Casa Madiba mette in mora il Comune.

Abbiamo parlato più volte di quest’argomento e qualcuno degli abituali lettori (tutti e due) ci chiede spesso se vi sono state evoluzioni. Il tema è Casa Don Gallo e la questione, perlomeno una delle questioni, sono i denari che il Comune doveva corrispondere all’Associazione Rumori Sinistri per il servizio svolto nella contingenza dell’Emergenza Freddo.

Era il dicembre del 2015. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, gli stessi ponti da cui si sono potuti allontanare i senza tetto, trovando riparo per due inverni consecutivi. Casa Don Gallo, va detto, è tutt’altro che un basico dormitorio dedicato all’Emergenza Freddo, come nelle intenzioni di chi aveva redatto l’Istruttoria di assegnazione. Il luogo è diventato sopra ogni altra cosa un volano progettuale contro le politiche di mutualismo emergenziale.

Quello di cui vi rendiamo conto oggi però è la diffida ufficiale, redatta dall’Avvocato Giordano Varliero, nel persistere a non corrispondere la somma stabilita di 15 mila euro. Un rimborso (non una retribuzione), tra l’altro stabilito unilateralmente, mai pagato per il primo inverno e nemmeno ipotizzato per il secondo. Quando si dice fare i caritatevoli con l’impegno degli altri.

Di richieste d’incontro per dirimere la questione, come si legge nel comunicato delle associazioni, ce ne sono state diverse e diverse sono state le scuse per non considerare le proposte degli attivisti. La più memorabile delle affermazioni rimane però quella di Gloria Lisi, Vicesindaco e titolare del Welfare, che riportiamo per tramite di testimoni presenti, : “L’inverno scorso non ha fatto neanche così freddo” (disse quella col termosifone e una casa).

In ogni caso, dopo una prima diffida bonaria, è giunta l’ora dei carteggi legali ( Diffida-ad-adempiere) nei quali l’Avv. Verliero da dei riferimenti piuttosto precisi. A noi di Citizen non rimane che sottolineare come questo nuovo incontro tra Davide e Golia non faccia altro mettere in evidenza in brutto rapporto tra la politica e la cittadinanza, tanto più se sinceramente attiva.

Una nota a margine del comunicato, ma neanche troppo, riserva parole dure anche per quelli che dovrebbero essere i rappresentati direttamente eletti dai cittadini, che appoggiano i concetti, ma si dissociano dalle pratiche. Il riferimento è a Luigi Rancoresi e Kristian Gianfreda colti impreparati a parlare di Emergenza Abitativa.  Chi vi scrive la trasmissione l’ha vista e deve osservare che la preparazione sul tema era oscurata dall’eleganza di Camporesi (ho detto tutto).

I ragazzi del Network Casa Madiba, come in altre vicende, si trovano volutamente deformati da retoriche che parlano di anarchia e d’insurrezione, mentre tutto quello che fanno è praticare un futuro migliore. Protesta e Disobbedienza Civile sono mezzi leciti, come dimostrato dalle recenti assoluzioni a formula piena di attivisti proprio del Network. Il problema è che la gente e i politici che corrono dietro alla gente confondono la Legalità, senza tra l’altro considerane i principi evolutivi, con la Giustizia Sociale. Non sono proprio la stessa cosa.

Anyway. La questione è facile. Era stato concordato un rimborso per un lavoro. Di lavoro ne è stato fatto molto di più. Del rimborso neanche l’ombra. Qualsiasi altra considerazione è subalterna a questo semplice assunto.

P.S.

L’atto di disobbedienza, in quanto atto di libertà, è l’inizio della ragione.

[Erich Fromm]

 

@DadoCardone

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Rimini: sgomberato il Villino Ricci.

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Uno degli appuntamenti della Solidarità al Villino

Fine Novembre. Nevicate a bassa quota e temperature in forte calo. Il clima ideale per mettere in atto lo sgombero di una occupazione a fini abitativi. Se lo devono essere detto i dirigenti di vario grado quando hanno firmato il via a procedere per lo sgombero di questa mattina.

Villino Ricci. Un immobile abbandonato da una vita, che aveva ritrovato un senso, diventando di nuovo il focolare di qualcuno, è stato svuotato dei suoi 14 abitanti, che in questo momento si trovano in Questura per essere identificati. Il resto pare sia stato tutto sequestrato, anche il guardaroba solidale, l’aiuto che la Rimini per bene aveva dato a delle persone invisibili.

Questo ennesimo sgombero lascia una brutta impressione. Non stiamo parlando della proprietà dell’astuto palazzinaro che lascia il suo immobile a decantare, fregandosene del degrado che porta al quartiere, pur di aspettare il momento della speculazione. Stiamo parlando di un immobile lasciato al Comune di Rimini per fini sociali, da un ‘amante della poesia, che aveva la collezione completa di Famiglia Cristiana. Un immobile dimenticato da più di una decade e rifugio di chissà che cosa per tutto questo tempo.

Il Villino era stato riqualificato alla vita. Era stata tagliata l’erba altissima, rifugio di ratti. Era stato pulito il segno dell’abbandono e della putrefazione. Era di nuovo dimora e nuova occasione per persone che pensavano di non poter far più parte di una Comunità. Il loro crimine? Essere gli ultimi.

Ora per dare una parvenza di normalità a quello che è stato fatto sicuramente il Villino diverrà parte di un progetto  dove qualche metrosexual benpensante potrà ascoltare un djset, facendo finta di fare qualcosa di sociale, tipo aspirare tutta la puzza che ha sotto al naso. Villino Ricci, però, aveva già raggiunto l’apice del suo uso…. era stato ispirazione alla Solidarità.

P.S.

Rimini, la tua unica speranza di miglioramento è quella di tornare ad essere una Comunità. Queste decisioni spingono in direzione contraria. L’unica Società degna è quella che si occupa degli ultimi, non quella che fa finta di non vederli, perché il costo di questo atteggiamento è l’aumento del degrado e della Criminalità.

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@DadoCardone

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Ritorno al Passato.

