beppe Grillo in persona che non voleva discutere con l’ex moglie, convinta che oltre al mantenimento le spettasse anche una lista 5 stelle a Rimini.

I voti del Movimento non pervenuto vennero raccolti in parte dall’ex (non di Grillo) Luigi Camporesi che ottenne un 9,53% condannando se stesso e Gnassi ad altri inutili 5 anni di bestemmie tra i denti.  

Dal ritiro del Movimento anche Pecci ottenne qualcosa, perché si sa che i 5 Stelle sono ecumenici. Non abbastanza però. Rimase infatti ben lontano dallo sfiorare il ballottaggio, forse per l’innata passione del centrodestra a candidare sindaci “forestieri” in una Rimini che non sopporta nemmeno i riminesi. Figuriamoci un riccionese o un bellariese.

Tornando alle elezioni odierne e all’attuale bassa affluenza. A chi fa bene e a chi fa male la diserzione delle urne? Gli elettori dei partiti più radicati e strutturati, pur nel calo generale, sono più motivati al voto. Questa potrebbe sembrare una considerazione ovvia, ma è senz’altro una chiave di lettura valida. Storicamente i partiti del cambiamento (vero o supposto che fosse) hanno sempre beneficiato di un’affluenza sopra la media.

Per cui il Partito Democratico, sebbene abbia dato il peggio di se (per il momento) con la solita “guerra tra bande”, è favorito dalla situazione, soprattutto perché radicato amministrativamente e presenta il valore della continuità. La gente, si sa, preferisce il male conosciuto, se le si presenta in alternativa qualcosa di incerto e sconosciuto. In fondo, nonostante il tifo, le promesse della politica rimangono quello che sono: opportunismo che poi si scontra con il vero impegno amministrativo.

Gli altri partiti (o liste, o movimenti, o gruppi di terapia che siano) dovrebbero temere la scarsa affluenza. Il centro destra è sostenuto da un eccellente dato nazionale, ma sembra giocare a perdere, candidando sindaci senza legami con il territorio. Chissà forse hanno visto il conto rimasto sul tavolo e pensano sia meglio pagare il prossimo giro.

Gloria Lisi ha composto un’alleanza funzionale alle elezioni, come un raggruppamento temporaneo d’imprese. Utile solo se si arriva al ballottaggio, ma inutile per fare l’ago della bilancia una volta esclusi dalla competizione. Le liste smarrite si comprano con le caramelle. Bene, tatticamente parlando, l’alleanza con il Movimento, ma lei più di chiunque altro, essendo la “novità”, soffrirà il protrarsi di una scarsa affluenza.

Rimane l’incognita di Rimini Coraggiosa, anche se comunque funzionale a Jamil Sadhegolvaaad. E’ l’unica lista, tra quelle che si candidano per la prima volta alle amministrative, ad avere una storia sul territorio.

Anche se i risultati delle ultime regionali su Rimini non sono stati certo incoraggianti ( 1.555 voti per il 2,25%% delle preferenze), in questa tornata possono vantare il valore aggiunto di Marco Tonti, il primo candidato ufficialmente appartenente alla comunità LGBT nelle amministrative riminesi. Sembra quasi di essere nel 2021, vero?

In ogni caso. Il prossimo aggiornamento sarà di oggi, lunedì 4 ottobre, alle ore 15.00 ed allora potremo meglio considerare il dato dell’affluenza.

AGGIORNAMENTO ORE 15.00

L’affluenza è un po’ risalita, ma il calo è confermato.

Il risultato è del 55,59% contro il 57,86% delle precedenti.

2,27% punti percentuali non sembrano un grande calo, ma confermano il trend in discesa della manifestazione elettorale che dovrebbe essere la più seguita in quanto connessa più direttamente agli interessi dei cittadini. Se poi il dato viene confrontato alle precedenti Regionali (con minaccia Covid più severa) è addirittura avvilente. A quella tornata elettorale avevano partecipato il 63,54% degli aventi diritto… e non era certo un risultato esaltante.

A più tardi con l’analisi del voto.

@DadoCardone.

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Rimini 2021. Che paura questa campagna elettorale…

Ce lo vogliamo dire chiaro? Non si può fare una campagna elettorale di un mese. Anzi, lo dico meglio. Non si può permettere che una lista elettorale, messa assieme alla bell’e meglio,  si presenti ad un’elezione facendo finta per un mese di capire quello che dice.

E’ una presa in giro. Peggio, è una struttura piramidale studiata per vendere aspirapolvere. Vuoi diventare Consigliere Comunale? Passa per i parenti e portaci una decina di voti, che forse (ma forse) vedi il capolista sedere in Consiglio mentre cerca di far mente locale: “cosa sono venuto a fare qui?” . Di solito realizzano dopo un paio d’anni.

Da che parte stai? C’è una lista per ogni gusto. Noi siamo gli imprenditori (qualsiasi cosa voglia dire questa parola), noi siamo quelli che non vogliono il Green pass, noi siamo i baristi acrobatici. Avanti Azdore e Umarell c’è posto per tutti, per chi sa far bene la piadina e per chi sono 40 anni che guarda  i cantieri, avrà pur capito qualcosa dell’urbanistica, no?

Una lista civica, perchè rappresenti il territorio, ha bisogno di vivere la gente e i problemi, per anni.  E gliene deve pure fregare!!! Non si possono prendere esperienze singole, soggettive, e far finta che contino qualcosa. I problemi di una città sono complessi e le amministrazioni appesantiscono inevitabilmente questa complessità con leggi, burocrazia e vizi dello status quo. Arriva uno (o una) che si è fatto i fatti suoi per 50 anni e diventa l’uomo del cambiamento? E con lui altri 32 che si sono conosciuti una settimana prima? Eddai!

Ho visto cose in questa campagna che voi “scrutatori non votanti” non potreste capire. C’è Jamil che non può fare nemmeno il manifesto da solo. Alle spalle deve avere lupus in fabula, giusto per far capire che quest’uomo l’ha inventato lui e lo parcheggia dove vuole (probabilmente vicino alla sua moto in Comune).

C’è Ceccarelli che vuol preservare il patrimonio della Rimini Romana, ma riaprire il Ponte di Tiberio. Anche lui ha qualcuno alle spalle, però usa meno il fiato sul collo, perché è impegnato a litigare con chiunque, sia via social che fisicamente. 

C’è Gloria Lisi. Tra liste e collegati ha recuperato 144 candidati per fare la “Rivoluzione Gentile”, che, oltre ad essere un’appropriazione indebita del titolo del Docufilm su Franco Grillini e di un suo libro, sembra una rivoluzione senza impegno, soprattutto rappresentata da chi ha fatto per 10 anni in vicesindaco. Ma lei è il frutto tipico della politica gnassiana :”o mi adori o sei fuori”. Ne abbiamo visti un po’.

Oh, ma poi ci sono anche i contorni eh! C’è Erbetta (a proposito di contorni) l’intollerante verso il malaffare, ma solo verso quello. Perché quando prima, da consigliere comunale di maggioranza, si è fatto tagliare la siepe di casa da Anthea, di tolleranza ne aveva. Lui è quello che in 100 giorni ripulisce Rimini (ipse dixit),probabilmente lo farà ispirandosi al suo Lume, Bettino Craxi, ricordato dai più per le mani pulite… o era “Mani Pulite”. Vabbeh, non importa, la cosa più interessante è il suo slogan probabilmente  mutuato direttamente da una categoria di PornHub: La Terza Via.

Non dimentichiamo Sergio Valentini. Brav’uomo, di saldi principi di sinistra, ma inadatto all’epoca dei social. Penso che il profilo instagram della sua lista sia degno della pagina Intrashtenimento. Guardatelo se vi capita e seguitelo mi raccomando. E’ così brutto da essere persino bello.

Non mi dimentico neanche del Sindaco 3V (o è 5G?). Cioè, non è che lo dimentico, non ne voglio proprio parlare.

E questi sono solo i maggiorenti di questa campagna. Poi abbiamo una tale quantità di specchietti per le allodole che le allodole ormai soffrono tutte di gravi crisi isteriche. Per come la vedo io ci sono solo due persone veramente interessanti e degne di essere citate come novità. Mi permetto di sottolinearlo perché la mia opinione notoriamente non sposta nulla, dunque non c’è dolo.

Il primo è il mio amico Marco Tonti. Uno che la politica, quella vera, quella che ha a che fare con l’esistenziale, la fa da sempre. Presidente di Arcigay, una storia personale e di attivista che certifica il suo impegno per i Diritti. 

La seconda è Chiara Bellini, che vedrei più come Sindaca che come vice. Non la conosco di persona, ma l’ho incrociata qualche volta in pubbliche occasioni. Carriera Accademica, cultura, proprietà di linguaggio sono evidenti, potrei scommettere anche su una certa intelligenza e una capacità nel relazionarsi quasi instantanea. Sono tuttavia giudizi superficiali. Come dicevo in apertura, la campagna è troppo corta per capire il reale valore d’ognuno. Ci vorrebbe più tempo per comprendere qual é il motivo per cui una persona intelligente voglia avere a che fare con il PD. Certo, poi ci sono gli stereotipi, ma di quelli facciamo meno.

P.S.

“Il rinnovamento avverrà quando qualcuno avrà finalmente il coraggio di dire che in politica non tutto è possibile.”

Andrea Camilleri

@DadoCardone

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Salvini nel covo della Troya

Salvini lancia la campagna del centro destra con una cena al Coconuts, locale in diverse occasioni apparentato con il Rimini Summer Pride. Cosa diranno i suoi elettori?

Come tutto diventa relativo quando si parla di elezioni.

Lo ammetto, scrivendo questo articolo mi sto un po’ trattenendo. Ho trattenuto le risate mentre correvo a scrivere ed ora mi trattengo un po’ da quello che vorrei scrivere veramente. Devo, assolutamente devo, mantenere un certo distacco mentre vi parlo delle strane occasioni che nascono dal relativismo morale della politica.

L’ispirazione mi arriva dal lancio del campagna del CentroDestra unito per le amministrative 2021 nel comune di Rimini. Lunedì sera, questa sera, al Coconuts farà gli onori di casa Matteo Salvini in persona.

Ora. Io sono sicuro che Salvini non ha nulla contro gli omosessuali e men che meno Lucio Paesani. Ah, di lui poi sono proprio più che sicuro, considerato che nel 2016 ha agghindato rainbow tutto il Coconuts e vicino al logo del locale ha apposto quello della Troya, l’istituzione ibizenca, la mamma delle delle feste LGBT friendly.

Ci metto la mano sul fuoco, come si dice. Quello su cui non metto la mano da nessuna parte, ma neanche se vedo un accendino in lontananza, è la tolleranza dell’elettorato di Salvini e del suo schieramento verso il mondo LGBTQIA (per i leghisti in lettura: i frufrù. Se no non ci capiamo).

Cosa ne penserà il (poco) variegato mondo del centro destra di questa commistione? Il popolo leghista sarà contento di “avercelo duro” proprio in quel luogo? I meloniani potranno inorgoglirsi per Dio, Patria e Famiglia, nel covo della Troya? E quelli che “quando c’era Lui i treni arrivano in orario”? Evocheranno il fondamentalismo cristiano?

Ora… prima che qualche coda di paglia cominci a scrivermi qua sotto che è di centro destra, ma ha tanti amici gay, ribadisco: a Salvini non frega niente, ne sono sicuro. La sua è la morale del citofono, ve la ricordate no? Lui può suonare chiedendo se ci sono degli spacciatori in casa, ma nessuno si deve azzardare ad invadere la privacy di chi si fa i fatti suoi, covid o non covid. Per cui non può permettersi categorie troppo rigide.

Se serve elettoralmente, Matteo può tranquillamente cenare in un luogo che ha promosso l’assembramento di persone in una relazione complicata con l’idea di conformità sessuale condivisa nel centro destra. Quello elettoralmente rilevante si intende.

Sono curioso però di sapere come farà a far digerire questo piccolo strappo, o se addirittura avrà bisogno di farlo, perché il suo relativismo (che qualcuno chiama incoerenza) è un fenomeno veramente curioso, è da studiare come il suo “popolo” lo accolga fiducioso.

Sono stato bravo? Di parte certo, ma io una parte la prendo sempre. Un’altro che ha le idee chiare  sulla parte con cui schierarsi e Marco Tonti. Presidente dell’Arcigay di Rimini, promotore del partecipassimo Rimini Summer Pride, nonché capolista candidato con Rimini Coraggiosa. A lui un’opinione l’ho dovuta chiedere per forza.

Marco: ieri Pride, oggi Salvini che lancia campagne del centro destra dallo stesso luogo, che ne pensi?

“Se non stessimo parlando di diritti umani sarebbe divertente al limite del surreale che la campagna elettorale della destra parta proprio dal Coconuts. Va bene che siamo a Rimini e con le vele tocca andare un po’ dove tira il vento, ma ricordo ancora durante il primo Summer Pride di Rimini l’insegna rainbow del Coconuts, il carro del Coconuts carico delle drag queen della Troya di Ibiza che ha fatto tutto il percorso con noi. Possiamo quindi pensare che Ceccarelli, qualora diventasse sindaco, salirebbe sul carro delle drag organizzato dal Coconuts? Sarà alla cena di lancio della campagna il Popolo della famiglia, in quel covo di perdizione? Perché le cose sono due, o il Coconuts si è pentito di aver partecipato a ben tre pride e ora si è convertito alla santità, o vedremo molto imbarazzo stasera.”

P.S.

Ciò che manca a Dio sono le convinzioni, la coerenza. Dovrebbe essere presbiteriano, cattolico o qualcos’altro, non cercare di essere tutto.
(Mark Twain)

@DadoCardone

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Fontana Malata

Inaugurata la fontana in piazza Malatesta. Al posto del fossato originale si è scelto di sminuire il Castel Sismondo con una piscina per il pediluvio.

Come avrete notato, pochi ed affezionati lettori, è da un po’ che non scrivo sulla Città di Rimini. Non lo faccio semplicemente perché affrontare temi politici non porta altro che polemiche inutili, non si aprono vere riflessioni. Si favorisce tuttalpiù un gioco delle parti e si finisce per rimanere inscatolati sotto una bandiera che non ci appartiene.

Sullo scempio che è stato fatto in piazza Malatesta però qualcosa la devo dire. Non che la mia opinione possa essere messa su qualche bilancia, pesa poco, tuttavia una ferita del genere richiede l’unico contributo che sono in grado di dare, la mia testimonianza. Lo devo a me stesso.

Cominciamo da principio. Rimini ha la fortuna di essere colma di tesori storici, cose di cui la maggior parte del turismo che l’attraversa non sa, né si interessa. Tra queste ineguagliabili eredità c’è Castel Sismondo, un castello della metà del 1400. Pare che alla costruzione, voluta da Sigismondo Pandolfo Malatesta, abbia partecipato anche Filippo Brunelleschi.

Per molto tempo si è discusso di come comportarsi con l’edificio che, nella costruzione originale, era dotato di un fossato asciutto. Tra l’altro scoprire il fossato avrebbe rivelato di più del progetto originale, non un semplice fosso, ma “un vuoto definito da un’architettura” (come spiega con ampia letteratura il Prof. Rimondini da Rimini).

L’amministrazione di Rimini, seguendo logiche d’arredamento che hanno caratterizzato gli ultimi 10 anni, ha scelto però di rinunciare a questa unicità e di proporre una versione come dire… più facile da capire per tutti. Prima ha circondato il Castello con un praticello IKEA e poi gli ha inferto un colpo finale con una fontana aquafan. (Non che io abbia qualcosa contro Aquafan, ma li le piscine dove rinfrescarsi i calcagni svolgono una funzione coerente con il luogo.)

Ora. Come da sempre, in tutte le discussioni che riguardano Rimini e il mandato dell’Arredatore, abbiamo a che fare con l’unica superficiale constatazione: “ma è bella”. E qui mi prende lo sconforto…. Però cercherò lo stesso di spiegare un concetto che pare semplice, ma alla riprova dei fatti non lo è.

Avete presente il detto: “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”? Ebbene, questo modo di dire non sta a significare che tutto ciò che ci piace, anche se vittime di lobotomia, è automaticamente giusto. Al contrario sta ad indicare quanto il valore della “bellezza” sia aleatorio.

Ciò che è bello oggi, non lo sarà tra dieci anni, figuriamoci tra cento. E’ per questo che esistono dei canoni di classicità che le soprintendenze dovrebbero difendere. A quanto pare per Rimini questa cosa non vale, come abbiamo già avuto modo di notare per la passerella che hanno aggrappato alle Mura Malatestiane, sfondandole con un centinaio di buchi.

Questa fontana poi, non so se inconsciamente o volontariamente, risponde al desiderio di consumo compulsivo della nostra società e guardate che questa non è una critica al sistema economico in quanto tale. E’ una critica allo svuotamento dei livelli di percezione della realtà. 

Un’opera d’arte, un patrimonio paesaggistico, un’eredità culturale, non sono solo buoni sfondi per i selfie. Sono cose da contemplare, su cui riflettere, in cui coltivare i nostri pensieri. Cose che addirittura provocano stati di confusione, come con la sindrome di Stendhal, ma non lo fanno perché sono semplicemente belle. Bello, di per sé, non vuol dire un cazzo (scusate il francese).

Se guardo il David del Caravaggio mi appassiono alla scena, mi turbo per la violenza, cado nel suo buio, ma non è che mi vien voglia di farci un buco per mettere la mia faccia al posto di quella di Golia e farmi un selfie (magari con il segno storto di vittoria come si usa) . E questo è esattamente quello che fa la “fontana malata” di piazza Malatesta. A chi importa veramente di essere di fronte ad un castello costruito 500 anni fa con il contributo di Brunelleschi ?

Lui sarebbe veramente contento, mi pare di sentirlo. “Ne è valsa la pena. Il mio genio coperto di prato Ikea e gente che inzuppa cani e pannolini mentre si ritrae con alle spalle il famosissimo Castello de Sticazzi. Ne è valsa proprio la pena.”

La gente, manco a dirlo, ha colto al volo l’invito a consumare la cartolina. E il Comune ripara con un regolamento che vieta quello per cui la fontana è stata costruita. Perchè a me non risultano altri motivi per fare una fontana con acqua alla caviglia e spruzzi. A Cattolica, da una vita, ci sono le fontane danzanti. La gente capisce qual è lo scopo. Ci si mette davanti e le guarda, non si butta dentro. Sul lungo mare invece ci sono quelle con gli spruzzi. La gente capisce lo scopo. Ci si mette sopra e si rinfresca le pudenda. A Rimini abbiamo fatto l’unica fontana per rinfrescarsi la uallera da guardare. Però bella eh!

P.S.

Si usano gli specchi per guardarsi il viso, e si usa l’arte per guardarsi l’anima.

(George Bernard Shaw)

@DadoCardone

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Rimini in svendita – camere a pochi Euro.

Leggendo la cronaca locale di questi giorni si scopre che alcuni alberghi del riminese, e paraggi, praticano prezzi assurdi. Il caso più eclatante e quello della doppia a nove euro a Igea Marina, ma vi sono casi in zone “pregiate” di Rimini che non portano grande differenza in termini di sostenibilità.

Vi saranno sicuramente tutta una serie di motivazioni personali ed economiche che spingono un albergatore ad aprire la sua struttura praticando prezzi imbarazzanti. Quello che però bisognerebbe chiedersi è se questo avrà comunque delle conseguenza, tipo una guerra dei prezzi in una stagione che già parte con un grosso handicap.

Rimini è sottoposta da tempo ad un innegabile fenomeno di impoverimento del suo turismo. Una chiamata al ribasso, cominciata con le varie crisi epocali e proseguita nella cieca adozione di un sistema “del prezzo”. Dieci km e più di costa sono certamente difficili da riempire con turisti a lunga permanenza, intenzionati a lasciare una cospicua rata del proprio risparmio nello svago offerto. Del turista ideale insomma. Chiaro però che se esiste una tendenza da combattere è quella al ribasso.

La promozione del territorio riminese, però, è poco efficace in questo senso. Prima di tutto per una tendenza amministrativa ad auto celebrarsi in una narrazione poco attinente alla realtà. Si incoraggiano eventi da weekend che generano numeri di pernottamento inferiori a quelli dei caselli, concentrati nel periodo in cui la gente (in condizioni normali) ci sarebbe comunque. Riempire Rimini dal 15 di luglio al 15 d’agosto, non è certo un’operazione da illuminati del Turismo. Nello stesso momento si indebita la città con milioni di euro tra teatri, castelli, memorie felliniane e manifesti di Cattelan, raccontando che sono iniziative che faranno crescere e migliorare il nostro turismo.

La questione è che lo farebbero, sì, se poi tutta la promozione turistica, quella che muove i grossi numeri, non fosse nelle mani delle grandi agenzie che, anche in condizioni normali, fanno proposte di prezzo avvilenti. Può essere che i grandi hotel di Marina Centro non ne soffrano, ma Rimini è ben più estesa. Ci sono alberghi che, prima dell’inizio della stagione, sanno già quanto guadagneranno, perché il prezzo sarà anche basso, ma la vendita dei letti “vuoto per pieno” è garantita. Neanche a dirlo poi si lima sui servizi e sulla qualità.

Tutto questo senza considerare nuovi leader del settore come i vari Booking.com che, invece di promuovere le strutture come farebbe un’agenzia classica, spaccano il mercato con il favoloso “prezzo minimo garantito”, creando concorrenza tra le strutture servite nella stessa zona e concorrendo essa stessa per intercettare la ricerca online della struttura.

Tutti questi fenomeni spingono prepotentemente verso il basso il prezzo e agiscono, a catena, sulla qualità dei servizi e sul tipo di turismo catalizzato. Innegabile. In una stagione turistica “normale” la debole promozione turistica in veste amministrativa potrà anche recuperare qualcosa, ma oggi, con la crisi economica post Covid che si agita nervosa sottotraccia, per scoppiare violenta in autunno, praticare prezzi “imbarazzanti” che conseguenze può avere?

Rilanciamo la domanda agli analisti esperti del settore. A noi, da profani, pare che camere a costi così bassi, prezzi che non sostengono la normale spesa corrente (e regolare) di un albergo, avranno il primo effetto di danneggiare chi l’albergo lo vuol tenere aperto offrendo servizi coerenti con la propria categoria. Nelle guerre al ribasso è normale che vinca chi è più bravo a speculare.

@DadoCardone

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Rimini Covid Crush – occhio alla mascherina.

Una premessa. Con questo video non desideriamo esprimere nessun giudizio sul grado di contagiosità del Covid 19. Una cosa però risulta evidente: se il contagio non aumenta di nuovo, non è certo per il comportamento diligente dei “passeggiatori” riminesi. ATTENZIONE: questo video è stato girato domenica 10 maggio, a Fase 2 appena partita. Il fine settimana dopo i riminesi erano parecchio meno timidi.

La Redazione

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Il Sindaco di Rimini sta con il Professor Giulio Tarro?

E’ passata solo una settimana dallo sciocco divieto regionale di poter accedere all’arenile, restrizione che non vale per il lungomare. Alcune voci illustri  si erano solertemente alzate in appoggio al divieto. Tra queste quella del Dott. Nardi, Primario di Rianimazione a Rimini che, tra le altre cose, invitava a non andare al mare:

“non dovete ancora uscire, dovete mantenere le disposizioni che vi sono state date, tutti abbiamo voglia di uscire, di andare a correre, di andare al mare, non si può ancora fare.”

Altrettanto preoccupato, anche se con meno contezza scientifica, il comunicato delle associazioni riminesi dei Bagnini (tutte). Un voce all’unisono, che ha fatto storcere il naso quando, immediatamente dopo, si è saputo di un probabile contributo regionale a fondo perduto di 5 milioni di euro per i balneari. Ma vabbeh, coincidenze.

Fatto sta che quell’irrimediabile e ingiustificabile differenza, tra una camminata sul lungomare e una sulla sabbia, è rimasta tale senza che a nessuno degli amministratori riminesi venisse in mente che poteva essere un messaggio negativo verso il prodotto principale della costa: la sabbia.

