Exit

ExIt [alia]

L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea (qualsiasi cosa essa sia) è un capolavoro di superficialità politica senza pari e la toppa che gli si vuole mettere è peggio del buco.

L’Inghilterra, che per inciso non produce quasi nulla ed importa praticamente qualsiasi cosa, si è trovata dalla sera alla mattina ad avere una moneta notevolmente meno pesante, con tutto ciò che ne consegue. Il motivo oggi è chiaro, la classe dirigente ha pensato che fosse scontato anche per l’elettorato l’appartenenza ad un ordine politico economico, sebbene nessuno si fosse preoccupato di spiegarlo. Dall’altra parte politici con della fame vera, come Farage, sono partiti da una considerazione diversa e sono scesi tra la gente a spiegare il loro punto. Done.

Molti vedono nel voto avverso all’Europa del popolo inglese la risurrezione di una identità sciovinista, fenomeno anche continentale, che si vuol chiudere nei suoi confini. In parte è vero, poiché tra le leve usate v’è sicuramente l’immigrazione, ma questa analisi rischia di rimanere solo in superficie. Infatti la Scozia, che pure ha votato a suo tempo per rimanere in Europa, usa gli errori di Cameron per un’istanza nazionalista.

La recrudescenza delle estreme destre europee è senz’altro un dato reale, ma assegnare loro un parametro di crescita indipendente dal malgoverno di questa Europa delle banche private è riduttivo. Le persone, la maggior parte delle persone, non si interessano di politica, né di economia e neppure dello Stato Sociale. La logica dei popoli risponde al semplice percorso empirico: non sto bene? Cerco di cambiare e lo faccio dando fiducia a chiunque proponga un cambiamento. Frente Amplio, Podemos, 5 Stelle, tutte entità che, dove presenti, con successi alterni, arrivano a contendere la guida dello Stato. Dove però non ci sono è ormai chiaro che prendono forza  ideologie nazionaliste, per quanto gravate da zavorre storiche.

Se in Inghilterra l’Europa e gli europeisti avessero dato meno per scontata un’appartenenza mantenuta con i colpi dei Bazooka di Draghi, magari considerando con meno distacco le istanze basilari della popolazione, oggi staremmo parlando d’altro. Invece sembra che la vera campagna pro Europa sia partita solo dopo il voto. Cameron non vuole formalizzare la richiesta d’uscita, si raccolgono firme per annullare il Referendum e tutti si affannano, come non avevano fatto prima, a spiegare gli svantaggi dell’uscita.

Questo atteggiamento è un altro problema. Gli Inglesi, sebbene risultino sostanzialmente spaccati a metà, hanno detto la loro usando uno strumento democratico previsto, non certo improvvisato. Squalificarlo non farà bene alla misura dell’ autodeterminazione che i britannici ritengono di avere. C’è poi la raccolta firme che è addirittura ridicola. Di chi sono le firme? Brexit pentiti o degli stessi che volevano rimanere? No perché se sono degli stessi la raccolta firme c’è già stata ed era appunto il Referendum.

Non sembrava un referendum all’Italiana. Le domande erano semplici, Leave or Remain, ma in fin dei conti quando si parla democrazia diretta, o quantomeno consultazione diretta, l’insofferenza dell’esecutivo verso gli stupidi votanti dà sempre lo stesso risultato: se ha ragione il Governo è una festa per la Democrazia, altrimenti la gente non ha i mezzi per decidere.

Nei prossimi mesi ne vedremo delle belle, ma per certo saranno tutti tentativi di mantenere lo status e non di correre al riparo nelle questioni che stanno veramente minando l’unità dell’Europa. L’incapacità di gestire il flusso migratorio probabilmente riuscirà dove non osano nemmeno gli euroscettici più incalliti, basta guardare che fine hanno fatto i modelli di accoglienza della Socialdemocratica Svezia, un esempio virtuoso sovraccaricato fino all’esplosione dall’ignavia degli Stati Membri.

L’Europa delle Banche non è un’invenzione delle Destre, anche se fin’ora sono le più propense a cavalcare quest’onda. Avemmo bisogno dell’Europa dei Popoli, ma se consideriamo che nel Parlamento di Bruxelles il Partito Socialista Europeo è tenuto in quota dal PD di Renzi… direi che siamo abbastanza inguaiati.

