Rimini: La Città che cambia. (Ma anche no.)

1436431416_Maurizio-Cattelan-Saluti-da-Rimini-2Questo post è a tutti gli effetti il proseguimento  del precedente riguardante la candidatura Gnassi Bis. Dopo aver sviscerato la natura delle personalità che hanno decretato l’inutilità delle Primarie PD per Rimini, ora andremo ad analizzare la motivazione: il cambiamento che il Primo Cittadino avrebbe portato sulle rive di questo puntino sull’asse dell’Adriatico.

Cambiamento ce n’è, non lo si può negare. Dopo quattro anni in cui la “Capitale del Turismo”, sotto regime di Salvaguardia, sembrava fosse stata messa in cantina a marcire, nell’ultimo anno è esploso un pot-pourri di cantieri. Sì, è vero, i cartelli sono più grandi delle buche che fanno i lavori, ma bisogna capire un concetto fondamentale. L’Amministrazione Gnassi è stata così attenta a vendersi mediaticamente, che di tempo per idee proprie non ne ha trovato ed è stata costretta a continue mani di colori pop sul niente. Meno male che in questi anni ci sono state le idee degli altri.

Andremo ora a stilare una lista di fonti di approvvigionamento idee, non completa perché non vogliamo approfittare del tempo dei nostri lettori, ma esaustiva per quanto riguarda il concetto.

  • Le cose che ci sono già. L’idea originale fu di Santa Madre Chiesa. Prendere tutte le feste pagane, principalmente solstizi, e brandizzarle con il simbolo della croce. Questo, oltre a dimostrare che il marketing è praticato da millenni, è di grande ispirazione per la politica degli annunci. Così il primo fine settimana di luglio, che si riempirebbe anche se a Rimini scoppiasse la peste, diventa: la Notte Rosa. Allo stesso modo la festa della Marineria diventa Molo Street Parade e i chioschi non sono più roba da sagre e feste di paese, ma Street Food. Tutto molto più trendy e quando dico tutto intendo proprio tutto, anche le panchine e i cestini della mondezza, basta una spruzzata di colori pop.
  • Le cose che decidono gli altri. Diciamo le cose come stanno. Se sei un candidato del Partito Democratico a Rimini non diventi Sindaco se non sei propenso a garantire gli interessi preminenti. Non sto parlando di malaffare, ma dei poteri economici i cui interessi premono forte su qualsiasi Primo Cittadino. In campagna elettorale si possono firmare patti per l’acqua pubblica e promettere moratorie ai teleriscaldati, salvo poi guardare bene chi pesa più sulla bilancia. Teleriscaldati o SGR? Hera o un Comitato? E’ sotto gli occhi di tutti. Puoi anche promettere lo stop al cemento, ma se Cagnoni ha bisogno di ossigeno per il mutuo del Palas appaiono varianti delle varianti che consentono il sorgere di centri commerciali e palazzine sovietiche. Come la volgi a tuo favore? Beh per esempio il “dovere verso Cagnoni” è diventato Acquarena, la piscina che il riminese non aveva. Ma il colpo di genio (tanto di genio da essere stato senz’altro imposto e non pensato) è la liaison con Hera. Un bel pacchetto chiavi in mano per il problema delle Fogne. Hera, attingendo dalle bollette dell’acqua di tutta la Provincia per la prossima decade, si prende carico del lavoro con un bel progetto che le garantisce anche la futura espansione. Il fatto che, nonostante il piccolo particolare della forza di gravità, sia stato raddoppiato il depuratore a monte, invece che quello a mare, la dice lunga. Il risultato? Gnassi, mette mano alle fogne. Le conseguenze sono per chi verrà dopo e sicuramente a discapito della ripubblicizzazione dell’acqua.
  • Le cose già decise. Questa è una fonte particolarmente florida e si basa su determine di enti sovra ordinati, a cui la gente è generalmente poco attenta. Da qui scaturiscono finanziamenti normalmente distribuiti, ma che nelle parole dell’amministratore diventano abili lavori di bilancio etc. Gli esempi sono molti, ma ci piace riportare, per quanto è lampante, il caso del Federalismo Demaniale. Era già stato deciso da tempo che lo Stato affidasse al controllo diretto dei Comuni alcuni beni demaniali. Per Rimini, oltre ad altri, è stato anche il caso del lungomare che tutti dicevano intoccabile perché di pertinenza del Demanio. Cosa buona, cosa già decisa. In fase di definizione però qui a Rimini leggevamo titoloni nella Cronaca Locale, descriventi un agguerrito Primo Cittadino che andava direttamente a Roma per minacciare di conseguenze legali l’ufficio del Demanio, se non gli avessero dato immantinente il lungomare. Capito il giochino?
  • Ultima, ma non ultima, la fonte delle idee… degli altri. Chi segue i Consigli Comunali l’ha visto fare innumerevoli volte. La Minoranza presenta un’idea che viene automaticamente bocciata, per poi essere ripresentata con altro nome, a volte solo per farci un titolo di giornale. Gli esempi sono tantissimi a cominciare dal ponte di Via Coletti, che una delibera di Giunta aveva già deciso essere un pontaccio di Ferro, ma in Consiglio Comunale, di fronte ad un centinaio di cittadini incazzati, si è tramutato miracolosamente nel rendering di un ponte normale. Una fonte di idee particolarmente gradita è il Movimento 5 Stelle, alla faccia della polemica che non lo vorrebbe forza propositiva. Elenchiamo solo i plagi più evidenti. Il Parco giochi per bambini disabili, strumentale in Consiglio, poi diventato atto di civiltà semplicemente cambiando il proponente. Le celeberrime delibere sull’urbanistica, approvate persino dalla Maggioranza, ma sparite per un anno e sei mesi, tornate (almeno nei termini) sui giornali come intuizioni del Sindaco, mentre per i consiglieri che le avevano proposte erano impraticabili. Ultimo “appoggio”, in ordine cronologico, un pezzo del progetto per cui i 5 stelle si erano avvalsi della collaborazione di Ettore Maria Mazzola e il gruppo del suo Master in Urban Design. L’intuizione geniale di quel lavoro era ricucire la città al mare tramite la zona morta della stazione. Gnassi, nonostante non si fosse degnato di presenziare né alla mostra né alla conferenza, pare a causa di un impegno da aperisindaco, non ci ha pensato due volte a fare sua quell’intuizione annunciando una Vision istillatagli dallo Spirito Santo.

