Casa Gallo? Legale solo sotto i tre gradi.

Di casa Gallo abbiamo scritto tante volte, inevitabilmente. Se c’è un frangente dove questa amministrazione rivela i propri limiti, in quella che dovrebbe essere una consiliatura di sinistra, è proprio la vicenda dei 20 sfrattati del Villino Ricci, divenuti ormai i quasi 50 ospiti di Casa Gallo (Don).

Un breve riassunto per chi si fosse perso le puntate precedenti. Nella primavera dell’anno 2015 gli attivisti del Network Casa Madiba affiancarono alcuni senzatetto nell’occupazione abitativa del Villino Ricci, immobile abbandonato da decenni in via Ceccarelli.

Dopo una serie di azioni legali l’Amministrazione riuscì a far dichiarare l’immobile, nel frattempo restituito ad un decoro di cui usufruiva anche il vicinato, pericolante. Passo necessario per sfrattare i senza casa perché, come ci piace ricordare appena se ne presenta l’occasione, occupare a fine abitativo non è illegale. Illegale è solo riempire le strade di indigenti e poi pretendere che tutti rientrino nelle cure di un sistema approssimativo e mal gestito.

Il problema fu che l’azione legale palesò i suoi effetti proprio alle porte dell’inverno e i “castigapoveri” si trovarono nel mezzo di un contraccolpo di immagine, senza sapere come gestire le persone cui erano riusciti a togliere un tetto. Da qui il bando di via De Warthema da cui nacque Casa Gallo, vinto proprio dagli attivisti del Network Madiba.

Vincere in questo caso è una parola che va presa con le pinze. Certo per gli attivisti il risultato fu notevole, quasi un’ufficializzazione del loro lavoro, ma il contributo economico per quanto richiesto era semplicemente ridicolo. Infatti il bando fu abbandonato da tutte le organizzazioni ufficiali, impossibilitate a garantire un servizio secondo i loro canoni.

Così non è stato per Casa Gallo, per molti aspetti autogestita dagli stessi senzatetto, in un percorso di affrancamento dalla loro condizione. Un modello sicuramente da osservare e da sperimentare in tante altre situazioni, secondo molti osservatori. Non però secondo gli uffici di Gloria Lisi, che non sono mai riusciti a leggerne lo spirito innovativo, forse perché più preoccupati a preservare il sistema così com’è (e non ho fatto certo un complimento).

Finito il termine temporale, previsto dal bando, l’Amministrazione ha riaperto la sua battaglia legale contro attivisti ed ex senzatetto (ex perché Casa Gallo è una casa a tutti gli effetti), tra l’altro senza aver pagato nemmeno l’anticipo previsto del misero rimborso spese e chiedendo il pagamento delle bollette, per un servizio reso molto oltre quanto pattuito.

In questi giorni leggiamo sulla cronaca locale che ai “gestori abusivi” e ai “bisognosi” è stato “concesso” di rimanere dentro la vecchia cartiera di via De Warthema, fino al 30 aprile. In realtà questa è una concessione che che l’Amministrazione fa a se stessa ogni inverno da quel 2015, perché Casa Gallo, che lo si voglia ammettere o meno, svolge un servizio per tutta la comunità e lo fa non semplicemente gratis, ma sotto minaccia di sfratti e denunce.

Non retribuiti, non rimborsati, denunciati, continuamente sotto il tiro della feccia fascista che individua quel luogo come una calamita per la propria frustrazione xenofoba, con le preoccupazioni di coloro che devono gestire persone abbandonate dalla società (con tutto ciò che ne consegue), ma… quando si scende sotto i 3° possiamo portare pazienza fino a primavera e permettergli di continuare a spendersi in questo servizio gratuito. Che meschinità.

P.S.

Dei meravigliosi lavori che si dovevano fare al Villino Ricci e per i quali gli Homeless dovevano sgombrare, ancora non si è vista traccia. L’unica cosa che cresce virtuosamente in quel luogo è, ormai, solo l’albero di cachi. Più che un abbandono, un monito di quanto la meschinità porti a confondere il proprio utile con la Giustizia.

