Casa Don Gallo, una soluzione non emergenziale.

Rimini:  Coloro che si interessano ai destini della propria città avranno sicuramente sentito degli imminenti lavori di ristrutturazione a Casa Don Gallo, il centro nato come riparo per l’emergenza freddo e restituito alla dignità di un percorso di riscatto dall’autogestione di Homeless e associazioni del Network Casa Madiba.

Quello che invece non viene sottolineato è che il progetto di ristrutturazione deriva direttamente dal lavoro degli ospiti di questa struttura che, unitamente ad alcune figure professionali, hanno ripensato al loro spazio, non come a qualcosa di emergenziale, ma come un luogo da cui ripartire. Ce lo raccontano in questo video Manila Ricci, l’Architetto  Bernard Neulichedl e il Dott. Paolo Pecci.

Per chi volesse dare sostegno e spinta alle politiche dell’abitare, l’appuntamento è per il corteo di Sabato 22 dicembre sotto l’Arco D’Augusto. https://www.facebook.com/events/273265293371567/

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Quando il fascista perde il cappello: la versione che non vi hanno raccontato.

Rimini: Nella notte di venerdì 30 novembre 2018, in via Dario Campana, un ragazzo incappa in un gruppo di Neo Fascisti di Forza Nuova e viene aggredito. L’indomani nella cronaca leggiamo che i forzanovisti avevano intenzione di praticare un’azione provocatoria nelle vicinanze del Nework Sociale Casa Madiba, ma ad essere fermati dai carabinieri sono solo due di loro, più il ragazzo che viene accusato provvisoriamente di “rapina di cappello”.  Gli altri sono stati lasciati liberi di portare a compimento l’azione. Come sono andate veramente le cose? Ce lo raccontano due testimoni oculari.

Qui di seguito il comunicato ufficiale di Casa Madiba Network:

Quello che raccontiamo va ben oltre il tema dell’estrema destra, riguarda la possibilità di un mondo diverso e possibile, di una città nuova da costruire che in via Dario campana al civico 59F e in via De Warthema n. 26, il network solidale di Casa Madiba, stiamo provando faticosamente a immaginare. Ma riguarda anche il senso civico e di rispetto della Costituzione nata dalla Resistenza e dalla lotta al nazifascismo e a chi con coraggio li difende ancora quei valori anche nelle strade, praticando la legalità dal basso.

Come direbbe Murubutu, una storia d’altri tempi.

La notte tra il 30 novembre e il primo di dicembre intorno alle 23.30 tre attiviste che erano ancora presenti presso lo spazio sociale dopo una riunione interna, uscendo dallo stabile, hanno sentito delle urla e una forte sgommata davanti ai cancelli all’ingresso del parcheggio di Casa Madiba. 

All’imbocco del parcheggio che conduce allo spazio sociale, dalla parte opposta della strada, una volante dei carabinieri aveva fermato un gruppo di persone, di cui uno con il giacchetto strappato e alcuni segni rossi sul viso e sul collo che era piegato intento a raccogliere i pezzi del suo cellulare con acconto un cartone di pizza e ad una bicicletta e altri, una decina, da cui velocemente si staccavano 2 con uno striscione tra le mani.

L’evidenza di quello che era successo non ha lasciato spazio a grandi dubbi. Per i carabinieri che erano presenti (scortavano i neofascisti?) no.

Un giovane precario riminese che tornava a casa dal lavoro in un locale della zona, ha incrociato lungo la strada un manipolo di attivisti di estrema destra che provavano a fare un’azione squadrista nei pressi di Casa Madiba.

Questo ragazzo non è un attivista dello spazio sociale, ma  un riminese e un antifascista, che in una dinamica palese e evidente, non ha voltato lo sguardo dall’altra parte, non ha fatto finta di niente e ha chiesto semplicemente cosa stesse succedendo, ritrovandosi poi inseguito da due persone bardate con la volante dei carabinieri già presente sul posto (ripetiamo, li scortavano?).

Lo stesso intervento delle forze dell’ordine ha poi sortito solo l’effetto di decontestualizzare l’accaduto, portando via il ragazzo in bicicletta e soltanto due dei dieci neofascisti che continuavano a inveire verso di lui.

Riteniamo molto grave che un evidente atto di offesa e provocazione verso uno spazio di attivazione sociale all’interno del quale è presente uno spazio di accoglienza come Casa Don Gallo che ha dato ospitalità dal 24 dicembre 2015 ad oggi a 128 persone senza fissa dimora e che un’evidente aggressione di stampo squadrista che colpisce un ragazzo che nulla ha fatto se non difendere la Costituzione, se non riconoscere un pericolo per la sicurezza pubblica nell’azione del gruppo dichiaratamente fascista, sia stato derubricato addirittura a rapina, in una dinamica abbastanza ridicola di “furto di un cappellino”, una querela fatta dai due aggressori evidentemente ben istruiti. Di questo avremmo voluto leggere sulla stampa. Di come mai sia consentita piena agibilità a questi soggetti a ridosso del centro storico e di quattro spazi sociali e di attivazione  nel quartiere (Casa dell’Intercultura, Centro anziani parco Marecchia, Casa Madiba, Casa Don Gallo).

Riconosciamo in queste dinamiche il solito tentativo di creare una narrazione delle diverse fazioni e opposti estremismi, dove anche una stampa complice racconta i fatti in maniera distorta e colpevole, perché tutto si riduca allo scontro ideologico, loro contro gli altri, facendo apparire chi, ogni giorno, da precario in un locale o da attivista di uno spazio sociale con le pratiche che mette in atto crea attivazione e socialità, dei semplici ”rissosi”, senza però soffermarsi su come mai, di 10 persone, solo 2 venissero portate via, lasciando poi completamente scoperto il territorio e la completa agibilità ai restanti neofascisti di continuare ad aggirarsi nei dintorni del Network sociale e di riprovare, e poi miseramente fallire, l’azione per la quale si trovavano in via Dario campana, la strada principale di un quartiere che ha definitivamente detto no alle pseudo raccolte solidali per soli italiani che gli stessi promuovevano davanti alla Conad di zona.

La questione in gioco allora non è solo antifascismo e fascismo, centri sociali e gruppi neofascisti come vorrebbero farci credere ma una visione di società e di mondo da costruire, di risposte da dare alle sfide epocali che abbiamo davanti, l’emergenza climatica, le migrazioni, la povertà e le diseguaglianze. Quale città vogliamo abitare? come possiamo immaginare un diritto alla città per tutti e tutte?

Per questo al posto del ragazzo aggredito potevamo esserci tutti e tutte noi. Potevano esserci tutti e tutte coloro che non sono indifferenti, che non si girano dall’altra parte, tutti e tutte coloro che provano a costruire nella precarietà delle loro esistenze uno spazio completamente e radicalmente alternativo a questo potere autoritario, maschilista, devastatore, di prefigurazione di altri mondi possibili. Su questo dobbiamo impegnarci in tanti affinché sia agita la verità ad ogni livello così come la solidarietà nei confronti del ragazzo aggredito.

In questi tempi di sopraffazione, dove le linee di cosa è giusto o sbagliato sbiadiscono, non possiamo che ringraziare persone comuni, che nonostante tutto ci ricordano che siamo umani, tracciando le linee ben chiare su chi sono i buoni e chi i cattivi, su cosa sia la sicurezza sociale e chi la infrange, su cosa sia legale e cosa illegale. Dovremmo sentirci tutti e tutte colpiti per quanto accaduto Venerdì 30 novembre in via Dario Campana e reagire.

#SiamoConTe #NonAbbiamoPaura #RiminixNoi

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E Patto Civico ci spiega cos’è la cultura.

Patto Civico, il partito del Consigliere che chiama le partecipate pubbliche ad occuparsi della sua siepe, non smette mai di dare soddisfazioni. Oggi è il turno del Consigliere Davide Frisoni, pittore e presidente della Commissione Cultura che dichiara: Basta soldi ai centri sociali, meglio destinarli ad attività culturali.

A questo punto le ipotesi sono due: o Frisoni non ha idea di cosa succeda in un Centro Sociale, o non sa proprio cosa sia la cultura. In sintesi dichiara che per aprire un centro sociale bisognerebbe vincere un bando e pagare affitti, altrimenti i soldi che il comune dedica a quei luoghi ( centomila euro a vario titolo) sarebbe meglio dedicarli  ad attività culturali, non meglio definite.