Non l’ha capito nessuno qui a Rimini, almeno per cinque giorni, ma oggi il Primo Cittadino Andrea Gnassi si è scongelato ed ha parlato. Anzi, con il solito stile sobrio che lo contraddistingue, ha sbottato, perché di troppa prudenza si muore:

“Per andare in spiaggia quest’anno dovremo avere un termometro sotto l’ascella, termoscanner ad ogni angolo, arrivare con un box doccia ambulante e poi infilarci in una cabina di plexiglas? Ci sono banalizzazioni e irresponsabilità che non accettiamo più per un settore con milioni di lavoratori e imprese”.

E dopo aver sostenuto di essere quasi pronti con protocolli di sicurezza e sanificazione, dice anche:

“E’ stato ribadito da medici e scienziati che la spiaggia, con l’acqua di mare salata, la sabbia, il sole, è tra i luoghi naturalmente più sicuri dal punto di vista igienico e, in assoluto, uno dei luoghi dove stare e vivere momenti sereni e con servizi nuovi.”

Premesso che per una volta siamo d’accordo con la “Vision”, nel senso che o i protocolli indicati funzionano per tutto o non funzionano per niente, una particolarità salta agli occhi. L’affermazione che il mare, il sole, la sabbia e la salsedine, diminuiscano l’incidenza del virus è una teoria sostenuta con forza dal Professor Giulio Tarro e, di conseguenza, avversata dal celebre Roberto Burioni.

Considerato che Gnassi sbotta, ma Burioni ha la pervicacia di un gatto attaccato ai maroni: cosa succederà ora? Scontro al vertice del narcisismo mediatico? Ci dobbiamo aspettare bordate dalle seggiole di “Che tempo che fa” contro il Sindaco seguace di Tarro? E tra le trincee di facebook? Ci sarà uno scontro tra i Gnassi Boys e i Ringhios di Burioni? E quelli che sono sia Gnassi Boys che Ringhios che faranno?  Cadranno nel limbo di Tic Toc?

Non prendetela alla leggera perché la battaglia a chi la sa più lunga sul COVID 19 è un conflitto epocale da cui molti usciranno a pezzi. E’ uno scontro di potere non solo tra destre e sinistre, ma anche tra politica e vita reale. In questa battaglia Burioni, dicono grande virologo, ma sicuramente pessimo epidemiologo, è un alfiere mediatico di grande importanza per il Partito Democratico.

Cosa ne penserà poi dell’uscita di Gnassi l’altro personaggio di punta del PD, Kim Jung Bonaccin, il Nemico del Sabbione? Non ci illudiamo, tra piddini si sistema sempre tutto, a meno di non poter dare una definitiva pugnalata alla schiena. Evenienza improbabile per la sciocchezzuola in questione.

Per quanto poco conti l’opinione di CitizenRimini, vogliamo lo stesso dare appoggio alla presa di posizione di Gnassi in difesa del buon nome della Spiaggia, anche se ritardataria. Va considerato che 5 giorni fa c’era il rischio di sembrare in accordo con il Sindaco Tosi di Riccione. Non sia mai.

@DadoCardone

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“Abbiamo vinto” abbonda nella bocca degli stolti – Quando Rimini si sveglia leghista.

Cose che sentirete dire e leggerete sui social stamattina e, presumibilmente, per tutta la prossima settimana. “Abbiamo fermato Salvini”, “Abbiamo vinto”, “Siamo tornati a parlare alle piazze” e amenità varie, saranno i ritornelli cantati a favore di suggestione, non meno stolti degli slogan recitati dalla parte opposta.

Facciamo finta per un attimo di non capire che l’alternativa alla Lega è il Partito Democratico, per cui la scelta era comunque una resa. Questi risultati sono veramente così buoni in chiave anti-Lega?

Il dato generale, letto senza approfondimenti, ci dice che il centro sinistra ha ottenuto il 51,43% contro il 43,65% del centro destra, con un’affluenza del 67% (circa).

Andando a leggere la composizione di questi dati si osserva che, quello che dovrebbe essere il primo partito, il PD, ottiene un 34,70% contro il un 31,95% della Lega. Dunque, guardando al partito “reggente”, i favolosi 8 punti di differenza sono ridotti a meno di 4, con una crescita (quella sì incredibile) della Lega. Salvini riesce a trasformare il 19% delle precedenti regionali in una minaccia reale. E c’è da chiedersi cosa sarebbe successo con un candidato senziente. Sempre leggendo il dato si nota che, con la lista del Presidente, Bonaccini ha portato alla coalizione più di 5 punti percentuali e lo ha fatto rinunciando al simbolo del PD e facendosi (o fingendosi) interprete di quello spazio social democratico che i Demokrat occupano da tempo abusivamente. Un atteggiamento che ha attirato su di se i voti delle Sardine e, tramite le coalizioni, i voti della sinistra critica.

Il dato che, comunque, fa tirare un sospiro di sollievo a PD e Governo diventa invece ancor più una sconfitta se andiamo ad analizzare i risultati di altre roccaforti. Cosa restituisce, per esempio, la circoscrizione di Rimini, quella del magico Gnassi, quella che “La città è cambiata grazie a lui” e che “le feste come fa lui non le fa nessuno”? Ebbene qui (con quattro sezioni mancanti al momento della lettura) la situazione è ribaltata. Il centro destra batte il centro sinistra. Non di molto, ma il sorpasso c’è.

La salvezza da un risultato molto più duro arriva, ancora una volta, dalla lista Bonaccini Presidente che porta quasi 6 punti percentuali. Senza quest’appoggio, o con un candidato meno fantoccio d’altra parte, Gnassi avrebbe dovuto riattaccarsi al citofono della “Nuova Questura” e rifare la domanda. La provincia di Rimini, infatti, pare aver deciso che la Lega di Salvini merita il 34,42% contro il 31,71% del PD. E qui sì che c’è un ribaltamento totale rispetto al risultato nazionale.

Tutto ciò considerato chi voleva fermare la Lega dovrebbe rimandare i festeggiamenti e il PD dovrebbe fare sospiri di sollievo meno profondi. La cosa che fa più specie è come la pantomima dell’ultimo mese possa conformarsi come valore politico, alla luce di un semplice scampato pericolo. Le danze propiziatorie dall’una e dall’altra parte, sono state assunte a programma elettorale, con buona pace di quelli che stanno tutto il giorno a dissertare nella tribuna politica social.

Passi per i normali elettori, la cui competenza è un dato estremamente variabile, ma quelli che s’impegnano nella politica, che ci hanno fatto due testicoli grandi come una casa per andare a votare, per alzare l’argine contro la Lega, cosa faranno altresì per evitare che il PD faccia il PD? Ci sentiamo di prevedere che, con i due consiglieri ottenuti da Emilia Romagna Coraggiosa, potranno fare ben poco.

P.S.

Il dato del Movimento è incommetabile. Se non altro per rispetto verso il caro estinto.

P.P.S.

A quanto pare c’è bisogno di specificare che i dati riportati sono per la circoscrizione di Rimini, ossia per la Provincia e non per il comune. Perchè riportarlo nella tabella e nell’articolo sembra non sia abbastanza. Ciò che si contesta al presente articolo è l’effettiva responsabilità di Gnassi come maggiorente provinciale del PD, riguardo alla lettura di questi dati. E’ dunque necessario ricordare che Andrea Gnassi è stato Presidente della Provincia fino all’anno scorso e le sue scelte, tipo spingere il TRC o far pagare le fogne di Rimini a tutta la provincia per dieci anni e con effetto retroattivo, hanno avuto il loro peso. Detto questo, isolando anche il solo dato del comune di Rimini (PD 32,85% – Lega 31,64 %), non sembra che il punto percentuale di differenza si possa descrivere come esente dalle responsabilità sopra citate. Se poi consideriamo il fatto che alle scorse elezioni il PD è rimasto in sella per l’appoggio di Pizzolante e il ritiro senza giocare del Movimento, vien da chiedersi dove sia il risultato di questa amministrazione “da sogno”.

@DadoCardone

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Grosso Guaio a Rimini – Scandalo appalti, chi è Mirco Ragazzi? [Seconda Parte]

Rimini: la seconda parte delle indagini su Sergio Funelli, Capogabinetto del Sindaco e Mirco Ragazzi, il personaggio misterioso.

Come abbiamo avuto modo di determinare, nella prima parte di questa ricostruzione, in una porzione considerevole dei più importanti appalti riminesi salta fuori un nome molto conosciuto negli uffici dei lavori pubblici, ma totalmente ignoto all’Assessore competente. E questo non perché sia una figura di secondo piano.

Subito dopo l’esposto dell’Avv. Biagini le indagini della GDF si imperniano su questa persona e sul suo rapporto con Sergio Funelli, Capogabinetto del Sindaco Andrea Gnassi. Il suo nome è Mirco Ragazzi, ma chi è? Qual è la genesi di questo personaggio?

Ragazzi è un modenese vicino alla cinquantina, titolare e socio unico della società di consulenza M.C.R. S.r.l.  e della MIRO Consulting S.r.l., entrambe di Modena. Come si è detto ha interessi concreti in molti appalti riminesi e rapporti confidenziali con alcuni dipendenti del comune, che parlano liberamente con lui di dati riservati agli uffici. Come ci è arrivato? Come si evince dalle intercettazioni e dalle indagini, Ragazzi sembra capace di rendersi (o apparire) indispensabile per il proseguimento dei lavori e per l’assegnazione degli stessi appalti, talvolta persino opponendo difficoltà grazie, si suppone, al suo legame con Funelli. Il suo modus operandi è molto complesso e passa da millantate conoscenze, come nel caso della “cognata magistrato”, dell’antimafia e delle conoscenze nella GDF, risultate poi tutte inesistenti, alle conoscenze reali, come quella accertata dagli investigatori con Funelli. Altre volte ancora sono terzi soggetti politici a considerare conoscenze che “avrebbe” come un dato di fatto. E’ il caso di Emma Petitti, Assessore al Bilancio della Regione Emilia Romagna, che, in una conversazione intercettata sul telefono di Funelli, dice di sapere “chi è e come è fatto”. Lo considera un amico di Stefano Bonaccini (Governatore dell’Emilia Romagna, modenese anche lui) e dice addirittura di averne parlato con lo stesso Bonaccini. Lui le avrebbe chiesto “ di ‘sta roba”.

A questo punto ci si permetta di aprire una parentesi, che forse avrebbe potuto essere un articolo intero separato da questo, ma che riteniamo serva a far capire lo scenario di prona accettazione in cui ci si muove. L’occasione in cui Emma Petitti parla di Mirco Ragazzi è una telefonata, nella quale discute con Funelli del comportamento della Consigliera Regionale Nadia Rossi. La Consigliera è accusata dal Capogabinetto del Sindaco di diffondere maldicenze su Mirco Ragazzi e, parlando di lei, tra le imprecazioni, dice che “in un paese normale non gli darebbero nemmeno un ucce***  in mano”, mentre qui fa la Consigliera Regionale. Ora… comprendiamo che si tratti di una conversazione privata (però finita agli atti) e supponiamo che tra Funelli e Petitti ci sia un certo grado di confidenza, ma ugualmente non riusciamo a capire come un membro della Segreteria Nazionale del Partito Democratico, Assessora alle Pari Opportunità della Regione Emilia Romagna, colei che si è espressa tanto veementemente contro le teorie di Pillon e compagni, possa ricevere commenti del genere senza nemmeno invitare alla calma e senza altro commento da opporre che non sia “lo sappiamo dove siamo, siamo in questo mondo qua di merda”. Complimenti.

Riprendendo il filo dell’articolo. Agli investigatori pare evidente che tutte le manovre di Mirco Ragazzi non otterrebbero sponda da parte degli uffici, non fosse per il legame con Sergio Funelli. Per questo le indagini, i pedinamenti, le intercettazioni ambientali e telefoniche, si concentrano su loro due. Quello che appare chiaro a chi investiga e che tra i due vi sia una relazione amicale, che consente loro di parlare di “fica” e di usare codici personali, come il “ci vediamo dai busoni”, riferito all’uscita del casello autostradale di Rimini Sud. E’ palese anche che non si frequentino normalmente, come farebbero due amici, ma che il loro comportamento sia circospetto al punto di incontrarsi in posti dove non li si possa riconoscere, facendo attenzione che nessuno li ascolti. Perché? La logica supposizione è che quanto hanno da dirsi sia quantomeno inopportuno.

L’influenza di Sergio Funelli, Capogabinetto di un Sindaco, che all’epoca delle indagini era anche Presidente della Provincia, è notevole. Secondo gli investigatori della GDF, proprio grazie a questa influenza Ragazzi riuscirebbe ad esercitare la pressione che gli serve a mantenere in piedi il suo sistema. E’ il caso, ad esempio, della presunta azione di Funelli presso l’Ufficio della  Ragioneria della Provincia, per ritardare i pagamenti di alcuni lavori effettuati presso il cantiere del Liceo Valgimigli.

Una segnalazione, pervenuta direttamente alla guardia di Finanza, descrive dettagliatamente un tentativo del Ragazzi che, appoggiato da Funelli, rivolgendosi a una funzionaria della Provincia, consiglia di non pagare subito la Società DIRETTO, probabilmente, come desunto dagli investigatori, per accreditarsi come interlocutore privilegiato presso la stessa società. Le intercettazioni sembrano confermare un atteggiamento di “melina” da parte del Capogabinetto fino a che la funzionaria, pressata dal Consigliere Provinciale Allegrini, chiede direttamente a Funelli cosa stiano aspettando visto che i soldi ci sono. A quel punto Funelli capitola. Il tentativo sembra fallire perché Allegrini presumibilmente non risiede nella sfera d’influenza di Funelli. Anzi, in un’altra intercettazione, in cui parlano terze persone, è descritto un Consigliere arrabbiato con la funzionaria, perché non capisce il peso della parola di una persona (Ragazzi) che non appartiene all’Ente, né al cantiere.

Questa è solo una delle situazioni in cui, secondo le indagini, Funelli usa la sua influenza su dinamiche amministrative, pubbliche e non. Ancor più eclatante quello che si legge sulla Notizia di Reato a proposito di quanto accaduto dopo all’allontanamento di Mirco Ragazzi dal C.A.R.. Ad un certo punto infatti Bellocchi, stanco delle interferenze di Ragazzi, diffida chiunque dall’attribuire al “consulente” una qualsiasi rappresentanza per quanto riguarda il Consorzio. Bellocchi, secondo quanto riferisce  Sorce Michele (rappresentante legale di GM Costruzioni di Pesaro), sarebbe stato in seguito raggiunto da una telefonata del Direttore Provinciale della CNA di Rimini, Davide Ortalli, che lo invitava a reintegrare Ragazzi nel C.A.R.. Quando Bellocchi non da seguito al consiglio, Funelli  (da quanto si evince da l’intercettazione di una telefonata riportata in seguito, con oggetto appalto Conad zona ex Fiera)  parlando con il Ragazzi chiede a quest’ ultimo “chi deve far fuori” ottenendo risposta inequivocabile. Il lavoro risulterà poi assegnato a due aziende più piccole, con un costo maggiore di quello proposto dal Consorzio Artigiano Romagnolo. Riprendiamo l’intercettazione.  Sergio Funelli chiede esplicitamente a Mirco Ragazzi:

“Io, quindi, chi devo far fuori CONSCOOP [una cooperativa di Forlì N.d.r.] e chi è l’altra?”

“Il C.A.R.”

“Il C.A.R.”

Quanto messo in evidenza dalla Notizia di Reato, oltre alla palese irregolarità, denota una certa scioltezza del “dinamico duo” nel portare avanti disegni personali, a volte in un clima di ottusa accettazione degli uffici, sino ad arrivare in alcuni casi alla sfacciataggine. Come quando Ragazzi usa il telefono dell’ufficio di un impiegato comunale, per farsi rispondere da Michele Sorce, per gli investigatori verosimilmente concusso, che non gli vuole rispondere, perché non vuole pagare.  Denota un’esagerata confidenza anche l’SMS con cui Ragazzi cerca il contatto con Roberto Biagini, che sta investigando su di lui, attribuendosi conoscenze in Giunta, per poi chiudersi nel silenzio quando l’avvocato, giustamente, gli risponde chiedendogli chi siano queste conoscenze.

Quanto descritto non è ovviamente tutto. E’ il minimo di ciò che ci sembra utile, delle oltre 100 pagine della Notizia di Reato, per descrivere Ragazzi e i suoi rapporti con Sergio Funelli, secondo quanto messo in luce dalle indagini. Nella prossima puntata spiegheremo nel dettaglio cosa gli investigatori della Guardia di Finanza ritengono sia successo con gli appalti del Tecnopolo e Acquarena.

@DadoCardone

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Quando anche la Cgil si mette a trollare le pagine dei normali utenti Facebook.

Rimini: quando un addetto stampa della CGIL ti viene a trollare sulla pagine FB, ti viene il dubbio che la recente figura di Landini al tavolo di Salvini abbia lasciato una brutta ferita.

Non c’è nulla da fare, la comunicazione è cambiata definitivamente. E’ diventata isterica, a senso unico, traboccante di particolarismo, benaltrismo e, diciamocelo, anche molto approssimativa. Tutte cose che sappiamo già, ma che è bene ribadire nel momento in cui un addetto dell’ufficio stampa di un corpo intermedio dello Stato, seppur territoriale, ti viene a trollare sulla pagina personale e vuol avere pure l’ultima parola.

L’occasione è la visita di Maurizio Landini a Rimini in cui, con un po’ di prosopopea, richiama una “regressione culturale” riferendosi al lavoro stagionale. Il mio commento, buttato lì, perché a volte non si ha animo di fare la guerra, ma una testimonianza è questione esistenziale, è stato il seguente: “Ecco bravo, fai i tavoli di con Salvini, che la risolvi la regressione culturale.”

Il richiamo, lontano dalla pretesa di avere un peso, era alla recente figuraccia di Landini. Ricordate? Quando ha portato la CGIL a un tavolo di consultazione con il Ministro dell’Interno, che in quel momento era Salvini Segretario della Lega, senza invece pretendere di interloquire con il suo punto di riferimento naturale: il Ministero del Lavoro. Ma di più. Al tavolo era presente solo personale politico della Lega, compreso un certo Siri fresco di licenziamento, di cui la cronaca ci ha ben rappresentato le pene che lo rendono politicamente inopportuno.

Un errore? Che lo fosse lo ha capito anche Landini, tanto è vero che il giorno dopo si è affrettato a dichiarare: “Credevamo di partecipare a un incontro governativo. Nessuno ci strumentalizzi”. Forse dobbiamo considerare che dal 2005 a oggi il caro Maurizio non abbia accumulato esperienza necessaria per riconoscere un incontro governativo?

Fatto sta che il suo classico atteggiamento burbero e il suo dito a mezz’aria (nessuno ci strumentalizzi!), non hanno evitato la riflessione su quanta parte della crisi che stiamo vivendo sia anche responsabilità dei corpi intermedi e del loro modo di relazionarsi con chi occupa le Istituzioni. Trovo personalmente valido il sintetico e ficcante commento di Rino Formica, pubblicato sul Manifesto, mica su Libero. “Quando il sindacato non ha un interlocutore istituzionale” – dice l’ex  più volte Ministro, l’inventore della definizione “Nani e Ballerine” – “ma va da chi lo chiama si autodeclassa a corporazione: vado ovunque si discuta dei miei interessi. Allora: non c’è un governo, perché la sua attività è stata espunta; non ci sono i partiti né i sindacati. È la crisi dei corpi dello stato. Si assiste a un deperimento anche delle ultime sentinelle, l’informazione, la magistratura.”

Ma quanto è gradito l’invito a questo tipo di riflessione da parte delle diramazioni territoriali del sindacato? Non ho a disposizione una statistica, per cui posso parlare solo della mia esperienza personale che, nella fattispecie, è quella di un responsabile ufficio stampa della CGIL di Rimini che viene a tentare di avere l’ultima parola su un banale post di Facebook. Un’opinione di cui si erano accorte dieci persone. Quest’aggressività, secondo la mia irrilevante opinione, nasconde un imbarazzo che non è solo per la cappella del leader maximo. Se tutti la considerassero tale avremmo già finito di parlarne da un pezzo.

Molti pensano, ma in pochi lo dicono ad alta voce, che la percentuale degli iscritti alla CGIL che votano Lega è enormemente cresciuta, tanto che il Sindacato da Rosso sta virando al Verde. Non sarà così, ma quel che sembra è che Landini abbia ceduto al “lato politico della Forza”, dimenticandosi di essere il Segretario del più antico sindacato italiano. Sì, poi il giorno dopo puoi dire anche che Salvini ha la mamma mignotta e che ti hanno fregato, ma tu a quel tavolo ti sei seduto, hai aperto la minerale e magari hai pure chiesto se c’erano dei salatini (per dire).

A chi vi scrive non resta che ribadire dal suo cantuccio quanto sia triste la sistematica corrosione di tutti i valori istituzionali, dal Senso dello Stato, alla capacità dei corpi intermedi nel farsi organo di prossimità. Poi ognuno può dire che è colpa dell’altro, ma senza principi cui tenersi saldamente è facile finire per raccontarsela e costringere poi dei poveri addetti stampa a raccontarla a loro volta, persino nei piccoli post di Facebook.

@DadoCardone

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Metodo SGR

Quello che sta succedendo alle Amministratrici del Gruppo Facebook Ubriachi di Gas ha dell’incredibile. Mirella Guzzo e Marisa Grossi, le ideatrici del famoso gruppo di protesta contro il caro bolletta SGR, hanno ricevuto la visita della Polizia Postale. Le abitazioni perquisite, smartphone e personal computer sequestrati. Perché?

Il Pubblico Ministero Paola Bonetti ha ritenuto ci fossero gli estremi della violazione dell’articolo 513 del codice penale, l’altisonante “Turbata libertà dell’industria e del commercio”.  In parole povere, secondo l’ipotesi di reato, Mirella Guzzo e Marisa Grossi, avrebbero ideato un sistema fraudolento in grado di rubare clienti ad SGR e ridistribuirlo ad altri operatori interessati. L’ipotesi si basa sul fatto che le due Amministratrici, una direttamente e l’altra indirettamente, hanno a che fare con aziende del settore. Questo, secondo quanto suggerito da SGR, ha a che fare con l’interesse doloso, più  che con la competenza dimostrata nel rappresentare le esigenze degli iscritti.

Ora… quello che penso veramente non lo dico, perché, vista la “sensibilità” della magistratura rispetto ai problemi di SGR, probabilmente finirei nei guai. Però l’articolo 21 della Costituzione, per gli smemorati quello che permette di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, mi permette di mettere sul tavolo un paio di considerazioni.

La prima è che se Guzzo e Grossi fossero realmente in grado di creare gruppi Facebook da 12 mila persone, con un metodo e se senza intercettare uno scontento reale, dovrebbero immediatamente lasciare il loro lavoro e dedicarsi alla politica. Altro che contratti del gas.

Di seguito mi sento di sottolineare che difficilmente questa linea di condotta di SGR produrrà consenso. La gente, come si intuisce da qualche commento alla notizia, la interpreta, a torto o a ragione, come intimidatoria. Probabilmente alla Società del Gas Riminese e alla sua dirigenza importa poco della popolarità, data la posizione preminente sul mercato, ma se lo scopo è tenersi i clienti lo stanno facendo male.

Faccio un esempio personale, giusto per avere la certezza dell’affermazione. Con la mia compagna, dopo aver letto l’articolo sulla cronaca locale, abbiamo stabilito di passare ad altro operatore per le utenze appena possibile. Anche se il contratto fosse peggiorativo.

La suggestione che lascia nell’aria questa vicenda non produrrà nulla di positivo e, a livello comunicativo, lasciatemelo dire, il reparto di SGR che se ne occupa sembra decisamente inadeguato. Non so se pressati dalla Dirigenza o meno, ma sono passati dall’Excusatio non petita (accusatio manifesta) del bonus da 120 mila euro allo scoppiare della protesta, a propiziare l’arrivo della polizia in casa di chi si permette di organizzare lo scontento. Tra l’altro secondo regole di civiltà e senza fomentare nessun atteggiamento fuori dalle righe.