P.S.

“Non siamo più inglesi né francesi né tedeschi. Siamo europei. Non siamo più europei, siamo uomini. Siamo l’umanità. Non ci resta che abdicare dal più grande degli egoismi: la nostra patria.” [Victor Hugo]

dado

@DadoCardone

Share

Su Alexis, l’Euro e il Popolo Sovrano.

2A1A03F500000578-0-image-a-9_1435648572098Parliamoci chiaro. Il problema della Grecia non sono i soldi.
L’Euro e l’Europa non sono la stessa cosa. L’Europa è un Continente in cui si parlano più di trenta lingue diverse, molte di più le culture e le tradizioni. La cosa che in epoca moderna ne fa una comunità è il proponimento fondante di non essere più vittima dei conflitti che l’hanno percorsa lungo tutta la sua storia. Un Italiano e un finlandese non si sentono certo parte della stessa Comunità per il fatto di avere la stessa moneta in tasca.
La propaganda filo bancaria di questi ultimi anni ha investito grandi risorse per far passare il concetto che l’Euro e l’Europa sono imprescindibili l’una dall’altra. Nulla di più falso. L’Euro, secondo quanto promesso inizialmente, doveva essere un facilitatore per gli scambi commerciali, come se prima non si fosse commerciato lo stesso e magari più armonicamente rispetto alle proprie esigenze territoriali. L’Italia, che praticamente ha sempre prodotto tutto, con estrema qualità, non ha mai avuto interesse in una moneta forte, visto che la sua principale vocazione era (e sarà se ci riprendiamo) l’esportazione di alta qualità. Al contrario una nazione che importa tutto, ad esempio l’Inghilterra, ha interesse nel mantenere una moneta pesante. Italia e Inghilterra sono i due estremi, nel mezzo una miriade di realtà normalmente gestite dai meccanismi d’inflazione… certo avendo la proprietà della propria valuta.
Oggi pur sotto l’Euro parificatore, gli scambi interbancari sono profondamente iniqui, l’unica cosa di cui si fa gran commercio sono  titoli di Stato e il debito pubblico è diventato un business per quelle due tre Nazioni per cui l’Europa Economica è stata cucita a misura. Aexis Tsipras, cercando di dimostrare che si può campare anche senza Euro, fa un grosso dispetto a chi specula sull’annullamento delle sovranità Nazionali.
Ribadiamolo. L’Euro e l’Europa non sono la stessa cosa. L’Europa è un Continente in cui si parlano più di trenta lingue diverse, molte di più le sue culture e tradizioni. La cosa che in epoca moderna ne dovrebbe fare una comunità è il proponimento fondante di non essere più vittima dei conflitti che l’hanno percorsa lungo tutta la sua storia. Un Italiano e un finlandese non si sentono certo parte della stessa Comunità per il solo fatto di avere la stessa moneta in tasca.
Il rifiuto greco all’omologazione crea un pericoloso precedente contro cui è partita un’offensiva mediatica in grande stile. Ormai anche la casalinga di Voghera ripete come un mantra che i greci sono causa del loro male perché vanno in pensione troppo presto e truffano la previdenza sociale. Nessuno dice però che, con le riforma del 2010 prima e del 2012 poi, sono state tagliate le tredicesime e che il 45% dei pensionati vive sotto la soglia della povertà. Le riforme che l’Europa vorrebbe, lo stiamo provando anche sulla nostra pelle, sono totalmente inefficaci e l’Austerity è ormai dichiaratamente una forma di gestione recessiva. Per quale motivo la Grecia vi si dovrebbe volontariamente sottoporre?
L’Europa sta morendo della stessa medicina che vorrebbe obbligatoriamente somministrare alla Grecia, tanto è vero che Mario Draghi, con il suo Quantative easing, sta cercando di riprodurre, per il continente intero, il meccanismo che una volta garantiva il bilanciamento delle economie statali. 1.140 miliardi (60 miliardi al mese fino a settembre 2016) trasferiti alle banche centrali nazionali, che acquistano titoli di stato sul mercato secondario, nel tentativo di far salire al 2% un’inflazione attualmente attestata su un valore medio dello 0,3%. Il tutto, secondo l’intenzione, dovrebbe far deprezzare l’euro e garantire maggior liquidità per le imprese.
Non è così, almeno non finora. Contrariamente a quanto auspicato dalla manovra si sta assistendo ad una stretta del credito. In Italia 22 miliardi in meno di prestiti alle imprese e, di contro, ci sono 190 miliardi di rate non pagate, valore in crescita. E’ estremamente chiaro che il danno non è certo provocato dai greci, un popolo di soli 12 milioni di persone, che vanno in pensione a 61 anni come ci si va in Germania. Il danno è una generazione di politici che pensa a tutto, tranne che agli interessi del Popolo Sovrano, titolo che farebbe ridere solo a pronunciarlo se non fosse proprio per il referendum lanciato da Tsispras.