Al consigliere della giunta Gnassi sfuggono un paio di concetti basilari. Il primo tra tutti è che i centri sociali si occupano di “controcultura”, che è sempre cultura, ma possiede la caratteristica fondamentale di reagire ai canoni imposti. Cosa che un “artista”, come qualcuno definisce il Consigliere, dovrebbe comprendere e apprezzare.

In un centro sociale si fa musica, poesia, teatro, si promuovono libri, sono prodotti studi sociali e si pratica l’azione fondamentale per l’evoluzione di ogni cultura: la contaminazione. Forse (e dico forse) essendo Patto Civico una lista smaccatamente di Destra, anche se parassita una giunta PD, è proprio questa contaminazione a dar fastidio.

Un’altra delle caratteristiche che l’artista Consigliere dovrebbe comprendere è che i Centri Sociali occupano e riqualificano luoghi abbandonati. Buchi neri della città in cui, altrimenti, si praticherebbe altro… come Rimini dovrebbe aver tristemente presente. Se il Comune dovesse riqualificare quei luoghi di tasca sua e produrre attività, che già vi si svolgono, la spesa sarebbe molto più alta dei centomila euro che inquietano Frisoni.

Per quanto riguarda l’opinione di chi scrive, sembra proprio che Frisoni abbia un cattivo rapporto con la cultura e, a conferma, cito un recente confronto su Icaro TV dove difendeva a spada tratta l’abominio della passerella al Ponte di Tiberio, appiattendosi sulle tesi dell’Amministrazione al Corten.  In ogni caso in nessuna delle diverse definizioni che si danno della Cultura esistono specifiche che escludono quella prodotta nei Centri Sociali. Poi certo ci sono le definizioni personali e, se lo chiedessimo allo stesso Frisoni, probabilmente sosterrebbe che fare cultura significa dipingere pozzanghere.

Per tutti gli altri un invito a visitare i centri sociali che sicuramente appartengono ad una determinata visione politica, ma che di cultura ne promuovono senza dubbio alcuno.  Faccio l’esempio con ciò che conosco (non vorrei sembrare un Frisoni qualunque) invitandovi a dare un’occhiata al palinsesto di Casa Madiba Network che, tra le tante iniziative promosse, prevede anche un corso di Italiano per extracomunitari. Se non è cultura questa!

P.S.

“Ed insieme morirono quei due elementi che era nefando fossero divisi: né infatti Catone visse dopo la morte della libertà, né la libertà dopo la morte di Catone.”    [Lucio Anneo Seneca]

 

@DadoCardone

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Casa Gallo? Legale solo sotto i tre gradi.

Di casa Gallo abbiamo scritto tante volte, inevitabilmente. Se c’è un frangente dove questa amministrazione rivela i propri limiti, in quella che dovrebbe essere una consiliatura di sinistra, è proprio la vicenda dei 20 sfrattati del Villino Ricci, divenuti ormai i quasi 50 ospiti di Casa Gallo (Don).

Un breve riassunto per chi si fosse perso le puntate precedenti. Nella primavera dell’anno 2015 gli attivisti del Network Casa Madiba affiancarono alcuni senzatetto nell’occupazione abitativa del Villino Ricci, immobile abbandonato da decenni in via Ceccarelli.

Dopo una serie di azioni legali l’Amministrazione riuscì a far dichiarare l’immobile, nel frattempo restituito ad un decoro di cui usufruiva anche il vicinato, pericolante. Passo necessario per sfrattare i senza casa perché, come ci piace ricordare appena se ne presenta l’occasione, occupare a fine abitativo non è illegale. Illegale è solo riempire le strade di indigenti e poi pretendere che tutti rientrino nelle cure di un sistema approssimativo e mal gestito.

Il problema fu che l’azione legale palesò i suoi effetti proprio alle porte dell’inverno e i “castigapoveri” si trovarono nel mezzo di un contraccolpo di immagine, senza sapere come gestire le persone cui erano riusciti a togliere un tetto. Da qui il bando di via De Warthema da cui nacque Casa Gallo, vinto proprio dagli attivisti del Network Madiba.

Vincere in questo caso è una parola che va presa con le pinze. Certo per gli attivisti il risultato fu notevole, quasi un’ufficializzazione del loro lavoro, ma il contributo economico per quanto richiesto era semplicemente ridicolo. Infatti il bando fu abbandonato da tutte le organizzazioni ufficiali, impossibilitate a garantire un servizio secondo i loro canoni.

Così non è stato per Casa Gallo, per molti aspetti autogestita dagli stessi senzatetto, in un percorso di affrancamento dalla loro condizione. Un modello sicuramente da osservare e da sperimentare in tante altre situazioni, secondo molti osservatori. Non però secondo gli uffici di Gloria Lisi, che non sono mai riusciti a leggerne lo spirito innovativo, forse perché più preoccupati a preservare il sistema così com’è (e non ho fatto certo un complimento).

Finito il termine temporale, previsto dal bando, l’Amministrazione ha riaperto la sua battaglia legale contro attivisti ed ex senzatetto (ex perché Casa Gallo è una casa a tutti gli effetti), tra l’altro senza aver pagato nemmeno l’anticipo previsto del misero rimborso spese e chiedendo il pagamento delle bollette, per un servizio reso molto oltre quanto pattuito.

In questi giorni leggiamo sulla cronaca locale che ai “gestori abusivi” e ai “bisognosi” è stato “concesso” di rimanere dentro la vecchia cartiera di via De Warthema, fino al 30 aprile. In realtà questa è una concessione che che l’Amministrazione fa a se stessa ogni inverno da quel 2015, perché Casa Gallo, che lo si voglia ammettere o meno, svolge un servizio per tutta la comunità e lo fa non semplicemente gratis, ma sotto minaccia di sfratti e denunce.

Non retribuiti, non rimborsati, denunciati, continuamente sotto il tiro della feccia fascista che individua quel luogo come una calamita per la propria frustrazione xenofoba, con le preoccupazioni di coloro che devono gestire persone abbandonate dalla società (con tutto ciò che ne consegue), ma… quando si scende sotto i 3° possiamo portare pazienza fino a primavera e permettergli di continuare a spendersi in questo servizio gratuito. Che meschinità.

P.S.

Dei meravigliosi lavori che si dovevano fare al Villino Ricci e per i quali gli Homeless dovevano sgombrare, ancora non si è vista traccia. L’unica cosa che cresce virtuosamente in quel luogo è, ormai, solo l’albero di cachi. Più che un abbandono, un monito di quanto la meschinità porti a confondere il proprio utile con la Giustizia.

 

@DadoCardone

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Casa Madiba mette in mora il Comune.

Abbiamo parlato più volte di quest’argomento e qualcuno degli abituali lettori (tutti e due) ci chiede spesso se vi sono state evoluzioni. Il tema è Casa Don Gallo e la questione, perlomeno una delle questioni, sono i denari che il Comune doveva corrispondere all’Associazione Rumori Sinistri per il servizio svolto nella contingenza dell’Emergenza Freddo.

Era il dicembre del 2015. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, gli stessi ponti da cui si sono potuti allontanare i senza tetto, trovando riparo per due inverni consecutivi. Casa Don Gallo, va detto, è tutt’altro che un basico dormitorio dedicato all’Emergenza Freddo, come nelle intenzioni di chi aveva redatto l’Istruttoria di assegnazione. Il luogo è diventato sopra ogni altra cosa un volano progettuale contro le politiche di mutualismo emergenziale.

Quello di cui vi rendiamo conto oggi però è la diffida ufficiale, redatta dall’Avvocato Giordano Varliero, nel persistere a non corrispondere la somma stabilita di 15 mila euro. Un rimborso (non una retribuzione), tra l’altro stabilito unilateralmente, mai pagato per il primo inverno e nemmeno ipotizzato per il secondo. Quando si dice fare i caritatevoli con l’impegno degli altri.

Di richieste d’incontro per dirimere la questione, come si legge nel comunicato delle associazioni, ce ne sono state diverse e diverse sono state le scuse per non considerare le proposte degli attivisti. La più memorabile delle affermazioni rimane però quella di Gloria Lisi, Vicesindaco e titolare del Welfare, che riportiamo per tramite di testimoni presenti, : “L’inverno scorso non ha fatto neanche così freddo” (disse quella col termosifone e una casa).

