Intervista a Davide Grassi.

Mafia. Un fenomeno strisciante presente anche in Riviera e che proprio qui usa uno dei suoi più grandi vantaggi sul campo, quello di essere sottovalutata. Fortunatamente, oltre al lavoro sul campo della Direzione Investigativa Antimafia, alcune persone della società civile si sono mobilitati per fare informazione sulla questione. Questa è la prima della interviste con le quali Citizen cerca di identificare i profili di questi punti di riferimento. La prima delle interviste è stata fatta a Davide Grassi, avvocato riminese, autore di un libro indagine sulle Mafie in Riviera.

La Redazione

 

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Occupy Rimini – Scacco matto in tre mosse.

elimadibaLa necessità aguzza l’ingegno, quante volte l’avete sentito dire? Oggi però nuovi significati si sono aggiunti all’ingegno di una manovra, che molti diranno sarebbe stata da prevedere, ma che nessuno ha di fatto capito fino al suo compimento. Questa è la cronaca di come Casa Madiba si sia procurata un nuovo tetto e di come chi è abituato al confronto giornaliero riesca a surclassare forze soverchianti, se guidate dalla sola arroganza. In tre mosse.
L’origine di questa storia, leggendo il nome di Casa Madiba lo sapete già, è il doppio sfratto che ha messo per la strada gli attivisti di via Dario Campana e i quindici senzatetto che da loro avevano trovato riparo.

 

Prima mossa: la ruota del pavone. Dopo le contestazioni di piazza lo stesso giorno degli sgomberi e in Consiglio Comunale, giovedì, viene diffuso il tam tam di una Madiba Street Parade. Il nome appare come una provocazione diretta senza mezzi termini all’AperiSindaco, il quale aveva definito gli attivisti gente che fa volontariato “per sport”, arrogandosi qualsiasi diritto di soccorso, nei modi e nei termini congegnali alla sola sua Amministrazione. Sabato 24 maggio, attorno alle ore 16.00, davanti alla stazione di Rimini un centinaio di ombrelli multicolore faceva bella mostra di se sotto la pioggia battente, in attesa di seguire il risciò, locomotiva della protesta. Ancora una volta la risposta delle forze dell’ordine è parsa esagerata. Un numero imprecisato di Cellulari di Polizia e Carabinieri, l’immancabile Digos e un elicottero della Polizia che ha cercato di coprire col rumore delle sue pale, senza riuscirci, i canti di protesta delle potenti casse alla guida del corteo.
Screenshot_4Seconda mossa: faccio quello che vuoi tu. Come da precedenti esperienze di corteo Cellulari e celerini chiudono le vie d’accesso alle piazze. Ad ogni cambio di direzione gli osservatori (giornalisti, fotografi, etc) si chiedono se quello sarà il punto del contatto. Ancora si sente l’eco delle manganellate di appena un paio di giorni prima, ma il biscione di protesta si lascia condurre. Si comporta come Snake, “antico gioco Nokia” nel quale il serpente evita gli ostacoli e contemporaneamente aumenta il numero dei suoi componenti. Via Giovanni XXIII, Via dei Cavalieri, Via Ducale, un pezzettino di Corso D’Augusto verso il Ponte di Tiberio, Circonvallazione Occidentale, sempre ubbidienti, sempre in fila, sempre di più.
IMG_20150523_181730Terza mossa: la mano è più veloce dell’occhio. Quali possono essere gli obiettivi dei manifestanti? Le piazze? Gli edifici da cui sono stati sgombrati? Per ogni obbiettivo polizia in testa, in coda e nei sentieri altrimenti percorribili. Per ogni obbiettivo, certo … ma non per il vero obbiettivo. All’altezza della farmacia la testa del corteo continua ad avanzare mentre il grosso della fila devia verso Via Ceccarelli. Il tempo di reazione delle Forze dell’Ordine è sufficientemente lento da permettere a tutto il corteo di infilarsi nella nuova direzione. I Cellulari, richiamati, entrano nella via successiva facendo fischiare gli pneumatici per arrivare più velocemente possibile alla fine di Via Ceccarelli e impedire al corteo di proseguire. Da lì non uscirà più nessuno. Scacco matto.

Tip and Tricks (trucchi e suggerimenti). Al numero 14 di Via Giulio Mario Ceccarelli abitava una pia donna che lasciò la sua proprietà e la sua collezione di Famiglia Cristiana al Comune, per farne un uso socialmente utile. La villetta di due piani, con ampio giardino sul retro, è attualmente in uno stato d’abbandono tale che potrebbe essere usata per il set di un film Horror. I ragazzi di Casa Madiba Network, mentre alla fine della strada erano attesi da Pirro e le sue truppe (questa è un po’ difficile, me ne rendo conto), hanno introdotto clandestinamente le prime scope mai viste da quelle mura in almeno dieci anni. Il resto del lavoro è toccato a Fabio Pazzaglia che ha passato un paio d’ore nel cercare di conferire telefonicamente con il Vice Sceriffo Lisi e con l’Assessore alla Pubblica Incertezza Jamil Sadegholvaad. Ovviamente nessuno dei due si è visto perché, come giustamente ha fatto notare il Primo Cittadino in Consiglio Comunale, “la Giunta è una squadra e ognuno risponde per le sue competenze”… sono le incompetenze che proprio non si vuole intestare nessuno. Comunque sia, con l’apporto degli assessori o meno, alla fine gli agenti in tenuta antisommossa e l’elicottero si sono stufati di presidiare i tombini, perché solo quelli erano rimasti di pericolosi. Il nuovo tetto di Casa Madiba Network è stato inaugurato con un’assemblea serale, la nuova sistemazione durerà? Io consiglierei di lasciargliela perché, data l’abilità dimostrata, la prossima volta potrebbero occupare il Palas durante un convegno di Marines.
P.S.
Anche in questa azione un assente e un non pervenuto. L’assente è Sara Visintin che non si fa vedere né in Consiglio, né tra quelli che la sua estrazione dovrebbe privilegiare. Poi citare i contadini di Di Vittorio diventa una fanfaronata. Il non pervenuto è Savio Galvani, presente, ma arrivato solo dopo che Fabio l’ha tranquillizzato sulla situazione. Per fare il Comunista ci vuole il fisico.
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@DadoCardone

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Coniglio.

20150522_3168Dopo il mancato recapito del materasso nella Casa Comunale l’affare di Casa Madiba finisce in Consiglio. Presenti per l’occasione una  discreta quantità di Forze dell’Ordine, gli Attivisti sgomberati e una Giunta al gran completo con la sola eccezione dell’Assessore Sara Visintin, anello debole dell’Amministrazione che riesce a far sembrare persino Gennaro Mauro un uomo di sinistra.

Immancabili le interrogazioni sui fatti di questi giorni, come non sono mancate le reazioni scomposte del Sindaco, d’altronde ha un pubblico da accontentare. Ormai si sa l’odiens si accontenta di poco, basta che sia una scenetta semplice e soventemente ripetuta, un po’ come quelle sitcom delle quali sai esattamente  dove vanno a parare le battute, ma per abitudine ridi lo stesso. Se c’è una cosa di cui puoi essere sicuro è che Gnassi, sotto stress, offende chiunque gli capiti a tiro in maniera piuttosto infantile.