P.S.

Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo capisse, credo che prima di domani scoppierebbe una rivoluzione. [Henry Ford]

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

Share

Su Rimini Reboot [di Fausto Battistel]

“Guardare ciò che è davanti ai nostri occhi richiede sempre uno sforzo enorme”.

Immagine1 L’esperienza della mostra e della conferenza Rimini Reboot – Riprogetta Rimini è un lavoro di gruppo, ciascuno con le sue competenze e le sue capacità ha contribuito alla realizzazione. Vorrei raccontare meglio obbiettivi e finalità del progetto, ringraziare i rappresentanti dell’amministrazione e degli ordini che hanno partecipato, gli organi d’informazione che ne hanno riportato la notizia e a tutti coloro che sono intervenuti, chi ha espresso il proprio consenso alla proposta così come chi non lo ha fatto.

Questo lavoro ha di base due finalità, la prima è  quella di fornire un esempio per illustrare una buona pratica di redazione di una prima proposta progettuale per un’area della città, uno strumento di dialogo per vedere sin dall’inizio il possibile risultato e poter creare il consenso per la sua realizzazione, definirne gli elementi qualitativi e quantitativi.

La seconda è quella di dare una risposta con il dialetto del luogo per esaltare il “genius loci”, una risposta con il carattere del luogo per favorire il senso di appartenenza della comunità.

Per tutti coloro che hanno avuto la fortuna o la sfortuna di assistere alle mie conferenze sull’argomento, ma io preferisco chiamarli racconti, nei quali si illustravano attraverso esempi e comparazioni, le valutazioni che ciascuno di noi, se osserva la realtà con attenzione e le chiavi di lettura giuste, può fare per deteminare personalmente in modo oggettivo la qualità di un progetto e di conseguenza la fattibilità della sua realizzazione.

La mostra e la conferenza hanno illustrato un percorso di analisi delle preesistenze e le soluzioni proposte per dare al territorio urbano già compromesso e quindi cementificato, un aspetto e una fruibilità piacevole e un carattere riminese.

Questo progetto svolto da partecipanti al Master di Urban Design, è stato una simulazione per gli studenti, di un vero e proprio lavoro con tanto di committente e caso reale, da sviluppare come se dovesse essere realizzato e quindi senza tanti esercizi artistici e di fantasia, il caso è stato affrontato con la filosofia ed i criteri che vado ad illustrare.

L’area scelta tra il sottopasso del grattacielo, Parco Cervi e l’isolato urbano delle ferrovie situato in Via Tripoli rappresenta già un territorio urbanizzato, prevalentemente monofunzionale e privo di qualità urbana.

La riqualificazione prevede:

Edifici pubblici per la comunità con volumi commerciali per creare una rete economica a favore di un sostegno per gli abitanti e gli operatori, edifici pubblici ad uso civico, uffici comunali decentrati, cinema /teatro, impianti sportivi e altri edifici di servizio (poste, etc…).