 

@DadoCardone

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Citizen Rimini Video Magazine – Volume Uno

Primo Volume ufficiale di Citizen Rimini Video Magazine.
In Questo Numero:
– Qualità della vita: la classifica più efficace
– Criminalità: vittima e aggressore nello stesso palazzo
– Consiglio Comunale: Gloria Lisi Show
– Iniziative: Legami di Latte
– Saluti

Classifica Sole 24 Ore

Classifica Italia Oggi – Sapienza

 

 

 

@DadoCardone

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Gnassi e Lisi contro i Poveri

Riceviamo e pubblichiamo il Comunicato Stampa di Rimini People in relazione al ritiro delle concessione per la Casa dell’Accoglienza Andrea Gallo (Don). Un atto che pare ricerca ossessiva di conflitto contro chi si occupa di Povertà fuori dal canonico “giardinetto”. Sarà che agli amministratori giovani e trendy i poveri veri fanno un po’ senso?

Gnassi chiude Casa Don Gallo,  lo chiede Pizzolante?

L’attesa è durata 4 anni e 11 mesi, ma niente da fare, pare che Gnassi non riesca a fare cose di Sinistra. Venerdì 15 Aprile sarà revocato il permesso a Casa Don Gallo di continuare la sua attività e 43 persone verranno  sbattute in mezzo alla strada.

A questo punto ci chiediamo cosa dovrebbero fare queste persone secondo i piani dell’Amministrazione.? Dissolversi nell’aria come non fossero mai esistite? O mettersi in fila per ottenere, forse, due tre mesi di assistenza in uno dei costosi progetti di Gloria Lisi?

Le uniche risposte che l’attuale amministrazione sembra poter dare assomigliano più a dei lanci pubblicitari di un prodotto che non servirà a nulla, piuttosto che alle soluzioni programmatiche di cui sentiamo il bisogno. Casa Andrea Gallo, costata infinitamente meno di tutti quei cartelloni pubblicitari che annunciano con gaudio la scoperta delle rotonde (!), ha dato una risposta concreta a problemi di sicurezza, integrazione e riqualificazione di cui Rimini ha un’estrema urgenza. Sicuramente un esperimento riuscito, da clonare, non da eliminare.

Ci preme anche sottolineare che Rumori Sinistri, l’Associazione di volontariato che si era presa in carico la gestione e gli stessi abitanti (guarda un po’ cosa ti combina l’integrazione), avevano autonomamente progettato un ulteriore miglioramento della struttura e delle condizioni. Il Progetto Madi-Marecchia, regolarmente presentato in Comune, aveva addirittura stimolato le Vision del Primo Cittadino. Che cosa è successo poi?

Non si sa, ma guardiamo con estremo sospetto alla recente scesa in campo della lista architettata da Pizzolante, in appoggio a Gnassi. E’ tragicamente evidente, molti già lo sostengono come dato certo, che uno dei prezzi per l’appoggio da destra, sia la conclusione del Progetto Casa dell’Accoglienza Andrea Gallo (Don).

Ora però come forza politica scesa in campo, proprio per contrastare questo tipo di corto circuiti e inefficienze, chiediamo: cosa intende fare il Sindaco Gnassi per il problema delle 43 persone, italiani e non, che dal 16 di Aprile occuperanno la Strada?

Dato che siamo “nuovi” della politica, chiediamo all’attuale Primo Cittadino il favore di una risposta semplice che tutti possano comprendere. Perché noi non dimentichiamo che in assenza di luoghi di accoglienza come Casa Gallo nel 2015 questa città ha visto morire ben 7 persone a causa delle precarie, se  non assenti, condizioni abitative. E questa è una delle responsabilità dalla quale il primo cittadino di Rimini non può sottrarsi.

Siamo anche curiosi di sapere il parere di tutti quelli che hanno sempre ritenuto improponibili le occupazioni a fine abitativo. Con quest’atto si sta togliendo dalla legalità il recupero ad un’esistenza normale di 43 senzatetto e il messaggio fra le righe è “Arrangiatevi nell’illegalità”. Il motivo ufficiale? Mancano una doccia e un water. Fate Vobis.