20150522_3216Questa volta è toccato me. Dopo che il Consigliere Tamburini ha letto in Aula il pezzo “Tanto Tuonò”, il Primo Cittadino non ha potuto fare a meno di chiamarmi Coniglio. Lo ammetto … non sono stato abbastanza pronto da fargli uno “specchio riflesso” o qualsiasi altra cosa si usa all’asilo, ma a mia parziale discolpa bisogna sicuramente considerare il fatto che, appunto, era dall’infanzia che non mi si affrontava in maniera tanto puerile.  A parte che anche “affrontare” è un parola grossa considerato che  l’aggettivo è stato pronunciato a mezza bocca, dallo scranno di Sindaco, in pieno Consiglio Comunale e subito ritrattato al “come?” di Tamburini.

Dunque si arricchisce il repertorio dell’ex Golden Boy. Dopo “la palla è mia”, “ho firmato a mia insaputa”, “la corte dei conti non conta”, “mamma ho perso l’aereo” e “porta rispetto che non sei a casa tua”, aggiungiamo anche “non ho detto coglione, stavo tossendo”. Una hit di successi e noi di Citizen non ce ne siamo persi nemmeno uno (che culo).

Bz51iRYoIEVuljASrSueFfNAGRkNdvfS96jiuQbMGCIAltra chicca del repertorio Gnassiano è il numero del “miracolo consiliare”. Forse non tutti sanno che le porte del Consiglio Comunale sono un varco spazio dimensionale dove la realtà spesso cambia. Lì dentro abbiamo assistito, per esempio, al “Miracolo del ponte Coletti”, che da pontaccio di ferro già deliberato si è trasformato in ponte normale. Qualcuno ricorderà anche la “prima dichiarazione di guerra al cemento” dove il veto di un semplice cambio di destinazione venne impunemente spacciato per la pietra miliare della traiettoria sindacale: da questo puntino sull’asse dell’Adriatico, voleva combattere milioni di metri cubi che nessuno aveva più i soldi per costruire…. Meno male che Acquarena e le sue palazzine Soviet hanno restituito l’immagine vera della supposto cimento al cemento.

20150522_3181Ieri, ancora una volta, i “confini della realtà” hanno fatto il loro dovere. Improvvisamente Gnassi, dopo aver sostenuto che la Corte dei Conti è un “teatrino all’italiana”, dopo essere stato per lungo tempo la ragione per cui il CDA della fallita Aeradria non cadeva, dopo aver condonato ruote panoramiche abusive…. Dopo tutto ciò (e altro ancora) si è dichiarato ligio alle regole e impotente di fronte ad atti dovuti della Procura contro di Casa Madiba Network. Ha solo tralasciato che l’evidenza dell’atto dovuto è stata procurata dai suoi uffici.

rf8o6wwxdsrsGwmwHZbjc2czfNXv2_nVBVTNJLdZcNkConcludo con due righe di cronaca. Ieri, alle interrogazioni sull’emergenza per i 15 senzatetto provocata dagli sgomberi, risposte non ne sono state date. E’ probabile che, secondo quanto dichiarato dal Vice Sceriffo Gloria Lisi, l’immobile in via Dario Campana verrà usato per la stessa funzione, ma assegnato a mezzo bando, magari uno di quelli a procedura ristretta, solo con gli invitati che piacciono all’Amministrazione. Il prode Gnassi, dopo essere stato duramente contestato da Fabio Pazzaglia  e dagli attivisti di Casa Madiba, è uscito dal Comune per continuare a discutere, tra una cornice di Celerini, più numerosi dei cristiani.Comunque ha trovato solo persone con ancora la voglia di ragionare a dispetto delle sue supercazzole. La tattica del “martire sputazzato” alla Salvini non ha potuto avere luogo.

P.S.

Esistono cinque categorie di bugie; la bugia semplice, le previsioni del tempo, la statistica, la bugia diplomatica, e il comunicato ufficiale.” [George Bernard Shaw]

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a@DadoCardone

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Su Rimini Reboot [di Fausto Battistel]

“Guardare ciò che è davanti ai nostri occhi richiede sempre uno sforzo enorme”.

Immagine1 L’esperienza della mostra e della conferenza Rimini Reboot – Riprogetta Rimini è un lavoro di gruppo, ciascuno con le sue competenze e le sue capacità ha contribuito alla realizzazione. Vorrei raccontare meglio obbiettivi e finalità del progetto, ringraziare i rappresentanti dell’amministrazione e degli ordini che hanno partecipato, gli organi d’informazione che ne hanno riportato la notizia e a tutti coloro che sono intervenuti, chi ha espresso il proprio consenso alla proposta così come chi non lo ha fatto.

Questo lavoro ha di base due finalità, la prima è  quella di fornire un esempio per illustrare una buona pratica di redazione di una prima proposta progettuale per un’area della città, uno strumento di dialogo per vedere sin dall’inizio il possibile risultato e poter creare il consenso per la sua realizzazione, definirne gli elementi qualitativi e quantitativi.

La seconda è quella di dare una risposta con il dialetto del luogo per esaltare il “genius loci”, una risposta con il carattere del luogo per favorire il senso di appartenenza della comunità.

Per tutti coloro che hanno avuto la fortuna o la sfortuna di assistere alle mie conferenze sull’argomento, ma io preferisco chiamarli racconti, nei quali si illustravano attraverso esempi e comparazioni, le valutazioni che ciascuno di noi, se osserva la realtà con attenzione e le chiavi di lettura giuste, può fare per deteminare personalmente in modo oggettivo la qualità di un progetto e di conseguenza la fattibilità della sua realizzazione.

La mostra e la conferenza hanno illustrato un percorso di analisi delle preesistenze e le soluzioni proposte per dare al territorio urbano già compromesso e quindi cementificato, un aspetto e una fruibilità piacevole e un carattere riminese.

Questo progetto svolto da partecipanti al Master di Urban Design, è stato una simulazione per gli studenti, di un vero e proprio lavoro con tanto di committente e caso reale, da sviluppare come se dovesse essere realizzato e quindi senza tanti esercizi artistici e di fantasia, il caso è stato affrontato con la filosofia ed i criteri che vado ad illustrare.

L’area scelta tra il sottopasso del grattacielo, Parco Cervi e l’isolato urbano delle ferrovie situato in Via Tripoli rappresenta già un territorio urbanizzato, prevalentemente monofunzionale e privo di qualità urbana.

La riqualificazione prevede:

Edifici pubblici per la comunità con volumi commerciali per creare una rete economica a favore di un sostegno per gli abitanti e gli operatori, edifici pubblici ad uso civico, uffici comunali decentrati, cinema /teatro, impianti sportivi e altri edifici di servizio (poste, etc…).

11219501_815588661857257_4950201486293085253_oEdifici residenziali e ad uffici, con altezza massima 3/4 piani, per tutte le classi sociali e con differenti finiture, ma sempre dignitosi e ben rifiniti, in classe energetica performante e con sistemi antisismici idonei. Realizzati con forma e foggia tradizionale, con materiali della tradizione ed elementi della consuetudine locale, per favorire un senso di appartenenza, per tramandare le conoscenze costruttive alle nuove generazioni, favorendo l’apprendistato (sul modello delle botteghe) e trasmettere le conoscenze dell’artigianato, edile, di carpenteria, di falegnameria, dei fabbri, dei tinteggiatori etc… consentendo durante la realizzazione dell’intervento un apprendistato, per tramandare le conoscenze dell’artigianato edile, formare i giovani e creare del lavoro.

Strade e piazze dotate di negozi e laboratori con edifici proporzionati nelle loro altezze alla larghezza delle strade e/o delle piazze per favorire la camminata urbana e renderla piacevole e meno faticosa data la piacevolezza dell’incedere in percorsi mutevoli e dotati di servizi per la vita di tutti i giorni.