Forse (e dico forse) chi ha preteso questa linea in SGR doveva stare un po’ più attento a scuola durante le ore di Storia. Per quanto riguarda questa “storia”, invece, quello che secondo me rimarrà è che: qualcuno ha protestato e gli è arrivata la polizia a casa. I miei complimenti per questo capolavoro didascalico.

Riproponiamo il servizio realizzato tempo fa sull’iniziativa Ubriachi di Gas.

P.S.

Umanamente non posso che sottolineare nuovamente la mia vicinanza a Mirella e Marisa. Per due persone oneste subire una perquisizione e il sequestro di beni personali è sempre uno shock. Coraggio Ragazze.

@DadoCardone

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E il Nautofono fa cilecca.

Oggi, 8 giugno 2019, a Rimini è scesa la nebbia. Erano circa le 12.30, nel cielo c’era il sole e la temperatura era più o meno di 30°, quando all’improvviso si è alzata una nebbia fitta come nei libri di Stephen King.

Cos’è successo? La nebbia è scesa come in un film del terrore nascondendo creature strane, tipo pagliacci assassini e frullatori posseduti? Niente di tutto questo (anche se pare che lo spirito di un tedesco si sia presentato a reclamare una birra al Carnaby Club). E’ successo semplicemente che l’estrema umidità abbia fatto reazione con il caldo.

Un mistero da risolvere però, a ben guardare, ci sarebbe. Vi ricordate la recente inaugurazione del Nautofono, la sirena antinebbia ferma da anni? Quella per cui, durante l’inaugurazione, Gnassi urlava alle barche di passaggio “Finalmente ce l’abbiamo fatta! Sì!” con lo stesso entusiasmo che mostrerebbe se avessero chiuso definitivamente Sharm el-Sheikh deviando tutti i voli a Rimini. Dai, quella che si attiva da sola con la nebbia.

Ebbene, il nautofono non ha mollato un fiato. Muto con un pesce. Poca nebbia? Troppo veloce il passaggio? Non si sa. Però si è verificato lo stesso uno strano fenomeno. Qualcuno ne ha sentito lo stesso il suono, anche se non ha cantato. Sarà stata la nebbia maledetta?

P.S.

Nel video, girato dagli scogli del molo di levante, non si vedono né la ruota, né il grattacielo, tuttavia l’audio originale non riporta alcun suono di sirena antinebbia.

@DadoCardone

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Europee: i risultati di Rimini.

La seguente analisi è basata sui dati del Viminale e guarda solo alla città di Rimini, che sostanzialmente ricalca il risultato nazionale. Pensiamo però sia interessante capire quanta presa abbiano avuto le strategie dei candidati locali, anche rispetto al loro “brand”.

Il primo dato è ovviamente quello dell’affluenza. E ci rivela un calo di quasi 4 punti percentuali rispetto alle precedenti elezioni europee, che pure registravano un valore basso..

Totalmente sovvertito invece il risultato dei singoli partiti politici, perlomeno per le prime cinque posizioni.

Il dato fondamentale, che rispecchia fedelmente il risultato nazionale dove la Lega guadagna tre milioni e mezzo di voti, è il primo posto. Il partito di Salvini anche a Rimini fa segnare più del 34%. C’è una domanda che bisognerebbe porsi: quale peso hanno in realtà i candidati locali? Vince il “brand” o la persona?

Andando a spulciare i risultati personali pare proprio che vinca il “brand”. I partiti, infatti, che hanno di fatto annullato il candidato locale, con un capolista nazionale, hanno ottenuto i risultati migliori.

Lega Salvini Premier ottiene 6.124 per lo stesso Salvini, che non era certo un candidato reale al Parlamento Europeo. Candidati reali, ma capolista ovunque, Calenda, Berlusconi e Meloni, che generalmente doppiano il risultato dei candidati locali.

Franchini con un casuale volantino elettorale in mano.

E il Movimento 5 Stelle? Per il Partito della Casaleggio e Associati bisogna fare un discorso a parte, perché il candidato pentastellato, usualmente, è già espressione integrante del brand (se no lo cacciano). Ebbene , in questa occasione, i diecimila voti (10.219) dell’urna riminese si sono distribuiti in tutto il nord est pur di non assegnarli al candidato locale Carla Franchini, che raccoglie 428 voti. Rispetto al suo stesso risultato delle recenti politiche un’azzeramento. Il Motivo? Qualcuno dà la responsabilità della debacle all’enorme cappella delle foto nel seggio con tanto di santino elettorale, pratica che qualcuno ha fatto sapere essere illegale, e alla successiva meschina giustificazione (il santino lo aveva per caso/ il logo nella foto è sfuocato etc.). La verità è però che a Rimini tutti conoscono bene Carla Franchini e la sua competenza, che non segue in valore la sua voglia di poltrona.

Queste le prime considerazioni rispetto alle posizioni che contano, ma anche nelle retrovie ci sono risultati da considerare. Il primo è quello di Marco Affronte. L’ex candidato Grillino spostatosi nei Verdi, marchio con decisamente meno appeal, ottiene un sesto posto con Europa Verde. Più de La Sinistra, ma soprattutto sopra (di poco) a +EUROPA – ITALIA IN COMUNE – PDE ITALIA, con capolista l’ex Grillino più celebre, Federico Pizzarotti.

Altre curiosità. Forza Nuova, il partito Neo Fascista, con più bandiere che iscritti, a Rimini totalizza 129 voti. 22 voti al capolista, l’ex latitante Roberto Fiore. Se insistono il prossimo anno possono mettere su un bel club della briscola. Il Südtiroler Volkspartei , invece, prende 20 voti… protesta o immigrati tirolesi?

P.s.

Bacioni.

@DadoCardone

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Ariecco l’uomo nero.

Giovedì 16 maggio, presso la Sala del Bonarrivo a Rimini, Roberto Fiore terrà un comizio elettorale, come segretario di nazionale di Forza Nuova.

E’ soffiato forte il vento del dissenso contro questa decisione, perché il Fiore, sfuggito alla Giustizia Italiana con una lunga latitanza in Inghilterra, per chi non lo sapesse, è il leader di un’organizzazione dichiaratamente Neo Fascista.

A noi di Citizen, suona sempre molto ambigua questa superficialità nei confronti delle manifestazioni fasciste, quasi che qualcuno ritenga di esorcizzarne il sentimento non parlandone. Visto però che l’omertà su queste pagine non è prevista (figuriamoci a pochi giorni dall’anniversario della morte di Peppino Impastato), ecco il nostro invito alla riflessione.

Perché non deve essere concessa la Sala del Bonarrivo per il comizio elettorale di un’organizzazione Neo Fascista?

E’ senz’altro vero che questo sparuto manipolo di esseri impauriti da qualsiasi diversità non riuscirà mai a rifondare il Partito Fascista. E’ altrettanto vero però che il Fascismo non si può ridurre a quel tentativo o, ancor peggio, a semplice opinione. E’ invece un sentimento pericoloso, che si annida anche nella coscienza di chi non va in giro pelato, sventolando bandiere. Fascismo è l’intolleranza della persona “normale” che identifica nello straniero la causa di tutti i suoi guai. Fascismo è il pretendere che tutte le persone della Società si muovano nell’ambito di una cristiana, patriarcale, eterosessualità. Quando non si applicano i principi base del Cristianesimo e, magari, non si è nemmeno tanto convinti della propria sessualità. Fascismo è appellarsi alla “legalità”, per poi non considerare validi i diritti che le persone hanno ottenuto con anni di battaglie civili.

E lo stiamo vedendo da vicino cos’è il Fascismo usato come fosse solo un’opinione, proprio in quest’ultimo anno. La Lega, ha lasciato il suo segno usando l’unica cosa che riesce a stimolare, la paura. Sono finite sotto attacco tutte le conquiste che hanno di fatto allargato l’egida del Diritto. Lasciandoci in una guerra continua per difenderlo. Il Fascismo è un alibi pericoloso che ci impedisce di progredire, in quanto sposta le ragioni del blocco, dalla reale immobilità del Diritto, a presunti attacchi al nostro stile di vita portati da non meglio identificate forze esogene.

Si può essere indifferenti a tutto questo? Se non si può far finta di nulla innanzi a questo sentimento strisciante, non si può nemmeno restare indifferenti di fronte ai catalizzatori di questa eteronomia perniciosa, soprattutto quando non fanno nemmeno finta di essere altro e teorizzano apertamente l’abbattimento del Diritto e Democrazia.

E ancora. E’ senz’altro vero che i risultati elettorali di questi gruppi fascisti hanno poco peso, ma intanto ottengono il loro spazio, la loro visibilità e fanno il loro lavoro travestendo razzismo, xenofobia, omofobia, islamofobia, misoginia, con slogan d’apparente buon senso, facili da ripetere per chi riesce a fare i conti solo con le proprie paure.

L’odio distillato dalle paure fa crescere queste forze anche politicamente. Pensare che per veder prosperare il sentimento fascista in Italia sia necessario passare per un 50% elettorale è da sprovveduti. E’ doveroso ricordare che la Lega, rappresentante fino all’anno scorso solamente di un certo sciovinismo padano, con il massimo a cui avrebbe mai potuto aspirare, un 17%, è oggi forza di Governo, detiene il Ministero degli Iterni, e batte tutta l’Europa in cerca di alleanze di estrema destra. Lo avreste mai detto un anno fa?

Il Fascismo, o chi ne usa il sentimento, prospera nelle nostre incertezze, nelle nostre indifferenze, nei nostri “ma dove vuoi che vadano”. Ce lo insegna la Lega, ma anche la Brexit inglese e l’America di Trump.

Ritornando a Rimini e alle nostre questioni locali. La sala è della Provincia, ma si trova nella Città di Rimini, medaglia D’oro al Valor Civile della Resistenza, che però sembra si sia appisolata all’ombra della sua onorificenza. L’anno scorso è stata permessa addirittura una ronda Nazi-Fascista sulla nostre spiagge, con ospiti polacchi dell’ONR. Quest’anno gli diamo anche la sala del Bonarrivo in Corso D’Augusto? “Non me sta bene che no.” (cit.)

Per questo Citizen Rimini aggiunge il suo (lieve) peso alle associazioni che già hanno espresso il loro dissenso contro la deprecabile evenienza. Che sono:
Anpi Provinciale Rimini, Arci Provinciale Rimini, Arcigay Provincia Rimini, Casa Madiba Network, Casa Don Andrea Gallo Rimini, Non Una Di Meno Rimini, Cgil provincia Rimini, Cordinamento Democrazia Costituzionale provincia Rimini, Federconsumatori Rimini, La Sinistra Provincia Rimini, Libertà e Giustizia Rimini, Manifesto contro l’Odio e l’Ignoranza, Pacha Mama commercio equo Solidale, PCI Rimini, Rimini Umana, Vite in Transito. (Se qualcuno ritiene di essere stato escluso da questo elenco ce lo faccia sapere che lo aggiungiamo volentieri).

P.S.

Siamo stati Hackerati. Hanno inserito uno script nel nostro blog che mette a testa in giù tutte le foto dei fascisti. Strano, no?

@DadoCardone

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Franka would like to go to Bruxelles – mai mettersi contro Carla Franchini [2^ parte]

Premessa: in questa ricostruzione nasconderemo i nomi di due poliziotti e li sostituiremo con Omissis1 e Omissis2. Il motivo è che il Tribunale Amministrativo Regionale ha annullato i provvedimenti disciplinari a loro carico e, anche se non condividiamo le ragioni che li hanno mossi, non vogliamo inficiare il loro lavoro quotidiano, che indubbiamente è importante. Quindi i nomi , relativamente ai fatti che li riguardano, saranno noti solo a chi già li conosce.

In questa immagine Carla Franchini che, dopo l’esclusione di Rimini, obbliga i Grillini Pensanti a togliere il Gazebo perché privi di certificazione.

Ed eccoci alla seconda entusiasmante puntata della Telenovela di Carla Franchini, detta Franka. Come annunciato nella prima parte citeremo prove, documentali, che danno certezza dello sleale operato della consigliera M5S, candidata alla Europee. Prima, però, un piccolo passo indietro, che serve a comprendere meglio le dinamiche in campo e a capire anche perché da tutto ciò si sia generato un procedimento interno alla Questura.

La lista fantasma, nata per impulso, tra gli altri, di Massimo Lugaresi, si chiamava Onestà e Partecipazione. La scelta del nome, forse da imputare ad un sottogruppo dedito alla satira, è tuttora un mistero. Quando la lista ebbe bisogno di un addetto alle comunicazioni interne (e forse esterne, ma non lo sapremo mai) scelse Italo Carbonara, detto Itaca, un fuoriuscito dai Grilli Pensanti. Mettete da una parte quest’informazione e proseguiamo con un altro antefatto.

Mentre Davide Grassi, candidato sindaco dei Grilli Pensanti a dispetto delle volontà di Carla Franchini, aspettava il verdetto sulla certificazione della lista, fu avvicinato da due poliziotti. Che cosa volevano? Secondo le stesse dichiarazioni rese dai due: la richiesta fu di trovare una mediazione tra le due liste, nonché accontentarsi di un posto da vicesindaco, lasciando quello di Primo Cittadino a Luciano Baglioni. Lo ricorderete come uno dei protagonisti dell’arresto della Banda della Uno Bianca.  La circostanza, confermata a più riprese dalle indagini e anche dagli accusati, oggi lo sappiamo, era nota a diversi attivisti del Movimento, che dialogavano con il finto profilo social di uno dei due agenti, destinatari di un futuro provvedimento disciplinare. Tramite l’accertato profilo fake di Vittorio Perucci, identità con cui interveniva nei dibattiti politici su Facebook, Omissis1, confessava in una chat privata: “Stamattina ho provato ad indurre Grassi (che era con Tommaso) a parlare direttamente con Baglioni e trovare un punto d’incontro.”

In nome di chi i due poliziotti si facevano mediatori? Nelle memorie legali dei due l’approccio viene definito di interesse spassionato, con qualche battuta goliardica rispetto “alle poltrone”, sicuramente non perché appartenenti alla lista fantasma. E’ veramente così? A mettere qualche dubbio, non solo a noi, ma anche all’incaricato dell’indagine interna, c’è una mail.

Qui ritorniamo al ruolo di Italo Carbonara e alla sua imperizia nell’eseguirlo. Il povero Itaca, persona di una certa età, nel creare una mailing list ristretta ad alcuni nominativi, confonde due cognomi uguali. Sono due donne, una militante nei Grilli Pensanti ed una scelta per la lista “Onestà e Partecipazione”. La mail contiene il messaggio “Lista definitiva. Partenza domani mattina ore 8. Grazie a tutti.”, ma tra gli indirizzi, oltre a quello di Massimo Lugaresi, ci sono anche quelli dei due poliziotti.

Lo stesso Carbonara, interrogato in due occasioni, rilascia due diverse dichiarazioni. Sentito dal Questore afferma:” Quando ho inviato la missiva, l’ho inviata  al Signor Omissis1, per avere un giudizio e un’approvazione sui nominativi, giudizio che poi non è arrivato. Si trattava di un elenco di candidature e, come ho chiesto il parere a Omissis1, ho chiesto il parere anche ad altri.” Nella dichiarazione poi resa alla Procura della Repubblica non si parla più di “approvazione” ma di una mail trasmessa “agli amici” per “una semplice comunicazione di un dato che avevo appreso”. Bontà sua.

Attenzione però, questa mail è importante perché aiuta a capire la relazione tra i due e la lista. Per questo motivo è rilevante anche sapere come si siano giustificati loro che l’hanno ricevuta. Per Omissis1 si tratta di “Una banalissima mailing list con valore pubblicitario, assieme comunicativo e informativo.” Come dire, la distribuzione delle informazioni di una lista, che ancora non si era presentata al pubblico e che l’ha fatto in seguito solo perché costretta, a chiunque, indiscriminatamente, senza iscrizione né filtro. Omissis2 invece, in una sua memoria difensiva, lo smentisce asserendo che “il messaggio riguardava l’attività interna al Cinque Stelle e preliminare alla competizione elettorale” dunque “Non si trattava di una mail elettorale rivolta all’esterno, contenente propaganda in pro del M5S o in danno di altri partiti”. Due linee difensive palesemente diverse, che alimentano i dubbi sul fatto che, almeno ufficiosamente, fosse loro riconosciuto un qualche ruolo.

Ci preme specificare che i due poliziotti non sono l’oggetto di questa ricostruzione, ma che la loro azione è importante per capire di chi stessero facendo gli interessi, anche ammesso che lo stessero facendo lecitamente e non in violazione delle norme di comportamento della Questura come sentenzia il TAR. Questo perché la nostra tesi, di cui stiamo per portarvi le prove, è che la propositrice di Luciano Baglioni, come candidato Sindaco della lista fantasma, fosse Carla  Franchini e ci si arriva proprio in virtù del coinvolgimento in questa storia dei due appartenenti alle Forze dell’Ordine.

Massimo Lugaresi, il padre spirituale della lista fantasma, ad una richiesta di informazioni della Questura, poi confermata in un successivo interrogatorio in Procura, dichiarava a proposito dei due poliziotti: “Io ho incontrato Omissis1 e Omissis2 come simpatizzanti del partito. Io ho fatto incontri solo a casa mia e della Toni. Erano riunioni ufficiose di carattere privato. La vicenda secondo me è scoppiata perché tra le altre candidature avanzate fu avanzata anche quella di Baglioni, il poliziotto della Uno Bianca , che io conosco da tempo e di cui ho tanta stima. L’invenzione della candidatura di Baglioni, che secondo me avrebbe fatto il botto, nasce su indicazione del consigliere Franchini.

Questore: “Anche di questo si discuteva a casa sua e della Toni?”

Lugaresi: “Si discuteva a casa mia, per telefono, in una dimensione privata con Omissis1 e Omissis2. Baglioni è venuto a casa mia e ne abbiamo parlato e ho notato che era spaventato da questa cosa.”

Ecco dunque che si ricompone la faccenda, soprattutto, per quello che interessa noi, non nel ruolo dei due poliziotti, ma dei personaggi di Carla Franchini e la Ex di Grillo. D’altronde anche Omissis2, in una memoria difensiva dichiara: “[…] Nel mese di gennaio 2016 alcuni attivisti e simpatizzanti del Movimento 5 Stelle hanno proposto di scegliere come candidato Sindaco l’Avv. Davide Grassi, ma tale scelta è stata immediatamente avversata da un’altra ala del Movimento, raccoltasi attorno al consigliere comunale Carla Franchini ed alla sig.ra Sonia Toni ex moglie di Beppe Grillo.”

Et voilà, ricomposto il quadro. Il candidato Davide Grassi non andava bene a Carla Franchini, nonostante lei stessa avesse partecipato ad una votazione, dove il Meetup l’ha valutato, per approvarlo o cassarlo. Da quel momento sceglie di dichiararsi pubblicamente neutrale, ma raccoglie gli scontenti capeggiati da Lugaresi attorno alla ex di Grillo, anche lei finta neutrale. Non fa solo questo però. Cerca anche di rallentare i lavori del Meetup, che non fa quello che vuole lei, per avere il tempo di proporre un sindaco alternativo alla lista fantasma. Ce n’è abbastanza per capire la personalità politica (e non solo) della Franka, ma, prima di lasciarvi riflettere, vorremmo deliziarvi con un ultimo cadeau.

Dagli appunti della Questura di Rimini si evince che, il giorno dopo la notifica del provvedimento disciplinare ai due poliziotti, quando cioè lo sapevano solo gli uffici e gli interessati, Carla Franchini si è presentata in questura con il titolo di Consigliere Comunale del Movimento 5 Stelle a perorare la causa di Omissi1 e Omissis2. “Nel colloquio” – citiamo da una nota –“il consigliere non nascondeva la sua avversione per quella parte di Movimento (i cui esponenti, a suo dire, non rispecchiavano assolutamente il Movimento stesso) facente capo alla lista avente come candidato sindaco l’avvocato GRASSI e però sostenuta dai parlamentari 5 stelle riminesi”.  Stessa storia il 25 marzo, ancora prima che i poliziotti presentassero controdeduzioni, la Franka bussava al Questore per chiedere a che punto fosse. Quando però in seguito, il 28 giugno, una Commissione consultiva, le ha chiesto testimonianza ufficiale, beh… aveva un impegno. Nessuno comunque la può accusare di non aver parlato.

Cos’altro serve sapere? Per i Movimentisti che si bevono tutto come l’acqua fresca, per quelli che l’importante è avere uno slogan da ripetere, per quelli che sì, i principi sono importanti, ma è più importante che non vinca il Piddì… insomma per tutti quelli per cui la lealtà è solo verso chi comanda. Alle Europee votate Carla Franchini. Ocho eh!, che con il nome di Franka non la trovate sulla scheda.  #MaiLaFrankaInParlamento 

@DadoCardone

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Primarie PD – il rimbalzo del gatto morto.

E’ normale che, chi realizza qualcosa, poi la descriva in termini entusiastici. Anche quando tutto va come già previsto che vada. Anche se alla fine è solo il punto d’inizio per raccontare un’altra storia, più che per manifestare una nuova e diversa intenzione.

Agli organizzatori delle Primarie del Partito Democratico deve essere sembrato un miracolo già così. A livello nazionale sono riusciti a pareggiare l’affluenza più bassa della storia delle primarie, ci dicono, ma non si sa se al netto di chi ha votato 11 volte (per dire). Ai gazebo, oltre agli organi di partito, ai dirigenti pubblici e all’anziano che, pur di non ammettere che quella sinistra lì è morta, sostituirebbe la firma pure con un esame della prostata, si è vista anche qualche faccia speranzosa del recupero del buon senso.

Non bisogna sottovalutare il coefficiente democratico di queste Primarie, né ingigantirlo come d’abitudine fanno i Dem. Un milione e mezzo di persone, forse di più, va a capire, hanno dato un’altra possibilità ad un partito esanime. Ricordo che nemmeno 15 giorni fa  solo qualche migliaio ha di fatto sostituito il parlamento per decretare un’immunità. Ora c’è da capire se la possibilità accordata è un atto compulsivo o una richiesta precisa.

Bisogna tristemente sottolineare che, se di richiesta si tratta, i Demokrat non l’hanno colta. Almeno così sembra dalle parole d’ordine lanciate dal nuovo segretario. Lotta a populismi. Questo è il grado di consapevolezza del partito che si propone come guida a Sinistra, lotta ai populismi. Ma cosa sono i populismi, se non la manifestazione della confusione in cui il cittadino italiano è stato precipitato, proprio dal distacco della politica di Centro Sinistra dal mondo reale? E’ ancora non gli è bastato. Di nuovo, dopo che i sopravvissuti hanno spazzato via, a suon di voti, Giacchetti e Martina, eredi di quel linguaggio elitario, si insiste a sottintendere che la gente non capisce e si lascia trascinare suo malgrado come una stupida pecora. Cosa peraltro genericamente vera, ma trattasi di sintomo, non di malattia. La malattia è nel linguaggio stesso.

Lo si fa anche a livello locale. A Rimini, dove l’affluenza ha fatto registrare un ulteriore calo del 15%, addirittura non si sono cambiate nemmeno le facce. Non abbiamo potuto farci illudere da un nostro Zingaretti. Emma Petitti e Andrea Saltacarro Gnassi, delegati all’assemblea nazionale, sono le nostre novità. Gli interessi dello satus quo di taluni personaggi hanno prevalso, aggiungiamo scioccamente, sugli interessi di partito. In queste primarie si sarebbe potuto esprimere il prossimo candidato sindaco di Rimini, magari una faccia nuova, sempre aggregandolo alla scontata opzione vincente, quella appunto di Zingaretti. Molto probabilmente sarebbe stato un bene anche per gli afflussi locali, ma Gnassi Pigliatutto aveva altri programmi.

