Consigli alla frutta e Lungomari immaginari.

Spidergnass
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Cosa vi viene in mente se parlo di doppia convocazione, con prima data andata deserta? Un’asta, vero? E invece no. Di recente anche i Consigli Comunali funzionano così. Da quando? Da quando il Primo Cittadino non ha più una maggioranza a garantirgli il numero legale ed allora il fido Gallo Bifronte chiama due date consecutive in modo che, alla seconda chiama, le cartoline del Sindaco possano passare con un quorum ridotto ai due terzi. Saluti da Rimini.

Ieri, mercoledì 5 agosto, è successo per l’ennesima volta. In discussione il bilancio di Rimini Holding, bilancio previsionale presentato quando oramai è quasi ora di dare quello definitivo, e la delibera sul Parco del Mare, cavallo di battaglia della Giunta … beh cavallo … forse ronzino è una migliore definizione. Quello che si è voluto far passare a tutti i costi ieri non è nient’altro che un atto di indirizzo per stimolare le dichiarazioni di interesse degli operatori verso i rendering del Lungomare (di Misano).

Il gioco funziona così. Sono anni che dicono di voler rifare il lungomare, che non possono per via di Bolkestein e Demanio, ma appena “sdemaniano”… vedrai che roba! Nell’ottobre del 2013 parte il federalismo demaniale e il Taglianastri esulta a quotidiani riuniti “Finalmente!”. Però c’è un problema riguardo all’unica vera zona di interesse per Gnassi & Friends, parti fondamentali del Triangolone del Porto non possono essere accumulate al federalismo demaniale. E’ una disdetta perché accordi e soldi ci sono solo per quella zona e infatti, nei rendering visti in questi anni, solo da quelle parti si riconosce una qualche spinta creativa, il resto è tale è quale al lungomare di Misano, anzi.. in alcune immagini è proprio quello.

Dato che per gli sfigati fuori dalla zona pregiata non ci sono progetti veri, ne soldi, se proprio vogliono un lungomare nuovo se lo devono pagare e qui si entra tra le pagine di un vero e proprio racconto fantasy. Secondo gli intendimenti di Maurizio Ermeti, praticamente Presidente senza concorso del Piano Strategico, Operatori Balneari, Albergatori e Chioschisti si dovrebbero mettere d’accordo tirando fuori dalle loro saccocce i soldi per rifare il lungomare. In cambio diritti di sfruttamento della superficie sdemanializzata per 50 anni (o forse mille di solitudine, chi lo sa). Chiaro che per tirare fuori dei soldi (non pochi) bisognerebbe avere una gran fiducia di questa Amministrazione, atteggiamento che ultimamente non sembra andare per la maggiore. Per quanto riguarda i bagnini poi stiamo parlando di un vero e proprio atto di fede, in quanto a loro si chiede di rinunciare alle risorse con cui potrebbero presto dover concorrere per riprendere la concessione della loro spiaggia. Certo … a meno che non vogliano diventare noleggiatori di risciò o venditori di grattachecche con i loro costosi diritti di superficie.

La fiducia è una cosa fondamentale in certe operazioni. Quando si parla di certi progetti e di certi esborsi finanziari anche al romagnolo più piddino (ammesso e non concesso che il PD sia ancora il partito di Gnassi) si fa passare la febbre da tifoso e guarda le cose come stanno. L’evidenza, per chiunque, è che questa Amministrazione sarebbe stata più produttiva perfino se guidata da Cetto La Qualunque, anche se a molti, in alcuni frangenti, sembrerà di averlo votato davvero. TRC, Aeradria, Colonie, Ciclabili, Cittadella dello Sport, 105 Stadium queste solo alcune delle incompiute, ma se ci dobbiamo far venire in mente qualcosa di portato a termine in questi lunghi quattro anni si fa veramente fatica. Qualcuno dirà il Filadritto e bisogna ammettere che i cartelli sono straordinari, ma per il resto è solo ordinaria amministrazione, non ci confondiamo.

Dopo 4 anni siamo ancora gli atti di indirizzo che, va detto, non sono uno strumento urbanistico, ma dei pagherò (se mi rieleggete). Ecco dunque che la possibilità di riporre fiducia (e soldi) nella banda Gnassi svanisce nella contingenza e nella realtà fuor di slogan. Niente paura però, esiste sempre la velata coercizione del “qualcuno ci starà, gli altri si adegueranno”, che sottintende il “noi ci abbiamo provato, ma voi avete troppo gufato”. E’ il pensiero di una generazione di politici nati in un partito troppo forte e troppo intrallazzato per accettare il confronto con chicchessia, da qui la riduzione del processo partecipativo alla sola rappresentazione mediatica, come tutto il resto.