Nei giorni in cui in Italia si torna a discutere animatamente del diritto di legittima difesa, a Rimini torna in auge Casa Madiba Network, che si occupa di chi una difesa non ce l’ha contro nulla, nemmeno contro la negazione dei più elementari diritti. L’Ex Caserma dei Pompieri abbandonata in Via Dario Campana viene riassegnata, o meglio riconsegnata, a chi ne aveva fatto un faro nella nebbia per molti.

Forse non tutti ricorderanno che, in piena emergenza abitativa, con Rimini prima in Italia nella classifica degli sfratti, erano state sgombrate due occupazioni a fine abitativo, mettendo 17 persone in mezzo alla strada senza altra alternativa che una nuova occupazione, quella del Villino Ricci.

Il tema della legalità, o meno, di un’occupazione, anche se a fini abitativi, scosse la coscienza di molti Riminesi, fino ad allora inconsapevoli che gli immobili abbandonati della loro città erano comunque abitati dall’umanità invisibile, quella che si preferisce non vedere.

Se proprio vogliamo dirla tutta (e noi di Citizen abbiamo questo vizio) esistono anche dei precedenti giudiziari che smontano, a determinate condizioni, l’illegalità di un’occupazione. Ad esempio la sentenza n. 35580  del 26 settembre 2007, in Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione a Roma, proprio per un caso di occupazione abusiva ha decretato che:

«Rientrano nel concetto di danno grave alla persona non solo la lesione della vita o dell’integrità fisica ma anche quelle situazioni che attentano alla sfera dei diritti fondamentali della persona: pertanto, rientrano in tale previsione anche quelle situazioni che minacciano solo indirettamente l’integrità fisica in quanto si riferiscono alla sfera dei beni primari collegati alla personalità, tra i quali deve essere ricompreso il diritto all’abitazione in quanto l’esigenza di un alloggio rientra fra i bisogni primari della persona».

Sempre parlando di legge e legalità poi il 2 luglio scorso veniva rigettata la richiesta di sequestro del Villino Ricci in quanto la Dottoressa Sonia Pasini, lungimirante Giudice per le Indagini Preliminari, considerò gli occupanti in effettiva trattativa con l’Amministrazione. Il che vuol evidentemente dire che, pur riconoscendo il fumus delicti, esistono contingenze per cui la legge prevede alternative a se stessa. Se lo segni chi fa finta di non saperlo.

Chi ha fatto molto finta di non sapere le cose è stato il prode Primo Cittadino che ha allargato le braccia in Consiglio Comunale affermando di non poter far nulla per assegnare l’immobile a chi ne aveva bisogno, dopo che la sua amministrazione ne aveva incoraggiato il defenestramento. Improvvisamente si è persino preoccupato della Corte dei Conti, entità di cui non sembrava curarsi prima di redigere la lettera di comarketing per Aeradria o di assegnare il generoso contratto C a Sergio Funelli, capogabinetto senza laurea. Situazione per cui proferì la sibillina frase:

“teatrino in cui rispettare la legge non garantisce che non la si violi”

Per il caso della Caserma in via Dario Campana, si diceva, in prima istanza fu ritenuto necessario persino un bando.. cosa che avrebbe fatto diventare Rimini detentrice di un primato: la prima città al mondo dove dei disgraziati senza una casa, ne la possibilità di affittarne una,  hanno partecipato ad un bando (magari europeo) per riprendersi l’occupazione abusiva da cui erano stati cacciati. Della serie ho visto cose che vuoi umani….

Fortunatamente una robusta pressione politica da parte della Minoranza ha ricondotto l’Assessorato competente a più miti consigli. E’ stata infatti predisposta un’Istruttoria a cui hanno potuto partecipare anche i ragazzi di Casa Madiba Network, tramite l’associazione Rumori Sinistri. Sempre per dirla tutta: l’intenzione non era proprio di riassegnarla ai precedenti occupanti, infatti al primo turno dell’istruttoria si sono presentate tutte le associazione “allineate” di Rimini e provincia. Che poi, una volta capito che il progetto oltre a presentarlo bisognava autofinanziarselo, siano spariti tutti… beh di sicuro non sembrava essere nelle speranze dell’Assessore Lisi.

Nel pomeriggio del 21 settembre, alla vigilia dei 30 anni di Ritorno al Futuro, Casa Madiba Network, legittimata dalla legge oltre che dal cuore, ha ripreso possesso del suo passato. Senza nemmeno dover indossare una pettorina CIVIVO.

P.S.

Una nota a margine. Noi di Citizen eravamo presenti alla consegna delle chiavi e abbiamo fatto un giro per i locali. Se i 50 mila euro li avessero dati a chi si è sempre occupato della caserma forse si sarebbero visti di più. Una pitturata, un impianto elettrico a norma e un dispendioso impianto a condizionatori d’aria, senza predisposizione per fonte rinnovabile, sembrano serviti più che altro a dissimulare la confusione procurata.

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@DadoCardone

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Lei non sa chi sono io.

IMG_5089-CopiaPromemoria. A Rimini, ci sono persone che muoiono di freddo e di stenti per la strada. So che siamo a settembre e fa ancora caldo, ma ve lo dico prima, per evitare la sorpresa delle sei  persone morte questo inverno. Posso chiamarle persone anche se molti sono di colore vero?

In mezzo a tutto questo ci sono entità, oltre a quelle istituzionali o istituzionalizzate, che si prodigano per dare una mano, tra questi i Madibers. Qualcuno pensa che non lo debbano fare perché agiscono in modo non convenzionale… come se una situazione non convenzionale potesse essere risolta da un’abitudine.

La Storia ci dice invece che il tipo di associazione non istituzionale sorgono sempre in periodi come questi. Nell’epoca moderna mi vengono in mente le SOMS (Società Operaie di Mutuo Soccorso) nate, nella loro forma originaria, per sopperire alle carenze dello Stato Sociale e come reazione al clima poliziesco della Restaurazione. In seguito furono regolamentate dalla legge.

In un certo senso è un po’ quello che sta accadendo a Rimini in questi ultimi mesi. Esistono delle esperienze, come quella di Casa Madiba, che svolgono azione di mutuo soccorso con il metodo delle occupazioni abitative. La prima esperienza, la caserma dei Pompieri, quella della formazione di Casa Madiba Network, sta vivendo un iter piuttosto strano. Riassumiamolo brevemente.

