Rimini, lo sballo e la riduzione del danno.

altoAlcune estati accadimenti sciagurati segnano irrimediabilmente i nostri ricordi. A volte sono incidenti d’auto mortali, altre volte sono eccezionali eventi metrologici e altre volte ancora, come quest’estate, una giovane vita viene stroncata dalla chimica di uno stupefacente. Lamberto Lucaccioni, sedici anni, lontano 50 km dai suoi genitori, ha pensato che un assaggio d’indipendenza andasse festeggiato con l’exstasy ed è morto.

Questa è una notizia che abbiamo già commentato, ora però, a distanza di quindici giorni, possiamo cominciare a misurare reazioni e conseguenze. Il 19 luglio 2015 è stato il giorno in cui tutti ci siamo resi conto che la droga rappresenta ancora uno dei più grandi pericoli per i nostri ragazzi. Non che non lo sapessimo, ma realizzarlo è un’altra faccenda.

Appena qualche settimana prima di questa morte il Coconuts di Paesani, lo stesso Paesani gerente della Molo Street Parade, era stato chiuso per essersi trovato al centro di una brutta storia di cocaina, armi e denaro falso. Colpevolmente o incolpevolmente che fosse, lo strascico, perlomeno quello mediatico, è stato molto breve. Il Sindaco ha nascosto l’elefante rosa dietro un silenzio imbarazzato, il TAR ha ridotto alla metà dei giorni il provvedimento di chiusura del locale e la gente, dopo un po’ di rumors, ha archiviato tutto sotto la poco pericolosa voce di gossip.

Nessuno ha considerato la vera portata della faccenda, forse perché a tutti si sono trovati a loro agio nel credere sia un affare di “stranieri”. Mafia albanese e mignotte russe che giocano tra loro in una pessima sceneggiatura, dove i riminesi non c’entrano e se sono rimasti in mezzo non è colpa loro, quasi fosse un film di serie B… che se non lo vuoi vedere spegni la TV.

L’Estate di Rimini però assomiglia molto a quel film e Lamberto ce lo ha dimostrato. Illudersi che la situazione sia diversa, perché diversi sono il posto e l’età dei coinvolti, è semplicemente da dementi. Molta, moltissima gente viene a Rimini d’estate perché qui è stata lasciata crescere la sensazione di poter fare quello che si vuole, chi lavora di notte lo sa.

Ci ha pensato un ragazzo di sedici anni a far rimettere i piedi per terra a tutti, nel modo peggiore in cui lo poteva fare, ma quali sono state le reazioni? La prima reazione, la rappresaglia, si è scatenata cieca contro il luogo dell’incidente. Il Cocoricò, tempio di culto pagano della religione Tecno, viene chiuso per 4 mesi sotto il peso di condanna unanime a cui il Questore Improta non può non dar seguito. Chiudi il posto risolvi il problema, come se la droga risiedesse dove se ne fa uso.

Non è con il proibizionismo che si risolve la cosa. La storia dimostra che là dove si è praticato il divieto senza scampo si è solo aumentato il traffico illecito di ciò che si voleva negare. Prendiamo il caso stesso del Cocoricò. Il Questore ha dichiarato, sulle pagine dei quotidiani locali, che la gestione aveva fatto tutto quanto prescritto e consigliato dalla Questura. Polizia all’entrata, telecamere sia dentro che nei parcheggi, perquisizioni a campione e messaggi contro la droga. Qual è la logica legale del provvedimento di chiusura? Se si era fatto quanto prescritto non v’è oggettiva responsabilità del locale e chiuderlo nell’apice della stagione sembra un colpo di rimbalzo. Della serie: dovevamo punire qualcuno.

E’ evidente che si tratta di provvedimenti utili a tamponare più la reazione del pubblico, che non a mettere un argine al problema. Proprio dalla Rimini dello sballo però si comincia a parlare di soluzioni e lo si fa in una affollata assemblea agostana ospitata dal Villino Ricci, ormai ombelico dello Stato Sociale Riminese. In un dibattito messo insieme da studenti, politici e operatori sociali si parla di cultura, prevenzione e limitazione del danno, con una prospettiva diversa. E’, ad esempio, il punto di vista di Max del Lab57 che il problema lo affronta tutti i giorni, non solo quando diventa un lutto, anzi… forse è merito proprio di quelli come lui se di lutti non ce ne sono molti di più. Si parla di riduzione del danno, ossia di ciò che persone motivate ed addestrate possono mettere in campo per creare zone franche (fuori o dentro i locali) allo scopo di soccorrere ed informare chi ha fatto o sta per far uso di stupefacenti. Una prospettiva particolarmente interessante se integrata con un servizio di analisi degli stupefacenti, perché molti dei problemi immediati che si verificano con l’assunzione delle sostanze psicotrope derivano dal materiale “da taglio” con cui se ne aumenta il volume e quindi il ricavo.

