Casa Don Gallo, una soluzione non emergenziale.

Rimini:  Coloro che si interessano ai destini della propria città avranno sicuramente sentito degli imminenti lavori di ristrutturazione a Casa Don Gallo, il centro nato come riparo per l’emergenza freddo e restituito alla dignità di un percorso di riscatto dall’autogestione di Homeless e associazioni del Network Casa Madiba.

Quello che invece non viene sottolineato è che il progetto di ristrutturazione deriva direttamente dal lavoro degli ospiti di questa struttura che, unitamente ad alcune figure professionali, hanno ripensato al loro spazio, non come a qualcosa di emergenziale, ma come un luogo da cui ripartire. Ce lo raccontano in questo video Manila Ricci, l’Architetto  Bernard Neulichedl e il Dott. Paolo Pecci.

Per chi volesse dare sostegno e spinta alle politiche dell’abitare, l’appuntamento è per il corteo di Sabato 22 dicembre sotto l’Arco D’Augusto. https://www.facebook.com/events/273265293371567/

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Sabato 28 Luglio? Tutti al Rimini Summer Pride.

Rimini Summer Pride – edizione 2017

Se siete nei pressi di Rimini, se siete incerti su quando venire a Rimini, o se semplicemente abitate a Rimini, sappiate che Sabato 28 luglio si terrà il Summer Pride: la festa più bella della città di Malatesta (a cui Sigismondo avrebbe sicuramente partecipato).

Nell’epoca delle stantie Notti Rosa e delle Paesani Street Parade, festicciole per autoctoni, si staglia un evento che, una volta all’anno, fa di Rimini veramente la Capitale del Turismo e della Libertà. Non la libertà di drogarsi e ubriacarsi, quello è solo autolesionismo per adolescenti confusi e adulti irrisolti. La Libertà di affermare che nel 2018 siamo liberi di amare chi vogliamo e di sentirci come siamo.

Vi pare niente? Non sembra poco alle migliaia di persone che, come l’anno scorso, sfileranno in parata o seguiranno gioiosamente i carri, allegoria di libertà, per il lungomare di Rimini. Ci saranno partecipanti di ogni orientamento sessuale, comprese famiglie etero con tanto di passeggini e infanti, perché il messaggio è chiaro: non è il sesso che si pratica a definire la nostra identità, ma i sentimenti che ci muovono.

Rimini si merita questa boccata d’aria fresca. Quello che non si merita sono le ronde nazifasciste e le processioni paleo cattoliche di riparazione contro il Gay Pride, ne avessimo mai vista fare una pubblica  contro i pedofili che si annidano dentro Santa Madre Chiesa. Tra parentesi, se Cristo fosse in vita oggi, non parteciperebbe alla triste processione, ma terrebbe lo striscione che precede il Pride LGBT.  .

In testa al corteo, però, ci dobbiamo accontentare di Marco Tonti, che ha barba e capelli lunghi, riesce nel miracolo di moltiplicare i partecipanti, ma speriamo vivamente si risparmi la crocifissione. Spettacolo truce, che non ci libererebbe dal peccato originale dell’intolleranza… molto meglio una festa. Sono blasfemo? Un po’, sì.  Chi ha la competenza si senta libero di scomunicarmi.

Partecipate numerosi. Perché è una festa allegra. Perché aiuta il turismo riminese (nonostante non vi siano dichiarazioni di Indino a testate riunite in tal senso). Perché è un segnale forte contro le discriminazioni, non solo omofobe, ignobile vizio di cui le persone civili non sentono il bisogno.

Di seguito il video e intervista sul Rimini Pride del 2017.

P.S.

Per i soliti idioti che, puntuali come una tassa, tireranno fuori la foto dei due baffoni con le chiappe al vento per dimostrare che i Pride sono osceni: Dopo più di un ventennio di Berlusconi non sono certo delle natiche ad impressionarci, riponete tranquillamente quell’immagine nella vostra collezione privata e cominciate a chiedervi perché non possiate fare a meno di esibirla non appena se ne presenta l’occasione.

 

@DadoCardone

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E’ colpa del giardiniere – Erbetta trova il capro espiratorio.

.Ricordate il caso del Consigliere Comunale residente a Gaiofana che si sarebbe fatto tagliare la siepe da Anthea? Nulla di fatto. Per meglio dire: una risultanza dalle interrogazioni in Consiglio e dall’indagine Anthea c’è stata, ma è il classico capro espiatorio.

Un breve riepilogo. Martedì 26 marzo mezzi e personale Anthea hanno fatto prima una ricognizione e poi potato la siepe di Mario Erbetta, consigliere di Patto Civico in forza alla maggioranza del Sindaco Andrea Gnassi. Mercoledì 27, personale sempre Anthea, ha recuperato gli sfalci completando il lavoro. Di quanto affermato esistono testimonianze dirette.

Il caso, grazie a vicini indignati e a Citizen Rimini, esplode e il consigliere si difende, sulle pagine del Resto del Carlino, affermando di aver chiamato Hera per raccogliere gli sfalci, ma nessuno ha risposto e allora si è servito da Anthea, facendosi fatturare quanto dovuto. Dato per credibile che ognuno di noi, nel caso di mancata risposta di Hera, possa chiamare Anthea, nella difesa viene totalmente evitata la menzione del fatto più grave, ossia la potatura della siepe.

Nel primo Consiglio Comunale utile Zoccarato chiede conto alla Giunta del comportamento di Erbetta e l’Assessore all’Ambiente Anna Montini risponde che il Comune è consapevole del caso e aspetta le risultanze dell’indagine interna di Anthea.

Ebbene, la risposta è arrivata ed è questa:

Dalle verifiche effettuate da Anthea, si è appurato che, al di là del pagamento del servizio da parte del Signor Mario Erbetta, un dipendente ha effettuato il citato intervento su suolo pubblico, senza attivare le usuali procedure e senza darne informazione ai suoi diretti superiori. Ne è scaturito un provvedimento disciplinare nei confronti del dipendente stesso da parte di Anthea.

Tutto a posto? No, proprio no. L’intervento su suolo pubblico, la raccolta degli sfalci, è la diretta conseguenza di un intervento su suolo privato, la potatura della siepe. C’è da fare una sola domanda, una facile facile: Il Consigliere Comunale Mario Erbetta, pubblico ufficiale, si è fatto tagliare la siepe di casa da un’azienda partecipata che, per suo oggetto sociale, ha solo il verde pubblico?

La risposta dell’Assessorato, per quanto corta, crea più interrogativi di quanti ne risolva e chiarisce solo un punto: la colpa di tutto è stata addossata ad un dipendente, che non poteva certo fare tutto da solo, compresa la fatturazione. Libera altresì Consigliere e Maggioranza da un imbarazzo totale (o almeno l’intenzione pare essere questa).

L’opinione di chi vi scrive è che tutto ciò sia una vergogna. Non so se esistano gli estremi di un reato, ma la politica in questa occasione ha due obblighi fondamentali dettati dall’opportunità politica. Il primo è quello di accertare i fatti nella loro interezza, il secondo, conseguente, è quello di valutare l’adeguatezza di una risposta come quella qui riportata. Questa mezza ammissione con tanto di Capro espiratorio pert a manger da l’idea di qualcosa di surrettizio, suggerimento che un’Amministrazione Pubblica non dovrebbe concedere ai suoi detrattori.

Infine un appello al Partito Democratico. La recente dura sconfitta elettorale è stata attribuita, dallo stesso PD, ad una non meglio specificata “lontananza dalla gente”. Di mea culpa recitati ne abbiamo sentiti tanti, sarebbe ora il caso di dare dimostrazioni pratiche. Magari, per il caso in questione, sarebbe opportuno chiedere un approfondimento delle indagini fatte da Anthea e domandare perché non si menzioni la siepe tagliata su suolo privato. Ottenute le risposte, che spettano ai Consiglieri Comunali come depositari di fiducia pubblica, sarebbe forse opportuno di dissociarsi e chiedete le dimissioni del collega di Maggioranza. L’ignavia quando si rappresenta la Res Publica non è concessa.

P.S.

Capisco che ai giorni nostri di verità fatali non ne esistano più, ma anche la costruzione di realtà di comodo ha un confine e si chiama decenza.

 

@DadoCardone

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Il Trasporto Rapido Costiero e l’inconsapevolezza riminese.

Al riminese basta poco, bisogna ammetterlo. E’ come se avesse un buco nel serbatoio della consapevolezza ed allora considera un regalo ogni metro di certezza che riesce a percorrere. La piadina, la passeggiata a Marina, la Molo Street Parade, “la città è piena di cantieri, qualcuno starà pur facendo qualcosa” e poi tra un po’ arrivano le belle giornate e si va in spiaggia. Perché turbare esistenze che hanno bisogno di questo e poco altro?

Questa riflessione nasce ispirata dai commenti sotto gli ultimi video di promozione del TRC, il Trasporto Rapido Costiero, quasi giunto a fine opera. Lasciando correre la categoria “bello”, che è il commento fatto da chi non ha nulla da dire, ma comunque vuol dire la sua, c’è ancora chi chiede: “Cos’è?”. C’è anche chi risponde: “Una metropolitana!”. Sono queste perle che ti fanno perdere voglia di impegnarti in un qualsiasi tipo d’informazione.

Ma come: “cos’è?”. Sono anni che se ne discute, si litiga, si denuncia, si riempiono colonne di quotidiano e bit di testate online. Qualcuno potrebbe addirittura affermare che non è poi così importante saperlo, non fosse che questo TRC è il futuro della mobilità riminese e presuppone lo scarto di qualsiasi soluzione sensata  ai problemi in merito.  Allora lasciate che il caro vecchio Citizen vi rinfreschi la memoria su cos’è il TRC. Senza pretendere che serva qualcosa, per carità!

Il TRC, il Trasporto Rapido Costiero, che qualcuno ha l’ardire di chiamare metropolitana di superficie, è uno spreco di più di cento milioni di Euro. Perché parlo di spreco? Basta distogliere lo sguardo dalle pensiline design e guardare al tracciato. Dieci km di asfalto che corrono paralleli alle rotaie della ferrovia, terra strappata ai cortili, molte volte abbattendo immobili privati, per la meraviglia di una corsia a senso unico alternato al servizio di un autobus che doppia servizi già esistenti.

La linea 11 serve già capillarmente la tratta in questione, lo fa per gli studenti d’inverno e per i turisti d’estate. Cosa dire a chi invece volesse andare direttamente da Rimini a Riccione e viceversa? L’hanno inventato nel 1800, si chiama treno, tra Rimini e Riccione ci sono circa una trentina di corse al giorno,  a cominciare dalle 5.45 della mattina. Tempo di percorrenza: dai 6 ai 12 minuti. Si spende di più? Sì… aspettate di vedere quanto costeranno i biglietti della meraviglia. Tariffe che, tra l’altro, essendo l’obsoleto progetto giustificato con volumi di passeggeri che oggi non esistono, difficilmente potranno coprire il l’impegno di gestione.

Che cos’è dunque il TRC? E’ un atto di cementificazione travestito da riqualificazione, come ogni azione di quest’amministrazione votata agli Dei Palazzinari. Mi sembra di vederlo Andrea Gnassi, prima di andare a dormire, accendere una candela votiva a Francesco Gaetano Caltagirone. Posso dirvi anche cosa non è il TRC: non è la risposta al traffico che sta strozzando la città, nonostante cartelletti colorati e Fila Dritto vari.

Esiste inoltre anche un grave dubbio sul fatto che il TRC possa in effetti sostituire la linea Start a cui vuole fare le scarpe. Anche se nel suo nome appare il sostantivo “Costiero”, il TRC è costretto a seguire la ferrovia e di conseguenza, circa dall’altezza dei bagni 60, devia verso monte, lasciando senza connessione la zona più pregiata del turismo riminese. E’ ovvio che gli albergatori pretenderanno, per la tratta scoperta, una qualche circolare che non costringa i turisti a scarpinare con i trolley, la prole, le carrozzine e chi più ne ha più ne metta. Un altro autobus per colmare i vuoti di quest’opera insulsa.

Il Primo cittadino, però, fa bene a promuoverla e a scatenare i suoi creativi dello storytelling. Ci raccontano addirittura che le nuove pensiline saranno luogo di aggregazione per i ggiovani (la doppia g è per la pronuncia). Fa bene perché questa volta l’Amministrazione non può dire di essere appena arrivata e di aver dovuto rispettare un precedente vincolante accordo. Prima che si cominciassero i lavori, in una delle apposite commissioni, era stato detto che il fondi del CIPE (Comitato Interministeriale di Programmazione Economica) non sarebbero stati persi nel caso il progetto fosse stato riconvertito in qualcosa di coerente con il tema della Mobilità. Procedere, dunque, è stata una volontà fin troppo chiara. La volontà di ignorare una vera esigenza, forse sperando di risolvere tutto con qualche rotonda, per attenersi alla linea di partito e agli interessi (legittimi o no, non sta a me dirlo) che l’opera garantiva.

Chiaro ora cos’è il TRC? Un autobus, in corsia protetta, che viaggia su di un senso unico alternato, che doppia servizi esistenti, costato più di cento milioni di euro. Adesso pensate a cosa si poteva fare veramente con cento milioni di euro per la mobilità riminese.

P.S.

“Il vero incantesimo che salva dal tempo e dal dolore è l’inconsapevolezza.” [Erasmo Da Rotterdam ]

 

@DadoCardone

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Il Curioso caso di Mister Erbetta.

Premessa. In questa povera Rimini si è completamente perso il senso dell’opportunità politica ed è stato bellamente sostituito dal silenzio imbarazzato.

Ricorderete gentili lettori di Citizen (tutti e due) che qualche giorno fa abbiamo tirato fuori su queste pagine il caso del Consigliere Comunale di Maggioranza Mario Erbetta che, con l’aiuto di uomini e mezzi Anthea, partecipata pubblica, ha messo a posto la sua bella siepe. (L’Erbetta del vicino? La taglia Anthea.)

Il caso, che in altri luoghi avrebbe scatenato l’ira delle opposizioni, a Rimini è rimbalzato dolcemente su tutta la politica senza lasciare segno. Non una dichiarazione della Maggioranza cui il Consigliere appartiene, non un comunicato stampa da uno dei 5 (e dico cinque) partiti che compongono l’Opposizione, non una dichiarazione del Sindaco alla cui maggioranza il partito di Pizzolante ha ben contribuito.

L’unica traccia sono tre colonne a pagina 42 del Carlino, dove si lascia al Consigliere l’agio di mischiare le carte e dove sembra che l’unica azione avvenuta sia il prelievo degli sfalci il 27 Marzo. La vera questione, invece, è che il pomeriggio del 26 marzo mezzi Anthea e personale Anthea sono stati usati per potare la siepe di Mario Erbetta. Fuori orario è consentito? Che ce lo dicano invece di parlare solo di rimozione di sfalci (comunque compito di Hera).

Che significato dobbiamo dare a questo silenzio, a questa “discrezione”? No, perché il buttarsi a terra e fingersi morti, è un atteggiamento che posso capire dagli appartenenti al partito Petaloso. Al limite anche la maggioranza che segue riverente l’Augusto Gnassi avrebbe motivo di non far casino, se non altro per non venir messa in castigo. Ma… l’Opposizione? Se non gli diamo le chiavi di una ruspa e un campo nomadi da abbattere non si alzano nemmeno dal banchetto?

C’è da rimanere allibiti da questo silenzio che ferisce la consapevolezza. Tra l’altro è un silenzio anche personale perché commenti non ne ho ricevuti neanche privatamente, forse per la paura che potessero venire usati. Non ho titolo per insegnare niente a nessuno, ma mi sembra che quest’atto, ancorché non certo criminale, tradisca un brutto aspetto della nostra società. La siepe di Erbetta è un caso politico, perché è inequivocabilmente inopportuno che un Consigliere di Maggioranza si faccia tagliare la siepe usando utilità di una partecipata pubblica, che ha come missione sociale il verde pubblico. Che nessuno dei suoi vicini di banchetto in Consiglio Comunale gli assesti una scoppola è sintomo d’ignavia e di debolezza etica. Perché non ne approfittino i dirimpettai dell’opposizione poi… sembra quasi non vogliano impedire il ritorno del figliol prodigo.

Il brutto è che se nessuna parte politica adotta il caso, nemmeno i giornali si avventurano in una lettura che superi le ovvie dichiarazioni delle parti tirate in causa.

P.S.

“I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed è una tacca più sotto di quella di un maniaco sessuale.” [Woody Allen]

 

@DadoCardone

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L’Erbetta del vicino? La taglia Anthea.

Forse non tutti sanno che Hera ha avviato una campagna di ammodernamento dei cassonetti. La rivoluzione per Gaiofana comincerà il 16 aprile. Di cosa si tratta?

Avete presente la difficoltà (dovuta in parte anche allo scarso senso civico) che molte persone provano d’innanzi al contenitore dell’indifferenziata con chiavetta? Molti, che siano troppo pigri, troppo anziani o troppo funzionalmente ignoranti, arrivati in prossimità del misterioso cassonetto lasciano tutto a terra. Si è rotta la chiavetta? Il congegno non funziona? All’indifferenziata ci deve pensare il Destino? Che sia uno o tutti i casi testé citati, per un solo sportello con chiave d’ingresso, la zona dei bidoni assomiglia spesso alla discarica di Manila.

Hera ha dunque pensato bene (geni) di risolvere il problema chiudendo tutti i cassonetti e rendendoli accessibili solo con tessera magnetica. Il 16 di aprile sarà distribuito il kit e il 30 verranno sostituiti i contenitori. Contenti? Così finalmente potremo lasciare i nostri adolescenti a tirare la colla nei rifiuti, come in ogni paese del terzo mondo che si rispetti.

A proposito di terzo mondo. Cosa ne pensate dei Consiglieri Comunali di maggioranza che usano personale e strumentazione delle partecipate pubbliche per esigenze personali? Brutto vero? Potrebbe essere successo proprio alla Gaiofana.  La mattina del 26 marzo diversi testimoni riferiscono di un sopralluogo con mezzi Anthea alla siepe del Consigliere Mario Erbetta. Sempre il 26, nel pomeriggio, l’effettiva potatura.  Non sarà riuscito a portare l’#ErbettaPensiero in Parlamento, ma si è potuto consolare con una bella rasata di siepe. Ha voluto forse dimostrarci che sarebbe stato un degno rappresentate del Parlamento Italiano così come lo abbiamo sempre conosciuto?

Com’è, come non è, il giorno dopo, la mattina del 27 marzo, altri due mezzi di Anthea raccoglievano gli sfalci della siepe perfettamente rasata di Mario Erbetta, mentre la moglie urlava in mezzo alla strada l’offerta di un caffè o un cappuccino per gli operai, facendo sembrare l’intervento Gratis et amore Dei. Fortunati gli Erbetta, perché combinazione vuole che tra i nuovi bidoni di prossima istallazione ve ne sia anche uno dedicato agli sfalci. Voglio dire… meglio farseli togliere da operai qualificati di un’azienda pubblica.

A questo punto ci facciamo portatori delle istante dei vicini di casa del Consigliere. Mezzi Anthea possono essere usati, fuori o dentro gli orari di lavoro, per incombenze che non siano pubbliche? Nel caso tutto ciò fosse tollerato, è opportuno che ad usufruirne sia proprio un Consigliere Comunale della maggioranza? Politicamente, lo anticipiamo noi, non è opportuno e a quanto ci sembra di capire anche il codice etico di Anthea mette in guardia da qualsiasi azione possa  anche solo sembrare un favore ad un funzionario pubblico.

Concludo chiedendo scusa al caro Mario. Tutte le volte che sulle pagine di Gaiofanando parlava delle sue richieste ad Anthea lo prendevo per un millantatore, c’è voluta la siepe di casa sua per farmi capire che un rapporto esisteva veramente. Una relazione sicuramente migliore della mia, che mi devo pagare il giardiniere.

Ah! A scanso di equivoci. Di quanto detto esistono testimonianze, foto e filmati, che produrrò qualora me ne venisse chiesto conto.

P.S.

L’opportunista segue con tenacia la direzione del vento: anche quando fiuta odore di merda. [Dino Basili]

 

@DadoCardone

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Movimento: Tana libera a tutti.

Cade un altro dei tabù del Movimento 5 Stelle. Dopo aver scoperto che una gerarchia ci vuole ed aver concluso che ci deve essere qualcuno più “uno” degli altri, dalle prossime elezioni si potrà essere eletti anche senza essere iscritti al Movimento. La motivazione ufficiale sarà quella di raccogliere dalla società civile competenze che, in altro modo, mai si avvicinerebbero alla politica. Ma quello non era il ruolo dei Meetup Up?

Alle tanto attese elezioni di primavera il Movimento 5 Stelle avrà la sua bella percentuale di voti da raccogliere, ma nessuno a cui affidarli. I primi Meetup contenevano, assieme ad un vario tipo di umanità nevroticamente fuori dal sistema, una serie di probi cittadini pronti a coltivare il germe di una speranza, forse di una rivoluzione. Un vero e proprio capitale umano, perché di persone pronte ad andare contro il sistema corrente, che non siano falliti cronici, non è che ce ne siano poi tante.

Tutto questo è stato sacrificato cantando allegramente “andiamo a comandare”. Compromesso dopo compromesso, deroga dopo deroga, attivisti ed eletti si trovano oggi ad aver taciuto su molte cose e, inevitabilmente, a veder cambiare l’ontologia del Movimento.

La verità è che i Meetup, almeno inizialmente formidabile leva di aggregazione e formazione, sono stati volontariamente annientati proprio per questa loro funzione. La testa pensante doveva rimanere la Casaleggio e Associati, una piccola società, con risorse insufficienti al controllo di una realtà elettorale territorialmente così vasta. E allora? Allora si divide, si minimizza, si lega tutto a certificazioni gestite lentamente e malamente. “Uno vale uno”, ma nessuno, da solo, si può definire Movimento. Te lo dicono a Milano chi è il Movimento.

Nella pratica:

  • Non sei attivista perché hai curato la crescita e le attività di un territorio. Attivisti sono tutti, anche quelli che scrivono un post l’anno.
  • Gli eletti (i portavoce) possono prendere posizione su spese per milioni di euro, ma assolutamente non sono testimoni attendibili per quanto riguarda le diatribe territoriali. Ecco perché a Rimini una lista di disturbo creata in 15 giorni ha annullato il lavoro di dieci anni.
  • La critica non è consentita e la delazione è molto gradita.
  • Ogni rapporto tra Meetup e ogni tentativo di creare rete tra gli stessi è formalmente scoraggiato. Le esperienze si condividono solo tramite i mezzi che fornisce la Casaleggio.
  • Se qualcuno ottiene risultati e visibilità, ma non è allineato al 100% con Milano, va fatto diventare un traditore o, comunque, qualcuno che persegue interessi estranei al Movimento (vedi il caso Pizzarotti di Parma.)

Questi atteggiamenti, comprese le declinazioni, rendono impossibile il formarsi di una struttura territoriale accreditata, dunque in grado di assumere impegni autonomi e a lungo termine. Qualcuno potrebbe chiedersi se questo non sia controproducente, ma, evidentemente, dipende da ciò che si vuole ottenere.

Amministrare una realtà nazionale è impensabile, perché, come detto, non ci sono le risorse. Ormai neanche più quelle umane. Molto più facile gestire 160 persone in Parlamento, anche in relazione a quello che producono. Nella fattispecie:  fondi per  funzionamento e  Comunicazione dei Gruppi Parlamentari, una parte del loro stipendio, utile alla propaganda, e “personaggi” da esibire nelle varie campagne e manifestazioni.

Il Verbo, che ancora non si è capito quale sia, visto che nel tempo si è passati dal “nessuno deve rimanere indietro” al “no allo Ius Soli”, è lasciato alle tastiere delle orde di Facebook, che non hanno  idea (e nemmeno gli interessa veramente) di cosa sia il Movimento. Gli attivisti? Quelli rimasti provano in qualche modo a dare un senso agli anni spesi, per qualcosa che ora fanno fatica a difendere.

Tutto ciò crea un vuoto: a chi affidare le sicure percentuali del Movimento? Ad attivisti per i quali l’unica certezza è di essere meglio del PD?  No. Meglio gente non iscritta, trasversale, possibilmente non affetta da analfabetismo funzionale aggravato dall’esposizione social. Solo che gente così non s’inscrive ad un partito dove un Bugani qualsiasi ti dice cosa  devi fare. Da qui l’alzata d’ingegno: Tana libera a tutti! Anche i non iscritti si possono candidare.

Come si controlla gente che in dieci anni non si era mai fatta sfiorare dall’idea di partecipare a nulla che fosse riconducibile al Movimento? Non si controlla. La fedina penale indica tutt’al più  che non ti sei fatto beccare e le penali da 100.000€ non valgono un benemerito, ma per la base assomigliano ad una misura plausibile.

Cui Prodest? Alla Democrazia no, per certo. Al Movimento?  Figuriamoci, però Di Maio potrà fare il Leader per altri dieci anni. Certo dovrà aspettare un po’ per concludere la sua istruzione, ma… vuoi mettere? Grillo potrà defilarsi e pensare ad uno spettacolo che non sia la ripetizione del testo degli ultimi dieci anni. Il vero vincitore sembra essere però Davide Casaleggio, l’uomo che nessuno ha mai votato. Ha ereditato l’aziendina di Papà e, presto, potrà contare sul peso di un partito con il 30% della preferenza nazionale (dell’elettorato rimasto), cosa che certifica la Casaleggio e Associati come incubatrice accreditata di partiti di successo. Un business mica da ridere.

P.S.

“Cui prodest scelus, is fecit”

 

@DadoCardone

 

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Citizen VideoMagazine – numero zero –

 Ed ecco la puntata pilota del Video Magazine di Citizen Rimini. Restiamo in attesa dei vostri suggerimenti.

In questo numero:
– Fallimento Cobran
– Ecomondo
– Gnassipedia
– ArciGay contro Forza Nuova
– Errori di quota
– Aforisma

 

 

@DadoCardone

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Nasce Citizen Video Magazine

Citizen Rimini si arricchisce di un nuovo mezzo di comunicazione: è Citizen Video Magazine, il formato video che andrà ad affiancare il Blog nel dare una visione differente degli eventi riminesi. Tutto nello stile di Citizen, ossia senza ossequi, nè timori reverenziali, con una buona dose di politically incorrect. Ecco la dichiarazione di intenti.

 

@DadoCardone

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Votate Vincenzo Cicchetti

Citizen non è certo noto per i suoi servizi di propaganda elettorale, soprattutto per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle, miseramente abbattuto a Rimini, per questioni a cui si può dare qualsiasi significato tranne quello di nuova politica.

Per una volta, però, dobbiamo abbandonare le nostre abitudini e chiedere ai lettori Citizen, che siano incidentalmente anche iscritti al Movimento, di votare il candidato a sorpresa per le elezioni a Premier: Vincenzo Cicchetti da Riccione.

Sì, leggendo la lista  dei candidati siamo rimasti interdetti nel vederlo lì in cima, sopra la Meterorina (cit.) Di Maio (detto anche Giggino Imbambolato da quelli che ne riconoscono le qualità.). Non c’era un Fico, non c’era un Di Battista e nemmeno una donna di quelle che si son fatte ben notare in questi quasi 5 anni di rodaggio parlamentare. Meglio ancora, data la preponderanza web del Movimento, non c’è nessuno con una pagina che superi i 25.000 like… bella gara contro il milione e rotti di Giggino.

Ma vediamo gli altri nomi della farsa.

Elena Fattori: Senatrice M5S, che il giorno prima di comunicare la sua candidatura ha ringraziato entusiasta Di Maio per essersi candidato. Questo indica due cose: che non si aspettava di ottenere la candidatura e che non era sicura che Giggino si sarebbe candidato (!). Una volpe del deserto, tipo Generale Rommel… come non votarla?

Andrea Davide Frallicciardi: un consigliere comunale di Figline Valdarno, uno che nella sua dichiarazione d’intenti come candidato Premier dichiara orgoglioso: “non mi sono spostato di una virgola”. Un candidato dunque che mette in evidenza il suo spirito di adattamento. In ogni caso Davide non c’era bisogno che tu ti spostassi… l’ha fatto il Movimento per te, diverse volte.

Ispirato Domenico: un consigliere comunale di Verona, che sarebbe da votare solo per il cognome.

Gianmarco Novi: un consigliere comunale di Monza, con un curriculum e una dichiarazione di intenti così scarne da non trovare nulla per prenderlo per il culo.

Nadia Piseddu: una candidata Sindaco con un nulla di fatto per Vignola, che però ha una laurea magistrale in ingegneria aerospaziale. Peccato si sia accontentata solo di 5 stelle.

Marco Zordan di Arzignano: con una scheda candidatura completamente vuota… come dire, la selezione è stata dura.

Facendo le dovute considerazioni al cospetto di questi giganti della politica è inevitabile votare Cicchetti, non c’è storia. Non esiste confronto nemmeno con Giggino che, sebbene abbia avuto a sua disposizione il ben finanziato gruppo comunicazione della Camera e la carica di Presidente della stessa, è uno scolaretto nei confronti del navigato Vincenzo. La sola visibilità è diversa, ma non vorremmo mica arrivare a dire che Di Maio vale più di uno, vero?

Lasciatemi tornare quasi serio per un momento , allo scopo di un’ultima considerazione. La cosa che dovrebbe lasciare basiti del Movimento non sono queste maldestre manovre per fare accettare risultati già decisi da altri, ma la capacità di tutti quelli che vanno in giro a gridare Onestà di farsi scivolare addosso quest’ennesima presa per i fondelli. E’ chiaro che tutti i vip del Movimento, quelli di cui certo non sarà buttato via il patrimonio di preferenze, hanno avuto altro in cambio della non presenza di questa lista di candidature. Oggi come oggi un Ministero non si nega a nessuno.

P.S.

Come esistono oratori balbuzienti, umoristi tristi, parrucchieri calvi, potrebbero esistere benissimo anche dei politici onesti.  [Dario Fo]

 

@DadoCardone

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Per abbattere la parete grande, ci vuole il martello grande.

Mura Malatestiane. Se non sapete di cosa sto per parlare … meglio. Affronterete l’indovinello proposto senza pregiudizi. Qui sotto vi metto due foto e poi voi, cari lettori, mi dovrete semplicemente dire come fa un uomo con quel martelletto (foto1) a fare un danno come quello che si vede nella seconda immagine (foto2)

Quest’articolo va ovviamente ad inserirsi nel ciclo “massacro delle Mura Malatestiane” e, per questa volta, abbiamo invertito la consuetudine, partendo dalla fine, come in un film di Quentin Tarantino. Perché la cosa interessante non è a cosa siamo arrivati, ma come diavolo abbiamo fatto ad arrivarci. Adesso possiamo tornare all’inizio.