Il quartiere sarà interamente pedonale percorribile a piedi in 10 min e dotato di 3300 posti auto interrati (che possono essere raddoppiati o triplicati se si riterrà opportuno fare più livelli interrati), di cui 1250 privati. Le strade interne al “district” (così termine un po’ modaiolo) saranno carrabili ma solo per il traffico locale di scarico e carico dei residenti.

Gli isolati urbani costituenti questo nuovo aggregato saranno dotati di verde e fruibili dal pubblico durante il giorno e chiusi di sera e di notte. E soddisferanno la “sete” di natura insita in ogni essere umano, consentiranno a bambini ed anziani di godere in luoghi protetti, il verde, le attività di gioco, socialità e riposo.

Data la compattezza e la densità di abitanti presenti e tutti gli usi della vita quotidiana la sicurezza sarà esercitata dal controllo sociale spontaneo. Le dimensioni ridotte della città consentiranno una gestione economica degli spazi del verde e degli impianti.

L’evento della mostra e della presentazione con dibattito in cui tutti i cittadini hanno avuto occasione di porre delle domande, fare delle osservazioni ed esprimere il loro parere è stato un primo passo verso un percorso di partecipazione per definire la loro città. Nessuno dei presenti, né relatori né organizzatori né sostenitori ha mai pensato alla proposta redatta come ad un progetto perfetto e migliore di altri, ma certamente ha motivato e argomentato con consapevolezza e professionalità le scelte adottate.

Il dettaglio di scala dall’urbano al particolare è stato utile per illustrare le possibilità del risultato finale e una stima dei costi di costruzione al metro cubo comparati con un’ipotesi di possibile realizzo di vendita delle unità immobiliari e dei parcheggi da mettere sul mercato per i privati, ha consentito di redigere un bilancio economico serio con  previsioni assolutamente positive.

Il documento di pianificazione generale del territorio redatto andrà migliorato e condiviso e gli autori potrebbero essere i garanti per la realizzazione del progetto e progettare alcuni edifici, mentre tutte le altre progettazioni di dettaglio andrebbero suddivise tra i professionisti della zona, così come le realizzazioni tra le PMI locali e gli artigiani locali per sviluppare una competizione sana nell’ottenere il miglior risultato. Anche l’indotto del commercio edile e delle immobiliari dovrebbe avere lo stesso trattamento.

perarticolcrIn Europa sono già diversi gli interventi realizzati con questa metodologia e con il criterio di favorire lo sviluppo e l’incremento di un dialetto regionale come affermazione del “genius loci” della storia e della cultura delle popolazioni che vi abitano, per favorire l’integrazione e la conoscenza della cultura del luogo ed affermare l’unicità data dal clima, dai materiali, dalla storia e dalle capacità di formare una solida comunità, che nel prossimo futuro se capace di sviluppare solidalmente una società soddisfatta dalla qualità della propria vita ed orgogliosa della sua cultura potrà accogliere, arrichirsi ed arricchire i cittadini di continenti, religioni e culture diverse senza perdere la propria identità e creare una crescita ed un’armonia mai raggiunte nella storia del passato.

Un’architettura gentile, rispettosa dell’uomo percepibile dai suoi sensi con naturalezza potrà formare o rigenerare aree urbane attualmente degradate e restituire prima ai cittadini e poi ai luoghi un’identità ed una memoria storica che potrà restituire dignità e fierezza ad entrambi.

Il criterio utilizzato della città compatta è semplice se in un ettaro vivono 1000 abitanti anziché 500 il costo di gestione degli spazi (strade, illuminazione, pulizia, verde, impianti etc…) sarà ridotto e nella migliore delle ipotesi dimezzato.

Questa proposta dal basso rispettosa della comunità tanto da consentirne la permanenza, sia durante sia dopo le opere, è una risposta all’arroganza ed al gigantismo di opere di cui la società intera invece di usufruirne ne subisce le conseguenze, a causa di una celebrazione, fine a se stessa, che invece di favorire le politiche urbane le sfrutta  al solo scopo di specularci per realizzarne guadagno economico, insensibili ai danni sociali ed ambientali provocati con le loro scellerate azioni e con un esercizio del potere degno dei regimi autoritari peggiori.  Quando invece una progettazione urbana capace di creare un’economia equa, una socialità vivibile e una realizzazione sostenibile sarà in grado di fornire reddito e quindi profitti all’intera comunità per un tempo lungo. Attraverso una speculazione equilibrata i profitti saranno maggiori.

Questa proposta in maniera estremamente chiara indica soluzioni che molti cittadini di Rimini pensano da anni ma che nessuno osa fare. Sono semplici e restituiscono alla città spazi ed opere appartenenti a tutti :

Un’area per il mercato bisettimanale dedicata e degna della sua tradizione (con altri usi giornalieri); Lo scavo archeologico completo dell’anfiteatro attualmente mortificato e solo recentemente oggetto di attenzione con una ringhiera in legno che almeno pazialmente ha restituito al luogo un po’ di dignità; E una nuova sede all’asilo svizzero nel vuoto urbano di Piazza Gramsci. Questi argomenti non dovrebbero essere dei tabù ma far parte della normale dialettica tra cittadini ed amministrazione, quest’ultima con l’onere di amministrare appunto e non coercere.

Fausto Battistel Architetto

p.s.      Restate collegati a breve vi sarà un’altra presentazione della proposta con l’allestimento di una mostra, per consentire a chi non ha potuto partecipare di prenderne visione e se lo riterrà opportuno esprimere il suo consenso al suo proseguimento.

N.B.     Per la cronaca era possibile votare SI o NO per continuare lo sviluppo della proposta,

su 176 votanti pari a 401 gr. di fagioli

i SI sono stati 160 pari a 365gr.

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Recensione: Atti osceni in luogo privato di Marco Missiroli

atti1Nota Bene: Non ho la licenza di critico, dunque abbiate pazienza se la recensione non seguirà i normali canoni.

Il libro mi è capitato tra le mani in un momento particolare. Mi stavo giustappunto chiedendo da quanto non leggevo più niente ed è arrivato il mio amico Tommy con un sacchettino rosso contenente il lavoro di uno dei suoi migliori amici, tale Marco Missiroli. Di questo scrittore riminese non ho mai letto nulla, se non una recensione che etichettava lui e i suoi libri come superficiali. Combinazioni, amicizie e critiche contro. Capite bene che non si poteva certo evitare di leggere queste pagine, ne di farne una recensione (amatoriale).

Il titolo ha senso, cosa non scontata, ma per la mia recensione lo devo cambiare in: Le Pugnette del giovane Werther. Questo, anche se difficile da interpretare, è un complimento, ma non vi preoccupate che ora mi spiego meglio.

E’ una cosa in cui ho sempre creduto e la trama di questo libro mi conforta nella tesi. Se il personaggio di Ghoete avesse padroneggiato l’arte dell’onanismo, come il protagonista di Missiroli, probabilmente avrebbe evitato quella fine odiosa. Libero Marsell scopre la masturbazione quando ancora non è in grado di portarla a compimento e con quella assorbe tutti i traumi della sua vita, la mamma scoperta mentre si adopera in una fellatio con l’amante, la scoperta della sessualità, la morte del padre, l’abbandono, la solitudine auto inflitta e la rivelazione del valore della normalità. Esattamente come ognuno di noi, personaggi della vita “reale”, tutti con il nostro atto osceno a rompere il rumore bianco di sottofondo. La Pugnetta, volgarmente detta, è fuor di metafora un atto di meditazione nell’accezione del contatto con il proprio Io, certo può diventare vizio e compulsione. Un atto osceno perde la sua definizione se condotto in luogo privato, non potendo offendere il senso del pudore di nessuno diventa normalità, ma le Grand Liberò non ha il supporto di Youporn. Il materiale masturbatorio è fornito direttamente dalla ricerca di un utero forte e indipendente come quello della madre, trasformandosi così in vita.