A Primavera di quest’anno l’azione attiva di Casa Madiba necessita di più spazio. Rimini è prima in Italia per richieste di sfratto, la gente per la strada aumenta, le file alle mense dei poveri si allungano. Il rapporto sulla povertà della Caritas rivela quanto siano aumentati i pasti serviti. L’Amministrazione comunale è sorda a qualsiasi richiesta che non sia da parte di entità allineate. I Madibers occupano l’ex palazzina dell’Enel, in stato di abbandono, covo di tossici e deposito di refurtive, ma proprietà privata.

Quella scelta, contro cui molti si scaglieranno in maniera veemente, si può considerare oggi come un bengala sparato nel mezzo di una notte buia. Parliamoci chiaro.. il bengala non è che si sia acceso proprio subito, infatti i Madibers si sono visti sgomberare sia dalla palazzina ex Enel che dalla caserma abbandonata dei pompieri, ma da quel giorno in poi si è cominciato a parlare più seriamente dell’argomento Emergenza Abitativa.

Nel frattempo i ragazzi di Casa Madiba hanno dovuto occupare un altro immobile. (Uso il verbo “dovuto” perché nello sgombero di un’occupazione abitativa c’è parecchia gente che finisce per strada e potete star sicuri che non vanno a finire certo a casa dell’Assessore al Welfare.). Il Villino Ricci, anch’esso vergognosamente abbandonato,  viene riqualificato per ospitare una popolazione che attualmente ammonta a 17 persone. Poveri, sfrattati, immigrati, dimenticati.

 L’Amministrazione, in questi mesi,  in un maldestro tentativo di recuperare un aspetto di sinistra e pressata da una richiesta di apertura delle minoranze, intavola un’istruttoria per riassegnare lo stabile sgombrato in via Dario Campana a cui partecipano gli stessi Madibers, confermandosi gli unici ad avere interesse e un progetto per l’ex caserma.

Questo, a grandi linee, quello che è successo fino ad ora e che più o meno tutti gli interessati conoscono. Ovviamente abbiamo tralasciato un sacco di vicissitudini. Un po’ perché ne abbiamo già parlato, ma soprattutto perché esiste una vicissitudine più grande. Infatti, da quanto riportato nel sito ufficiale di Casa Madiba Network, veniamo a sapere che alcuni attivisti sono stati convocati presso la caserma della Polizia Municipale e li informati che se non abbandonano il Villino Ricci entro il 30 Settembre verrà messo in forse l’iter di aggiudicazione dell’Ex Caserma dei Pompieri.

Ora. Il metodo si commenta da solo. Credo classifichi in modo pessimo l’intera catena decisionale che ha portato a pensare che con questa specie di ricatto si possa ottenere un atteggiamento più collaborativo. E’ evidente che quanto determinato da Sonia Pasini, illuminato GIP del Tribunale di Rimini, ha messo così in crisi le certezze degli adoratori del manganello da costringerli alla minaccia nella discrezione dei propri uffici. Ma la vera considerazione è che queste persone si stanno occupando di qualcosa che manca, perché fare loro la guerra invece che cercare la loro collaborazione (Gratuita)?

Tutta questa faccenda assomiglia più ad una presa di posizione di qualche dirigente che ad una seria necessità. Forse qualcuno si è preso un Vaffanculo che non ha digerito ed ha deciso di rispondere con un: lei non sa chi sono io. L’unica cosa sicura è che non è con gli sgomberi e le minacce che si risolvono le emergenze abitative. La strada è aumentare i fondi per il Welfare, individuare i luoghi abbandonati da poter riqualificare e dedicare al problema, investire in progetti di volontariato seri (non in pettorine da Selfie per CI.Vi.Vo).  Molti Comuni in Italia hanno intrapreso questa strada consci che la portata di questa emergenza e ancora lontana dall’affievolirsi, a Rimini (guarda un po’) siamo ancora lontani da capire il problema.

P.S.

“Badate colonnello, io ho carta bianca”

“E ci si pulisca il culo!” [Antonio De Curtis]

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Il Convivio del Sardoncino.

convivioAbito Rimini da un po’. Non molto, ma, per il mio modo di vivere dove mi fermo, neppure poco. Ieri sera per la prima volta ho visto una cosa che ho cercato per tutta la mia permanenza: la vera anima di questa città.

Sono uno straniero. Lo sono sempre stato. Adoro esserlo. Mi piace rompere quell’esclusività che la gente pensa di avere perché è nata, è cresciuta e morirà nello stesso posto. Da straniero posso testimoniare che non basta essere figli di una tradizione per onorarla. E allora m’impiccio, frugo, provoco, rompo i coglioni, fino a che non trovo l’essenza dei luoghi dove mi fermo, un tesoro che tutti sanno d’avere, ma pochi  usano veramente.

Ieri sera, al Sardoncino Party di quei portatori sani di cuore cantanteenorme, la vera essenza di Rimini si è rivelata in tutta la sua magnificenza e ne sono rimasto abbagliato. In una parola: Accoglienza. Qualcuno dei miei abituali lettori starà pensando alla vocazione turistica di questa terra e, in parte, centra. L’accoglienza cui mi riferisco io però ha un’accezione più ampia, è l’atto di accogliere non solo turisti, ma anche persone, idee, pensieri, viaggiatori, canzoni, pratiche, rivoluzioni, gusti …

Provo a regalarvi un’immagine. Pensatevi nel giardino rimesso a nuovo di una villetta abbandonata da dieci anni, con in mano un piatto che divide il suo spazio tra Cuscus e una piada con i sardoncini. Ora alzate gli occhi dal piatto. C’è un’artista di strada che canta De Andrè, accompagnato da un Senegalese che suona i bonghi, per un pubblico con gli occhi sorridenti. A renderlo così, quel pubblico, hanno contribuito due performance in dialetto: quella di un attore che incanta leggendo in Santarcangiolese le gesta di un pisciatore (non è un Giuliaerrore di scrittura) professionista e quella di una ragazza senzatetto che, per l’occasione, ha riadattato le parole di un neo melodico napoletano in onore dei ragazzi di Casa Madiba. Avete sete? Da bere ce n’è, qualche bottiglia l’hanno portata anche i vicini, perlomeno quelli contenti che in quel luogo sia tornata la vita. Anche la defunta proprietaria, la Signora Pazzaglia, è contenta … non tutti lo sanno, ma è quel gatto bianco che annusa col naso all’aria gli effluvi dei sardoncini grigliati e delle candele alla citronella. Lasciate che quell’odore penetri anche le vostre narici, bevete un sorso di vino e preparatevi ad ascoltare una professoressa che legge il tema di una sua alunna. Una quattordicenne con la dolcezza della sua età e la frusta di un pensiero limpido spiega a tutti cosa sia la solidarietà. 10 e lode più l’applauso, entrambi meritati.