In ogni caso, dopo una prima diffida bonaria, è giunta l’ora dei carteggi legali ( Diffida-ad-adempiere) nei quali l’Avv. Verliero da dei riferimenti piuttosto precisi. A noi di Citizen non rimane che sottolineare come questo nuovo incontro tra Davide e Golia non faccia altro mettere in evidenza in brutto rapporto tra la politica e la cittadinanza, tanto più se sinceramente attiva.

Una nota a margine del comunicato, ma neanche troppo, riserva parole dure anche per quelli che dovrebbero essere i rappresentati direttamente eletti dai cittadini, che appoggiano i concetti, ma si dissociano dalle pratiche. Il riferimento è a Luigi Rancoresi e Kristian Gianfreda colti impreparati a parlare di Emergenza Abitativa.  Chi vi scrive la trasmissione l’ha vista e deve osservare che la preparazione sul tema era oscurata dall’eleganza di Camporesi (ho detto tutto).

I ragazzi del Network Casa Madiba, come in altre vicende, si trovano volutamente deformati da retoriche che parlano di anarchia e d’insurrezione, mentre tutto quello che fanno è praticare un futuro migliore. Protesta e Disobbedienza Civile sono mezzi leciti, come dimostrato dalle recenti assoluzioni a formula piena di attivisti proprio del Network. Il problema è che la gente e i politici che corrono dietro alla gente confondono la Legalità, senza tra l’altro considerane i principi evolutivi, con la Giustizia Sociale. Non sono proprio la stessa cosa.

Anyway. La questione è facile. Era stato concordato un rimborso per un lavoro. Di lavoro ne è stato fatto molto di più. Del rimborso neanche l’ombra. Qualsiasi altra considerazione è subalterna a questo semplice assunto.

P.S.

L’atto di disobbedienza, in quanto atto di libertà, è l’inizio della ragione.

[Erich Fromm]

 

@DadoCardone

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Gloria Lisi First.. e poi forse i progetti solidali per sport.

Non lo sapete? Nelle opere di mutualismo e solidarietà esistono le serie come nel calcio. Ci sono progetti di serie A, tirati a lucido dalla propaganda e conseguentemente finanziati, progetti di serie B, che si accontentano del finanziamento standard per mantenere in piedi una qualche tipo di struttura retribuita e progetti di serie C, che combattono i veri nodi, cercano di evidenziarli, ma vengono rimborsati in pagherò, accollandosi etichette da anarco-insurrezionalisti.

Della serie B non parleremo. Servirebbe una puntata di Report per discriminare tra tutte le situazioni che appartengono a questa fascia, perché ne esistono di buone pur nell’ottica emergenziale e di pessime, gestite nella crudezza di un’opportunità qualsiasi. Per quanto riguarda la serie A e la C, invece, possiamo far riferimento a due fulgidi esempi del territorio di Rimini.

Il primo esempio è l’istituzionale “Housing First”, la massima espressione della Pietas comunale, la copertina sulla quale v’è stampata la contrita Vicesindaco Lisi che apre le sue braccia in direzione della miseria umana. Il secondo è quello di Casa Gallo degli attivisti Madibers che, citando Gnassi, si occupano di senzatetto per sport o al massimo per vanità politica. Andiamo però ad analizzare come stanno in realtà le cose.

Housing First

Innanzi tutto bisogna specificare che il nome Housing First non è un’invenzione del Comune di Rimini, né dell’Associazione Papa Giovanni XXIII cui il progetto è affidato. Housing First è un network creato dalla fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora), entità che raccoglie sia elementi di Pubblica Amministrazione che di privato sociale. Lo scopo del Network è fornire una serie di servizi per aiutare gli affiliati a costruire un percorso per senzatetto “dalla strada alla casa”. Tra i servizi citiamo: supervisione, training (anche tramite webinar), pubblicazione sui social del Network, ma anche “Promozione di partnership in chiave nazionale ed europea avvalendosi dei fondi nella programmazione europea 2014-20 nelle proprie articolazioni.”. Insomma… finanziamenti europei.

Intendiamoci tutto perfettamente lecito e degno di lode, d’altronde stiamo parlando di un’associazione che si muove in questo campo da oltre 30 anni. Scendiamo però nel particolare e andiamo a vedere come Rimini ha saputo utilizzare questi strumenti.

Il Comune di Rimini, nello scorso dicembre, ha prorogato di altri tre anni (2017 – 2019) il contributo al progetto Housing First dell’Associazione Papa Giovanni XXIII. Il contributo, che nel triennio 2014 – 2016, fu di 202.500 euro, nella proroga aumenta a 210.000 euro, diviso in tre rate di 70.000 euro ciascuna. Per fare cosa?

La Papa Giovanni sarà capofila di un progetto gestito in collaborazione con la Coop. “Fratelli è Possibile”, che si occupa di manutenzione, la Coop. “Madonna della Carità”, che fornirà beni di prima necessità e l’Onlus “Donarsi”, che fornirà i volontari. Il progetto avrà la finalità di offrire ai senza fissa dimora, stanziali, la possibilità di un inserimento in abitazioni autonome che consentano loro di reintegrarsi riacquistando lo status di cittadini autonomi e responsabili. Detta così… soldi ben spesi!

Ci sono però alcune caratteristiche da considerare. I beneficiari del progetto sono 9 persone. Non 9 persone all’anno, nemmeno a triennio, proprio 9 persone, in quanto, ovviamente, un percorso di riabilitazione per una persona che ha vissuto in strada a lungo, magari con qualche risentimento psichiatrico, è difficile che duri tre anni, soprattutto nell’ottica di ottenere un’indipendenza “autonoma e responsabile”. Sembrerebbe che la spesa corrente, per il progetto riminese di Housing First, sia di 70.000 euro l’anno per nove persone in nove appartamenti, ma non è ancora corretto , poiché è prevista la coabitazione di due o anche tre soggetti. Non si capisce bene il perché, c’è solo un generico riferimento alla ghettizzazione, ma nel progetto si indica chiaramente che gli appartamenti vengono recuperati principalmente nel mercato privato e non nella disponibilità ERP, con relativo aumento dell’onerosità.

Non ho idea se, oltre al contributo del Comune, il Progetto Housing First riminese riesca ad accedere anche ai contributi europei di cui parla il manifesto del Network, ma suppongo che diverse risorse siano necessarie anche per l’assistenza vera e propria, poiché queste persone, magari inserite in percorsi protetti, quale reddito potranno mai produrre? 300 euro al mese? E’ evidente che questo tipo di progetti funziona  meglio nelle nazioni che posseggono un solido reddito di cittadinanza.

Nella redazione del progetto si dichiara anche che il Centro Aggregativo del Progetto Michel Roland si è già dichiarato disponibile ad offrire la possibilità di un percorso lavorativo (nei limiti della possibilità del soggetto). Andando a vedere cos’è il progetto Michel Roland si scopre che la capofila è sempre la Papa Giovanni e che il responsabile ha una mail della Capanna di Betlemme. Niente di male eh… ma un tantino autoreferenziale.

Casa dell’Accoglienza Andrea Gallo (Don)

Nonostante il Comune dichiari che Casa Don Gallo sia nata su propria iniziativa, la verità è che si tratta dell’angolo in cui l’hanno costretto gli attivisti (tra cui senzatetto) del Network di Casa Madiba. Forse qualcuno ricorderà che l’anno scorso, dopo una serie di sgombri ad altrettante occupazioni a fine abitativo, l’Amministrazione Gnassi era riuscita a mettere sul marciapiede una ventina di senzatetto proprio alle porte dell’inverno. Il contraccolpo mediatico fu duro e gli strateghi degli uffici welfare (chiunque essi siano) optarono per un’istruttoria, completamente priva di qualsiasi forma contributiva, a cui far partecipare anche gli “occupatori”, allo scopo di creare un dormitorio autorizzato in via De Warthema. L’unico rimborso previsto erano 15 mila euro ad oggi mai pagati. Capite bene che nessuna delle progettualità del territorio, nessuna delle quali pare possa scendere sotto i 50 mila euro l’anno di spese di personale, poteva permettersi di vincere l’istruttoria. I Madibers, che notoriamente si occupano di senzatetto per sport, arrivarono fino in fondo, accollandosi l’emergenza freddo e trasformandola in accoglienza tout court, per un anno intero, usando esclusivamente proprie risorse.