Tutt’altro che superficiale; questa etichetta non gli si addice. Per scendere nella profondità delle cose non è obbligatorio parlare di tragedie sovraumane e qui sta la bellezza del libro. Ho trovato la lettura molto piacevole appunto per la gestione della normalità, che comunque nasconde enormi rivoluzioni. Il nostro personale Sturm und Drang è sempre in agguato con conquiste, morti, nascite, tradimenti, disgrazie e colpi di culo. Libero Marsell ha in più la guida karmica dei libri che le persone care della sua vita gli suggeriscono con la delicatezza di chi ti ama tanto che ti lascia scegliere da solo e come palcoscenico le strade di due città, Parigi e Milano, diverse, come diverse sono le stagioni della vita.

Non dirò di più sui personaggi che costellano l’esistenza del protagonista, perché secondo me è un libro che vale la pena di essere letto e non vorrei turbare la loro essenza con le mie interpretazioni. Mi limito a fare un complimento a Marco per il finale …. Io e Goethe avremmo fatto morire Libero come suo padre.

P.S.

Si eseguono per conto terzi anche recensioni di Comunioni, Matrimoni e Funerali.

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@DadoCardone

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AiRiminum e il centro commerciale Fellini.

Ve lo dico subito. C’è da leggere, perciò mettetevi comodi.

Sabato pomeriggio alla conferenza “Airiminum Incontra” c’era anche il vostro inviato Citizen preferito. Mentre tutta la stampa era stata messa in punizione, io me ne stavo comodamente seduto tra Vescovi, Politici e Comandanti in quella che, anche sull’invito, veniva chiamata zona sterile. Non scherzo, l’hanno definita proprio così. Tra l’altro non capisco come non mi abbiamo individuato subito visto che il mio reddito, lì in mezzo, stonava anche senza essere dichiarato. Mi avranno preso per un eccentrico.

L’intento della conferenza, presumibilmente, era quello di tranquillizzare chi decide per il territorio e fare un bel brindisi per l’arrivo di un nuovo aereo. A Rimini un brindisi per ogni aereo si può fare, data la cadenza, se lo facesse anche un aeroporto piccolo come Orio al Serio, con i suoi 50 voli giornalieri, capite bene che la dirigenza dovrebbe iscriversi all’Anonima Alcolisti.

Ha aperto la conferenza Laura Fincato che Vito Riggio (Presidente Enac), nella sua lettera di scuse per l’assenza, identifica come Onorevole nonostante non lo sia più dall’87. Non che abbia lasciato i luoghi di pratica politica, ci mancherebbe, come lei stessa dichiarò in occasione della sua Candidatura a Sindaco di Venezia è una delle fondatrici del PD.

Non divaghiamo. Con un tailleur fantasia occhio di pernice in nuance arancione, oltre ad aver decretato il ritorno degli anni ’60, ha esordito usando termini inglesi, forse in onore dell’aziendina milanese che ha tirato su la baracca. Ha parlato di Speech (che poi sarebbero i discorsi) e…. lo sapevate che quelli di Airiminun ci hanno tirato un Joke? Sì, ci hanno fatto uno scherzone. La decisione dell’inaugurazione il primo di aprile non è stata una cappella mediatica. No! Lo scherzo era che l’aereo è atterrato davvero. Su, non fate quelle facce, il senso dell’umorismo varia di persona in persona. Fate come me, immaginate una giovane e goliardica studentessa Fincato che, abilissima, sostituiva i Croissant alla marmellata di ciliegia con quelli alla marmellata di albicocche e poi osservava segretamente le reazioni al Joke. Che risate.

20150509_161613Comunque sia ha parlato molto di trasparenza e collaborazione. Sapete cosa? Io sulla trasparenza le credo. Infatti seduto al suo fianco c’era Umberto del Basso de Caro, il suo conflitto di interessi. Il Sottosegretario di Stato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di cui Laura Fincato è Consigliere Esperto (un consulente) a gratis, era seduto li, pacifico, ad aspettare il suo turno per parlare. Questo non ha assolutamente provocato commenti tra il pubblico (sterile), proprio nessuno. Fidatevi.

Il turno successivo è stato quello di Leonardo Corbucci e le sue slide, stile molto apprezzato dal Primo Cittadino che, come risaputo, le usa come panacea di tutti i bilanci. Dopo averci condotto in vetta alle sue intenzioni con slide sul ciclismo e richiami a Pantani, ci ha fatto atterrare malamente con metafore sugli affittuari.  Eh già perché Airiminum mette dei soldi, finora pochi, per pagare un affitto, ma il padrone di casa è Enac e a lui spettano le manutenzioni straordinarie, affermazione formalmente corretta fino a che le slide non ci hanno condotti nell’incubo di un centro commerciale aeroportuale.  Gaming (?), ristorazione, palestra, discobar, rassegne cinematografiche, eventi musicali, non ho visto però i Compro Oro e i massaggi cinesi, quelli sì cha fanno cassa.

A questo punto vi starete chiedendo: e i voli? Qui arrivano le vere pagine dolenti. A dispetto di un’unica novità, i voli cargo da sempre consigliati a voce bipartisan, il resto del piano strategico sembra partire da un programma strategico di Gnassi. Vengono considerati come un dato di fatto il milione di passeggeri che Aeradria avrebbe raggiunto con la sua gestione. Anche se nella presentazione ne vengono contati 900.000, probabilmente per non richiamare alla memoria il precedente fallimento. La cronaca giudiziaria ha già ampliamente disquisito di quanto quel numero fosse stato gonfiato dalla tecnica piuttosto aggressiva del comarketing. Dunque uno dei fondamentali di questo piano è dubbio, ma ve ne sono altri. Sembra infatti voglia costituirsi un fronte comune tra tutte le realtà in curva negativa del nostro territorio: Fiera, Gros, Palas di Rimini, Palas di Riccione, TRC (e non lo vuoi fare un altro sfregio fino all’aeroporto?), il che non sarebbe male se fosse un sistema di contenitori comunicanti, ma nell’opinione di molti ognuno di questi luoghi vive la sua personale decadenza, quando addirittura non si tratta di volo pindarico. Nella presentazione in oggetto poi si considerano queste infrastrutture come un qualcosa da cui attingere, come dire non lo prendi un aereo da Milano per venire alla fiera di Rimini? No. Ma non lo dico io. Lo dice la precedente esperienza di Aeradria e lo dice il fatto che ormai i weekend di fiera sono corti perché, dati i tagli ai budget di qualsiasi azienda italiana (Aziende come Prada hanno tagliato anche sui buoni pasto dei dipendenti), non si fanno più i fine settimana a mignotte e champagne “che tanto metto tutto nelle spese”. Il nuovo metodo è “toccata e fuga, ma solo se serve, macchina a gas o treno regionale, scegli tu”. Chiaro che non si può sempre ragionare in termini di recessione, ma non mi pare che l’attuale Governo ci stia indirizzando verso il nuovo “miracolo italiano”, anzi.

Rimangono i collegamenti turistici di cui, lo dico sinceramente, non ho colto il piano. Anche in questo la strategia, o meglio quello che è stata rappresentata come tale, sembra appollaiarsi su dati che la riguardano, ma anche no. Il fatto che la Riviera possegga 110km di spiagge e 3500 alberghi valeva anche per Aeradria, è valso per il Ridolfi di Forlì e varrà sempre per Bologna, ma questa non è una strategia … è la speranza che qualche briciola cada dal tavolo. Su questo argomento mi aspettavo qualche parola da Raffaele Ciuffoli, Consigliere rappresentante del territorio e soprattutto titolare del Tour Operator Ital Camel, ma non ha proferito favella.