In conclusione nel manuale del perfetto amministratore PD, nell’introduzione, potete trovare scritto: che sia un’idea di altri, una cosa che sei costretto a fare, una cosa che c’è già o un regalo dello Stato… cambiagli nome e dì che si tratta di una tua idea (almeno sui giornali). Bisogna capirli. Con tutto il tempo impiegato a far credere di saper fare le cose, dove lo trovi il tempo per farle veramente.

P.S.

Ovviamente, come suggeriscono gli stessi cartelli pop, tutte le buche aperte alla fine di questa legislatura rappresentano un lavoro che si concluderà solo nella prossima, a Gnassi rieletto. Lui ne è sicuro…. Infatti ci ha già intestato mutui per 40 anni.

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@DadoCardone

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Su Rimini Reboot [di Fausto Battistel]

“Guardare ciò che è davanti ai nostri occhi richiede sempre uno sforzo enorme”.

Immagine1 L’esperienza della mostra e della conferenza Rimini Reboot – Riprogetta Rimini è un lavoro di gruppo, ciascuno con le sue competenze e le sue capacità ha contribuito alla realizzazione. Vorrei raccontare meglio obbiettivi e finalità del progetto, ringraziare i rappresentanti dell’amministrazione e degli ordini che hanno partecipato, gli organi d’informazione che ne hanno riportato la notizia e a tutti coloro che sono intervenuti, chi ha espresso il proprio consenso alla proposta così come chi non lo ha fatto.

Questo lavoro ha di base due finalità, la prima è  quella di fornire un esempio per illustrare una buona pratica di redazione di una prima proposta progettuale per un’area della città, uno strumento di dialogo per vedere sin dall’inizio il possibile risultato e poter creare il consenso per la sua realizzazione, definirne gli elementi qualitativi e quantitativi.

La seconda è quella di dare una risposta con il dialetto del luogo per esaltare il “genius loci”, una risposta con il carattere del luogo per favorire il senso di appartenenza della comunità.