Non solo. Nel corso di quest’anno hanno offerto percorsi di riscatto, assistenza medica e alla persona come la cura di certa documentazione che un senzatetto, italiano o profugo che sia, è impedito a procurarsi. Questo è il progetto di serie C, quello incredibilmente sotto sfratto perché il Comune (Lisi/Gnassi) non ha risorse per queste cose. Se vi state chiedendo quante persone sono state aiutate, chiarisco che non è facile rispondere perché in pianta stabile sono sicuramente più di 40, ma ne sono passate molte (molte) di più. Le persone cui è stata offerta una doccia, una visita medica, un letto per una notte, un genere di prima necessità, un giubbotto, un paio di scarpe, un aiuto con il permesso di soggiorno…. Beh, quelle non le ha contate nessuno.

Concludendo.

Quest’ articolo non ha lo scopo di mettere in forse l’operato, né la legittimità, di realtà come Papa Giovanni & Friends, anche perché dubito che riuscirei a scalfire il monolitico assetto che occupa istituzionalmente tutti gli spazi disponibili. Per alcuni può essere addirittura una sicurezza, ma facendo una semplice comparazione tra un progetto che costa 70 mila euro l’anno ed aiuta 9 persone ed un altro che a costo zero (volente o nolente, ma sicuramente insolvente) ne aiuta più di 40, si capisce che c’è qualcosa che non va. Se poi consideriamo le veline del Comune con cui s’indica Casa Don Sfratto come uno dei luoghi deputati all’emergenza freddo, siamo automaticamente colti da un senso di confusione inestinguibile.

P.S.

Le persone che lavorano, anche nel sociale, devono essere sostenute per l’aiuto che danno, fosse anche con un semplice rimborso, dunque nessuno si stupisce che (ad esempio) il progetto Michel Roland, su un budget corrente di 167 mila euro, ne spenda 66 mila per il personale. Quello che stupisce è invece il trattamento per chi è costretto a mandare diffide al Comune, allo scopo di ottenere rimborsi stabiliti unilateralmente. Il fatto poi che siano addirittura avversati nello svolgimento di un compito per cui non sono nemmeno retribuiti è veramente un paradosso amministrativo.

(Per chi volesse visionare il progetto presentato: housing first)

 

@DadoCardone

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Giornalismo che fine hai fatto?

accreditostampa

Emilia Romagna: Giornalisti messi nel conto spese a loro insaputa. Analisi della debolezza costituzionale del fu Quarto Potere.

 

Un milione di anni fa (o forse due) facevo l’apprendista presso il Resto del Carlino di Pesaro. Sebbene il Giornalismo, universalmente inteso, non si è certo inventato adesso i suoi vizi e le sue virtù, quella volta v’era un certo prestigio nel praticarlo, anche solamente da apprendista. Ricordo ancora le calorose strette di mano e i cadeaux per la stampa collezionati in quel periodo, sebbene nessuno avesse la minima idea di chi fossi. Non per richieste di qualche tipo, intendiamoci… solo per un tributo dovuto al mestiere.

Una volta, ad una pallosissima conferenza, fui omaggiato di una cartellina di pelle con block notes e stilografica. Avevo fatto fatica a mettere insieme le lire di benzina necessarie per arrivarci a quell’evento e, nel parcheggio, ingranando una retromarcia mi rimase il cambio della 127 in mano.  Capite bene che il regalo, seppur una sciocchezza per le spese dedicate alle pubbliche relazioni a quei tempi, acquisiva un certo peso per uno prendeva saltuariamente 70 mila lire a servizio facendo il cameriere nei catering. Ne fui quasi imbarazzato. Scrissi malissimo della conferenza e, se non ricordo male, non fui nemmeno pubblicato.

Fino ad oggi provavo quasi tenerezza per la mia personale epica giornalistica, ma il fatto che nessuno mi abbia mai messo a mia insaputa come casuale di una fattura per giustificare un rimborso spese… beh, me l’ha fatta rivalutare.

Mi riferisco ovviamente all’articolo del Corriere di Bologna scritto da Anna Budini, quello in cui si descrive il tentativo di Fabio Grassi di coprire illegittimi rimborsi spese. La confessione del capo ufficio stampa, responsabile della comunicazione dell’Apt Servizi, e il conseguente tentativo di mettere tutto a tacere con un paio di bottiglie di vino, avviene come conseguenza di una semplice operazione portata avanti da Raffaella Sensoli in Regione: chiedere un controllo incrociato di spese e causali per gli Educational Tour. Mica i rimborsi Somali di Carmen La Sorella eh, solo soggiorni di lusso per far parlare bene i giornalisti della Riviera.

Una denuncia che, oltre a provocare la minaccia di provvedimenti disciplinari da parte dell’Ordine dei Giornalisti, ha messo in evidenza, come ammette lo stesso Grassi, “una zona grigia” perché “[…]in tutto il mondo funziona così perché le pierre le fai in questo modo. Se i giornalisti li inviti, li devi ospitare. O no?”. Certo.. tutti in hotel di lusso con famiglia a seguito.

Budini scrive l’articolo, Fabio Grassi viene fatto (auto) dimettere, l’Assessore Corsini giura che APT è trasparente e intransigente. E i giornalisti? A parte chi ha scritto l’articolo per ora non si legge di nessuno che condanni apertamente la pratica. Garantismo? Non svegliare il can che dorme? Non saprei. Dall’articolo non ho capito nemmeno se gli altri giornalisti, quelli seduti allo stesso tavolo di Budini e Grassi nel momento della richiesta, hanno accettato le bottiglie oppure no.

Mentre aspettiamo di capire chi, quando, cosa, come e perché, come si usava una volta nel giornalismo, a me, che poi giornalista vero non lo sono mai diventato, non resta che condividere una riflessione. Certamente non si può fare di tutta l’erba un fascio, ma trovo che oggi vi siano un po’ troppi campioni di cattivo mestiere, tanti da minare i fondamentali del fu Quarto Potere. Dalle piccole redazioni locali in lotta per la sopravvivenza, ai leccaculo da massimo sistema (tipo l’Unità), passando per i giornalacci come Libero e il Giornale, che giocano a stimolare i peggiori istinti dei loro lettori con titoli vergognosi, finendo per quelli che si fanno pagare lo status raggiunto con soggiorni gratuiti con consorte e figli a seguito: perché un ragazzo oggi come oggi dovrebbe ambire a fare il mestiere del giornalista? Sicuramente professionisti come Travaglio, Gabanelli, Mercalli e Berlinguer risollevano la reputazione generale lottando contro la rimozione sistematica di qualsiasi tema non faccia piacere all’esecutivo, ma le loro esperienze sono riproducibili a livello amatoriale, con mezzi totalmente gratuiti, senza rischiare di essere inconsapevolmente piazzati nel rimborso spese di qualche carrozzone regionale. Chi oggi  parla con onestà di temi contingenti quali ambiente, immigrazione e lavoro? Blogger, dilettanti della notizia magari, ma tutta gente che si è dovuta inventare uno sfogo per fame di verità. Badate bene, non sto parlando di complotto, perché se il prezzo del silenzio sono delle bottiglie di vino va da sé che i disegni sono piuttosto semplici. Sto parlando di ignavia.

Alla politica come guida abbiamo rinunciato da tempo ed ora al giornalismo, che doveva essere il cane da guardia, hanno dato un guinzaglio corto e una ciotola con il Chappy. Il colpevole? Ce n’è più di uno. Da una parte noi, con il nostro voto (o non voto) e le nostre preferenze di lettura. Vorrei sottolineare che se Tassi del QS si è sentito tranquillo nel titolare “Cicciottelle Azzurre” un motivo c’è. L’altro colpevole è il giornalismo che bada a pubblicare solo cose che è sicuro di vendere, rinunciando ad una propria precisa funzione, il ruolo culturale guadagnato con la Storia e perso miseramente in  nome del “teniamo famiglia”. In sintesi: meglio il culo della Minetti che i risultati di Casa Madiba. Cherchez la femme.

‘Sto cane a forza di mordersi la coda è rimasto solo con le gengive.

P.S.

In Italia mancano giornalisti che facciano la seconda domanda. Cosa intendo? Semplice: il giornalista intervista un politico, fa la sua domanda, il politico risponde. A questo punto il giornalista dovrebbe fare la seconda domanda: “scusi, ma lo sa che questa è una stronzata pazzesca!?” Invece la seconda domanda non viene mai fatta, in questo modo i politici sono lasciati liberi di dire tutte le cazzate che vogliono.

(Daniele Luttazzi)

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@DadoCardone

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Chi ha paura dell’uomo nero?