Siete riusciti a vedere quello che vi ho descritto? Se sì, provate a dirmi che non ci avete riconosciuto Rimini, la vera Rimini, quella conviviale, quella dove si accolgono i pensieri spezzando insieme la piada, perché con la piada ci si può mangiare anche il Cuscus.

cucinaSecondo l’opinione di uno straniero, quale sono, è questo che bisognerebbe difendere di Rimini. Da cosa? Beh … se non ve ne siete accorti stanno cercando di trasformare piada e sardoncini in un brand, qualcosa da vendere. La cultura di un luogo può essere condivisa, fatta vivere, ma non venduta con un’operazione di Marketing. La pena è l’effimero. La conseguenza quella che si vede alle Molo Imbecill Parade, ossia gente che ha sì mangiato piada e sardoncini, ma poi la mattina dopo la devi raccogliere da terra perché non ha trovato niente di meglio da fare che abbruttirsi di alcol. Io passo, grazie.

Lasciar annichilire una città come Rimini nell’indifferenza e nella paura di lasciarsi contaminare è un crimine che si paga con il degrado. Esempio ne è proprio la cronaca delle recenti occupazioni di cui si nega la necessità invocando, come leghisti di vecchia data, il pedissequo rispetto della legge. E’ come se questi improvvisati Svizzero Romagnoli potessero scagliare la prima pietra, sicuri di non aver mai commesso il peccato di aggirare nessuna norma speculando, evadendo e favorendo il nepotismo. Non prendersi per il culo è il primo passo verso grandi scoperte. Sinceramente, in questo ultimo mese di passione non sono proprio riuscito a capire quale sia la soluzione suggerita da costoro … a meno che la divina provvidenza sia diventata il Direttore Generale del Welfare Riminese. Attualmente è accettabile, o comunque sopportabile, che delle persone vivano l’abbandono di Rimini, ma senza farsi vedere, in caso contrario devono semplicemente dileguarsi portando i loro problemi altrove. E’ Rimini questa? E’ la città dei Tre Martiri?

P.S.

Nel Convivio del Sardoncino, tra poesie che parlavano di marinai e “The ghost of Tom Joad” è  successo un miracolo che va ricordato. Persone che fino a ieri dovevano nascondersi per la colpa di non avere un tetto, hanno incontrato il coraggio dei veri riminesi e… hanno cantato per loro. L’invisibilità può essere sconfitta, basta  smetterla di aver paura.

P.P.S.

E’ caldamente raccomandato leggere il tema di Giulia E., ispira e dà la speranza di generazioni più in gamba di quanto non sia stata la nostra. lo linko qui: Solidarietà.

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@DadoCardone

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Dell’abitare e dell’evolversi.