Il massacro delle Mura Malatestiane, per apporvi un’inutile passerella, è stato perpetrato su iniziativa del Comune, con il benestare della Soprintendenza. Oltre alla contrarietà per la passerella in sé, che va a modificare un profilo storico e caccia a pedate nel deretano il Genius Loci appollaiato sul Ponte di Tiberio, molti cittadini hanno cominciato a spaventarsi per l’apparizione dei buchi: finestre 50×50 aperte con martello pneumatico e flessibile ad acqua.

Un po’ di mattoni scuciti e catalogati.

La Soprintendenza e il Comune si sono affrettati a spiegare che quelle sono solo aperture temporanee, perché ciò che resterà sono solo “asole”, attraverso le quali passeranno pali che s’inseriranno sotto il manto stradale. Il buco grosso, verrà riempito con gli stessi mattoni, opportunamente scuciti e catalogati. Dove non sarà possibile ripristinare con il mattone originale, si userà materia simile a quella dell’epoca. “Un intervento leggero”, come l’hanno definito.

Ebbene. Le “vedette”, dal privilegiato punto di vista  delle mura opposte, lato San Giuliano, non hanno mai visto l’ombra di operai specializzati con martelletto e pennello di martora. Saranno stati poco attenti? L’unico di cui abbiamo prova è quel “fotomodello” che, in posa, fa finta di procedere allo scardinamento della targa di marmo che da sempre certifica il restauro del 1751. Come faccio a sapere che finge? Beh… vedendo il risultato finale, che tra parentesi è tutto tranne che una “scucitura”, ci  possono essere dubbi?

Questa è una mia personalissima opinione formatasi con le informazioni che ho. Può darsi che sbagli, può darsi che la soprintendenza abbia conservato un video di come un uomo con il martelletto del piccolo speleologo abbia prodotto una breccia che concorre con quella di Porta Pia. La domanda che però sarebbe utile farsi è come al solito: Cui Prodest? A chi giova questo servizio fotografico.

Come tutti (tutti e tre) quelli che leggono Citizen sanno, sulla base di due esposti è stato aperto un fascicolo in Procura riguardante gli interventi per la passerella. Come già raccontato nel recente articolo “La Paura fa 90”, PD e accoliti, invece di aspettare gli esiti dell’indagine, visto che dovrebbero aver rispettato ogni norma ed ogni prescrizione della legge, si sbracciano come ballerine di ginnastica artistica pur di indirizzare  l’attenzione altrove. Ora che la paura ha fatto pure 91 hanno cominciato ad auto-certificarsi la bontà dell’operato. La foto dello smartellatore in guantini bianchi, che giustamente tiene il martelletto a metà dell’impugnatura per non dare troppo sfogo alla sua immane potenza, si va ad inserire proprio in questa serie di attività mediatiche, ma non finisce qui.  E’, infatti, notizia del 31 agosto che la Soprintendenza sta per produrre un lungo dossier sul Ponte di Tiberio.

La risposta del Comitato in Difesa del Ponte di Tiberio, compilatore di uno dei due esposti, arriva a stretto giro ed è un colpo di Katana, cinico e letale. Lo riportiamo qui integralmente con un’avvertenza: non è adatto ad amministratori di Res Publica senza il conforto del proprio legale:

Apprendiamo dal Resto del Carlino del 31 agosto che, a seguito delle indagini della Procura, “la Soprintendenza ha già pronto un lungo dossier sul Ponte di Tiberio”. Siamo sicuri che il “lungo dossier” non possa contenere niente di altro e di diverso da ciò che abbiamo potuto visionare in data 12 luglio nella sede di Ravenna, a seguito della nostra richiesta di accesso atti. In caso contrario, eventuali difformità saranno segnalate, tramite i nostri legali, agli organismi competenti.

Quanto alla documentazione successiva al 12 luglio che dovesse eventualmente far parte del dossier, con molta probabilità è stata determinata dall’attenzione mediatica e dagli esposti, presentati da noi e da Italia Nostra nella persona del suo presidente nazionale.

Tanto gli dovevano.

P.S.

Ho stampato ed appeso al frigo la foto dell’omino abbarbicato sulle Mura Malatestiane, con il suo martelletto. Ogni mattina mi ricorderà che nel mestiere della Comunicazione c’è spazio per tutti.

 

@DadoCardone

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Etnia Stupratrice.

Un paio di giorni fa con l’articolo “Sullo Stupro” di Citizen Rimini ho tentato (scemo io) di aprire una discussione sulla situazione del degrado riminese. La speranza era di attirare qualcuno fuor dal comodo scuotimento di testa e indurlo a considerazioni che andassero oltre alla richiesta del linciaggio per le 4 bestie che hanno stuprato la ragazza polacca e la trans, qualche sera fa.

Ribadisco (non avete idea di quanto sia necessario) che chi scrive non è contrario al massimo della pena consentita per un atto così mostruoso che, oltre ad un danno fisico, lascia nella vittima una non rimarginabile “lacerazione della volontà”, per usare le parole di Alberoni. Esiste però un piano di discussione diverso, che si propone di individuare le cause onde evitare di arrendersi semplicemente all’adozione del Codice Hammurabi e la famosa legge del taglione…. Anche se devo ammettere che in uno dei suoi passaggi (non fosse che non valeva per gli schiavi) è meglio della nostra Costituzione.

« I poveri, le vedove e gli orfani sono posti sotto la tutela dello Stato. Le donne sono protette contro i maltrattamenti del marito. In favore dei lavoratori viene alzato il salario e sono stabiliti i giorni di riposo annuali»

(Codice di Hammurabi, trad. Di Nola-Furlani)

Del citato precedente articolo è stato impugnato soprattutto un passaggio. Con mia sorpresa è stato contestato non solo dal solito provincialotto “che i treni arrivavano in orario quando c’era lui”, ma anche da persone che un po’ più di prospettiva su questa vita amara ce l’hanno. Il passaggio incriminato è questo:

“Un altro errore è addossare la responsabilità alla migrazione e concedersi di pensare che lo stupro sia caratteristica di un’etnia, di una cultura o di un colore della pelle.”

Ora… credetemi, ve ne prego, quando vi dico che non ho proprio l’ambizione di far cambiare idea a nessuno, non m’interessa. Ognuno ha la sua testa e i modi di pensare cambiano secondo la maturità del momento. L’unica cosa che mi auguro è che la società continui a mettere in minoranza le tendenze estreme, con tutti gli altri si può discutere. Io, che sono un po’ più severo con me stesso, però, ho bisogno di conferme anche rispetto a quello che so, dunque bando alle certezze e mi rimetto in dubbio con la ricerca: esistono etnie o culture che sono più avvezze allo stupro di altre?

Ancora una volta (mi succede spesso) ho scoperto che quello che pensavo di sapere era sbagliato. In realtà esiste un’etnia più dedita degli altri allo stupro ed è quella dell’Europeo. In particolar modo l’Europa del Nord straccia tutte le classifiche. Avete presente la Svezia? Dai, quel posto dove pagano il 60% di tasse e sono tutti felici di farlo, la terra con le strade più sicure del mondo.. ebbene la Svezia è il secondo paese al mondo per numero di stupri. 53,2 violenze sessuali ogni 100.000 abitanti. Certo al primo posto c’è il piccolo Stato di Lesotho, nell’Africa del Sud, ma sposta veramente poco rispetto alle altre posizioni tutte occupate da stati del Nord Europa.

Belgio, Islanda, Norvegia, Danimarca, Lussemburgo. Uno Studio sulla popolazione Europea (fra-2014-vaw-survey-main-results-apr14_en) rivela come il Nord Europa, nonostante i progressi sociali e nonostante l’emancipazione (in Svezia metà del Parlamento è composto da donne) non è immune alla tentazione maschile di prendere con la forza ciò che non viene concesso volontariamente.

L’Italia, secondo la ricerca, è al 18° posto dietro Francia e Germania. In ogni caso non ce la passiamo bene. Secondo la nota scientifica “La mimosa deturpata. Mappa delle violenze sessuali nelle regioni italiane” realizzata dall’Istituto Demoskopika, l’Italia è teatro di circa 23 mila stupri all’anno (lo so, è impressionante) e le regioni che svettano nelle classifiche in rapporto alla popolazione sono nell’ordine: Trentino, Emilia Romagna e Toscana. Immagino che a questo punto qualcuno proverà a dire che è colpa dell’immigrazione e d’istinto risponderei che, vista la rilevanza che si da ad ogni singolo atto perpetrato da extracomunitari, mi pare improbabile, ma la miglior considerazione si fa citando i dati, per non cadere nell’opinabile.

Secondo i dati rilevabili dal Ministero dell’Interno sono oltre 4000 gli autori di violenze sessuali scovati ogni anno e di questi il 61% sono italiani. Di seguito Romeni (8,6%), Marocchini (6%), Albanesi (1.9%) e Tunisini (1,3%). Come si può notare la somma delle etnie, cui attribuiamo il ruolo di geneticamente predisposti allo stupro, non riesce minimamente a scalfire la rappresentanza autoctona.

Ora che i numeri hanno detto la loro verità, c’è da chiedersi come mai si ha l’impressione che le proporzioni siano totalmente inverse. Che cosa favorisce l’errata cognizione? Qui ci sarebbe da aprire un trattato di Sociologia della Comunicazione tante sono le componenti che concorrono a questo risultato. Tra le tante cito:

Effetto “mio cuggino”. La gente non sempre afferma le sue verità con cognizione di causa. Molte volte fa riferimento a esperienze personali che riporta come fossero quadri generali. Altre volte invece gli va proprio di dire cazzate perché ha bisogno di attenzione. Le notizie “per sentito dire” creano razioni a catena, dove la verità è un’eco lontana.

Effetto informazione… che si morde la coda. E’ il grande dilemma dell’informazione dei giorni nostri. La notizia influenza l’utente, o l’utente influenza la notizia? Il problema è che qualsiasi testata giornalistica per sopravvivere ha bisogno di vendere, per vendere deve accontentare i più bassi istinti del suo pubblico, essendo quelli “alti” irrintracciabili. Ne abbiamo avuto prova proprio in questi giorni. Dopo l’enorme clamore degli stupri di Rimini, tra le migliaia di notizie che si possono inserire in un palinsesto, l’informazione italiana (tutta) è andata a trovare il malato mentale sostenitore dello “stupra pure che poi si calma” e la disperazione della bambina temporaneamente affidata ad una famiglia mussulmana in Inghilterra. Il giorno dopo i fatti di Rimini due ragazzi romani sono stati arrestati a Fiumicino per tentata violenza sessuale, ma questo non l’ho visto in nessun telegiornale.

Effetto impunità. Il Social, soprattutto Facebook, restituiscono un senso d’impunità totale ai suoi frequentatori e se prima chi era affetto dalla patologia del razzismo si vergognava di rappresentarla in pubblico, ora, con le piazze virtuali,  da fiato alle trombe. Non sono poi così tanti, se rapportati alla totalità degli utenti, ma fanno il diavolo a quattro pur di rivendicare la loro normalità. Questo porta molte persone confuse ad associarsi ad appoggiare certi ragionamenti. La politica, dal canto suo, fa lo stesso gioco…  perché ormai vive nel malinteso che Facebook sia lo specchio dell’elettorato.

Effetto mosca bianca. Se una mattina qualcuno, di cui abbiamo tendenzialmente fiducia, ci avvertisse di stare attenti alle macchine gialle, perché ce n’è una che gira con una bomba, ci accorgeremmo di quante macchine gialle girano in realtà per la nostra città. La proporzione rimarrebbe minoritaria rispetto al numero delle auto degli altri colori, ma le vedremmo sbucare da ogni dove. Così è per gli stupri. Anche quest’anno ce ne saranno stati ventimila e, secondo le note scientifiche di Demoskopica, in un caso su quattro la vittima è un minore. Noi abbiamo notato solo quello della spiaggia di Rimini. Perché? Qualcuno di cui abbiamo tendenzialmente fiducia (politica, informazione, suocero) sta dicendo: occhio al nero (macchina gialla) che entro la fine della giornata farà qualcos’altro di male.

La mia è sconclusionata sociologia amatoriale e chiedo venia. Il fatto contingente però è che i dati dimostrano in termini statistici una scarsa incidenza dello stupratore extracomunitario. Con questo non voglio dire che il migrante non sia un problema in termini di sicurezza, ma lo è per come viene gestita la migrazione, non certo per il colore della pelle o per indole atavica, anzi.. dovreste avere molta più paura nel soggiornare a Stoccolma che in Centro di Accoglienza Straordinaria. Il vero problema, come tentavo di evidenziare anche nel precedente articolo, è che i margini estremi della società sono sempre occupati dagli ultimi e gli ultimi, oggi come oggi, sono migranti. Chi volete si metta a delinquere se non chi non ha più nulla da perdere? Diverso sarebbe promuovere l’attenzione che si dovrebbe porre verso questi abitanti invisibili e le zone di confine che frequentano… ma questo è un altro lungo discorso.

P.S.

Se dovessimo svegliarci una mattina e scoprire che tutti sono della stessa razza, credo e colore, troveremmo qualche altra causa di pregiudizio entro mezzogiorno. (George David Aiken)

 

@DadoCardone

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La paura fa 90 – Il Ponte di Tiberio e l’inadeguatezza comunicativa del PD.

[Ovvero tutto ciò che non bisogna fare quando ti accusano di qualcosa.]

 

Più passa il tempo è più mi rendo conto che certe persone occupano posti di responsabilità e potere solamente perché gli è capitato. Quello che sta succedendo negli ultimi mesi con il Ponte di Tiberio, poi, me l’ha chiarito definitivamente.

La querelle la conoscete, no? Al secondo mandato il Primo Cittadino si è reso conto che nemmeno in questa tornata può rispettare la promessa di pedonalizzare il Ponte di Tiberio, la meraviglia bimillenaria su cui ancor oggi, vergognosamente, passa il traffico dell’ora di punta. Che fare? Sfruttando i finanziamenti europei erogati tramite Regione l’Amministrazione decide di simulare un passaggio ciclopedonale (con bicicletta a mano), aggrappando delle passerelle alle Mura Malatestiane e alle Mura del Borgo San Giuliano, con l’aggiunta di una passerella galleggiante (?) che unisce i due argini.

Per fare questo, che di per se già sarebbe un’inopportuna trasformazione della morfologia storica del luogo, ha demolito le Mura Malatestiane con un centinaio di fori 50×50, aperti con flessibile e martello pneumatico. Chiamando quest’impresa: riqualificazione.

Ovviamente sono partite proteste, si sono formati comitati, si sono fatte sentire le associazioni, sono state compilate interrogazioni comunali, regionali e parlamentari, fino ad arrivare a due esposti che chiedono alla Procura di verificare la legittimità di quanto concesso dalla Soprintendenza. Uno dei due esposti, quello di Italia Nostra, chiede anche il sequestro del cantiere. Come ha reagito il Partito Democratico alle proteste e agli esposti?

Pio XI, quello dei Patti Lateranensi per capirci, soleva dire: “Si smentiscono solo le notizie vere perché quelle false si smentiscono da sé.”. In effetti, la reazione di qualsiasi politico navigato rispetto alla comunicazione di atti Giudiziari è di solito il classico “ho fiducia nel lavoro della magistratura, sarà dimostrata la mia innocenza”. Una regolina base, così semplice da poter essere compresa persino da Er Batman, che fino ad un secondo prima si intratteneva in orge di luculliana memoria, con tanto di foto in tunica per gli amici.  Il Partito Democratico di Rimini, che nel complesso ha una profondità di pensiero pari al liquido che rimane nella confezione delle lenti a contatto dopo l’applicazione, sembra completamente a digiuno rispetto certi precetti. Riesce solo a negare il confronto e a mettere in fila una serie di atteggiamenti che sono come una grossa cornice al neon attorno alla scritta: PAURA!

Di seguito, nello stile di Citizen Rimini, tutto quello che non bisogna mai fare, ma che puntualmente il PD ha fatto, per dimostrarsi nel giusto. Ecco a voi le tattiche da non mettere mai in atto con relativo voto.

Tattica Calimero Reversed. Ovvero: ce l’han tutti con me perché son bello e innovatore. Questa è da sempre la prima reazione di Gnassi e, conseguentemente, dei suoi peones. La leggenda racconta che il Golden Boy sia un oggetto misterioso sceso dalla luna, senza alcuna continuità con il vecchio centro sinistra riminese, nonostante sia l’unico datore di lavoro mai avuto in vita sua. Tutto quello che fa esprime dinamismo. Contestarlo è un’eresia e fa di te automaticamente un anziano reazionario allergico al cambiamento. E’ capace di parlare di guerra al cemento dopo il TRC e le 15 palazzine in via della Fiera, sostenendo che Rimini sta cambiando. Il messaggio è chiaro: le cose che cambiano sono sempre positive e se ce l’avete con me è per invidia (Gufi). Voto: 4Sfacciato come una diva.

Tattica dell’informazione quantica. Ma… il gatto di Schrödinger è vivo o morto? Per il Partito Demenziocratico di Rimini il paradosso non esiste: il fottuto gatto è vivo se mi serve che lo sia, in caso contrario può finire nell’umido con tutti i suoi croccantini. Così è anche per le Mura Malatestiane. Gli uffici del Comune sono zeppi di faldoni che riportano la dicitura “Recupero dei Bastioni Medievali del Ponte di Tiberio”, ma quando glielo fai notare… magia! Le Mura diventano del 1700 (giusto perché c’è una targa conficcata nel muro), i pali saranno infilati solo in zona ricostruzione post bellica e le discrete finestre 50×50 saranno richiuse con un croccante muesli di mattoni dell’epoca e cacca di piccione (sempre dell’epoca.). Mura Medioevali? Adesso sì e adesso… no! Guarda le mani. Voto: 3Solidi  come una puntata di Cazzenger.

La Tattica del Fango. Supposto che le tattiche di questa classifica sono tutte indifferentemente applicate dai geni Demokrat, il procurare discredito conta parecchi sostenitori tra le sue fila. in genere è praticata dal peones di basso liniaggio, tipo Sergio Giordano, convinto di essere ricordato come colui che ha sconfitto la merda in mare, ma inconsapevole di essere individuato come colui che la sparge a terra. Nell’ultimo mese è stato molto attivo nel sussurrare alle orecchie (anche social) che il Comitato in Difesa del Ponte è contro la passerella in difesa dei suoi abusi edilizi. Che tu sia un appartenente al circolo PD di San Giuliano, o un segretario comunale di partito di cui nessuno si ricorda, l’importante è mettere in giro le voci che insinuano interessi personali e livore.. cos’altro costringerebbe partiti da destra a sinistra a riunirsi nella congiura della stessa conferenza per parlare male dell’Augusto Gnassi? Voto: 3 Disse la vacca al mulo Oh come ti puzza il c….

La Tattica del Gomplotto! E’ affidata solitamente ai luogotenenti, forse perché necessita di contegno istituzionale, ma certo non è più nobile delle Tattica del Fango. Anzi, se è possibile, è ancora più populista. Il venticello della calunnia è un’arte, con il complotto si spara semplicemente sulla folla. Secondo le tesi di Pruccoli, Rossi e Sadegholvaad l’esposto di Italia Nostra sarebbe niente popò di meno che una manovra (“volgare”) del Movimento 5 Stelle. Sì, l’esposto è a firma del Presidente Nazionale, ma su questo si sorvola, poiché basta far intendere che l’ex presidente locale è l’attivista Fausto Battistel e la sede è ancora casa sua. Le ragioni sono ovviamente di natura pratica, ma tant’è. Il lato comico di questa posizione è che viene ripresa, con una certa dabbenaggine, una precedente gaffe del Consigliere Comunale Piccari che già aveva criticato una posizione di Italia Nostra Nazionale, credendo fosse firmata dalla sede locale (grillina). Voto 2: Gnassi è pettinato come Adam Kadmon… coincidenze?

La tattica del Benaltrismo. Ovvero: il problema è sempre un altro. I benaltristi sono convinti che i problemi, di qualsiasi natura, si possano trattare solo uno alla volta e, comunque, ce n’è sempre uno più importante. Un modo di pensare stupido? Non solo. E’ anche un ineffabile alibi per non prendere mai una vera posizione. Così per il Ponte di Tiberio. In questa Rimini piena di puttane, immigrati e criminali il problema potranno mai essere due buchi su un muro vecchio? Come se occuparsi della tutela del patrimonio architettonico togliesse risorse alla lotta alla criminalità, oppure come se chi decide di occuparsi di un problema della sua città fosse obbligato ad adoperarsi per tutte le altre questioni e dunque a considerare priorità assolute. Esiste anche il Benaltrismo retroattivo, che generalmente s’introduce con la formula :  “dov’eravate voi quando…”. Pochi giorni fa un tale ha chiesto al comitato (per la difesa del ponte) dove fossero i suoi membri quando veniva abbattuta la Cattedrale di  Santa Colomba… episodio dell’800! Voto2: Benaltrismo…? Il problema è ben altro.

Tattica del Bene Superiore. Comunque la si voglia mettere quei buchi sono troppo evidenti. Tutti coloro che li vedono, in foto o dal vivo, restano basiti, dunque è indispensabile far vedere che rappresentano un male minore ed una necessità che porterà a grandi vantaggi. Noi, amministratori dinamici, vandalizziamo le Mura Malatestiane per: 1) Punti di vista e prospettive fin’ora impensabili. 2) Rendere il traffico ciclopedonale più sicuro 3) per un’azione propedeutica che servirà a pedonalizzare il Ponte di Tiberio. Inutile dire che le prospettive impensabili sono una panzana, il ponte a Rimini è l’unica cosa più fotografata di Gnassi (anche se non per molto) proprio perché lo si può vedere da ogni angolazione. Non si capisce nemmeno come la passerella possa servire a pedonalizzare il ponte visto che il percorso alternativo non è certo creato per le macchine. Per quanto riguarda la sicurezza ciclopedonale, nessuno sembra essersi accorto un piccolo particolare. Vedete… la deviazione che il cantiere ha fatto fare alle automobili funziona benissimo, tanto che ha reso evidente come quei 150 metri dei bastioni si potevano dedicare al traffico ciclopedonale senza massacrare le mura. Le macchine passano per la deviazione ormai da mesi. Non ho dubbi che gli amministratori di Rimini pensino di agire per un bene superiore, solo che il bene superiore si guarda bene di agire tramite loro. Voto 3: Vai avanti tu che mi vien da ridere.

La tattica del Mecenate. Gli attacchi a quest’ Amministrazione sono volgari speculazioni, come si può pensare che non abbia a cuore il patrimonio culturale. Contro queste accuse di solito si sgrana il rosario dei lavori pubblici che contengono Castello, Teatro e Fulgor. In effetti, i Riminesi loro malgrado sono stati parecchio indebitati per la gloria dell’Augusto, perché, non dimentichiamocelo, gli amministratori spendono le risorse dei cittadini, non le loro. E’ stato chiesto alla cittadinanza se quelle erano le priorità da mettere in cima alla lista? E poi… per il Castello si è parlato di recupero del fossato, ma ci siamo ritrovati con aiuole paracarro e sale dedicate non già al Rinascimento, ma ai set di Fellini. Che cosa sarebbe ‘sta cosa… un museo Fusion? Voto 5: La pizza con la banana, anche no!. Devi lasciare la cucina di Masterchef

Tattica dell’ineluttabilità. Ovvero: Ce lo chiede il Masterplan. In occidente, da Nostradamus alla Madonna di Fatima, non sono poche le tradizioni che si affidano alla profezia come guida spirituale. Tutte però hanno quel tanto d’incerto che disturba lo scettico. A Rimini, invece, c’è una certezza assoluta: l’infallibile profezia del Masterplan. Qualsiasi cosa si faccia a Rimini era nel Masterplan, viceversa, qualsiasi cosa sia nel Masterplan si deve fare a Rimini. Lo so, sembra incredibile, ma è così. Da semplice atto di indirizzo, ha superato lo status di strumento legale e urbanistico, per guadagnarsi un posto tra il Vecchio e il Nuovo Testamento. Non ci credete? Il via allo sviluppo progettuale è contenuto in una delibera del maggio 2016, ma il Masterplan già prevedeva si sarebbe dato prima ancora dell’insediamento di Gnassi. Si dice che la profezia sia contenuta nella frase “riqualificare porzioni identitarie della città storica e consolidata, disincentivando la diffusione insediativa e il consumo del suolo.”, Voto 4: la risposta è dentro di te… epperò è sbagliata.

Insomma. Questa, tra il serio e il faceto, è la descrizione dell’atteggiamento che il PD tiene a giustificazione di questa e delle altre realizzazioni, giuste o sbagliate che siano. Il modus operandi è quello di mettere la cittadinanza di fronte al fatto compiuto, o in avanzato stato di completamento,  per poi riuscire a farsi dire: “ormai…”. Un atteggiamento che non lascia esattamente nell’aria una sensazione di trasparenza. In ogni caso in Procura un fascicolo è stato aperto, chi vivrà vedrà.

P.S.

Del Ponte di Tiberio e della Passerella hanno parlato tutti, manca solo di registrare l’opinione del tale che vende il cocco tra gli ombrelloni. Si può sapere perché l’Assessore alla Cultura non dice nulla?

 

@DadoCardone

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Quando Gnassi scherza sull’invocazione Allah Akbar.

Rimini, nel panorama dei comuni Italiani, rappresenta qualcosa di atipico. E’ un semplice capoluogo di provincia, a dispetto delle nuove definizioni, ma per le ricchezze della sua tradizione e del suo territorio si trova non di rado a confrontarsi con situazioni nazionali e internazionali.

Questo implica che, con risultati alterni, anche le autoctone personalità della politica, dell’economia e della cultura si debbano prima o poi confrontare con ambiti che non siano solo quelli provinciali. Tra l’altro il fatto che il territorio abbia un’enorme disponibilità ricettiva non fa altro che aumentare questa possibilità di confronto nei palcoscenici di fiere, congressi, convention.

La congiuntura descritta genera, tra le altre, due tipi di personalità: rappresentanti consapevoli, ricchi di una certa cultura, che usano la loro “provincialità” per rompere il formalismo e creare rapporti più empatici e… patàca che non rappresentano, come credono, una “vibrazione” romagnola, ma semplicemente continuano a ripetere schemi da piccolo cabotaggio casa-chiesa-aperitivo, imbarazzati davanti al “mare aperto”.

Uno di questi è, secondo me, il nostro sindaco Andrea Gnassi. Badate bene non sto giudicando Andrea, la persona, che sicuramente sarà onesto possessore di partita iva, parente affettuoso, anima della festa e tutto quello che ci volete mettere. Sto definendo Gnassi Primo Cittadino e il suo modo di interpretare un ruolo istituzionale che, come tale, ha conseguenze per tutti gli abitanti della sua comunità.

Ogni volta che l’Augusto Gnassi è costretto a doversi confrontare fuori dal suo ambito, al di là del fatto che gli sia riconosciuto un certo bell’aspetto, non fa bella figura. Lo ricordiamo cercare di ripetere il discorso su Friburgo nella trasmissione 8 e mezzo, mentre la Gruber gli chiedeva decisamente altro, lasciando lo studio pieno di “esse” romagnole e metaforiche briciole di piadina. Emblematico anche il tentativo di farsi capire bene alla TV cinese parlando più lentamente, nonostante avesse un professionista che traduceva simultaneamente.

Queste però possono essere considerati normali imbarazzi da TV. Non tutti hanno la spigliatezza necessaria, anche se a dire il vero Andrea nel suo curriculum vanta un ruolo nel film di Fabio de Luigi “Ogni volta che te ne vai”. Più preoccupanti sono, invece, l’incapacità di uscire dal canovaccio della guerra al cemento, che ormai ripete uguale da 7 anni, e il modo in cui soffre i personaggi più importanti di lui.

Di esempi ne potrei fare diversi, ma il più fresco e significativo ce lo fornisce un video di Repubblica. L’occasione è quella del Meeting dove Nardella, Sindaco di Firenze, grida “Allah Akbar” a Brugnaro, Sindaco di Venezia. L’episodio è già abbastanza triste di per se, ma a completare l’opera ci pensa la patàcata di Gnassi che, forse perché si sente poco considerato dai due, cerca di attirare l’attenzione con un “Prova a dire Allah Akbar in Veneto!”.

E’ triste sentirlo ripetere due volte la stessa cosa perché nessuno lo considera e allora lo consoliamo noi. Andrea, noi sì che ti abbiamo sentito. Poi però dobbiamo aggiungere che non era il caso. Voglio dire… se sta battuta un po’ sfigata l’avessi fatta da ragazzo, al liceo durante l’intervallo, chi mai avrebbe potuto contestarla. Il problema però è che l’hai fatta da Sindaco, durante un’uscita istituzionale, al Meeting, in compagnia di altri Sindaci. E allora no. Nel tuo ruolo ti devi ricordare che appena tre giorni fa c’è stato un attentato, in cui quest’invocazione è stata usata nella maniera più assurda e poi non devi nemmeno dimenticare che sei il Sindaco anche dei Riminesi Musulmani.

P.S.

Non è vero che sono del tutto inutile. Posso essere usato come cattivo esempio.  (Anonimo)

 

@DadoCardone

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Il Professor Gnassi sale in cattedra… ma parla rivolto alla lavagna.

Rieccoci. Non ha potuto resistere e dopo il discorso alla nazione bagnante, a pubblifono riuniti, gli è scappata una lectio magistralis sul turismo rivolta agli imprenditori del settore.

Stiamo ovviamente parlando di Gnassi, altrimenti noto come l’Augusto Andrea, e del suo commento del dopo ferragosto diramato proprio oggi. Nel comunicato, in sintesi, il Primo Cittadino si bea dei numeri straordinari ottenuti da questa Rimini così dinamica (per merito suo) e mette in guardia dall’effetto ’79.

Non sforzatevi troppo nel richiamare alla memoria le vostre reminiscenze scolastiche, è roba per amministratori di lungo corso. A noi al massimo è concesso di ricordare gli effetti politici del ’69 e quelli calcistici dell’82.

Il 1979, secondo quanto si legge nel comunicato, è stato un anno straordinario per il turismo Riminese, seguito però da due anni di crisi. Andrea Gnassi, dopo aver usato questo dato come gancio per l’ennesimo Storytelling, parte con il suo panegirico sul turismo Riminese. Ammette di sfuggita i meriti del bel tempo, per poi esaltare i cambiamenti “nelle proposte infrastrutturali e immateriali, riconosciuto a Milano come a Monaco di Baviera o Mosca.” Meno male perché non se ne poteva più di tutte le telefonate da Mosca: “avete cambiato le proposte infrastrutturali e immateriali? Guardate che altrimenti le badanti le mandiamo tutte in Versilia!”.