L’uomo nero del titolo non è l’uomo di colore, intendiamoci. E’ piuttosto quello con la camicia nera, quello che intercetta l’ignoranza nell’aria e la trasforma in una possibilità di riscatto.. il suo riscatto. Pregiudicati per il reato di eversione, unitevi! C’è ancora spazio; sono briciole lasciate da quelli con la camicia verde (ora felpati), ma ce n’è di che arrivare a sera. Basta gridare “Prima gli Italiani!”.

Roberto Fiore, reduce dalla passeggiata di Corso D’augusto, crede molto in Rimini. Forse perché è uno dei pochi posti dove non si ricordano chi sia. C’è poi il fatto che i suoi accoliti da queste parti hanno scoperto la piacevolezza del martirio in favore del lato nero della politica. Loro… perseguitati perché vogliono il bene degli italiani, ma ci pensate?

Proprio in virtù della persecuzione, che li costringe a girare con le catene sotto i giubbotti, il Leader Maximo non tentenna e, non appena l’avvocato dei Forzisti Riminesi riceve cappio e pallottole via posta, si straccia la camicia e offre il petto. Sparate Comunisti! Sparate! Che vi faccio vedere come si parano i proiettili con le bufale.

“Il 29 marzo, annunciamo alla stampa la nostra intenzione di accedere agli atti relativi all’istruttoria della gara d’appalto di assegnazione dei locali, di proprietà comunale, in uso all’ormai famigerato centro sociale da cui partì la spedizione punitiva contro i nostri militanti .Il 2 aprile rispondiamo con una partecipata manifestazione, in cui si toccava con mano la vicinanza dei riminesi al nostro movimento, e, alcuni giorni dopo, il legale che si occupa della vicenda riceve un’ inquietante minaccia di morte che si ispira ai metodi della mafia”.

[Roberto Fiore – latitante per 19 anni]

Coincidenze?” Io non credo…”, direbbe Adam Kadmon, della trasmissione televisiva Mistero. Poi però è lo stesso avvocato dei FN Boys, Pablo De Luca, a dirci come stanno le cose.

“Ho ricevuto una busta con 3 proiettili lunedì  scorso, il 4 aprile, ma 15-20 giorni prima, – dice il legale – ho risposto ad una telefonata di minacce e il soggetto che parlava aveva accento calabrese. Ho pensato ad uno scherzo, in un primo momento, perché si sentivano delle risate in sottofondo poi  sono arrivati i proiettili, ho raccontato tutto alla polizia che indagherà su entrambe le circostanze”.

Potrebbero non essere stati quelli di casa Madiba a spedire proiettili? La certezza si è trasformata in condizionale troppe volte in questa faccenda e, nel caso specifico, direi che l’abbaglio è clamoroso. Per quanto riguarda la mia personalissima opinione non c’è nulla di più triste del cattivo che vuol fare la vittima. Il lato oscuro della forza ha una sua dignità e Il Male ha senso nell’amoralità coltivata, se no si chiama esaurimento nervoso. Che cosa vorrebbe dire altrimenti vestirsi di nero, portare bandiere nere e avercela con i neri? Invidia del Pene?

P.S.

A Robbè… Casa Madiba è stata assegnata con un’istruttoria, non con una gara d’appalto. C’è differenza. Sarà per il prossimo Komplotto Komunista. A noi!

dado

 

@DadoCardone

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II^ Conferenza stampa – Difesa Madiba

Proponiamo in questo post la conferenza del 1° Aprile in versione integrale, con il solo taglio degli spazi vuoti, in modo che chiunque si possa fare una sua idea su quanto detto senza essere in nessun modo distratto dalla sintesi.

Non possiamo però esimerci da un commento, soprattutto dopo aver letto su alcune bacheche Facebook della piazza riminese che la Xenofobia sarebbe “un’opinione” e non una nevrosi che affligge la psiche. Il desiderio di dargli addosso al “Comunista” ha generato un processo mediatico, con tanto di colpevoli già confezionati. Bisogna mettere dunque qualche puntino sulle “i”.

La partenza era stata che 30 estremisti di sinistra, colpevoli di pensare solo agli stranieri, per evidenti scopi eversivi, avevano aggredito 2 filantropi, leggermente di destra in missione per conto di Dio e degli Italiani. Per farlo era stato usato un arsenale, prontamente nascosto nei cassonetti, nonostante si trovassero a 400 metri dalla base operativa, Casa Madiba.

L’arrivo ancora non c’è. Gli Inquirenti, fa sapere la stampa, arriveranno ad una rapida conclusione. Nel frattempo un po’ di cose si sono chiarite da sole.

  • I 30 picchiatori sono ridotti a sei indagati, uno dei quali è Loris, il trapiantato di Fegato che ha preso le prime tre catenate (perché i filantropi notoriamente girano con la catena sotto il giubbotto) e che, a sua volta, ha sporto denuncia.
  • “L’arsenale” era composto da un manico di Mocio. Catene, mazze o spranghe non ne facevano parte. Le uniche catene, come detto, erano dei filantropi e sono stati gli stessi Madibers ad indicare ai Carabinieri il cassonetto dove trovarle.
  • 12896259_10209341843008841_749825450_o (1)Tanto ai Madibers, quanto ai Forzanovisti, sono stati sequestrati i cellulari per ottenere ulteriori elementi d’indagine. Qualcuno sostiene che quelli di FN li hanno consegnati spontaneamente, altri, sempre di Forza Nuova (salvo che non fossero comunisti travestiti), sostengono il contrario.

Ci sono poi altre cose meno chiare. Tipo: chi ha concesso il permesso ad una formazione di estrema destra, palesemente ispirata ai principi Fascisti, di mettersi fuori da un supermercato a 400 metri da un luogo di ricovero e assistenza, tra gli altri, anche di extracomunitari? Il Comune nega di aver mai ricevuto richiesta di un permesso del genere, tantomeno di averlo concesso.  L’ha fatto la Questura? Se sì, perché il luogo non era presidiato? E ancora… il Segretario Nazionale di FN Roberto Fiore, già condannato per Banda Armata e associazione sovversiva, chiama l’adunata a Rimini per “espulsione a furor di popolo” … Prefetto, Questore e Sindaco intendono concedere spazio a questo tipo di manifestazioni? E infine, fatti i dovuti distinguo e ripudiato l’atto di violenza, la politica Riminese dove è finita?

Il politico che ostenta Antifascismo di maniera è come il pescatore che si vanta di quanto era grosso il pesce che gli è scappato.

P.S.

Casa Madiba risponde all’adunata di Forza Nuova con “Open Day”, una giornata per spiegare le attività solidali messe in campo ogni giorno, ma anche una festa con grigliate, mercatini e musica dal vivo. Cedere ad una provocazione xenofoba e razzista può succedere a chiunque, riscattarsi mostrando la vera natura della solidarietà, invece, non è cosa comune.

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@DadoCardone

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Conferenza Stampa: Casa Madiba risponde alle accuse.

A seguito dell’accusa di aggressione premeditata, nei confronti dei Militanti di Forza Nuova, Manila Ricci e i ragazzi di Casa Madiba dicono la loro sulla provocazione, sulle armi e sulle prossime iniziative contro le spinte fasciste e leghiste.

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Prima gli Italiani – le conseguenze.

Continuano le provocazioni. Bisogna capire però il trauma di Forza Nuova. Lo sciovinismo, quando interviene un consistente cambiamento nella  società, ti fa perdere il contatto con la realtà. Brutto. Soprattutto per chi dedica tutta quella rabbia nel recintarsi in qualcosa che non esiste.

La realtà è crudele e non le importa se hai passato il tempo a stirati la bandierina. Là fuori dalla Conad, ad offendere extracomunitari, i Forzanovisti si sentivano benedetti dallo slogan “Prima gli Italiani”, panacea politica, imbottitura nelle mutande di chi, culturalmente, ha poco da esibire.

Basterebbe leggere i dati Inps del 2015 per capire che se non ci fossero gli stranieri gli Italiani avrebbero possibilità in meno e non sto parlando “banalmente” del fatto che l’80% della frutta e verdura che passa sulle tavole è stata raccolta da uomini di colore, schiavi informali della povertà. Voglio invece sottolineare che tra Inps e Irpef gli immigrati regolari hanno versato alla Comunità 15 miliardi e se ne sono ripresi, in servizi e previdenza, circa 13. Nella differenza tra le due cifre tutta la miopia di certi atteggiamenti, che mirano a ghettizzare contrapponendosi a percorsi di integrazione.