IMG_9081Dato che Citizen Rimini e Salvarimini, dell’ottimo Lugaresi (più squadra di cecchini) , paiono essere l’ultimo baluardo a difesa della pluralità d’informazione, quando non addirittura l’unica differenza tra una fotocopia e una notizia, tiriamoci su le maniche e facciamo un po’ di chiarezza sull’incontro tra il Vicesindaco e gli attivisti di Casa Madiba Network.
Leggendo gli organi d’informazione, online e non, sembra che Madre Teresa Lisi abbia aperto le braccia accogliendo a se i discoli Madibers, perdonandoli, ma non potendo fare a meno di ricordare loro che ci saranno delle conseguenze. Questo almeno è quello che è venuto fuori dalla conferenza stampa che Gloria (nell’Alto del Comune) ha pensato di fare senza quelli con i quali aveva appena trattato. Sarebbe stata buona norma, stabilito l’inizio di un percorso, comunicarlo insieme, ma forse (e dico forse) i ragazzacci avrebbero avuto qualcosa da ridire sulle dichiarazioni fatte.
Quando il copione è scritto da altri non ci si può permettere variazioni sul tema. E’ stato molto evidente durante il Consiglio Comunale quando, in risposta a Fabio Pazzaglia, Lisi ha letto in modo stentoreo una risposta, che poi è la stessa che sentiamo ripetere da tutto il PD in questi giorni … compreso il Deputato “piuttost che nient” Arlotti.
Cosa dice la risposta Standard?
1. Le risorse sono vincolate dal Patto di Stabilità. Stranamente però il preventivo di ristrutturazione del Villino Pazzaglia Ricci deve essere per forza quello da 700 mila euro del Comune, piuttosto esoso se confrontato col costo zero del volontariato proposto.
2. L’occupazione è illegale denunciarla è un atto dovuto e lo sgombero è inarrestabile. Nulla di più inesatto. Un solo esempio; nella Roma del Piddino Marino ci sono 27 campi d’accoglienza: 7 centri per immigrati, 7 Campi regolari e 13 campi abusivi. In alcune zone, come Tor Sapienza, sono presenti tutte e tre le tipologie di campo e in generale sono formalmente tollerati 8 mila nomadi. Nessun atto dovuto? Certo che sì, ma l’esecuzione passa sempre da un magistrato o dal Comune stesso e, in qualche caso, per gli equilibri di una comunità si possono anche considerare altre strade.
3. Per ottenere l’affidamento di strutture pubbliche serve partecipare un bando. Eventualità sostenuta fino a giovedì, ma caduta venerdì. Il Comune (qualsiasi comune) può infatti tramite un’Istruttoria affidare a soggetti terzi, con finalità di lucro o meno, servizi alla persona o alla comunità per ragioni tecniche, economiche o di opportunità sociale (che pare proprio il nostro caso). L’affidamento tramite procedura ristretta o negoziale è regolata da un decreto legge del 2006… non è che se lo è inventato la Lisi ieri.
Troppi elementi imprescindibili, che in realtà non lo sono, fanno capire che l’Amministrazione non aveva proprio intenzione di aprire questo dialogo. Poi però è successo che l’identità di persone votate alla solidarietà risulta un po’ difficile da schiacciare soprattutto quando si fonde, si contamina e cresce proprio grazie a chi viene aiutato. Cultura.
Hanno voluto conoscere quest’identità da vicino i deputati Paglia e Sarti, quando sono andati a stringere mani e a farsi contaminare da storie di disagio e dignità. Treno perso da Arlotti che, senza controllare, ha preferito affidarsi al copione di partito come nella maggior parte delle occasioni, molte migliaia di euro al mese di paga non valgono  manco lo sforzo di far finta di capire. Lui trova “disdicevole l’occupazione di case”, come se quelli di Casa Madiba Network andassero in giro ad occupare le case della gente e non ruderi abbandonati da decenni, ma evidentemente non trova disdicevole che una ventina di persone non sappia dove andare a dormire nelle notti di questo piovoso maggio. Bontà sua.
Lasciatemi aprire una breve parentesi. “Mi hanno occupato casa” è il furbo slogan lanciato dal Signor Sivieri e subito tutti i benpensanti si sono lanciati in anatemi contro chi, giustificato dal solo bisogno, ti vuol rubare l’abitazione. La realtà è molto diversa. L’occupazione, perlomeno quella praticata dai Madibers, non è uno scopo, ma semplicemente il mezzo per sopperire alla lancinante mancanza della Comunità. Attualmente tutti i luoghi abbandonati di Rimini sono già abitazione per umanità che preferisce non farsi vedere e di cui si preferisce non sapere. Lo era Casa Madiba, lo erano Villa Flo e Villino Ricci Pazzaglia, le occupazioni non hanno violato nessun principio, se non quello del giocare a nascondino con le contingenze della realtà. In un certo senso quei luoghi sono stati riqualificati dalle occupazioni e distrutti dagli sgomberi.
Ora l’attenzione è sull’ultima delle occupazioni. Molti hanno capito che intervenendo col manganello, anche in quest’ occasione, si aprirebbe una brutta stagione per Rimini. Mi domando invece quanti di quelli che scrivono i copioni del partito riescano a comprendere che chi ha più da perdere è proprio il PD. L’apertura dei Madibers è avvertita come solida anche dai più appecorati commentatori, una silenziosa partecipazione al Consiglio Comunale l’ha resa tale. La scelta non è tra i Black bloc e la Giustizia, ma tra gente che cerca un dialogo e la decisione di un’Amministrazione che, comunque, non può sopperire con i mezzi canonici all’Emergenza Abitativa. Neanche se, nei maldestri comunicati stampa, si intesta 10 anni di edilizia popolare … Casa Madiba cosa doveva fare allora? Intestarsi il ’68? E spendeteli due soldi per un professionista.
P.S.
Antonella, giovane senzatetto, cerca di sensibilizzare il vicinato con dei volantini. Una persona, incontrandola la redarguisce.
Quello che fate è sbagliato!
Perché è sbagliato, spiegami …” – chiede Antonella per capire.
Che cosa diresti tu se io rimanessi senza casa e volessi vivere nella tua?
Beh… direi: Vieni.”
E’ così difficile capire che un indigente non vuole la tua casa, ma la tua solidarietà?
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@DadoCardone

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Che Piovve.

fatimaFinché l’Emergenza Abitativa era un affare di carte e conti che non tornano è stato molto facile tenerla lontana dalla coscienza delle persone normoabitanti. Rimini ha abbastanza castelli fantasma da poter ospitare moltitudini senza dare nell’occhio, se non fino ad agosto quando sulla battigia si abbatte l’onda nera dei Vu Cumprà, con la sfumatura caramello bangladese. A quel punto la gente si agita, ma pochi si chiedono dove dormono quelle centinaia di persone.

Adesso però la questione è diversa. A forza di mettere la polvere sotto il tappeto alla fine ci inciampi, così come è successo. Coloro che coprono le mancanze dell’Amministrazione sono stati costretti a nuove occupazioni per esaudire le richieste d’aiuto, condizione necessaria e sufficiente per far cadere tutti gli asini dal cielo.

Penso che la totalità dei miei lettori, qualsiasi sia il loro credo politico, sebbene siano eterogenei riguardo alle soluzioni, siano d’accordo sul fatto che se a Rimini muore  gente di stenti siamo di fronte ad un grosso problema.  Nonostante questa sembri un’affermazione di senso logico nella realtà dei fatti i sei morti di quest’inverno hanno smosso le coscienze di pochi, se non altro di molti meno rispetto a coloro che si sono incazzati per la violazione di una proprietà privata …. tra cui molti saranno stati  quelli che sfiaccolavano col Sindaco per i morti dei barconi qualche settimana fa.  Capisco comunque che sia più facile dimostrarsi solidali con qualcuno che è morto a mille km da casa tua, se non altro perché il problema si è risolto da solo e nessuno dei trapassati verrà a guardare con cupidigia le nostre porte di casa.

In questo senso, nel parere di chi scrive, l’azione di Casa Madiba Network è stata dirimente e, se pure si possa non essere d’accordo sul metodo, nulla va tolto al merito. Da più di una settimana ormai i riminesi, quelli usciti vivi dalla rianimazione perlomeno, stanno parlando dell’emergenza abitativa, ognuno con la sua sensibilità, credo, grado culturale e convincimento. Ne stanno parlando tanto che anche la politica deve ora tenerne conto.

Già… la politica. Dopo l’occupazione della palazzina dell’Enel, che per una settimana era stata elevata da posto per farsi un buco a ricovero per senzatetto, la politica aveva solo due possibilità di scelta: mediare o reagire. La terza, la più comoda, fare finta di niente, gli era stata tolta. La scelta, ovvia per un’Amministrazione guidata da un Sindaco che deve le sue fortune alle rendite di famiglia, è stata allinearsi ai benpensanti e reagire.

