Gnassi contro gli ambulanti.

IMG-20150712-WA0009Apro questo pezzo, che poi è solo un breve aggiornamento di quanto già pubblicato ieri, precisando che: se fosse dipeso da me la scena dell’oggettistica da mare in Consiglio Comunale non sarebbe andata in onda. Scrivo questo non tanto per rispetto dell’Istituzione, ampiamente e drammaticamente vilipesa dall’assenza di decoro politico del Partito Democratico, quanto per il fatto che qualcuno qualcosa nel merito lo aveva da dire, ma così va a finire che si ricorderà solo il secchiello di Gennaro Mauro.
Questo Consiglio poteva essere ricordato per la totale assenza di consapevolezza della Maggioranza, che non ha prodotto alcunché, perlomeno nessun intervento che facesse intendere la minima consapevolezza di ciò su cui si apprestavano a deliberare … ma questa non è una novità. Degni di nota (negativa) i balbettanti interventi del Consigliere Bertozzi, in evidente confusione con la sua vita su Facebook. Se ci fossero annali che raccolgono cazzate di politici in erba sarebbero introdotte dalla sua frase di oggi: “Le amministrazioni devono parlare con le categorie, non con i comitati di protesta”. Un signore del pubblico, commerciante, non ambulante, dopo l’enunciato si è girato verso di me stupito esclamando:“Ma chi è che fanno parlare … questi sono ragazzini!”. Certo, nulla a che vedere con la maturità politica del Consigliere Tamburini che, ancora una volta, mette in fila tutti i nodi della questione, facendosi rimbalzare addosso le bambinesche invettive di chi ha fatto della pochezza il suo credo politico.
Questo Consiglio, forse, poteva essere ricordato per il feroce scontro tra un Sindaco arrogante e dei cittadini esasperati, che avranno pure il loro interessi particolari da difendere, ma non per questo sono meno degni di essere rappresentati. Se in Consiglio si fossero fischiati i falli di reazione Gnassi sarebbe stato espulso immediatamente. Fortunatamente per lui c’è un pessimo Presidente del Consiglio Comunale, Vincenzo Gallo, a coprirgli le sclerate.
Questo Consiglio Comunale doveva essere ricordato sicuramente per la sua illegittimità. Nessuno ha saputo definire quale fosse la natura dell’urgenza della convocazione, neanche la Dott.ssa Chiodarelli, Segretario Generale, che ha semplicemente chiosato sul fatto che la decisione avesse carattere di merito e non di legittimità. Come dire … decidiamo noi quello che è urgente.

Insomma, ce ne erano di cose da ricordare piuttosto che un po’ di ammennicoli da turismo marittimo. Qualcuno sostiene che anche così si portano alla ribalta le proprie questioni, forse avrà ragione, ma domani (oggi) sul giornale ci saranno titoli tipo “Spiaggia Garampi”, “Bagno Garampi”, o chi sa che altro invece che doverosi: “Folla urla Buffone al Sindaco” e “Maggioranza a pezzi, Consigli d’emergenza per avere i numeri”.
P.S.
A beneficio d’archivio. Galvani, fresco d’opposizione, si è astenuto e poi ha votato “sì” all’immediata eseguibilità … proprio non ce la fa a votargli contro al PD. Dovrebbe essere più accorto, il capo ultimamente scrive a proposito d’impiccagioni.
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@DadoCardone

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Rimini e la Fantapolitica

CatturaE’ singolare osservare come in un Partito dinamiche simili portino a comportamenti uguali,  anche se in ambiti totalmente diversi. Se parliamo del Partito Democratico è chiaro che l’appartenenza necessita di chiudere un occhio, tapparsi il naso, essere il peggior sordo (quello che non vuol sentire), parlare meno e fare l’indiano… insomma le tre scimmiette dopo un corso di aggiornamento a Corleone. Questo “filtro culturale” produce lo stesso tipo di persone da Matteo Renzi ad Andrea Gnassi, gente legata mani e piedi ad interessi che, ovviamente, non sono quelli della Comunità che rappresentano. Quali sono questi interessi? Non sta a me prendermi una denuncia per dire qualcosa che è messa in drammatica evidenza nel sistematico tradimento di tutte le promesse elettorali. Il risultato finale è che questi signori non rappresentano altri se non l’inezia delle persone che hanno interesse a mantenerli in piedi, non certo il loro elettorato che, nel migliore dei casi, è composto da anziani confusi e comitati in cerca di favore.