Loro però,  quelli che “quando c’era lui i treni arrivano in orario”, ci tengono terribilmente allo slogan. Fatto sta che, dopo essersi innocentemente accesi una sigaretta nella polveriera di Via Dario Campana, hanno saltato il fosso e sono andati ad affiggere il loro motto proprio sui muri di Casa Don Gallo. “Prima gli Italiani”. Chissà che spiegazione si sono dati i non pochi  Italiani che, tra gli altri, hanno trovato un tetto quest’inverno proprio nello spazio più importante conquistato da Manila e compagni. Devo chiedere… ma, secondo me, avranno pensato ad una specie di classifica per l’utilizzo delle due docce che si dividono in 40.

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Questa è una delle provocazioni. Ce ne sono state e ce ne saranno altre. D’altronde stiamo parlando di persone il cui inveterato odio, per sinistre ed extracomunitari, ha già portato a pene piuttosto sostanziose in giudicato. Basta leggere le dichiarazioni del Segretario Nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore, per capire che la storia non è finita.

“Saremo a Rimini già da sabato prossimo alle 11.00, probabilmente in piazza Cavour ad insegnare ai coraggiosi del 10 contro uno che il loro tempo è ormai scaduto, al Comune ed al Sindaco che pagheranno in questa campagna elettorale il fatto di aver concesso uno spazio ai delinquentelli del Mandiba e agli extracomunitari, nuove truppe ascare dei centri sociali. Per chi è responsabile di violenza ci sarà l’espulsione a furor di popolo”.

Questa  l’intenzione.. ma la mia parte preferita resta la frase in cui ci insegna che  “l’ignavia del sistema è pericolosa quanto la violenza stessa “. Ho idea che il Questore non gradirà quest’impulso pedagogico. Non bastasse tutto ciò c’è anche un’insistente azione web che crea falsi post (fake in gergo) attribuiti a Casa Madiba Network, tendenti a dimostrare che i Madibers sono niente popò di meno che Brigatisti (!). Sulle pagine di Osservatorio Anticomunista e dalla tastiera di Roberto Lo Giudice (il Bruce Lee della catena) appare il post manipolato che potete vedere negli screenshot. Creativi… poi c’è la diffamazione aggravata, ma quella è un’altra storia.

Falso
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Falso
Falso

Originale
Originale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ora.. sarà la Pasqua, sarà che sotto elezioni anche quelli di Forza Nuova diventano voti per le liste in cerca di una dimensione, ma non sto vedendo una grande reazione politica. Sarebbe utile prendere una posizione prima di Sabato, sapete com’è… “l’espulsione a furor di popolo” non è che sia esattamente prevista dal Trattato di Dublino. Una posizione sembra averla già presa invece la stampa che ha deciso chi sono i colpevoli: Casa Madiba ovviamente. E’ notizia di oggi che sarebbe stato ritrovato l’arsenale “Comunista” nei cassonetti. La notizia vecchia di tre giorni, ossia quella secondo cui sono stati gli stessi ragazzi di Casa Madiba ad indicare ai Carabinieri i cassonetti dove i “Filantropi” avevano buttato le loro catene, non andava bene. Poco coreografica. Oggi i Madibers chiedono replica e indicono una conferenza stampa, per dare la loro versione dei fatti. Chissà se c’è ancora spazio per quella.

P.S.

Cari ragazzi, io a 17 anni e un mese con i partigiani ho visto nascere la democrazia, ora che sono vecchio devo vederla morire? La speranza siete voi, restiamo umani!

[Don Andrea Gallo]

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@DadoCardone

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Homeless Christmas

don_andrea_gallo_morto_oggi-630x365Dopo l’assegnazione dell’Ex Caserma dei Pompieri in via Dario Campana i ragazzi di Casa Madiba Network, o per essere formalmente più corretti l’Associazione Rumori Sinistri, ottengono l’assegnazione di un’altra istruttoria lanciata dal Comune. Questa volta il progetto da presentare riguardava l’emergenza freddo, ossia la predisposizione di un ricovero notturno dove accogliere una quarantina di senzatetto da qui ad aprile.

Per fare questo è stato messo a disposizione un immobile in via De Warthema, facente parte del patrimonio comunale ed un contributo complessivo di 15 mila euro . A quanto c’è dato sapere hanno partecipato all’Istruttoria la Comunità Papa Giovanni XXIII, l’Associazione Madonna della Scala e, come già detto, l’Associazione Rumori Sinistri.

Fino a qui quello che si può ricostruire dai comunicati ufficiali. Poi però c’è qualcuno, tra i quali noi di Citizen, che si fa delle domande… per cui ci perdonerete se ci addentriamo in una ricostruzione un po’ più completa.

Come mai viene ripresa quella che è senz’altro una necessità, ma abbandonata ormai due anni orsono? Il fatto che l’anno scorso, in un inverno non certo freddo, siano morte in giro per Rimini più di sei persone, senza una casa, avrà avuto il suo peso (almeno speriamo che sia così). Ci sono però anche altri fattori che potremmo definire più… mediatici.

Da questa primavera il “Carrozzone Rosa” ha una spina nel fianco, una in più. Si è scoperto che l’Emergenza Abitativa non riguarda solo le canoniche ridistribuzioni di contributi per combattere la Povertà. Ci sono persone che, incredibile ma vero, non hanno una residenza, né un domicilio e, di conseguenza, non possono accedere a ciò che l’Amministrazione riceve e ridistribuisce. Sono gli Homeless, i senzatetto e i motivi per cui sono in strada sono sì svariati, ma riconducibili ad un sistema inadeguato ai tempi.

Come si è fatta questa scoperta? Quei pazzi di Casa Madiba si sono messi ad occupare immobili abbandonati per metterci dentro gente presa dalla strada. Giusto? Sbagliato? Il tema è stato sollevato. Le politiche emergenziali non bastano più e ora l’argomento sono diventati i programmi a medio e lungo termine da mettere in campo.

Ora. E’ evidente che l’Amministrazione è rimasta indietro su questo argomento e, nonostante i fondi che ha a disposizione, per risultati che non manca mai stucchevolmente ribadire, continua a rispondere in perenne emergenza e con politiche di puro assistenzialismo. Lo si vede anche in quest’occasione. L’occupazione” illegale” di Villino Ricci, con i suoi programmi di riscatto sociale e le sue raccolte di mezzi gestite dagli stessi senzatetto è stata sgombrata. I suoi 15 abitanti hanno preso il posto di altri 15, che avrebbero usufruito delle strutture canoniche, vivendo giornate di nulla, aspettando l’incombente momento in cui sarebbe arrivato il tempo di tornare a dormire in un treno… o chissà dove altro.

Non lo sarà, ma questa istruttoria sembra tanto il tentativo di parare il nuovo rovescio mediatico, causato dal ritorno in strada (per la terza volta) proprio di quei 15. Che fare? Un Dormitorio: Minima spesa massima resa.  Quindicimila Euro, un po’ di brande e magari s’invita alla partecipazione quei rompiballe di Casa Madiba. Se non accettano glielo si rinfaccia, se accettano legittimano il progetto del Comune.

C’è da scommettere che però non andrà così liscia. Già il nome che Rumori Sinistri ha dato alla nuova assegnazione fa intuire che non sarà così. Chiamare un dormitorio “Casa Accoglienza Andrea Gallo (Don)”, fa capire che il progetto sarà diverso dalla semplice risposta ad un’emergenza.

Un’ultima nota. La preoccupazione di rovescio mediatico è abbondantemente segnalata del comunicato consegnato a News Rimini, prima ancora di dare la notizia agli interessati, che hanno dovuto aspettare un giorno oltre la data prestabilita.

P.S.

La Casa Accoglienza Andrea Gallo (Don) accoglierà i suoi ospiti il 24 di Dicembre. Se volete andarli a trovare non seguite la Stella Cometa… magari vi va meglio se date un occhio ai fumogeni.

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Ritorno al Passato.

Nei giorni in cui in Italia si torna a discutere animatamente del diritto di legittima difesa, a Rimini torna in auge Casa Madiba Network, che si occupa di chi una difesa non ce l’ha contro nulla, nemmeno contro la negazione dei più elementari diritti. L’Ex Caserma dei Pompieri abbandonata in Via Dario Campana viene riassegnata, o meglio riconsegnata, a chi ne aveva fatto un faro nella nebbia per molti.