E’ il solito comunicato/discorso alla Gnassi dove si sfiora appena la realtà per poi tuffarsi nell’elenco di tutte le cose che ha fatto, non si sa mai che a qualcuno sia sfuggito uno dei totem colorati che ormai mettono anche se devono riparare una buca per strada. Poco importa se l’elenco sia inerente al tema, come quando parlando di Mafia in Consiglio Comunale tirava fuori i lavori di via Roma.

La realtà, quella intera, è che l’Italia del turismo estivo (tutta) viaggia su guadagni percentuali a doppia cifra. Il miglioramento è dovuto, come ampiamente riconosciuto, al meteo estremamente stabile, ad una Pasqua più vicina all’estate e ai ponti di giugno, alla squalifica di tutte le destinazioni internazionali per le note problematiche di instabilità politica e terrorismo. Rimini, in tutto questo, è un posto di mare con tanti alberghi, economico e facilmente raggiungibile da ogni dove.

Non ne siete convinti? Allora ditemi che cos’avrebbe Rimini di così diverso dall’anno scorso, o da due anni fa (e via dicendo), per giustificare l’aumento di cui si parla. I famosi eventi, decantati come ineffabile spinta, sono concentrati nelle date in cui la gente comunque verrebbe. I 15 giorni attorno alla prima settimana di luglio e ferragosto non hanno certo bisogno di essere promossi. E’ il resto della stagione che va ancora creata. Se ci si applicasse correttamente alla lettura dei numeri si scoprirebbe che l’estate dura due mesi, che ci sono alberghi che aprono direttamente a luglio, che chi apre prima accetta gruppi che pagano una miseria… e che vengono serviti di conseguenza. A fare confronti tra di noi, con l’anno prima, si rimane in una Comfort zone.  Il famoso “Ferragiugno” di cui si beavano Sindaco e Associazione albergatori nasconde un successivo buco nel piano camere di tutta la provincia, mentre a Gallipoli si affittavano i terrazzi a 12 euro a notte (roba da Rimini nel ’79)

E’ perfettamente lecito ed auspicabile che un Sindaco parli in toni entusiastici di un miglioramento che in effetti c’è stato. La fiducia nel futuro è certamente un valore aggiunto, che però non basta se tra le righe si legge inadeguatezza. Di soldi a Rimini ne sono stati spesi un’enormità, ma in maniera poco accorta, principalmente per far intendere una dinamicità che, in realtà, è una corsa sul posto aspettando che la crisi passi. Un piccolo esempio. Sono stati spesi 6 milioni di euro per Acquarena, doppiando un servizio che già voleva fornire il Garden e che, alla resa dei conti, si è rivelata il cavallo di Troia per una speculazione edilizia senza pari in via della Fiera. Quanti ne sono stati investiti per il turismo?

Non mi si venga a parlare del Fulgor, del Teatro, del Castello e della passerella che ha martoriato le Mura Malatestiane, perché nessuna di queste cose interesserà all’adolescente ubriaco con cui si salvano le stagioni turistiche riminesi. Per quello al limite era più utile ampliare il pronto soccorso.

Gli investimenti a Rimini sono coerenti con altro, non certo con la promozione turistica. Per questo motivo poi stona l’invito di Gnassi agli imprenditori che, secondo quanto gli suggerisce la sua partita iva intonsa, non dovrebbero mettere via, ma investire per la prossima stagione. Gli imprenditori, soprattutto quelli di Rimini Sud e Rimini Nord, reinvestiranno sicuramente nella loro attività. Lo esige il mercato e lo pretende la totale assenza d’attenzione nelle loro zone, ma di sicuro non lo faranno perché il Professor Gnassi è salito in cattedra ed  ha fatto un discorso rivolgendosi alla lavagna.

P.S.

Se quest’appello voleva essere diretto agli imprenditori del settore turistico riminese un’espressione del tipo “du vut chi vaga enca st’an…” è fuori luogo, perché ormai una gran parte di loro non ha idea di cosa voglia dire.

 

@DadoCardone

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Rimini Summer Pride – la sfilata dei record.

Il Rimini Summer Pride 2017 è un successo certificato dai numeri. Raddoppiate le presenze rispetto a quelle dell’anno precedente. Parallelamente alcune proteste contro la manifestazione LGBT, come quella del Comitato Beata Scopelli che organizza processioni di riparazione. In questa intervista Marco Tonti, Presidente dell’ArciGay Alan Turing di Rimini, spiega il perché del successo, perché sono necessari i Pride e quali saranno le evoluzioni rispetto a questa manifestazione che si appresta a diventare anche un appuntamento dalla valenza turistica.

 

@DadoCardone

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Casa Madiba mette in mora il Comune.

Abbiamo parlato più volte di quest’argomento e qualcuno degli abituali lettori (tutti e due) ci chiede spesso se vi sono state evoluzioni. Il tema è Casa Don Gallo e la questione, perlomeno una delle questioni, sono i denari che il Comune doveva corrispondere all’Associazione Rumori Sinistri per il servizio svolto nella contingenza dell’Emergenza Freddo.

Era il dicembre del 2015. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, gli stessi ponti da cui si sono potuti allontanare i senza tetto, trovando riparo per due inverni consecutivi. Casa Don Gallo, va detto, è tutt’altro che un basico dormitorio dedicato all’Emergenza Freddo, come nelle intenzioni di chi aveva redatto l’Istruttoria di assegnazione. Il luogo è diventato sopra ogni altra cosa un volano progettuale contro le politiche di mutualismo emergenziale.

Quello di cui vi rendiamo conto oggi però è la diffida ufficiale, redatta dall’Avvocato Giordano Varliero, nel persistere a non corrispondere la somma stabilita di 15 mila euro. Un rimborso (non una retribuzione), tra l’altro stabilito unilateralmente, mai pagato per il primo inverno e nemmeno ipotizzato per il secondo. Quando si dice fare i caritatevoli con l’impegno degli altri.

Di richieste d’incontro per dirimere la questione, come si legge nel comunicato delle associazioni, ce ne sono state diverse e diverse sono state le scuse per non considerare le proposte degli attivisti. La più memorabile delle affermazioni rimane però quella di Gloria Lisi, Vicesindaco e titolare del Welfare, che riportiamo per tramite di testimoni presenti, : “L’inverno scorso non ha fatto neanche così freddo” (disse quella col termosifone e una casa).

In ogni caso, dopo una prima diffida bonaria, è giunta l’ora dei carteggi legali ( Diffida-ad-adempiere) nei quali l’Avv. Verliero da dei riferimenti piuttosto precisi. A noi di Citizen non rimane che sottolineare come questo nuovo incontro tra Davide e Golia non faccia altro mettere in evidenza in brutto rapporto tra la politica e la cittadinanza, tanto più se sinceramente attiva.

Una nota a margine del comunicato, ma neanche troppo, riserva parole dure anche per quelli che dovrebbero essere i rappresentati direttamente eletti dai cittadini, che appoggiano i concetti, ma si dissociano dalle pratiche. Il riferimento è a Luigi Rancoresi e Kristian Gianfreda colti impreparati a parlare di Emergenza Abitativa.  Chi vi scrive la trasmissione l’ha vista e deve osservare che la preparazione sul tema era oscurata dall’eleganza di Camporesi (ho detto tutto).

I ragazzi del Network Casa Madiba, come in altre vicende, si trovano volutamente deformati da retoriche che parlano di anarchia e d’insurrezione, mentre tutto quello che fanno è praticare un futuro migliore. Protesta e Disobbedienza Civile sono mezzi leciti, come dimostrato dalle recenti assoluzioni a formula piena di attivisti proprio del Network. Il problema è che la gente e i politici che corrono dietro alla gente confondono la Legalità, senza tra l’altro considerane i principi evolutivi, con la Giustizia Sociale. Non sono proprio la stessa cosa.

Anyway. La questione è facile. Era stato concordato un rimborso per un lavoro. Di lavoro ne è stato fatto molto di più. Del rimborso neanche l’ombra. Qualsiasi altra considerazione è subalterna a questo semplice assunto.

P.S.

L’atto di disobbedienza, in quanto atto di libertà, è l’inizio della ragione.

[Erich Fromm]

 

@DadoCardone

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Candidato infiltrato? Anche no.

Premessa. Scrivo quest’articolo perché stimolato dal caso, prima ispirazione delle mie letture e degli scritti che compongo. Negli ultimi giorni è capitato, spesso, che mi fosse ricordato l’odioso fatto del “Sacco di Rimini”, la convergenza che portò il Movimento 5 Stelle di Rimini a non potersi presentare per le Amministrative.

Furono formulate ipotesi di ogni sorta e molte furono stimolate proprio da chi aveva lavorato contro la presentazione della lista Grilli Pensanti. Le ragioni vere, che nessun giornalista chiese mai e che avrei illustrato volentieri nel dettaglio, sono in realtà molto semplici.

La ragione principale fu che l’ex moglie di Grillo, persona totalmente disinteressata alla politica locale, improvvisamente decise che il gruppo presente nella sua città non avesse la dignità necessaria per rappresentare il Movimento di proprietà del suo ex marito (continuo a citarla in base alla sua ex relazione perché in altro modo non esiste.). Il motivo di questa presa di posizione? Ritengo sia da ricercarsi nell’irresolutezza della persona, in ogni caso, visto che a Rimini si diventa Vip anche solo per contatto, tanto bastò per mettere in moto il processo e per essere citata in ogni edizione dall’Informazione locale.

Certo ci sono state anche altre congiunture, ma è logico, quasi banale, dedurre che in una situazione in cui sono presenti il Movimento e l’ex moglie di Beppe, l’ultima parola può arrivare solo da Genova. Cosa fare? Un appoggio sarebbe stato scandaloso nepotismo (già c’è il figlio di Casaleggio che spadroneggia senza averne titolo, se non ereditario), una ricusazione gli avrebbe probabilmente procurato problemi personali nel rapporto con la madre di due dei suoi figli. La soluzione poteva essere solo togliere l’osso per cui si stava litigando, anche se uno dei due litiganti era solo una lista di disturbo. Così fu fatto, nella maniera più anonima immaginabile. Due righe senza firma, nota a margine di un articolo sulle candidature.

Ragioni ce ne sono state altre, ovviamente, anche se mai definitive come la parola di Grillo. Come detto, una lista di disturbo, formata da: ex assessori con problemi di competitività senile, i loro figli, cubiste pensionate, i “confusi” Vincere per Rimini e gli inutilmente opportunisti Cuore di Rimini. Hanno fatto la loro parte anche i “racconti” della Franka a Bologna, dove risiede la sfera d’influenza più meschina dei 5 stelle (polo allarmato dalla vicinanza di Rimini alla Parma di Pizzarotti). Non mancò nemmeno la spinta di un po’ di Movimentisti ed ex con complessi vari assortiti.

Tutto questo però ha avuto un effetto più visibile nel post-apocalisse, quando tutti si sono prodigati a propagandare la loro versione del disastro ormai compiuto. Tra le cose più pretestuose che si sono dette (non le tratto tutte per limiti di spazio e di noia) troviamo sicuramente le accuse al candidato Davide Grassi.

Alcune sono semplicemente inesatte, affermazioni convinte da leguleia interpretazione del regolamento, anche se tangibilmente smentite dagli iter posti normalmente in essere. Un esempio. Il cavallo di battaglia della Cartomante (sempre l’ex) era che: “nessuna lista, non certificata, può presentare un candidato a nome del Movimento 5 Stelle”. Vero, in parte, se si fa finta di non sapere che ogni lista, anche in attesa di certificazione, ha un suo candidato. E’ normale che sia così ed è normale che faccia dichiarazioni, con sottintesa condizionale, riguardo a quello che farebbe “SE”. Tutti i territori con una sola lista hanno presentato il loro candidato prima della certificazione, basta controllare, i giornali servono anche a quello. Tra le poche eccezioni di questa contestazione Rimini, dove la seconda lista è stata nascosta a tutti, anche se appoggiata dall’ex signora Grillo (con tanto di stalking al marito), e Bologna. All’ombra delle Torri è stata semplicemente espulsa la lista con un altro pretendente, perché il candidato ufficiale era già stato deciso dalla “segreteria” (o Staff che si voglia dire) del Movimento: il Fedelissimo, ma variamente ricompensato, Max Bugani.

Tutto verificabile. Chiaro però che contro fede indefessa e malignità genetica la verifica certo non ha speranza di intaccare i mantra. Sono cose di poco conto, comunque. Ve ne sono altre invece che fanno leva sull’ambiguità. La “voce” che ritengo fosse più perniciosa, quella per cui il caso mi ha costretto a scrivere quest’articolo, è che Davide Grassi in realtà non fosse pro Movimento, ma un infiltrato del nemico piddino. La stessa Franchini (#mailaFrankainParlamento) lo insinuò malignamente in una riunione. A cosa si attacca chi sostiene questa malignità? Le ragioni si possono sommariamente riassumere nel fatto che Davide fosse un candidato atipico e, in effetti, un giovane ed affermato professionista con una sana cultura di Sinistra…. Beh non è il tipico attivista grillino. L‘Avvocato Grassi però era stato proposto e votato proprio perché non rappresentava tipica espressione del percorso grillino. Era, ed è, attivo nel sostenere una cultura antimafia e, a leggere i titoli di questi giorni, ne avremmo proprio bisogno. Al suo attivo vi sono pubblicazioni (San Marino Spa – Rubattino Editore), un’esperienza come Garante dei Detenuti, un ruolo come referente nella rete legale penale SOS Impresa (CONFESERCENTI). Recentemente è stato anche uno dei volti del film documentario E.R. Connection (diretto da Paolo Fiore Angelini). Una persona che, per dire, riceve inviti dal Viminale per manifestazioni che parlano di Antiracket e Antiusura.

Una figura questa che non si adattava al Movimento, come qualcuno ha voluto insinuare, o piuttosto una chiara visione di ciò che era necessario fare per intercettare i votanti indecisi? Proprio in questi giorni mi è capitato sotto gli occhi un articolo del Fatto Quotidiano (ecco il caso) in cui la Palermo 5 Stelle, quella delle firme false, che però è lo stesso (“gli altri fanno peggio”!), ha trovato il suo candidato sindaco in Ugo Forello, giovane avvocato quarantenne  fondatore di “Addio Pizzo”, avvicinatosi al Movimento solo di recente. Il posto se l’è conteso con Igor Gelarda, sindacalista Cosap vicino a Luigi Di Maio, tutt’altro che storico attivista.

Pare ovvio che la soluzione proposta da Rimini per garantire un candidato trasversale, è oggi adottata dai Meetup nei guai, con tanto di benedizione dello Staff, per darsi una rinfrescata e riparare alle numerose defezioni…. senza che per questo i candidati vengano fatti passare come infiltrati di qualcos’altro. Come cambiano le cose eh!?

Poco male. Nel senso che ormai quello che doveva succedere è successo e se ne parla solo per lasciare a futura memoria altro, che non siano le chiacchiere di qualche sciocco vanaglorioso, o di qualche opportunista in cerca di carriera parlamentare.

P.S.

Ho notato che anche le persone che affermano che tutto è già scritto e che non possiamo far nulla per cambiare il destino, si guardano intorno prima di attraversare la strada. [Stephen Hawking]

 

@DadoCardone

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Te la do io l’Europa.

[Come alla fine, proprio il Movimento, ha lavorato contro il vincolo di mandato.]

 

Una delle cose che più soffrivo quando frequentavo il Movimento era la mancanza d’identità. A parole, magari da un palco, sembra quasi avere un senso che vi sia un’identità politica non di destra, ma nemmeno di sinistra. All’atto pratico però la cosa non funziona. Destra e Sinistra non sono solo dei termini o delle posizioni, rappresentano identità e culture che, anche se oggi rese innocue dalle storture economiche, hanno percorsi processi evolutivi che in qualche modo interpretano il mondo. Le persone, anche se negano a suon di slogan, sono di destra o di sinistra (tranne il buon democristiano) e se riunite a prendere decisioni in un gruppo eterogeneo, come quello che si propone di essere il Movimento, sprecherà un numero infinito di ore a definire la propria identità.

Questo, nell’ambito di migliaia di votanti, si risolve nella paralisi totale. Non a caso il Movimento (inteso come i Boss del Movimento) si aggiusta con le fasulle votazioni online. Qualcuno dice addirittura che siano truccate, ma, secondo me, non ce n’è bisogno perché se ti rivolgi alla massa confusa con la formula: “ A è bene, B è male: voti A o voti B?”, quale vuoi che sia il risultato?

Il voto online, nel Movimento 5 Stelle, è la ratifica quasi automatica di decisioni prese da altri che non sono neppure eletti. Pur facendo uno sforzo con l’immaginazione… quello che proprio non sembra è il Governo della Gente.

Un esempio drammatico di quanto sopra affermato si è verificato, proprio in questi giorni, con l’assurda manovra di Grillo riguardo ai gruppi parlamentari europei. La riassumo molto brevemente, perché l’informazione ha già riportato tutto per filo e per segno. Davide Casaleggio Jr. e David Borelli, parlamentare europeo M5S, ma soprattutto triumviro assieme a Max Bugani e al Casaleggio (ereditato) dell’Associazione Rousseau, decidono di superare la questione dell’imminente uscita dell’Ukip dall’EFDD. Cercano di farlo gettando un ponte verso l’ALDE, senza dire niente a nessuno. Niente alla base. Niente ai colleghi EuroDep. Il motivo è fin troppo chiaro. L’ALDE, compagine dove ha pascolato Mario Monti per intenderci, come gruppo è più realista del Re. Della serie dall’Euro non si scappa e viva viva il TTIP! Per questa formazione, ai tempi in cui si decise di entrare nell’EFDD (vuoi: si o si?), fu stilata una lista di punti di incompatibilità, dunque meglio presentare il progetto come fatto compiuto.

Ma compiuto non era. Il giorno dopo la ratifica della rete, quando per tutti i confusi grillini l’Alde era diventata la scelta inevitabile, tanto che in molti avevano imparato a scrivere Verhofstadt tutto d’un fiato, proprio il segretario annuncia che non se ne fa nulla. Il Movimento 5 Stelle è incompatibile con i valori dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa. Grillo (o chi per lui) cerca di recuperare la brutta figura, almeno con la base, con un post assurdo nel quale dichiara di essere stato bloccato dall’establishment e che hanno fatto tremare l’Europa come non mai… forse erano convulsioni dovute alle risate.

Il dramma però non è solo la figura da peracottari, che in fin dei conti si potrebbe imputare a quei due che hanno fatto tutto senza dire nulla a nessuno. Il dramma del Movimento è quell’identità confusa che non ammette alterità e così il disturbo narcisistico della personalità del Guru viene trasferito simbioticamente alla base. Invece di una sana riflessione sulle modalità per la quale ultimamente si stanno accumulando tutte le brutte figure del Movimento, si scatena il riff “sbagliamo come gli altri, ma noi siamo onesti”.

I pentastellati mirano al meno peggio, ma i danni non finiscono qui. Oltre al danno di credibilità, cominciano a spezzarsi corde tese da molto tempo. Due parlamentari europei lasciano il Movimento. Uno di loro è Marco Affronte di Rimini. Marco già messo in crisi dal trattamento a Pizzarotti e dal famoso “Sacco di Rimini”, con il quale non si è permesso al suo Meetup nativo di presentarsi alle amministrative, non regge quest’ennesima azione sconclusionata. Certamente il fatto che sia stato progettato tutto nel segreto e che alla fine non ci siano nemmeno i colpevoli, pesa, ma la zavorra più grande è il vedere sgretolarsi e disperdersi nel vento dell’insipienza conquiste centellinate, giorno per giorno, in una realtà difficile come il Parlamento Europeo, di cui troppi confondono il funzionamento con quello Italiano.

Il Parlamento Europeo è un grosso e complicato strumento d’indirizzo. Il reale potere è detenuto dalla Commissione Europea, che ascolta l’indirizzo, ma in buona sostanza decide autonomamente. Come fanno 17 persone a modificare tutto ciò? Entrando nel terzo gruppo per numero di sottoscrizioni, anche se basa la sua politica su diversi fondamentali? La risposta è ovviamente no. Quello serve, al limite, per mantenere i fondi di funzionamento. L’unico modo è applicarsi virtuosamente ai percorsi del Parlamento, guadagnare rispetto, creare influenza. Poi se un’idea è buona e risolve, difficilmente rimarrà dov’è, anche se è un atto d’indirizzo.

Questa trasformazione stava già avvenendo, lenta come lo sono le giuste lievitazioni, ma consistente, tanto che era in programma la formazione di un nuovo e diverso gruppo. La velocità dei colpi di mano è senza sostanza e funziona solo se il palcoscenico è sotto il tuo controllo. Non era questo il caso, anzi ultimamente sembra non sia opportuno per nessuno legare la propria azione politica a tattiche improvvisate.

Torniamo a Marco però. Ora che ha lasciato, iscrivendosi da indipendente ai Verdi e forse riuscendo a salvare il lavoro sviluppato in questi anni, sarà lapidato sulla piazza social. I temi che già usano contro di lui sono i classici del fanatismo a 5 stelle: è un traditore perché porta i voti del Movimento altrove ed è un avido perché non si dimette, ma mantiene incarico e soldi, impedendo ad un altro grillino di prendere il suo posto. Poltrona e denaro, la riflessione si riduce a questo e questo è il Movimento 5 Stelle di oggi.

A me sembra che proprio il Movimento sia riuscito a dimostrare in questo frangente, contrariamente all’auspicato, quanto sia utile l’assenza di un vincolo di mandato per un parlamentare. La deriva antidemocratica del Movimento ha obbligato Marco Affronte, che non è Razzi, a smarcarsi per preservare il valore dei voti ricevuti. Magari, avendo la possibilità di esprimere un dissenso interno, avrebbe scelto un’altra strada, ma da quelle parti il pensiero ha la necessità di essere monolitico. La cosa triste è che chi l’ha votato difficilmente lo capirà.

E poi… e poi c’è anche la questione personale, perché si può anche essere stati eletti con i voti del Movimento, ma non si può stare a guardare mentre altri, seguendo linee di pensiero astruse e senza consultarsi con te, fanno scempio del lavoro che tu hai svolto, delle parole che hai speso, delle responsabilità che ti sei preso. Dimettersi e buttare via tutto il patrimonio di strumenti costruiti e relazioni intrecciate? Anche no. Che si dimetta il furbo che ha fatto tutto quel casino e poi ne parliamo.

Intanto Grillo però punisce lui, chiedendogli i 250.000 mila euro di penale ed usando la meschinità di prometterli ai terremotati. A che titolo? Ieri erano per l’interno vincolo di mandato, oggi sono per il danno d’immagine, forse domani si accorgerà che il danno d’immagine se l’è procurato da solo, ma per fortuna non ha firmato nulla.

P.S.

Ritornando sull’identità confusa. Due Euro deputati lasciano il Movimento, uno entra nei Verdi, l’altro Nell’ENF (il gruppo di Salvini e Le Pen). Non è l’inizio di una barzelletta.

 

@DadoCardone

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 Grillo e la Giuria Popolare.

[Perchè anche il successo non indica necessariamente che tu sappia cosa stai facendo]

 

Che bisogno c’è? Il Partito Democratico, l’unico ostacolo tra il Movimento 5 Stelle e il governo, sta facendo qualsiasi cosa per suicidarsi. La sola azione che riesce a fare davanti ad una contingenza, fosse anche un rubinetto che perde, è conferire incarichi agli untori e raccontare (raccontandosi) un sacco di balle. Renzi, il messia dei comunicatori, il Frank Underwood della svicolata, l’uomo ch’era riuscito a convincere se stesso di saper parlare inglese, è attualmente nascosto in un angolo buio, sperando che i votanti si disintossichino dall’overdose di nulla che i renziani hanno cercato di somministrare.

Che bisogno c’è di invocare giurie popolari contro l’informazione?

Sì, ci sono problemi con la Raggi da considerare, ma ad oggi, a quanto pare, i romani la rivoterebbero perché non si sono dimenticati di chi se li è mangiati un boccone alla volta. Il problema, semmai, è che Virginia, oltre a trovarsi nel mezzo di una faida, ha dovuto avvalersi delle persone disponibili, quelle con un minimo di conoscenza della materia, senza avere altra possibilità di scelta. Il motivo è chiaro. Nessuno con un nome spendibile, portatore d’innovazione tecnica o culturale che sia, si legherebbe mai ad una realtà di gente che non sa stare a tavola, guidata da un fomentatore di pance. Non so a quante persone, libere dal mal della tifoseria, sia sfuggito che il massimo esperto pentastellato di amministrazioni inguaiate, Federico Pizzarotti, è stato trattato come un miserabile, mobbizzato fino a provocarne il rigetto. Meglio impacchettare il cervello e contrabbandarlo all’estero, piuttosto che giocarselo nell’arena con chi ancora non ha superato la fase anale.

Queste sono le cose che non permettono al Movimento di crescere e creare una propria cultura politica, perlomeno non fondata sulla rivalsa. Mentana, abbandonando il TG5 di Berlusconi, ha fornito prova di essere reattivo alle pressioni del potere ed oggi, giustamente, rivendica la sua professionalità, assieme a quella dello gruppo che dirige. Querela e rimarca il fatto che, in attesa della “giuria popolare”, ve n’è una istituzionale che serve a difendersi anche da certe affermazioni qualunquiste, nonché diffamatorie.

Il giorno dopo “il verbo”, dal sacro Blog, da una pacca sulla spalla al Direttore: “Non se la prenda direttore, è stato fatto per ‘par condicio’ per non far sfigurare troppo i suoi colleghi”. Mentana non procede, non gli serve, ha già dato una lezione di “mestiere” al più quotato comunicatore oggi in circolazione.

Grillo è veramente un comunicatore? Bisognerebbe mettersi d’accordo sul termine. E’ certamente bravo a far ribollire sentimenti intestinali, ma non tanto a controllare gli effetti dell’agitazione messa in campo. Nel caso specifico, ad esempio, alcuni si sono precipitati a spiegare che la “giuria popolare” era una metaforica contrapposizione al comitato antibufale web, proposto proprio in questi giorni. Siamo proprio sicuri che i supposti dieci milioni di votanti 5 stelle l’abbiano capita così? A me sembra, leggendo qua e là le pagine Facebook dei vari Meetup, che sia stata intesa più come l’ora delle purghe grilline. Come diavolo si fa a contare sul buon senso di un insieme di milioni (che siano 2, 4, 8 o 10) di persone? Non lo si fa, non si può fare ed è per questo che bisognerebbe ponderare, se ci si è presi una certa responsabilità. Della “Giuria Popolare” passa il concetto fascista, così come fascista è pensare di poter vagliare ogni post sui social pretendendo una verità ufficiale.

La comunicazione umana è sempre stata così. Che siano Baruffe Chioggiotte o liti su Facebook, la gente dice e riporta cazzate. Non c’è scampo. Aristotele, uno di cui mi fido, soleva dire: la gente preferisce credere che giudicare. In altre parole… date alle persone uno slogan convincente da ripetere e non si preoccuperà d’altro.

Un filtro a tutto ciò, oltre alla consapevolezza personale? Beh filtri dovrebbero essere l’etica e la deontologia di chi pratica il mestiere dell’informazione, ma il problema non è quello che rileva Grillo, ossia le notizie false. Parliamoci chiaro. Un giornalista non ha bisogno di falsificare niente per far danno, perché gli è sufficiente riportare qualcosa e far finta di non vedere altro. Il problema impellente dell’informazione di oggi, invece, è che deve vendere, dunque si fa suggerire, consapevolmente o meno, il taglio di ciò che scrive. Soldi, sesso e sangue.. il resto viene dopo e, nel caso sia noioso, si mette un po’ di pepe con un bel titolo pruriginoso. Tra le cose che vengono dopo, molto dopo, c’è anche la politica, che se non fa scandalo non interessa manco al gatto (altro che partecipazione). Così si riportano pari pari le veline di partito, stando attenti, magari, a non irritare troppo chi fa parte di quel giro.. che garantisce tutta quella pubblicità … che etc. etc. Certo, se poi c’è una parte politica fuori dai salotti giusti, i Direttori si esibiscono anche in lezioni di savoir vivre.

In sintesi: la stampa in Italia non è libera, deve vendere. La soluzione, forse impraticabile, non sono le liste di proscrizione, ma diventare noi dei lettori (o spettatori) più intelligenti e spostare la nostra attenzione dalla polemica all’informazione puntuale. Mentana in questo eccelle, forse perché la sua carriera e la sua professionalità sono già garanzia di prodotto venduto.

P.S.

L’ultima cattiveria, innescata da questa cosa della giuria popolare, raffigura il Direttore del TG la 7 senza coscienza, come tutti gli “altri”, perché il figlio è entrato nelle liste PD. A parte la stupidità incommetabile della contestazione, questo è proprio il tipo di reazione provocata da chi, ottenuta l’autorità, sputa considerazioni a caso nell’etere, senza considerare le conseguenze. Fateveli 36 anni di mestiere come quelli di Enrico Mentana.

 

@DadoCardone

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Comune Inadempiente.

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[COME FARE IN MODO CHE IN DIFETTO SIANO SEMPRE GLI ALTRI, QUELLI POVERI.]

 

Ok, giacché non lo dice nessuno, come solito tocca a Citizen fare un po’ di luce. Il Comune di Rimini è inadempiente rispetto alla convenzione stipulata a favore delle Associazioni Rumori Sinistri e NoBorder. Il che, se permettete, è anche piuttosto ironico, considerato che si è passato un anno a muovere ingenti forze di polizia, elicotteri compresi, per cacciare gli attivisti di queste associazioni e senzatetto da qualsiasi occupazione intrapresa a fine abitativo.

Ve lo ricordate Villino Ricci? I dirigenti del Comune sono stati impiegati in tutta la loro Vis Burocratica per dimostrare che lì dentro non si poteva stare e, dopo un primo rigetto di un Gip molto accorto, si sono dovuti accontentare della motivazione “edificio pericolante”. Pericolante in realtà era solo il fidanzamento con le destre riminesi di Pizzolante, per vincere al primo turno delle Amministrative… quando ancora si pensava che il Movimento fosse della partita.

Oggi invece, la burocrazia sembra diventata una cosa trascurabile, come irrilevanti sono gli impegni economici, tra l’altro definiti unilateralmente dallo stesso Comune. Sulla lettera di bonaria diffida inviata dalle due associazioni, cui era stata affidata la vecchia cartiera in via De Warthema, oggi Casa Don Gallo, si legge che era previsto un rimborso spese di 15.000 €, ma che non è stato versato né l’acconto di dicembre, 5000 €, né i rimanenti 10.000€ a convenzione già scaduta.