11219501_815588661857257_4950201486293085253_oEdifici residenziali e ad uffici, con altezza massima 3/4 piani, per tutte le classi sociali e con differenti finiture, ma sempre dignitosi e ben rifiniti, in classe energetica performante e con sistemi antisismici idonei. Realizzati con forma e foggia tradizionale, con materiali della tradizione ed elementi della consuetudine locale, per favorire un senso di appartenenza, per tramandare le conoscenze costruttive alle nuove generazioni, favorendo l’apprendistato (sul modello delle botteghe) e trasmettere le conoscenze dell’artigianato, edile, di carpenteria, di falegnameria, dei fabbri, dei tinteggiatori etc… consentendo durante la realizzazione dell’intervento un apprendistato, per tramandare le conoscenze dell’artigianato edile, formare i giovani e creare del lavoro.

Strade e piazze dotate di negozi e laboratori con edifici proporzionati nelle loro altezze alla larghezza delle strade e/o delle piazze per favorire la camminata urbana e renderla piacevole e meno faticosa data la piacevolezza dell’incedere in percorsi mutevoli e dotati di servizi per la vita di tutti i giorni.

Il quartiere sarà interamente pedonale percorribile a piedi in 10 min e dotato di 3300 posti auto interrati (che possono essere raddoppiati o triplicati se si riterrà opportuno fare più livelli interrati), di cui 1250 privati. Le strade interne al “district” (così termine un po’ modaiolo) saranno carrabili ma solo per il traffico locale di scarico e carico dei residenti.

Gli isolati urbani costituenti questo nuovo aggregato saranno dotati di verde e fruibili dal pubblico durante il giorno e chiusi di sera e di notte. E soddisferanno la “sete” di natura insita in ogni essere umano, consentiranno a bambini ed anziani di godere in luoghi protetti, il verde, le attività di gioco, socialità e riposo.

Data la compattezza e la densità di abitanti presenti e tutti gli usi della vita quotidiana la sicurezza sarà esercitata dal controllo sociale spontaneo. Le dimensioni ridotte della città consentiranno una gestione economica degli spazi del verde e degli impianti.

L’evento della mostra e della presentazione con dibattito in cui tutti i cittadini hanno avuto occasione di porre delle domande, fare delle osservazioni ed esprimere il loro parere è stato un primo passo verso un percorso di partecipazione per definire la loro città. Nessuno dei presenti, né relatori né organizzatori né sostenitori ha mai pensato alla proposta redatta come ad un progetto perfetto e migliore di altri, ma certamente ha motivato e argomentato con consapevolezza e professionalità le scelte adottate.

Il dettaglio di scala dall’urbano al particolare è stato utile per illustrare le possibilità del risultato finale e una stima dei costi di costruzione al metro cubo comparati con un’ipotesi di possibile realizzo di vendita delle unità immobiliari e dei parcheggi da mettere sul mercato per i privati, ha consentito di redigere un bilancio economico serio con  previsioni assolutamente positive.

Il documento di pianificazione generale del territorio redatto andrà migliorato e condiviso e gli autori potrebbero essere i garanti per la realizzazione del progetto e progettare alcuni edifici, mentre tutte le altre progettazioni di dettaglio andrebbero suddivise tra i professionisti della zona, così come le realizzazioni tra le PMI locali e gli artigiani locali per sviluppare una competizione sana nell’ottenere il miglior risultato. Anche l’indotto del commercio edile e delle immobiliari dovrebbe avere lo stesso trattamento.

perarticolcrIn Europa sono già diversi gli interventi realizzati con questa metodologia e con il criterio di favorire lo sviluppo e l’incremento di un dialetto regionale come affermazione del “genius loci” della storia e della cultura delle popolazioni che vi abitano, per favorire l’integrazione e la conoscenza della cultura del luogo ed affermare l’unicità data dal clima, dai materiali, dalla storia e dalle capacità di formare una solida comunità, che nel prossimo futuro se capace di sviluppare solidalmente una società soddisfatta dalla qualità della propria vita ed orgogliosa della sua cultura potrà accogliere, arrichirsi ed arricchire i cittadini di continenti, religioni e culture diverse senza perdere la propria identità e creare una crescita ed un’armonia mai raggiunte nella storia del passato.

Un’architettura gentile, rispettosa dell’uomo percepibile dai suoi sensi con naturalezza potrà formare o rigenerare aree urbane attualmente degradate e restituire prima ai cittadini e poi ai luoghi un’identità ed una memoria storica che potrà restituire dignità e fierezza ad entrambi.