Forse non tutti ricorderanno che, in piena emergenza abitativa, con Rimini prima in Italia nella classifica degli sfratti, erano state sgombrate due occupazioni a fine abitativo, mettendo 17 persone in mezzo alla strada senza altra alternativa che una nuova occupazione, quella del Villino Ricci.

Il tema della legalità, o meno, di un’occupazione, anche se a fini abitativi, scosse la coscienza di molti Riminesi, fino ad allora inconsapevoli che gli immobili abbandonati della loro città erano comunque abitati dall’umanità invisibile, quella che si preferisce non vedere.

Se proprio vogliamo dirla tutta (e noi di Citizen abbiamo questo vizio) esistono anche dei precedenti giudiziari che smontano, a determinate condizioni, l’illegalità di un’occupazione. Ad esempio la sentenza n. 35580  del 26 settembre 2007, in Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione a Roma, proprio per un caso di occupazione abusiva ha decretato che:

«Rientrano nel concetto di danno grave alla persona non solo la lesione della vita o dell’integrità fisica ma anche quelle situazioni che attentano alla sfera dei diritti fondamentali della persona: pertanto, rientrano in tale previsione anche quelle situazioni che minacciano solo indirettamente l’integrità fisica in quanto si riferiscono alla sfera dei beni primari collegati alla personalità, tra i quali deve essere ricompreso il diritto all’abitazione in quanto l’esigenza di un alloggio rientra fra i bisogni primari della persona».

Sempre parlando di legge e legalità poi il 2 luglio scorso veniva rigettata la richiesta di sequestro del Villino Ricci in quanto la Dottoressa Sonia Pasini, lungimirante Giudice per le Indagini Preliminari, considerò gli occupanti in effettiva trattativa con l’Amministrazione. Il che vuol evidentemente dire che, pur riconoscendo il fumus delicti, esistono contingenze per cui la legge prevede alternative a se stessa. Se lo segni chi fa finta di non saperlo.

Chi ha fatto molto finta di non sapere le cose è stato il prode Primo Cittadino che ha allargato le braccia in Consiglio Comunale affermando di non poter far nulla per assegnare l’immobile a chi ne aveva bisogno, dopo che la sua amministrazione ne aveva incoraggiato il defenestramento. Improvvisamente si è persino preoccupato della Corte dei Conti, entità di cui non sembrava curarsi prima di redigere la lettera di comarketing per Aeradria o di assegnare il generoso contratto C a Sergio Funelli, capogabinetto senza laurea. Situazione per cui proferì la sibillina frase:

“teatrino in cui rispettare la legge non garantisce che non la si violi”

Per il caso della Caserma in via Dario Campana, si diceva, in prima istanza fu ritenuto necessario persino un bando.. cosa che avrebbe fatto diventare Rimini detentrice di un primato: la prima città al mondo dove dei disgraziati senza una casa, ne la possibilità di affittarne una,  hanno partecipato ad un bando (magari europeo) per riprendersi l’occupazione abusiva da cui erano stati cacciati. Della serie ho visto cose che vuoi umani….

Fortunatamente una robusta pressione politica da parte della Minoranza ha ricondotto l’Assessorato competente a più miti consigli. E’ stata infatti predisposta un’Istruttoria a cui hanno potuto partecipare anche i ragazzi di Casa Madiba Network, tramite l’associazione Rumori Sinistri. Sempre per dirla tutta: l’intenzione non era proprio di riassegnarla ai precedenti occupanti, infatti al primo turno dell’istruttoria si sono presentate tutte le associazione “allineate” di Rimini e provincia. Che poi, una volta capito che il progetto oltre a presentarlo bisognava autofinanziarselo, siano spariti tutti… beh di sicuro non sembrava essere nelle speranze dell’Assessore Lisi.

Nel pomeriggio del 21 settembre, alla vigilia dei 30 anni di Ritorno al Futuro, Casa Madiba Network, legittimata dalla legge oltre che dal cuore, ha ripreso possesso del suo passato. Senza nemmeno dover indossare una pettorina CIVIVO.

P.S.

Una nota a margine. Noi di Citizen eravamo presenti alla consegna delle chiavi e abbiamo fatto un giro per i locali. Se i 50 mila euro li avessero dati a chi si è sempre occupato della caserma forse si sarebbero visti di più. Una pitturata, un impianto elettrico a norma e un dispendioso impianto a condizionatori d’aria, senza predisposizione per fonte rinnovabile, sembrano serviti più che altro a dissimulare la confusione procurata.

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@DadoCardone

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Lei non sa chi sono io.

IMG_5089-CopiaPromemoria. A Rimini, ci sono persone che muoiono di freddo e di stenti per la strada. So che siamo a settembre e fa ancora caldo, ma ve lo dico prima, per evitare la sorpresa delle sei  persone morte questo inverno. Posso chiamarle persone anche se molti sono di colore vero?

In mezzo a tutto questo ci sono entità, oltre a quelle istituzionali o istituzionalizzate, che si prodigano per dare una mano, tra questi i Madibers. Qualcuno pensa che non lo debbano fare perché agiscono in modo non convenzionale… come se una situazione non convenzionale potesse essere risolta da un’abitudine.

La Storia ci dice invece che il tipo di associazione non istituzionale sorgono sempre in periodi come questi. Nell’epoca moderna mi vengono in mente le SOMS (Società Operaie di Mutuo Soccorso) nate, nella loro forma originaria, per sopperire alle carenze dello Stato Sociale e come reazione al clima poliziesco della Restaurazione. In seguito furono regolamentate dalla legge.

In un certo senso è un po’ quello che sta accadendo a Rimini in questi ultimi mesi. Esistono delle esperienze, come quella di Casa Madiba, che svolgono azione di mutuo soccorso con il metodo delle occupazioni abitative. La prima esperienza, la caserma dei Pompieri, quella della formazione di Casa Madiba Network, sta vivendo un iter piuttosto strano. Riassumiamolo brevemente.

A Primavera di quest’anno l’azione attiva di Casa Madiba necessita di più spazio. Rimini è prima in Italia per richieste di sfratto, la gente per la strada aumenta, le file alle mense dei poveri si allungano. Il rapporto sulla povertà della Caritas rivela quanto siano aumentati i pasti serviti. L’Amministrazione comunale è sorda a qualsiasi richiesta che non sia da parte di entità allineate. I Madibers occupano l’ex palazzina dell’Enel, in stato di abbandono, covo di tossici e deposito di refurtive, ma proprietà privata.

Quella scelta, contro cui molti si scaglieranno in maniera veemente, si può considerare oggi come un bengala sparato nel mezzo di una notte buia. Parliamoci chiaro.. il bengala non è che si sia acceso proprio subito, infatti i Madibers si sono visti sgomberare sia dalla palazzina ex Enel che dalla caserma abbandonata dei pompieri, ma da quel giorno in poi si è cominciato a parlare più seriamente dell’argomento Emergenza Abitativa.

Nel frattempo i ragazzi di Casa Madiba hanno dovuto occupare un altro immobile. (Uso il verbo “dovuto” perché nello sgombero di un’occupazione abitativa c’è parecchia gente che finisce per strada e potete star sicuri che non vanno a finire certo a casa dell’Assessore al Welfare.). Il Villino Ricci, anch’esso vergognosamente abbandonato,  viene riqualificato per ospitare una popolazione che attualmente ammonta a 17 persone. Poveri, sfrattati, immigrati, dimenticati.

 L’Amministrazione, in questi mesi,  in un maldestro tentativo di recuperare un aspetto di sinistra e pressata da una richiesta di apertura delle minoranze, intavola un’istruttoria per riassegnare lo stabile sgombrato in via Dario Campana a cui partecipano gli stessi Madibers, confermandosi gli unici ad avere interesse e un progetto per l’ex caserma.

Questo, a grandi linee, quello che è successo fino ad ora e che più o meno tutti gli interessati conoscono. Ovviamente abbiamo tralasciato un sacco di vicissitudini. Un po’ perché ne abbiamo già parlato, ma soprattutto perché esiste una vicissitudine più grande. Infatti, da quanto riportato nel sito ufficiale di Casa Madiba Network, veniamo a sapere che alcuni attivisti sono stati convocati presso la caserma della Polizia Municipale e li informati che se non abbandonano il Villino Ricci entro il 30 Settembre verrà messo in forse l’iter di aggiudicazione dell’Ex Caserma dei Pompieri.