Bisogna specificare che il richiamo è stato mandato solo a seguito di una brutta diffida che intimava l’immediato svuotamento di cose e persone dell’immobile e il pagamento di 1800€ di bollette, pena la rimozione coatta e la squalifica delle due associazioni assegnatarie da qualsiasi futuro progetto. Perché, notoriamente, Rimini è piena di associazioni che lavorano gratuitamente per l’Amministrazione e quando dico gratuitamente non intendo solo per compensi, ma anche per gli insufficienti rimborsi erogati, a quanto pare, a “babbo morto”.

Mentre si discute è arrivato un altro inverno e ancora non si riesce a capire chi ce l’ha così tanto con i senzatetto e con chi cerca di costruirgli attorno un percorso. Sarà l’Assessore Gloria Lisi, che comunque ne ha la responsabilità pubblica, o qualcuno dei suoi dirigenti? Nella seconda ipotesi verrebbe da chiedersi quale sia l’interesse di un dirigente in una faccenda del genere. Certo, in passato, c’era quel caso di doppia personalità dirigenziale per cui il dirigente Mazzotti era impiegato sia negli Affari Sociali sia come capo della Polizia Municipale, ma quella strana forma pare si stia risolvendo con un bando per trovare finalmente un sostituto alla Municipale.

14826198_10211163731554916_447996745_nRitornando al quesito di poco più sopra però, i motivi, che noi non conosciamo, potrebbero essere diversi. Il brutto errore in premessa della convenzione, quello in cui si sbaglia la data di fine rapporto e la si allunga al 15.12.2016, potrebbe determinare questa fretta di chiudere tutto? E l’impossibilità di pagare? Chi lo sa. Forse qualche amministratore di lungo corso, leggendo, ci potrà regalare un valido suggerimento.

Riassumendo la situazione è questa. Il lavoro di Rumori Sinistri e NoBorder, anche se è andato oltre a questo, ha di fatto coperto un piano di Emergenza Freddo per il quale il Comune di Rimini era evidentemente in difetto. Le associazioni hanno operato aggiudicandosi una regolare catturaIstruttoria nella quale erano previsti 15 mila euro di rimborso spese, a fronte di un periodo che andava da dicembre ad aprile, di cui, ad oggi non hanno avuto nemmeno l’acconto. La ricompensa per tutto ciò è stata il non riconoscimento di un lavoro suppletivo, per cui sono stati ottenuti grandi risultati usando esclusivamente risorse personali, una diffida a togliersi di torno pagando ulteriori spese e una minaccia alla squalifica dai giochi.

Pare che ora i Benpensanti abbiano finalmente un campo regolamentare in cui giocare. Mi rivolgo a questa categoria perché non è mai mancato loro lo “squillo di tromba” quando si trattava di appoggiare la cacciata in strada di una ventina di poveri cristi, la cui colpa era quella di occupare immobili di cui si era persa addirittura la memoria. Ora li vorremmo vedere all’opera con i debiti del Comune. Dubito useranno la stessa verve.

P.S.

“Il bisogno di alloggio, incidendo sullo svolgimento della persona umana in sé ed in rapporto al gruppo familiare, può integrare il pericolo attuale di un danno grave alla persona dell’agente e della sua famiglia, secondo la previsione dell’art. 54 c.p.”  [Pret. Roma 22.5.79, RP, 2003, 650]

Aggiungo , per i sordi che non vogliono né sentire né leggere, che  è consentito alla magistratura equiparare  il diritto di alloggio al bisogno primario della persona. Per cui:

“è giustificata dallo stato di necessità l’occupazione di palazzine disabitate da parte di persone prive di un’abitazione che potesse garantire loro ed alle famiglie i beni costituzionalmente tutelati della salute, della dignità sociale e di un’esistenza libera e dignitosa, quando risulti che tali soggetti, per le loro condizioni economiche e sociali, non avevano alcuna possibilità di procurarsi attraverso i normali canali del mercato edilizio, una abitazione adeguata ai loro bisogni” [Pret. Roma 7.3.78, FI, 1980, II,74;]

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@DadoCardone

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Casa Don Gallo: il Risorgimento del Welfare? [di Moreno Neri]

Ci tocca ancora spendere due parole su Danilo Rinaldi e Casa Don Gallo. Titola domenica scorsa un quotidiano: «Si gonfia il caso Rinaldi». Sapessi a noi come si gonfiano, più che il caso, le pale. Ci diventano come quelle eoliche.

L'Assessore Danilo Rinaldi di Santarcangelo.
L’Assessore Danilo Rinaldi di Santarcangelo.

Com’è come non è, è successo che il Consigliere Comunale di Fratelli d’Italia Matteo Montevecchi ha presentato un’interrogazione per chiedere spiegazioni sull’inopportuna presenza dell’assessore santarcangiolese a Casa Don Gallo. Non bastava la lettera del cittadino ignoto e la decisa presa di posizione del collega (collega non nostro, ma di Montevecchi) di Forza Italia che ha chiesto le dimissioni di Rinaldi.

Montevecchi, che pur abitando a Rimini fa il consigliere comunale a Santarcangelo, in questi giorni doveva essere in vacanza nel Regno di Conan il Barbaro, sennò avrebbe letto il nostro articolo su Rimini 2.0 che ingenuamente pensavamo avesse chiuso le “casate” sparate per l’occasione. Ma Montevecchi sembra un giovine destinato a darci molte soddisfazioni, perché quando c’è da dire qualche boiata, anche tra gli ultimi e in ritardo, non si tira mai indietro: un giorno su Saviano, l’altro sulla Boldrini, di notte su Vendola e di sera sui gender o sui gay, se c’è la luna crescente sull’Islam, se è il 25 aprile sui partigiani e l’Anpi … insomma, uno che non ci fa mancare la sua opinione disdegnosa su chiunque e su qualsiasi cosa, né ci lascia privi delle sue indicazioni probe su che cosa bisogna pensare pur di mostrare la sua dirittura morale e financo vertebrale che spunta persino nella sua pettinatura, sempre eretta come il cardellino alla Fiera di san Michele.

Il Consigliere di Sant'Arcangleo Matteo Montevecchi.
Il Consigliere di Santarcangleo Matteo Montevecchi.

Ora, ci spiega un altro quotidiano, Montevecchi vuole, sempre vuole e fortissimamente vuole avere spiegazioni sull’inopportuna presenza… non rispettosa delle istituzioni” dell’assessore alla conferenza stampa-incontro pubblico di Casa Don Gallo, “un edificio occupato, da diversi mesi, in modo illegale, dagli attivisti di estrema sinistra di Casa Madiba”, concludendo che si è trattato di un “ambiguo e grave episodio” su cui urgono chiarimenti da parte del sindaco e dell’assessore in consiglio comunale.

Fatemi altrettanto urgentemente capire: questo qua non è di un partito che si chiama “Fratelli d’Italia”? Un partito il cui nome Crosetto, La Russa e la Meloni hanno scippato, qualche anno fa, dal titolo del canto risorgimentale di Goffredo Mameli. Quel Mameli, autore del nostro inno, morto nel 1849 mentre occupava “in modo illegale” non dico un ex stamperia comunale altrimenti inutilizzata, ma addirittura uno Stato, e tutto questo ambaradàn assieme ad altri famosi attivisti, facinorosi e sovversivi del tempo, le cui generalità al Montevecchi, essendo fresco di laurea, non dovrebbero essere ignote. Chissà perché Mameli si è reso protagonista di un così ambiguo e grave episodio… e cosa ci faceva ad occupare illegalmente uno Stato la cui legittima proprietà era di un certo Pio IX? Era così poco rispettoso di istituzioni e stati, forse perché era animato da un ideale? Magari per un’idea non condivisa da tutti, come quella di Casa Don Gallo, ma non per questo meno preziosa come ha dimostrato la storia?

Ecco, Montevecchi, si faccia un’interrogazione e si dia una risposta. E con lei, i due giornalisti che ripetono le sue minchiate, come quando si fa la gara dei rutti, invece di passare il loro tempo a darci notizie. Mettetevi se occorre l’elmo di Scipio e stringetevi a coorte. Così, pensa e ripensa alla risposta, spero per più tempo possibile, non ci scartavetrerete più le pale col vostro minuscolo caso che non si gonfierebbe neanche con una vagonata di cialis. E magari, mentre pensano, il consiglio comunale di Santarcangelo ha più tempo per amministrare, se intanto stanno un po’ fuori dalle pale. Il tutto detto senza antipatia, ma con astio.

Moreno Neri

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Terremoti italiani. Convivenza difficile, ma non impossibile.

senza-nomeL’ultimo terremoto, quello di Amatrice, così come quello dell’Aquila, dell’Irpinia e del Friuli ha scatenato polemiche, accuse sulla vetustà del patrimonio edilizio italiano, sulla inadeguatezza delle costruzioni e sull’incapacità di realizzare edifici e città più sicure.

Vorrei a questo proposito fare alcune considerazioni per chiarire alcuni aspetti legati alla sismicità del territorio italiano e sulle caratteristiche delle costruzioni.

Il nostro territorio, soprattutto lungo la dorsale appenninica dalla Calabria sino all’estremità della Liguria è oggetto di eventi tellurici periodici dal 1500 circa, esiste quindi una consuetudine delle popolazioni ad affrontare questi drammatici eventi.

La storia come sempre, ci aiuta a comprendere ed osservare come l’ignoranza o forse l’ignavia sono una costante della nostra giovane Repubblica.

Nel 1783 dopo il disastroso terremoto che colpì la Calabria i governanti del Regno delle due Sicilie scrissero:

“ Il terremoto è un evento durissimo sia socialmente che economicamente per il nostro governo. Oltre alla sofferenza per le perdite di vite umane, per le difficoltà e lo stato di povertà in cui restano i sopravvissuti, anche per le casse del Regno e le attività economiche gli effetti sono devastanti.”

Venne così incaricato un ingegnere, per studiare un codice antisismico per rispondere alla sicurezza delle costruzioni, l’incolumità degli abitanti e la tutela del territorio e dell’economia.

Venne redatto un codice antisismico: “IL CODICE BORBONICO”.

Sfruttando la ricchezza boschiva dei territori collinari e montani, un’economia circolare ancora attuabile, Il sistema antisismico borbonico, muratura rinforzata da una rete di elementi lignei, fu sistematizzato in Calabria immediatamente, a soli tre mesi dal sisma. “L’invenzione” è dell’ingegnere La Vega che con abilità di sintesi unisce le più avanzate teorie antisismiche dell’Illuminismo e una diffusa e antica tradizione costruttiva lignea presente in Calabria.

ll governo borbonico fu particolarmente tempestivo e tra le altre iniziative per la riparazione e la ricostruzione, emanò, a solo tre mesi dalla prima terribile scossa, il primo regolamento antisismico d’Europa. La normativa obbligava ad attuare la ricostruzione seguendo diverse raccomandazioni che, oltre all’aspetto urbanistico e quindi istruzioni relativamente alle distanze, altezze degli edifici e dimensioni delle strade, davano indicazioni circa il sistema costruttivo da utilizzare, muratura «…con ossatura di grossi travi … legati con altri travi trasversali…»

Curioso sapere che gli edifici realizzati con questa tecnica costruttiva, hanno resistito ai terremoti succedutisi in Calabria e Sicilia (XI grado mercalli su XII) nei primi del novecento, tra i più forti mai registrati in Europa.

L’imponente patrimonio boschivo Calabrese trova una corrispondente tradizione, relativa alla presenza di strutture di legno, consolidata e di antica memoria.

Ulteriore impulso alla diffusione in Calabria di strutture di legno si ebbe nel periodo di inizio della dominazione romana allorché, come riportato da Vitruvio, erano ancora in uso costruzioni ad intelaiatura lignea. Tuttavia è nell’influsso normanno da ricercare uno sviluppo maggiormente estensivo in Calabria di tali sistemi costruttivi.

All’indomani del terribile terremoto Ferdinando IV di Borbone con notevole efficacia almeno in una prima fase, attua una serie di misure per ristabilire l’economia e soprattutto per la ricostruzione dei paesi distrutti.  Tra le altre disposizioni istituisce la Giunta per la per la Riedificazione con la funzione di sorvegliare la ricostruzione e divide, con un carattere di forte novità, anticipatore di misure di moderna protezione civile, l’area colpita in 5 ripartimenti, Reggio, Gerace, Palmi, Catanzaro e Monteleone, con lo scopo di meglio organizzare la distribuzione degli interventi.

La domanda che ci sorge spontanea è la seguente: Le distruzioni dei centri storici con caratteristiche costruttive antiche avvengono per l’imperizia con cui sono state ristrutturate? E di conseguenza, l’eccessiva fiducia nelle caratteristiche strutturali e prestazionali dei materiali non sono sufficienti all’adeguamento sismico. La tecnica ed il rispetto dell’edificio, visto come un unico organismo che si sostiene mutualmente, e la conoscenza del manufatto sono indispensabili per garantire l’incolumità e la sicurezza degli abitanti.

L’impoverimento delle conoscenze artigianali e della formazione di muratori e carpentieri può essere con buona ragione la causa di tale devastazione. La riduzione dei tempi di costruzione, la scelta di luoghi sulla base di ragioni esclusivamente speculative ed economiche, e non sulla loro idoneità, richiedono una riflessione seria sul vantaggio effimero di un guadagno che tale poi non si rivela.

Gli annunci e le promesse che si rincorrono dopo ogni sisma risultano un po’ ipocrite e irriverenti, se abbiamo certe notizie storiche ed esempi di edifici realizzati con questa metodologia ancora in vita a più di due secoli di distanza. Il concetto Vitruviano di Firmitas dovrebbe essere alla base di ogni normativa e queste più che specifiche e numerose dovrebbero essere sintetiche e chiare.

A chi giova avere revisioni normative quando un manuale, un regolamento, un codice esiste da più di 230 anni e viene ignorato?

Perché invece di una seria politica di silvicoltura e di artigianato, che potrebbe sviluppare un’economia circolare di tutto rispetto lungo tutta la dorsale appenninica italiana da Ventimiglia a Villa San Giovanni, si insiste sull’utilizzo di materiali e tecniche costruttive “povere di qualità ed estetica” a discapito delle popolazioni colpite in maniera devastante da eventi che invece di essere subiti potrebbero essere gestiti?

C’è bisogno di trasmettere valori permanenti di cultura e senso civico, la crescente scarsità di energie fossili, imporranno un ritorno prossimo a una tecnologia costruttiva ecologica, legata a modelli insediativi tradizionali e a risorse locali.

Le costruzioni torneranno così ad essere elementi costitutivi di una civiltà stabile e duratura.

N.B.    Il Palazzo di Mileto è studiato dal CNR per decretare scientificamente la validità del sistema costruttivo del Codice Borbonico. 230 anni di collaudo non sono sufficienti?

P.S.

“Osservate con diligenza le cose dei tempi passati, perché fanno lume alle future e quello che è e sarà è stato in altro tempo”

(Luigi Guicciardini)

Alessia Gattei e Fausto Battistel Architetti

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Prendi questa microarea… Zingara.

cons-comunale-2016_gal7758Come ridurre un Consiglio Comunale nel posto che non vorresti mai tuo figlio frequentasse.

 

Così come anticipato, in tempi non sospetti, il Consiglio Comunale di Rimini si sta dimostrando una fucina di spettacoli, che non saprei come altro chiamare se non politico-horror-demenziali. Politici, perché nostro malgrado il contesto è quello. Demenziali, perché solo la demenza può tracciare simili parabole di ragionamento ed infine Horror perché il nostro destino, in mano a questa gente, mette paura.

A proposito, sono curioso di vedere se il “graffiante Nando Piccari, orfano dei nullafacenti “grullini” (come soleva chiamarli) , scriverà un bell’articolo sull’imbecillità politica del figlio, il quale arringa alla folla incazzata insinuando che  anche loro, come gli zingari, sono in difetto con le tasse. Non solo, tenta anche di riparare con un “mi ci metto anch’io”.

A cosa è dovuto l’improvvido intervento che ha determinato una sospensione del Consiglio Comunale, nonchè un bestemmione a microfoni aperti partito da uno dei banchi della giunta? La questione è quella delle microaree in cui delocalizzare e frammentare  famiglie Rom e Sinti, attualmente concentrate  nel campo di via Islanda. Un’azione necessaria quella di cercare di risolvere in qualche modo una situazione fuori norma, persino per l’elasticità di una vita nomade. Stiamo parlando di scolarità, di problemi igienico sanitari e di stile di vita sopra le righe di quelli che, per prescrizione di legge, sono cittadini italiani.

Un concetto condivisibile, ma portato avanti nella maniera più sbagliata, ossia senza coinvolgere gli abitanti dei luoghi interessati nella redazione del piano che porterà a questo dislocamento. Il risultato, prevedibile in questo contesto, è (ed è stato) il rifiuto. In fondo, se non viene fatto il minimo tentativo di consultazione come comunità, la reazione del singolo non può essere altro che quella in difesa del  proprio backyard, da minacce come il  deprezzamento dell’abitazione e il calo della sicurezza, vere o presunte che siano.

Questa la reazione da minimo sindacale, senza stimoli aggiunti. Poi però, come scrive il consigliere Simone Bertozzi (PD) nel suo profilo “professionale” (al secondo mandato ha diviso le foto degli aperitivi da quelle del lavoro in Consiglio), durante il Consiglio in cui si discuteva il problema si è sentito anche un: “Bruciamoli tutti”. Va da sè che se qualcuno si è sentito così in confidenza da urlare la proposta di un omicidio durante un Consiglio Comunale qualcuno l’ha invitato a fare come se fosse a casa sua. Chi è il colpevole?

Dato un parterre d’eccezione come quello descritto gli indiziati sono molti. L’invito può essere partito dalla Lega che di aeroporti non ne capisce, come dimostrato dal loro candidato, ma se parliamo di campi Rom… levati che arriva la ruspa! Può essere stato qualcuno del gruppo di Rancoresi? Un buon maniaco del complotto ci proverebbe. Gioenzo Renzi? Anche se l’idea gli si confà la sua sfera d’influenza si limita a Marina ( e tra un po’ dovrà andare a chiedere i voti alla Moschea). Chi altri…?

Un altro buon indiziato della sobillazione risiede invece proprio tra le fila della maggioranza. Il consigliere Erbetta, infatti, a dispetto di una presentazione consigliare, mi dicono “tecnica”, ha vissuto un mese di passione facendo il porta a porta in quel di Gaiofana con istanze piuttosto di Destra, d’altronde è sempre stato un uomo di Destra . Non è un mistero che il tema abbia portato ad uno scontro importante anche nelle riunioni di questa maggioranza a dir poco ecumenica.

Il quadro non è lusinghiero. Un Consiglio Comunale con la convergenza che pende decisamente a destra, con Consiglieri del partito di Maggioranza che accusano i cittadini per poi confessare essi stessi di non pagare le tasse, con un pubblico che incita all’omicidio manco fosse ad una riunione delle S.S. e assessori che bestemmiano a microfoni aperti. Siamo sicuramente di fronte  ad un’involuzione : abbiamo abbandonato politica normale, in vero logora, per avvicinarci però al modello “Pianeta delle Scimmie”… a quando l’obbligo per i minori di essere accompagnati dai genitori per assistervi?

Per tutto questo dobbiamo ringraziare il PD, che si muove come se avesse un ritratto in soffitta che ne assorbe le cazzate, nonché il Movimento, prematuramente sacrificato sull’altare del peggior vizio politico: le paturnie dell’ex moglie del leader (almeno nella politica classica erano le amanti a provocare i colpi di testa.)

P.S.

“Annamo bene!!! Annamo proprio bene!!!.” [Sora Lella]

dado

 

@DadoCardone

 

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L’inadeguatezza politica di Gloria Lisi.

LISI DESERTBisogna dirlo, questa Maggioranza di centrodestra si confà alla personalità politica di Gloria Lisi. Non perché sia particolarmente di destra, il potere dell’associazionismo cattolico si nutre ecumenicamente, ma perché un Pizzolante o un Erbetta possono in effetti nascondere il fatto che l’Assessore alle Politiche Sociali.. ha delle uscite ben poco sociali.

Ci sarebbe comunque bisogno di qualcuno che la consigli, o che perlomeno le applichi una cura di Memento mori, visto che politicamente rappresenta un disastro che può funzionare solo nell’arroganza dell’establishment Riminese. Così, a braccio, ricordo in pochi mesi: le accuse a mezzo stampa nei confronti dell’Avvocato Davide Grassi, per le quali ha dovuto restituire pubbliche scuse, la cacciata dei senzatetto da un’occupazione abitativa alle porte dell’inverno, pettorine CI.Vi.Vo per documentare fotograficamente iniziative in odore di “fake” con i rifugiati, l’inaugurazione di un emporio di carità temporanea solo per residenti opportunamente registrati, lo sfratto esecutivo di un progetto per senzatetto che costa spicci e aiuta molto in favore di un altro da centinaia di migliaia di euro che non muove una virgola… etc etc.

All’inizio di questa nuovo mandato politico sembrava aver preso una diversa direzione, con tutti i limiti del caso. Nell’affare delle microaree aveva applicato una certo indirizzo welfare, dimenticandosi però di confrontarsi con i cittadini…. Non sono cose che si imparano da un giorno all’altro. In questi giorni però, con uno strano comunicato dallo stile confuso, torna decisamente allo stile iniziale, quello per cui la normalità  è che gli Affari Sociali e la Polizia Municipale abbiano lo stesso dirigente.

Il comunicato, che potete trovare qui, dice sostanzialmente che vi sono minori extracomunitari sul nostro territorio che, approfittando di regole imprecise, ottengono assistenza senza averne il reale bisogno. Ora chiedo a chi ha avuto la bontà di arrivare a questo punto dell’articolo: quanto poco accorta è una dichiarazione del genere?

In un momento di recrudescenza del sentimento sciovinista nel nostro Paese dire che vi sono minori extracomunitari che rubano risorse al comune non è molto intelligente. Il comunicato, a parte ripetere il concetto qui sopra riportato, non da alcuna specifica se non che “ non siamo di fronte ad emergenze umanitarie ma a dinamiche familiari temporanee”. Questa affermazione, per quel che ne sappiamo, potrebbe essere vera, ma senza specificare di cosa stiamo parlando, che lo voglia o no, resta solo un cerino lanciato sulla polveriera del “prima gli italiani”, slogan fascista per eccellenza.

Se vi fosse dolo sarebbe materia della Procura. Se si trattasse di un difetto di norma sarebbero altri i percorsi, non certo quello di vaghe dichiarazioni a mezzo stampa (è un suo comunicato, non uno scoop giornalistico). A questo punto viene da chiedersi che scopo ha questa comunicazione. Farsi perdonare per le microaree? Mettere pressione a qualcuno? Non è dato saperlo. Certo non si può confidare che questo tipo di dichiarazioni, lasciate decantare nella consapevolezza dei cittadini, porti dei buoni risultati.

Personalmente ritengo che l’indirizzo della Lisi sia quello di disimpegnare il comune di Rimini da qualsiasi spesa senza coperture prefinanziate. Per questo vanno bene le microaree, ma non la spesa irrisoria di Casa Gallo. Il che, nel senso matematico dei bilanci potrebbe essere anche lecito, non fosse che non stiamo parlando di Welfare. Lo Stato di Diritto prevede altri approcci, tipo che…. Se un minore è sfruttato suo malgrado ed allontanato dalla famiglia, per ottenere un qualsiasi tipo di agevolazione, ha comunque bisogno di assistenza. Cosa che non si legge nemmeno tra le righe di quel comunicato.

dado

 

@DadoCardone

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Inopportunamente Errani.

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi abbraccia Vasco Errani,

Come riproporre con convinzione un modello fallimentare e poi dire che stiamo cambiando.

Su queste pagine si è disquisito diverse volte sull’oggettiva difficoltà dei membri del Partito Democratico di capire il concetto di opportunità politica. Esisteva un tempo la necessità di salvaguardare il proprio partito e chi lo vota assumendosi la responsabilità politica, ancor prima di quella legale, delle contingenze attraversate. Questo perché se un buon avvocato e “mezzi” che una persona fuor di politica si sogna ti possono togliere dall’imbarazzo di un’azione legale, nulla può invece toglierti di dosso le responsabilità che ci si assume assieme ad un ruolo istituzionale … al di là delle effettive colpevolezze. Da quest’onere, fatalmente, ti libera solo l’opinione di quel pubblico che dovresti amministrare.

Sembrava conoscere bene questo principio Vasco Errani quando, ai tempi del processo per la faccenda Terre Emerse, si era dimesso da Presidente della Regione, dopo una condanna in primo grado per falso ideologico. Condanna che cadrà revisionata in Cassazione con la formula “il fatto non costituisce reato”.

I fatti, per chi non li conoscesse, partono da un’indagine per truffa nei confronti di Giovanni Errani, fratello di Vasco. Nel 2006 la Cooperativa Terre Emerse ottenne un milione di euro dalla Regione per la costruzione di una Cantina vinicola a Imola. Per trattenere legittimamente quei finanziamenti i lavori dovevano terminare entro un termine temporale preciso, ma, secondo il Pubblico Ministero Antonella Scandellari, ciò non avvenne e la Cooperativa di Giovanni Errani certificò una falsa chiusura dei lavori, continuando in realtà la loro esecuzione.

Questa prima parte dell’accusa è caduta in prescrizione già in primo grado. V’è una seconda parte d’accusa, relativa allo svincolo nel 2008 da parte della Regione di una fidejussione lasciata in garanzia per ottenere il finanziamento. La Regione, sempre secondo l’accusa, svincolò il titolo tratta in inganno dalla falsa certificazione di cui sopra. Va da sé che se la prima parte del dolo cade in prescrizione per la legge tutto ciò che ne consegue non esiste e di conseguenza, secondo i giudici della terza sezione penale della corte d’appello di Bologna, “il fatto non sussiste”.

Cosa c’entrava Errani? Egli produsse spontaneamente una relazione sulla vicenda che presentò sia in Procura, sia in aula in Regione, in reazione ad un articolo apparso su “il Gionale. Secondo il giudice, il politico avrebbe spinto due funzionari a scrivere un dossier falso per depistare le indagini. Falso ideologico.

Come premesso, sono tutti innocenti. Una prescrizione in primo grado per Giovanni e una conseguente assoluzione in secondo grado per fatti correlati. Per Vasco invece ci pensa la Cassazione, nessuno è colpevole di fatti che rappresentino reato. Concedetemi però di pensare che se fosse successo a me ora sarei chino a sbucciare arance in una cella.

Opportunità politica s’invocava all’inizio dell’articolo. Nel caso appena raccontato si svolse tutto come da manuale. Il politico condannato, anche se non in via definitiva, rimette le sue dimissioni, il partito chiede di ripensarci, ma il politico si dichiara irremovibile. L’onorabilità delle persone e del Partito sono salve, non resta che fare il solito richiamo al garantismo (siamo tutti innocenti fino al terzo grado) e il Partito rimane al potere anche nelle successive elezioni.

Sì da il caso, però, che la gestione dell’opportunità politica non sia un singolo test da superare una tantum e decretare così una sorta di immunità. La prova è proprio la notizia di questi giorni secondo la quale Matteo Renzi avrebbe nominato commissario straordinario per la ricostruzione, dopo i terremoti di questi giorni, proprio lo stesso Vasco Errani. Cosa c’è che non va? Errani, nel 2012, fu commissario per la ricostruzione dopo il sisma Emiliano. Aveva anche un motto: “Teniamo botta”.

Nessuno può certo attribuire all’ex Presidente di Regione la responsabilità diretta di quello che successe dopo, ma dalla ricostruzione in Emilia venne fuori il più incredibile caso d’infiltrazione mafiosa che l’Italia settentrionale possa annoverare. In concreto un secondo terremoto che, nel 2015, portò all’arresto di 117 persone tra politici, giornalisti e imprenditori reggiani, accusati a vario titolo di aver avuto contatti o di aver preso parte alla cosca ’ndranghetistica che faceva riferimento al boss di Cutro Nicolino Grande Aracri. Un’indagine che solo con i riti abbreviati (seguendo i quali si ottiene un terzo di sconto della pena) ha totalizzato prime sentenze per 300 anni di carcere.

Errani, ripeto, non è colpevole di niente, ma può essere il modello Emiliano, nella sua evidente inidoneità alla prevenzione delle infiltrazioni, qualcosa da ripetere? Ecco un altro caso in cui Vasco, per non esporre il Partito all’inevitabile attacco, dovrebbe considerare l’opportunità politica di rifiutare.

In questi giorni, pieni di dolore, lacrime e tanta solidarietà umana, si sente ripetere in continuazione che questa dev’essere l’ultima volta, che dev’essere un’occasione per non soccombere più ai soliti vizi dell’Italianità, soprattutto in relazione a tutto ciò che succede dopo il dramma di un sisma così potente. Direi che si può cominciare a concretizzare questa intenzione con l’assegnazione di un ruolo, quello del Commissario Straordinario per la Ricostruzione, che sia per competenza e non per quello che sembra essere un calcolo politico.

P.S.

“Un congedo opportuno lascia dietro una porta sempre aperta.”

[Erri De Luca]

dado

 

@DadoCardone

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The Amazing Gnassi Show

sipario

Come far arrabbiare un povero sindaco con una domanda non concordata.

 

Non volevamo, ma siamo costretti ad interrompere l’usuale pausa estiva di Citizen. L’evento che ci costringe a farlo non è di sicuro eccezionale, però se il nostro Sindaco è uno Stachanov della bizza isterica, non è che noi possiamo esimerci dal commentarla.

I fatti sono questi: un giornalista di SanMarino RTV ha “osato” chiedere il motivo per cui, rispetto al destino del Rimini Calcio, è stata scelta la soluzione del campionato d’Eccellenza, piuttosto che la serie D. Il Primo Cittadino di Rimini, dopo aver fulminato con uno sguardo intriso di biasimo il malcapitato cronista, ha tentato di svicolare, ma l’insistenza del giornalista ha provocato il Gnassi Show ed un paio di stilettate fuori luogo tipo… “Pensate alle fogne a San Marino e poi venite a parlare a Rimini di calcio”. Tiè!

La telecamera ha fatto il suo dovere ed il servizio è comunque andato in onda con il commento in studio di Carlo Romeo, Direttore Generale di San Marino RTV. Della serie: “Tu fai il sindaco che noi facciamo i giornalisti”.

Diciamo subito che la reazione di Gnassi non ci sorprende, né ci scandalizza, troppe se ne sono viste. Questo non vuol dire però che debba scivolare via senza commento, giacché parecchio indicativa di uno stato di cose che va assolutamente evidenziato.