Per tutti coloro che hanno avuto la fortuna o la sfortuna di assistere alle mie conferenze sull’argomento, ma io preferisco chiamarli racconti, nei quali si illustravano attraverso esempi e comparazioni, le valutazioni che ciascuno di noi, se osserva la realtà con attenzione e le chiavi di lettura giuste, può fare per deteminare personalmente in modo oggettivo la qualità di un progetto e di conseguenza la fattibilità della sua realizzazione.

La mostra e la conferenza hanno illustrato un percorso di analisi delle preesistenze e le soluzioni proposte per dare al territorio urbano già compromesso e quindi cementificato, un aspetto e una fruibilità piacevole e un carattere riminese.

Questo progetto svolto da partecipanti al Master di Urban Design, è stato una simulazione per gli studenti, di un vero e proprio lavoro con tanto di committente e caso reale, da sviluppare come se dovesse essere realizzato e quindi senza tanti esercizi artistici e di fantasia, il caso è stato affrontato con la filosofia ed i criteri che vado ad illustrare.

L’area scelta tra il sottopasso del grattacielo, Parco Cervi e l’isolato urbano delle ferrovie situato in Via Tripoli rappresenta già un territorio urbanizzato, prevalentemente monofunzionale e privo di qualità urbana.

La riqualificazione prevede:

Edifici pubblici per la comunità con volumi commerciali per creare una rete economica a favore di un sostegno per gli abitanti e gli operatori, edifici pubblici ad uso civico, uffici comunali decentrati, cinema /teatro, impianti sportivi e altri edifici di servizio (poste, etc…).

11219501_815588661857257_4950201486293085253_oEdifici residenziali e ad uffici, con altezza massima 3/4 piani, per tutte le classi sociali e con differenti finiture, ma sempre dignitosi e ben rifiniti, in classe energetica performante e con sistemi antisismici idonei. Realizzati con forma e foggia tradizionale, con materiali della tradizione ed elementi della consuetudine locale, per favorire un senso di appartenenza, per tramandare le conoscenze costruttive alle nuove generazioni, favorendo l’apprendistato (sul modello delle botteghe) e trasmettere le conoscenze dell’artigianato, edile, di carpenteria, di falegnameria, dei fabbri, dei tinteggiatori etc… consentendo durante la realizzazione dell’intervento un apprendistato, per tramandare le conoscenze dell’artigianato edile, formare i giovani e creare del lavoro.

Strade e piazze dotate di negozi e laboratori con edifici proporzionati nelle loro altezze alla larghezza delle strade e/o delle piazze per favorire la camminata urbana e renderla piacevole e meno faticosa data la piacevolezza dell’incedere in percorsi mutevoli e dotati di servizi per la vita di tutti i giorni.

Il quartiere sarà interamente pedonale percorribile a piedi in 10 min e dotato di 3300 posti auto interrati (che possono essere raddoppiati o triplicati se si riterrà opportuno fare più livelli interrati), di cui 1250 privati. Le strade interne al “district” (così termine un po’ modaiolo) saranno carrabili ma solo per il traffico locale di scarico e carico dei residenti.

Gli isolati urbani costituenti questo nuovo aggregato saranno dotati di verde e fruibili dal pubblico durante il giorno e chiusi di sera e di notte. E soddisferanno la “sete” di natura insita in ogni essere umano, consentiranno a bambini ed anziani di godere in luoghi protetti, il verde, le attività di gioco, socialità e riposo.

Data la compattezza e la densità di abitanti presenti e tutti gli usi della vita quotidiana la sicurezza sarà esercitata dal controllo sociale spontaneo. Le dimensioni ridotte della città consentiranno una gestione economica degli spazi del verde e degli impianti.

L’evento della mostra e della presentazione con dibattito in cui tutti i cittadini hanno avuto occasione di porre delle domande, fare delle osservazioni ed esprimere il loro parere è stato un primo passo verso un percorso di partecipazione per definire la loro città. Nessuno dei presenti, né relatori né organizzatori né sostenitori ha mai pensato alla proposta redatta come ad un progetto perfetto e migliore di altri, ma certamente ha motivato e argomentato con consapevolezza e professionalità le scelte adottate.