Ricapitolando. Ieri un Sindaco al 4 anno abbondante di mandato, delegittimato dalla sua stessa maggioranza, ha imposto, con il trucco burocratico del quorum ribassato ai due terzi, un atto di indirizzo per cercare di stimolare l’interesse su una delle sue principali linee programmatiche. Abbiamo già sentito di amministrazioni che si riservano i lavori pubblici migliori in prossimità delle elezioni. Rimini non è così fortunata, per lei a 8 mesi di una nuova tornata elettorale ci sono solo disegnetti, selfie festaioli e tirate di culo.

P.S.

D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.
[Italo Calvino]

 

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Parco del Mare: cronaca di un seminario.

mc6Lunedi 18 maggio sono stato alla presentazione del “Parco del Mare”, primo ambito (area dove sono consentiti interventi di sviluppo nel lungomare di Rimini ), di dodici del Piano Strategico (d’ora in poi P.S.).

Due le grandi novità di questo strumento urbanistico, NON ATTUATIVO: la prima è la sdemanializzazione dell’area di proprietà dello stato, dal muretto di separazione dell’arenile alla prima linea di edificato, non ho capito se questa è avvenuta tramite acquisizione o per passaggio diretto. La seconda la possibilità dei privati di intervenire direttamente, contribuendo anche alla realizzazione delle opere di interesse pubblico.

Erano presenti gli Ordini Professionali (Geometri, Ingegneri e Architetti), Il Sindaco, il Presidente del P.S., un rappresentante della Wellness Foundation, un ricercatore universitario di urbanistica, dirigenti del Comune di Rimini del settore Pianificazione del settore accordi territoriali e del SUAP, e docenti dello IUAV di estimo e diritto.

Si inizia con 40 min di ritardo, dopo breve introduzione di un rappresentante degli ordini, si parte con il “breve saluto” del primo cittadino, un’ora e dieci di Marketing puro, tra promozione, propaganda e vendita, durante la quale scopro di essere un “link” in traiettorie di sviluppo trainate da una visione strategica, e che ho la possibilità di passare dal sogno al segno, un puntino sull’Adriatico, per entrare a buon diritto in un nuovo territorio in un epoca post-dubaista befanizzata?????????

Si passa quindi al Marketing del Presidente del P.S. attraverso suggestioni e confronti di luoghi, attività e situazioni affascinanti, ma piuttosto distanti dalla realtà riminese, per bacino d’utenza, dimensioni, morfologia del territorio e soprattutto cultura.

Insieme al rappresentante della Wellness Foundation, il filo conduttore è la prospettiva di un enorme, ma veramente enorme (15 km di spiaggia per 200mt. di larghezza) di spiaggia(arenile) privo di manufatti (condivisibile e auspicabile), tutti trasferiti tra spiaggia e prima linea(più insidioso), se i privati se ne faranno carico di wellness-fitness e good lifestyle center.

Il benessere e un modello di vita verde e sportivo, con buon cibo, concetto principale assolutamente legittimo e condivisibile, promosso dai primi tre relatori, anche se a mio avviso la CIVITAS, è molto di più con i suoi pregi e i suoi difetti. Aspetti positivi molti, aspetti negativi anche, e per obbiettività di cronaca proverò ad individuarne alcuni di entrambi.

Sulla mobilità, la scelta di pedonalizzare il più possibile il lungomare è positiva, così come restituire all’arenile il suo carattere e dotare l’area sopra la spiaggia di servizi.

Aspetti negativi assegnare al TRC ancora non realizzato, un’importanza “strategica”, comprensibile per gli impegni economici adottati, ma debolissima per una mancata riflessione e pianificazione di tutti i flussi pedonali, ciclabili, carrabili pubblici e privati in relazione alle dotazioni esistenti e alle previste, in base alla morfologia del luogo alle caratteristiche del clima e dei flussi storicamente accertati, non solo nell’area costiera, ma su tutto il territorio. Questo dovrebbe essere redatto da ente terzo competente e verificato ogni due anni in base alle mutate condizioni oltre che come verifica dell’esattezza delle previsioni, anche per modifiche e migliorie. Dettaglio inutile tale strumento di pianificazione già dal 1992 per legge sovraordinata dovrebbe essere attuativo.

Esempio come può il TRC affrontare le richieste odierne con previsioni fatte almeno 12 anni fa? E per confronto dotare l’area sopra l’arenile di servizi simili per tutta la costa non aiuta a diversificare e caratterizzare il “Genius Loci”, ma ad appiattirlo in un’unica grandissima area monofunzionale, sarà davvero strategica questa scelta?

Dal punto di vista strettamente urbanistico vedo di buon auspicio la possibilità di realizzare servizi nell’area ex-demaniale, meno la quantità e gli usi previsti troppo monotoni e poco differenziati.

Trovo insidiosa la direzione presa di far realizzare ai privati le dotazioni di servizio da raggiungere, sarà difficile avere un’omogeneità di qualità ed interventi. Così come il sostituire gli attuali parcheggi con altrettanti ma tutti interrati. L’esempio di Riccione ci deve far riflettere sulla necessità di realizzare un’infrastruttura così costosa, i parcheggi interrati, il rischio è quello di fare investimenti importanti con utilizzo inferiore alle capacità.