Andrea Gnassi, all’apertura del suo secondo mandato, dimostra di essere un pessimo comunicatore al di fuori dalla sua “zona confort”, composta da informazione riminese poco incline all’approfondimento per quel che riguarda il Sindaco. Tutti si sono sempre limitati nel riportare le ineluttabili evidenze, senza andare mai a stuzzicarlo eppure… Se c’è una cosa che abbiamo potuto constatare in questi cinque anni è che il Golden Boy, come lo si chiamava un tempo, è uno che ha bisogno di un canovaccio molto stretto, per non essere turbato dalle variazioni sul tema… tipo le insignificanti richieste dei cittadini.

Lo ricordiamo ancora impacciatissimo riempire metaforicamente di briciole di piadina il tavolo della Gruber, alla prima ospitata televisiva da Sindaco. Quella volta gli chiesero un’analisi, quale campione rappresentativo del futuro del PD e lui riuscì a ripetere solo il mantra elettorale delle ciclabili di Friburgo. Oggi le cose sono cambiate. Al limite della sopportazione per storiella di Friburgo è fortunatamente intervenuta un’eredità lasciata dalle precedenti amministrazioni e supportata dalle mire espansionistiche di Hera: il Piano fogne. Il copione si è arricchito di fogne, appunto, e di una supposta guerra al cemento in realtà suggerita dalla crisi edilizia. Potete scommetterci però. Qualunque sia l’occasione, sia pur la sagra della patata, l’immarcescibile taglianastri di quartiere parlerà solo di quello. Fogne ed epiche guerre al cemento.

L’informazione locale, come detto, gliene da agio e non lo affronta mai sui temi scottanti della città in un apatia politically correct (per carità teniamo famiglia). Nei rarissimi casi in cui qualcuno si ricorda che il giornalismo non si fa con le domande comode Gnassi dimostra appieno di non sapere la canzone e di non reggere il confronto. Chiedere al giornalista di occuparsi delle fogne di San Marino è un cameo che racchiude tutto: il monotema, l’unico argomento in cui si sente di essere forte, e la sua incapacità di confrontarsi… casomai saranno i reggenti di San Marino a doversi preoccupare delle fogne o al limite Hera che, con quel bel depuratore sovradimensionato a monte, che non ha certo impedito i divieti balneari del dopo pioggia, pare proprio volersi espandere da quelle parti.

Con quest’avvio c’è da scommettere che sarà un altro bel mandato in stile Taglianastri, con l’unica differenza che questa volta non gli si può certo concedere di essere appena arrivato. Restate sintonizzati… ne vedremo delle belle.

P.S.

“Sai nulla della Spinta di Archimede?” .. “No, ma ha cominciato lui”

[orporick, Twitter]

dado

 

@DadoCardone

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Un consiglio senza Sinistra.

beatrice lorenzin - patto civico per gnassi - pizzolante-2Più di una persona (due) mi ha intimato di scrivere al più presto un pezzo Citizen sui risultati elettorali di Rimini. Visto che senza i miei due lettori non potrei sopportare la carriera di corsivista amatoriale (vita dura), ho deciso di comporre un articoletto, nonostante il mio coinvolgimento politico-emotivo. Tra l’altro non essendo un giornalista licenziato, né un pubblicista accreditato, me lo posso permettere.

Parto da lontano, da Bologna precisamente. Se a Rimini non si è presentato il Movimento 5 Stelle molti dei ringraziamenti di  Andrea Gnassi dovrebbero essere recapitati a Massimo Bugani che, tramite la sua agente locale, Carla Franchini, ha potuto creare lo sconquasso. Quel minimo di conflitto, quel tanto che basta, per poter anonimamente sostenere che “dove ci sono conflitti non si presenta nessuno”, a meno che non si parli di Bologna ovviamente. Certo che l’uomo cui nessuno può fare ombra, ma che non arriva manco al ballottaggio, è stato enormemente facilitato da alcune incrinature già presenti sul territorio quali: il megafono dell’ex moglie di Grillo, caricata a molla dai suoi complessi d’inferiorità, un assortimento di mignatte vanitose e un gruppo che “stiamo buoni, se no s’incazzano”.

Comunque sia, questo risultato elettorale è figlio dell’assenza del Movimento, dato penso incontestabile. Il problema è che la proditoria eliminazione dell’Yin ha fatto ribaltare lo Yang e, attualmente, il Consiglio Comunale di Rimini si appresta ad essere occupato da un coacervo di entità neoliberiste che mette i brividi e per cui l’unica forma di partecipazione è quella agli utili. Welfare State addio.

La Maggioranza è tenuta in piedi dalla lista di Pizzolante, Patto Civico e Città Metropolitana per Gnassi, che ha piazzato 5 seggi, tra cui non c’è il fido Vincenzo Gallo, il più parziale Presidente del Consiglio Comunale di sempre. Vale a dire che le politiche di Sinistra, se mai fossero destinate ad esserci, dovranno passare per il setaccio dell’Onorevole, per non parlare poi degli Assessori che gli sono dovuti secondo le più classica applicazione del Manuale Cencelli.

La Minoranza invece è completamente privata di qualsiasi espressione non dico di sinistra,  ma manco di centro. Riconfermati: Nicola Marcello (recordman con 1237 preferenze), Gennaro Mauro  e Gioenzo Renzi. Riconfermato anche Luigi Camporesi che dopo aver mollato gli amici (?), insultato il mondo, millantato primati nel Movimento, costruito liste poi accorpate perché vuote, infiltrato liste di disturbo, minacciato denunce, è tornato (come avevo predetto qualche pezzo fa) esattamente dove era partito. Con il vantaggio di non avere più la Franka tra le scatole, ma con lo svantaggio di non avere più Tamburini a coprirgli le spalle. Grosso problema…. Perché il secondo era l’unico a possedere una cultura politica tra i tre e praticare la politica solo per rancore non è mai auspicabile.

Tutto nuovo invece il comparto Pecci, il quale, secondo me, è passato in chiesa ad accendere un cero a San Pinocchio per non essere costretto a dimostrare in che modo si riempie l’Aeroporto Federico Fellini di Milioni (e milioni) di passeggeri in arrivo. Da lui mi aspetto un bel po’ di materiale per raccontare della tragicommedia Consiliare…. Può battere la Franka se s’impegna.

Fuori dal Consiglio in molti, ma non tutti i mali vengono per nuocere, come si suol dire. La prima degli esclusi è la lista Rimini People, che mi asterrò dal commentare in quanto mi troverei in conflitto di interessi, ma che vi invito a seguire nelle sue attività, anche ora che si è fuor di candidatura. Dietro, di poco, la lista dell’Assessore uscente Sara Visintin. Un vero peccato non poter vedere in azione il suo Sindaco della Notte ruolo ideato, pare, da Luca “Tourette” Santarelli (8 voti); come se non bastassero tutti i sindaci che lasciano girare di giorno. Sono anche addolorato di non poter vedere in Consiglio Addolorata, Di Campi, che, con il suo Popolo della Famiglia, ci ha regalato la magia di una piazza gremita da un uomo solo: Mario Adinolfi. Indifferenziabile. Non posso dirmi addolorato invece per il penultimo posto di Ottaviani Prima gli Italiani, anche se non sono riuscito a capire chi caspita è che nel 2016 vota ancora simulacri del fascio, quando sono disponibili così tante alternative scioviniste. Un po’ demodé. Ultima Marina Mascioni con il Fronte Nazionale per l’Italia. Sugli ultimi non s’infierisce.

P.S.

Al Seggio:

Presidente: “ma qui c’è scritto solo Ricci, come facciamo a sapere se è la femmina o il maschio”

Rappresentante di lista Roberto: “è femmina glielo dico io”

Presidente: “ma come fa a dirlo?”

Roberto: ”come faccio? Sono il suo babbo!!”

dado

 

@DadoCardone

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Il mio amico Gnassi.

imageHa detto proprio così: “il mio amico Gnassi”. Supposto che essere identificati come amici da Matteo Renzi sia un pregio e non una iattura politica, una volta si diceva che per considerarsi amici il minimo sindacale era perlomeno aver mangiato della pasta e fagioli insieme. Oggi non serve, soprattutto se sei del PD, il Partito occupato nella narrazione di una realtà che non esiste. Sì.. si vede anche da queste sciocchezze, ma il fenomeno è ovviamente più vasto, con tendenze patologiche alla mitomania. Non solo a livello Nazionale dove il Premier ha la fantasia di definire l’Italicum un “Capolavoro parlamentare”, ma anche nelle mica tanto semplici questioni locali.

Ne abbiamo parlato spesso negli articoli di Citizen, poiché il Primo Cittadino ne ha dato ben donde. Dalle guerre al cemento, che nessuno voleva gittare, passando per le lotte immaginarie atte ad ottenere un Federalismo Demaniale già in programma per tutta Italia e finendo con gli attacchi alla Democrazia portati dai souvenir fascisti delle bancarelle. Ultimamente però la “narrazione” sta pretendendo una frequenza preoccupante. Per citare le più gettonate:

  • Il Parco del Mare che, non so se avete notato, è stato elevato a livello di addobbo natalizio in Piazza Cavour, passa da venti a duecento proposte di adesione in un solo fine settimana. Tra l’altro sarebbe da capire il senso di uno striscione che ripete un nulla di 50 cm per venti/trenta metri.
  • Le Fogne, pagate dal Comune di Rimini col suo bilancio e da tutti i cittadini della Provincia con i prossimi dieci anni di bollette dell’acqua, ma che chiediamo solo ad Hera di riprogettare, ringraziandola poi con la capitolazione sulla distribuzione dell’acqua pubblica.
  • Le classifiche del degrado in cui saliamo inesorabilmente solo per colpa della popolazione turistica, dicono, ma poi la verità è che turismo cala e il degrado aumenta.
  • Il Capodanno più lungo del mondo, che però se guardi il calendario è, come tutti gli altri, composto dai due giorni di fine anno e se un intero albergo di svizzeri, già allegrotti alle 22.00, ti chiede cosa c’e’ da fare il 29 sei costretto a rispondergli: “Che ne dite di andare al cinema Tiberio a vedere in differita Lo Schiaccianoci di Tchaikovsky che fanno a Londra?”.

Queste ed altre realtà romanzate, con condimento di cantieri elettorali a tutto spiano, sono un pesante debito per una città che rinuncia quotidianamente allo studio di soluzioni vere. Ne cito un’altra poiché si tratta di un tema che deve essere raccontato nella maniera giusta. Pena la perdita di un contatto basilare con il vero significato di una Comunità e del suo rapporto con gli ultimi.

Brevemente. Per togliersi dall’impiccio dei 15 senzatetto, che da questa primavera vengono continuamente tolti alle loro occupazioni abitative e restituiti al marciapiede, l’Amministrazione ha aperto un’istruttoria per affidare un immobile del Comune a chi ne avrebbe fatto un dormitorio. Viene invitata anche l’ Associazione Rumori Sinistri (Casa Madiba) che ottiene l’assegnazione e decide che il progetto non riguarderà un semplice dormitorio, ma una Casa dell’Accoglienza, con le modalità che sperimentate da tempo. Improvvisamente sulla stampa irrompe la “narrazione” che vuole quello come un progetto nelle intenzioni dei gestori del Welfare. Certo, come no. Poi vai a vedere e scopri una situazione che sarebbe puramente emergenziale, se non fosse per i soliti noti che ci mettono un po’ di umanità. Quaranta brande modello Protezione Civile e un boiler elettrico da 80 lt che deve bastare per 40 persone. Più impersonale del cesto di frutta che il Sindaco, con fotografo a seguito, ha voluto portare con sé all’apertura.

Sarebbe forse il caso che la politica e le comunità riconquistassero il senso della realtà. Cercare di raccontare al meglio, tramite artifici di dialettica e marketing, percorsi presi per reazione e non per programma, porta inevitabilmente al regresso. Il senso della realtà è lo stesso principio che ci porta nell’età adulta, contrapponendosi al “voglio tutto ad ogni costo” dell’infanzia. I Costi della narrazione politica stanno cominciando a diventare troppo alti… è ora di una rivoluzione nella Municipalità.

P.S.

Siedo in giardino con un filosofo. Quello dice ripetute volte: “Io so che questo è un albero”, e così dicendo indica un albero nelle nostre vicinanze. Poi qualcuno arriva e sente queste parole, e io gli dico: “Quest’uomo non è pazzo: stiamo solo facendo filosofia”. [On Certainty – Ludwig Wittgenstein]

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@DadoCardone

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Un buco nell’Acqua (Pubblica)

22032011_006La decisione è presa. Il PD, forse spinto da pressioni che non può o gli frega poco di sostenere, ha deciso di mandare a gara Europea la distribuzione dell’acqua. L’ha fatto nel modo più sciocco: vantandosi di quanto fosse efficace la gestione pubblica per la raccolta, ma dichiarando il pubblico incapace alla distribuzione.

Motivazioni che stonano e che non riescono a spiegare, né a nascondere, una gara tagliata su misura per Hera SPA. Dopo aver presentato uno studio di fattibilità in cui nelle premesse lo stesso redattore, SCOA, non si assume la responsabilità di ciò che ha scritto, il Sindaco Giannini, coordinatore del locale ATERSIR (Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna per i servizi idrici e rifiuti), ha elencato le caratteristiche che la gara avrà.

Sarà una gara Europea, come ovvio che sia, ma, affinché a nessuno, oltre ad Hera, venga in mente di partecipare veramente, l’affidamento sarà di soli 8 anni. Volete che non si trovi in Europa un’aziendina disposta a contendere un servizio, alla politicamente appollaiata monopolista locale, investendo cifre superiori a 100 milioni di euro, senza avere il tempo di recuperare nemmeno le spese? Badate bene, non lo dico io che non c’è margine, lo dice lo stesso Giannini (circa al ventesimo minuto del suo intervento in Consiglio Comunale), che fa una valutazione di 20 anni. Quindi pioveranno richieste, perché notoriamente chi ha a disposizione più di cento milioni è un cretino.

Sarà una gara europea anche perché, per scongiurare il fatto che qualcuno potesse proporre di vendere le azioni Hera e con quelle pagarsi la struttura “in House”,  il Comune di Rimini, tramite Rimini Holding, ha aderito al patto di sindacato di primo livello di Hera, secondo il quale le sue azioni non possono essere vendute per almeno tre anni.  Punto, set, partita.

Giacché tutto era stato deciso prima dell’incontro a noi di Citizen non resta dare un po’ di voti ai partecipanti alla nostra maniera.

Stefano Giannini: il Sindaco di Misano chiama in causa la pragmatica per spiegare i motivi secondo i quali il servizio di distribuzione deve essere assegnato con la gara su misura. Vi chiederete: ha citato Aristotele? John Locke? Non proprio. Ha detto (e cito testualmente): “Che sia Franza, che sia Spagna, la tariffa l’è sempre cumpagna”. Non so di chi sia questa perla di saggezza, ma non da proprio l’idea di qualcosa di pragmatico. Oltre che dalla pragmatica si è lasciato tentare anche dal culto dell’Io modello Nietzsche, assegnandosi una medaglia d’oro per il suo ruolo di Signore delle Acque. Non ha annunciato che “Dio è morto”, ma la lingua Italiana, in qualche passaggio stretto dal dialetto, se l’è vista brutta.  Voto: 4. Palmiro Cangini (ma antipatico).

Simone Bertozzi. Aveva già deciso da tempo di astenersi, ma l’unica cosa certa uscita dall’intervento in Consiglio è stata la sua interpretazione dell’astenuto. Pare infatti che,  secondo il giovane Consigliere dei Padulli, si astenga chi ha una posizione perfettamente nel mezzo ed infatti, nei minuti a sua disposizione ha detto tutto e il contrario di tutto. Inopportuno come un tanga da uomo… perfettamente in mezzo, ma c’è roba che avanza. Dobbiamo annotare però che questa volta è l’unico dei playmobil a non rimanere con la mano alzata per dovere di parte. Le vecchie foto sotto la bandiera dell’Acqua l’avranno commosso. Voto: 6 di incoraggiamento. Equilibrista (“Prego, cammini sulla linea”).

Gianluca Tamburini. Quattro anni e sei mesi di Consiglio Comunale l’hanno temprato più delle docce di un carcere. Non si china a raccogliere niente. Porta avanti la battaglia dell’Acqua senza tentennare, rispedendo al mittente ogni ipocrisia e non lasciandosi disturbare dalla Giunta in versione Santanchè. Non perde la calma nemmeno all’ennesima commedia di Savio Logorrea Galvani, che cita Parma più di Pizzarotti. Voto: 8+. Leone. (la potenza non è nulla senza il controllo).

Savio Galvani. Ormai lo chiamano Er Monnezza, perché in Consiglio è capace di parlare solo del trattamento dei rifiuti di Parma (e ora di Livorno). L’unica cosa che abbia mai portato in Consiglio, che non gli sia stata suggerita da qualcun altro, è la mozione che impegnava il Comune di Rimini a lottare contro gli F35… e si sa quanto Rimini conti in questi casi. La battaglia per l’Acqua pubblica, che gli aveva generosamente donato un assessore e un posto a edere nella Sala dell’Aquila, ha ricevuto in cambio un comportamento pavido e, addirittura, il ritiro della firma da un Consiglio Tematico per dare il tempo al PD di presentare qualcosa di più “comodo”. Voto: zero. Gollum pentito (il mio tessoro, il mio tessoro e poi… Sticazzi)

Samuele Zerbini. Ha esordito dicendo che per lui (parafrasando) il Referendum per l’acqua è stato una stronzata e, se avesse anche specificato che il PD non ha la forza politica di opporsi ad Hera, mi sarei  alzato in piedi ad applaudire. Stavolta però il Lato oscuro della Forza, seppur coerente come già lo era stato con il TRC, ha fatto cilecca nelle conclusioni. Il teorema è stato infatti quello secondo il quale quando c’è una gara il migliore vince. Vero… a parte il fatto che in questa gara c’è un unico partecipante. Una fallacia logica di cui ha approfittato Tamburini che glielo ha fatto notare durante l’intervento. Poi un imbarazzante dialogo col sordo che non vuol sentire.

“Partecipa solo uno”

“Certo vince solo uno”

“No! Non vince solo uno: partecipa solo uno!”

E via così. Notevole anche la disputa con Galvani, nel quale a modi sfottò ha invocato la privatizzazione del Grano. Voto 6-, AH! se solo si fosse completamente abbandonato al lato oscuro… Darth Zerbin.

Andrea Gnassi. Un delirio. Una supercazzola indigeribile, in un unico piano sequenza, indirizzata totalmente al Movimento 5 Stelle, nella quale cerca di dimostrare di non essere succube di Hera. Lo fa in una maniera politicamente sempliciotta. Cerca di far intendere che se Hera partecipa ai superpiani, come il PSBO, è merito della caratura di questa Giunta. Arriva anche a citare il “No” del Consiglio di Rimini alla Fusione Hera-Acegas come una tattica per far capire al gestore che la “pagnotta” se la doveva guadagnare. I più attenti ricorderanno che quel “No” fu dato a giochi già fatti, quando Rimini non contava più nulla, giusto per non disturbare. Spiega un sacco di cose, ma non il perché se le fogne le paghiamo col bilancio e con la bolletta, il lavoro lo deve fare per forza Hera. Voto: N.C. Pindaro (“Scusa… mi sono distratto un’ora fa. Dicevi?)

P.S.

Una nota mica tanto a margine. Il Primo Cittadini, cercando di difendere la sedicente posizione anticemento, quasi confessa che il supermercato APE, quello che doveva essere sostituito dal nuovo Conad, rimane dov’è. Parlando del nuovo Conad in via della Fiera dice (testuale): “ […] E’ un centro commerciale di prossimità che andrà a integrare sostituire quello di via Euterpe”. Integrare o sostituire? Sono due cose molto diverse e le conseguenze del primo caso sono piuttosto importanti.

@DadoCardone

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Pruccoli, Rossi e l’Irritazione da Grillino.

metropolis1Avete sentito? Giorgio Pruccoli e Nadia Rossi, i segnaposto del Pd Riminese in Regione, sono estremamente frustrati dall’attività grillina. Non riescono a capacitarsi di come, pur essendo membri del partito di Maggioranza, vengano sistematicamente surclassati da un’opposizione composta da sole 5 persone.

Il segreto, ovviamente, sta nel lavoro, ma non ditelo mai ad un piddino.. se no ci rimane male. Loro sono nobiltà politica, come ha avuto modo di constatare il Consigliere Sensoli la quale si è recentemente presa dell’inelegante per aver ribadito, in diverse occasioni, il peso avuto nell’affaire Nova Feltria. Pare (e dico pare) che sia proprio questo il motivo del reiterato astio da parte dell’Assessora mai sostituita e dell’ininfluente Pruccoli.

Ricapitolo brevemente per quelli che si sono persi le precendenti puntate. Con il sistema spartisci debiti, più comunemente noto come Area Vasta, il Partito Democratico (o chi per lui) ha combinato una serie di leggerezze organizzative che stavano portando alla chiusura di diversi presidi fondamentali per la Sanità pubblica, come l’ospedale di NovaFeltria. Bisogna capirli… trovare un posto a tutti i dirigenti è impegnativo, non è che si può pensare anche alle reali esigenze delle persone. In una partita consiliare molto tesa fu proprio Raffaella Sensoli a  mettere all’angolo il PD con l’escamotage del Decreto Balduzzi, che consente a zone particolari di tenere aperto il punto ospedaliero, nonostante ci siano dei dirigenti che devono portare il pane a casa. Il colpo per le figure minori, tra cui appunto Pruccoli e Rossi, fu molto duro perché rivelò la loro condizione di vacuità. Tra l’altro in quel consesso l’ariete Sensoli strappò l’applauso a scena aperta del pubblico rimasto ad ascoltare e l’ammirazione del Presidente Bonaccini direttamente nel discorso di capitolazione.

CatturaTutto ciò è storia, non sarebbe nemmeno da tornarci sopra, ma quando i due sopracitati rappresentanti del PD si prendono un’intera pagina del Corriere per dire che i “grillini” sono irritanti, perché si prendono tutti i meriti , beh… noi di Citizen ci prendiamo anche dell’House Organ pur di sottolineare quanta inadeguatezza i Democrat abbiano mandato in Regione ad occupare non una poltrona…. Ma uno scaldasonno.

Apro una piccola parentesi. Non ce l’ho con il giornalista che si è preso l’ingrato compito di compilare l’articolo. Capisco che dovendo riassumere l’anno di lavoro di Rossi e Pruccoli l’unica cosa che valeva la pena di riportare fosse la loro intolleranza al grillino. Però alla fine dell’articolo poteva almeno mettere l’anamnesi dei pazienti. Se non dispiace a nessuno lo faccio io.

L’irritazione da Grillino si manifesta in età adulta quando ci si accorge di essere politicamente ininfluenti. Usualmente il considerare i grillini tutti stupidi favorisce l’insorgere di un forte prurito alle natiche. Altri fattori che possono favorire e/o aggravare l’insorgere del sintomo sono:

  • le segreterie di partito che ti ricordano come, pur di mandarti in Regione, hanno costruito Fort Knox la dove i Ci.Vi.Vo tenevano due pale e un taglierba.
  • Il Conto della stampa di volantini patinati superlusso, con tanto di profilattico in cellophane, usati durante le elezioni, nonostante tu avessi dichiarato anche al fruttivendolo che stavi facendo tutto in economia (come i grillini).

L’unica cura contro l’irritazione da grillino è smetterla di  atteggiarsi a Marchesi del Grillo ed accettare con serenità i limiti della propria cultura politica. Una nota sui miti e le leggende dell’irritazione da grillino: Gli aggettivi tipo “inelegante” e “irritante” non sono la cura, anzi mettono in evidenza quanto forte sia il prurito.

P.S.

La cosa pi stupida che fa l’invidioso è lodarti senza saperlo.

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@DadoCardone

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Ritorno al Passato.

Nei giorni in cui in Italia si torna a discutere animatamente del diritto di legittima difesa, a Rimini torna in auge Casa Madiba Network, che si occupa di chi una difesa non ce l’ha contro nulla, nemmeno contro la negazione dei più elementari diritti. L’Ex Caserma dei Pompieri abbandonata in Via Dario Campana viene riassegnata, o meglio riconsegnata, a chi ne aveva fatto un faro nella nebbia per molti.

Forse non tutti ricorderanno che, in piena emergenza abitativa, con Rimini prima in Italia nella classifica degli sfratti, erano state sgombrate due occupazioni a fine abitativo, mettendo 17 persone in mezzo alla strada senza altra alternativa che una nuova occupazione, quella del Villino Ricci.

Il tema della legalità, o meno, di un’occupazione, anche se a fini abitativi, scosse la coscienza di molti Riminesi, fino ad allora inconsapevoli che gli immobili abbandonati della loro città erano comunque abitati dall’umanità invisibile, quella che si preferisce non vedere.

Se proprio vogliamo dirla tutta (e noi di Citizen abbiamo questo vizio) esistono anche dei precedenti giudiziari che smontano, a determinate condizioni, l’illegalità di un’occupazione. Ad esempio la sentenza n. 35580  del 26 settembre 2007, in Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione a Roma, proprio per un caso di occupazione abusiva ha decretato che:

«Rientrano nel concetto di danno grave alla persona non solo la lesione della vita o dell’integrità fisica ma anche quelle situazioni che attentano alla sfera dei diritti fondamentali della persona: pertanto, rientrano in tale previsione anche quelle situazioni che minacciano solo indirettamente l’integrità fisica in quanto si riferiscono alla sfera dei beni primari collegati alla personalità, tra i quali deve essere ricompreso il diritto all’abitazione in quanto l’esigenza di un alloggio rientra fra i bisogni primari della persona».

Sempre parlando di legge e legalità poi il 2 luglio scorso veniva rigettata la richiesta di sequestro del Villino Ricci in quanto la Dottoressa Sonia Pasini, lungimirante Giudice per le Indagini Preliminari, considerò gli occupanti in effettiva trattativa con l’Amministrazione. Il che vuol evidentemente dire che, pur riconoscendo il fumus delicti, esistono contingenze per cui la legge prevede alternative a se stessa. Se lo segni chi fa finta di non saperlo.

Chi ha fatto molto finta di non sapere le cose è stato il prode Primo Cittadino che ha allargato le braccia in Consiglio Comunale affermando di non poter far nulla per assegnare l’immobile a chi ne aveva bisogno, dopo che la sua amministrazione ne aveva incoraggiato il defenestramento. Improvvisamente si è persino preoccupato della Corte dei Conti, entità di cui non sembrava curarsi prima di redigere la lettera di comarketing per Aeradria o di assegnare il generoso contratto C a Sergio Funelli, capogabinetto senza laurea. Situazione per cui proferì la sibillina frase:

“teatrino in cui rispettare la legge non garantisce che non la si violi”

Per il caso della Caserma in via Dario Campana, si diceva, in prima istanza fu ritenuto necessario persino un bando.. cosa che avrebbe fatto diventare Rimini detentrice di un primato: la prima città al mondo dove dei disgraziati senza una casa, ne la possibilità di affittarne una,  hanno partecipato ad un bando (magari europeo) per riprendersi l’occupazione abusiva da cui erano stati cacciati. Della serie ho visto cose che vuoi umani….

Fortunatamente una robusta pressione politica da parte della Minoranza ha ricondotto l’Assessorato competente a più miti consigli. E’ stata infatti predisposta un’Istruttoria a cui hanno potuto partecipare anche i ragazzi di Casa Madiba Network, tramite l’associazione Rumori Sinistri. Sempre per dirla tutta: l’intenzione non era proprio di riassegnarla ai precedenti occupanti, infatti al primo turno dell’istruttoria si sono presentate tutte le associazione “allineate” di Rimini e provincia. Che poi, una volta capito che il progetto oltre a presentarlo bisognava autofinanziarselo, siano spariti tutti… beh di sicuro non sembrava essere nelle speranze dell’Assessore Lisi.

Nel pomeriggio del 21 settembre, alla vigilia dei 30 anni di Ritorno al Futuro, Casa Madiba Network, legittimata dalla legge oltre che dal cuore, ha ripreso possesso del suo passato. Senza nemmeno dover indossare una pettorina CIVIVO.

P.S.

Una nota a margine. Noi di Citizen eravamo presenti alla consegna delle chiavi e abbiamo fatto un giro per i locali. Se i 50 mila euro li avessero dati a chi si è sempre occupato della caserma forse si sarebbero visti di più. Una pitturata, un impianto elettrico a norma e un dispendioso impianto a condizionatori d’aria, senza predisposizione per fonte rinnovabile, sembrano serviti più che altro a dissimulare la confusione procurata.

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@DadoCardone

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Bolkestein ed altre idiosincrasie

098Nel fine settimana dall’8 al 10 di ottobre si è svolto un appuntamento fieristico molto importante per Rimini e il Turismo in generale. TTG, SIA Guest e Sun, praticamente turismo, ospitalità e arredamenti da esterno hanno occupato i padiglioni della Fiera. Un appuntamento riservato agli operatori del settore e ai venditori di pentole…. o erano politici? Ora non ricordo.

Citizen, con i suoi potenti mezzi (Cruma), è andato a curiosare ad un evento in particolare, quello organizzato dalla CNA in cui si parlava di Bolkestein. Avremmo potuto partecipare anche agli altri incontri, ma non ce la siamo sentita di ascoltare Gnassi che parla di come ha salvato il turismo Riminese con dei cartelli pop. Ricordo, a beneficio di inventario, che Rimini è andata in negativo nei pernottamenti oltre ai due punti percentuali, nell’estate meno piovosa dell’ultimo quinquennio, con l’aeroporto aperto e con una crisi mondiale in atto che sconsigliava a chiunque di uscire dai confini. Il motivo per cui stava facendo la ruota lo sapeva solo lui.

Francesca Barracciu
Francesca Barracciu

Anche all’evento CNA, comunque, ci siamo dovuti sorbire la nostra bella dose di politici, ma lì era funzionale alla spiegazione che la politica deve a circa 30 mila aziende italiane messe in discussione dalla Bolkestein, o meglio, dall’immobilità della politica italiana nei confronti della Bolkestein.

Il Governo, sostiene il Sottosegretario Francesca Barracciu, ritiene il turismo una priorità. Infatti  manda un’indagata per peculato a sostenere che i problemi li ha provocati chi ha governato l’Italia per vent’anni prima di loro, che loro ce la stanno mettendo tutta, ma il destino dei Balneari è legato ad un paio di richieste del TAR alla Corte Europea e… bisogna aspettare. Il pubblico, come intuibile, non ha reagito molto bene.

L’altro relatore politico di competenza è stato l’Assessore Regionale Corsini, leggero come le due frasi che gli hanno insegnato a ripetere. Ha parafrasato qualcosa di poco convincente rispetto ai segnali di ripresa, al non chiamare il mare d’inverno “destagionalizzazione” (probabilmente perchè difficile da pronunciare) e mi pare che abbia detto anche qualcosa sui russi… ma non ne sono sicuro, stavo contando i punti luce sul soffitto.