Oggi, dopo le primarie, gli appelli all’unità sono scontati. Servono a far capire che il risultato è un successo da trattare con cura. Il vero problema però è che l’establishment del Partito Democratico, quello che si è mangiato un patrimonio enorme di voti, non si è fatto per niente da parte, nonostante la necessità di rappresentare qualcosa di nuovo. L’insofferenza delle persone per bene alla discriminazione, ormai prospettata come ricetta per ogni problema, ha fatto sì che domenica non si celebrasse un funerale, anziché un nuovo segretario. Ma la rappresentata conquista è solo un’eco già lontana della manifestazione contro il razzismo di Milano, quella sì di successo, senza bandiere, ne leader da palcoscenico.  Come dice il vecchio proverbio, usato molto negli ambienti della finanza, “Anche un gatto morto rimbalza quando cade da una grande altezza” e il PD non sta dimostrando una gran vitalità.

Ora staremo a vedere se il nuovo segretario cambierà linguaggio, perché la lotta ai populismi, a quanto pare stella polare e seme della rinascita Partito Democratico, non si fa certo usando gli stessi modi di comunicare del nemico celebrato,  né tanto meno usando (ad esempio) personaggi alla Burioni, che riescono ad essere antipatici anche a chi è d’accordo con i vaccini. Se contassimo qualcosa (ma non è il nostro caso) consiglieremmo un salutare bagno d’umiltà perché, ad oggi, il PD fa sembrare il ruolo d’Oppositore un incidente di percorso e non un contrappeso democratico.

P.S.

“Accumula cibo, e il cibo andrà a male; accumula denaro, e marcirai tu; e se si accumula potere, marcirà la nazione” [Il libro di Talbott di Chuck Palahniuk]

N.B: Non perdetevi il servizio di Citizen TV sullo Scandalo del Tecnopolo.

@DadoCarone

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Quando il fascista perde il cappello: la versione che non vi hanno raccontato.

Rimini: Nella notte di venerdì 30 novembre 2018, in via Dario Campana, un ragazzo incappa in un gruppo di Neo Fascisti di Forza Nuova e viene aggredito. L’indomani nella cronaca leggiamo che i forzanovisti avevano intenzione di praticare un’azione provocatoria nelle vicinanze del Nework Sociale Casa Madiba, ma ad essere fermati dai carabinieri sono solo due di loro, più il ragazzo che viene accusato provvisoriamente di “rapina di cappello”.  Gli altri sono stati lasciati liberi di portare a compimento l’azione. Come sono andate veramente le cose? Ce lo raccontano due testimoni oculari.

Qui di seguito il comunicato ufficiale di Casa Madiba Network:

Quello che raccontiamo va ben oltre il tema dell’estrema destra, riguarda la possibilità di un mondo diverso e possibile, di una città nuova da costruire che in via Dario campana al civico 59F e in via De Warthema n. 26, il network solidale di Casa Madiba, stiamo provando faticosamente a immaginare. Ma riguarda anche il senso civico e di rispetto della Costituzione nata dalla Resistenza e dalla lotta al nazifascismo e a chi con coraggio li difende ancora quei valori anche nelle strade, praticando la legalità dal basso.

Come direbbe Murubutu, una storia d’altri tempi.

La notte tra il 30 novembre e il primo di dicembre intorno alle 23.30 tre attiviste che erano ancora presenti presso lo spazio sociale dopo una riunione interna, uscendo dallo stabile, hanno sentito delle urla e una forte sgommata davanti ai cancelli all’ingresso del parcheggio di Casa Madiba. 

All’imbocco del parcheggio che conduce allo spazio sociale, dalla parte opposta della strada, una volante dei carabinieri aveva fermato un gruppo di persone, di cui uno con il giacchetto strappato e alcuni segni rossi sul viso e sul collo che era piegato intento a raccogliere i pezzi del suo cellulare con acconto un cartone di pizza e ad una bicicletta e altri, una decina, da cui velocemente si staccavano 2 con uno striscione tra le mani.

L’evidenza di quello che era successo non ha lasciato spazio a grandi dubbi. Per i carabinieri che erano presenti (scortavano i neofascisti?) no.

Un giovane precario riminese che tornava a casa dal lavoro in un locale della zona, ha incrociato lungo la strada un manipolo di attivisti di estrema destra che provavano a fare un’azione squadrista nei pressi di Casa Madiba.

Questo ragazzo non è un attivista dello spazio sociale, ma  un riminese e un antifascista, che in una dinamica palese e evidente, non ha voltato lo sguardo dall’altra parte, non ha fatto finta di niente e ha chiesto semplicemente cosa stesse succedendo, ritrovandosi poi inseguito da due persone bardate con la volante dei carabinieri già presente sul posto (ripetiamo, li scortavano?).

Lo stesso intervento delle forze dell’ordine ha poi sortito solo l’effetto di decontestualizzare l’accaduto, portando via il ragazzo in bicicletta e soltanto due dei dieci neofascisti che continuavano a inveire verso di lui.

Riteniamo molto grave che un evidente atto di offesa e provocazione verso uno spazio di attivazione sociale all’interno del quale è presente uno spazio di accoglienza come Casa Don Gallo che ha dato ospitalità dal 24 dicembre 2015 ad oggi a 128 persone senza fissa dimora e che un’evidente aggressione di stampo squadrista che colpisce un ragazzo che nulla ha fatto se non difendere la Costituzione, se non riconoscere un pericolo per la sicurezza pubblica nell’azione del gruppo dichiaratamente fascista, sia stato derubricato addirittura a rapina, in una dinamica abbastanza ridicola di “furto di un cappellino”, una querela fatta dai due aggressori evidentemente ben istruiti. Di questo avremmo voluto leggere sulla stampa. Di come mai sia consentita piena agibilità a questi soggetti a ridosso del centro storico e di quattro spazi sociali e di attivazione  nel quartiere (Casa dell’Intercultura, Centro anziani parco Marecchia, Casa Madiba, Casa Don Gallo).

Riconosciamo in queste dinamiche il solito tentativo di creare una narrazione delle diverse fazioni e opposti estremismi, dove anche una stampa complice racconta i fatti in maniera distorta e colpevole, perché tutto si riduca allo scontro ideologico, loro contro gli altri, facendo apparire chi, ogni giorno, da precario in un locale o da attivista di uno spazio sociale con le pratiche che mette in atto crea attivazione e socialità, dei semplici ”rissosi”, senza però soffermarsi su come mai, di 10 persone, solo 2 venissero portate via, lasciando poi completamente scoperto il territorio e la completa agibilità ai restanti neofascisti di continuare ad aggirarsi nei dintorni del Network sociale e di riprovare, e poi miseramente fallire, l’azione per la quale si trovavano in via Dario campana, la strada principale di un quartiere che ha definitivamente detto no alle pseudo raccolte solidali per soli italiani che gli stessi promuovevano davanti alla Conad di zona.

La questione in gioco allora non è solo antifascismo e fascismo, centri sociali e gruppi neofascisti come vorrebbero farci credere ma una visione di società e di mondo da costruire, di risposte da dare alle sfide epocali che abbiamo davanti, l’emergenza climatica, le migrazioni, la povertà e le diseguaglianze. Quale città vogliamo abitare? come possiamo immaginare un diritto alla città per tutti e tutte?

Per questo al posto del ragazzo aggredito potevamo esserci tutti e tutte noi. Potevano esserci tutti e tutte coloro che non sono indifferenti, che non si girano dall’altra parte, tutti e tutte coloro che provano a costruire nella precarietà delle loro esistenze uno spazio completamente e radicalmente alternativo a questo potere autoritario, maschilista, devastatore, di prefigurazione di altri mondi possibili. Su questo dobbiamo impegnarci in tanti affinché sia agita la verità ad ogni livello così come la solidarietà nei confronti del ragazzo aggredito.

In questi tempi di sopraffazione, dove le linee di cosa è giusto o sbagliato sbiadiscono, non possiamo che ringraziare persone comuni, che nonostante tutto ci ricordano che siamo umani, tracciando le linee ben chiare su chi sono i buoni e chi i cattivi, su cosa sia la sicurezza sociale e chi la infrange, su cosa sia legale e cosa illegale. Dovremmo sentirci tutti e tutte colpiti per quanto accaduto Venerdì 30 novembre in via Dario Campana e reagire.

#SiamoConTe #NonAbbiamoPaura #RiminixNoi

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Il Ritorno di SpiderGnass

Premessa. Il titolo contiene un’imprecisione, infatti SpiderGnass non se n’è mai andato, piuttosto siamo noi che abbiamo smesso di seguirlo con costanza, dopo avergli addirittura dedicato un fumetto nel 2015 (The Amazing SpiderGnass: Il poco affabile arrampicaspecchi di quartiere). Di fronte però ad una delle sue più mitiche arrampicate, potevamo non diffonderne notizia?

Il tutto è avvenuto questa settimana all’inaugurazione di un fantastico progetto A.R.O.P., Onlus riminese che si occupa di migliorare la qualità dell’assistenza ai bambini che necessitano di cure oncologiche e alle loro famiglie. Dopo otto anni di raccolta fondi A.R.O.P. ha potuto offrire una Casa per accogliere le famiglie dei giovani pazienti, costretti nella nostra città dalle loro patologie.

All’inaugurazione non poteva giustamente mancare il Sindaco, in rappresentanza della Comunità che ha accolto e favorito questo progetto di enorme valore civico. Tanto meritevole era l’occasione, quanto pessima è stata la prestazione del Primo Cittadino. Quando è stato il suo turno, infatti, si è fatto sorprendere con il cellulare in mano a fare non si sa bene cosa. Messaggi o appunti, come si è giustificato tra l’imbarazzo generale?

Se erano appunti, non li ha presi bene. Dopo aver riposto il cellulare e detto che non stava facendo altro rispetto a quello che era venuto a fare, a braccia conserte e grattandosi la testa ha cercato di creare un collegamento tra l’uso dello smartphone e il suo ruolo in quel momento. Ha parlato, tentennando, incagliato nella sua memorabile cappella, di Romagna Banche e Fiorella Mannoia, per poi partire in una supercazzola farcita di fogne, Waterfront e Teatro Galli. Gli ci son voluti ben 5 minuti per riprendere il filo del discorso e atterrare soddisfatto (lui) al presente della sua funzione in quel frangente. In tutto questo le parole dedicate ai bambini, alle famiglie e all’importanza di quell’inaugurazione sono state proporzionalmente veramente poche.

Guardando il filmato si ha l’impressione di trovarsi di fronte a una di quelle interrogazioni in cui l’alunno ha studiato una sola cosa e spera gli chiedano quella. Inevitabilmente viene chiesto altro e il tapino cerca anche l’adiacenza più improbabile, pur di parlare dell’unica cosa che sa. Gnassi ha i suoi due o tre cavalli di Battaglia, per il resto appare impreparato e scarsamente empatico, anche su temi di cui ognuno di noi, esseri senza genio, potrebbe parlare semplicemente ascoltando la propria umanità.

Stanchezza per la fascia tricolore “leggera, eppure pesante”, citando una delle banalità dell’arrampicata di SpiderGnass, o indole? Beh… avendolo sentito parlare di Via Roma nell’occasione di uno dei rapporti della Caritas sulla Povertà, propendiamo per la seconda possibilità.

Riportata l’ennesima inadeguatezza del Primo Cittadino, non ci resta che ricordarvi di interessarvi al meritevole progetto A.R.O.P.  nella pagina web (www.arop.it) , nella pagina Facebook (www.facebook.com/www.arop.it) e di partecipare alla raccolta fondi usando l’iban: IT 27 Z 06230 24225 000046416364 Casa Accoglienza AROP.

P.S.

“ma prof… io avevo portato l’Egitto…” [Anonimo Studente]

@DadoCardone 

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Il Sen. Marco Croatti: Duro colpo la ‘Ndrangheta emiliano-romagnola.

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del Senatore Marco Croatti rispetto alle condanne del ramo romagnolo del processo Aemilia. Come Redazione dichiariamo soddisfazione per il fatto che, finalmente, qualcuno sottolinei come le mafie, anche da queste parti, siano un problema serio e non “una barzelletta”, come qualcuno sosteneva fino a poco tempo fa. Minimizzare non salva il turismo, facilita le infiltrazioni.

Con la sentenza di primo grado del processo Aemilia è stata accertata l’infiltrazione della Ndrangheta nel mondo politico e imprenditoriale emiliano. “È sfatato il luogo comune che la mafia non esiste e non opera nei nostri territori – afferma il Senatore Croatti – emergendo con chiarezza il profondo radicamento delle organizzazioni mafiose nel tessuto sociale ed economico della nostra regione”.
Un processo avviato nel 2015 che ha portato sul banco degli imputati per
associazione mafiosa ben 148 imputati di cui 119 condannati a 1200 anni di
reclusione, 24 assoluzioni e 5 prescrizioni. “Un grande lavoro di contrasto
all’illegalità svolto dalle forze dell’ordine, i veri anticorpi della nostra società che con grande attenzione e dedizione vigilano su di essa”. È solo l’inizio di un lungo filone di indagini e processi per vincere la battaglia contro le organizzazioni mafiose che sopprimono il nostro Paese da nord a sud.

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Ponte di Tiberio: la differenza tra arredare e riqualificare.

Rimini: I comparti “riqualificati” del Ponte di Tiberio sono tutti sott’acqua al primo Garbino. E’ per questo che si sono spesi una marea di soldi pubblici?

Video Servizio a cura di Davide Cardone.

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Dissesto Idrogeologico – comunicato del Sen. Marco Croatti.

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del Senatore del Movimento 5 Stelle Marco Croatti.

DISSESTO IDROGEOLOGICO MARCO CROATTI (M5S): FINANZIATI DA MINISTEROAMBIENTE PRIMI QUATTRO INTERVENTI IN PROVINCIA DI RIMINI. FANNO PARTE DIUN PRIMO LOTTO DI 50 MILIONI A CUI SI AGGIUNGERANNO ALTRI 900 MILIONI DI FINANZIAMENTI PER SOSTENERE PROGETTI SUI TERRITORI.

RIMINI -18 OTTOBRE – “Finanziamenti sbloccati dal Governo del cambiamento con il Ministero dell’Ambiente e dal Ministro dell’Agricoltuta per combattere il dissesto idrogeologico e attuare politiche di risparmio idrico a favore dei nostri agricoltori. Per quanto riguarda il dissesto idrogeologico il Ministero dell’Ambiente ha sbloccato i primi 50 milioni di un finanziamento che prevederà poi altri 900 milioni.

“I primi quattro interventi nella nostra provincia riguardano interventi in vari comuni:

  • a Rimini lavori di manutenzione dei tratti arginati urbani del fiume Marecchia;
  • a Morciano di Romagna interventi urgenti di ripristino e consolidamento
    dell’opera idraulica (briglia) sul fiume Conca, anche a salvaguardia del ponte su SP18;
  • a Cattolica e Misano (Porto Verde) lavori di manutenzione dei tratti arginati urbani del fiume Conca;
  • a Riccione e Coriano manutenzione dell’alveo e degli argini del torrente Marano nei tratti arginati in località Marano e Ospedaletto.

“Sono i primi interventi sul nostro territorio di una azione integrata del Ministero dell’Agricoltura che ha come obiettivi di medio periodo, oltre alla battaglia contro il dissesto idrogeologico, quella di finanziare interventi per il risparmio idrico a tutela della risorsa acqua pubblica, bene comune, punto del programma M5S e di Governo”, conclude il senatore Croatti.

Nota del redattore: attendiamo la nota stampa di Pippo Baudo Gnassi in cui si chiarisce che Croatti lo ha inventato lui.

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Legami di latte: l’allattamento contro la povertà.

Lo sapevate che per produrre un kg di latte in polvere servono circa 4000 litri  d’acqua? Ce lo dice il manifesto del #SAM, la settimana mondiale dell’allattamento al seno.

Di questi e altri temi si è potuto parlare nell’ormai tradizionale FlashMob delle mamme di Legami di Latte, il gruppo di auto-aiuto riminese a sostegno dell’allattamento al seno. Il gruppo di sostegno, coadiuvato da consulenti esperti del settore, nel corso degli ultimi 4 anni ha sviluppato la sua comunicazione in diversi percorsi: un gruppo Facebook a cui si può accedere previa iscrizione, un gruppo che si incontra regolarmente presso l’associazione  Arbor Vitae e, appunto, un FlashMob che ritorna puntuale ogni anno.

Il tema trattato, il vantaggio fisico psicologico dell’allattamento al seno, quest’anno si è arricchito anche di una coscienza ambientale che, date le notizie allarmanti di questi giorni riguardo al clima, male non fa. La produzione del latte materno, al contrario di quello in polvere, ha un impatto zero sull’ambiente. Senza contare il fatto che, se la madre non è in stato di denutrizione cronica, non perde nessuna delle sue qualità nutrizionali e di copertura immunitaria.  Un tema dunque non di secondaria importanza giacché, nel mondo, più di 800 milioni di persone si trovano in una condizione di insicurezza alimentare e, di questi, più della metà vive in zone soggette a conflitti bellici.

Allattare al seno, il gesto di cura più antico del genere umano, si rivela pertanto nella nostra contemporaneità un simbolo di coscienza umanitaria. Salute, lotta alla povertà, ecologia. Tutto questo da opporre a chi, con il latte artificiale, raggiungerà entro quest’anno un fatturato di più di 70 miliardi di euro  e riempirà il ciclo dei rifiuti con scarti di produzione, imballaggio, conservazione e distribuzione.

Di questi e di tanti altri temi si parla con le mamme di Legami di latte nel loro gruppo Facebook e negli appuntamenti settimanali presso l’Associazione Arbor Vitae… per il Flashmob l’appuntamento è al prossimo autunno.

@DadoCardone

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Gnassi Croatti: sarà amore o idiosincrasia?

Come noto ogni super eroe ha bisogno di una nemesi, se no… contro chi li sfoga i super poteri? Allo stesso modo ogni Sindaco, che per due mandati ha potuto fare tutto quello che voleva, ha bisogno di un nemico politico, altrimenti a chi da la colpa di quello che non riesce a fare?

Su questo si basa la nuova “fiction” riminese, l’ultima novità in fatto di intrattenimento politico. I protagonisti sono Andrea Gnassi e Marco Croatti. Uno è un uomo volenteroso che cerca di superare i propri limiti nel marasma della burocrazia. L’altro, Gnassi, è un grillino della peggiore specie, come comunemente inteso dal Partito Democratico.

Per il Sindaco di Rimini è vero tutto e il contrario di tutto, quando gli serve e, ultimamente, soprattutto quando si parla di Croatti. Il blocco dei finanziamenti per Rimini Nord? E’ colpa di Croatti che si disinteressa e pensa solo alla poltrona. Lo sblocco dei finanziamenti per la rotonda sulla statale? Che Croatti non provi a dire che il suo interesse sia valso qualcosa.

Ma allora Sindaco, l’interessamento di Croatti pesa o non pesa? Bisogna che perlomeno Lei si metta d’accordo con se stesso, senza accampare motivazioni stile: “la rete non dimentica.”, come nell’ultima dichiarazione in cui sostiene che il M5S si sia opposto alle rotonde della Statale. Una solenne minchiata. Lo dico con cognizione di causa, visto che del Movimento (quello vero) ho fatto parte per diversi anni. L’unico appoggio, che non fosse speculazione accademica, era al comitato contro la “terza corsia”. Va da se che non riuscendo ad evitarla le opere complementari all’autostrada sono sempre state ritenute indispensabili.

La verità, come al solito, sta nel mezzo. L’interessamento di Croatti è uno degli elementi necessari, ma potrebbe essere molto più performante se non avesse a casa un Sindaco, nonché Presidente della Provincia, in assetto da guerra contro tutto quello che può appannare la sua azione. E poi… diciamoci la verità. L’accusa a Croatti di “mettere il cappello sul lavoro degli altri” non è altro che una proiezione, un vero e proprio tranfert psicologico del proprio comportamento ad altri. ‘Na coda de paglia insomma.

Intanto gli esperti di Fisica Quantistica hanno elaborato la figura del Croatti Schrödinger. Marco è contemporaneamente capace ed incapace di favorire finanziamenti al territorio… finché non apri il Carlino e non leggi cosa ha detto il Sindaco non lo sai. 

@DadoCarone

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Il calo del turismo? E’ colpa della Sensoli.

Vi sarà capitato almeno una volta nella vita, non sono casi infrequenti. Siete in un posto piccolo, dove c’è molta gente, tipo la sala d’aspetto di un ambulatorio. All’improvviso sentite un fetore che si diffonde da un punto indefinito e avete l’immediata consapevolezza che si tratta un peto. Per la precisione una “loffia”, quel particolare tipo di scorreggia che, per il fatto di averne impedito lo sfogo rumoroso, si manifesta con lo sfiato ad alta pressione di gas pestilenziale.

Tutti cominciano istantaneamente a scrutarsi in uno “Stallo alla Messicana”, tipico delle scene di tensione firmate da Quentin Tarantino. C’è un modo per capire chi è il colpevole? Ebbene sì. Di solito il criminale che ha mollato li, con indifferenza, una dose da guerra di gas nervino è anche quello che s’indigna di più. Lo fa istintivamente per dissimulare, ma la regola è sempre quella: la prima gallina che canta ha fatto l’uovo.

Cosa c’entra la metafora del peto con Raffaella Sensoli e il turismo riminese? Per capirne il senso bisogna mettere insieme alcune semplici constatazioni. Il turismo riminese è in calo, di nuovo. Dopo la scorsa fortunata stagione, i limiti del nostro particolare tipo di turismo sono nuovamente venuti a galla. I rappresentanti delle categorie e quelli istituzionali debbono in qualche modo una spiegazione ai loro iscritti e al loro elettorato, o perlomeno un’analisi di buon senso,  che permetta una reazione organica.

Non è questo il caso, perché a Rimini “va tutto bene” e guai a dire il contrario perché si fa danno. L’aeroporto? Ci stiamo arrivando, mancano solo una ventina di milioni di euro d’investimenti. La delinquenza? E’ un’aberrazione statistica dovuta all’aumento della popolazione estiva. Lo spaccio di droga? Come dalle altre parti. La gente presa in carico dal pronto soccorso a causa dell’etilismo? Nella norma. La situazione vetusta delle periferie del Turismo (Rimini nord e sud)? E’ colpa del Movimento che non ci fa arrivare i soldi. Il calo dei pernottamenti? Che ci possiamo fare noi se a Sharm el Sheikh non fanno attentati?

Di recente un’interrogazione del Consigliere Regionale Raffaella Sensoli ha sottolineato il fatto che, se le cose non vanno proprio per il verso giusto, in parte potrebbe essere per la carenza di certe “cure”. Non l’avesse mai fatto. Per risponderle sono stati costretti a far pubblicare persino l’interrogazione, che in verità era passata sotto silenzio, dandole l’evidenza che tutti si lamentano che non dovrebbe avere. Riprendendo la metafora della sala d’attesa Raffaella si è stropicciata un po’ il naso chiedendo sottovoce se per caso qualcuno l’avesse mollata. La risposta? Uno strepitio che ha messo in evidenza la cosa anche a chi non ci aveva fatto caso.

Una scorreggia?! Ma come si permette lei con queste fantasticherie! Qui siamo tutta gente che digerisce senza flatulenze. Lo sa lei che lustro portano i nostri deretani a questa sala d’attesa? E così, a forza di urlare, si è venuti a sapere del peto anche in strada.

Perché tutta questa caciara? Corsini, Rinaldis, Indino, con i loro toni pare vogliano coprire l’incapacità strutturale di metabolizzare un cambiamento partito da molto lontano. Parlano d’indotto, investimenti, eccellenze, miglioramenti, ma la domanda vera è: la proposta turistica è ancora in grado di intercettare il mercato di riferimento? Sensoli parla di sicurezza e, leggendo la cronaca di quest’estate, non sembra si sia inventata nulla (come sostiene Corsini), ma è sicuramente possibile allargare la riflessione alle altre criticità.

Per dirla papale papale: che c’azzeccano i milioni di euro investiti nel comparto cultura (ponte, castello, fulgor, teatro) se poi il peso che fa recedere una stagione è il mancato arrivo dei “torpedoni” polacchi? Perché gli investimenti per i maggiori eventi sono concentrati in date in cui la gente ci sarebbe comunque? Perché l’impegno del “pubblico” è sempre concentrato in determinate zone e non si occupa di diffondere le iniziative nei dieci kilometri in cui i turisti soggiornano?