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Per Rimini People

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Il Re è nudo.

IMG_9044Una cosa è certa. Da quando Rimini è stata scossa dal fervore rivoluzionario dei ragazzi di Casa Madiba Network non è più la stessa città. Il muro dell’indifferenza, ora, ha un bel buco nel mezzo e da lì si può scorgere un bel po’ di gente in mutande, ma anche tanta solidarietà, perlomeno di pensiero, da persone che non ti aspetteresti.

In mutande, neanche a dirlo, è la politica. A proposito di questo mi viene in mente una fiaba dei Fratelli Andersen: “I Vestiti nuovi dell’Imperatore”. La storia racconta di un Re vanitoso a cui due imbroglioni vendono un vestito di un filato così pregiato da risultare invisibile agli stolti e agli indegni. Ovviamente non c’è nessun tessuto, ma, per paura di essere giudicati male nessuno dei cortigiani lo dice apertamente. Il Re stesso, che naturalmente non riesce a vedere un vestito che non esiste, fa finta di indossarlo per non essere  giudicato indegno e, nudo come mamma lo ha fatto, si va a fare una bella sfilata per la città. Nessun abitante, ognuno con le sue inconfessabili indegnità, rivela la nudità del sovrano finchè un bimbo, spinto dalla sua innocenza, urla : Il Re è nudo!

A Rimini è successo lo stesso, ma il Re continua a sfilare imperterrito e i suoi cortigiani continuano a fingere che sia vestito. Chi ha urlato la verità è casa Madiba, sulla cui innocenza si può anche discutere, ma la cosa certa è che l’Amministrazione manifesta un distacco dalla realtà patologico e anche parecchio preoccupante. La verità urlata è che a Rimini l’Emergenza Abitativa produce morti, la reazione della politica è tutto un programma. Diamo un po’ di voti alla maniera di Citizen:

Andrea Gnassi: A lui dei problemi reali non è mai interessato e la gente in difficoltà gli fa pure un po’ schifo, lo dimostra la lunga casistica di Teleriscaldati, Ambulanti, V Peep, Rimini UpTown, TRC e chi più ne ha più ne metta. Gli importa però (parecchio) quando viene contestato pubblicamente, ne va della sua immagine che attualmente è tenuta a galla da due feste e quattro rotonde. Il danno di immagine lo fa andare fuori di testa e reagisce sempre in maniera scomposta. In questa occasione ha accusato “qualcuno” di chiudere gli occhi su false dichiarazioni dei redditi degli inquilini ERP per tenersi la poltrona degli Enti che gestiscono le case. La cosa strana è che per le occupazioni di via Dario Campana c’è l’obbligo per legge dell’Esposto in Procura, ma per questo, che pare profilarsi come un abuso d’ufficio, no. Il giorno dopo si è calmato, ha ragionato ed ha pensato bene di fare propaganda usando i bambini. All’inaugurazione della palestra di Villaggio Primo Maggio sfrutta al massimo la visibilità del momento e dichiara: “Gli Attivisti del Paz imparino a prendere esempio dai bambini delle nostre scuole”. Il resto del delirante discorso su alberi che cadono e cose che crescono ve lo risparmio, l’intento è già abbastanza chiaro così. Voto 4: mento alto contro la folla e propaganda con i bambini … chi è che faceva così?