Altro personaggio silenzioso è stato Roberto Montesi, membro del CDA, che porta con se una particolare realtà. Montesi è patner della società LS Lexius Sinacta, associazione tra a avvocati e commercialisti la cui missione sociale sono consulenze d’alto livello. Per intenderci la LS sta curando la quotazione in Borsa dell’aeroporto Marconi di Bologna e ha assistito Hera nella recente modifica statutaria del Voto Maggiorato (robaccia del “Decreto Competitività” per favorire l’accesso al mercato di capitali di rischio). Il Consigliere in oggetto si distingue, tra le altre cose, per essere Sindaco Revisore incaricato dal Ministero della Salute per l’ASL di Napoli e Presidente del collegio liquidatori della Margherita di Rutelli.

La parola finale, come da prassi Istituzionale, è stata lasciata al Sotto Segretario Del Basso de Caro che, dopo aver ricordato che il sud d’Italia è un macello, ha considerato che a Rimini le cose non vanno poi così male e che possiamo ancora sperare nel turismo cinese. Parole che hanno infuso una grande fiducia in tutti gli sterilizzati. Ovviamente l’affermazione è ironica, dalla seconda fila in poi si parlottava parecchio.

E’ sicuramente vero che i piani  industriali per una azienda privata possono contenere dati sensibili che potrebbero essere oggetto di furti e/o compromissioni, ma dal non mostrare quanto di riservato c’è nei propri piani, al pretendere che ci si fidi di una dichiarazione di intenti piuttosto generale, passa un bella pretesa. A questo punto però vale la pena di farsi una domanda: perché questa opinabile apertura e tutto questo parlare di trasparenza e collaborazione? Formulo una modesta ipotesi, ma prendetela per quel poco che vale visto che non sono un esperto di aeroporti, ne di finanza creativa. Considerato che il piano di sviluppo (se fosse veramente quello mostrato) non pare valere l’investimento, l’Aeroporto Internazionale Federico Fellini acquista interesse più che altro in merito ai capitali che può attirare. Ovvio che cattiva pubblicità e degli scocciatori a 5 Stelle, si sono messi in testa di sorvegliare, possono create delle difficoltà. Che i 5 stelle diano fastidio è abbastanza evidente visto che in una cartellina consegnata all’uscita, tra le altre amenità, era riposto un intero fascicolo di risposte a Giulia Sarti.

P.S.

Tutto ciò di cui abbiamo bisogno in questa vita sono ignoranza e fiducia; e il successo è assicurato.

(Mark Twain)

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@DadoCardone

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Bonaccini e la sua orchestra.

8490786245_b1b4f24320_oIeri sera, con il grado d’inviato Citizen, ho assistito al concerto per trombone organizzato dal PD, titolo:  la Sanità delle valli. In quel di NovaFeltria, presso il Teatro Sociale, è stato organizzato un bell’incontro senza contraddittorio per il Presidente della Regione Stefano Bonaccini.

La scaletta della serata è stata la seguente. Ringraziamenti, tanti, troppi. Parola ai vari Comitati che agiscono per tenere aperti gli ospedali, politici locali, Raffaella Sensoli per grazia ricevuta e dopo il quartetto Tonini, Gnassi, Venturi, Bonaccini se l’e’ suonata e se l’è cantata con tutto l’agio possibile. Il Pubblico, al 98% demokrat, ha gradito. Strano.

Come hanno suonato? Sembrava una composizione di Nino Rota, tanto erano bravi gli interpreti. Vi dico subito che la qualità degli artisti era tale che Andrea Gnassi è apparso persino dimesso, tanto che ha rinunciato a sogni, segni e puntini adriatici. Ora però nello stile Citizen daremo un po’ di voti.

Marcello Tonini. Il primo assolo è stato il suo. Ha risposto ad accuse che nessuno gli aveva fatto e si è pure incazzato. Il nuovo Direttore dell’Ausl Romagna si è parecchio risentito perché un rappresentante dei comitati gli ha chiesto di sbottonarsi e parlare chiaro. Tonini, dopo aver più volte mimato l’atto di sbottonarsi (per me gli va dato il premio gag dell’anno), ha parlato molto chiaro, solo che ha sbagliato tema e si è inerpicato nell’apologia di se stesso, rianimatore di ponti radio e mappatore della Valle. Pare che Google stia per lanciare le Tonini Maps, applicazione per le ambulanze che non conoscono le vie della Valmarecchia. Voto 4: Fuori tempo.

Sergio Venturi. Ha difeso la scelta dell’Ausl unica senza se e senza ma, con uno stile decisamente soporifero. Il pubblico era votato alla resistenza ed ha resistito … io no. Tra una pennichella e l’altra mi pare di aver capito che fosse un intervento inutile. Non ha aggiunto, ne tolto, nulla ad un dibattito che tanto non è mai esistito. Unica nota positiva, non ha promesso nulla, almeno lui. Nella Valle ricordano ancora con malinconia quelle sostanziose promesse firmate Piva e Lombardi. Oggi hanno altro di cui preoccuparsi. Voto 5+: Agevola il sonno meglio della melatonina.

Andrea Gnassi. Il discorso non è il solito e nemmeno la verve, forse soffre troppo la presenza del pesce grosso. Bonaccini, nella tornata Regionale, gli aveva promesso un Assessore al Turismo (almeno così diceva Andrea sui quotidiani) e invece gli ha concesso un segnaposto al Bilancio. Senza il suo solito discorso, che ormai è come una coperta di Linus, è parso disorientato. Basti dire che non ha anticipato nulla della pioggia di milioni, per nevone e maltempo, che il Presidente avrebbe annunciato di lì a poco chiedendo testimonianza proprio al Taglianastri. Lui stesso, dopo aver girato a lungo attorno al concetto “#AreaVastaBella”, ha ammesso di non essersi preparato. Voto 3: Il Cane mi ha mangiato i compiti e mia nonna è morta per la terza volta quest’anno.

Stefano Bonaccini. Possiede una somiglianza imbarazzante con Benito Mussolini e mi vien da pensare che chi gli cura l’immagine abbia molto insistito sull’evitare di puntare i pugni ai fianchi. Lui non lo fa, tiene solo una mano in tasca … forse per contare i miliardi che, lui e solo lui, è in grado di far piovere sulla Regione. Dice una serie di cazzate, presupponendo che nessuno sappia niente dei fondi europei (vero) e che i terremotati ancora nelle case di plastica passino inosservati (ancora vero). Di Sanità parla poco, ma ci tiene a ribadire che lui non è li per ricevere applausi, anche se è capacissimo di procurarseli …. Lo dimostra di lì a poco quando si dice non disposto a sopportare che si usi la paura della gente per fini politici. Un’affermazione che stimola, appunto, applausi e un “BRAVO!!” senza ritegno da un fedelissimo in prima fila. Della serie “ti piace vincere facile”. Comunque l’affermazione che tutti aspettavano è arrivata: “nessuno ha mai detto che saranno chiusi degli ospedali”. Un’altra volta vero, saranno semplicemente trasformati in altro. Voto 2: ITALIANI!