Per concludere. Quando anche quest’anno leggeremo i risultati dell’idea che le istituzioni riminesi e regionali hanno del turismo, non facciamo poi che la colpa è della Sensoli che si è lamentata in un’interrogazione . Sono altri che han regalato alla polemica una quota del tutto diversa e pare proprio l’abbiano fatto per dissimulare una “loffia”.

P.S.

Chi scrive non vuol certo spiegare qualcosa ai maghi del turismo, quelli che sono riusciti a spendere centomila euro per Albano Carrisi. Non mi permetterei mai.  Quando però sento parlare d’indotto mi suona un campanello d’allarme. Sarà perché l’ultima volta che ho sentito magnificare questa giustificazione è fallito malamente un aeroporto?

@DadoCardone

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Le rapine di Gnassi.

Non vorrei essere frainteso, perché l’argomento è delicato e riguarda le legittime aspirazioni di Rimini Nord ad avere un lungomare riqualificato. La premessa d’obbligo è, dunque, che le promesse fatte ai cittadini della zona dovrebbero trovar modo di essere realizzate.

Il problema per Rimini Nord, come lo è per Rimini Sud, che di quelle promesse non ha sentito nemmeno l’odore, non è però che il nuovo Governo abbia o meno tagliato qualcosa. La questione è che in anni di Centro Sinistra, benedetto dalla continuità, le periferie di Rimini sono state oggetto tutt’al più di “mance elettorali”.

A Rimini ne sono stati spesi di Big Money. Basti pensare all’inutile TRC, se parliamo d’infrastrutture, o ai soldi pubblici buttati nel pozzo senza fondo di Aeradria, o ancora ai passa cento milioni investiti nel comparto “ cultura”, tra teatri economicamente insostenibili, piazze Ikea sotto il castello e passerelle quasi ciclabili che vandalizzano l’invaso del ponte di Tiberio. Questa ovviamente è una sintesi riduttiva, le spese sono state tante e tali che Rimini dovrebbe essere completamente un’altra città.

Il punto è che nella programmazione degli investimenti le periferie non sono mai state considerate. L’anno scorso, in scadenza di mandato, il magnanimo Gentiloni si è fatto un bel tour a firmar patti, chiedendo in garanzia semplici dichiarazioni di intenti a Sindaci che, come Andrea Gnassi, hanno costruito la loro leggenda sui rendering.

Ora. Ai firmatari di quei patti non serviva la sfera di cristallo per prevedere quello che sarebbe successo, se la loro parte politica non avesse prevalso nelle imminenti elezioni. E’ per questo che, secondo me, ci vorrebbe una legge che impedisse mance elettorali, perlomeno al di fuori di una programmazione economica sicuramente sostenibile. Gentiloni, secondo il nuovo Governo, non aveva spazio per fare quel tipo di promesse, perché non completamente finanziabili e perché incuranti delle prerogative Regionali.  Da qui la decisione di rivedere i progetti.

Giusto? Sbagliato? Ognuno degli interessati, per parte politica o perché destinatario di quei progetti, si sarà fatto legittimamente la sua opinione e la difenderà nel modo che ritiene più consono. Poi però… c’è Gnassi, che se fosse nato in Campania sarebbe il legittimo successore di Mario Merola.

Il Primo Cittadino, a mezzi d’informazione locali riuniti, l’8 agosto, urla alla “Rapina”, espone immaginette della Santissima Madonna del rendering e afferma di essere già “al progetto esecutivo”. Peccato che l’esecutivo arrivi solo dopo il definitivo e il definitivo è stato approvato la stessa sera dell’8 con una riunione di Giunta straordinaria. Sto giro la manovra di mettere tutti davanti al fatto compiuto ha il fiato grosso.

Pare evidente, almeno a chi scrive, che lo spettacolo, compresa la ventilata minaccia di non versare l’IMU allo Stato, sia recitata a favore d’opinione pubblica, più che per una speranza frustrata. Esacerbare la discussione chiamando alla rapina, approvare progetti a parole, prima che con gli atti, e minacciare rivolte fiscali, non sembrano proprio caratteristiche di chi ha una ragione legale da sostenere. A dirla tutta, sembra più che altro l’imbastimento di un bel ruolo da vittima.

P.S.

A Pulcinella lo vedono solo quando va in carrozza. [Proverbio Napoletano]

@DadoCardone

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Rimini Summer Pride 2018 – Intervista a Marco Tonti

Rimini: Anche quest’anno il Summer Pride si è svolto tre polemiche e molta partecipazione. Citizen Rimini intervista per un bilancio Marco Tonti, Organizzatore dell’evento e Presidente dell’ArciGay Alan Turing di Rimini. Perché nel 2018 ha senso organizzare i Pride LGBT? Sentiamolo dalla sua voce.

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Niente Paura [di Marco Tonti]

È passato qualche giorno dal Rimini Summer Pride di sabato scorso. Sono successe tante cose, non tutte belle ma quelle belle sono state travolgenti.
Le decine di migliaia di persone che hanno partecipato con entusiasmo e divertimento sono tutte nel mio cuore.
Ma per me la foto simbolo è questa (non conosco l’autore, sarò felice di riconoscergli i credits se mi contatta). Tre ragazze giovanissime che sorridono, con gli occhi brillanti di gioia. E mi piace non solo per la bellezza della gioventù, per la geniale declinazione rainbow di “Romagna e sangiovese” o per la serenità che traspare dal loro volto.
Mi piace perché non hanno paura e lo si capisce benissimo. Non hanno paura del mondo grazie a quelli che hanno fatto battaglie ben più ardue di quelle di oggi, non hanno paura di partecipare a una manifestazione di gente colorata, non hanno paura di uomini travestiti da donna o viceversa, non hanno paura di piume e paillettes, non hanno paura dei sempre paventati “cuIi di fuori”, non hanno paura di vedere la gente in costume a 4 metri dalla spiaggia… Non hanno paura di Forza nuova, non hanno paura di Erbetta, non hanno paura degli avvocati che sentenziano sui social, non hanno paura dell’hate-speech. Affrontano a testa alta ciò che sono e ciò che il mondo gli riserva. Non hanno paura di incontrare persone immigrate o richiedenti asilo. Non hanno paura che i loro genitori e amici le vedano a un Pride.
Non hanno paura. Capito? Non riuscirete a farci paura, non riuscirete a toglierci il sorriso. Non riuscirete a toglierci la felicità. È per questo che ci disprezzate tanto: perché la vostra retorica da quattro soldi su di noi non attacca; amiamo troppo la libertà per farci fregare da uno spauracchio agitato ad arte. Lo dissimulate come disprezzo per i pride ma la vostra è paura, paura vera di vedere decine di migliaia di persone libere. Il vostro è terrore di vedere una cultura che ci vaccina dal vostro odio. I Pride dovrebbero riguardare tutti: sono il miglior antidoto contro il fascismo e l’autoritarismo. È per questo che ci temete.
E fate bene a temerci perché grazie a questa straordinaria esigenza di felicità noi continueremo a cambiare il mondo finché diventerà un posto accogliente per tutti.
Non ci fate paura, non più. Mai più.

Marco Tonti

Presidente ArciGay Alan Turing Rimini

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L’Erbetta Pride Pensiero

Rimini in questi giorni era in subbuglio per l’avvento del Summer Pride, il Pride LGBT più allegro d’Italia. Va da sé che i sommovimenti provocati sono stati di varia natura e non tutti proprio lusinghieri per la nostra tormentata società. In fondo, però, è giusto così. Se c’è una cosa a cui il Pride è sicuramente utile è l’individuazione di certe mentalità, quelle ancora impaurite dalla sessualità altrui.

Rimini Summer Pride, anche quest’anno, è riuscito molto bene ad enucleare la questione. Forza Nuova e il Comitato Beata Scopelli, quelli delle medioevali processioni riparatorie, guidano un’avanguardia di intolleranti che mugugnano tra i post social. A loro la politica dell’involuzione fornisce istanze che vorrebbero assomigliare al buon senso, ma che, ripetute come un mantra in ogni occasione, non fanno altro che acuire la loro inadeguatezza.

Tra i vari slogan ripetuti ossessivamente possiamo annoverare:

  • Se i partecipanti del Pride lottano per i loro diritti perché li sminuiscono esibendo la volgarità dei loro corpi nudi e ostentando la loro sessualità.
  • Nessuna norma li discrimina e la legge permette loro di sposarsi, a che servono i Pride?
  • Io non ho nulla contro gli omosessuali, tra le mura di casa loro possono fare quello che gli pare, ma non davanti ai bambini.

Sono pensieri che riconoscete, no? Queste forme di omofobia travestita da luogo comune vanno per la maggiore soprattutto in questi giorni, ne siamo bombardati. Il Pride è una cartina tornasole che  fa vedere esattamente a che punto sia culturalmente la nostra comunità rispetto all’accettazione di tutte le sue componenti.

Per rispondere a queste obbiezioni d’intolleranza quest’anno abbiamo scelto il comunicato stampa di Mario Erbetta, lo Statista della Siepe, che, stanato dal Pride, ripete pedissequamente i mantra assegnati. Tra l’altro lo fa pensando che siano sue riflessioni originali. Mettiamole in fila (omettendo tutto quello che è riuscito a trovare su Wikipedia).

[] sfugge infatti il nesso – sempre che un nesso vi sia – fra l’esibizione, anzi l’ostentazione della propria sessualità con corpi nudi o succinti e muscoli oliati messi in bella mostra e la richiesta di non essere trattati come “diversi”.

Se lei Erbetta fosse meno assiepato (si può dire assiepato parlando di Erbetta?) su Facebook , saprebbe che il Pride di Rimini è frequentato da migliaia di persone in bermuda e maglietta.“I muscoli oliati e messi in bella mostra”, che paiono turbarla tanto, appartengono tutt’al più a qualche performer, ma è come lamentarsi che al Carnevale di Rio si vedono dei culi. Anche se fosse poi che qualche impudica farfalla voglia correre in tanga tra la folla, avrebbe avuto la saggia idea di farlo in una festa dedicata alla libertà e non in un canale Mediaset all’ora di cena come succede ogni giorno. Ci vada al Pride, nessuno la noterà mentre s’incanta sui muscoli ben oliati.

[…]Una seconda ragione di perplessità deriva dall’opportunità stessa di un “Gay Pride”: a che serve? Forse a chiedere che la cattolica Italia sia meno “omofoba” e più tollerante? Fortunatamente il nostro Paese, su questo versante, è già all’avanguardia. […]Di recente anche la legge Cirinna’ ha riconosciuto le famiglie di fatto.[…] Tornando dunque al “Summer Pride” di sabato, rimane da capire la ragione di una simile manifestazione. Se serve a chiedere più tolleranza, come abbiamo visto, sfonda una porta aperta. Lo stesso se serve a chiedere diritti per gli omosessuali conviventi, giacché questi diritti sono già presenti nel nostro ordinamento.

Insomma siamo a posto no? I Gay hanno i loro diritti, non è che ne possono chiedere di più. Forse il caro Mario dovrebbe soffermarsi un attimo nel chiedersi da dove arrivino i diritti di cui gli omosessuali “godono”, se non dall’attivismo e dalle manifestazioni degli ultimi 50 anni. Il Decreto Cirinnà poi è dell’anno scorso, non dell’alba del diritto gay ed ha avuto un iter difficilissimo, date le resistenze che ancora frenano la politica. Ridicola poi la pretesa che un ordinamento giuridico possa fermare intolleranza e omofobia, abiezioni che riguardano la cultura di un Paese, non la possibilità di ricorrere o meno ad un articolo di legge.

A che servono Pride, Erbetta? Servono semplicemente a rivendicare l’orgoglio di essere se stessi, anche se questo viola la “norma” eterosessuale. Intolleranza e Omofobia si nutrono di negazione, che proprio i Pride spazzano via. L’omosessualità, fa strano doverlo ripetere continuamente nel 2018, non è una malattia, non è una perversione, una scelta di dissolutezza, né un peccato da redimere con apposita processione riparatoria.

Un’ultima cosa. Non stiamo qui a riportare le frasi esatte perché il comunicato è piuttosto stucchevole, ma in più occasioni il quasi tollerante Erbetta definisce il Pride come “notoriamente” ospite di volgarità. L’etimologia di questo sostantivo ci spiega che si riferisce a cose riconducibili al Volgo, popolane, offensive per il gusto e la decenza, mancanti di cultura ed educazione.  A chi scrive pare che dei ragazzi che ballano in costume su un lungomare siano molto meno volgari di Consiglieri Comunali che si fanno tagliare la siepe da una partecipata pubblica. My two cents.

P.S.

“La volgarità è il momento di pieno rigoglio del conformismo.”  [Pier Paolo Pasolini]

@DadoCardone

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Sabato 28 Luglio? Tutti al Rimini Summer Pride.

Rimini Summer Pride – edizione 2017

Se siete nei pressi di Rimini, se siete incerti su quando venire a Rimini, o se semplicemente abitate a Rimini, sappiate che Sabato 28 luglio si terrà il Summer Pride: la festa più bella della città di Malatesta (a cui Sigismondo avrebbe sicuramente partecipato).

Nell’epoca delle stantie Notti Rosa e delle Paesani Street Parade, festicciole per autoctoni, si staglia un evento che, una volta all’anno, fa di Rimini veramente la Capitale del Turismo e della Libertà. Non la libertà di drogarsi e ubriacarsi, quello è solo autolesionismo per adolescenti confusi e adulti irrisolti. La Libertà di affermare che nel 2018 siamo liberi di amare chi vogliamo e di sentirci come siamo.

Vi pare niente? Non sembra poco alle migliaia di persone che, come l’anno scorso, sfileranno in parata o seguiranno gioiosamente i carri, allegoria di libertà, per il lungomare di Rimini. Ci saranno partecipanti di ogni orientamento sessuale, comprese famiglie etero con tanto di passeggini e infanti, perché il messaggio è chiaro: non è il sesso che si pratica a definire la nostra identità, ma i sentimenti che ci muovono.

Rimini si merita questa boccata d’aria fresca. Quello che non si merita sono le ronde nazifasciste e le processioni paleo cattoliche di riparazione contro il Gay Pride, ne avessimo mai vista fare una pubblica  contro i pedofili che si annidano dentro Santa Madre Chiesa. Tra parentesi, se Cristo fosse in vita oggi, non parteciperebbe alla triste processione, ma terrebbe lo striscione che precede il Pride LGBT.  .

In testa al corteo, però, ci dobbiamo accontentare di Marco Tonti, che ha barba e capelli lunghi, riesce nel miracolo di moltiplicare i partecipanti, ma speriamo vivamente si risparmi la crocifissione. Spettacolo truce, che non ci libererebbe dal peccato originale dell’intolleranza… molto meglio una festa. Sono blasfemo? Un po’, sì.  Chi ha la competenza si senta libero di scomunicarmi.

Partecipate numerosi. Perché è una festa allegra. Perché aiuta il turismo riminese (nonostante non vi siano dichiarazioni di Indino a testate riunite in tal senso). Perché è un segnale forte contro le discriminazioni, non solo omofobe, ignobile vizio di cui le persone civili non sentono il bisogno.

Di seguito il video e intervista sul Rimini Pride del 2017.

P.S.

Per i soliti idioti che, puntuali come una tassa, tireranno fuori la foto dei due baffoni con le chiappe al vento per dimostrare che i Pride sono osceni: Dopo più di un ventennio di Berlusconi non sono certo delle natiche ad impressionarci, riponete tranquillamente quell’immagine nella vostra collezione privata e cominciate a chiedervi perché non possiate fare a meno di esibirla non appena se ne presenta l’occasione.

 

@DadoCardone

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La morte cerebrale dell’Erbetta Pensiero.

Alla fine è successo. L’hashtag  #Erbettapensiero ha tirato una linea dritta e il suo proprietario lascerà la valle di lacrime della Maggioranza Gnassiana per finire nell’Aldilà, ossia tra i banchetti della destra. Fra truci leghisti, saluti romani e prima gli italiani, finalmente il consigliere di Patto Civico potrà ricongiungersi alla sua sede naturale, tra i banchi dell’opposizione.

A farlo capitolare non è stato, come sarebbe stato logico aspettarsi, l’illegittimo taglio della siepe tramite partecipata pubblica, di cui è stato recentemente accusato. No. Galeotta fu la critica alla Molo Street Parade, perché la Destra Mimetizzata da Sinistra, creatura di Pizzolante, può ammettere tutto tranne che a Rimini turisticamente ci sia qualcosa che non vada. A Rimini non c’è Malavita Organizzata, non c’è lavoro nero e gli scarichi a mare buttano solo acqua di fonte, l’imprenditoria lo pretende.

La dipartita non è però inaspettata. Dopo la fallita sortita in Parlamento (voi scherzate, ma lui ci credeva) e il fattaccio della siepe, Mario Erbetta aveva cominciato a rispondere male, sulle pagine di Gaiofanando, a chi gli chiedeva conto della falciatura del parchetto… suo cavallo di battaglia. In breve è passato dal taglio dell’erba al taglio della corda, diretto (chissà perché!?) verso gli elettrodotti, argomento con lo stesso appeal della cardatura del ratto muschiato. Sempre più ombroso e distaccato aveva evidentemente già deciso di farla finita.

Vorremmo dire che ci mancherà, ma abbiamo come l’impressione che queste braccia rubate alla destra (e alla potatura delle siepi) si faranno sentire ancora. Per adesso, dal prossimo Consiglio Comunale, lo immaginiamo lì… ad insegnare gli Hashtag ai Leghisti.

 

@DadoCarodone

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Lavori utili per i detenuti? Provaci ancora Lisi.

Del carcere si sente parlare sempre molto poco. Ci accorgiamo che esiste solo quando diviene sovraffollato, o quando qualcuno tenta di togliersi la vita perché non sopporta le condizioni di permanenza.

Eppure ci fu un tempo, quando il garante dei detenuti era l’avvocato Davide Grassi, in cui molte questioni riuscirono ad arrivare all’attenzione del pubblico. Tanto è vero che i Parlamentari Sarti e Arlotti si sfidavano a colpi d’interrogazione per risolvere i malanni della Casa Circondariale di Rimini.

Il resto della breve storia infelice del garante Grassi, costretto a dimettersi perché privo di strumenti basilari, quali persino una semplice mail, resta all’onore delle cronache a causa di una brutta e imprudente accusa che il Vicesindaco Gloria Lisi aveva presto dovuto rimangiarsi data l’inconsistenza.

Oggi il Vicesindaco Lisi, sempre a proposito di Casa Circondariale, è ancora in cronaca locale per un accordo secondo il quale 5 detenuti saranno individuati e usati per lavori socialmente utili. Rimozione dei graffiti, cura del verde pubblico… insomma, le solite cose.

Perché scrivo che si tratta delle solite cose? In realtà dovrei scrivere che si tratta del solito accordo. Infatti, questa nuova iniziativa, annunciata come fosse rivoluzionaria, è del tutto uguale ad un accordo del 2014 che prospettava le medesime intenzioni, ma che poi non si sa che fine abbia fatto.  Al 2015 si annunciavano come individuati e già attrezzati 3 detenuti. Forse, quella volta sono stati in effetti individuati, ma poi si saranno rifiutati di mettere una pettorina Ci.Vi.Vo per fare un Selfie con il Vicesindaco. Già il carcere è una dura esperienza…

La perplessità di chi vi scrive, in questi casi, risiede sempre nell’impossibilità di stabilire a chi giovano certe iniziative.  Sarebbe bello pensare a strumenti innovativi di effettivo recupero, ma poi si perde sempre tutto nello storytelling di Giunte affamate di visibilità.

In realtà, presso la Casa Circondariale di Rimini, esiste già una sezione sperimentale di minima sorveglianza. E’ la Sezione Andromeda, dove detenuti con un particolare profilo manifestano volontà di recupero, si adeguano ad un ruolo attivo nella vita dell’Istituto e per i quali è prevista anche un’attività lavorativa. Perché non partire da lì, sviluppando un percorso già iniziato?

Il motivo, mi rispondo da solo, è un’irrimediabile storica carenza in numero del personale penitenziario e non leggo da nessuna parte che, per questo nuovo accordo, sia previsto personale in più. Quindi… che tipo di detenuto ha il profilo adeguato per andarsene in giro da solo? Perché diversamente si sottrarrebbe personale ad un’istituto già fortemente provato.

Staremo a vedere. Bisogna sottolineare che è un peccato, perché è vero, come in parte dichiara la stessa Lisi nel nuovo comunicato, che la pena detentiva ha una recidiva altissima e, per determinate situazioni, sarebbe più congruo e socialmente sostenibile creare istituti di reinserimento, più che di penitenza. Stiamo parlando però di un cambio di sistema, che non si realizza certo in queste operazioni d’immagine dal futuro quanto mai incerto.

P.S.

Ma alla fine i Casetti l’hanno avuto un Direttore a tempo pieno?

 

@DadoCardone

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Caso Mura Malatestiane – Il Comune smentisce se stesso.

Non fosse che ormai conosciamo bene il rapporto “creativo” che l’Amministrazione Riminese ha con le norme, ci sarebbe da trasalire. Il caso è quello ormai famosissimo delle Mura Malatestiane. Lo conoscete, no? Per far finta di lavorare all’ennesima mancata promessa elettorale, quella della pedonalizzazione del Ponte di Tiberio, Andrea Gnassi e corte hanno sfondato le Mura Malatestiane per aggrapparci un’indegna passerella.

A contrasto dell’azione, ricorderete, è nato il Comitato in Difesa del Ponte di Tiberio, che ha presentato un esposto in Procura, non per contestare la bruttezza della passerella, ma per chiedere precise verifiche riguardo ai lavori. La passerella, infatti, oltre ad assomigliare ad un complemento di una nave da crociera, ferisce irrimediabilmente le Mura Malatestiane e pare violi precise norme che riguardano il bacino idrico del Porto Canale.

Per Gnassi & Di Napoli, il soprintendente con la pagina Facebook ridotta peggio di quella di un leghista veneto, è tutto a posto. Le Mura non sono Malatestiane da tempo e per il resto ci sono tutti i permessi del caso.

Succede però che, in un documento datato aprile 2018, l’Ufficio Controlli Edilizi dello stesso Comune smentisca questa versione. Il documento protocollato  è la risposta ad un ricorso contro l’annullamento di un condono edilizio il via Marecchia, la via che affaccia sul porto canale dal lato Borgo San Giuliano.  Ecco il passaggio incriminato:

[…] si comunica che in ragione dei preminenti interessi di tutela idraulica del “Fiume Marecchia” nel tratto Porto Canale, le cui sponde sono sottoposte al vincolo di in edificabilità previsto dall’art. 96 lett. F) del Regio Decreto 25/07/1904 , n. 153, sussistono i presupposti di opportunità per la costituzione in giudizio per la difesa del provvedimento impugnato.

Si precisa, a tal proposito, che con successivo parere PG 2013 0110854 del 07/05/2013, il Servizio Tecnico di Bacino Romagna Sede Rimini, ha trasmesso la determinazione dirigenziale n. 3830 del  15/04/2013, con cui è stato rilasciato parere idraulico contrario relativamente al manufatto di m 4,46×2,55 e di altezza circa m 2,40 poiché “realizzato in adiacenza al muro di mattoni costituente infrastruttura idraulica per il contenimento delle piene dell’alveo storico del Fiume Marecchia.”

In effetti, la suddetta infrastruttura idraulica è costituita dalle “Mura Malatestiane”, che sono soggette alle disposizioni di tutela previste dalla  Parte Seconda del Codice dei beni culturali e del paesaggio, fino a quando non sia stata verificata la sussistenza d’interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico […] trattandosi di “Beni Culturali” ai sensi del art. 10 comma 1 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, poiché di proprietà dell’Ente Pubblico Territoriale “Provincia di Rimini” ed opera di autore non più vivente la cui esecuzione risale ad oltre settanta anni.