Gloria Lisi: Non è un mistero chi rappresenta e, di conseguenza, quanto le possa dare fastidio che qualcuno possa mettere le mani nel “giro” dell’assistenza ai bisognosi, senza essere inquadrato in qualcosa che lei può controllare. Non ci prendiamo in giro Caritas, Giovanni XIII (& company) detengono il monopolio delle opere di carità riconosciute e le loro spese sono coperte di conseguenza. Lo possono testimoniare associazioni come Papillon, che si occupa dei carcerati, costrette ad arrancare dietro chi detiene l’investitura ufficiale. Questo sistema, per quante possano essere meritorie le azioni, crea certi interessi che non possono essere rotti, se non altro per mantenere operative le strutture. Gente che opera praticamente a titolo gratuito, utilizzando ciò che è già in disponibilità della Comunità, ma abbandonato, è inaccettabile. Lisi è portatrice di quell’interesse che, contestualmente, è anche un serbatoio di voti per questo PD in fin d vita.  Dai qui le dichiarazioni sulla regolarità che va mantenuta e ottenuta con i bandi, tra queste la mia preferita, la puttanata da oscar: “Sono preoccupata per l’incolumità delle persone che stanno li dentro. Quella casa (Villino Ricci n.d.r.) non è sicura.”. Eh già Madre Teresa, perché invece dormire in mezzo alla strada è sicuro. Voto 4: Quando ti fai il segno della croce citi uno che non chiedeva un bando per moltiplicare i pani.

Sara Visintin e Savio Galvani: li metto insieme perché anche in due fanno fatica a farne uno. Anche loro sono sui giornali in questi giorni. Sui quotidiani rompono con Gnassi, ma in commissione votano la con la maggioranza e non è l’unico aspetto dissonante tra le dichiarazioni e i fatti. Sui giornali Visintin è con Casa Madiba, ma poi non partecipa al corteo, né si fa vedere alla manifestazione, per la precisione non a  quella. Sul giornale del giorno successivo è fotografata assieme a 16 persone ad una manifestazione di protesta gay contro Forza Nuova… se andava al Fuera ne trovava di più. Non mi fraintendete io non ho assolutamente nulla contro gli omosessuali, anzi secondo me le due proteste erano da unire e invece  qualcuno (io) l’ha vista, a occupazione terminata, all’uscita di via Ceccarelli , nel parcheggio, che sbirciava da lontano. Di Galvani non ne parliamo, si è visto, ma ha pensato bene di rimanere impalpabile all’ombra della carrozzina di Pazzaglia. Voto 2: Se i rivoluzionari fossero stati come questi saremmo sotto il dominio dell’Austria.

Mattia Morolli: menzione speciale per il capogruppo del PD Consiliare. Non c’è mai stato, non sa nemmeno di cosa si parla, ma trova lo spunto per fare una dichiarazione che potrebbe essere di Pizzolante. Sintetizzando: sono irregolari e fanno campagna elettorale. Il giorno in cui il PD morirà (perché presto o tardi lo farà) questo ragazzetto verrà seppellito col defunto come facevano i Vichinghi con il loro schiavi, tanto è dedicato alla causa. La cieca dedizione gli deriva certo dalla speranza di essere un prossimo sindaco PD, ma finora è citato solo da uno dei fratelli Sivieri e in un modo che se fossi in lui chiederei di non ripetere. Voto: non classificato. Se questo è il capogruppo figurati il resto.

Come si vede dunque l’Amministrazione, perlomeno quella che si è sentita in dovere di esprimersi, si sta facendo una bella passeggiata con le pudenda di fuori e nessuno dei cortigiani dice loro niente, probabilmente per lo stesso meccanismo della fiaba sopracitata. E la gente?

Mi è capitato spesso in questi giorni, mentre con il mio socio Cruma preparavo il servizio per il TG sui fatti di queste settimane, di essere fermato da persone che volevano esprimere solidarietà. Mi  è successo in via Dario Campana, ma anche ad un incrocio di via Ceccarelli. Signore “perbene”, come qualcuno le definirebbe, magari a spasso con il nipotino. La sintesi che mi permetto di fare del loro pensiero è questa:

Certo non è giusto occupare proprietà private, ma quando c’è un’emergenza di questo tipo qualcosa bisogna pur fare. E poi per una questione di decoro bisognerebbe imporre che i luoghi vengano tenuti bene, non come questi ruderi di cui Rimini è piena che, a quanto pare, hanno pure un proprietario.