Il criterio utilizzato della città compatta è semplice se in un ettaro vivono 1000 abitanti anziché 500 il costo di gestione degli spazi (strade, illuminazione, pulizia, verde, impianti etc…) sarà ridotto e nella migliore delle ipotesi dimezzato.

Questa proposta dal basso rispettosa della comunità tanto da consentirne la permanenza, sia durante sia dopo le opere, è una risposta all’arroganza ed al gigantismo di opere di cui la società intera invece di usufruirne ne subisce le conseguenze, a causa di una celebrazione, fine a se stessa, che invece di favorire le politiche urbane le sfrutta  al solo scopo di specularci per realizzarne guadagno economico, insensibili ai danni sociali ed ambientali provocati con le loro scellerate azioni e con un esercizio del potere degno dei regimi autoritari peggiori.  Quando invece una progettazione urbana capace di creare un’economia equa, una socialità vivibile e una realizzazione sostenibile sarà in grado di fornire reddito e quindi profitti all’intera comunità per un tempo lungo. Attraverso una speculazione equilibrata i profitti saranno maggiori.

Questa proposta in maniera estremamente chiara indica soluzioni che molti cittadini di Rimini pensano da anni ma che nessuno osa fare. Sono semplici e restituiscono alla città spazi ed opere appartenenti a tutti :

Un’area per il mercato bisettimanale dedicata e degna della sua tradizione (con altri usi giornalieri); Lo scavo archeologico completo dell’anfiteatro attualmente mortificato e solo recentemente oggetto di attenzione con una ringhiera in legno che almeno pazialmente ha restituito al luogo un po’ di dignità; E una nuova sede all’asilo svizzero nel vuoto urbano di Piazza Gramsci. Questi argomenti non dovrebbero essere dei tabù ma far parte della normale dialettica tra cittadini ed amministrazione, quest’ultima con l’onere di amministrare appunto e non coercere.

Fausto Battistel Architetto

p.s.      Restate collegati a breve vi sarà un’altra presentazione della proposta con l’allestimento di una mostra, per consentire a chi non ha potuto partecipare di prenderne visione e se lo riterrà opportuno esprimere il suo consenso al suo proseguimento.

N.B.     Per la cronaca era possibile votare SI o NO per continuare lo sviluppo della proposta,

su 176 votanti pari a 401 gr. di fagioli

i SI sono stati 160 pari a 365gr.

Share

La Macro Passerella Adriatico Ionica.

IMG-20141210-WA0001Ieri ho assistito, mio malgrado, a quello che odio di più della politica. L’uso di un tema politico importante ad uso passerella.

Per la rubrica “forse non tutti sanno che”, sta per consolidarsi il progetto di una Macroregione Adriatico Ionica, ossia la progettazione comune, sostenuta da fondi europei, dei paesi e delle regioni che affacciano sull’Adriatico e sullo Ionio. Questo progetto non è esclusivamente indirizzato ai membri europei, ma anche agli Extra UE, in quanto l’obbiettivo dichiarato è l’inclusione  di Paesi che non sono attualmente nella Comunità Europea.

Bello. O almeno sarebbe bello se in mezzo a tutto ciò non ci fossero i politici italiani. So poco di quelli Albanesi, Croati e Montenegrini, ma se c’è una cosa di cui sono sicuro è che i rappresentanti della politica italiana, prima di arrivare al fine ultimo dei progetti, antepongono tutto quello che possono accaparrare, si trattasse anche solo di visibilità. Un chiaro e distinto esempio se n’è avuto ieri.

La famosa conferenza sulle Macroregioni, quella a cui tutti i giornali hanno dato ampio spazio sia prima che dopo, quella che doveva durare quasi tutto il giorno, è in realtà durata un’oretta. Non che nel resto della giornata non ci sia stato qualcuno che parlava al Paladebit, inutile cornice del nulla, ma una volta esibitesi le personalità politiche nel famoso numero “diciamo la stessa cosa con toni diversi così sembra altro”, le sedute della sala si sono rarefatte come se qualcuno avesse tirato una fialetta puzzolente.