Da dopo lo sgombero dei due immobili in via Dario Campana nessuno può più fare finta nemmeno che la questione non sia politica. Neppure Savio Galvani e Sara Visintin, che in passato con l’Acqua Pubblica hanno ingoiato dei bei rosponi, possono più far finta di essere in forza ad un’amministrazione di sinistra ed infatti oggi, sui quotidiani, si cominciano a fare gli opportuni distinguo. Anche questo è un fatto di notevole importanza. Intendiamoci … non che io creda nella risolutezza di alcuni pavidi rappresentanti della sinistra consiliare, ma questo assieme al fatto che la destra non abbia avuto in sostanza nulla da dire sulle decisioni prese, restituisce un quadro meglio delineato. E’ importante eliminare le zone grigie dal perimetro d’azione, perché sono quelle che più favoriscono la mala politica.

Ricapitolando. A Rimini l’Emergenza Abitativa fa morti per le strade, i ragazzi di Casa Madiba occupano per soddisfare la richiesta inevasa d’aiuto, il Sindaco di Rimini (con abile storno alla Procura) affronta la questione facendo chiudere vecchie e nuove occupazioni. Ora c’è più gente per strada. In mezzo potete metterci tutti i perché, i forse, i però e i se che volete, ma Rimini oggi è peggiore di ieri.

La domanda a questo punto è: visto che il problema non affonderà, scomparendo come fanno ogni tanto i barconi degli indesiderati, e dunque potrà solo crescere d’intensità, cosa intendiamo fare? Prima di fantasticare di confini armati a difesa delle proprietà private consiglierei a tutti di considerare quanto tempo libero hanno per montare Cavalli di Frisia. L’unico muro che quest’Amministrazione riesce ad alzare è quello del TRC.

P.S.

Quelli che sostengono che se i ragazzi di Casa Madiba ci tengono tanto ai senzatetto se li possono portare a casa, sappiano che l’hanno fatto.  Adesso, se volete, parliamo di coerenza.

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Tanto Tuonò

Ho sempre invidiato chi riesce a tracciare una riga a terra e dividere il mondo in due. Me lo sono ripetuto anche oggi mentre, in via Dario Campana, osservavo lo sgombero di Casa Madiba e della recente occupazione, la Palazzina dell’Enel, che da poco era risorta a nuova vita come Villa Florentina ed Eva. Giusto e sbagliato sono due categorie molto comode in cui confinare tutto: razze, religioni, preferenze sessuali, principi.

Sgomberare Casa Madiba e stroncare Villa Florentina tuttavia non significa solo buttare fuori i “comunisti di merda”, come li ho sentiti chiamare (da un non meglio identificato sgombratore). Significa anche che 15 persone, mentre sto scrivendo, non sanno dove andare a dormire e la pioggia caduta di sera, sollievo per alcuni, è un’ulteriore sfortuna per costoro.

IMG_8416Più di qualcuno, leggendo, penserà che tutto sommato togliere il tetto a 15 extracomunitari che vivono alle spalle della Comunità non sia un gran danno. Sarebbe disonesto chiamarla intuizione, in questi giorni sui social ho letto molti commenti simili. Uscendo dalle piazze virtuali però e camminando tra quell’umanità abbandonata si può anche rischiare di sconfinare dalla zona comfort delle convinzioni automatiche e insistendo un po’, perché nessun Cristo condivide la croce a cuor leggero, si può raccogliere qualche dato interessante.

Chi vi scrive lo ha fatto ed ha scoperto ad esempio che tra i 15 ci sono degli italiani e che uno di loro è di Misano; specifica inutile perché presto o tardi verrà fuori che i misanesi devono essere aiutati a casa loro. Ho rilevato anche che tra questi “fannulloni” in cerca di riparo ve ne sono alcuni impossibilitati al lavoro perché seriamente infortunati, altri in mezzo ad una strada perchè non sono stati pagati ed altri ancora che si arrangiano, ma non rimediano abbastanza da potersi tenere la prole e la cedono in affidamento a famiglie che vengono ricompensate con 500 € a figlio.

Testimonianza inutile la mia, sicuramente non in grado di smuovere le rocciose convinzioni di chi si affida a Dio, Patria e Famiglia. Dunque smetto di distinguere tra loro le storie e mi limito a citare un solo particolare, nella speranza che possa essere la spinta alla riflessione perlomeno per gli incerti, anche se ormai se ne trovano pochi. Alla fine dell’intervista ho fatto una domanda e tutti mi hanno risposto nello stesso identico modo.

Dove dormi stanotte?

La totalità degli interrogati mi ha risposto esalando un non lo so, ma, più che le parole, lo guardo esponeva la reale situazione. Una strana combinazione di disperazione e rassegnazione con un’inquietante punta di presentimento di cui solo quando ha cominciato a piovere ho capito il significato.

IMG_8431A Rimini va così. Il Portatore sano di Slogan (AKA Andrea Gnassi) è talmente disinteressato al tema emergenza abitativa che si toglie l’impiccio con un semplice giroconto alla Procura. Nessuna resistenza politica e il supporto da parte di Facebook, ( ormai  diventato un perenne referendum a  quorum ridiculum) fanno si che si possa recitare il dura lex, sed lex e, a tutela della loro incolunità, si mandano i senzatetto a dormire in strada… che siano coerenti con la loro definizione. D’altronde è probabile che gli indigenti siano anche non votanti, dunque è più profiquo concentrarsi sul sogno di trasformare Rimini in un enorme Eataly.

Sul doppio sgombero di mercoledì 20 maggio si è riversato tutto il limite di questa amministrazione di inadeguati. Mentre il prode Sindaco offre il petto al martirio immaginario di Forza Nuova, per far credere di portare la bandiera partigiana, alla resa dei conti il quarto anno di legislatura consacra questa come l’amministrazione meno di sinistra che Rimini abbia mai visto, tanto è vero che solo i manganelli della polizia hanno evitato fosse recapitato un simbolico, ma consistente, materasso nella Casa Comunale.

IMG_8438In tempi di vacche grasse l’indifferenza potrà essere anche un difetto trascurabile, ma nell’attuale congiuntura si tratta di un male pernicioso. In questa città, che con 150 mila abitanti è poco più di un paesone, la gente abita luoghi abbandonati e muore di stenti, la considerazione che non siano riminesi non cambia la realtà dei fatti. Da ieri c’è un posto in meno dove ricevere un aiuto, se qualcuno si sente in vena di festeggiare probabilmente non ha capito quanto lo riguardi in realtà.