Fuori concorso:

Raffaella Sensoli. Non era stata compresa tra i relatori sebbene l’emendamento che ancora da speranza agli ospedali della Valle sia proprio il suo. Dopo un paio di comunicazioni in tralice, con cui ha fatto capire che comunque zitta non sarebbe stata, gli è stato procurato un posticino (sempre fuor di dibattito). Mentre parlava ai piedi del palco, Tonini ha chiesto a Gnassi chi fosse, lui l’ha rassicurato sussurrandogli era solo una del Cinque Stelle. Già … peccato che sia anche il Vice Presidente della Commissione Sanità. Comunque Raffaella ha avuto buon intuito ed essendo in posizione tattica sfavorevole non ha affondato nessun colpo, sebbene ne avesse ben donde.  Voto 7: A Risiko a volte conviene ritirarsi.

Schermata 05-2457149 alle 15.01.06Emma Petitti. Come fa una donna a cambiare più poltrone della Minetti senza avere la stessa presenza scenica? Semplice: sta zitta e si fa i fatti suoi. L’unico sfogo che si concede è il Tag compulsivo con cui ha fatto vibrare gli smartphone di tutte le prime file (cosa che a qualcuno piace e ad altri no, dipende da dove tengono il telefono). Eppure qualcosa da dire l’avrebbe avuta giacché comunque la sua delega al bilancio era compatibile con qualsiasi discorso fatto. Voto: Non classificabile. Dovrebbe lavorare per Frau S.p.A.

Concludendo; trovo commovente come il PD continui a tranquillizzarsi da solo, ma non meno dell’atteggiamento apolitico dei comitati, formalmente giusto, ma inefficace nel risultato. Chiedere una soluzione a chi ti ha messo nella situazione contro la quale lotti è una evidente minchiata, perché presuppone l’assenza di altri interessi che non siano il bene dei cittadini. Quello è un altro pianeta.

P.S.

Vede signorina … la precedenza è un po’ come la patata, ogni tanto toccherebbe darla.” [Giuseppe Giacobazzi – dopo un incidente in Apecar]

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Milano in fiamme.

bruciaUn Expo’, due inaugurazioni. La prima con il Presidente del Consiglio Matteo “il Bomba” Renzi che arringa spavaldo di fronte al risultato del bando “Camouflage”. Un milione e cento mila Euro per nascondere le incompiute. Il Secondo battesimo è quello del fuoco.

Milano brucia. Le Forze dell’Ordine contengono, la Politica condanna, la gente normale si arrabbia per la devastazione, per le macchine in fiamme e, un po’ meno, per le vetrine sfondate delle banche. Domani? Una ramazzata e tutto sarà come prima, perché le Istituzioni assumono solo atteggiamenti congrui e la gente va al bar ad arrabbiarsi, ma nessuno farà niente nemmeno per interrogarsi da dove arriva questa frattura nel vivere civile.

L’oggetto dell’attenzione sarà la macchina di quel povero disgraziato, che magari era andato a dormire con il pensiero di non averla parcheggiata abbastanza sotto la luce e il giorno dopo l’ha trovata ancora fumante. Sia chiaro, dispiace anche a me, ma quello che dobbiamo guardare è altro. I Black Bloc sono solo uno dei sintomi di un limite che stiamo progressivamente raggiungendo, quello del nostro modello di sviluppo, che tra l’altro cerchiamo di esportare nel resto del mondo.

Un po’ di storia per capire meglio. Gli Swarzer Block nascono, negli anni ’80, nella nazione che ha prepotentemente voluto costruirsi un’Europa su misura, la Germania. Protestano contro il nucleare, ma in seguito li ritroviamo anche nelle manifestazioni dell’88 contro il Pentagono e contro la Prima Guerra nel Golfo. Poi ancora a Seattle nel 1999 contro la conferenza ministeriale del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio), nello stesso anno a Praga per la riunione del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, nel 2001 a Genova per il G8 e a Goteborg contro il Consiglio Europeo. Nel 2007 a Quebec dove presero di mira il “muro della vergogna”, reti metalliche poste a protezione del Vertice delle Americhe. Prima di questo Expo’ 2015 circa 500 Black Bloc si unirono alla manifestazione degli Indignados a Roma nel 2001.

Banche, Assicurazioni, Franchising di Multinazionali, Pompe di Benzina, Sedi delle Istituzioni, questi sommariamente gli obbiettivi e, se ci riflettete bene, sono gli stessi del vostro amico Giovanni del Bar del quartiere. “Se li prendessi io tra le mani questi politici”, “Siamo sotto la dittatura delle Banche”, “La Germania e l’Europa ci riducono alla fame”, “Sono tutti ladri e corrotti”, Etc. Molte di queste cose sono anche condivisibili, ma poi Giovanni esce dal Bar e… va a votare PD.

Certamente non vorremmo che il nostro amico diventasse Black Bloc e non possiamo neanche imputargli la colpa della compulsione con cui vota sempre gli stessi che anno dopo anno gli stanno facendo sparire la pensione (se ce l’ha la pensione). Il fatto contingente però è che ai Giovanni dei nostri bar in realtà ritengono assolto il loro ruolo di rivoluzionari sfogandosi contro lo Spritz. Se fate attenzione scoprirete che poi esistono anche altri modi di sfogarsi, fingersi civili e più risolutori del Che. Prendete i social ad esempio, loro sì che sono “un bel cuscino da prendere a pugni”.

Intendiamoci, qualcuno sente anche il bisogno di fare qualcosa di concreto. Rimanendo sempre sui fatti dell’Expo’ è stato lanciato l’Hashtag: #nessunotocchimilano. Pare che oggi migliaia di milanesi, guidati da questa parola d’ordine, siano scesi in piazza per pulire il disastro lasciato dalle orde di Black Bloc. Bello, civile, addirittura nobile, purtroppo inutile, perché curare un sintomo non è curare la malattia. Come direbbe Giovanni: la speculazione finanziaria ormai detta il ritmo dei nostri modelli di sviluppo, gli Stati hanno perso la loro sovranità, la fascia di povertà si sta allargando con indici esponenziali, l’immigrazione senza regole crea innumerevoli situazioni di degrado. Se non fermiamo questo i Black Bloc potrebbero essere sostituiti da qualcosa di peggio …. Per oggi, però, i veri responsabili di tutto questo possono stare tranquilli perché la guerra tra poveri continua.

P.S.

La mia idea di vita è la sobrietà. Concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli.” [ José Mujica]

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Ce l’hai un nome per questo?

filaIl 7 di maggio Andrea Gnassi, Sindaco di Rimini, presenterà alle Associazioni e agli Ordini Professionali di Rimini le Delibere del Movimento 5 Stelle e del Referente, Gruppo di Lavoro Urbanistica, Fausto Battistel. Per cause facilmente accertabili il Movimento non è stato invitato.

Quali sono queste cause? Vedete … è una questione un po’ complicata. L’idea è sì stata presentata tramite delibere approvate nel Consiglio Comunale del 17 ottobre 2013, ma per una questione tecnica non potevano essere attuate. Qualche malizioso potrebbe pensare che la questione tecnica fosse l’appartenenza al M5S…. ma non è così. Pare infatti che adesso, tramite la bacchetta magica dello Sblocca Italia, si possa. Il Governo mica da solo il permesso di trivellare l’Adriatico, di finire i cantieri della ‘Ndrangheta e riempire gli inceneritori di mondezza di altri territori che non differenziano. No. Il Governo dei Precari pensa pure all’attuabilità delle delibere 5 Stelle, ma proprio tutte: frazionamento delle unità immobiliari di grandi dimensioni in centro, recupero sottotetti etc. etc.