Ovvio che il numero delle persone con cui ho parlato non è sufficiente per rappresentare una valenza statistica, ma ho notato che chiunque sia minimamente informato sui fatti inevitabilmente si allinea a questo tipo di ragionamento. Gli altri, gli eroi da tastiera, si accodano su Facebook al pensiero comune. Non bisogna però biasimarli perché si tratta un meccanismo atavico, risalente a quando l’uomo era una scimmia appena scesa dall’albero che doveva stare in mezzo al gruppo, perché se rimaneva isolata veniva sbranata.

P.S.

Ieri sono passato per la nuova Casa Madiba. Ho rivisto Fatima e Antonella, due delle persone cui la Lisi non vuole dare un tetto, per la loro incolumità. Non sembravano preoccupate, anzi ostentavano sorrisi fiduciosi…. Che siano due amanti del pericolo?

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@DadoCardone

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Occupy Rimini – Scacco matto in tre mosse.

elimadibaLa necessità aguzza l’ingegno, quante volte l’avete sentito dire? Oggi però nuovi significati si sono aggiunti all’ingegno di una manovra, che molti diranno sarebbe stata da prevedere, ma che nessuno ha di fatto capito fino al suo compimento. Questa è la cronaca di come Casa Madiba si sia procurata un nuovo tetto e di come chi è abituato al confronto giornaliero riesca a surclassare forze soverchianti, se guidate dalla sola arroganza. In tre mosse.
L’origine di questa storia, leggendo il nome di Casa Madiba lo sapete già, è il doppio sfratto che ha messo per la strada gli attivisti di via Dario Campana e i quindici senzatetto che da loro avevano trovato riparo.

 

Prima mossa: la ruota del pavone. Dopo le contestazioni di piazza lo stesso giorno degli sgomberi e in Consiglio Comunale, giovedì, viene diffuso il tam tam di una Madiba Street Parade. Il nome appare come una provocazione diretta senza mezzi termini all’AperiSindaco, il quale aveva definito gli attivisti gente che fa volontariato “per sport”, arrogandosi qualsiasi diritto di soccorso, nei modi e nei termini congegnali alla sola sua Amministrazione. Sabato 24 maggio, attorno alle ore 16.00, davanti alla stazione di Rimini un centinaio di ombrelli multicolore faceva bella mostra di se sotto la pioggia battente, in attesa di seguire il risciò, locomotiva della protesta. Ancora una volta la risposta delle forze dell’ordine è parsa esagerata. Un numero imprecisato di Cellulari di Polizia e Carabinieri, l’immancabile Digos e un elicottero della Polizia che ha cercato di coprire col rumore delle sue pale, senza riuscirci, i canti di protesta delle potenti casse alla guida del corteo.
Screenshot_4Seconda mossa: faccio quello che vuoi tu. Come da precedenti esperienze di corteo Cellulari e celerini chiudono le vie d’accesso alle piazze. Ad ogni cambio di direzione gli osservatori (giornalisti, fotografi, etc) si chiedono se quello sarà il punto del contatto. Ancora si sente l’eco delle manganellate di appena un paio di giorni prima, ma il biscione di protesta si lascia condurre. Si comporta come Snake, “antico gioco Nokia” nel quale il serpente evita gli ostacoli e contemporaneamente aumenta il numero dei suoi componenti. Via Giovanni XXIII, Via dei Cavalieri, Via Ducale, un pezzettino di Corso D’Augusto verso il Ponte di Tiberio, Circonvallazione Occidentale, sempre ubbidienti, sempre in fila, sempre di più.
IMG_20150523_181730Terza mossa: la mano è più veloce dell’occhio. Quali possono essere gli obiettivi dei manifestanti? Le piazze? Gli edifici da cui sono stati sgombrati? Per ogni obbiettivo polizia in testa, in coda e nei sentieri altrimenti percorribili. Per ogni obbiettivo, certo … ma non per il vero obbiettivo. All’altezza della farmacia la testa del corteo continua ad avanzare mentre il grosso della fila devia verso Via Ceccarelli. Il tempo di reazione delle Forze dell’Ordine è sufficientemente lento da permettere a tutto il corteo di infilarsi nella nuova direzione. I Cellulari, richiamati, entrano nella via successiva facendo fischiare gli pneumatici per arrivare più velocemente possibile alla fine di Via Ceccarelli e impedire al corteo di proseguire. Da lì non uscirà più nessuno. Scacco matto.