 

 

P.S.

Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. [Antonio Gramsci]

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@DadoCardone

 

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Una Forza Nuova per il Sindaco.

IMG_20150516_171415In questi ultimi mesi il Primo Cittadino di Rimini sta perdendo colpi e questo nonostante si stia entrando nella sua stagione preferita, quella in cui qualche privato si assume la briga di organizzare un paio di feste delle quali poi lui si prende il merito.

Rimini, anche piena di rotonde e colori pop, non riesce a nascondere i suoi problemi più seri. Soprattutto per quanto riguarda l’emergenza abitativa l’imbellettamento non riesce a nascondere la totale inefficacia di un Sindaco presuppostamente di sinistra. Non bisogna lasciarsi ingannare dai soldi che Gloria Lisi dichiara impegnati in certe iniziative, di fatto per accedere a quelli serve un certo reddito base che chi ha problemi di trovare un tetto, anche provvisorio, proprio non può raggiungere.

Come rilanciare l’immagine del progressista di sinistra benedetto dalla storia partigiana? Una soluzione potrebbe essere andare a celebrare clandestinamente matrimoni gay nella Corea di Kim Jong-un, ma ammetto che sia un po’ scomodo. Per fortuna negli anni a Rimini si è creata una discreta collaborazione tra Forza Nuova e Andrea Gnassi. Nel senso che Forza Nuova , grazie al Primo Cittadino che si va ad intromettere nelle operazioni delle forze dell’ordine, riesce a fare casino con dieci persone e cinque bandiere, mentre in cambio il Taglianastri fa finta di essere antagonista delle forze del male.

Così anche ieri, all’entrata di Piazza Cavour, Gnassi, con la sua leggendaria simpatia e savoir faire, è andato a prendersi a male parole con lo sparuto gruppo di manifestanti. Una provocazione bella e buona che ha complicato il lavoro delle Forze di Polizia, successivamente al confronto, con il Sindaco ancora ansimante per avergliene cantate quattro, un gruppetto di manifestanti ha rotto le fila correndo allegramente verso Piazza Tre Martiri.

Eh sì. Le fiaccolate per i morti in mare non bastano più, soprattutto se ti fai fotografare mentre smessaggi con il cellulare durante la pretesa solidarietà. Una recita, ma non per il cellulare in se stesso (magari gli stavano comunicando l’emozionante notizia che il Titilla avrebbe fatto una festa all’Aeroporto), più che altro perché dove ci sono i vivi di quelle traversate in mare gli si staccano le utenze.

A proposito di manifestazioni, migranti ed emergenza abitativa. Ricordo non troppo tempo fa una bella giornata di sole in cui qualche centinaio persone, tra cui diversi riminesi, anche molto giovani, hanno manifestato proprio per l’emergenza abitativa. Lì il Sindaco non si è nemmeno affacciato, perché va bene essere di sinistra, ma non per davvero. D’altronde il suo pensiero l’ha chiaramente espresso quella volta in Consiglio Comunale nella quale, ad un cittadino, con evidente cadenza del sud Italia, che reclamava il diritto di parola in quanto proprietario di immobile e regolare pagatore di tasse, rispose: “porta rispetto che non sei a casa tua”. Questa frase, presa pari pari, potrebbe essere scritta su uno striscione di Forza Nuova.

P.S.

Ci si sbaglierà raramente, attribuendo le azioni estreme alla vanità, quelle mediocri all’abitudine e quelle meschine alla paura.” [Nietzsche]

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@DadoCardone

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Occupare o non Occupare.

N.B. tutto ciò che scrivo in quest’articolo è mia opinione personale e non rappresenta il pensiero di nessun partito, movimento, associazione a cui sono appartenuto, appartengo o apparterrò.

Questo è un post particolarmente difficile, non per me scriverlo, ma per molti leggerlo. L’argomento è l’Occupazione di Villa Florentina ed Eva di Rimini, altrimenti nota come palazzina dell’Enel.

diorPrima di parlare della cronaca bisogna fare un passo indietro e fissare alcuni punti basilari. La differenza tra l’essere nati in un posto nel quale bisogna scegliere se ammalarsi di malaria o morire di sete e un altro, in cui si posso buttare via 50 litri d’acqua per una doccia di dieci minuti, è il Caso. Penso che su questo, a meno che qualcuno non si ritenga particolarmente abile a nascere dove vuole, siamo tutti d’accordo.

L’acqua, per molti, non è il solo svantaggio. Ve ne sono altri molto indicativi e ne cito alcuni: contendersi il cibo con le mosche, non poter andare a scuola, svegliarsi di mattina in mezzo ad una guerra,  essere parte di una società annichilita da centinaia d’anni di sfruttamento coloniale. Penso che anche riguardo a questi esempi saremo tutti abbastanza d’accordo sul fatto che possano creare grave handicap al conseguimento di una vita serena passata nei propri pascoli.

Ovviamente sto parlando di quella parte del mondo riconosciuta come povera. Sono circa due terzi della popolazione mondiale, ma il totale disinteresse sta facendo in modo che anche il restante terzo stia cominciando a sperimentare le conseguenze di una società che non mette tra i propri cardini il diritto ad una vita dignitosa.

IMG_7915Ieri, a Villa Florentina ed Eva (così l’hanno ribattezzata gli occupanti), ho assistito ad un confronto che poteva essere filmato e riproposto come documentario dell’incontro tra gli ultimi e i primi, tra chi ha tutto e chi non ha niente, o più niente. Un attrito che nella nostra società sta crescendo e porterà a ben altro che ad un’occupazione. Parentesi: se è vera la storia del Karma qualcuno dell’incontro di ieri deve prepararsi per la prossima vita a produrre parecchio Humus.