Discorso di Gnassi, discorso di Bonaccini, discorso di  Sandro Gozzi (detto anche Er Zeppola), discorso del Sottosegretario All’ambiente Silvia Velo, discorso degli ospiti stranieri, foto, ripresa di mamma Rai, coffe break e addio.

Non che in tutto ciò non ci sia stato nulla di divertente. Per esempio (so che questa la capiranno in pochi) il sottosegretario Velo dovrebbe pronunciare in maniera meno incerta il titolo Blu Job.. in inglese è un attimo essere fraintesi. A proposito di inglese. E’ stato anche molto simpatico osservare le facce sconcertate della platea quando l’inviato Albanese ha fatto il suo discorso in inglese.  Le reazioni sono andate dall’epistassi alla spudorata lettura della Gazzetta dello Sport (che tanto non capisco). Il bello è che Gentian Elezi, Vice Ministro per l’Integrazione Europea dell’Albania, parlava anche un perfetto Italiano avendo studiato a Milano, ma avrà pensato fosse veramente un’occasione europea.

Una citazione a parte la merita il solito Gnassi che continua imperterrito a fare lo stesso discorso riadattandolo ad ogni singola occasione.  Sto giro si è risparmiato il “puntino sull’Adriatico”, ma ho visto il rappresentante serbo scrutare il cielo, per cercare ispirazione, quando in cuffia gli parlavano di campanili, via Emilia, via Popilia … giurerei  si stesse  chiedendo se il Sindaco a Rimini fosse anche il capo dei Pizzardoni. So strani ‘sti italiani. Perlomeno ha concluso in perfetto stile turistico invitando tutti a visitare Rimini. Tutti tranne Bonaccini che ha negato di aver promesso un assessorato a Rimini. Eppure io l’avevo letto il titolone… qualcuno ha raccontato una cazzata.

Sparite le personalità ho pensato che finalmente fosse giunto il momento di parlare concretamente della Macroregione, ma sono stato posto di fronte a delle linee così generali che… l’unico richiamo Adriatico che ho sentito distintamente è stato il mal di mare.

Dunque alla resta dei conti la Strategia UE era quella di dare occasione di un bel set fotografico e menar in gruppo quel povero cane per l’aia. L’effetto più paradossale di tutto ciò sarà quando chi non ha idea di che cosa si stia parlando reclamerà per se ruoli principali in questo progetto, a dispetto di chi se lo cura da anni, come  Mario Spacca, il Presidente della Regione Marche.

P.S.

Chi di teatrino colpisce…

 

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

Share

Democrazia?

logo-forza-gnocca-ciclo-dell-arteMi sembra di averlo già scritto in passato, ma va da sé che lo sto già riscrivendo…
Se veramente erano democratici non lo scrivevano nel nome del partito. Così come quelli della libertà, che poi occupano le scale dei tribunali in nome della loro tanto sbandierata democrazia. Ci sono altri che parlano di libertà ed anche di ecologia, ma sono troppo piccoli e poi menzionano il partes, la parte, la sinistra, che già così appunto si mette in una posizione di parte, non rappresenta pertanto la totalità e quindi nulla a che fare con la democrazia.
Come quelli che invece si scrivono nel nome MoVimento ⭐⭐⭐⭐⭐, per evidenziare effettivamente quei 5 punti che mancano alla Costituzione: acqua pubblica, no al nucleare si alle energie rinnovabili, sviluppo, progresso, diritto all’informatizzazione e soprattutto all’informazione libera, ma di democrazia ne devono mangiare ancora tantissima, a pranzo e cena.