Tip and Tricks (trucchi e suggerimenti). Al numero 14 di Via Giulio Mario Ceccarelli abitava una pia donna che lasciò la sua proprietà e la sua collezione di Famiglia Cristiana al Comune, per farne un uso socialmente utile. La villetta di due piani, con ampio giardino sul retro, è attualmente in uno stato d’abbandono tale che potrebbe essere usata per il set di un film Horror. I ragazzi di Casa Madiba Network, mentre alla fine della strada erano attesi da Pirro e le sue truppe (questa è un po’ difficile, me ne rendo conto), hanno introdotto clandestinamente le prime scope mai viste da quelle mura in almeno dieci anni. Il resto del lavoro è toccato a Fabio Pazzaglia che ha passato un paio d’ore nel cercare di conferire telefonicamente con il Vice Sceriffo Lisi e con l’Assessore alla Pubblica Incertezza Jamil Sadegholvaad. Ovviamente nessuno dei due si è visto perché, come giustamente ha fatto notare il Primo Cittadino in Consiglio Comunale, “la Giunta è una squadra e ognuno risponde per le sue competenze”… sono le incompetenze che proprio non si vuole intestare nessuno. Comunque sia, con l’apporto degli assessori o meno, alla fine gli agenti in tenuta antisommossa e l’elicottero si sono stufati di presidiare i tombini, perché solo quelli erano rimasti di pericolosi. Il nuovo tetto di Casa Madiba Network è stato inaugurato con un’assemblea serale, la nuova sistemazione durerà? Io consiglierei di lasciargliela perché, data l’abilità dimostrata, la prossima volta potrebbero occupare il Palas durante un convegno di Marines.
P.S.
Anche in questa azione un assente e un non pervenuto. L’assente è Sara Visintin che non si fa vedere né in Consiglio, né tra quelli che la sua estrazione dovrebbe privilegiare. Poi citare i contadini di Di Vittorio diventa una fanfaronata. Il non pervenuto è Savio Galvani, presente, ma arrivato solo dopo che Fabio l’ha tranquillizzato sulla situazione. Per fare il Comunista ci vuole il fisico.
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@DadoCardone

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Il Cieco ha visto tutto.

20150303_133626Che succede a Gaiofana? E’ una domanda che ti fai quando torni a casa e trovi quattro (e dico quattro) volanti della polizia di fronte al cancello. Ti guardi in giro e ti aspetti di sentire dei colpi di arma da fuoco da un momento all’altro, o, perlomeno, qualcuno che urla da un terrazzo che si vuole buttare. Ma niente.

Ti avvicini guardingo al portone di casa sperando di non essere nella linea di fuoco di qualcuno e cerchi di capire dalle facce dei vicini, tutti affacciati o in giro come appena scampati al terremoto, cosa diavolo sia successo. La Signora Helmut (nome di fantasia a protezione dell’identità), forte dei suoi due ictus, ripete ossessivamente “Cosa è successo?  Chi si è buttato?” e rimbalza da un lato all’altro del cortile come un Roomba, quegli aspirapolveri che puliscono casa da soli. Quando imbrocca il portone sono cazzi.

Il vicino complottista mi guarda contrito, mi fa un sospirone  che sta a significare “come volevasi dimostrare” e guarda il secondo piano dove abita il vicino mussulmano. Mi mette una mano sulla spalla  e sempre sospirando mi fa :

 “ lo sapevo che doveva succedere proprio qui a Gaiofana….”

“Cosa?”

“L’ISIS!” – esclama con gli occhi a palla. Lo sto quasi per mandare a fanculo quando il mio sguardo intercetta un poliziotto affacciato al terzo piano. Proprio l’appartamento dei miei vicini preferiti.

La Signora Helmut nel frattempo ha quasi preso il portone e incrocia un agente che sta uscendo.

“Cosa è successo?  Chi si è buttato?”