A Rimini c’è una crisi abitativa che fa anche morti per le strade. Morti silenziose perché appartengono a quella fascia della società che non vogliamo vedere. Tra i pochi che si occupano di questo problema ci sono i ragazzi di Casa Madiba Network che, nella sera del 13 maggio, hanno deciso di occupare la palazzina dell’Enel, proprietà privata, attualmente rifugio di eroinomani. I proprietari sono intervenuti facendo il diavolo a quattro e (mi hanno riferito) armati di oggetti contundenti hanno spaccato un po’ di cose, tra cui i sanitari, per scoraggiare gli invasori a stabilirsi nel loro “castello abbandonato”. Sono volate anche parole grosse riguardo a mazzette ed esponenti politici che, non essendo stato presente al fatto, non posso riferire, ma se siete curiosi andate a visitare Villa FLorentina … qualche testimone lo trovate.

IMG_7983E’ giusto occupare una proprietà privata? La domanda è sbagliata, nel senso che è ovvio che non lo sia, ma sarebbe utile chiedersi altro. La domanda giusta è perché a Rimini c’è gente, italiani o stranieri che siano, magari con figli piccoli, che non sa dove andare a dormire e cosa intendiamo fare per impedirlo. La responsabilità è sicuramente della politica che ha ricevuto delega ad amministrare, ma è altrettanto nostra se non la richiamiamo alle sue responsabilità. Domanda provocatoria: pensate che negli uffici e presso i rappresentanti della maggioranza si presentino più illustri cittadini a chiedere un tetto per chi non ce l’ha o siano più i probi componenti della Comunità che chiedono di inserire i propri interessi nel futuro PSC (Piano Strutturale Comunale)?

IMG_7934I ragazzi di Casa Madiba Network, giusta o no la loro occupazione, hanno il merito di riportare il tema al centro del dibattito, assieme all’evidenza dell’insufficiente azione amministrativa. L’argomento, volenti , nolenti o indifferenti, riguarda tutti noi e i nostri alibi. Fino a che il prossimo ha la pelle, la religione e la cultura diverse dalla nostra è molto facile smarcarsi, è la sua diversità che lo fa per noi. Ultimamente la prossimità dell’indigente però si sta riducendo e in molti casi quelli che non possiamo aiutare stanno diventando i parenti (se non vi risulta siete proprio nella fascia di quelli che non hanno idea di ciò che sta accadendo). Ieri, nel tardo pomeriggio del primo giorno di occupazione, nel giardino di Villa Florentina ed Eva, si è svolta un’assemblea in cui tutti hanno tirato fuori le loro ragioni, proprietari compresi.  Alcune persone (devo specificare se fossero stranieri o meno?) hanno parlato dei loro momenti di disperazione, altri hanno discusso sul senso che vorrebbero fosse dato a quest’azione e i proprietari hanno rivendicato il diritto a non affidare la loro proprietà a chi ha un bisogno, seppur in emergenza.

IMG_7962Anche la proprietà privata è un diritto e, come ho letto in molti post originati proprio da quest’occupazione, fa molta paura che il semplice fatto di avere necessità giustifichi nel soddisfarsi a scapito di altri. La paura però non sembra abbastanza da fare qualcosa, perché l’essere umano ha la curiosa abilità di produrre discrimine e fasci d’erba a seconda della sua posizione. Così “gli italiani sono più meritevoli di soccorso perché sono a casa loro” (discrimine) e “non è che tutti quelli che hanno bisogno di qualcosa possono venire a sottrarti la proprietà privata” (fascio d’erba).  La mediazione è sempre una bella teoria da enunciare, ma, nel momento in cui bisognerebbe trasporla nella realtà, tutti si attaccano alle questioni di principio, per non perdere neanche virtualmente ciò che la lotteria del diritto di nascita ha concesso loro, sebbene nella mediazione (anche quella dialettica) entrambe le parti accettino di perdere qualcosa per arrivare ad una sintesi comune. Passi che non lo accettino i due proprietari della catapecchia, in fondo è loro il diritto toccato, anche se da persone che hanno accumulato tali fortune sarebbe auspicabile la capacità di capire certe congiunture. Fanno ridere invece quelli che, leggendo dei fatti di questi giorni, vanno subito a rappresentarsi nel loro piccolo mondo di locatore, magari perché ottengono reddito da un affitto, e si barricano dietro il principio di proprietà privata per l’orrore che venga anche solo  ipoteticamente toccato qualcosa di loro. “E’ il principio che conta!”

IMG_7924Per dovere d’informazione e perché i politici (o aspiranti tali) che istigano alla protezione del proprio campanile sono già alla riscossa, bisogna sottolineare che la sera del 13 chi aveva urgente bisogno di un tetto erano una madre con due bambini e che proprio grazie all’azione di occupare la palazzina, di cui il quartiere si vergogna, hanno trovato una sistemazione per una decina di giorni. Azione meritoria o deprecabile? Per il quartiere, che ritiene da sempre il luogo  occupato una minaccia alla sicurezza per le frequentazioni abituali, pare che sia meritoria visto che oggi, nel secondo giorno di occupazione, diversi sono andati a manifestare solidarietà e a portare qualcosa da mangiare.

A questo punto dovrei concludere rassicurando sul fatto che la proprietà privata non è assolutamente minacciata e questi ragazzi cercano solo di fare del bene, anche se non sempre in maniera convenzionale. Invece mi sento di rilanciare e di consigliare di cominciare a sentirla veramente questa paura e non solo di usarla come atteggiamento. La Povertà è alle porte e bussa con insistenza, sempre più forte. Quello che chiamiamo terzo mondo ha intrapreso una migrazione inarrestabile, fugge da fame e da guerre cui noi stessi abbiamo contribuito. Contemporaneamente la speculazione al ribasso, contro la quale mai ci siamo opposti veramente, ha cominciato a mangiarci dal basso.  Quella che sta arrivando è una violentissima guerra tra poveri e l’unica cosa che ha il potere di impedirla si chiama Solidarietà. Il resto, bombardamenti di barconi, sgominare gli schiavisti sulle coste del Nord Africa, i cambi di contratto che simulano l’occupazione e riprese economiche dello 0.3% sono puttanate per allocchi.

P.S.

Quanto pesa una lacrima? Dipende: la lacrima di un bambino capriccioso pesa meno del vento, quella di un bambino affamato pesa più di tutta la terra.” [Gianni Rodari]

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@DadoCardone

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