C’è però ancora un piccolo problema, sempre tecnico per carità. Siccome lo sblocco è merito del miracolo Renziano le delibere non possono essere più del Movimento. Per gli ignoranti che non capiscono certe cose farò un esempio più pratico. Lo “Sblocca Italia” è un po’ come se fosse un Tana libera tutti, tutti i catturati tornano liberi e chi contava prima è ancora sotto. Ora il Primo Cittadino di Rimini, dopo essersi perso fra le sue rotonde, ha trovato nuovo vigore per dichiararsi Paladino dell’anticemento. L’unico sforzo che doveva fare era trovare un nome carino e credetemi … dopo la cappella del Rimining non era per nulla facile. Rinnova Rimini. Si può usare come hashtag, fa progressista e non impegna. Sarete d’accordo che il nome è quanto serve, il resto sono quisquilie.

Anch’io ho un hashtag da lanciare si chiama #PDeincolla e descrive perfettamente la tendenza generale del Partito Democratico, non solo quello di Rimini, ma di questo oggi ci occupiamo. Comunque sia il Movimento di Rimini non perde tempo a lusingarsi, a chiedere i diritti d’autore o conquibus per la consulenza, fa una cosa diversa, ma molto più significativa. Giacché l’idea era sua, surclassa se stesso con un progetto spettacolare, una rivoluzione per Rimini, oltre che una potentissima azione culturale.

Rimini Reboot (1)Sarà mostrato ed illustrato l’8 e il 9 di maggio presso la Cineteca Gambalunga e la Galleria dell’Immagine. Una Mostra e una Conferenza dal titolo “Rimini Reboot – Riprogetta Rimini” in cui si arriverà alla fine di un progetto di urbanistica durato mesi. Altissime competenze, innumerevoli ore di lavoro e pratiche scevre della tipica presupponenza politica hanno prodotto qualcosa di unico.  Chi vi scrive, essendo stato in qualche modo parte del progetto, si sente di consigliare ai lettori di queste righe la partecipazione all’evento, soprattutto per rendersi conto della differenza tra un lavoro di professionisti sinceramente ispirati e produttori di slide, che ormai non sono più buone nemmeno per prendere un finanziamento a San Marino. Fidatevi, per questo faran fatica a trovare un nome.

Nei prossimi giorni scriverò più diffusamente dell’iniziativa. Per adesso vi voglio lasciare con una domanda: può una città rinnovare se stessa, guadagnandoci in risorse, bellezza, integrazione e fruibilità? Un consiglio … per provare a rispondere al quesito bisognerebbe eliminare il PD dal quadro generale.

P.S.

“La nomina dell’on. Aldo Aniasi a presidente della Commissione Cultura di Montecitorio ha suscitato perplessità e critiche, a nostro avviso del tutto infondate. Aniasi è effettivamente un uomo colto. Anche se mai sul fatto.”  [Indro Montanelli]

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TRC Vincit Omnia.

Cattura1Bisogna ammetterlo. Ancora molti non conoscono il TRC, ma si è fatto decisamente poco amare da tutti quelli che hanno avuto la sfortuna di capitargli tra i piedi. Bisogna ammettere anche un’altra cosa: il Trasporto Rapido Costiero è un’opera senza senso utile, che deturpa il territorio e ha messo nei guai persino quelli che la vogliono finire a tutti i costi, ma se quella di stamattina è la massima resistenza che la cittadinanza si sente di opporre i dirigenti di AM e Italiana Costruzioni possono già tirare un bel sospirone di sollievo.

I Fatti. Dopo aver aperto una ferita di quasi 10km sul territorio che va da Rimini a Riccione, da stazione FS a stazione FS, qualcuno si è accorto che dovevano essere spostati i sottoservizi, le fogne. Nello specifico in Via Portovenere questa svista (o qualsiasi altra cosa sia) si è tramutata in un bel guaio per i residenti, che potranno entrare e uscire, dalle loro case, solo a piedi per un periodo stimato in circa un mese. Le questioni da puntualizzare sono diverse.

Lo spazio carrabile lasciato a disposizione è di 120 cm, meno di un manico di scopa. Già a causa del precedente confine di cantiere ai mezzi dei Vigili del Fuoco era inibito l’accesso, ora non possono passare nemmeno le ambulanze. Qualcuno dice che è sopportabile, altri, magari quelli con un invalido del 100% a casa, non sono tanto convinti, in ogni caso questi riccionesi di serie b si vedranno spegnere principi d’incendio con i Canadair e dovranno stare molto attenti al colesterolo per evitare infarti troppo fulminanti per essere raggiunti a piedi.

Altra singolare questione è il fatto che nessuno sembrava sapere quello che sarebbe avvenuto. Una mattina è apparso un cartello giallo con l’invito a spostare i mezzi di locomozione da casa, stop. Il Sindaco Tosi, a piene pagine di giornali, dichiara “non ne sapevo niente, ero a Milano”, esiste però un’ordinanza del 27/04 firmata dal Dirigente della P.M., Dott.ssa Graziella Cianini, che dispone quanto poi è successo ed inoltre la motivazione non lascia scampo, in quanto si parla di un lavoro che per sua natura deve essere programmato per tempo. Se qualcuno si fosse preoccupato della corretta comunicazione forse stamattina si sarebbe vista qualche lacrima in meno e qualche bestemmia sarebbe rimasta in canna, ma, nell’evidenza dei fatti (ne sono testimone) c’era molta confusione su ciò che sarebbe successo.

I casi sono due: si sapeva o non si sapeva. Sembra un’affermazione ovvia, ma anche l’ovvio nasconde conseguenze. Se si sapeva non si voleva essere scocciati per qualcosa di inevitabile. Se invece non si sapeva qualcuno ha fatto male il suo lavoro. Nel primo caso l’elettorato farà le sue considerazioni, nel secondo ci si affida alla fede, ossia è meglio pregare. In entrambi i casi questa mattina c’erano persone molto preoccupate perché pensavano di doversi guadagnare l’uscita di casa tra alberi e ringhiere, sperando di non dover muovere i residenti disabili. Non è così, i 120 cm sono miseri, ma garantiti. Per scoprirlo la Consigliera Regionale Sensoli (M5S) è arrivata sul cantiere la mattina presto, poi è ripartita lasciando un appello per il Sindaco Tosi (sperando che non sia a Milano).

Questi i fatti. Ora però vorrei concludere riprendendo la considerazione con cui si è aperto questo pezzo. La resistenza al TRC è ridicola. Sia chiaro, non parlo di resistenza alla maniera palestinese, sebbene un bel muro stile Gaza sia comunque stato approntato. Parlo della presenza, parlo di far pesare l’opinione pubblica, parlo di non pensare che i guai degli altri siano semplicemente… degli altri. Lo avevo già visto ai tempi dell’abbattimento della proprietà Moretti a Rimini, ma non solo li. Sembra che il lato opposto della strada sia un’altra dimensione, un luogo che non ci riguarda, figuriamoci quello che succede in un altro quartiere o in un’altra zona della città. E’ indifferenza? E’ rassegnazione? Qualsiasi cosa sia è esattamente quello di cui ha bisogno chi vuole portare avanti un’opera devastante come il TRC. Questa mattina c’erano degli attivisti del Movimento, una giornalista del Carlino e  quattro o cinque residenti, che comunque erano meno dei carabinieri. Questo cosa dovrebbe fermare?

P.S.

Mentre me ne stavo andando ho avuto un’idea geniale per ovviare alle difficoltà dei mezzi di soccorso sanitario. Si potrebbero istallare delle catapulte nei cortili per lanciare chi ha bisogno di soccorso alle spalle dei condomini, dove la strada è ancora praticabile. Prima di dire che si tratta di un’idea assurda affacciatevi alle finestre e date un occhio a cosa vi hanno costruito davanti casa.