“Signora non ho tempo.. se lo faccia dire dai vicini che sicuramente hanno visto tutto”

“Qualcuno ha visto qualcosa?” – chiede disperata.

“Sauro” – le risponde urlano qualcuno. Che poi è il nome del vicino cieco. Perché noi nei quartieri brutti siamo così… non rinunciamo alla battuta nemmeno circondati dalla polizia.

Basta voci di popolo, meglio constatare di persona. Riesco a capire che il figlio dei miei vicini, un ragazzino timido per quanto allampanato, ha saltato la scuola. Avendo la casa libera si è organizzato per ospitare gli amici radunandone mezza dozzina. Fino a qui, ci arriverebbe anche lo psicologo interpellato dai giornali questa mattina, proprio di fianco all’indignazione del vicesindaco, è tutto normale. Lo si fa per essere accettati. Ragazzi ho la casa libera venite da me domani? 

Torneo Fifa alla Play (per gli anziani: videogioco del calcio), risate, battutacce e fanfaronate per salire i gradini della scala sociale del gruppo. Però (c’è sempre un però) nelle dinamiche di gruppo è previsto un maschio Alfa che ad un certo punto deve ristabilire le gerarchie, ne va del suo status. Se il maschio Alfa è un imbecille allo stato brado la mossa porterà sicuramente ad una serie di conseguenze che vanno dalla denuncia a piede libero al ritrovarsi in un campo d’addestramento alle porte di Kobane.

L’imbecille prende una pistola a pallini, quei pallini gialli che possono fare danno solo se li ingoi, e spara ai bambini della scuola elementare di fronte, mentre fanno ricreazione. Trenta, forse quaranta, metri di tiro che arrivano al bersaglio solo per inerzia. Io, lo confesso perché oramai il reato è in prescrizione, a 15 anni con una cerbottana e dello stucco, centravo natiche di anziani sequestra palloni a 50 metri con una potenza balistica che saltavano tutti come i capretti.

C’è da dire che, anche se nessuno si è fatto male, l’imbecille non è stato meno imbecille, tra l’altro è stato pure sfigato perché ha trovato una maestra sul piede di guerra (non è possibile fumare all’aperto nel quartiere ad una distanza di venti metri dalla scuola) e l’intervento di una squadra d’assalto della polizia in una evidente mattinata moscia.

Ora svesto un attimo i panni dell’indiretto  testimone e rimetto quelli di Citizen per le abituali considerazioni che nessuno si sente di fare. Tre, quattro, volanti della polizia, sette ragazzini denunciati, prime pagine dei giornali, interventi pubblici del Vicesindaco (che non li fa però quando le scuole cadono a pezzi) e pareri dello psicoloco. Minchia che reattività!

Siamo sicuri che a molti farebbe piacere vedere questa prontezza di riflessi anche per le altre problematiche, perché a Rimini non è che proprio ci si annoi. Minimizzo? Non proprio. Ai tempi della cerbottana fui scoperto e un paio di calci nel culo mentre una morsa mi teneva dolorosamente l’orecchio mi convinsero a cambiare sport. E’ il famoso metodo Montessori, dove il ragazzino è libero di scegliere… se comportarsi bene o prendere una tempesta di schiaffoni. Oggi giorno non si usa più. Sarà meglio? Sarà peggio? Non siamo psicologi, ma forse si sarebbero evitati articoli di due pagine (manco avessero indagato Gnassi per associazione a delinquere) che pare diano  voce anche ad una specie di protagonismo represso delle mamme,evidentemente  cresciute  a pane e Maria De Filippi: “abbiamo rischiato la tragedia”. Dai su…

P.S.

A chi ha sparato. Tra tutte le possibili considerazioni che potrei fare su di te la più drammatica è che non sei amico dei ragazzi che (probabilmente) stanno tacendo per te. Stai portando 7 famiglie in tribunale, mentre l’unico comportamento da uomo sarebbe ammettere la tua colpa e risparmiare un sacco di lavoro e patimenti a tutti. Spero che il tuo gruppo se ne accorga e ti lasci da parte come meriti.

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@DadoCardone

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