Capito, no? Per l’ufficio Controlli Edilizi del Comune di Rimini, riguardo le rive del Porto Canale, sono validi sia i vincoli di tutela idraulica che quelli imposti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio. Come può essere che tali vincoli siano validi per un muretto, quattro metri per due, e non per l’opera che l’Augusto Gnassi ha voluto imporre alla città di Rimini? Forse che i vincoli sopra espressi prevedano eccezioni per i sindaci trendy? Se queste deroghe non sono previste si prefigura una strana situazione perché, per la stessa norma, la passerella e il muretto sono entrambe abusive o ambedue regolari.

Lungi dal pretendere che la legge sia uguale per tutti, non vorremmo mai infrangere i privilegi di qualcuno, inviteremmo però all’esercizio della coerenza (questa sconosciuta.).  Fatelo almeno per il magistrato che ha ricevuto l’esposto, potrebbe confondersi.

 

@DadoCardone

                                                                      

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E’ colpa del giardiniere – Erbetta trova il capro espiratorio.

.Ricordate il caso del Consigliere Comunale residente a Gaiofana che si sarebbe fatto tagliare la siepe da Anthea? Nulla di fatto. Per meglio dire: una risultanza dalle interrogazioni in Consiglio e dall’indagine Anthea c’è stata, ma è il classico capro espiatorio.

Un breve riepilogo. Martedì 26 marzo mezzi e personale Anthea hanno fatto prima una ricognizione e poi potato la siepe di Mario Erbetta, consigliere di Patto Civico in forza alla maggioranza del Sindaco Andrea Gnassi. Mercoledì 27, personale sempre Anthea, ha recuperato gli sfalci completando il lavoro. Di quanto affermato esistono testimonianze dirette.

Il caso, grazie a vicini indignati e a Citizen Rimini, esplode e il consigliere si difende, sulle pagine del Resto del Carlino, affermando di aver chiamato Hera per raccogliere gli sfalci, ma nessuno ha risposto e allora si è servito da Anthea, facendosi fatturare quanto dovuto. Dato per credibile che ognuno di noi, nel caso di mancata risposta di Hera, possa chiamare Anthea, nella difesa viene totalmente evitata la menzione del fatto più grave, ossia la potatura della siepe.

Nel primo Consiglio Comunale utile Zoccarato chiede conto alla Giunta del comportamento di Erbetta e l’Assessore all’Ambiente Anna Montini risponde che il Comune è consapevole del caso e aspetta le risultanze dell’indagine interna di Anthea.

Ebbene, la risposta è arrivata ed è questa:

Dalle verifiche effettuate da Anthea, si è appurato che, al di là del pagamento del servizio da parte del Signor Mario Erbetta, un dipendente ha effettuato il citato intervento su suolo pubblico, senza attivare le usuali procedure e senza darne informazione ai suoi diretti superiori. Ne è scaturito un provvedimento disciplinare nei confronti del dipendente stesso da parte di Anthea.

Tutto a posto? No, proprio no. L’intervento su suolo pubblico, la raccolta degli sfalci, è la diretta conseguenza di un intervento su suolo privato, la potatura della siepe. C’è da fare una sola domanda, una facile facile: Il Consigliere Comunale Mario Erbetta, pubblico ufficiale, si è fatto tagliare la siepe di casa da un’azienda partecipata che, per suo oggetto sociale, ha solo il verde pubblico?

La risposta dell’Assessorato, per quanto corta, crea più interrogativi di quanti ne risolva e chiarisce solo un punto: la colpa di tutto è stata addossata ad un dipendente, che non poteva certo fare tutto da solo, compresa la fatturazione. Libera altresì Consigliere e Maggioranza da un imbarazzo totale (o almeno l’intenzione pare essere questa).

L’opinione di chi vi scrive è che tutto ciò sia una vergogna. Non so se esistano gli estremi di un reato, ma la politica in questa occasione ha due obblighi fondamentali dettati dall’opportunità politica. Il primo è quello di accertare i fatti nella loro interezza, il secondo, conseguente, è quello di valutare l’adeguatezza di una risposta come quella qui riportata. Questa mezza ammissione con tanto di Capro espiratorio pert a manger da l’idea di qualcosa di surrettizio, suggerimento che un’Amministrazione Pubblica non dovrebbe concedere ai suoi detrattori.

Infine un appello al Partito Democratico. La recente dura sconfitta elettorale è stata attribuita, dallo stesso PD, ad una non meglio specificata “lontananza dalla gente”. Di mea culpa recitati ne abbiamo sentiti tanti, sarebbe ora il caso di dare dimostrazioni pratiche. Magari, per il caso in questione, sarebbe opportuno chiedere un approfondimento delle indagini fatte da Anthea e domandare perché non si menzioni la siepe tagliata su suolo privato. Ottenute le risposte, che spettano ai Consiglieri Comunali come depositari di fiducia pubblica, sarebbe forse opportuno di dissociarsi e chiedete le dimissioni del collega di Maggioranza. L’ignavia quando si rappresenta la Res Publica non è concessa.

P.S.

Capisco che ai giorni nostri di verità fatali non ne esistano più, ma anche la costruzione di realtà di comodo ha un confine e si chiama decenza.

 

@DadoCardone

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L’invasione Britannica e la tolleranza di Indino

Ogni volta che leggo una dichiarazione di Giovanni Indino, Presidente della Confcommercio, mi chiedo sinceramente che fine farà l’imprenditoria riminese avendo cotanti pensatori fra le sue fila. Lui è sostenitore del pensiero “pensa positivo, che se no se ne accorgono”. Certo non è il solo, ma, avendo una delle massime cariche di rappresentanza diretta delle imprese, c’è da preoccuparsi.

Ricordate qualche sua uscita, no? Le invettive contro la Parlamentare Giulia Sarti, perché aveva osato mettere in evidenza il degrado riminese. Oppure la critica sprezzante contro i comitati per la Spiaggia Libera, accusati di aver inibito, con un solo comunicato (!), l’imprenditoria da spiaggia (che poi era il solito Consorzio del Porto) dal regalare un’ineguagliabile esperienza d’occupazione del Demanio.

Oggi si fa risentire e, ancora una volta, non è in grado di capire che le “critiche” qualche volta esprimono astio, ma in molte situazioni sono la rappresentazione in linea retta di un disagio. Il caso è quello degli studenti inglesi che, sotto Pasqua, fanno lo Spring Break qui a Rimini. Sono migliaia e quest’anno si sono fatti notare, più del solito, per un buontempone impegnato in una mezza maratona per le strade di Rimini, con il bigolo al vento.

Secondo Indino non ci si deve formalizzare per una cosa del genere, Rimini deve essere tollerante e accogliente, perché questa manna dal cielo non bisogna perderla. A questo punto devo smettere i panni di DadoCardone e indossare quelli di Davide Cardone, il tale che si fa la stagione come portiere notturno in un Hotel che ospita esclusivamente ragazzi, tra cui i famigerati inglesi.

Fino al fatto che non ci si debba scandalizzare per il maratoneta nudo, non ho nulla da obbiettare. Personalmente ho dato il bentornato a diversi di questi campioni. Chi coperto solo da un marsupio, chi da un cartone della birra raccattato per la strada, chi sinceramente imbarazzato perché i vestiti glieli hanno rubati e chi perché non li sopporta addosso a causa di illegittime interazioni chimiche. Devo dire che se il problema fosse solo questo il mio lavoro sarebbe molto più facile di quello che è in realtà.

La vera questione però è che di tolleranza, caro Indino, ne applicano tutti già tantissima. Sono costretti a farlo, non per tradizione turistica, ma perché la stagione è piena di buchi e se vuoi campare ti devi riempire il piano camere con gruppi che pagano poco, ma necessitano di una quantità esponenziale d’impegno.

Il maratoneta nudo è solo un accadimento che la cronaca ha notato, ma per avere il vero quadro della situazione bisognerebbe parlare con il Pronto Soccorso, le Forze dell’Ordine o con le coraggiose che puliscono le loro camere di questa “benedizione turistica”… allora si che se ne sentirebbero delle belle. Il Presidente della Confcommercio, giacché tiene tanto alla tolleranza, potrebbe anche fare un giro con chi pulisce le strade all’alba delle simpatiche goliardate. Capirebbe che i cocci di vetro sono il minimo e vedrebbe quanto di (letteralmente) loro stessi lasciano per terra i simpatici britannici.

Penso anch’io che, in un posto dove si vende divertimento, ci sia la necessità di essere tolleranti. Dovrebbero esserlo sia i residenti che gli operatori. Penso anche, però, che esista una bella differenza tra divertirsi e farsi del male.  Su questa differenza, poiché stiamo parlando di giovani, a volte al limite della maggiore età, bisognerebbe fare un’attenta riflessione.

Di ragazzi ne vedo tanti. C’è chi si diverte, beve in maniera conviviale e arriva a guardare l’alba con il ragazzo o la ragazza conosciuto/a la sera stessa, senza far danno a se stesso o agli altri. C’è chi invece si devasta, non ricorda cosa ha fatto (e quante ne ha fatte) e si ritrova in una macchina della Polizia che l’aiuta a ritrovare l’albergo. Sono ragazzi, come lo siamo stati noi, e sappiamo bene quanto sia difficile darsi dei limiti da soli. Il problema è che chi questi limiti non li avverte minimamente trova in posti come Rimini l’epifania dello sballo. La droga, quella chimica, è molto facile da trovare. Pub e locali ti servono da bere con il secchiello e la tolleranza portata ai massimi livelli diventa ad un certo punto menefreghismo.

E’ probabile che, leggendo queste mie poche righe, qualcuno si stia chiedendo qual è il limite di quanto è permesso in nome di sua Maestà l’Indotto, pietra filosofale del pensiero riminese. Vorrei però suggerire un altro punto di vista. Che ne sarà proprio di quell’Indotto, se il turismo continuerà a subire l’attuale declassamento? Le stagioni si fanno sempre più corte e, banalmente, cominciano e finiscono con flussi turistici molto poveri di risorse. Se nel mezzo ci piazziamo anche la tolleranza a qualsiasi cosa la parabola discendente farà molta fatica ad invertire la tendenza.

Il caso degli Inglesi è erroneamente considerato fuori stagione.  Stiamo parlando di un periodo a cavallo di Pasqua e di una tradizione di pausa dagli studi non solo inglese. In ogni caso, il sistema turistico riminese ripete i suoi errori anche in piena stagione. Per fidelizzare clienti che non cercano esclusivamente sballo, prostituzione low cost e operatori che si girano dall’altra parte mentre i clienti brutalizzano se stessi, temo non basterà la buon’anima museale di Fellini.

P.S.

Il desiderio è metà della vita; l’indifferenza è già metà della morte. [Kahlil Gibran]

 

@DadoCardone e Davide Cardone

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Dodici milioni di euro per consumare anche Fellini.

Rimini è una città con due strategie, che però non sono convergenti. Una è la Rimini permissiva, quella delle feste alcoliche e degli alberghi lowcost, l’ideale per ricoprire le strade di vomito d’adolescente. L’altra è quella chiamata “del Motore culturale”. Cento milioni di euro per sfondare, asfaltare e cambiare significato al patrimonio architettonico, allo scopo di incoraggiare turismo culturale (oggetto misterioso).

Lo slogan potrebbe essere: “Rimini, giocarsi il fegato tra feste e musei”. Questo chiaramente fino a quando non faranno le feste direttamente nei musei, ma tranquilli che ci stiamo arrivando. Nel frattempo stiamo spendendo 12 milioni di euro di finanziamenti pubblici, che vorrei ricordare sono sempre soldi delle nostre tasche, in un astruso progetto di museo diffuso dedicato a Federico Fellini.

Il progetto è composto dal ripristinato Fulgor, che ospita la casa del cinema nello stesso palazzo, Piazza Malatesta trasformata in un circo fake all’aperto e Castel Sismomdo, che sarà sede dei set felliniani. Considerato che Fellini, come da sue dichiarazioni certe, non avrebbe mai voluto essere usato come una tappa turistica, appare singolare questo accanimento.

Al di là dei desideri di Fellini, che con Rimini e i riminesi pare non sia mai andato troppo d’accordo, ha senso investire sulla sua unica figura una somma che si sogna persino l’Istituto Lumière? E’ in grado “il Maestro”, da solo, di cambiare le sorti del turismo riminese?

Se guardiamo alla classifica dei cento musei più visitati al mondo, l’Italia comincia a far capolino in ventesima posizione con la Galleria degli Uffizi. Alcune posizioni più sotto seguono: il Palazzo Ducale di Venezia, la Galleria dell’Accademia di Firenze, il Castello di Miramare di Trieste, il Palazzo Reale di Milano, Palazzo Strozzi di Firenze, Il Museo Nazionale di Capodimonte, Castel Sant’Angelo di Roma, Palazzo Pitti di Firenze, il Museo Centrale del Risorgimento al Vittoriano di Roma, la Reggia di Venaria e Il Museo Nazionale Vittoriano (Altare della Patria). Appare chiaro che, per spostare centinaia di migliaia di visitatori, come nelle presunzioni dell’Augusto Gnassi, sia necessario appoggiarsi a quello che già il mondo conosce molto bene di noi, ossia il Rinascimento.  Ma dove trovare qualcosa di Rinascimentale a Rimini? (Domanda da leggersi in tono ironico/sarcastico).

Certo è che prendere un castello rinascimentale, su chi si è posata anche la mano del Brunelleschi, mettere ai suoi piedi una piazza Ikea e riempirlo di set Felliniani in pianta stabile, non sembra proprio percorrere i trend di successo dei musei più visitati al mondo. Sarebbe come prendere l’ala del Louvre progettata da Pierre Lescot e dedicarla permanentemente a François Truffaut. Di solito ai grandi maestri del Cinema (persino ad Hitchcock che i musei li usava come Set) si dedicano retrospettive, rassegne, tutt’al più mostre itineranti. Il motivo è semplice: la loro arte sono i film e i film non stanno sei musei.

L’impressione (una forte impressione) è che qualsiasi cosa decida quest’amministrazione serva più a mettere comodo l’ego di Gnassi, un uomo non certo in confidenza con la cultura, il modo in cui  spende i soldi dei contribuenti lo dimostra. A Rimini uomini di cultura cui appoggiarsi ce ne sarebbero molti, solo che quasi tutti “tengono famiglia”. Ve lo dice un ignorante.

P.S.

Non vorrei mettere il dito nella piaga, ma finora a Rimini due cose hanno portato il nome di Fellini: l’aeroporto e la fondazione. Che le loro disavventure siano un’esplicita richiesta di Federico di lasciarlo in pace? Bastava il Fulgor, dai…

 

@DadoCardone

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Il Curioso caso di Mister Erbetta.

Premessa. In questa povera Rimini si è completamente perso il senso dell’opportunità politica ed è stato bellamente sostituito dal silenzio imbarazzato.

Ricorderete gentili lettori di Citizen (tutti e due) che qualche giorno fa abbiamo tirato fuori su queste pagine il caso del Consigliere Comunale di Maggioranza Mario Erbetta che, con l’aiuto di uomini e mezzi Anthea, partecipata pubblica, ha messo a posto la sua bella siepe. (L’Erbetta del vicino? La taglia Anthea.)

Il caso, che in altri luoghi avrebbe scatenato l’ira delle opposizioni, a Rimini è rimbalzato dolcemente su tutta la politica senza lasciare segno. Non una dichiarazione della Maggioranza cui il Consigliere appartiene, non un comunicato stampa da uno dei 5 (e dico cinque) partiti che compongono l’Opposizione, non una dichiarazione del Sindaco alla cui maggioranza il partito di Pizzolante ha ben contribuito.

L’unica traccia sono tre colonne a pagina 42 del Carlino, dove si lascia al Consigliere l’agio di mischiare le carte e dove sembra che l’unica azione avvenuta sia il prelievo degli sfalci il 27 Marzo. La vera questione, invece, è che il pomeriggio del 26 marzo mezzi Anthea e personale Anthea sono stati usati per potare la siepe di Mario Erbetta. Fuori orario è consentito? Che ce lo dicano invece di parlare solo di rimozione di sfalci (comunque compito di Hera).

Che significato dobbiamo dare a questo silenzio, a questa “discrezione”? No, perché il buttarsi a terra e fingersi morti, è un atteggiamento che posso capire dagli appartenenti al partito Petaloso. Al limite anche la maggioranza che segue riverente l’Augusto Gnassi avrebbe motivo di non far casino, se non altro per non venir messa in castigo. Ma… l’Opposizione? Se non gli diamo le chiavi di una ruspa e un campo nomadi da abbattere non si alzano nemmeno dal banchetto?

C’è da rimanere allibiti da questo silenzio che ferisce la consapevolezza. Tra l’altro è un silenzio anche personale perché commenti non ne ho ricevuti neanche privatamente, forse per la paura che potessero venire usati. Non ho titolo per insegnare niente a nessuno, ma mi sembra che quest’atto, ancorché non certo criminale, tradisca un brutto aspetto della nostra società. La siepe di Erbetta è un caso politico, perché è inequivocabilmente inopportuno che un Consigliere di Maggioranza si faccia tagliare la siepe usando utilità di una partecipata pubblica, che ha come missione sociale il verde pubblico. Che nessuno dei suoi vicini di banchetto in Consiglio Comunale gli assesti una scoppola è sintomo d’ignavia e di debolezza etica. Perché non ne approfittino i dirimpettai dell’opposizione poi… sembra quasi non vogliano impedire il ritorno del figliol prodigo.

Il brutto è che se nessuna parte politica adotta il caso, nemmeno i giornali si avventurano in una lettura che superi le ovvie dichiarazioni delle parti tirate in causa.

P.S.

“I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed è una tacca più sotto di quella di un maniaco sessuale.” [Woody Allen]

 

@DadoCardone

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L’Erbetta del vicino? La taglia Anthea.

Forse non tutti sanno che Hera ha avviato una campagna di ammodernamento dei cassonetti. La rivoluzione per Gaiofana comincerà il 16 aprile. Di cosa si tratta?

Avete presente la difficoltà (dovuta in parte anche allo scarso senso civico) che molte persone provano d’innanzi al contenitore dell’indifferenziata con chiavetta? Molti, che siano troppo pigri, troppo anziani o troppo funzionalmente ignoranti, arrivati in prossimità del misterioso cassonetto lasciano tutto a terra. Si è rotta la chiavetta? Il congegno non funziona? All’indifferenziata ci deve pensare il Destino? Che sia uno o tutti i casi testé citati, per un solo sportello con chiave d’ingresso, la zona dei bidoni assomiglia spesso alla discarica di Manila.

Hera ha dunque pensato bene (geni) di risolvere il problema chiudendo tutti i cassonetti e rendendoli accessibili solo con tessera magnetica. Il 16 di aprile sarà distribuito il kit e il 30 verranno sostituiti i contenitori. Contenti? Così finalmente potremo lasciare i nostri adolescenti a tirare la colla nei rifiuti, come in ogni paese del terzo mondo che si rispetti.

A proposito di terzo mondo. Cosa ne pensate dei Consiglieri Comunali di maggioranza che usano personale e strumentazione delle partecipate pubbliche per esigenze personali? Brutto vero? Potrebbe essere successo proprio alla Gaiofana.  La mattina del 26 marzo diversi testimoni riferiscono di un sopralluogo con mezzi Anthea alla siepe del Consigliere Mario Erbetta. Sempre il 26, nel pomeriggio, l’effettiva potatura.  Non sarà riuscito a portare l’#ErbettaPensiero in Parlamento, ma si è potuto consolare con una bella rasata di siepe. Ha voluto forse dimostrarci che sarebbe stato un degno rappresentate del Parlamento Italiano così come lo abbiamo sempre conosciuto?

Com’è, come non è, il giorno dopo, la mattina del 27 marzo, altri due mezzi di Anthea raccoglievano gli sfalci della siepe perfettamente rasata di Mario Erbetta, mentre la moglie urlava in mezzo alla strada l’offerta di un caffè o un cappuccino per gli operai, facendo sembrare l’intervento Gratis et amore Dei. Fortunati gli Erbetta, perché combinazione vuole che tra i nuovi bidoni di prossima istallazione ve ne sia anche uno dedicato agli sfalci. Voglio dire… meglio farseli togliere da operai qualificati di un’azienda pubblica.

A questo punto ci facciamo portatori delle istante dei vicini di casa del Consigliere. Mezzi Anthea possono essere usati, fuori o dentro gli orari di lavoro, per incombenze che non siano pubbliche? Nel caso tutto ciò fosse tollerato, è opportuno che ad usufruirne sia proprio un Consigliere Comunale della maggioranza? Politicamente, lo anticipiamo noi, non è opportuno e a quanto ci sembra di capire anche il codice etico di Anthea mette in guardia da qualsiasi azione possa  anche solo sembrare un favore ad un funzionario pubblico.

Concludo chiedendo scusa al caro Mario. Tutte le volte che sulle pagine di Gaiofanando parlava delle sue richieste ad Anthea lo prendevo per un millantatore, c’è voluta la siepe di casa sua per farmi capire che un rapporto esisteva veramente. Una relazione sicuramente migliore della mia, che mi devo pagare il giardiniere.

Ah! A scanso di equivoci. Di quanto detto esistono testimonianze, foto e filmati, che produrrò qualora me ne venisse chiesto conto.

P.S.

L’opportunista segue con tenacia la direzione del vento: anche quando fiuta odore di merda. [Dino Basili]

 

@DadoCardone

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La passerella del Ponte e le categorie di giudizio.

Ebbene sì, Il fatto è compiuto. Ci hanno messo di fronte alla passerella e ci hanno chiesto di giudicarla con le categorie che, dopo i tre anni, si cerca di togliere anche dall’educazione dei nostri figli. E’ bella o brutta?

Sì, perché la riduzione ai minimi termini della kalokagathia è quasi più facile che stare dentro le righe quando colori: il bello è buono, il brutto è cattivo. Stop, tutto risolto. Purtroppo però la questione è un po’ più complicata di così e dunque, cari lettori di Citizen, vi chiedo di leggere il seguito lasciando perdere per un momento i parametri che altri hanno deciso per voi.

Alla banchina sotto la passerella, non tutti i riminesi lo sanno, manca il collaudo dagli anni ’70 a causa di un errore di quota, che provoca frequenti allagamenti. L’unico intervento coerente con una vera riqualificazione sarebbe stato rimettere a posto proprio quella banchina, guadagnando spazi cui la passerella nemmeno si avvicina.   Per meglio specificare: uno spazio largo più del doppio, che va dal ponte al porto, che poteva migliorare il servizio per piccoli natanti, come pensato in origine. Prova ne sono le colonnine di servizio abbandonate alla ruggine.

Si è scelto invece di fare una cosa diversa, probabilmente perché più facile, sicuramente perché più in linea con gli interventi “pret a manger” dell’epoca gnassiana. Il problema, quello vero, è che per fare questo le Mura Malatestiane, bene sotto tutela, sono state sfondate con cento finestre 50×50; inoltre la pavimentazione dell’adiacente bastione settentrionale, per il cui ripristino si erano spesi molti soldi da non molti anni, è stata completamente sostituita dall’asfalto.

Che questo sia un danno o meno, legalmente parlando, lo sta decidendo la Procura della Repubblica, facendo seguito a due esposti: uno del Comitato in Difesa del Ponte ed uno dell’Associazione Italia Nostra. Esiste però un altro livello in cui si decide se, quello che è stato fatto, sia giusto o meno ed è un piano esclusivamente culturale. Si sta diffondendo molto velocemente infatti, non solo a Rimini, un concetto di consumo del patrimonio pubblico, che poi è un altro dei corto circuiti culturali regalatici dal Partito Democratico.

Gli slogan con cui si sta massacrando il Patrimonio, non parlano ovviamente di consumo, ma di fruibilità. “Che senso ha un bene architettonico se poi la gente non ne può fruire?” Ci chiedono, ma è solo un artifizio retorico, basta guardare i risultati. Esiste (dovrebbe esistere) un equilibrio tra l’uso e la tutela di un bene, se tutto si sbilancia verso l’uso è pleonastico considerare che si parla di consumo e non di fruizione. Insomma, in nome di un non ben identificato vantaggio, pare che i selfie vengano benissimo da lì, si massacra un bene tutelato con interventi che, secondo il parere di molti, sono irreversibili.