Sebbene il risultati elettorali siano ancora parzialmente garantiti da una drammatica disaffezione al voto, che spinge in cabina solo maniaco compulsivi e serbatoi di voti, la scarsa rappresentatività produce effetti dirompenti nell’operatività. Decisioni che non rappresentano nessuno, oltre a provocare crisi di coscienza in alcuni (ancora troppo pochi), portano a contestazioni gestibili solo con espedienti. Un esempio tipico è quanto capitato proprio a Rimini in questi giorni, dove la maggioranza consiliare deve ricorrere a trucchi meschini per far passare decisioni impopolari. Andiamo con ordine.

11218766_865676446815231_8343994635575801031_nUna delle promesse elettorali del locale Taglianastri era quella di non toccare il mercato. Certo di promesse ne ha fatte tante e  ci sarebbe quasi da ridere guardando i suoi video preelettorali, se poi le conseguenze non fossero quelle che sono. Da Comune palazzo aperto, “chi propone soluzioni non deve essere considerato uno scocciatore”, alla firma sul contratto per mantenere l’acqua pubblica, il Primo Cittadino ha fatto delle sue promesse carta straccia.

Senza alcun percorso partecipato e probabilmente approfittando dei più fronti su cui sono divisi gli ambulanti (c’è sempre qualcuno che pensa di poter strappare qualcosa trattando), è stata calata dall’alto la decisione di smembrare il mercato e sparpagliarlo per il centro, forse per la gioia delle ottantenni che quest’anno si sono iscritte alla Maratona di New york. C’è solo un piccolo problema, per imporre qualcosa bisogna avere i muscoli e, nel caso specifico, bisognerebbe avere i numeri per garantire la realizzazione dell’iter di qualcosa che nessuno condivide.

Il Partito Democratico di Rimini non li ha. Nel primo Consiglio Comunale in cui si è cercato di imporre la delibera in questione il PD è potuto rimanere in aula, in un primo momento, solo per l’appoggio di Savio Galvani (FDS), che evidentemente fa fatica disaffezionarsi alla Maggioranza nonostante le dichiarazioni. Poi l’anello mancante dell’evoluzione dal comunista al baciapile è stato richiamato all’ordine con una telefonata e ha lasciato il campo, consentendo di far cadere il numero legale.

Apro una breve parentesi per coloro che pensano non sia lecito far cadere il numero legale. In un normale rapporto tra maggioranza e opposizione, come vi potrebbe raccontare l’esperto Lugaresi in uno dei suoi post di storia politica, vi è sempre stato un do ut des, o perlomeno un do ut facias. Questo perchè è ovvio che agendo di aritmetica la minoranza non avrebbe mai i numeri per raggiungere i suoi obbiettivi minimi. Se nei percorsi decisionali v’è partecipazione il consenso inevitabilmente si allarga anche alle minoranze, che, ricordo, rappresentano istituzionalmente l’altra parte del voto, quello non ottenuto dalla maggioranza. Se invece si rinuncia al meccanismo di bilanciamento offerto dall’opposizione una delle conseguenze è l’ostruzionismo, di cui fa parte sicuramente il far mancare il numero legale. Sulle decisioni prese d’imperio la maggioranza dovrebbe garantirsi da sola il numero legale, altrimenti dovrebbe abbassare la cresta e trattare.

L’unica opposizione prevista dal PD di Rimini è quella interna, quella di chi sotto bilancio mette il suo prezzo. Purtroppo per i Demokrat  e per la loro tendenza alla reazione isterica, le minoranze, alle soglie di una nuova tornata elettorale, sono perfettamente in grado di far cadere il numero dei consiglieri utili a rendere legale un Consiglio Comunale. Basta che a un Consigliere prenda la cacarella e tutto cade.

Si può governare una città in questi termini? Parrebbe controproducente, persino per Gnassi e la sua banda di mozzarelle light. Il problema però è che le chiavi di casa le ha ancora lui, a dispetto dei disastri fin qui provocati (Aeroporto, TRC, morte del Turismo, degrado della città, uomini con il culo sporco di dentifricio alle rotonde) e le soluzioni che ancora gli sono concesse permettono di perseverare nella caduta libera.