Angelo Vaccarezza
Angelo Vaccarezza

Grandi applausi invece per Angelo Vaccarezza, Presidente Commissione Affari Istituzionali e Bilancio Regione Liguria, l’unico che ha soddisfatto le aspettative di un pubblico che non si vuol sentir dire altro che “hai ragione”. Lui le cose le ha messe subito in chiaro con un’unica slide inneggiante ad un “No alle aste” ed ha proseguito con un accorato intervento in difesa della categoria, che ha costruito tanto ed ha investito a costo di grandi sacrifici. Applausi.

Applausi che non sono valsi per lo stesso discorso, ma fatto al contrario, da Marco Affronte del Movimento 5 Stelle. L’Eurodeputato si chiede infatti se sia giusta l’invocata concessione a 30 anni per chi invece fa corrispondere il suo investimento ad una latta di vernice all’anno, o anche meno. Non so dalle altre parti, ma qui in Romagna qualche esempio lo abbiamo. Per questa affermazione il pubblico ha contestato veementemente,

Marco Affronte
Marco Affronte

cosa per cui si era trattenuto ad un’altra affermazione molto più caratterizzante sul doppio binario: all’asta le spiagge rimaste libere da concessioni? Anche no.

Nel complesso un appuntamento inutile in cui la politica ha scaricato su altre contingenze la sua immobilità e dove i balneari hanno fischiato chiunque, tranne chi diceva loro che hanno ragione. Ancora non si sono stufati di chi gli da ragione… contenti loro.

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@DadoCardone

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Regionali 2015: Personaggetti

Siete confusi dal recente voto regionale? Non sapete leggere i dati che i telegiornali sparano da due giorni e i commenti, tutti di parte, vi danno sui nervi? Niente paura, ci pensa Citizen.
affluenza alle urneDunque … per leggere il risultato di queste elezioni il dato più importante è l’affluenza che, secondo i dati del Ministero dell’Interno, totalizza il 53,90%. Altrettanto importante è confrontarlo con la precedente affluenza che si è attestata al 64,13%, quindi in calo del 10%. Non sono conti della serva, non si mischiano pere con mele, stesso tipo di elezioni, stesso tipo di votante.
Perché è importante identificare la percentuale di affluenza? Per un vecchio vizio della politica, quello di considerare la percentuale di votanti come l’intero, il che ha senso solo per la propaganda, ma non se per lavoro vendi idee e ricevi in pagamento consenso. Se un’azienda qualsiasi cercasse solo legittimazione, ma non l’introito, sarebbe destinata fallire come in effetti sta facendo la politica Italiana con un PD in calo di due milioni di voti.
zaiaA chi si pregia di percentuali miracolose bisognerebbe ricordare che il ruolo conquistato è di rappresentanza, di conseguenza minore è l’affluenza, maggiore è il fallimento di tutti. Facciamo un esempio pratico. La percentuale più alta di queste Regionali è il 50,08% della lista che ha portato alla Presidenza Luca Zaia e i votanti sono stati il 57,15% degli aventi diritto. Non voglio rendere noioso il post con troppi passaggi di calcolo, ma, se vi fidate, Zaia rappresenta circa il 28% degli aventi diritto, ossia il 70% non è rappresentato.
La situazione più drammatica è in Liguria con Giovanni Toti che rappresenta poco più del 17%. Se non è chiaro si può fare un esempio con un altro ordine di misura. In Campania Vincenzo De Luca è stato eletto Presidente toticon  il supporto di un listone che ha raccolto 987.651 voti. Secondo l’Istat solo la città di Napoli (il che non vuol dire tutta l’area metropolitana) al 30 gennaio 2015 contava 989.845 abitanti, indi per cui i restanti 5 milioni distribuiti in 5 provincie hanno ritenuto inutile votare e non sono attualmente rappresentati. Anche se a dirla tutta, a causa di un impiccio chiamato Legge Severino, potrebbero essere poco rappresentati anche quelli che hanno votato l’impresentabile De Luca.
Il dato, anche per queste Regionali, è purtroppo molto chiaro. I Partiti, o Movimenti che siano, si stanno litigando le briciole di quello che era una volta la politica, pur con i suoi enormi difetti. Alleandosi in innumerevoli declinazioni il messaggio che passa è sempre lo stesso: non votare che delucatanto nessuno ti rappresenta. Anche l’ultimo sfogo offerto, quello razzista della Lega, che va cogliendo le stupidità più ataviche degli Italiani, non è uno stimolo così potente come sembra e ruba solo nella miseria di voti rimasta. Il giorno in cui non voteranno neppure più gli sciovinisti potremmo dichiarare il paziente, attualmente in coma, finalmente defunto.
E il Movimento? Sebbene aumenti il numero dei suoi rappresentanti nelle istituzioni e si confermi singolarmente la seconda forza nazionale non aiuta il quadro generale a risollevarsi. Molti identificano l’appiattimento nella mancanza di alleanze, ma come illustrato, l’alleanza non fa altro che ridistribuire una tendenza negativa. Secondo il modestissimo parere di chi scrive, prendetelo per un esercizio di opinione, per uscire dal loop negativo, lo stesso di tutti gli altri, il Movimento 5 Stelle dovrebbe recuperare il germe rivoluzionario delle origini, inteso come la voglia di fare opinione e non di seguirla. I temi in cui applicarsi sono molteplici: immigrazione, emergenza abitativa, lavoro, tasse, welfare, tutto lasciato scoperto dalla politica o trattato con una superficialità devastante.
Concludendo. Vincitori a ben guardare non ce ne sono, ma i vinti sono quasi 60 milioni.
P.S.
Se i porci potessero votare, l’uomo con secchio della brodaglia sarebbe eletto capoporcile ogni volta, non importa quante macellazioni compia sul posto.” [Orson Scott Card]
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@DadoCardone

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Il Convivio del Sardoncino.

convivioAbito Rimini da un po’. Non molto, ma, per il mio modo di vivere dove mi fermo, neppure poco. Ieri sera per la prima volta ho visto una cosa che ho cercato per tutta la mia permanenza: la vera anima di questa città.

Sono uno straniero. Lo sono sempre stato. Adoro esserlo. Mi piace rompere quell’esclusività che la gente pensa di avere perché è nata, è cresciuta e morirà nello stesso posto. Da straniero posso testimoniare che non basta essere figli di una tradizione per onorarla. E allora m’impiccio, frugo, provoco, rompo i coglioni, fino a che non trovo l’essenza dei luoghi dove mi fermo, un tesoro che tutti sanno d’avere, ma pochi  usano veramente.

Ieri sera, al Sardoncino Party di quei portatori sani di cuore cantanteenorme, la vera essenza di Rimini si è rivelata in tutta la sua magnificenza e ne sono rimasto abbagliato. In una parola: Accoglienza. Qualcuno dei miei abituali lettori starà pensando alla vocazione turistica di questa terra e, in parte, centra. L’accoglienza cui mi riferisco io però ha un’accezione più ampia, è l’atto di accogliere non solo turisti, ma anche persone, idee, pensieri, viaggiatori, canzoni, pratiche, rivoluzioni, gusti …

Provo a regalarvi un’immagine. Pensatevi nel giardino rimesso a nuovo di una villetta abbandonata da dieci anni, con in mano un piatto che divide il suo spazio tra Cuscus e una piada con i sardoncini. Ora alzate gli occhi dal piatto. C’è un’artista di strada che canta De Andrè, accompagnato da un Senegalese che suona i bonghi, per un pubblico con gli occhi sorridenti. A renderlo così, quel pubblico, hanno contribuito due performance in dialetto: quella di un attore che incanta leggendo in Santarcangiolese le gesta di un pisciatore (non è un Giuliaerrore di scrittura) professionista e quella di una ragazza senzatetto che, per l’occasione, ha riadattato le parole di un neo melodico napoletano in onore dei ragazzi di Casa Madiba. Avete sete? Da bere ce n’è, qualche bottiglia l’hanno portata anche i vicini, perlomeno quelli contenti che in quel luogo sia tornata la vita. Anche la defunta proprietaria, la Signora Pazzaglia, è contenta … non tutti lo sanno, ma è quel gatto bianco che annusa col naso all’aria gli effluvi dei sardoncini grigliati e delle candele alla citronella. Lasciate che quell’odore penetri anche le vostre narici, bevete un sorso di vino e preparatevi ad ascoltare una professoressa che legge il tema di una sua alunna. Una quattordicenne con la dolcezza della sua età e la frusta di un pensiero limpido spiega a tutti cosa sia la solidarietà. 10 e lode più l’applauso, entrambi meritati.

Siete riusciti a vedere quello che vi ho descritto? Se sì, provate a dirmi che non ci avete riconosciuto Rimini, la vera Rimini, quella conviviale, quella dove si accolgono i pensieri spezzando insieme la piada, perché con la piada ci si può mangiare anche il Cuscus.

cucinaSecondo l’opinione di uno straniero, quale sono, è questo che bisognerebbe difendere di Rimini. Da cosa? Beh … se non ve ne siete accorti stanno cercando di trasformare piada e sardoncini in un brand, qualcosa da vendere. La cultura di un luogo può essere condivisa, fatta vivere, ma non venduta con un’operazione di Marketing. La pena è l’effimero. La conseguenza quella che si vede alle Molo Imbecill Parade, ossia gente che ha sì mangiato piada e sardoncini, ma poi la mattina dopo la devi raccogliere da terra perché non ha trovato niente di meglio da fare che abbruttirsi di alcol. Io passo, grazie.

Lasciar annichilire una città come Rimini nell’indifferenza e nella paura di lasciarsi contaminare è un crimine che si paga con il degrado. Esempio ne è proprio la cronaca delle recenti occupazioni di cui si nega la necessità invocando, come leghisti di vecchia data, il pedissequo rispetto della legge. E’ come se questi improvvisati Svizzero Romagnoli potessero scagliare la prima pietra, sicuri di non aver mai commesso il peccato di aggirare nessuna norma speculando, evadendo e favorendo il nepotismo. Non prendersi per il culo è il primo passo verso grandi scoperte. Sinceramente, in questo ultimo mese di passione non sono proprio riuscito a capire quale sia la soluzione suggerita da costoro … a meno che la divina provvidenza sia diventata il Direttore Generale del Welfare Riminese. Attualmente è accettabile, o comunque sopportabile, che delle persone vivano l’abbandono di Rimini, ma senza farsi vedere, in caso contrario devono semplicemente dileguarsi portando i loro problemi altrove. E’ Rimini questa? E’ la città dei Tre Martiri?

P.S.

Nel Convivio del Sardoncino, tra poesie che parlavano di marinai e “The ghost of Tom Joad” è  successo un miracolo che va ricordato. Persone che fino a ieri dovevano nascondersi per la colpa di non avere un tetto, hanno incontrato il coraggio dei veri riminesi e… hanno cantato per loro. L’invisibilità può essere sconfitta, basta  smetterla di aver paura.

P.P.S.

E’ caldamente raccomandato leggere il tema di Giulia E., ispira e dà la speranza di generazioni più in gamba di quanto non sia stata la nostra. lo linko qui: Solidarietà.

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@DadoCardone

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Domino di Poltrone

III-internazionale-by-AngeloIl PRC (qualsiasi cosa esso sia) lascia la Giunta e la maggioranza, ne da triste annuncio… l’opposizione. Sara e Savio, mestamente preparano i bagagli e vi ripongono una falce ed un martello, praticamente nuovi, mai usati.
L’analisi di questa decisione si può ottenere da molti punti di vista. Per i protagonisti si tratta di coerenza. Per il Sindaco di Rimini al contrario sono decisioni che rispecchiano linee nazionali e non il disaccordo con la sua azione che, come tutti sanno, è limpida come acqua di fonte. A noi di Citizen invece sembra un po’ la storia di Aron Ralston l’alpinista che rimase 5 giorni con un braccio schiacciato sotto un masso e, per sopravvivere, se lo amputò da solo.
Romantico pensare che la politica attuale si basi sulle idee e la semplice incoerenza possa far cadere una posizione. Se così fosse ci vorrebbe un vigile solo per regolare il traffico da una sponda all’altra del Consiglio Comunale. La realtà è che la politica si basa sulle poltrone e le poltrone sul consenso, per una sorta di proprietà transitiva perdendo consenso si perdono anche le poltrone.
La pavida azione dei rappresentanti PRC nelle istituzioni riminesi ha avuto come conseguenza la caduta verticale di qualsiasi tipo di consenso. Le velleità ambientali dell’assessorato Visintin si sono infrante sui pacchetti chiavi in mano Hera e i tavoli di tortura ai teleriscaldati, dopo quattro anni, hanno resto antipatico il verbo ponderare, il resto è banale mantenimento dell’operatività. Galvani invece, oratore da epistassi, è famoso per aver combattuto gli F35, che il Comune di Rimini non aveva ordinato, e per la sua fissazione compulsiva contro Pizzarotti. Entrambi nei temi principali della loro (supposta) azione politica, tipo la ripubblicizzazione dell’acqua, sono svenuti con la mano alzata.
Si dirà (si è detto) che i fatti di Casa Madiba hanno reso impossibile la già difficile convivenza con il Partito Democratico, il cui parlamentare di riferimento ci manca poco che inciti al manganello. La realtà però, almeno secondo il nostro punto di vista, è che i fatti in oggetto hanno solo velocizzato una decisione che comunque andava presa per la questione consensi & poltrone. Dagli accadimenti di queste ultime settimane è risultato molto chiaro quanto poco il PRC poteva fare per quello che, nei loro pensieri, era il bacino di consensi di riferimento. Un paio di dichiarazioni sulle occupazioni e nessuna azione, incisiva o meno che fosse, tanto è vero che per i quotidiani locali è risultata più papabile l’accorata difesa della pasionaria Prof. Mara Marani (non a torto).
La conseguenza sarà ovviamente una tornata elettorale, per altro molto vicina, nel più totale anonimato e la perdita di qualsiasi tipo di influenza. Tanto vale simulare l’atto eroico e immolarsi sul primo altare disponibile per recuperare coerenza. Via la poltrona di Giunta a Visintin (PRC), via la poltrona nel CDA della Fiera a Paolo Pantaleoni (segretario PRC), nessuna ricandidatura per Cesare Mangianti (PRC) alla Presidenza dell’ACER (Azienda Casa Emilia Romagna Provincia Di Rimini). Galvani non ha nulla a cui rinunciare, va solo a far parte dell’opposizione a cui tanto si è opposto tra NCD, FI, Fratelli D’Italia e gli odiati Grillini (che brutta fine).
Funzionerà l’operazione “amputazione”? Aron Ralston dopo 127 ore capì che il braccio ormai era perso e se lo staccò a colpi di coltello, tornò a casa ed oggi, grazie ad una protesi, può ancora scalare. Rifondazione Comunista ha capito che dirsi ispirati da Carl Marx dopo quattro anni convintamente al fianco dell’Aperisindaco fa parecchio ridere, da tagliarsi c’erano solo le p…oltrone. Forse un giorno torneranno a sedersi (magari quando passa il bruciore).

P.S.

Non a tutti è sfuggito lo sfogo del Primo Cittadino, durante un litigio a telecamere puntate, nel quale afferma che “qualcuno” della Sinistra chiude gli occhi rispetto a false dichiarazioni dei redditi di inquilini ERP per mantenere le poltrone degli enti che gestiscono le assegnazioni. Non è che serve la palla di cristallo della zingara per interpretare l’accusa, visto che l’Ente in oggetto è solo uno. Pare che a Rimini ci siano verifiche meno dovute di altre.

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@DadoCardone

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Dell’abitare e dell’evolversi.

IMG_9081Dato che Citizen Rimini e Salvarimini, dell’ottimo Lugaresi (più squadra di cecchini) , paiono essere l’ultimo baluardo a difesa della pluralità d’informazione, quando non addirittura l’unica differenza tra una fotocopia e una notizia, tiriamoci su le maniche e facciamo un po’ di chiarezza sull’incontro tra il Vicesindaco e gli attivisti di Casa Madiba Network.
Leggendo gli organi d’informazione, online e non, sembra che Madre Teresa Lisi abbia aperto le braccia accogliendo a se i discoli Madibers, perdonandoli, ma non potendo fare a meno di ricordare loro che ci saranno delle conseguenze. Questo almeno è quello che è venuto fuori dalla conferenza stampa che Gloria (nell’Alto del Comune) ha pensato di fare senza quelli con i quali aveva appena trattato. Sarebbe stata buona norma, stabilito l’inizio di un percorso, comunicarlo insieme, ma forse (e dico forse) i ragazzacci avrebbero avuto qualcosa da ridire sulle dichiarazioni fatte.
Quando il copione è scritto da altri non ci si può permettere variazioni sul tema. E’ stato molto evidente durante il Consiglio Comunale quando, in risposta a Fabio Pazzaglia, Lisi ha letto in modo stentoreo una risposta, che poi è la stessa che sentiamo ripetere da tutto il PD in questi giorni … compreso il Deputato “piuttost che nient” Arlotti.
Cosa dice la risposta Standard?
1. Le risorse sono vincolate dal Patto di Stabilità. Stranamente però il preventivo di ristrutturazione del Villino Pazzaglia Ricci deve essere per forza quello da 700 mila euro del Comune, piuttosto esoso se confrontato col costo zero del volontariato proposto.
2. L’occupazione è illegale denunciarla è un atto dovuto e lo sgombero è inarrestabile. Nulla di più inesatto. Un solo esempio; nella Roma del Piddino Marino ci sono 27 campi d’accoglienza: 7 centri per immigrati, 7 Campi regolari e 13 campi abusivi. In alcune zone, come Tor Sapienza, sono presenti tutte e tre le tipologie di campo e in generale sono formalmente tollerati 8 mila nomadi. Nessun atto dovuto? Certo che sì, ma l’esecuzione passa sempre da un magistrato o dal Comune stesso e, in qualche caso, per gli equilibri di una comunità si possono anche considerare altre strade.
3. Per ottenere l’affidamento di strutture pubbliche serve partecipare un bando. Eventualità sostenuta fino a giovedì, ma caduta venerdì. Il Comune (qualsiasi comune) può infatti tramite un’Istruttoria affidare a soggetti terzi, con finalità di lucro o meno, servizi alla persona o alla comunità per ragioni tecniche, economiche o di opportunità sociale (che pare proprio il nostro caso). L’affidamento tramite procedura ristretta o negoziale è regolata da un decreto legge del 2006… non è che se lo è inventato la Lisi ieri.
Troppi elementi imprescindibili, che in realtà non lo sono, fanno capire che l’Amministrazione non aveva proprio intenzione di aprire questo dialogo. Poi però è successo che l’identità di persone votate alla solidarietà risulta un po’ difficile da schiacciare soprattutto quando si fonde, si contamina e cresce proprio grazie a chi viene aiutato. Cultura.
Hanno voluto conoscere quest’identità da vicino i deputati Paglia e Sarti, quando sono andati a stringere mani e a farsi contaminare da storie di disagio e dignità. Treno perso da Arlotti che, senza controllare, ha preferito affidarsi al copione di partito come nella maggior parte delle occasioni, molte migliaia di euro al mese di paga non valgono  manco lo sforzo di far finta di capire. Lui trova “disdicevole l’occupazione di case”, come se quelli di Casa Madiba Network andassero in giro ad occupare le case della gente e non ruderi abbandonati da decenni, ma evidentemente non trova disdicevole che una ventina di persone non sappia dove andare a dormire nelle notti di questo piovoso maggio. Bontà sua.
Lasciatemi aprire una breve parentesi. “Mi hanno occupato casa” è il furbo slogan lanciato dal Signor Sivieri e subito tutti i benpensanti si sono lanciati in anatemi contro chi, giustificato dal solo bisogno, ti vuol rubare l’abitazione. La realtà è molto diversa. L’occupazione, perlomeno quella praticata dai Madibers, non è uno scopo, ma semplicemente il mezzo per sopperire alla lancinante mancanza della Comunità. Attualmente tutti i luoghi abbandonati di Rimini sono già abitazione per umanità che preferisce non farsi vedere e di cui si preferisce non sapere. Lo era Casa Madiba, lo erano Villa Flo e Villino Ricci Pazzaglia, le occupazioni non hanno violato nessun principio, se non quello del giocare a nascondino con le contingenze della realtà. In un certo senso quei luoghi sono stati riqualificati dalle occupazioni e distrutti dagli sgomberi.
Ora l’attenzione è sull’ultima delle occupazioni. Molti hanno capito che intervenendo col manganello, anche in quest’ occasione, si aprirebbe una brutta stagione per Rimini. Mi domando invece quanti di quelli che scrivono i copioni del partito riescano a comprendere che chi ha più da perdere è proprio il PD. L’apertura dei Madibers è avvertita come solida anche dai più appecorati commentatori, una silenziosa partecipazione al Consiglio Comunale l’ha resa tale. La scelta non è tra i Black bloc e la Giustizia, ma tra gente che cerca un dialogo e la decisione di un’Amministrazione che, comunque, non può sopperire con i mezzi canonici all’Emergenza Abitativa. Neanche se, nei maldestri comunicati stampa, si intesta 10 anni di edilizia popolare … Casa Madiba cosa doveva fare allora? Intestarsi il ’68? E spendeteli due soldi per un professionista.
P.S.
Antonella, giovane senzatetto, cerca di sensibilizzare il vicinato con dei volantini. Una persona, incontrandola la redarguisce.
Quello che fate è sbagliato!
Perché è sbagliato, spiegami …” – chiede Antonella per capire.
Che cosa diresti tu se io rimanessi senza casa e volessi vivere nella tua?
Beh… direi: Vieni.”
E’ così difficile capire che un indigente non vuole la tua casa, ma la tua solidarietà?
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@DadoCardone

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Il Re è nudo.

IMG_9044Una cosa è certa. Da quando Rimini è stata scossa dal fervore rivoluzionario dei ragazzi di Casa Madiba Network non è più la stessa città. Il muro dell’indifferenza, ora, ha un bel buco nel mezzo e da lì si può scorgere un bel po’ di gente in mutande, ma anche tanta solidarietà, perlomeno di pensiero, da persone che non ti aspetteresti.

In mutande, neanche a dirlo, è la politica. A proposito di questo mi viene in mente una fiaba dei Fratelli Andersen: “I Vestiti nuovi dell’Imperatore”. La storia racconta di un Re vanitoso a cui due imbroglioni vendono un vestito di un filato così pregiato da risultare invisibile agli stolti e agli indegni. Ovviamente non c’è nessun tessuto, ma, per paura di essere giudicati male nessuno dei cortigiani lo dice apertamente. Il Re stesso, che naturalmente non riesce a vedere un vestito che non esiste, fa finta di indossarlo per non essere  giudicato indegno e, nudo come mamma lo ha fatto, si va a fare una bella sfilata per la città. Nessun abitante, ognuno con le sue inconfessabili indegnità, rivela la nudità del sovrano finchè un bimbo, spinto dalla sua innocenza, urla : Il Re è nudo!

A Rimini è successo lo stesso, ma il Re continua a sfilare imperterrito e i suoi cortigiani continuano a fingere che sia vestito. Chi ha urlato la verità è casa Madiba, sulla cui innocenza si può anche discutere, ma la cosa certa è che l’Amministrazione manifesta un distacco dalla realtà patologico e anche parecchio preoccupante. La verità urlata è che a Rimini l’Emergenza Abitativa produce morti, la reazione della politica è tutto un programma. Diamo un po’ di voti alla maniera di Citizen:

Andrea Gnassi: A lui dei problemi reali non è mai interessato e la gente in difficoltà gli fa pure un po’ schifo, lo dimostra la lunga casistica di Teleriscaldati, Ambulanti, V Peep, Rimini UpTown, TRC e chi più ne ha più ne metta. Gli importa però (parecchio) quando viene contestato pubblicamente, ne va della sua immagine che attualmente è tenuta a galla da due feste e quattro rotonde. Il danno di immagine lo fa andare fuori di testa e reagisce sempre in maniera scomposta. In questa occasione ha accusato “qualcuno” di chiudere gli occhi su false dichiarazioni dei redditi degli inquilini ERP per tenersi la poltrona degli Enti che gestiscono le case. La cosa strana è che per le occupazioni di via Dario Campana c’è l’obbligo per legge dell’Esposto in Procura, ma per questo, che pare profilarsi come un abuso d’ufficio, no. Il giorno dopo si è calmato, ha ragionato ed ha pensato bene di fare propaganda usando i bambini. All’inaugurazione della palestra di Villaggio Primo Maggio sfrutta al massimo la visibilità del momento e dichiara: “Gli Attivisti del Paz imparino a prendere esempio dai bambini delle nostre scuole”. Il resto del delirante discorso su alberi che cadono e cose che crescono ve lo risparmio, l’intento è già abbastanza chiaro così. Voto 4: mento alto contro la folla e propaganda con i bambini … chi è che faceva così?

Gloria Lisi: Non è un mistero chi rappresenta e, di conseguenza, quanto le possa dare fastidio che qualcuno possa mettere le mani nel “giro” dell’assistenza ai bisognosi, senza essere inquadrato in qualcosa che lei può controllare. Non ci prendiamo in giro Caritas, Giovanni XIII (& company) detengono il monopolio delle opere di carità riconosciute e le loro spese sono coperte di conseguenza. Lo possono testimoniare associazioni come Papillon, che si occupa dei carcerati, costrette ad arrancare dietro chi detiene l’investitura ufficiale. Questo sistema, per quante possano essere meritorie le azioni, crea certi interessi che non possono essere rotti, se non altro per mantenere operative le strutture. Gente che opera praticamente a titolo gratuito, utilizzando ciò che è già in disponibilità della Comunità, ma abbandonato, è inaccettabile. Lisi è portatrice di quell’interesse che, contestualmente, è anche un serbatoio di voti per questo PD in fin d vita.  Dai qui le dichiarazioni sulla regolarità che va mantenuta e ottenuta con i bandi, tra queste la mia preferita, la puttanata da oscar: “Sono preoccupata per l’incolumità delle persone che stanno li dentro. Quella casa (Villino Ricci n.d.r.) non è sicura.”. Eh già Madre Teresa, perché invece dormire in mezzo alla strada è sicuro. Voto 4: Quando ti fai il segno della croce citi uno che non chiedeva un bando per moltiplicare i pani.

Sara Visintin e Savio Galvani: li metto insieme perché anche in due fanno fatica a farne uno. Anche loro sono sui giornali in questi giorni. Sui quotidiani rompono con Gnassi, ma in commissione votano la con la maggioranza e non è l’unico aspetto dissonante tra le dichiarazioni e i fatti. Sui giornali Visintin è con Casa Madiba, ma poi non partecipa al corteo, né si fa vedere alla manifestazione, per la precisione non a  quella. Sul giornale del giorno successivo è fotografata assieme a 16 persone ad una manifestazione di protesta gay contro Forza Nuova… se andava al Fuera ne trovava di più. Non mi fraintendete io non ho assolutamente nulla contro gli omosessuali, anzi secondo me le due proteste erano da unire e invece  qualcuno (io) l’ha vista, a occupazione terminata, all’uscita di via Ceccarelli , nel parcheggio, che sbirciava da lontano. Di Galvani non ne parliamo, si è visto, ma ha pensato bene di rimanere impalpabile all’ombra della carrozzina di Pazzaglia. Voto 2: Se i rivoluzionari fossero stati come questi saremmo sotto il dominio dell’Austria.

Mattia Morolli: menzione speciale per il capogruppo del PD Consiliare. Non c’è mai stato, non sa nemmeno di cosa si parla, ma trova lo spunto per fare una dichiarazione che potrebbe essere di Pizzolante. Sintetizzando: sono irregolari e fanno campagna elettorale. Il giorno in cui il PD morirà (perché presto o tardi lo farà) questo ragazzetto verrà seppellito col defunto come facevano i Vichinghi con il loro schiavi, tanto è dedicato alla causa. La cieca dedizione gli deriva certo dalla speranza di essere un prossimo sindaco PD, ma finora è citato solo da uno dei fratelli Sivieri e in un modo che se fossi in lui chiederei di non ripetere. Voto: non classificato. Se questo è il capogruppo figurati il resto.

Come si vede dunque l’Amministrazione, perlomeno quella che si è sentita in dovere di esprimersi, si sta facendo una bella passeggiata con le pudenda di fuori e nessuno dei cortigiani dice loro niente, probabilmente per lo stesso meccanismo della fiaba sopracitata. E la gente?

Mi è capitato spesso in questi giorni, mentre con il mio socio Cruma preparavo il servizio per il TG sui fatti di queste settimane, di essere fermato da persone che volevano esprimere solidarietà. Mi  è successo in via Dario Campana, ma anche ad un incrocio di via Ceccarelli. Signore “perbene”, come qualcuno le definirebbe, magari a spasso con il nipotino. La sintesi che mi permetto di fare del loro pensiero è questa:

Certo non è giusto occupare proprietà private, ma quando c’è un’emergenza di questo tipo qualcosa bisogna pur fare. E poi per una questione di decoro bisognerebbe imporre che i luoghi vengano tenuti bene, non come questi ruderi di cui Rimini è piena che, a quanto pare, hanno pure un proprietario.

Ovvio che il numero delle persone con cui ho parlato non è sufficiente per rappresentare una valenza statistica, ma ho notato che chiunque sia minimamente informato sui fatti inevitabilmente si allinea a questo tipo di ragionamento. Gli altri, gli eroi da tastiera, si accodano su Facebook al pensiero comune. Non bisogna però biasimarli perché si tratta un meccanismo atavico, risalente a quando l’uomo era una scimmia appena scesa dall’albero che doveva stare in mezzo al gruppo, perché se rimaneva isolata veniva sbranata.

P.S.

Ieri sono passato per la nuova Casa Madiba. Ho rivisto Fatima e Antonella, due delle persone cui la Lisi non vuole dare un tetto, per la loro incolumità. Non sembravano preoccupate, anzi ostentavano sorrisi fiduciosi…. Che siano due amanti del pericolo?

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@DadoCardone

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Occupy Rimini – Scacco matto in tre mosse.

elimadibaLa necessità aguzza l’ingegno, quante volte l’avete sentito dire? Oggi però nuovi significati si sono aggiunti all’ingegno di una manovra, che molti diranno sarebbe stata da prevedere, ma che nessuno ha di fatto capito fino al suo compimento. Questa è la cronaca di come Casa Madiba si sia procurata un nuovo tetto e di come chi è abituato al confronto giornaliero riesca a surclassare forze soverchianti, se guidate dalla sola arroganza. In tre mosse.
L’origine di questa storia, leggendo il nome di Casa Madiba lo sapete già, è il doppio sfratto che ha messo per la strada gli attivisti di via Dario Campana e i quindici senzatetto che da loro avevano trovato riparo.