Tutto ciò è risolutivo? Certamente, se applicato in modo corretto, si riducono di molto il rischio di decesso e la necessità di un ricovero (con tutto il costo sociale che ne deriva), ma poi ci si dovrebbe applicare nel lavoro più lungo, quello di trasformazione della cultura corrente. Per esperienza personale… ad un ragazzo che conduce un corso di studi superiore in 5 anni gli si dedica una lezione su droga e rischi correlati, probabilmente condotta con una convinzione tale da diventare solo l’occasione di due risate alle spalle di un vecchio che vuol spiegare cos’è la droga (proprio a me che mi drogo!).

Nell’Assemblea è stata proposta anche la costituzione di Stati Generali sul tema della droga. Chissà che il luogo non convenzionale favorisca la creazione di un moto altrettanto poco conformista, perché la conformità spesso è solo un modo per essere formalmente ineccepibili. senza produrre risultato. Ancora una volta l’esempio è proprio il Cocoricò, che una colpa ce l’ha: seguendo pedissequamente le istruzioni, di chi poi ne ha decretato la chiusura, ha scelto di essere incompatibile con i metodi di riduzione del danno, poco graditi poiché si muovono in una linea di confine, ma più efficaci perché se un ragazzino deve chiedere aiuto non lo fa ad un’ambulanza con la polizia di fianco.

P.S.

“Spaccio fuori dalle scuole perché dentro c’è un ambiente che non mi piace.” [Maurizio Sangalli]

 

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@DadoCardone

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Lamberto e la morte in cristalli.

Effetto dell'MDMA sulla pupilla.
Effetto dell’MDMA sulla pupilla.

Sono stato un adolescente alla fine degli anni ’80 e  anche allora si moriva. L’eroina ne ammazzava tanti, ma prima li riduceva in nulla, dopo averli costretti a fare qualsiasi cosa per soddisfare quell’assurdo bisogno. Al secondo posto nella graduatoria dei killer c’erano sicuramente le droghe sintetiche e quelle avevano  lo svantaggio di lasciare un sacco di feriti sul campo, gente che “andava fuori” e non tornava più. Anche la cocaina era presente, ma era più una droga per chi poteva spendere. A legare tutto il nemico più subdolo, l’alcol.

Oggi? Oggi è uguale ed è una sconfitta. In quasi trent’anni non siamo riusciti a sviluppare una cultura di prevenzione rispetto a questo tipo di fenomeni … che poi sono necessità, perché se si cerca di sostituire chimicamente mancanze della propria vita, qualcosa che non va c’è di sicuro. Lo si dovrebbe cominciare a capire nelle famiglie e nelle scuole, ma le famiglie sono le prime a non essere educate in tal proposito e le scuole fanno fatica a coprire le necessità evidenti, figuriamoci quelle più nascoste come una depressione latente. Un ragazzo che si droga non vuol essere se stesso. Non vuole essere se stesso con gli amici, con il divertimento, con l’altro sesso, con l’esistenza. E’ il male di vivere e ad una certa età ce l’hanno un po’ tutti, il problema nasce però quando non c’è nessuno che ti aiuta ad affrontarlo.

Poi un giorno succede qualcosa, come è successo a Lamberto questo fine settimana. Una famiglia si spezza nel modo più straziante, Sindaci e discoteche si interrogano sul perché, ma il perché è sempre lo stesso della precedente morte. Qualcuno arriva anche a sottolineare quanto la cosa sia incredibile perché “era un bravo ragazzo”. E’ per questo che Lamberto, un ragazzino di 16 anni, poteva ballare alle 4 di notte, in overdose da sostanze psicotrope, a 50km dai suoi genitori? Perché era un bravo ragazzo e nessuno se l’aspettava?

E’ evidente che vi sono una serie di tutele  saltate e non mi riferisco solo a quelle genitoriali. Tutti hanno lasciato Lamberto libero di autodeterminarsi nell’uso di stupefacenti. Casa, Scuola, Amici, Discoteca, Società. Nessuno è stato in grado di piantare un dubbio sufficiente nella testa di un ragazzino, che di conseguenza non ha saputo dare il giusto valore ad una libertà conquistata troppo facilmente.