Il dettaglio di scala dall’urbano al particolare è stato utile per illustrare le possibilità del risultato finale e una stima dei costi di costruzione al metro cubo comparati con un’ipotesi di possibile realizzo di vendita delle unità immobiliari e dei parcheggi da mettere sul mercato per i privati, ha consentito di redigere un bilancio economico serio con  previsioni assolutamente positive.

Il documento di pianificazione generale del territorio redatto andrà migliorato e condiviso e gli autori potrebbero essere i garanti per la realizzazione del progetto e progettare alcuni edifici, mentre tutte le altre progettazioni di dettaglio andrebbero suddivise tra i professionisti della zona, così come le realizzazioni tra le PMI locali e gli artigiani locali per sviluppare una competizione sana nell’ottenere il miglior risultato. Anche l’indotto del commercio edile e delle immobiliari dovrebbe avere lo stesso trattamento.

perarticolcrIn Europa sono già diversi gli interventi realizzati con questa metodologia e con il criterio di favorire lo sviluppo e l’incremento di un dialetto regionale come affermazione del “genius loci” della storia e della cultura delle popolazioni che vi abitano, per favorire l’integrazione e la conoscenza della cultura del luogo ed affermare l’unicità data dal clima, dai materiali, dalla storia e dalle capacità di formare una solida comunità, che nel prossimo futuro se capace di sviluppare solidalmente una società soddisfatta dalla qualità della propria vita ed orgogliosa della sua cultura potrà accogliere, arrichirsi ed arricchire i cittadini di continenti, religioni e culture diverse senza perdere la propria identità e creare una crescita ed un’armonia mai raggiunte nella storia del passato.

Un’architettura gentile, rispettosa dell’uomo percepibile dai suoi sensi con naturalezza potrà formare o rigenerare aree urbane attualmente degradate e restituire prima ai cittadini e poi ai luoghi un’identità ed una memoria storica che potrà restituire dignità e fierezza ad entrambi.

Il criterio utilizzato della città compatta è semplice se in un ettaro vivono 1000 abitanti anziché 500 il costo di gestione degli spazi (strade, illuminazione, pulizia, verde, impianti etc…) sarà ridotto e nella migliore delle ipotesi dimezzato.

Questa proposta dal basso rispettosa della comunità tanto da consentirne la permanenza, sia durante sia dopo le opere, è una risposta all’arroganza ed al gigantismo di opere di cui la società intera invece di usufruirne ne subisce le conseguenze, a causa di una celebrazione, fine a se stessa, che invece di favorire le politiche urbane le sfrutta  al solo scopo di specularci per realizzarne guadagno economico, insensibili ai danni sociali ed ambientali provocati con le loro scellerate azioni e con un esercizio del potere degno dei regimi autoritari peggiori.  Quando invece una progettazione urbana capace di creare un’economia equa, una socialità vivibile e una realizzazione sostenibile sarà in grado di fornire reddito e quindi profitti all’intera comunità per un tempo lungo. Attraverso una speculazione equilibrata i profitti saranno maggiori.

Questa proposta in maniera estremamente chiara indica soluzioni che molti cittadini di Rimini pensano da anni ma che nessuno osa fare. Sono semplici e restituiscono alla città spazi ed opere appartenenti a tutti :

Un’area per il mercato bisettimanale dedicata e degna della sua tradizione (con altri usi giornalieri); Lo scavo archeologico completo dell’anfiteatro attualmente mortificato e solo recentemente oggetto di attenzione con una ringhiera in legno che almeno pazialmente ha restituito al luogo un po’ di dignità; E una nuova sede all’asilo svizzero nel vuoto urbano di Piazza Gramsci. Questi argomenti non dovrebbero essere dei tabù ma far parte della normale dialettica tra cittadini ed amministrazione, quest’ultima con l’onere di amministrare appunto e non coercere.

Fausto Battistel Architetto

p.s.      Restate collegati a breve vi sarà un’altra presentazione della proposta con l’allestimento di una mostra, per consentire a chi non ha potuto partecipare di prenderne visione e se lo riterrà opportuno esprimere il suo consenso al suo proseguimento.

N.B.     Per la cronaca era possibile votare SI o NO per continuare lo sviluppo della proposta,

su 176 votanti pari a 401 gr. di fagioli

i SI sono stati 160 pari a 365gr.

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