Non mi piace la creazione di dune artificiali e l’antropizzazione completa con un parco enorme, preferirei la formazione di situazioni urbane con tutti gli usi della vita quotidiana e dotazioni di servizi pubblici, scuole e piccole fasce di residenze sociali e non, per favorire il controllo sociale spontaneo durante tutta la giornata ed in tutte le stagioni e qualche fascia di natura selvaggia, insomma spontanea.

L’identità e il carattere del territorio sono stati dimenticati e per uno sviluppo urbano della costa che sia sostenibile, l’attenzione al passato e riferimenti alle attività storiche come le vele al terzo, l’attività della pesca e degli sport del mare sarebbero da auspicare fortemente.

Il ricompattamento della città e dei costi di gestione avviene con l’applicazione di altri principi e il consumo di suolo nello scenario ipotizzato è totale. La sostenibilità è altro, anche se abbiamo rinunciato fortunatamente ai project financing di Foster, Nouvel e De Smedt e questo va bene.

Così come il recupero di indotti produttivi e artigianali di nicchia a garanzia di una differenziazione e di un’attenzione culturale che superi la modaiola e certamente importante tendenza del benessere e dell’attività fisica.

La mancanza di flessibilità negli usi è coercitiva e pericolosa in relazione alle variazioni dei mercati e alla realizzazione di investimenti forse tardivi ed obsoleti (penso ai parcheggi interrati, quale futuro per le auto private nei prossimi 20 anni? A fronte di concessioni per 99 anni.

Mi sfugge la volontà di creare una città costiera monofunzionale e rinunciare ad una vera città completa.

Qualche dubbio lo sollevo sulla mancata applicazione della legge regionale a tutela delle spiagge libere che significa aree naturali, dovrebbero essere il 20% del totale, ad oggi sono solo il 7%, dopo l’attuazione del “Parco del mare” quanto saranno?

Gli interventi che sono seguiti a quello dell’Urbanista della facoltà di Ferrara, dei dirigenti del Comune sono stati tecnici e hanno illustrato norme e linee di indirizzo previste per l’attuazione del piano. All’interno della monotematica direzione intrapresa, senza alcuna possibilità di dibattito, vi sono anche scelte e proposizioni condivisibili, ma mancano confronti ed esempi a sostegno di una tesi tutta da dimostrare.

Di fronte ad interventi incompleti, quali Novarese, Murri ad esempio, che vanno nella direzione auspicata, quali indicatori abbiamo a sostegno della validità di questo piano? Parlo non di potenzialità ipotetiche, ma di dati certi, arrivi, soggiorni e capacità di spesa dei turisti negli ultimi 10 anni? Quali sono i nostri concorrenti e quale potrebbe essere diciamo nel raggio di 50 km il nostro partenariato, con cui sviluppare sinergie?

Altro aspetto sempre ignorato, quale funzione potrebbe assumere nella città riminese l’applicazione di questo piano, perché suddividere in funzioni così delineate aree che potrebbero esprimersi in molti modi diversi e ricompattare la città con quartieri identitari autosufficienti?

Apprezzabile la scelta di un obbiettivo, ma potrebbero essercene altri, altrettanto vantaggiosi.

Trovo elevato il rischio di ritrovarsi tra 15 anni ad avere un’exposizione di design celebrativo di progettisti e amministrazione, ma completamente avulso dalla cultura riminese e privo di fascino a causa del suo indirizzo monotematico.

Nelle diapositive proiettate, non ho visto alcuna proposta “tradizionale”, solo architetture di design, prive di relazioni e riferimenti alla storia ed al territorio, palme, tante palme, per la gioia del punteruolo rosso, gradonate in listelli di legno e prati all’inglese, insieme al grido di battaglia “Piscine”.

Seaside, Alys beach, Pitiousa, Portgrimaud, sono esempi di pianificazione integrata, la mia riflessione è la seguente ma se voglio perseguire il benessere e uno stile di vita sano, mangiare del buon cibo e praticare attività fisica non posso farlo all’interno di una città completa, non posso farlo nella natura? Ho davvero bisogno di realizzare tanti edifici, simili per funzioni e consumare tutta la costa?

Della mancata possibilità di porre anche solo due domande al mattino e due al pomeriggio, ho già detto. La partecipazione richiede confronto, ascolto e condivisione.

Tra il serio ed il faceto commentavo gli 8 crediti formativi, più vicini ad un bonus filo-governativo che ad una giornata di libera informazione, mi hanno fatto notare che erano gratis e quindi la lamentela era ingiustificata, vero, però ce li siamo sudati tutti.

L’affluenza è stata elevata.

Anyway, ai posteri l’ardua sentenza.

 Fausto A. Battistel Architetto

P.S. da “le città invisibili”

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.

Due modi ci sono per non soffrirne.

Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio” [ Italo Calvino]

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