Il primo dei colpevoli, ma solo in quanto testimone dell’assenza di una cultura della prevenzione, è l’imbecille che sottintende che “in fondo … con tutta questa gente …. con tutta la droga che gira …” un decesso è un bilancio sostenibile.  Giustifica un morto e li giustificherai tutti. Giustifichi i 5 senzatetto trovati morti per le strade di Rimini dall’inizio dell’anno, giustifichi la mamma che ha ammazzato se stessa e la figlia disabile perché abbandonate, giustifichi l’imprenditore che si toglie la vita perché lo Stato considera le sue tasse un motivo valido per togliere dignità ad un essere umano, giustifichi l’anziano stroncato nel sonno da una stufetta difettosa perché il riscaldamento normale non lo poteva pagare. A volte le statistiche dei decessi non sono altro che il  bollettino delle inadempienze della nostra Comunità.

Qualcuno avrebbe dovuto mettere a conoscenza Lamberto delle conseguenze di quello che si apprestava a fare, anche se non era tipo da farlo. Un ragazzino di 16 anni non sa ancora chi è, lasciarglielo spiegare da qualcuno che ne sa meno di lui può essere fatale, come lo è stato in questo caso.

Girovagando per la rete si scoprono cose interessanti proprio dai ragazzi che, con l’identità nascosta da un nickname, discutono in scioltezza dell’uso corretto “per un corretto sballo” dell’MDMA.  Prezzo, composizione (pasticche o crisalli), dosi. E’ meglio la pasticca o è meglio il cristallo? E’ più o meno pericolosa della Coca? Se la mangi ti viene l’epatite? Ovviamente nei Forum non è che scrive il Dott. House e riguardo alle interazioni si dice solo di non fare mischioni “che schiatta a cap!“. Un dottore probabilmente saprebbe dirgli che assumere Extasy con l’alcol, cosa peraltro prevista tra le modalità di sballo, a lungo andare può provocare un’insufficienza renale acuta o della coagulazione intravascolare disseminata. Potrebbe dirgli che le metamfetamine provocano gravi danni alla salute anche se si è semplicemente sotto cura antibiotica, che vi sono un miriade di medicinali la cui interazione porta alla morte istantanea e che, in ogni caso, il calo della serotonina è inevitabile e un uso abituale di questa droga può dunque favorire stati depressivi gravi, nonché esacerbare quelli già esistenti.

In rete ho scoperto anche un’altra cosa. Su Ebay, al modico prezzo di 4,00€ cadauno, si vendono kit per rilevare dalle urine l’uso di varie sostanze quali cannabinoidi, cocaina, Extasy. L’impiego è molto semplice. Si intinge una linguetta nell’urina del soggetto (la stessa urina che vi lamentate di trovare in continuazione sul bordo del water) e a seconda del colore apparso si determina la sostanza assunta. Sia chiaro… il mio non è un invito all’invasione della privacy, ma se un ragazzino di sedici anni per divertirsi ha bisogno di fottersi le sinapsi probabilmente quell’invasione la sta chiedendo in molti modi diversi.

Il resto è business. La droga è da sempre un mercato florido perché sa adattarsi velocemente nei prodotti, nei prezzi e nelle modalità di distribuzione. L’MDMA, che avrà un costo di produzione di 5€ al grammo (se ce l’ha), si rivende dalle 50 alle 80 euro, ma per chi si  vuole fare del male esiste anche roba più economica. E’ tornata ad esempio l’eroina. Costa poco e adesso, fumandola e sniffandola, l’uso è diventato più friendly… al contrario delle conseguenze. Anche la Coca ha abbassato le sue pretese di prezzo.

Il punto però rimane che i pericoli di oggi sono i medesimi di quelli di trent’anni fa ed anche i meccanismi che portano al loro incontro sono uguali. E’ magari cambiata l’incidenza di alcune regole, tipo quella che una volta, se volevi andare in discoteca a sedici anni, ci dovevi andare la domenica pomeriggio e se ti ubriacavi o ti drogavi poi dovevi fare i conti con il mondo dei vivi, senza la protezione implicita della notte fonda e dei suoi abitanti. Badate bene, questo non è un attacco alle discoteche (o simili) è il richiamo ad un’attenzione che pare non esserci più da parte di molte, troppe, entità che dovrebbero prendersi cura dei nostri ragazzi (noi compresi). Andare a SanPatrignano a parlare di droga è un atto formale, che ha poco a che vedere con la realtà di quello che bisognerebbe fare. Solo che una Riviera più controllata da quel punto di vista non sarebbe un buon affare, come lo è, per molti.

P.S.

“Il costo di produzione di un grammo di mdma non credo superi i 5€… tagliarlo con cazzate ha molto meno senso rispetto a tagliare la coca xke trovare qualcosa che costi meno dell’md è difficile (a differenza della coca…), per esempio le pasticche io a Londra le ho trovate anche a 2€ l’una ed erano pure buone, quindi fate voi…” [Grandegenio da Discutere.it]

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Forza Rimini

o-GENNY-A-CAROGNA-facebookIl Rimini Calcio torna tra i professionisti. Non dite che è poco. In mezzo ad una Città devastata dai fallimenti, dal degrado e dai “Fila Dritto”, la promozione della squadra del cuore può sembrare un segno del destino … o quantomeno qualcosa sotto cui riunirsi. D’altro canto parteggiare per i colori della propria città è notoriamente un atto di fede, null’altro e non mi riferisco solo ai tifosi.