 

Prima mossa: la ruota del pavone. Dopo le contestazioni di piazza lo stesso giorno degli sgomberi e in Consiglio Comunale, giovedì, viene diffuso il tam tam di una Madiba Street Parade. Il nome appare come una provocazione diretta senza mezzi termini all’AperiSindaco, il quale aveva definito gli attivisti gente che fa volontariato “per sport”, arrogandosi qualsiasi diritto di soccorso, nei modi e nei termini congegnali alla sola sua Amministrazione. Sabato 24 maggio, attorno alle ore 16.00, davanti alla stazione di Rimini un centinaio di ombrelli multicolore faceva bella mostra di se sotto la pioggia battente, in attesa di seguire il risciò, locomotiva della protesta. Ancora una volta la risposta delle forze dell’ordine è parsa esagerata. Un numero imprecisato di Cellulari di Polizia e Carabinieri, l’immancabile Digos e un elicottero della Polizia che ha cercato di coprire col rumore delle sue pale, senza riuscirci, i canti di protesta delle potenti casse alla guida del corteo.
Screenshot_4Seconda mossa: faccio quello che vuoi tu. Come da precedenti esperienze di corteo Cellulari e celerini chiudono le vie d’accesso alle piazze. Ad ogni cambio di direzione gli osservatori (giornalisti, fotografi, etc) si chiedono se quello sarà il punto del contatto. Ancora si sente l’eco delle manganellate di appena un paio di giorni prima, ma il biscione di protesta si lascia condurre. Si comporta come Snake, “antico gioco Nokia” nel quale il serpente evita gli ostacoli e contemporaneamente aumenta il numero dei suoi componenti. Via Giovanni XXIII, Via dei Cavalieri, Via Ducale, un pezzettino di Corso D’Augusto verso il Ponte di Tiberio, Circonvallazione Occidentale, sempre ubbidienti, sempre in fila, sempre di più.
IMG_20150523_181730Terza mossa: la mano è più veloce dell’occhio. Quali possono essere gli obiettivi dei manifestanti? Le piazze? Gli edifici da cui sono stati sgombrati? Per ogni obbiettivo polizia in testa, in coda e nei sentieri altrimenti percorribili. Per ogni obbiettivo, certo … ma non per il vero obbiettivo. All’altezza della farmacia la testa del corteo continua ad avanzare mentre il grosso della fila devia verso Via Ceccarelli. Il tempo di reazione delle Forze dell’Ordine è sufficientemente lento da permettere a tutto il corteo di infilarsi nella nuova direzione. I Cellulari, richiamati, entrano nella via successiva facendo fischiare gli pneumatici per arrivare più velocemente possibile alla fine di Via Ceccarelli e impedire al corteo di proseguire. Da lì non uscirà più nessuno. Scacco matto.

Tip and Tricks (trucchi e suggerimenti). Al numero 14 di Via Giulio Mario Ceccarelli abitava una pia donna che lasciò la sua proprietà e la sua collezione di Famiglia Cristiana al Comune, per farne un uso socialmente utile. La villetta di due piani, con ampio giardino sul retro, è attualmente in uno stato d’abbandono tale che potrebbe essere usata per il set di un film Horror. I ragazzi di Casa Madiba Network, mentre alla fine della strada erano attesi da Pirro e le sue truppe (questa è un po’ difficile, me ne rendo conto), hanno introdotto clandestinamente le prime scope mai viste da quelle mura in almeno dieci anni. Il resto del lavoro è toccato a Fabio Pazzaglia che ha passato un paio d’ore nel cercare di conferire telefonicamente con il Vice Sceriffo Lisi e con l’Assessore alla Pubblica Incertezza Jamil Sadegholvaad. Ovviamente nessuno dei due si è visto perché, come giustamente ha fatto notare il Primo Cittadino in Consiglio Comunale, “la Giunta è una squadra e ognuno risponde per le sue competenze”… sono le incompetenze che proprio non si vuole intestare nessuno. Comunque sia, con l’apporto degli assessori o meno, alla fine gli agenti in tenuta antisommossa e l’elicottero si sono stufati di presidiare i tombini, perché solo quelli erano rimasti di pericolosi. Il nuovo tetto di Casa Madiba Network è stato inaugurato con un’assemblea serale, la nuova sistemazione durerà? Io consiglierei di lasciargliela perché, data l’abilità dimostrata, la prossima volta potrebbero occupare il Palas durante un convegno di Marines.
P.S.
Anche in questa azione un assente e un non pervenuto. L’assente è Sara Visintin che non si fa vedere né in Consiglio, né tra quelli che la sua estrazione dovrebbe privilegiare. Poi citare i contadini di Di Vittorio diventa una fanfaronata. Il non pervenuto è Savio Galvani, presente, ma arrivato solo dopo che Fabio l’ha tranquillizzato sulla situazione. Per fare il Comunista ci vuole il fisico.
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@DadoCardone

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Che Piovve.

fatimaFinché l’Emergenza Abitativa era un affare di carte e conti che non tornano è stato molto facile tenerla lontana dalla coscienza delle persone normoabitanti. Rimini ha abbastanza castelli fantasma da poter ospitare moltitudini senza dare nell’occhio, se non fino ad agosto quando sulla battigia si abbatte l’onda nera dei Vu Cumprà, con la sfumatura caramello bangladese. A quel punto la gente si agita, ma pochi si chiedono dove dormono quelle centinaia di persone.

Adesso però la questione è diversa. A forza di mettere la polvere sotto il tappeto alla fine ci inciampi, così come è successo. Coloro che coprono le mancanze dell’Amministrazione sono stati costretti a nuove occupazioni per esaudire le richieste d’aiuto, condizione necessaria e sufficiente per far cadere tutti gli asini dal cielo.

Penso che la totalità dei miei lettori, qualsiasi sia il loro credo politico, sebbene siano eterogenei riguardo alle soluzioni, siano d’accordo sul fatto che se a Rimini muore  gente di stenti siamo di fronte ad un grosso problema.  Nonostante questa sembri un’affermazione di senso logico nella realtà dei fatti i sei morti di quest’inverno hanno smosso le coscienze di pochi, se non altro di molti meno rispetto a coloro che si sono incazzati per la violazione di una proprietà privata …. tra cui molti saranno stati  quelli che sfiaccolavano col Sindaco per i morti dei barconi qualche settimana fa.  Capisco comunque che sia più facile dimostrarsi solidali con qualcuno che è morto a mille km da casa tua, se non altro perché il problema si è risolto da solo e nessuno dei trapassati verrà a guardare con cupidigia le nostre porte di casa.

In questo senso, nel parere di chi scrive, l’azione di Casa Madiba Network è stata dirimente e, se pure si possa non essere d’accordo sul metodo, nulla va tolto al merito. Da più di una settimana ormai i riminesi, quelli usciti vivi dalla rianimazione perlomeno, stanno parlando dell’emergenza abitativa, ognuno con la sua sensibilità, credo, grado culturale e convincimento. Ne stanno parlando tanto che anche la politica deve ora tenerne conto.

Già… la politica. Dopo l’occupazione della palazzina dell’Enel, che per una settimana era stata elevata da posto per farsi un buco a ricovero per senzatetto, la politica aveva solo due possibilità di scelta: mediare o reagire. La terza, la più comoda, fare finta di niente, gli era stata tolta. La scelta, ovvia per un’Amministrazione guidata da un Sindaco che deve le sue fortune alle rendite di famiglia, è stata allinearsi ai benpensanti e reagire.

Da dopo lo sgombero dei due immobili in via Dario Campana nessuno può più fare finta nemmeno che la questione non sia politica. Neppure Savio Galvani e Sara Visintin, che in passato con l’Acqua Pubblica hanno ingoiato dei bei rosponi, possono più far finta di essere in forza ad un’amministrazione di sinistra ed infatti oggi, sui quotidiani, si cominciano a fare gli opportuni distinguo. Anche questo è un fatto di notevole importanza. Intendiamoci … non che io creda nella risolutezza di alcuni pavidi rappresentanti della sinistra consiliare, ma questo assieme al fatto che la destra non abbia avuto in sostanza nulla da dire sulle decisioni prese, restituisce un quadro meglio delineato. E’ importante eliminare le zone grigie dal perimetro d’azione, perché sono quelle che più favoriscono la mala politica.

Ricapitolando. A Rimini l’Emergenza Abitativa fa morti per le strade, i ragazzi di Casa Madiba occupano per soddisfare la richiesta inevasa d’aiuto, il Sindaco di Rimini (con abile storno alla Procura) affronta la questione facendo chiudere vecchie e nuove occupazioni. Ora c’è più gente per strada. In mezzo potete metterci tutti i perché, i forse, i però e i se che volete, ma Rimini oggi è peggiore di ieri.

La domanda a questo punto è: visto che il problema non affonderà, scomparendo come fanno ogni tanto i barconi degli indesiderati, e dunque potrà solo crescere d’intensità, cosa intendiamo fare? Prima di fantasticare di confini armati a difesa delle proprietà private consiglierei a tutti di considerare quanto tempo libero hanno per montare Cavalli di Frisia. L’unico muro che quest’Amministrazione riesce ad alzare è quello del TRC.

P.S.

Quelli che sostengono che se i ragazzi di Casa Madiba ci tengono tanto ai senzatetto se li possono portare a casa, sappiano che l’hanno fatto.  Adesso, se volete, parliamo di coerenza.

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@DadoCardone

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Coniglio.

20150522_3168Dopo il mancato recapito del materasso nella Casa Comunale l’affare di Casa Madiba finisce in Consiglio. Presenti per l’occasione una  discreta quantità di Forze dell’Ordine, gli Attivisti sgomberati e una Giunta al gran completo con la sola eccezione dell’Assessore Sara Visintin, anello debole dell’Amministrazione che riesce a far sembrare persino Gennaro Mauro un uomo di sinistra.

Immancabili le interrogazioni sui fatti di questi giorni, come non sono mancate le reazioni scomposte del Sindaco, d’altronde ha un pubblico da accontentare. Ormai si sa l’odiens si accontenta di poco, basta che sia una scenetta semplice e soventemente ripetuta, un po’ come quelle sitcom delle quali sai esattamente  dove vanno a parare le battute, ma per abitudine ridi lo stesso. Se c’è una cosa di cui puoi essere sicuro è che Gnassi, sotto stress, offende chiunque gli capiti a tiro in maniera piuttosto infantile.

20150522_3216Questa volta è toccato me. Dopo che il Consigliere Tamburini ha letto in Aula il pezzo “Tanto Tuonò”, il Primo Cittadino non ha potuto fare a meno di chiamarmi Coniglio. Lo ammetto … non sono stato abbastanza pronto da fargli uno “specchio riflesso” o qualsiasi altra cosa si usa all’asilo, ma a mia parziale discolpa bisogna sicuramente considerare il fatto che, appunto, era dall’infanzia che non mi si affrontava in maniera tanto puerile.  A parte che anche “affrontare” è un parola grossa considerato che  l’aggettivo è stato pronunciato a mezza bocca, dallo scranno di Sindaco, in pieno Consiglio Comunale e subito ritrattato al “come?” di Tamburini.

Dunque si arricchisce il repertorio dell’ex Golden Boy. Dopo “la palla è mia”, “ho firmato a mia insaputa”, “la corte dei conti non conta”, “mamma ho perso l’aereo” e “porta rispetto che non sei a casa tua”, aggiungiamo anche “non ho detto coglione, stavo tossendo”. Una hit di successi e noi di Citizen non ce ne siamo persi nemmeno uno (che culo).

Bz51iRYoIEVuljASrSueFfNAGRkNdvfS96jiuQbMGCIAltra chicca del repertorio Gnassiano è il numero del “miracolo consiliare”. Forse non tutti sanno che le porte del Consiglio Comunale sono un varco spazio dimensionale dove la realtà spesso cambia. Lì dentro abbiamo assistito, per esempio, al “Miracolo del ponte Coletti”, che da pontaccio di ferro già deliberato si è trasformato in ponte normale. Qualcuno ricorderà anche la “prima dichiarazione di guerra al cemento” dove il veto di un semplice cambio di destinazione venne impunemente spacciato per la pietra miliare della traiettoria sindacale: da questo puntino sull’asse dell’Adriatico, voleva combattere milioni di metri cubi che nessuno aveva più i soldi per costruire…. Meno male che Acquarena e le sue palazzine Soviet hanno restituito l’immagine vera della supposto cimento al cemento.

20150522_3181Ieri, ancora una volta, i “confini della realtà” hanno fatto il loro dovere. Improvvisamente Gnassi, dopo aver sostenuto che la Corte dei Conti è un “teatrino all’italiana”, dopo essere stato per lungo tempo la ragione per cui il CDA della fallita Aeradria non cadeva, dopo aver condonato ruote panoramiche abusive…. Dopo tutto ciò (e altro ancora) si è dichiarato ligio alle regole e impotente di fronte ad atti dovuti della Procura contro di Casa Madiba Network. Ha solo tralasciato che l’evidenza dell’atto dovuto è stata procurata dai suoi uffici.

rf8o6wwxdsrsGwmwHZbjc2czfNXv2_nVBVTNJLdZcNkConcludo con due righe di cronaca. Ieri, alle interrogazioni sull’emergenza per i 15 senzatetto provocata dagli sgomberi, risposte non ne sono state date. E’ probabile che, secondo quanto dichiarato dal Vice Sceriffo Gloria Lisi, l’immobile in via Dario Campana verrà usato per la stessa funzione, ma assegnato a mezzo bando, magari uno di quelli a procedura ristretta, solo con gli invitati che piacciono all’Amministrazione. Il prode Gnassi, dopo essere stato duramente contestato da Fabio Pazzaglia  e dagli attivisti di Casa Madiba, è uscito dal Comune per continuare a discutere, tra una cornice di Celerini, più numerosi dei cristiani.Comunque ha trovato solo persone con ancora la voglia di ragionare a dispetto delle sue supercazzole. La tattica del “martire sputazzato” alla Salvini non ha potuto avere luogo.

P.S.

Esistono cinque categorie di bugie; la bugia semplice, le previsioni del tempo, la statistica, la bugia diplomatica, e il comunicato ufficiale.” [George Bernard Shaw]

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Su Rimini Reboot [di Fausto Battistel]

“Guardare ciò che è davanti ai nostri occhi richiede sempre uno sforzo enorme”.

Immagine1 L’esperienza della mostra e della conferenza Rimini Reboot – Riprogetta Rimini è un lavoro di gruppo, ciascuno con le sue competenze e le sue capacità ha contribuito alla realizzazione. Vorrei raccontare meglio obbiettivi e finalità del progetto, ringraziare i rappresentanti dell’amministrazione e degli ordini che hanno partecipato, gli organi d’informazione che ne hanno riportato la notizia e a tutti coloro che sono intervenuti, chi ha espresso il proprio consenso alla proposta così come chi non lo ha fatto.

Questo lavoro ha di base due finalità, la prima è  quella di fornire un esempio per illustrare una buona pratica di redazione di una prima proposta progettuale per un’area della città, uno strumento di dialogo per vedere sin dall’inizio il possibile risultato e poter creare il consenso per la sua realizzazione, definirne gli elementi qualitativi e quantitativi.

La seconda è quella di dare una risposta con il dialetto del luogo per esaltare il “genius loci”, una risposta con il carattere del luogo per favorire il senso di appartenenza della comunità.

Per tutti coloro che hanno avuto la fortuna o la sfortuna di assistere alle mie conferenze sull’argomento, ma io preferisco chiamarli racconti, nei quali si illustravano attraverso esempi e comparazioni, le valutazioni che ciascuno di noi, se osserva la realtà con attenzione e le chiavi di lettura giuste, può fare per deteminare personalmente in modo oggettivo la qualità di un progetto e di conseguenza la fattibilità della sua realizzazione.

La mostra e la conferenza hanno illustrato un percorso di analisi delle preesistenze e le soluzioni proposte per dare al territorio urbano già compromesso e quindi cementificato, un aspetto e una fruibilità piacevole e un carattere riminese.

Questo progetto svolto da partecipanti al Master di Urban Design, è stato una simulazione per gli studenti, di un vero e proprio lavoro con tanto di committente e caso reale, da sviluppare come se dovesse essere realizzato e quindi senza tanti esercizi artistici e di fantasia, il caso è stato affrontato con la filosofia ed i criteri che vado ad illustrare.

L’area scelta tra il sottopasso del grattacielo, Parco Cervi e l’isolato urbano delle ferrovie situato in Via Tripoli rappresenta già un territorio urbanizzato, prevalentemente monofunzionale e privo di qualità urbana.

La riqualificazione prevede:

Edifici pubblici per la comunità con volumi commerciali per creare una rete economica a favore di un sostegno per gli abitanti e gli operatori, edifici pubblici ad uso civico, uffici comunali decentrati, cinema /teatro, impianti sportivi e altri edifici di servizio (poste, etc…).

11219501_815588661857257_4950201486293085253_oEdifici residenziali e ad uffici, con altezza massima 3/4 piani, per tutte le classi sociali e con differenti finiture, ma sempre dignitosi e ben rifiniti, in classe energetica performante e con sistemi antisismici idonei. Realizzati con forma e foggia tradizionale, con materiali della tradizione ed elementi della consuetudine locale, per favorire un senso di appartenenza, per tramandare le conoscenze costruttive alle nuove generazioni, favorendo l’apprendistato (sul modello delle botteghe) e trasmettere le conoscenze dell’artigianato, edile, di carpenteria, di falegnameria, dei fabbri, dei tinteggiatori etc… consentendo durante la realizzazione dell’intervento un apprendistato, per tramandare le conoscenze dell’artigianato edile, formare i giovani e creare del lavoro.

Strade e piazze dotate di negozi e laboratori con edifici proporzionati nelle loro altezze alla larghezza delle strade e/o delle piazze per favorire la camminata urbana e renderla piacevole e meno faticosa data la piacevolezza dell’incedere in percorsi mutevoli e dotati di servizi per la vita di tutti i giorni.

Il quartiere sarà interamente pedonale percorribile a piedi in 10 min e dotato di 3300 posti auto interrati (che possono essere raddoppiati o triplicati se si riterrà opportuno fare più livelli interrati), di cui 1250 privati. Le strade interne al “district” (così termine un po’ modaiolo) saranno carrabili ma solo per il traffico locale di scarico e carico dei residenti.

Gli isolati urbani costituenti questo nuovo aggregato saranno dotati di verde e fruibili dal pubblico durante il giorno e chiusi di sera e di notte. E soddisferanno la “sete” di natura insita in ogni essere umano, consentiranno a bambini ed anziani di godere in luoghi protetti, il verde, le attività di gioco, socialità e riposo.

Data la compattezza e la densità di abitanti presenti e tutti gli usi della vita quotidiana la sicurezza sarà esercitata dal controllo sociale spontaneo. Le dimensioni ridotte della città consentiranno una gestione economica degli spazi del verde e degli impianti.

L’evento della mostra e della presentazione con dibattito in cui tutti i cittadini hanno avuto occasione di porre delle domande, fare delle osservazioni ed esprimere il loro parere è stato un primo passo verso un percorso di partecipazione per definire la loro città. Nessuno dei presenti, né relatori né organizzatori né sostenitori ha mai pensato alla proposta redatta come ad un progetto perfetto e migliore di altri, ma certamente ha motivato e argomentato con consapevolezza e professionalità le scelte adottate.

Il dettaglio di scala dall’urbano al particolare è stato utile per illustrare le possibilità del risultato finale e una stima dei costi di costruzione al metro cubo comparati con un’ipotesi di possibile realizzo di vendita delle unità immobiliari e dei parcheggi da mettere sul mercato per i privati, ha consentito di redigere un bilancio economico serio con  previsioni assolutamente positive.

Il documento di pianificazione generale del territorio redatto andrà migliorato e condiviso e gli autori potrebbero essere i garanti per la realizzazione del progetto e progettare alcuni edifici, mentre tutte le altre progettazioni di dettaglio andrebbero suddivise tra i professionisti della zona, così come le realizzazioni tra le PMI locali e gli artigiani locali per sviluppare una competizione sana nell’ottenere il miglior risultato. Anche l’indotto del commercio edile e delle immobiliari dovrebbe avere lo stesso trattamento.

perarticolcrIn Europa sono già diversi gli interventi realizzati con questa metodologia e con il criterio di favorire lo sviluppo e l’incremento di un dialetto regionale come affermazione del “genius loci” della storia e della cultura delle popolazioni che vi abitano, per favorire l’integrazione e la conoscenza della cultura del luogo ed affermare l’unicità data dal clima, dai materiali, dalla storia e dalle capacità di formare una solida comunità, che nel prossimo futuro se capace di sviluppare solidalmente una società soddisfatta dalla qualità della propria vita ed orgogliosa della sua cultura potrà accogliere, arrichirsi ed arricchire i cittadini di continenti, religioni e culture diverse senza perdere la propria identità e creare una crescita ed un’armonia mai raggiunte nella storia del passato.

Un’architettura gentile, rispettosa dell’uomo percepibile dai suoi sensi con naturalezza potrà formare o rigenerare aree urbane attualmente degradate e restituire prima ai cittadini e poi ai luoghi un’identità ed una memoria storica che potrà restituire dignità e fierezza ad entrambi.

Il criterio utilizzato della città compatta è semplice se in un ettaro vivono 1000 abitanti anziché 500 il costo di gestione degli spazi (strade, illuminazione, pulizia, verde, impianti etc…) sarà ridotto e nella migliore delle ipotesi dimezzato.

Questa proposta dal basso rispettosa della comunità tanto da consentirne la permanenza, sia durante sia dopo le opere, è una risposta all’arroganza ed al gigantismo di opere di cui la società intera invece di usufruirne ne subisce le conseguenze, a causa di una celebrazione, fine a se stessa, che invece di favorire le politiche urbane le sfrutta  al solo scopo di specularci per realizzarne guadagno economico, insensibili ai danni sociali ed ambientali provocati con le loro scellerate azioni e con un esercizio del potere degno dei regimi autoritari peggiori.  Quando invece una progettazione urbana capace di creare un’economia equa, una socialità vivibile e una realizzazione sostenibile sarà in grado di fornire reddito e quindi profitti all’intera comunità per un tempo lungo. Attraverso una speculazione equilibrata i profitti saranno maggiori.

Questa proposta in maniera estremamente chiara indica soluzioni che molti cittadini di Rimini pensano da anni ma che nessuno osa fare. Sono semplici e restituiscono alla città spazi ed opere appartenenti a tutti :

Un’area per il mercato bisettimanale dedicata e degna della sua tradizione (con altri usi giornalieri); Lo scavo archeologico completo dell’anfiteatro attualmente mortificato e solo recentemente oggetto di attenzione con una ringhiera in legno che almeno pazialmente ha restituito al luogo un po’ di dignità; E una nuova sede all’asilo svizzero nel vuoto urbano di Piazza Gramsci. Questi argomenti non dovrebbero essere dei tabù ma far parte della normale dialettica tra cittadini ed amministrazione, quest’ultima con l’onere di amministrare appunto e non coercere.

Fausto Battistel Architetto

p.s.      Restate collegati a breve vi sarà un’altra presentazione della proposta con l’allestimento di una mostra, per consentire a chi non ha potuto partecipare di prenderne visione e se lo riterrà opportuno esprimere il suo consenso al suo proseguimento.

N.B.     Per la cronaca era possibile votare SI o NO per continuare lo sviluppo della proposta,

su 176 votanti pari a 401 gr. di fagioli

i SI sono stati 160 pari a 365gr.

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Teleriscaldamento: chi ha mangiato la marmellata?

A Rimini il Teleriscaldamento è un tema difficile, uno di quelli per cui esprimere un’opinione diventa persino imprudente, quindi meglio limitarsi a riportare le dichiarazioni. Esistono però delle evidenze, che nessuno riesce a negare, salvo poi attribuirne la responsabilità ad altri.

Un’evidenza, la più grossa, la più imbarazzante, è che facendo i conti mancano due milioni di euro nel computo dei lavori per il Teleriscaldamento. Un’altra cosa fuor di dubbio è che la stessa cifra è stata caricata nella tariffa dei Teleriscaldati. In una recente commissione il fatto è stato dichiarato più volte e nessuno, rappresentante di SGR compreso, l’ha negato.

Ora, sempre secondo le dichiarazioni, questi soldi devono essere restituiti e, a rigor di logica, se qualcuno li deve restituire vuol dire che non li doveva neppure prendere. Attenzione perché è in questo punto che si configura la situazione pericolosa: stabilire chi è il soggetto che non li doveva prendere fa la differenza anche nella lettura legale.

Possibile che SGR si scaldi tanto semplicemente per un indebito aumento della tariffa? Voglio dire, la tariffa è sotto il suo controllo e limando (o aumentando) di un misero centesimo a KW, spalmando la diminuzione (o l’aumento) nel tempo, la situazione sarebbe facilmente risolta. Farebbe più gioco il silenzio, che i titoli a tutta pagina.

Il problema sarebbe se questi benedetti due milioni fossero proprio quelli dell’onere urbanistico. Qualora fosse dimostrato che i soldi sono spariti o sono stati usati per altro, che non sia la suddetta destinazione, non si configurerebbe un reato di Peculato? Essendo io ignorante in materia, chiedo.

Ecco che a questo punto i nervi si tendono. L’Amministrazione dichiara che questi soldi devono essere restituiti, SGR dice che li deve avere dal consorzio il Maestrale, che non li ha e allora il Comune dovrebbe escutere la fidejussione depositata in assegnazione d’appalto. Bene. Forse il prossimo documento che vi propongo potrebbe fare un po’ di luce sulla questione.

E’ l’estratto di una lettera di SGR, non firmata da nessun dirigente, datata 23 ottobre 2007, che mi risulta essere stata ricevuta da tutti i proprietari di immobile teleriscaldato a Viserba:

Per quanto riguarda l’impianto di Teleriscaldamento, ivi inclusa la centrale, il Consorzio, dopo aver espletato una gara a trattativa privata con alcune delle maggiori aziende nazionali specializzate nel settore, ha scelto la proposta tecnica e l’offerta economica di SGR ( Gruppo Società Gas Rimini S.p.A.) stipulando con la stessa un contratto che sinteticamente prevede quanto segue: SGR si è impegnata a pre-finanziare la costruzione dell’impianto a fronte di un contributo di soli Euro 1.250.000 da parte del Consorzio, contro un costo effettivo di circa Euro 3.2050.000 (valore approssimativo in quanto i lavori non sono ancora finiti) dell’impianto stesso. I rimanenti 2.000.000 di Euro saranno recuperati da parte di SGR con 30 anni di gestione applicando le medesime tariffe adottate da quasi 20 anni, nella città di Rimini, ad oltre 500 appartamenti presenti nel IV Peep Marecchiese

Due milioni di Euro? Saranno mica quelli per cui tutti si stanno accapigliando? Se quest’accordo fosse in effetti andato a buon fine, così come comunicato da questa lettera, che tutti sembrano aver dimenticato, ci sarebbero un paio di problemini: il primo è sicuramente che Il Maestrale non poteva fare creste sugli oneri urbanistici sfruttando gare private d’appalto. Il secondo è che se SGR, come da sua lettera, ha sottoscritto questo tipo di accordo … che soldi rivuole adesso? Saranno mica 4 i milioni di Euro che non tornano nei conti?

Pare ovvio, qual’ora le ipotesi si dimostrassero vere, che se Il Maestrale non poteva fare questo tipo di accordi SGR non poteva esserne la controparte, dunque perde anche il diritto a recuperare i soldi con “30 anni di gestione”. Il Comune, responsabile delle opere pubbliche, non è certo in una posizione migliore e li deve richiedere.

Ognuno di voi, cari lettori, può farsi un’idea propria di dove sono finiti quei due milioni, ma non traete giudizi senza prove, mi raccomando. Per quello che riguarda me mi piacerebbe che qualcuno fuori dai giochi, prendesse in mano le carte e ci levasse da questa confusione. Non sarebbe male se a farlo fosse l’Autorità Nazionale Anti Corruzione del Dottor Cantone visto che ha già dimostrato la sua attenzione da queste parti con l’appalto del Leon Battista Alberti.

P.S.

Confusione è una parola che abbiamo inventato per un ordine che non si comprende” [Henry Miller]

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Bonaccini e la sua orchestra.

8490786245_b1b4f24320_oIeri sera, con il grado d’inviato Citizen, ho assistito al concerto per trombone organizzato dal PD, titolo:  la Sanità delle valli. In quel di NovaFeltria, presso il Teatro Sociale, è stato organizzato un bell’incontro senza contraddittorio per il Presidente della Regione Stefano Bonaccini.

La scaletta della serata è stata la seguente. Ringraziamenti, tanti, troppi. Parola ai vari Comitati che agiscono per tenere aperti gli ospedali, politici locali, Raffaella Sensoli per grazia ricevuta e dopo il quartetto Tonini, Gnassi, Venturi, Bonaccini se l’e’ suonata e se l’è cantata con tutto l’agio possibile. Il Pubblico, al 98% demokrat, ha gradito. Strano.

Come hanno suonato? Sembrava una composizione di Nino Rota, tanto erano bravi gli interpreti. Vi dico subito che la qualità degli artisti era tale che Andrea Gnassi è apparso persino dimesso, tanto che ha rinunciato a sogni, segni e puntini adriatici. Ora però nello stile Citizen daremo un po’ di voti.

Marcello Tonini. Il primo assolo è stato il suo. Ha risposto ad accuse che nessuno gli aveva fatto e si è pure incazzato. Il nuovo Direttore dell’Ausl Romagna si è parecchio risentito perché un rappresentante dei comitati gli ha chiesto di sbottonarsi e parlare chiaro. Tonini, dopo aver più volte mimato l’atto di sbottonarsi (per me gli va dato il premio gag dell’anno), ha parlato molto chiaro, solo che ha sbagliato tema e si è inerpicato nell’apologia di se stesso, rianimatore di ponti radio e mappatore della Valle. Pare che Google stia per lanciare le Tonini Maps, applicazione per le ambulanze che non conoscono le vie della Valmarecchia. Voto 4: Fuori tempo.

Sergio Venturi. Ha difeso la scelta dell’Ausl unica senza se e senza ma, con uno stile decisamente soporifero. Il pubblico era votato alla resistenza ed ha resistito … io no. Tra una pennichella e l’altra mi pare di aver capito che fosse un intervento inutile. Non ha aggiunto, ne tolto, nulla ad un dibattito che tanto non è mai esistito. Unica nota positiva, non ha promesso nulla, almeno lui. Nella Valle ricordano ancora con malinconia quelle sostanziose promesse firmate Piva e Lombardi. Oggi hanno altro di cui preoccuparsi. Voto 5+: Agevola il sonno meglio della melatonina.