Mattoni vecchi, li chiama qualcuno, senza capire che quei laterizi compongono, assieme al Ponte e all’altra riva, un profilo storico unico in Italia. Un ponte bi-millenario, che si appoggia a mura medioevali in una riva e ottocentesche dall’altra, chi ce l’ha? Ora il profilo ha perso di valore storico, perché imbastardito da una passerella che sembra il complemento di una nave da crociera.

Sì, ma ora si può usare! Il Ponte di Tiberio si può guardare meglio. Qualcuno dice sfrecciando con la bicicletta, dove potrebbe essere solo condotta a mano. Gli amanti di quel ponte, quelli sinceri, l’hanno sempre potuto fare… dalle banchine e dal parco.

Il Sindaco Andrea Gnassi ovviamente non tiene conto di queste cose. Non l’ha fatto prima, figuriamoci adesso. Dalla ringhiera metallica della sua passerella gonfia il petto e fa il bullo. Chi l’avversa lo fa solo per: a) livore personale o b) complotto politico. Lui è il Sindaco del “fare” e la prova, la sua sfida, sta lì sotto i suoi piedi.

La questione, quella che riunisce l’ambito legale a quello culturale, è che quest’azione, portata avanti con il beneplacito di una sovrintendenza completamente inutile, costituisce un pericoloso precedente. Una volta accettato che il patrimonio pubblico può perdere il diritto di essere tutelato, se affrontato con l’alibi dell’utilizzo, che poi diventa consumo, cosa può succedere? Asfaltiamo le piazze storiche? Mettiamo un’altalena sotto l’Arco D’augusto perché è più divertente? Sostituiamo una parete del Tempio Malatestiano con una lastra di vetro, perché così ci si può guardare dentro senza perdere tempo?

Questi sono i motivi per cui, secondo chi vi scrive, giudicare la passerella secondo le categorie #bello e #brutto è un’azione piuttosto miope. La passerella è una finta riqualificazione, per cui si sono spesi molti soldi e se ne sono buttati via altrettanti in lavori già realizzati. Ricordo, infatti, che per un precedente intervento sul bacino del ponte, che comprendeva il recupero e il consolidamento dei Bastioni Medievali (sì una volta il comune li considerava medioevali), nonché il ripristino dell’antica pavimentazione ottocentesca, oggi asfaltata, si sono spesi più di due milioni di euro del 2004.

Se poi vogliamo considerare il fine più utilitaristico di tutti, la circolazione, quella passerella non è una ciclabile e la momentanea deviazione del traffico in via Ducale aveva già liberato i bastioni al traffico di pedoni, carrozzine, cicli, malati di selfie, mooonwalkers, Skiroll (sci da strada) e carretti dei gelati.

P.S.

“Però è bella” il più delle volte vale solo, nemmeno tanto, come giustificazione per i cornuti e mazziati.

 

@DadoCardone

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Indino s’indigna per Beach Arena.

All’indomani del flop del bando per Beach Arena, Giovanni Indino, Presidente della Confcommercio di Rimini, si indigna. La cosa singolare, soprattutto per chi come lui riveste una carica di così importante valenza per il territorio, è che non guarda alle reali cause del fallimento, ma punta il dito su chi ha presentato legittime obiezioni.

Precisamente dichiara:

“Un consorzio formato da imprenditori del territorio e non, con l’ulteriore coinvolgimento di un partner leader nazionale nella creazione di eventi, ha deciso di ritirarsi dalla partecipazione al bando pubblico dopo essere venuto a conoscenza di questi attacchi per non ritrovarsi invischiato in situazioni che nulla hanno a che fare con imprenditoria e turismo.”

Cioè, questo fantomatico consorzio (sarà mica il Consorzio del Porto?) ha deciso di ritirarsi perché qualcuno ha criticato il progetto? Gente solida, direi… proprio da affidargli la spiaggia libera per quattro anni.

Seriamente. Nella Rimini della “guerra al cemento e facciamo solo una piscina” che poi va a finire in un SuperStore Conad con annesso campo di palazzine, nella Rimini che per consumare meglio l’immagine del Ponte di Tiberio, si sfondano le Mura Malatestiane e si cementifica l’invaso del ponte, nella Rimini che privatizza l’acqua e mette mano alle fogne con affidamento diretto senza bando… in questa Rimini ci si mette paura per la critica di un paio di associazioni e per una normale dinamica di politica d’opposizione.

Signor Indino… ma ci faccia il piacere!

Sviluppiamolo però il concetto espresso dal Presidente. In cosa avrebbe rischiato di “invischiarsi” il Consortium in Fabula? Le critiche delle associazioni sono state rivolte ad una pratica che, secondo il loro punto di vista, snatura il concetto stesso della spiaggia libera ed hanno formalmente chiesto al Comune di rispettare i limiti imposti dalle norme in materia. Tra l’altro nemmeno ricevendo risposta, tanto è stato il peso esercitato. Tutto qui.

Che cosa ha impedito a questi generosi imprenditori di riempire l’estate di eventi, rifare i servizi igienici, posizionare lettini gratis, pontificare passerelle per disabili fino in mezzo al mare, regalare oro, incenso e mirra? Sarà stata la critica o la fondatezza della stessa? No perché, supponendo la regolarità del bando, non esistono motivi di rinuncia.

Ah, no… aspetta. Ho capito. Si sono offesi. Dev’essere questo il motivo, oppure… una tremenda fobia da cartelli di protesta. C’è gente che non si è più ripresa, economicamente e moralmente, da un cartello tipo “giù le mani dalla spiaggia”, sono cose che segnano.

A me sembra, ma è solo una mia opinione (non vorrei che Indino rinunciasse alla sua carica se l’ho espressa pubblicamente), che i toni indignati del Presidente della Confcommercio riescano solo a distogliere l’attenzione dalla vera causa. Un bando che affida 4 estati di eventi sportivi e di intrattenimento, per più di 200 giorni in piena stagione estiva, non si può aprire e chiudere in soli venti giorni. Prodotti di questo genere non ne esistono “chiavi in mano”, non prediamoci in giro. Perché non pubblicare un bando alla fine della precedente stagione estiva, in modo che tutte le entità qualificate possano avere il tempo adeguato per studiare un progetto conforme a quanto richiesto? Non vorrei insultare l’intelligenza di nessuno dei lettori di Citizen fornendo un’ipotesi  che appare piuttosto ovvia. Dai… non sarà mica arrivata l’illuminazione marzolina.

Caro Giovanni, se ne faccia una ragione, le opinioni hanno tutte diritto di esistere e parimenti esiste il diritto di confutarle, senza fare troppe tragedie. Quello che dovrebbe fare lei, nel suo ruolo, non è biasimare chi ne esprime, ma assicurarsi che le opportunità offerte dall’amministrazione non crollino alla prima critica, per evidente incertezza della praticabilità. “Per fortuna” – citando le sue stesse parole – “Non tutto finisce alla Beach Arena” e lei ha ancora la possibilità di esercitare al meglio il suo ruolo assicurandosi che “la valutazione diretta delle proposte che dovessero pervenire” rispetti i principi di economicità, libera concorrenza, proporzionalità, non discriminazione e trasparenza, previsti dalla legge.

P.S.

“I poliziotti e gli uomini di Bow Street giunti da Londra si aggirarono per casa una o due settimane, e fecero press’a poco quello che ho sentito e letto che simili autorità fanno in casi analoghi. Arrestarono diverse persone ovviamente sbagliate, si intestardirono su idee sbagliate, e persistettero nel cercare di far conformare i fatti alle idee, invece di cercare di dedurre delle idee dai fatti.” [Charles Dickens  ]

 

@DadoCardone

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Spiaggia Libera? Occupata.

Le parole sono importanti. Prendete il nome Spiaggia Libera. Sono abbastanza sicuro che quando l’hanno chiamata “spiaggia libera” intendevano che bisognasse lasciarla com’era, senza aggiungere altro. Nella definizione delle norme nazionali le spiagge libere , anche se attrezzate, devono rimanere ad uso prioritario del pubblico. Persino le leggi Regionali dell’Emilia Romagna intervengono sullo stesso concetto, auspicando una maggiore percentuale di arenili liberamente accessibili.

E a Rimini? Nella Repubblica (Im)Popolare Riminese, ultimo avamposto PD nell’occidente civilizzato, il Presidentissimo Gnao Tse Tung ovviamente se ne frega di quisquilie come il prioritario uso collettivo e, di fatto, privatizza la spiaggia libera. Se vi state chiedendo come si possa fare, è presto detto.

L’idea si chiama Beach Arena. Un palco (10mx20m), cinque chioschi (4mx4m), cinquanta giorni  di occupazione (più montaggio e smontaggio) con un non meglio identificato contenuto di sport e spettacolo. Già questa informazione da sola contravverrebbe a quanto stabilito dalla Legge Regionale, che stabilisce un massimo di 30 giorni di occupazione, e da quanto recepito nel Piano dell’Arenile. Ci sono però anche altri particolari da mettere in evidenza.

Durata del Bando.

Come rileva Raffaella Sensoli nella sua interrogazione al Consiglio Regionale,  il bando che assegna tutto sto popò di roba si apre e si chiude in venti giorni. Come dire che tutti gli interessati a gestire uno spazio pubblico in piena stagione estiva (dal 10 luglio al 30 agosto!) con 50 giorni di sport e spettacolo, per tre stagioni + una (non si sa mai che Gnao Tse Tung venga rieletto) devono organizzare una proposta credibile in venti giorni. E’ chiaro che l’interesse preminente non è stato quello di individuare la proposta migliore, magari quella di una delle tante agenzie che organizzano eventi a livello europeo. Non dico che lo sia, ma quello che sembra e che ormai si dice in giro, non è bello. Vox populi, vox Dei.

Cambio d’uso del bene pubblico. E’ chiaro che, di fatto, privatizzando la stagione estiva della spiaggia libera se ne cambia anche l’uso e il senso. Una zona che, anche nell’intenzione del legislatore, andava tutelata, diventa l’ennesima occasione di consumo di un bene pubblico. Come fanno notare Marco Affronte e le associazioni (Italia Nostra, Comitato Spiagge Libere Rimini, One Labour Party),  che hanno formalmente diffidato il Sindaco dal proseguire su questa strada. Nei dieci km di litorale riminese non mancano certo le spiagge attrezzate, né l’occasione di organizzare feste. Quello che in sostanza viene a mancare è l’opportunità, per chi predilige un ambiente naturale, di vivere la spiaggia senza l’invasione di palchi, ciringuito e 50 giorni di qualsiasi cosa vogliano farci. Di fatto si discrimina un preciso tipo di turismo, che pure ha un suo senso per molti cittadini europei.

Sicurezza. Rimini, si sa, durante l’estate aumenta esponenzialmente la sua popolazione non solo turistica. Dove c’è tanta gente, ci sono anche molti che vogliono approfittare illecitamente di questo traffico. La cronaca di ogni estate ci restituisce racconti di vere e proprie scorribande notturne dove, predoni cammellati, razziano coppiette manco si trovassero accampate nel Sahara. Una delle condizioni che agevola questo stato di cose sono i posti dove nascondersi. Rimini, tra colonie e altri luoghi abbandonati, di nascondigli ne offre molti, senza bisogno di aggiungere un palco permanente e strutture varie. Che questo sia il destino di Beach Arena non è tirare ad indovinare, infatti la lunga permanenza del palco è stata già sperimentata nel 2017 e i racconti di operatori balneari e forze dell’ordine non lasciano nulla alla fantasia.

Disabili. Ultima, ma non ultima, la questione della disabilità. Ricordate le dichiarazioni, dei vari rappresentanti dell’Amministrazione, secondo i quali una delle ragioni della passerella aggrappata alle mura Malatestiane era che così finalmente i disabili si possono godere il Ponte di Tiberio? Bene. Che i disabili lo sappiano. Nel loro futuro c’è solo archeologia, niente bagni in mare. Fino al 2016, dalla strada, una passerella per disabili, con punto d’ombra, consentiva anche alle persone con varie disabilità di raggiungere la battigia in carrozzina. Dall’anno scorso è finita la pacchia. Quest’anno poi, con il montaggio delle strutture pro Beach Arena, certe fantasie i disabili se le devono far passare per tre anni (+1). Non si può avere tutto, che gli basti contemplare i ponte di Tiberio. Quando l’ipocrisia è così concentrata la si può quasi toccare.

Ricapitolando.  Gnao Tse Tung, della Repubblica (Im)popolare Riminese, si appropria anche della spiaggia libera. Lo stile è quello classico del PD, mea culpa non troppo convinti e poi via ad azioni che non c’entrano nulla con la parte politica che millantano di rappresentare. Un bando che sembra costruito per un solo vincitore, discriminazione per turisti e disabili, miopia da consumo e privatizzazione di un luogo pubblico. Potete anche indignarvi se volete, tanto se ne fregano.

P.S.

“Il capitalismo? Libera volpe in libero pollaio.” [Che Guevara]

 

@DadoCardone

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Gangs of PD

La politica è la questione esistenziale per eccellenza. Per riuscire a trovare una dimensione nell’odierno caos di chi la pratica bisogna votarsi ad una specie di violentissimo Darwinismo Sociale, dove anche il più forte, se non cambia, muore. Non nascono più gli Andreotti o i Berlusconi, capaci di durare generazioni e, in qualche modo, sopravvivere alla genesi del loro stesso mito. Oggi ci sono i Renzi e i Salvini, fissati nella loro misera epica, tra l’altro fatta solo di bugie e poco più. Uno come il Bomba ha la data di scadenza, 1000 giorni, si legge dietro la cravatta lucida da Man in Black (giusto per dire che non si sa nemmeno istituzionalmente abbigliare).

Questi leader del nulla però non sono solo un danno per se stessi, anzi… quando hanno finito di atteggiarsi a miles gloriosus un posticino in Senato non glielo nega nessuno. Ci sono persone però che passano l’esistenza a difendere le decisioni dei loro “Presidenti”, ma  finché sono solo esclusivamente della razza votante, nessuno chiede loro il conto, se non al bar. Il dramma vero è quando le persone sono braccia e gambe del loro partito, o magari lo rappresentano pubblicamente. In certi ruoli si finisce per sostenere tanti e tali interessi  che, una volta tolto l’ossigeno, si deve continuare a respirare qualsiasi cosa venga fornita. Anche se puzza.

A Rimini, a seguito della recente debacle elettorale del PD, si sta assistendo all’imbarazzante assenza di una (sincera) autocritica interna. Più che altro sui giornali finiscono le scorie delle frizioni tra opposti schieramenti dello stesso Partito Democratico, che non sanno tanto di “te l’avevo detto.”, quanto di “adesso fatti da parte”. Le fazioni sono fondamentalmente due. Una fronda gnassiana, sostenitrice del dopato “Modello Rimini” ed un’altra, di cui l’eminenza grigia sembra essere Maurizio Melucci.

La Gang di Gnassi è arroccata nella posizione per cui è inevitabile riconoscere che il PD ha un problema, ma l’annotazione deve essere solo formale, in quanto nessuno si deve permettere di mettere le mani sul meccanismo che regge il Modello Rimini, anche se prevede l’alleanza con il petaloso Sergio Pizzolante. Non è una questione meramente politica, si parla di enormi movimenti di denari pubblici. Uno dei componenti della Gang di Gnassi è Stefano Giannini, Sindaco di Misano e Segretario Provinciale del PD, che incidentalmente è anche il  Componente di Rimini del Consiglio d’Ambito per Atersir, l’Agenzia che regola i costi del servizio idrico integrato. Per essere chiari: senza passare da quest’agenzia non si poteva privatizzare l’acqua, né aumentare le bollette di tutta la provincia, dei prossimi dieci anni (almeno), per riuscire pagare le famose fogne riminesi, fiore all’occhiello di questa amministrazione.

I denari pubblici movimentati però non dipendono solo da questo meccanismo. Molti soldi arrivano anche dai finanziamenti Europei Por Fesr 2014-2020 e sono quelli che permettono, con il beneplacito  della Sovrintendenza, belle imprese come lo sfondamento delle Mura Malatestiane e la trasformazione di Piazza Malatesta in un’opera Ikea. Per questi finanziamenti è garante la Regione Emilia Romagna, sono dunque importanti figure come Stefano Bonaccini e i gemelli del Comunicato Pruccoli & Rossi.

Le partite, ovviamente, non sono finite qui. Ci sono da mettere in conto anche l’autocrazia di Gloria Lisi sul Welfare e la dittatura dello stesso Gnassi sull’argomento Eventi & Co. Una nota a margine, che magari approfondiremo meglio in un secondo momento. Quest’estate la spiaggia libera sarà occupata dall’evento Beach Arena. Alcune modalità appaiono in contrasto con i regolamenti vigenti, come l’occupazione della spiaggia per quasi sessanta giorni, invece che i 30 stabiliti dalla delibera regionale 226/2003. La cosa che dà più nell’occhio però è un bando che assegna un evento del genere per due anni e che, materialmente, si apre e chiude in 15gg. Chi avrà mai il tempo? Sarò malizioso, sarò sensitivo… ma secondo me la gara la vince Paesani, uno sempre pronto.

La Gang avversaria sembra ricoprire un ruolo minoritario nel PD riminese, ma seguendo la Melucci’s Way, ha i suoi alfieri piazzati in modo da dar stilettate nei momenti cruciali. Proprio in questi giorni il miracolo Petitti, colei che cambia più ruoli istituzionali che scarpe, ha “osato” criticare il “Modello Rimini”, aprendo ufficialmente le danze. Lo fa tirando in causa l’opzione Pizzolante, scelta che dalle parti di Gnassi vorrebbero passasse sotto silenzio.

“Dov’è finito il modello Rimini, sbandierato fino alla sera del marzo per giustificare una candidatura sulla quale parte del PD aveva espresso forti dubbi?”

Giannini, nonché Pruccoli & Rossi, si scagliano contro l’Assessore Regionale Petitti, accusandola sostanzialmente di irresponsabilità. Succede tuttavia che Yuri Magrini, segretario provinciale uscente con polemica, Vanni Lazzari, segretario comunale, alcuni sindaci della Valconca e scontenti vari dei Circoli PD, appoggiano apertamente Emma Petitti nella critica. E Melucci? Lupus in Fabula interviene sempre alla fine, invitando all’unità, ma continuando a disporre pezzi sullo scacchiere.

Ancora una volta la realtà è decisamente esclusa dall’etichetta di partito, ma in politica, si sa,  l’autocritica vera è una cattiva medicina per chi comanda. Molto meglio controllare le cadute… o pensare di saperlo fare. Nel frattempo noi cittadini dobbiamo star a guardare il ringalluzzimento della Lega, un partito che a Rimini non raggiunge il 19% né alla Camera ( 18,87% ) né al Senato ( 18,91% ).

P.S.

“L’autocritica è un mezzo di superare se stessi. L’artista che non analizza e non distrugge continuamente la sua tecnica è un poveretto.” [Cesare Pavese]

@DadoCardone

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Ma come perdono male.

Il PD è morto. La gente non lo vota più. Continuano a votarlo i suoi serbatoi elettorali composti da persone che, bene o male, incrociano i loro interessi con questa specie di comitato d’affari ed altri, anziani, che credono di votare gli eredi del PCI. La gente normale però, quella a cui dovrebbe guardare ogni sinistra degna di questo nome, si gira dall’altra parte.

Le ragioni, ne avrete lette, sono le più disparate. Dalla crisi delle sinistre in occidente, alle urgenze, perlomeno quelle percepite, che il partito non intercetta più. Si parla di grandi sistemi, ma forse, per una volta, bisognerebbe osservare il listino elettorale così come esposto nei seggi, così come se l’è trovato di fronte l’elettore… magari quello che ci teneva a votare a sinistra.

Dopo aver visto il partito fatto a pezzi da un egomaniaco, un tale che pur di affermarsi ha fatto patti con le nemesi Berlusoni, Verdini, Alfano (etc.), che effetto fa entrare in cabina e trovare Sergio Pizzolante come unica alternativa? Questo bisognerebbe chiedere alle 22.244 persone che, dentro quella cabina, hanno pensato: “sai che c’è? Questa volta no.”.

Loro, i maggiorenti Demokrat, non se ne vogliono rendere conto e confondono (se stessi più che gli altri) con analisi che, quasi quasi, li assolvono. Anche a Rimini il dibattito interno al PD sembra piuttosto sterile. Si va dal “vedremo come farete a governare” al tristissimo “nulla è perduto”. Anche Andrea Gnassi, fino ad una settimana fa intestatario del “Modello Rimini”, la roccaforte Democratica, si spende in una analisi che sorprende… per manifesto distacco dalla realtà.

L’Agusto Gnassi cita il 40% delle Europee, un’elezione che ha fatto fatica a raggiungere un’affluenza del 58%, come il “cambiamento anti establishment”. Poi, spero scaramanticamente, usa se stesso come esempio di come si sconfiggono “Grillismo e Leghismo”, in manifesto disprezzo per il responso delle Urne. Tra l’altro dimentica anche che, a quella che lui dipinge come solenne sconfitta dei populismi, hanno partecipato due fattori fondamentali: il Movimento si è fatto fuori da solo, non partecipando, e il 13,85% dei suoi voti (5 consiglieri di maggioranza) gliel’ha portati in dote Pizzolante. Ha ragione quando dice che le Amministrative “sono un’altra partita”, ma quella partita lui l’ha giocata senza avversari e non certo per suo merito.

L’analisi rasenta il ridicolo quando afferma poi che loro (il PD) la felpa se la mettono veramente per stare tra la gente (quando mai). Così dicendo rispecchia però la perfetta miopia da Sistema, altro che “anti establishment”. Queste politiche 2018 hanno generato una deflagrazione fortissima, ma gli sconfitti, invece di andare a guardare con i loro occhi cosa è successo, si avvinghiano forte alla poltrona. Come dire… E’ nel momento del pericolo che si capisce a cosa teniamo veramente.

Quello che la gente, competente o meno, osserva in questo momento è solo un brutto modo di perdere. E’ estremamente facile confrontare quest’alterigia da perdente con chi, da vincente, chiede responsabilità. Non vorrei essere io a dirlo, visti i miei trascorsi con il Movimento, ma in questo preciso momento i rappresentanti ufficiali dell’organizzazione pentastellata stanno tenendo un comportamento istituzionalmente ineccepibile. La situazione è un po’ come quando quello che ti ha fatto incazzare terribilmente ti dà le spalle e se ne va,  lasciandoti ad urlare da solo come un esaurito.

P.S.

“Quando perdi, non perdere la lezione.” [Dalai Lama]

 

@DadoCardone

 

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Rimini Risultati Uninominale Camera Elezioni 2018: i candidati sono inutili?

Cominciamo a fare una prima analisi con i dati messi a disposizione dal Ministero degli interni per la Camera; riflettendo grossomodo il risultato Nazionale, tranne per un risultato leggermente migliore del Partito Democratico, la situazione si può sintetizzare nel seguente modo:

Centro Destra prima coalizione:

 

 

 

 

 

 

Movimento 5 Stelle primo Partito:

 

 

 

Coalizione del Partito Democratico terzo risultato nonostante la coalizione:

 

 

 

 

 

 

Sinistre tutte sotto il 5%:

 

 

 

 

 

 

 

Estrema destra e Estrema Sinistra, tutti sotto il 1%:

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa la prima lettura della Camera al Collegio Uninominale, dato di 270 seggi su 288. Da una prima analisi ci sono aspetti singolari che andrebbero messi in evidenza. Giulia Sarti, autosospesa e per questo non partecipante a nessun  dibattito elettorale sul territorio totalizza un 32,21%. Pizzolante, che al contrario è stato molto presente, non giova assolutamente al Partito Democratico come pare aver fatto Casini a Bologna. La sua lista, Civica Popolare Lorenzin, non arriva nemmeno all’1%. Casapound, praticamente assente a Rimini ottiene praticamente la stessa percentuale di Forza Nuova, partito molto presente sul territorio. Anche la candidata Elena Raffaelli della Lega, capolista della coalizione vincente,  è sostanzialmente sconosciuta all’elettorato riminese.