Chi vi scrive è stato, in un lontano passato, l’addetto stampa di una squadra di serie D. Posso testimoniare senza timore alcuno che chi apre il portafoglio per una squadra, anche solo di quella serie, o è un pazzo o ha sicurezze che solo la fede può infondere. Beh … ci sarebbe anche un terzo caso, il vecchio gioco delle fatture di sponsorizzazione gonfiate a più non posso, ma trattasi di usanza quasi del tutto bonificata dalla crisi. Come la cronaca insegna ormai le aziende edili, quelle sopravvissute ancora in vena di malaffare, tocciano il pane solo nel grasso della politica, vuoi mettere? Un terremoto qua, un Expò di là e alla fine te la vedi con gli stessi che decidono cosa sia un falso in bilancio. Non c’è paragone.

Certo la politica del calcio invece s’interessa. Non solo per il suo ruolo istituzionale di distrattore, ma anche per quello di catalizzatore. L’esempio più eclatante è certamente  il Milan di Berlusconi, ma nelle piccole realtà il politico tifoso è come se fosse a guardia del campanile, senza però lo spiacevole effetto collaterale di dover cacciare dei ROM dalla propria città (che un giorno ti possono sempre servire per le primarie).

Anche il Rimini Calcio suscita questo interesse. All’arrivo di De Meis il prode Vitali proprio non poté fare a meno di esprimere la sua perplessità sull’opportunità che il proprietario del Cocoricò facesse anche il Presidente di una squadra di calcio. Poi forse qualcuno gli ha spiegato che la Papa Giovanni XXIII non aveva la possibilità di includere un’associazione calcio nel suo oggetto sociale ed ha cambiato idea. Se fossi stato in De Meis, data l’evidente scarsa lungimiranza dell’ex Presidente della Provincia, avrei cominciato da subito a festeggiare la promozione in serie C.

Ora però, sempre se fossi nel Presidente, sarei un tantino preoccupato giacché il Rimini è entrato nel mirino delle supercazzole Gnassiane:

650 mila euro per un manto nuovo, un’occasione di crescita comune e … più pilu per tutti.

Vabbeh. L’ultima l’ho aggiunta io, anche se a conti fatti dando una sfoltita al pelo sullo stomaco è la più facile da realizzare, perchè di solito i suoi propositi…. Non mi fraintendete, non sto assolutamente insinuando che l’ex Golden Boy porti sfiga. Solo che, non si riesce a capire come mai, tutto quello che dice in vicinanza di elezioni si realizza al contrario. Pochi esempi: Per il Teleriscaldati doveva essere fatta all’indomani della sua elezione una moratoria, dopo quattro anni sono ancora che girano per tavoli tecnici, l’Acqua doveva assolutamente restare pubblica, si era dimenticato di specificare “Hera permettendo”, il Mercato non si tocca, ma si fa a pezzi.

All’ultimo giorno utile, quello della vittoria inevitabile, lo stadio di Rimini diventa improvvisamente una strada maestra per il rinnovamento, un bel cappello sopra e via. Vi siete mai chiesti perché lo fa? Secondo me è da bocciare la semplice idea che stia cercando di ingraziarsi l’elettorato. Del Primo Cittadino si può dire tutto tranne che gliene importi dell’elettorato, si è capito da come ha disintegrato le aspettative di qualsiasi comitato si sia presentato alla sua porta, fosse anche il comitato “slim fit” per quelli che la giacca deve essere attillata”. TRCV Peep, Astronave che fuma, Rimini Uptown, Santa Giustina, Ponte di Via Coletti … non si faceva nemmeno trovare. Sicuramente i mille abbonati del Rimini non gli fanno ne caldo ne freddo, il meccanismo da capire è che se una cosa è fatta bene… l’ha fatta lui. E’ chiamata anche Sindrome di Pippo Baudo.

Attenzione dunque. Se mai nella vita di questo piccolo puntino sull’asse dell’Adriatico vi trovaste tra il sogno e il segno mentre fate qualcosa di giusto state allerta: girandovi di scatto potreste trovare un Sindaco che si indica orgogliosamente il petto attribuendosene il merito. Ultimamente pare si vanti di aver inventato nuovi vocaboli equivoci in lingua inglese.

P.S.

Forza Rimini (almeno tu.)

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a@DadoCardone

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