Andrea Gnassi. Il discorso non è il solito e nemmeno la verve, forse soffre troppo la presenza del pesce grosso. Bonaccini, nella tornata Regionale, gli aveva promesso un Assessore al Turismo (almeno così diceva Andrea sui quotidiani) e invece gli ha concesso un segnaposto al Bilancio. Senza il suo solito discorso, che ormai è come una coperta di Linus, è parso disorientato. Basti dire che non ha anticipato nulla della pioggia di milioni, per nevone e maltempo, che il Presidente avrebbe annunciato di lì a poco chiedendo testimonianza proprio al Taglianastri. Lui stesso, dopo aver girato a lungo attorno al concetto “#AreaVastaBella”, ha ammesso di non essersi preparato. Voto 3: Il Cane mi ha mangiato i compiti e mia nonna è morta per la terza volta quest’anno.

Stefano Bonaccini. Possiede una somiglianza imbarazzante con Benito Mussolini e mi vien da pensare che chi gli cura l’immagine abbia molto insistito sull’evitare di puntare i pugni ai fianchi. Lui non lo fa, tiene solo una mano in tasca … forse per contare i miliardi che, lui e solo lui, è in grado di far piovere sulla Regione. Dice una serie di cazzate, presupponendo che nessuno sappia niente dei fondi europei (vero) e che i terremotati ancora nelle case di plastica passino inosservati (ancora vero). Di Sanità parla poco, ma ci tiene a ribadire che lui non è li per ricevere applausi, anche se è capacissimo di procurarseli …. Lo dimostra di lì a poco quando si dice non disposto a sopportare che si usi la paura della gente per fini politici. Un’affermazione che stimola, appunto, applausi e un “BRAVO!!” senza ritegno da un fedelissimo in prima fila. Della serie “ti piace vincere facile”. Comunque l’affermazione che tutti aspettavano è arrivata: “nessuno ha mai detto che saranno chiusi degli ospedali”. Un’altra volta vero, saranno semplicemente trasformati in altro. Voto 2: ITALIANI!

Fuori concorso:

Raffaella Sensoli. Non era stata compresa tra i relatori sebbene l’emendamento che ancora da speranza agli ospedali della Valle sia proprio il suo. Dopo un paio di comunicazioni in tralice, con cui ha fatto capire che comunque zitta non sarebbe stata, gli è stato procurato un posticino (sempre fuor di dibattito). Mentre parlava ai piedi del palco, Tonini ha chiesto a Gnassi chi fosse, lui l’ha rassicurato sussurrandogli era solo una del Cinque Stelle. Già … peccato che sia anche il Vice Presidente della Commissione Sanità. Comunque Raffaella ha avuto buon intuito ed essendo in posizione tattica sfavorevole non ha affondato nessun colpo, sebbene ne avesse ben donde.  Voto 7: A Risiko a volte conviene ritirarsi.

Schermata 05-2457149 alle 15.01.06Emma Petitti. Come fa una donna a cambiare più poltrone della Minetti senza avere la stessa presenza scenica? Semplice: sta zitta e si fa i fatti suoi. L’unico sfogo che si concede è il Tag compulsivo con cui ha fatto vibrare gli smartphone di tutte le prime file (cosa che a qualcuno piace e ad altri no, dipende da dove tengono il telefono). Eppure qualcosa da dire l’avrebbe avuta giacché comunque la sua delega al bilancio era compatibile con qualsiasi discorso fatto. Voto: Non classificabile. Dovrebbe lavorare per Frau S.p.A.

Concludendo; trovo commovente come il PD continui a tranquillizzarsi da solo, ma non meno dell’atteggiamento apolitico dei comitati, formalmente giusto, ma inefficace nel risultato. Chiedere una soluzione a chi ti ha messo nella situazione contro la quale lotti è una evidente minchiata, perché presuppone l’assenza di altri interessi che non siano il bene dei cittadini. Quello è un altro pianeta.

P.S.

Vede signorina … la precedenza è un po’ come la patata, ogni tanto toccherebbe darla.” [Giuseppe Giacobazzi – dopo un incidente in Apecar]

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@DadoCardone

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Una bolletta da 2.000.000,00€

sgrEra il 13 aprile del 2013 quando, in un’altra vita e in un altro blog, scrivevo dei primi approcci con l’Assessore Sara Visintin e il problema del Teleriscaldamento. Le sue parole in quell’occasione furono che si stava provvedendo a monitorare, verificare ed integrare.

Oggi 4 aprile 2015, in un’apposita commissione, ho sentito esattamente le stesse cose e, in effetti, se dovessi indagare su cosa è cambiato per i Teleriscaldati potrei tranquillamente affermare niente in positivo. Intendiamoci, non che non ci siano novità, di quelle che se sono, ma una su tutte ruba la scena: ai Teleriscaldati, tutti, sono stati indebitamente sommati alla bolletta 2 milioni di euro.

La motivazione? E’ stato molto difficile capirlo e non sono sicuro nemmeno ora di esserci riuscito, anche perché a seconda di chi parla cambiano natura. Per la Visintin sono Oneri Urbanistici, per l’Energy Manager del Comune, Davide Frisoni, sono un’errata stima della strumentazione del Consorzio il Maestrale acquistata da SGR, per il Dirigente Natalino Vannucci poi ritornano oneri Urbanistici. Vi dirò … essendo Natalino componente di commissioni che aggiudicano appalti pubblici dal 1984, mi fido di lui. E’ un po’ come il Giovanni Rana degli appalti.

Che siano oneri urbanistici o errate valutazioni, rimane il fatto che con estrema naturalezza si ammette di aver aumentato le bollette, di tutti, del considerevole ammontare di cui sopra. Il bello della storia però non è quest’atto, che l’incosciente Bertino  Astolfi definisce una truffa nella pubblica commissione. No. Il bello è che tutti si guardano straniti attorno quando qualcuno lo suppone. Quasi (quasi) si sono persino scocciati per aver avuto a che fare con cotanta ignoranza. Visintin non vuol sentir dire che non ha fatto nulla, Frisoni è molto scocciato perché risponde sempre alle stesse domande, a Vannucci pare di essere stato la bocca della verità ed infine Bettini, rappresentante SGR, esclama:” insomma, noi due milioni di euro li dovevamo avere”. Gli unici allibb

Qui ci starebbe una bestemmia, ma sono diventato un divulgatore quasi educato. Le domande però restano: due milioni di euro nelle bollette? Anche ammesso che sia una cosa legale (magari qualcuno della Procura si faccia venire un dubbio) dov’è il piano di rientro? Quanto incidono questi soldi nelle tariffe correnti? Sono già stati pagati o sono in pagamento? Se non si pagano più perché la tariffa è rimasta uguale? Chi lo dice che i milioni sono due e non quattro dato che non sono tracciabili né per quantità, né per rateo?

Con questa e un’altra serie di amenità hanno insomma descritto il gran lavoro fatto per i cittadini, che non si devono deprimere se non vedono i risultati, abbiano fede e arriveranno. Come ad esempio per le caldaie provvisorie (qualcuno le ha da tre anni) che secondo lo scocciatissimo Bettini non determinano maggior costo, ma che se fossero invece quelle definitive garantirebbero i famosi certificati verdi, i quali altra cosa non sono che un possibilità di sconto per gli utenti. Altra prova di fede, secondo l’Assessore Visintin, dovrebbe essere tributata all’allargamento della rete verso, magari, gli edifici pubblici. Secondo l’economia di scala l’aumento dell’utenza diminuirebbe il prezzo … peccato che Sara non abbia ben presente chi paga le spese per gli edifici pubblici.

Malamente riscaldati, soprattassati, usurati in tariffa per debiti che non sanno nemmeno di avere, cosa vogliono di più? I soldi per pagare un tecnico e difendersi da tutti questi dati che non sanno interpretare? Detto, fatto! Il Comune, giustamente, non può pagare un loro tecnico, che conoscono e di cui si fidano. Però può prestare uno dei suoi per i tavoli tecnici, magari Frisoni che oggi sembrava più affezionato di Bettini a SGR. Dai, le hanno pensate tutte … non è che potete sempre lamentarvi. Gufi.

P.S.

“Spie e truffatori hanno sempre il passaporto in regola.” [Paul Morand]

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@DadoCardone

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Nani sulle spalle di un Gigante [di Dado Cardone]

Dopo l’ineccepibile disamina dell’Architetto Battistel sulle necessità architettoniche di Rimini, CitizenRimini, nella persona di chi vi scrive, si sente in dovere di abbassare un po’ il livello della discussione e di usare un po’ di sana ignoranza populista e demagogica. Sarà politicamente scorretto, ma è anche l’unico modo di descrivere come è stato trattato un progetto di rara apertura culturale, o perlomeno la sua presentazione.

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I 5 architetti si dividono le zone di Rimini da “leggere”

L’antefatto. Ettore Maria Mazzola, l’Architetto che ha riprogettato il Corviale di Roma e lo Zen di Palermo (per capirci),  era in giro per Rimini con altri 5 architetti, iscritti al suo Master di Urban Design, presso la Notre Dame University, una delle università più importanti al mondo per quanto riguarda il disegno e la progettazione urbana.

Cosa faceva l’allegra compagnia? Erano stati richiamati dalle traiettorie e dalle suggestioni di questa Rimini Street food che ti fa la piadina con la marmellata di quaglia e te la serve nella Palata dell’Anima? No. Magari sapendolo, ma no. Erano qui per un’iniziativa di Marco Affronte, Fausto Battistel e il gruppo di lavoro urbanistico del Movimento 5 Stelle.

Lettura dell'elemento architettonico tramite schizzo.
Lettura dell’elemento architettonico tramite schizzo.

Il progetto messo in campo consiste in una prima fase, quella appunto eseguita questo fine settimana, nella quale gli architetti hanno visitato Rimini e individuato il suo linguaggio architettonico con fotografie e schizzi perché, come dice Ettore ai suoi studenti, “Quello che disegnate entra nel vostro DNA” (c’è da chiedersi che cos’abbia nel codice genetico  il tale che strisciato di colori pop tutto il Comune… un’agenzia pubblicitaria degli anni ’80?). La seconda fase consiste in un semestre di progettazione nel quale il linguaggio individuato verrà applicato ad una zona di Rimini precedentemente assegnata. Di seguito la presentazione alla cittadinanza per valutarne il gradimento. Dunque un laboratorio di progettazione urbanistica partecipata.

IMG_3296Bene. Ora arriva la parte demagogico-populista. Alla presentazione del progetto, sabato sera alle 18.00, non si è presentato nessuno né  dell’Amministrazione, né dell’Ordine degli Architetti. Solo qualche cittadino riminese ha fatto capolino nella sala prenotata che, tra l’altro, era stata sovrapposta ad un’altra presentazione con centinaia di ragazzini, che hanno provocato un ritardo di almeno mezz’ora ed hanno fatto un casino infernale per tutta la prima parte dell’esposizione. Combinazioni.

Per quanto riguarda l’Ordine degli Architetti sicuramente non avranno visto l’invito, perché non venire a sentire un collega di successo e comprovata esperienza potrebbe sembrare uno strano caso di invidia del pene. La prossima volta l’amico Battistel dovrebbe provare a chiamare un Fuffas di grido per soddisfare la voglia di cazzate, quella si che conta a Rimini.

Preparazione della presentzi
Preparazione della presentazione con il metodo “Charette”

Ben più sciocco è l’atteggiamento dell’Amministrazione perché, qualsiasi sia la provenienza ideologica dello spunto, c’è sempre qualcosa da rubare… soprattutto quando l’ospite è un Architetto che vanta menzioni speciali alla Biennale di Venezia e che Rob Krier ha chiamato in aiuto per il Masterplan di Brandevoort New Town. Bazzeccole.

Rimini ormai è così. Nani sulle spalle di un Gigante. Perché la città avrà avuto pure un grande passato, ma siamo tutti finiti in un piccolo e dispendioso djset, dove una rotonda con un albero spennacchiato al centro e un nastro di resti del ponte coletti intorno valgono un titolo sui giornali, ma la visita di Ettore Maria Mazzola non vale un saluto.

IMG_3349Poco male. Il progetto procederà e magari (sarebbe buffo) qualcuno vincerà anche un premio con quello che Rimini non ha voluto guardare, perché spaventata da un VERO Masterplan.  Riqualificare, usando l’architettura tradizionale, con risparmio energetico e ritorno monetario è possibile ed è già stato fatto. Come? Potevate venirlo a sentire.

P.S.

Il tema dell’articolo mi da l’occasione di ringraziare (sinceramente)  lo stimato Massimo Lugaresi.  Massimo mena più forte se puoi, perché si cresce nel confronto, non nell’indifferenza e per il 2016 serve Sparta, non Atene.

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@DadoCardone

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Pagellone Tematico

IMG_1597Ieri durante il Consiglio Tematico sul quartiere di Gaiofana si è consumata un’altra delle vergognose recite a cui, purtroppo, il PD ci ha ormai abituato. Un breve riassunto dei fatti.

Il 3 dicembre una precipitazione di modesta entità, se paragonata al famoso evento “Bomba d’acqua”, ha causato l’allagamento del quartiere Gaiofana,  culminato nel metro e settanta di acqua nel garage del condominio in via Don Milani. Un evento eccezionale? Se considerate eccezionale che si sia ripetuto per la terza volta in due anni, sì.

La minoranza consiliare, sentiti i cittadini interessati, ha convocato un Consiglio Tematico e ha presentato ordini del giorno allo scopo di impegnare la Giunta a: indire una Commissione di Indagine, risarcire i danneggiati e a relazionare i cittadini, direttamente nei luoghi del danno, sulle colpe e sulle iniziative intraprese.

Prima di far bocciare senza appello dalla maggioranza tutti gli Ordini del Giorno presentati, la Giunta si è premurata di far sapere ai cittadini, intervenuti in numero discreto, che:

  1. Il Piano delle Emergenze ha funzionato perfettamente.
  2. Non è vero che potevano fare di più, ma adesso alzano dossi e allargano fossi.
  3. Il fatto che ci fossero cittadini in Consiglio rappresenta solo una strumentalizzazione politica.

Non è facile relazionare sull’intero Consiglio perché, a tratti, più di qualcuno si è quasi convinto di trovarsi “Ai confini della realtà”, dunque in puro stile Citizen ci limiteremo a fornire le pagelle dei protagonisti.

Minoranze: Hanno resistito il più possibile dallo strumentalizzare, qualcosa è scappato, ma era difficile non schiacciare palle così ben alzate. Hanno combattuto sapendo già di dover perdere, qualche soddisfazione se la dovevano togliere.  Voto: 8 . Spartani.

Maggioranza: Incitati da Gigi il Bullo (aka Gnassi) si sono sforzati di dire qualcosa, ma era meglio se non lo facevano. Dallo sforzo creativo  è venuto fuori che: non c’è più la mezza stagione, dobbiamo preoccuparci del buco nell’ozono e le cose brutte succedono anche a Parma. Voto: 2. Segnaposto Natalizi.

La Giunta: Sembrava uno di quei film americani da adolescenti dove, in mensa,  il ristretto gruppo di eletti guarda male tutti gli altri. Voto 0. Sfigati.

Assessore Sadegholvaad:  Ha parlato due volte dicendo la stessa cosa, evidentemente ne era molto convinto. Grazie a lui abbiamo scoperto che il Piano delle Emergenze ha funzionato perfettamente perché il quartiere Ina Casa è salvo… si  lo so… Anche dopo che il Consigliere Tamburini gli ha rammentato come nel piano esistano delle incombenze anche prima dell’avvenuto disastro, l’Assessore ha continuato a darsi pacche sulle spalle da solo per l’ottimo lavoro. Voto:3. Imbarazzante.

Assessore Biagini: per qualche strana congiuntura, che non riusciamo a comprendere, si ostina a stare seduto in questa Giunta. E’ stato l’unico che non ha guardato con malcelato disprezzo i cittadini e che ha capito quanto fosse inutile difendersi dopo aver ammesso che, sì, al terzo allagamento ci sono dei provvedimenti da prendere. Voto:6. Infiltrato.

Assessore Visintin: qualche istanza era rivolta anche a lei, ma pare che ad un certo punto della serata si sia ricordata  di avere altro da fare ed è scomparsa: Voto: Non pervenuta. Ritirata strategica.

Capogruppo Morolli: bisogna ammetterlo è perfettamente addestrato. Quando il suo Sindaco gli da ordine di difendere l’indifendibile reagisce puntando le zampe dietro, pronto a scattare non appena lampeggia il microfono. Peccato che poi non sappia esattamente cosa dire e dilapidi il suo scatto in metafore proto-calcistiche di ossa e calcificazione. Voto: 3. Sizt!

Il Sindaco Andrea Gnassi: Diciamo subito che il voto è 10. Superlativo. Ormai abbiamo imparato a giudicarlo per il peggio che sa dare di se stesso. Rimini brucia e lui continua a suonare la lira… anche se sarebbe più efficace il paragone con Caligola che ha fatto senatore il suo Morolli, o era un cavallo? Durante il Consiglio Tematico ha sfoderato il suo repertorio migliore. Ha mentito, si è vantato di cose che non dipendono da lui, ha urlato, interrotto, menato il can per l’aia, guardato male tutti ed infine ha pure intimato ad un cittadino non originario di Rimini di portare rispetto visto che era ospite. Andrea Gnassi: un nome, una garanzia… di sentire delle imprecazioni se lo fai a Rimini.

Gianluca Tamburini: mi viene in mente il vecchio spot della Pirelli (anche se poi la citazione è di Ghoete), “la potenza è nulla senza il controllo”.  Ha messo in fila, in maniera compassata, tutte le incertezze dell’Amministrazione, rintuzzando tutte le minchiate che si sentiva rispondere. Ha fatto notare a Sadegholvaad che la supposta  “Defcon 2” (scusate la citazione wargames ho una certa età) a Ina Casa, mentre a Gaiofana succedeva il finimondo, non è stata avvertita nemmeno dal clochard sotto il ponte e che il piano delle emergenze comprendeva anche la prevenzione. Infine ha scatenato il suo ringhio contro il Sindaco che mentiva a favore di telecamera. Voto: 9. Gattuso.

Cittadini:  quando vedo persone che sopravvivono alla Spippola di Gnassi e non tornano il giorno dopo con una cintura esplosiva a far saltare il Comune, mi dico che c’è ancora un futuro per l’umanità. Ora ne sanno di più e speriamo che questa consapevolezza li porti ad interessarsi , invece che ad arrendersi. Voto:10+. Martiri.

In conclusione il Consiglio Tematico è servito molto di più per il raggiungimento della consapevolezza, che del risarcimento. Un tecnico dirigente del comune  ha detto che si possono fare cose per evitare l’allagamento (al terzo allagamento è una buona notizia), altri  hanno detto che metteranno i soldi, altri ancora che verranno trovati i responsabili, ma… alla fine si è votato  contro tutto, anche contro le cose ammesse. L’unica cosa che si è capita è che la politica ha previsto tempi tali da far decadere qualsiasi azione legale, se non subito attivata.

Voto alla politica: -10. Distante, troppo distante.

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@DadoCardone

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Metti un pomeriggio a San Patrignano. [di DadoCardone]

Martedì 18, in qualità di inviato Citizen, mi è toccato di assistere ad un confronto pubblico elettorale.  Di solito li evito perché la mia mente reagisce alla fuffa politica come un epilettico a una luce stroboscopica, mi si blocca tutto e finisco a terra. A volte bestemmio.

Presenti all’incontro: Gioenzo Renzi di Fratelli d’Italia, Juri Magrini del PD (qualsiasi cosa esso sia), Raffaella Sensoli  del Movimento, una tizia che mi è passata tanto inosservata che non ho idea di che partito rappresentasse e Alessandro  Rondoni di NCD-UDC.

L’Auditorium, vuoto in maniera imbarazzante, ma comunque più pieno di quanto mi aspettassi, ha rappresentato l’esatto interesse che può avere un cittadino “con altri cazzi” rispetto a queste elezioni Regionali. A chiarire il concetto “disinteresse” anche le 4 domande finali: una spontanea, due fatte da un supporter di Gioenzo e l’ultima di un tale che voleva sapere cosa fosse mai un inceneritore.

Lo so, voi diversamente interessati volete sapere come è andato il confronto. Ebbene bando alle ciance ed eccovi la pagella.

Tipa che non ricordo: l’unico momento degno di nota è stato quando ha voluto rendere noto a dei ragazzi di una Comunità di recupero per tossicodipendenti che lo shopping compulsivo è una dipendenza. Impalpabile. Voto: non pervenuta.

Gioenzo Renzi: Non posso negarlo. Gioenzo mi è simpatico, se non altro per la caparbietà con cui persegue i suoi obbiettivi. Dopo un primo assolo d’eccezione, nel quale ha ricordato che Herrani (Errani) è stato sbattuto fuori  su suo impulso iniziale, è però caduto sui temi classici dei Fratelli d’Italia, ossia quanto è bella la famiglia tradizionale, quella senza i gay. Se avesse sperimentato di più da giovane sarebbe stato perfetto. Mastino. Voto: 6-

Raffaella Sensoli: Simpatica, spontanea e incazzata al punto giusto. Non ne ha tenuta mezza e ha ribattuto colpo su colpo all’infido piddino posizionato al suo fianco. Tra l’altro ha dimostrato di saperne di più di Sanità del Segretario del Segretario Provinciale del Partito che ha deciso l’Ausl Unica. Stivali da cavallerizza e spirito indomito. Selvaggia. Voto: 8

Alessandro Rondoni:  Posseduto dallo spirito di Formigoni citava un ministro ad ogni domanda, il che è anche indicativo del rapporto inversamente proporzionale tra la rappresentatività di NCD e il numero di ministri posseduti.  Tra i campioni citati Lorenzin, Alfano, Lupi come dire… non ascoltare le minchiate che dico, ma renditi conto di chi frequento. Il problema è che i ragazzi se ne sono proprio resi conto. Roba da Confindustria, per San Patrignano proprio no. Gagà. Voto: 4

Juri Magrini: ma a San Patrignano ce l’hanno la televisione? Sinceramente per presentarsi a un confronto pubblico con le notizie di questa settimana ci vuole coraggio … o incoscienza.  Durante il confronto mi sono convinto che la qualità fosse proprio l’incoscienza e questo  non per il linguaggio del corpo, sebbene tradisse poca tensione, ma più per l’invito diretto al Movimento di “sporcarsi le mani”. Date le ultime notizie di Report e Regione forse voleva proporre un’associazione a delinquere.  Comunque ha fatto schifo anche come sacco delle botte e nessuno ha infierito più di tanto, anche per la manifesta ignoranza sugli argomenti proposti. Piddino (non c’è altro aggettivo). Voto: 2 di incoraggiamento.

P.S.

Tanto va il Piddino al lardo…. che se lo mangia 4 volte al giorno e poi scarica la fattura.

Buon Voto a tutti per il 23 novembre.

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@DadoCardone

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Il Corriere [dei piccoli]

Nel corso della nostra piccola avventura nell’informazione noi di Citizen abbiamo sempre voluto rappresentare la possibilità di un modo diverso di informarsi,  non necessariamente dalla nostra pagina di Open Journalism, ma sicuramente con la volontà del singolo di trovare autonomamente la corretta informazione.

Questa che noi e molti come noi identificano come la vera priorità, per un effettivo cambiamento, deriva dall’inaffidabilità conclamata, tranne rari casi, delle piccole redazioni di provincia, così come quelle delle grandi testate.

Vogliamo mostrarvi l’ultimo caso verificatosi, proprio qui a Rimini, dove un pavido giornalista (o redattore, o comunque vogliate chiamarlo) ha da prima ottenuto una dichiarazione in esclusiva, per poi evitare di pubblicarla integramente con un taglio chirurgico. Il motivo? E’ intuibile, purtroppo.

I fatti. Giula Sarti, allertata dall’ Associazione Papillon, fa una visita ispettiva, vera, alla Casa Circondariale di Rimini. Il risultato è tale che l’Associazione stessa,  mai schierata per nessuno, se non per gli interessi dei carcerati e del personale penitenziario, sente il bisogno di esprimere pubblicamente la propria stima nei confronti della parlamentare pentastellata e di ribadire che nessuno ha dimostrato altrettanto interesse.

Il Corriere, o chi per lui, decide di ricevere il comunicato e di pubblicarlo per domenica 5 ottobre. C’è solo un piccolo particolare che stona. Il nome della Sarti è scomparso e la dura accusa dell’associazione alla politica locale è diventata un generico “amministratori, deputati e onorevoli locali”. Tana libera tutti.

Citizen, per via dei diritti d’autore, non può pubblicare su questo post il pezzo del Corriere di Romagna, ma, se doveste comprarlo, può farvi leggere il pezzo che manca, in quanto in possesso del comunicato originale. Eccolo:

Unica esemplare ed ammirevole presenza si rimarca nell’azione svolta dell’onorevole riminese Giulia Sarti che ha saputo con decisone affrontare e verificare di persona la reale condizione, ottemperando al proprio ruolo di rappresentante politico al servizio della comunità per portare alla luce tutte le questioni non risolte e non compatibili all’interno dell’intera struttura.

Insignificante vero?

P.S.

Mi raccomando adesso un bel attacco di vittimismo e non dimetichiamoci di citare la “lista di proscrizione”. Ammettere di aver prestato un brutto servizio no, non è previsto. L’abbiamo già scritto in più di un’occasione: il “diritto di cronaca” non è diritto del gionalista dei scegliere cosa scrivere, ma il diritto del cittadino di essere correttamente informato.

Davide Cardone

[@DadoCardone]

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Il Gioco di Arlotti.

Premetto che il gioco non è solo di Arlotti, ma anche a noi di Citizen piace giocare con i titoli. In questi giorni di pagine sui carceri abbiamo visto trasformata la mancanza di spugne in sporcizia e la mancanza di un collaudo di una sezione in sovraffollamento, si devono divertire solo gli altri?

Il gioco è del PD Riminese, ma probabilmente anche del Partito Democratico nazionale, per quello che ne sappiamo. Di che gioco si tratta? La caccia al titolo. Le regole sono semplici, basta mantenere rapporti cordiali con i quotidiani e ogni tanto passare qualche velina che puntualmente sarà pubblicata senza essere verificata…. Tanto tra amici…

Lo scopo del gioco è lo stesso della pubblicità della Coca Cola, esserci, perché un orso bianco con una bevanda gasata non centra nulla, ma se la vedi trecento volte al giorno te la ricordi. Qualcuno potrebbe chiedersi se non sia controproducente annunciare molte volte cose che non verranno fatte o attribuirsi meriti che non si hanno. La risposta è no. Ci sono delle modalità da seguire e il resto lo fa la memoria da pesce rosso della popolazione.

Scendiamo però nel particolare. Esistono fondamentalmente 3 modalità di annuncio con velina non verificata.

1)      L’annuncio di una cosa già decisa, per assumersene il merito. Possiamo fare l’esempio di Arlotti che ha recentemente annunciato di aver interrogato il Ministro e che stanno arrivando i soldi mancanti per realizzare le rotonde. In realtà andando a frugare tra gli atti parlamentari si scopre che esiste solo un’interrogazione in commissione, per cui la risposta,  già conosciuta, è che si tratta di lavori compensativi della terza corsia e che la spesa trova copertura nelle somme residuali del completamento del lotto in oggetto. In parole povere? Quando ci portano i progetti definitivi predisponiamo istruttoria per pagare secondo i tempi che servono. Capirete che il titolo : “Arlotti interroga il ministro, arrivano 17 milioni per le rotonde” fa un effetto diverso…. Almeno per chi non si ricorda l’ultima presentazione di bilancio, in giro per l’entroterra,  in cui il Taglianastri diceva le stesse cose. A proposito di Gnassi. Anche lui è affezionato a questo metodo. Vi ricordate i titoli in cui minacciava  azioni legali contro il Demanio se non gli dava il lungomare, quando già si sapeva che stava per essere approvato il Federalismo Demaniale?

2)      Il secondo metodo, usato quanto il primo, è l’interrogazione a metà. Molto semplice da praticare. Si compila un’interrogazione, ma se il Ministro risponde una supercazzola non si dice. Citiamo ad esempio sempre Arlotti, non per perseguitarlo, ma solo perché campione molto rappresentativo. Secondo quanto apprendiamo dalla stampa il duo Arlotti – Petitti avrebbe interrogato il Ministro Lupi sul Fellini e avrebbe ottenuto rassicurazioni di un suo interessamento rispetto a legalità e velocità nell’assegnazione del bando Enac. La prima parte è vera, l’interrogazione esiste, la seconda un po’ meno poiché nella risposta (se così la vogliamo chiamare) Lupi fa l’elenco degli iter e degli organi  istituzionali che sorvegliano già sulle cose che i Parlamentari riminesi chiedono. Ossia: la legalità e garantita dalle norme e  il tempo è quello che ci vuole. Brutto da scrivere su un quotidiano locale, meglio salvare solo l’eroica parte dell’interrogazione.

3)      La terza modalità è quella dell’interrogazione “a babbo morto”. Un’interrogazione cioè che, una volta fatta, vale come credito perenne e può essere richiamato sui giornali secondo l’esigenza. Un esempio…? Eh sì. Lo devo fare ancora con Arlotti. Giulia Sarti va in visita al carcere Riminese. Tu parlamentare Demokrat Riminese cosa fai? Le lasci prendere il titolone tutta da sola? Non sia mai. Arlotti ha per i Casetti un’interrogazione “a babbo morto” , precisamente una del 29 maggio 2013. Non importa se superata nei dati ormai obsoleti (addirittura il direttore citato non c’è più), non importa se nessuno gli ha mai risposto, basta chiamare i giornali e dire che ha interrogato il Ministro in proposito. Badate bene… non è una bugia, è solo una mezza verità. Il risultato finale è un posto accanto alla Sarti sul giornale.

Tutto ciò che viene detto in questo articolo è verificabile nei link che mettiamo in calce allo stesso, l’unica cosa di cui non siamo sicuri è la consapevolezza dei Parlamentari citati rispetto al gioco di visibilità che viene fatto con i loro nomi. Non saremmo per nulla sorpresi se l’operazione “Coca Cola” fosse in carico agli addetti stampa del Partito Democratico Riminese. Se qualcuno ha altre ipotesi siamo disposti a recepirle.

P.S.

Tramite mezzi non troppo diretti abbiamo provato anche a far notare l’ incongruenza di stampare  un titolo con un’interrogazione più  vecchia di un anno , ma quando un caporedattore ti risponde che “siamo apposto così perché la Sarti ha avuto abbastanza spazio”, che cosa gli vuoi rispondere? Questo non è giornalismo è salumeria:  un etto e mezzo… che faccio lascio?

Interrogazione rotonde  Interrogazione Fellini  Interrogazione Casetti

Davide Cardone

[@DadoCardone]

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