Il pessimo Gallo, Presidente del Consiglio Comunale, il giorno dopo la debacle, convoca via SMS i Consiglieri in un consesso  senza interrogazioni con ragione d’urgenza, senza peraltro specificare quale sia l’urgenza, ne saperla spiegare a chi gliene chiede conto. La chiamata è doppia: una per Sabato e, nel caso non dovesse esserci di nuovo il numero legale, una seconda per domenica. Attenzione a questo passaggio importante. Forse non tutti sanno che in seconda chiamata, sullo stesso argomento, alla maggioranza basta un terzo del totale dei consiglieri per far passare le  sue istanze.

L’intenzione è palese. Sabato, infatti, in Consiglio non si è presentato nessuno della Maggioranza, tranne il Consigliere Brunori che, in rotta da tempo, si siede al suo banco, cosa che non fa Galvani ancora preda ad una improbabile crisi di identità. L’opposizione, quella vera, si presenta, per godersi lo spettacolo della meschinità fatta politica. Tutto rimandato a Domenica, quando,  in virtù del trucchetto del numero legale, Gigi il Bullo avrà l’occasione ancora una volta di dialogare con se stesso, dandosi ragione. Alla faccia dell’educazione democratica e dei cittadini.. sì, anche le  famiglie degli ambulanti lo sono.

Il Partito Deocratico (qualsiasi cosa esso sia), non ha i numeri per decidere questioni troppo importanti per questa Rimini straziata dalla Crisi e dalla Criminalità. Inoltre è riuscita a creare in nuovo filone di fantapolitica, quella della Disney. La trama è questa: dei 12 enni hanno desiderato forte forte di scambiarsi i corpi con dei Consiglieri Comunali e magicamente ci sono riusciti (pensa a chi gli è capitato il corpo di Bertino). Ora governano con il solo metodo che conoscono: sbattere forte i piedi per terra.

P.S.

“La differenza tra Democrazia e Dittatura è che in Democrazia prima si vota e poi si prendono ordini; in una Dittatura non c’è bisogno di sprecare il tempo andando a votare”. [Charles Bukowski, Compagno di sbronze, 1972]

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@DadoCardone

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Morte Democratica e finti comunisti.

acquaAvete 5 minuti di tempo? Vi voglio raccontare una bella favola. E’ la favola del Comitato dell’Acqua Pubblica e di come a Rimini si sia fatto strumentalizzare da Sara Visintin e Savio Galvani. Un’ipotesi? Non direi visto quello che è successo giovedì sera, ma giudicate voi. Ecco i fatti, con una piccola premessa.

Il tutto comincia nel 2011. Un giovane e promettente (nel senso che ha promesso qualsiasi cosa) Sindaco viene eletto con un contributo non indifferente dei voti del Comitato per l’Acqua Pubblica, il comitato che lotta per far rispettare il Referendum decretante  l’acqua e la sua gestione  in mani pubbliche.

Catalizzatrice del favore del comitato una certa Sara, che quando scrive cita addirittura i contadini di Di Vittorio, una vera compagna insomma. Sembra perfetta per soddisfare la voglia di sinistra dell’ormai democristiano PD. Come premio l’Assessorato all’Ambiente, effetti collaterali  Savio Galvani in Consiglio Comunale.

In molti si accorgono che Sara Visintin fa molta fatica a stare dalla parte dei vessati. Sarà finta sinistra o debolezza Costituzionale? I primi ad accorgersi che l’Assessore all’ambiente è usato a modi parafanghi sono i Teleriscaldati che vengono menati per l’aia, o meglio nei il tavoli tecnici, per un’infinità di tempo. Non sono i soli e la faccenda diventa piuttosto evidente quando ai tavoli Atersir ( Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna per i servizi idrici e rifiuti) l’Assessora parla ben poco, mentre la voce forte sembra quella del suo accompagnatore… Sergio Funelli, Capogabinetto del Sindaco, ma anche dipendente Hera in aspettativa. Va da sé che i finti comunisti possono sopportare disinvoltamente questo piccolo conflitto di interesse, infatti ne la Visintin si ribella, ne Galvani interroga (e di questo gliene sono grati i nasi sanguinanti a causa sue apologie del nulla).