democrazia_voltaire

Per quanto mi riguarda il PDL è il cancro di questa società, insieme alla lorda Lega. Certo, ma hanno capito in molti che per estirpare il cancro devi combattere la muffa e i funghi che lo sostengono: il PD con tutto il suo apparato di conniventi alla Mafia, alla Camorra e all’Andrangheta, oltre alla Corruzione, al Clientelismo, al Nepotismo, all’annullamento dei diritti e della coscienza civile.
Non è possibile che per oltre 10 anni il PD ( il PCI, il DS, il PdS, la Margherita, l’Ulivo e tutti i cazzo di funghetti del bosco ), dalla regione, alle province, fino ai singoli comuni, siano convissuti con la Camorra in HERA, la Mafia in MPS, l’Andrangheta/Mafia/Camorra insieme nelle Cooperative.
Questo solo per fare alcuni esempi sul locale e senza spingersi troppo in là, ma se vogliamo possiamo anche parlare delle frequenze televisive, degli affari di speculazione taciuti in FIAT o Parmalat ad esempio, delle varie scalate alle azioni bancarie, degli affaracci sporchi di Lottomatica e Mondadori…
no-gods,-no-masters!Con tutti i cazzo di ex-sindaci, ex-consiglieri, ex politici, tutti quanti allegramente seduti nei consigli di amministrazione, nelle stanze dei bottoni come nei vari tribunali, lautamente stipendiati per controllare e combattere ciò che pensavamo di aver vinto nell’immediato dopoguerra… ebbene, questi non è possibile che non potessero sapere. Non è ammissibile!
Vogliamo poi parlare di decine di anni di cementificazione selvaggia per favorire il riciclaggio del denaro?
Chi sostiene il PD pertanto non è meno colpevole di ciò che ha combattuto.
Tutti responsabili dal primo all’ultimo e tutti da condannare.

Leggi tutto “Democrazia?”

Share

TRC e altre nefandezze

Delusione e amarezza. Se è vero che ora è troppo tardi per parlare di TRC e che bisogna assolutamente farlo per mettere mano su quei soldi ( perché mi par di capire che altro motivo reale non c’è ), ci si rende anche perfettamente conto che i nostri dipendenti nel consiglio comunale non hanno il minimo interesse ad ascoltare cittadini che pongono semplici e giuste obiezioni.

Leggi tutto “TRC e altre nefandezze”

Share

Il nostro futuro

Premessa necessaria: B.C.E. ( Banca Centrale Europea ) e BANKITALIA s.p.a. ( Banca D’Italia ).

Che differenza c’è tra queste banconote? Chi le crea?

Con certezza assoluta possiamo dire che ognuna di queste banconote poteva o può ( a seconda del corso legale ), essere utilizzata per acquistare beni ma, sempre con la stessa certezza, possiamo stabilire che solo una di queste veniva stampata dallo Stato quindi apparteneva ai cittadini, mentre le altre sono rispettivamente della Banca d’Italia (BANKITALIA s.p.a.) e della BCE, pertanto appartengono alle rispettive banche. Leggi tutto “Il nostro futuro”

Share

fine dei giochi – ricomincia a giocare

Il valore di questo mio appunto è prettamente morale, sociale, etico, di spirito valutativo. Infatti non è mia intenzione spingerti a credere in un’utopia o far parte di leghe anti-complotto dai grandi disegni, nemmeno soddisfare una mia vena catastrofistica. Con questo resoconto mi limito solo a riportare i fatti, da cui poi ognuno di noi può trarre le sue valutazioni.

Ho letto distrattamente questo poco tempo fa: la terra è come un’enorme astronave nello spazio, con 6 miliardi di passeggeri [noi] e risorse in esaurimento… al momento forse non gli ho dato la giusta importanza, ora l’impressione è che ciò sia dannatamente reale.

Sulla base di questo presupposto, in tempi di assoluta crisi come questi, probabilmente, chiunque di noi ne avesse il potere, giustificherebbe qualche piccolo intervento per rendere leggermente più invivibile questo mondo, così da ridurre le fila della popolazione residente nelle prossime generazioni e far sopravvivere meglio solo alcuni, indirettamente, soprattutto, i più forti.

Quanto sopra idealizzato con l’assunto che stiamo parlando di pura sopravvivenza della specie, visto che tale specie sopravvive grazie alle risorse del pianeta e che questo parrebbe avere sul cruscotto dei guidatori una lucina rossa accesa a destra vicino alla scritta empty.
Leggi tutto “fine dei giochi – ricomincia a giocare”

Share

perdita di fiducia

Noi italiani non riusciremo mai a sentirci uniti e non avremo mai un vero orgoglio nazionale. Perché?
Leggi tutto “perdita di fiducia”

Share