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Dieci Piccoli Indiani

5b5c10f7fe06d31e77fe35c202238a79_XLBersani, Bindi e Cuperlo assaggiano un po’ della famosa democrazia del loro Partito. Così come pochi avevano deciso che la loro poltrona in Parlamento doveva essere garantita da un posto da Capolitsta, magari in Calabria, pochissimi decidono (anzi uno solo) che devono momentaneamente togliersi di torno.

Il loro torto? Fare parte dei Dieci Piccoli Indiani, dieci piccoli dissidenti che, improvvisamente, si sono accorti di non essere a  casa loro, all’indomani della cacciata dalla Commissione Affari Costituzionali . Faccio ovviamente riferimento al capolavoro di Agatha  Christie, il cui titolo originale veste ancora meglio la vicenda: …E poi non rimase nessuno.

V’è però una grande differenza con il citato classico del giallo. Nella storia originale i protagonisti cercano di capire chi li uccide uno alla volta, nella sua versione parlamentare l’assassino è noto dall’inizio e sono stati  già tutti fatti fuori da un pezzo. L’unico aspetto thriller è l’attesa di veder spuntare in loro un po’ di amor proprio, che al momento è evidentemente sostituito da altre considerazioni.

Ora la riflessione più appropriata non è capire cosa faranno i dieci piccoli indiani, vista la loro evidente ininfluenza politica. La cosa più importante da chiedersi è cosa dia tutto questo potere a Matteo da Firenze. Finita la luna di miele con i suoi compagni di partito (con gli altri non c’è mai stata) pare evidente a tutti, persino al piddino della strada, che il Premier rispecchia ne più ne meno il comportamento di qualsiasi altro suo predecessore:

  • Quelli prima di noi hanno fatto un casino.
  • Adesso in quattro e quattr’otto metto apposto io.
  • Siete solo capaci di criticare, ma non fate proposte.

Come da manuale. Tra l’altro la sua qualità più caratterizzante (fin dal liceo le sparava così grosse che lo chiamavano “il Bomba”) è stata applicata pari pari a tutta la legislatura, producendo effetti devastanti sull’elettorato di tutti.  Nessuno vota più…. Se non qualche anziano a causa di un riflesso compulsivo a votare qualcosa che almeno nominalmente si dichiari di sinistra. Pare che, data l’età media dei votanti,  per le prossime elezioni stiano organizzando l’Exit poll con il morto.

Cosa caspita lo mantiene dov’è con la convinzione di un Kamikaze che sta picchiando contro una portaerei e con la stessa voglia di trattare? E’ sicuramente vero che questo è un Parlamento di precari e che, mandati alle elezioni, molti farebbero fatica a passare la soglia di qualsiasi sistema elettorale (anche se lo chiamassero Unatantum),  non è che tutti si possono giocare il jolly come Casini.

Chi mai si prende la responsabilità di traghettare i ParlamentarPrecari fino al vitalizio? Civati è troppo indeciso, Cuperlo è troppo gentile, a Bersani sfugge la metafora e Bindi abbaia, ma non morde. D’Alema? A Massimo una cantata sotto il chiaror di luna Ischitana, tra un libro mediocre e una bottiglia di buon vino, ha fatto cambiar idea.

Il Bomba è praticamente senza rivali, ma una guida la deve avere… le mosse sono troppo perfette per essere frutto della mente di uno che vive di atteggiamenti. Prendete Mattarella ad esempio, un uomo che trova sconveniente esprimersi senza leggere e che non ha nulla da obbiettare sulla dipartita dei dieci piccoli indiani, sebbene costituzionalmente si sarebbero potuti rimuovere solo per rinuncia o per passaggio ad altro incarico. Tutto troppo facile.

Nelle ultime pagine di quest’ennesimo giallo della Politica Italiana non ci dovrebbe essere la fine annunciata dei dissidenti per inedia, ma l’identità del genio che si nasconde dietro Matteo da Firenze, questo sì che sarebbe da leggere.

P.S.

Come si fa a distinguere il caos da un piano molto ben congegnato? Nel  vero caos nulla si ripete,  tantomeno  nello stesso effetto. La distruzione del nostro Paese è un piano… e sta riuscendo perfettamente.

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Apetitivo all”O.K. Corral (che però è la Iole, ma fa lo stesso)

_mg_9499_stefano_1_550x367Io vivo a Rimini, sono impegnato politicamente, e condivido con i Riminesi i problemi di questa strana e contraddittoria città. Ieri sera mi sono imbattuto in un bel controsenso per esempio. Prima di raccontarvelo devo premettere che  quest’ultimo anno, anche per via della nuova avventura di Citizen, ho fatto domande a sconosciuti, mi sono intromesso in manifestazioni di Senegalesi incazzati, ho messo in evidenza i punti deboli di molte delle iniziative di un’Amministrazione senza soluzione di continuità con il passato e me la sono presa anche con CL.

Devo sottolineare però che non sono stato mai infastidito da sconosciuti, ne da extracomunitari, ne da lobbies segrete, ne da tossici e sinceramente nemmeno da nessun esponente della microcriminalità, che ha fatto ben notare la sua presenza questa estate. Niente di tutto questo. Sapete a cosa devo stare attento io quando vado a prendermi un aperitivo di sera? Al fratello del Sindaco.

Ieri sera, dopo aver finito di dare informazioni sull’articolo 138 al Porto, io e altri 3 attivisti siamo andati dalla Iole per concederci un aperitivo. Dopo aver pagato la mia birra piccola, che alcuni ritengono immorale, ma che a ben vedere permette di mantenere il controllo, ero pronto ad andarmene quando un individuo mi si è parato davanti.

<<Coniglio>> – mi dice.

Io, li per li, dopo tutta la gente strana che passa nell’estate di Rimini, penso ad un drogato. Lo so che sembra strano, ma mi sono detto che magari era uno così fatto da scambiarmi per un coniglio. Ma lui tra un coniglio e l’altro mi spiega chi è “sono Sergio Gnassi, il fratello del Sindaco”, ci tiene a precisare e mi invita a seguirlo. Io lo seguo pensando che voglia discutere verbalmente, pratica a cui raramente mi sottraggo.

Verbalmente. Non era la stessa cosa che lui aveva in mente. Aveva pensato di più di fare a spintoni come mi pare di ricordare si usasse a 15 anni. Vi risparmio la descrizione di questa fase perché oltre a non essere interessante e stata pure parecchio patetica.

Preferisco spiegarvi da dove arriva questa storia. L’inverno passato passò per Facebook, su un account di cui non conosco il proprietario, una foto della macchina del suddetto personaggio, su uno spazio di sosta a righe gialle. Non vi racconto i commenti, credo possiate immaginarli. In mezzo a tutti c’era anche il mio che pare aver avuto un successo tale da farmi attribuire non solo un offesa alla “Sagrada Famiglia”, ma anche la paternità della foto. Un po’ di tempo dopo mi arrivò un messaggio privato con l’invettiva che potete vedere nella foto allegata.

minaccia gnassino

Comunque visto che essere il fratello del Sindaco non frena questo individuo dal minacciare, ne dal cercare di portare a compimento le sue minacce, ho provveduto a formalizzare una denuncia. Servirà a qualcosa? Non lo so. Una cosa è sicura: le foto e i post su Facebook non servono a nulla considerato com’era parcheggiata la macchina ieri sera.

 

Davide (sempre più Basito) Cardone

[@DadoCardone]

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