Arriva però, come in ogni storia che si rispetti, il giorno della resa dei conti. La Maggioranza di cui fanno parte Savio e Sara decide che il Referendum sull’Acqua è come un consiglio d’amore: te lo chiedo, ma poi faccio come voglio. L’acqua pubblica è un fruttuoso concetto da usare durante le elezioni, ma poi è meglio fare una bella gara ad evidenza pubblica, così la gestione se la piglia Santa Madre Hera e c’è meno da faticare per tutti. Cosa fare?

Pubblicamente i “Comunisti per caso” sostengono l’acqua pubblica come sempre, anche se alle conferenze stampa fanno discorsi molto tentennanti, cosa di cui nel caso di Galvani non si accorge nessuno per ovvi motivi di inefficacia dialettica. Poi però qualcuno rompe le uova nel paniere. Il cattivone si chiama Fabio Pazzaglia, lui sì di sinistra e lui sì interessato al risultato del Referendum, tanto da chiedere ed ottenere sette firme per avere un Consiglio Tematico sull’Acqua Pubblica. La settima delle firme è proprio di Galvani che, per ovvi motivi di pretesa coerenza, è costretto a dare il suo appoggio suicida.

A questo punto la situazione si complica. Sara e Savio per rispettare la loro posizione pubblica dovrebbero uscire dalla maggioranza, soprattutto facendolo prima dell’approvazione del bilancio. Questa cosa non fa comodo né a “Federazione delle Sinistre ma non troppo”, né al PD che tra alluvioni, Aeroporti falliti e conti che non tornano sta sudando 7 camicie per cercare slogan che risolvano tutto. Che fare? In prima istanza, tramite il pessimo Presidente del Consiglio Comunale Gallo Bifronte, il Consiglio Tematico viene posizionato come fosse un punto qualsiasi da discutere in mezzo ad altre delibere, cosa irrituale ed inusuale. Ciò però non basta, perché le minoranze sono decise a trattare la questione e neanche se Galvani riuscisse a ritirare la sua firma, facendo una figuraccia solo su Icaro TV, non cambierebbe nulla. Di firme ne bastano sei.

Il Partito Democratico (qualsiasi cosa esso sia) si cimenta dunque nella sua pratica preferita, far saltare ancora una volta la pratica democratica, tanto la Democrazia sembra ormai essere solo un simpatico orpello da logo politico. Lo stesso Galvani interviene sull’ordine dei lavori chiedendo un rinvio e facendoselo votare dalla Maggioranza. Motivazione: per trattarlo meglio, con più tempo. In questa maniera la “Federazione delle Stranezze” potrà produrre un ordine del giorno, finora mancante, accomodante… qualcosa che il PD possa votare senza rovinare la festa a nessuno, magari un bel “percorso partecipativo” di teleriscaldata memoria, una di quelle cose che Hera teme tantissimo. (Brrrrr)

Detto fatto. Gallo Bifronte fa il palo agevolando la sottrazione di Consiglio Tematico, la maggioranza vota a testa bassa. Probabilmente qualcuno di loro si è persino reso conto di quello che stava succedendo, non Morolli, si capiva dallo sguardo da cernia e la “scimmia” da microfono. Alla Minoranza non resta che abbandonare l’aula e lasciare che nell’altra sponda continuino a martoriare da soli quella poveraccia della Democrazia.  Solo Eraldo Giudici (PDL) resta a guardare… ognuno ha i suoi feticismi, o i suoi vantaggi. Fine.

Questi sono i fatti e questo è il modo in cui il Comitato per l’Acqua Pubblica è stato vergognosamente usato. Meno male che è rimasto Pazzaglia a rappresentare quel che resta della Sinistra, dipendesse da Savio e Sara all’inizio del Consiglio Comunale,  al posto dell’Inno, dovrebbero suonare il De Profundis.

P.S.

Aspettiamo con ansia il nome della lista Visintin- Galvani per le prossime elezioni del 2016. Io ho già lo slogan: toccatemi tutto, anche l’acqua… ma non la mia poltrona. Spero sarà  apprezzato il mio sforzo di non descrivere i protagonisti di questa storia con i veri aggettivi che avevo in mente.

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@DadoCarone

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