Più tardi analizzeremo gli altri risultati, ma per ora tutto sembra indicare che gli elettori hanno valutato le liste piuttosto che i candidati.

 

@DadoCardone

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Qui, una volta, era tutta campagna… elettorale.

Vi sta piacendo la campagna elettorale più brutta della storia? A ben guardare potevano far di peggio e dunque farci divertire di più, invece si sono limitati a “50 sfumature di  piccineria”. Lo conoscete? E’ un giochino sadomaso dove la parte passiva spetta sempre all’elettore. Già perché tu potrai anche sfoderare il matitone elettorale in tutta la sua Vis democratica, ma poi per il Senato ti trovi a scegliere tra Arlotti, e #seisportiva Franchini (Leggete qui se non conoscete l’ultima Gaffe), dunque quello che gode non sei certo tu.

L’elettorato ne risente e, ovviamente, si assottiglia sempre di più. La cosa triste è che questo  dato nessuno lo vuol guardare. Basta una buona percentuale di ciò che è rimasto, sul fondo del barile elettorale, per intestarsi titoli e responsabilità che tutti hanno già ampiamente dimostrato di non saper portare. Certo il Movimento ancora non ha governato, ma chi è il Movimento? E’ quello dell’attivista Pizzarotti che rimette in carreggiata una stupenda città come Parma o quello che cambia i suoi principi fondanti in corsa pur di comandare? No… perché, nella seconda ipotesi, un PD lo abbiamo già avuto. Grazie.

Non vorrei sembrasse però che si parli sono di PD e Movimento, siamo in par condicio e non è mai stato così facile attenercisi. Il Centro Destra nella sua perenne commistione con il Partito Democristiano (o era Democratico?) si dichiara indisponibile a nuovi Patti del Nazareno; Il che, considerando la negazione dello stesso fino a pochi mesi fa, sembra un bel passo in avanti… quasi da firmarci un patto con gli italiani. Nel frattempo si lasciano i resti del precedente pasto in una bella doggy bag, possono sempre tornare utili, non è che puoi fare la spesa anche domenica sera.

Di questi resti a Rimini abbiamo una bella rappresentanza. Il partito Petaloso di Mandame Lorenzin Curie, la donna che sussurrava (ubriaca) ai delfini, sfodera da queste parti Sergio Pizzolante e il fido Sancho Panza , altrimenti noto come Mario Erbetta. Sancho non ha idea di cosa stia facendo, ma sa che, se gli va bene, può star a guardare “il capo” che si tromba Dulcinea per altri 5 anni a stipendio pieno.

 I loro claim elettorali sono esilaranti . Pizzolante propone l’hashtag #FidatidiSergio, un escutatio non petita che dice molto già da sola, il secondo  ne propone addirittura due: #iostoconMario, come fosse la vittima di qualche discriminazione, e #LErbettaPensieroinParlamento (sì, scritto male come lo leggete).  E’ così che lui chiama i suoi deliri, “Erbetta pensiero”… che assomigliano molto ai pensieri che ti vengono dopo aver fumato proprio l’erbetta. A loro favore bisogna però dire delle cose. Pizzolante riesce a stare serio mentre, a fianco di Gnassi, lo sente dire che ha fatto ribalzare l’ottocento contro il quattrocento (o qualcosa del genere), probabilmente è ben allenato. Ve lo ricordate quando riusciva a stare serio ascoltando Lupi che parlava del salvataggio dell’aeroporto? Erbetta invece… no, su Erbetta non mi viene niente a favore manco per scherzo.

Su questi personaggi ci sarebbe da scrivere molto di più, ma non vorrei rubare qualche riga alla NewEntry di queste elezioni. No, non sto parlando di Ylenja Lucaselli, la Piddina pugliese, residente a Roma, che ha rubato il posto nelle liste di Fratelli d’Italia a Gioenzo Renzi (ma quanto si sentirà premiato?). Non parlo neanche di +Europa, sebbene con lo slogan “il 4 marzo non startene buono #StaiBonino abbiano raggiunto il giusto livello di trash preteso da questa campagna elettorale.

La New entry  è Forza Nuova. Il partito talmente patriottico che a livello nazionale si fa guidare da un ex latitante, sfuggito alla Giustizia Italiana per quasi vent’anni e a livello locale da un tizio che ha dovuto patteggiare in fretta e furia, altrimenti non poteva partecipare alle elezioni. Va detto, per dovere di cronaca, che il tizio in questione, il quale tiene molto a definirsi “fascista in camicia bianca”, nel 2007 è stato fermato durante un tentato assalto incendiario al Centro Sociale Paz. Tentativo che gli è valso un’accusa di terrorismo, caduta in cassazione, e una pena superiore ai due anni di carcere.

Ecco qui. Questo è il listino, peraltro incompleto, dell’Horror Show elettorale 2018. Mancano i leghisti, ma cosa vuoi dire di gente che si affida ad una fakenews antropomorfizzata? Potete scegliere tra il vecchio malamente tenuto o il nuovo pessimamente ispirato. Se non vi bastasse vi sono incroci abominevoli ottenuti in vitro parlamentare e psicopatie che, invece, si riproducono per partenogenesi, poichè non hanno bisogno di essere fecondate da alcuna idea. Buon voto.

P.S.

Se qualcuno si sentisse dimenticato da questo articolo… mi ringrazierà poi. Con calma.

 

@DadoCardone

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Non sono una Signora.

Infierire o non infierire? E’ questo il problema? No, almeno non per noi che seguiamo la carriera di Carla Franchini da un pezzo, consci che da un momento all’altro potrà esibirsi in una sciocchezza degna della sua fama. Il problema non è certo infierire, il problema è, casomai, rendere onore alla gaffe che la Franka ci ha regalato.

Allora ve la racconto così. Oggi pomeriggio, mi stavo facendo i fatti miei, quando inciampo in un video del Movimento 5 Stelle di Riccione. Un’allegra Franka delle Nevi, o perlomeno in mezzo alla neve, stava spiegando quanto i media siano cattivi con il Movimento, perché in realtà chi ha conosciuto il Movimento frequentandolo non l’ha mai più lasciato.

Ipocrita, penso. Lo scrivo anche sotto il video postato. Poi alzo lo sguardo all’Universo e rivolto alla Superanima (non quella de li mortacci) chiedo: ma come è mai possibile che una persona del genere abbia la reale possibilità, tra l’altro per moria generale degli avversari, di entrare in Parlamento?

Tante volte ho chiesto cose all’Universo e lui mi ha sempre replicato con vaghi ed ambigui segnali. Questa volta, al contrario, mi ha risposto in maniera piuttosto solida. Il mio smartphone ha cominciato a ricevere messaggi da praticamente ogni social che frequento. Prima pochi bip, poi è sembrato quasi avessi allineato un jackpot in una slot di Las Vegas. Tutti i messaggi riportano screenshot della Franchini che si dà della signora da sola.

Dopo un paio di hashtag a caso, tipo #riprendiamociilturismo, intendendo forse quello della Sardegna dove va tutti gli anni, dice di aver incontrato una non meglio identificata troupe televisiva e di aver rifiutato l’intervista per via della sua correttezza verso i competitor (?). Per rinforzare il messaggio, poi, commenta da sola il suo post, evidentemente convinta di aver usato un altro profilo, con queste parole:

“……….. sei una signora….. peccato per gli altri che sono semplici politicanti e non ci arriveranno mai #seisportiva”

In concreto in quest’atto di puro meta-teatro assolve se stessa dal non essere come gli altri, facendo peggio degli altri e, contemporaneamente, mostrando al mondo il suo inganno. Un raptus generato da chissà quale profondità della psiche. Riuscite a capire la perfezione e l’assolutezza di questo gesto? Carla Franchini ci dimostra come la Rivoluzione del Movimento sia in fin di vita, esibendosi in un atto da Kamikaze. Direi che possiamo esserle grati, anche in senso artistico.

Per quanto fin qui detto, non mi unirò alla marea d’insulti che sta ricevendo, ma, per una volta, le dirò grazie. Grazie Franka. Hai dimostrato in un sol gesto ad un’orda di Talebani, con i sensi intorpiditi dalla troppa Onestà (diciamocelo era troppa, si va in overdose così), che il problema non è la Massoneria, non è nemmeno aver frequentato altri partiti o aver bisogno di tenersi i soldi perché: “cazzo sono i miei!”. Il vero problema è la meschinità, pietanza servita in tutte le salse al solo scopo di rendere digeribile la mira allo status che gli altri si sognano.

Cara Franka, ce l’avevo con te perché hai passato anni a parlare pubblicamente di cose che nemmeno lontanamente capivi, per poi rinnegarle nelle ristrette cerchie dov’era palese che non ti appartenessero. Ti ritenevo un’inquinatrice della causa. Oggi ti devo chiedere scusa perché, se non tu magari la tua coscienza profonda, quella con la quale è evidente che ti sei separata da qualche tempo, aveva lo scopo supremo di dimostrare a tutti (me compreso) dove sta esattamente il male della politica.

Le conseguenze di questa immolazione possono essere svariate. Non si sa mai che un battito d’ala di una Franchini a Rimini, faccia cadere un intero Movimento a Roma. Dal canto mio mi auguro che ciò che di buono rimane nel Movimento guardi a questo tuo sacrificio e lo prenda come esempio per decidersi a dividere i cuori dalle pance. Giacché la pancia, al contrario del cuore, ha un grosso difetto: ritiene la flatulenza una forma d’espressione.

P.S.

“Quando la gente lo applaudì freneticamente, [Focione], si rivolse a uno dei suoi amici e disse: “Ho detto qualcosa di stupido?”. [Diogene il Cinico]

 

@DadoCardone

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Niente spazi pubblici ai fascisti.

Il Comune di Rimini ha intenzione di portare in Consiglio un cambio del regolamento per i luoghi pubblici. Pare che sostanzialmente si cercherà di vietare l’uso degli spazi pubblici a chi non sottoscrive i valori dell’Antifascimo e della Democrazia. Per chi dovrebbe mai essere un problema accettare una cosa del genere? Non rispondete… era una domanda retorica.

C’è da scommettere che il passaggio non sarà dei più semplici data la vicinanza alle elezioni. In tempo di guerra, si sa, ogni buco è trincea. Anche la composizione dello stesso Consiglio Comunale potrebbe rappresentare una difficoltà, visto che nella stessa maggioranza vi sono storie più affini alla destra che al centrosinistra. Ricordiamo, a titolo esemplificativo, quando Mario Erbetta rispose rassegnato alla proposta di Gioenzo Renzi di impedire l’apertura dei negozi etnici e “deportare” quelli già presenti: “Eeehh Renzi, non è possibile. Io lo so… potrebbe essere anche piacevole, ma di fatto le regole sono quelle per tutti”. 

Siamo sicuri però che il Consigliere con lo strabismo politico s’inchinerà ai voleri del suo partito petaloso. Patto civico è infatti lo specchio locale per Civica Popolare.. l’esperimento nato incrociando un’improbabile Ministro della Sanità e una brutta legge sui vaccini. A ben guardare le difficoltà per il regolamento “Antifascio” saranno più di natura tecnica. Come si sottoscrive la propria adesione ad Antifascismo e Democrazia? Chiedendo il permesso per lo spazio pubblico si giura sulla Costituzione? Oppure valgono i precedenti di chi fa domanda? Nella seconda ipotesi un partito come Forza Nuova (per dire) sarebbe fortemente discriminato e recriminerebbe proprio in questo senso.

Dal comunicato dell’Amministrazione si avverte una qualche insicurezza sul punto tecnico. Leggiamo infatti che  si tratta di un :“atto doveroso, la cui elaborazione tecnica terrà conto di quanto sta emergendo da altri Comuni in Italia e dalle proposte e soluzioni provenienti dal Consiglio comunale”. Come dire: qualcuno sa come si fa?

Intanto arrivano le prime reazioni al comunicato. Qui riportiamo quella del Presidente ArciGay Rimini:

La rimozione dagli spazi pubblici degli spacciatori di odio e di violenza neofascista è un atto doveroso che l’Amministrazione di Rimini si è impegnata a compiere. Ovviamente ora sentiremo i cori lagnosi di chi lamenta la “discriminazione al contrario”, ma si tratta di obiezioni chiaramente infondate. È invece preciso dovere delle istituzioni difendere la cultura e la pratica democratica da chi la strumentalizza e fa propaganda eversiva di ideologie anticostituzionali.
Ci auguriamo che questo regolamento venga approvato quanto prima e che contenga esplicitamente, tra gli esempi di discriminazione, anche l’omo-transfobia perché non possiamo dimenticare le contromanifestazioni al Rimini Summer Pride che hanno offeso la dignità e messo a rischio l’incolumità di ogni partecipante.
Marco Tonti
Presidente Arcigay Rimini “Alan Turing”

Inutile dire che noi di Citizen siamo a favore di questa iniziativa e che speriamo venga affrontata con cognizione di causa, senza fare errori di supponenza. Nel 2018 le ronde fasciste in giro per Rimini non si possono vedere e non si può nemmeno vedere l’ex latitante Roberto Fiore che vorrebbe insegnare nelle nostre piazze cos’è la Patria, dopo averla abbandonata per quasi vent’anni allo scopo di sfuggirne le regole.

P.S.

“[L’Italia] è il Paese che il fascismo lo ha incubato, partorito e regalato al mondo, e come tale dovrebbe farsi qualche controllo periodico.” [Michele Serra]

 

@DadoCardone

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La Franchini corre da sola.

Stamattina sulla cronaca locale si leggeva uno dei tanti attacchi al Movimento 5 Stelle che, motivati o meno, sembrano aver sostituito la “Posta del Cuore” di molte pubblicazioni. In quest’ultimo, precisamente, c’era un richiamo all’iscritto al Grande Oriente d’Italia che non ha ritirato la sua candidatura una volta scoperta l’affiliazione. Mi sono sempre chiesto: ma se una candidata fosse invece la moglie di un massone?

Non so perchè, ma quando pongo questa domanda mi viene in mente Carla Franchini. La conoscete no? Per chi la conosce rappresenta una sicurezza, nel senso che sicuramente è la persona meno attinente in assoluto con il Movimento 5 Stelle e, nonostante questo, ha beneficiato di un recupero in extremis e di una candidatura. Non era passata alla selezione delle Parlamentarie, ma un posticino come capolista all’uninominale gliel’hanno trovato comunque.

Per chi sa qualcosa della recente storia del Movimento di Rimini questa soluzione non provoca stupore, daltronde la Franka (come viene comunemente identificata) pare sia, o perlomeno sia stata, “l’uomo” di Bugani nel territorio riminese, all’insaputa del suo meetup di appartenenza ovviamente. Qualcuno aveva già fatto questa previsione ed anche altre altre, che puntualmente si stanno realizzando.

La più facile da predirre era sicuramente il tentativo di fuga in solitaria della Franchini, che non è mai stata capace di collaborare con gli altri attivisti, nè li hai mai reputari alla sua altezza. (Chi volesse qualche particolare in più può leggere l’articolo : “Ma la Franka ha peccato?”). In ogni caso, dopo un paio di settimane dall’ufficializzazione della sua candidatura, ha cominciato una sua personale campagna stampa fregandosene dei suoi compagni d’avventura.

C’è una convenzione non scritta, ma raccomandata dalle alte sfere, che non vuole si corra uno contro l’altro. Questo anche per una ragione pratica, ossia che il simbolo raccimola senza dubbio più voti dei candidati. La naturale conseguenza (potete controllare in tutte le passate campagne elettorali) è che i comunicati stampa siano a firma congiunta, a meno che non vi sia un’intervista a cui rispondere direttamente.

A Carla Franchini questa cosa non è mai andata bene ed ha sempre ballato da sola, anche nel suo mandato da consigliere comunale. Se chiedeste a Gianluca Tamburini ve ne potrebbe raccontare delle belle su come, più volte, abbia dovuto cambiare un’azione in corsa per non farle fare la figura di quella che non aveva capito nulla. Anche in questa occasione, vedrete, l’ansia di apparire della peggior sgomitatrice del Movimento darà delle “soddisfazioni”, questo perché le risulta faticoso informarsi sul lavoro già fatto da altri che, teoricamente, dovrebbero appartenere allo stesso partito.

La prima chicca pare essere la proposta tramite stampa, in assoluta solitudine, dell’applicazione del Braccialetto elettronico agli Stalker. Sembrerebbe una proposta come un’altra, ma cosa c’è che non va? Semplicemente è contro la linea del suo partito. Di fatto, accedendo alle pubblicazioni dell’organo d’informazione pentastellato del Parlamento (Parlamentari 5 Stelle) si legge una reprimenda nei confronti di questo mezzo dal titolo: Il Braccialetto elettronico è un fallimento.

Le motivazioni, in ordine d’importanza, sembrano essere: che attorno al braccialetto elettronico si sono sviluppati interessi piuttosto pesanti e più volte denunciati dal Movimento, che il costo del braccialetto (100 € al giorno!) sia totalemente a carico del contribuente e che lo strumento sia facilmente eludibile, come dimostratto da recenti e gravissimi fatti di cronaca.

Ancora una volta Carla Franchini dimostra  come per lei il lavoro di chichessia non sia valido nemmeno come premessa ad altre considerazioni. Come detto sopra, chi la conosce non si stupisce… è semplicemente il Franka Controtutti, uno stile consolidato. Non sono certo recenti gli attacchi a mezzo stampa contro Giulia Sarti, altra cosa espressamente vietata dalla Segreteria 5 Stelle.

Poco male. Quest’atteggiamento chiama il “tana libera tutti” e presto potremo avere l’esatta percezione di chi esprime significati perchè ci ha lavorato e chi, come la nostra eroina, si sveglia stotto elezioni e riporta dati generici come li legge, senza approfondimento e… filtandoli, tra l’altro, con una mentalità piuttosto leghista.

#MaiLaFrankaInParlamento

P.S.

“Non possiamo essere tutti star perché qualcuno deve sedersi sul marciapiede e battere le mani quando io passo.” [Sebastian Horsley]

 

@DadoCardone

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Quando Rimini esporta il suo disagio.

Finora c’eravamo quasi salvati. L’unico che usciva un po’ dalle pagine della cronaca locale era l’Augusto Gnassi che, con le sue speculazioni pop provincialotte, ci ha fatto diventare la vacanza dei Polacchi, donandoci quel genere d’internazionalità di cui potevamo fare volentieri a meno.

Rimini, però, si sa, è terra di talenti e in questi giorni ci ha pensato la locale filiale di Forza Nuova a farci fare una figura meschina oltre il nostro campanile. Pare siano andati a farsi arrestare fino a Macerata, o perlomeno il loro capobastone locale, Mirco Ottaviani, ex candidato sindaco, novello candidato al Parlamento, ci è riuscito sicuramente.

I fatti di Macerata ormai si conoscono in ogni dettaglio. La povera Pamela, tossicodipendente, è fuggita dalla comunità dove era in ricovero. Sulla sua strada ha trovato diversi mostri. Il primo un italiano che, trovandola sola e senza soldi, ha pensato bene di darle 50 euro in cambio di una prestazione sessuale, per poi lasciarla al suo destino. L’aspettava la morte per overdose e un pusher nigeriano che, volendo  togliersi il problema di quel corpo senza vita, lo ha fatto a pezzi. Mostri. Tutti.

A seguito di questi fatti, Luca Traini, Leghista, Fascista, sociopatico, con un tatuaggio di Terza Posizione sulla fronte, si è legato un tricolore al collo ed ha sparato a qualsiasi persona di colore trovasse sul suo cammino. Questo ha generato, a quanto pare fieramente, il primo vero atto di terrorismo politico sul territorio italiano dagli anni ’80 ad oggi.

Di seguito abbiamo avuto modo constatare che, sotto elezioni, anche uno psicopatico è degno di solidarietà. La Destra (ma anche molta Sinistra) nicchia, la Lega trova giustificazioni all’atto, l’ultra Destra va personalmente a portare il suo appoggio. Così Roberto Fiore, altro bel personaggio sfuggito alla giustizia italiana grazie ad una lunga latitanza e alla prescrizione, porta i suoi fedeli , una 40ina di forzanovisti, a cercare di farsi manganellare in piazza. Il martire “patriota” ha sempre il suo appeal e in tempo di elezioni non si butta via nulla.

C’è un video dei fatti, pubblicato da Picchio News, che ognuno può interpretare come crede, per cui lo allego qui (video). Io c’ho visto Forze dell’Ordine che mantengono una posizione per impedire ai militanti un percorso che gli era stato espressamente vietato, onde evitare scontri. Le provocazioni di Ottaviani e compagni, (“manganellate, dai! Fatelo!”) non sono state sufficienti per far perdere il controllo agli agenti, che però hanno portato tutti in Questura.

Da qui in poi, sulle pagine degli camerati riminesi, parte un racconto che in confronto la Shoah è una scampagnata (leggasi in tono sarcastico). Dai post Roberto Lo Giudice, segretario riminese, leggiamo (e mi raccomando di farlo in raccolto dolore):

“Devo chiedere scusa…..Si perché anche se non sono assolutamente una persona che normalmente ha paura ieri mi sono trovato per la prima volta in una situazione di pericolo che non sapevo come affrontare. Ed ho capito ! Ho capito che quando sei chiuso in un landrone [ probabilmente un androne N.D.R.] di una scala senza telecamere con tre celerini in cima ,cinque sotto, ed uno di loro di 100 kg vestito da antisommossa con manganello inizia a picchiarti a calci e pugni , calciandoti anche nello sterno , hai due possibilità solamente: reagisci (come il mio istinto da 40 anni mi dice di fare )ma poi ti arriveranno addosso anche gli altri con conseguenze facilmente prevedibili, oppure ti chiudi a riccio e speriamo che allo sbirro passi “la botta ” scatenata dal tuo commento “siete traditori del popolo”!!.Già; lui si è imbestialito per questo ! E ripeteva mentre menava in maniera convulsa “io non sono un traditore, merda. ..”. Ed aveva ragione in fondo….Perché lui è un servitore dello Stato non del popolo e quella sera il suo sporco lavoro lo aveva fatto !! Non aveva tradito lo Stato: ha picchiato dall inizio alla fine come il Questore (rappresentante dello Stato ) aveva chiesto davanti a tutti in piazza.

Devo quindi chiedere umilmente scusa per tutte le volte che ho avuto dei dubbi oppure ho detto “mah….. forse…” ai vari Cucchi, Aldrovandi, Sandri,Giuseppe Uva o Stefano Consiglio e tanti altri uccisi per mano del servitore dello STATO non del Popolo. Già , loro purtroppo quel dubbio probabilmente di come agire l’hanno avuto e sono stati molto molto più sfortunati di me e dei miei militanti. A tutti loro chiedo scusa ; da oggi non avrò più nessun dubbio di come funziona con i servitori dello STATO.”

Comprendete? Ha capito! Poi non ci mostra nessuna foto di questo pestaggio, né nessun segno di ciò che l’ha fatto sentire tanto vicino a Cucchi e ad Aldrovandi. Non dubitate però, lo trova facilmente un camerata che lo riempie di botte per evitare una denuncia per diffamazione. Altrimenti potrebbe usare la catena che già in altra occasione ha esibito con scarsa destrezza.

Non ho molte parole per questa vicenda, se non la considerazione che Rimini coltiva disagio e che è arrivata anche ad esportarlo a piene mani. Le persone protagoniste di quest’ ultima vicenda non sono nuove ad atti che le pongono sotto pregiudizio legale, eppure qui a Rimini sono liberi di fare ronde notturne non autorizzate, con tanto di foto reportage. Forse è ora che questa Comunità cominci a ripensare seriamente a se stessa e alle sue priorità.

P.S.

“Un giorno il fascismo sarà curato con la psicoanalisi.” [Ennio Flaiano, Diario notturno, 1956]

 

@DadoCardone

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