Ora. Il metodo si commenta da solo. Credo classifichi in modo pessimo l’intera catena decisionale che ha portato a pensare che con questa specie di ricatto si possa ottenere un atteggiamento più collaborativo. E’ evidente che quanto determinato da Sonia Pasini, illuminato GIP del Tribunale di Rimini, ha messo così in crisi le certezze degli adoratori del manganello da costringerli alla minaccia nella discrezione dei propri uffici. Ma la vera considerazione è che queste persone si stanno occupando di qualcosa che manca, perché fare loro la guerra invece che cercare la loro collaborazione (Gratuita)?

Tutta questa faccenda assomiglia più ad una presa di posizione di qualche dirigente che ad una seria necessità. Forse qualcuno si è preso un Vaffanculo che non ha digerito ed ha deciso di rispondere con un: lei non sa chi sono io. L’unica cosa sicura è che non è con gli sgomberi e le minacce che si risolvono le emergenze abitative. La strada è aumentare i fondi per il Welfare, individuare i luoghi abbandonati da poter riqualificare e dedicare al problema, investire in progetti di volontariato seri (non in pettorine da Selfie per CI.Vi.Vo).  Molti Comuni in Italia hanno intrapreso questa strada consci che la portata di questa emergenza e ancora lontana dall’affievolirsi, a Rimini (guarda un po’) siamo ancora lontani da capire il problema.

P.S.

“Badate colonnello, io ho carta bianca”

“E ci si pulisca il culo!” [Antonio De Curtis]

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@DadoCardone

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Bücherverbrennungen

Delle volte ci si prova a credere che siano delle persone normali, come te, che non agiscano guidati dalla cattiveria. Poi ti cancellano il murales di casa Madiba alla vecchia caserma dei pompieri e allora ti chiedi cosa vuol dire un’azione del genere.

Vuol dire che sono contro i Murales? Di sicuro no, visto che ne abbiamo di enormi al cantiere del Teatro, a Borgo San Giuliano in memoria di Fellini, lungo il Porto Canale e chi più ne ha più ne metta. Forse vuol dire che nella loro distrazione istituzionale non riconoscano cosa rappresenta un murales e non lo identificano come forma d’arte? Anche questo è poco probabile giacché si stimano di avere un Eron tra i loro concittadini. Che sia perché il murales in oggetto trasmetteva un messaggio sbagliato, magari discriminatorio? Non può essere nemmeno questo, visto che erano rappresentate delle case, un simbolo il cui significato non può essere equivocato nemmeno impegnandosi.

Personalmente un’idea di cosa significa un atto del genere me la sono fatta. Significa che sono proprio stronzi. Dietro la scusa “come prima non va bene, riqualifichiamo e facciamo le cose in regola”, si nasconde il desiderio di cancellare qualsiasi cosa li metta in ombra. E’ evidente.

11863339_873146812766605_4311909976182615834_nNon avrei questa sicurezza se avessero lasciato il murales, ma così è troppo palese. Casa Madiba era una vecchia caserma dimenticata, come innumerevoli altre proprietà del Comune. I ragazzi di Casa Madiba Network l’hanno elevata all’uso per il quale è stata istruita quest’ultima istruttoria …. E tu cosa fai? Cancelli il simbolo della riqualificazione morale di quel luogo? Volevi proprio sterilizzare eh! Volevi mettere in chiaro che a Rimini il business dell’ospitalità è roba tua.

Questo è anche un brutto segno riguardo all’assegnazione dello stabile riqualificato … che poi vorrei proprio capire quali sono queste opere di riqualificazione visto che l’unica cosa vista fin’ora, la mala pittata, ha più che altro squalificato. E’ un brutto segno perché sembra già indizio della forte volontà di cancellare quell’esperienza e non di riassegnare a chi aveva lasciato il segno in quel posto (se no il segno lo lasciavi).

Devo dire che, come al solito, è stata usata scarsa intelligenza politica, ma questo è un fatto usuale per chi è cresciuto politicamente nell’assenza del confronto. Assessore Pulini, lei non dice niente? A quando un bel falò di libri che dicono cose diverse da quello che sostiene il PD?

P.S.

«Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini » [Heinrich Heine]

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@DadoCardone

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Rimini Calling – Pulire il cielo con un mocio.

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Foto di Eleonora Della Vittoria

Entro a Villa Manzi che è tardo pomeriggio. Municipale e Questura si sono appena ritirati augurando buon proseguimento. Sulla porta c’è Vera, una bambina bionda di 5 o 6 anni, che punta un mocio verso le nuvole e afferma di voler pulire il cielo. Lei è una delle cose che ricorderò di Rimini Calling e alla domanda “What for?” risponderò: per pulire il cielo con un mocio. Non è sterile romanticheria, è proprio la dimensione dell’impresa.

A Rimini, bisogna ribadirlo onde evitare di prendersi per il culo da soli, la legge non è uguale per tutti. O meglio, lo sarebbe anche, ma bisogna ricordare che è uno strumento e, come tale, può essere usato in maniere diverse a seconda delle convenienze, delle pressioni e delle abilità degli avvocati.

Nella modesta attività di osservatore amatoriale mi è capitato più di una volta di vedere completamente ribaltate situazioni che davano speranza di legittimità a ricorrenti non potenti. Ricordo con particolare fastidio il caso dell’abitazione di Walter Moretti. Il Tar aveva sentenziato che parte della sua proprietà non potesse essere demolita per il fatto di trovarsi in una occupazione di provvisoria di cantiere, ma il GIP ritenne che il firmatario di quella sentenza non voleva dire quello che aveva detto e venne buttato giù tutto per far spazio al TRC. Non sfuggì a nessuno dei coinvolti l’ingiustizia di quell’atto, come pure improvvisamente fu molto chiaro quanto potesse essere prevaricante una pressione politica.

La cronaca ci mette in questi mesi di fronte ad un caso dissimile per dinamiche, ma non meno perplimente. Due fatti in realtà. Entrambi molto noti all’opinione pubblica, anche se poi magicamente invertono il loro valore  nella percezione e nelle somministrazioni di pena. Il Coconuts, la cui soglia ci viene raccontata come approdo di tre diverse organizzazioni criminali e Casa Madiba occupata per esigenze di Emergenza Abitativa. Per il locale notturno un provvedimento elevato chiamando in causa l’articolo 100 del TULP viene dimezzato da 30 a 15 giorni dal TAR, mentre per il Centro Sociale, dopo uno sgombero a tempo record, un mese di presidio di Polizia fino al dissequestro. Fuori dal Coconuts (le indagini chiariranno se anche dentro) un kg e mezzo di cocaina a notte, dentro Casa Madiba assistenza ai senzatetto. Pare solo a me una stortura?

Di sicuro sembra una cosa strana che Gnassi e la sua  Giunta, pronti ad intestarsi anche le giornate di sole, sulla grande operazione antidroga abbiano fatto scena muta. E’ evidente che pur di non mollare l’osso della Molo Street Parade, manifestazione per limitrofi che occupano più la macchina che le stanze d’albergo, si è disposti a sopportare anche l’accostamento al malaffare più pernicioso in assoluto: il Narcotraffico. D’altronde fu lo stesso Primo Cittadino a paragonare Rimini ad una Miami dell’Adriatico… per quanto riguarda il traffico di stupefacenti ha proprio indovinato.

L’impressione è che anche Rimini faccia fatica a scegliere, inibita da un malinteso amor per l’indotto turistico, senza contare che sono proprio questo genere di situazioni ad affossare una Riviera in curva negativa da tempo immemore. Sappiamo per certo, se n’è parlato anche in un apposito Consiglio Comunale Tematico, che vi è una massiccia infiltrazione delle Mafie nel panorama degli  Hotel della costa. Sappiamo anche, proprio grazie all’operazione “Titano“, che la vendita e l’uso di droghe ha superato il livello di guardia e che, probabilmente, questo commercio è finanziato dall’altrettanto visibile sfruttamento della prostituzione. La gente si muove per contare gli stranieri nelle case Erp e poi va a mangiarsi  piada e sardoncini nella piazza dello spaccio, facendo finta di niente.

Ecco perchè l’iniziativa Rimini Calling appare una fatica improba. Intendiamoci, questo non significa che non abbia effetti. Anzi.  L’occupazione di Villa Manzi, meglio definita come TAZ (Zona temporaneamente autonoma), è stata principio di reazioni a catena su più livelli. Molti hanno tentato di leggerla senza peraltro fare la cosa più ovvia, andando in apprensione. Se fossero semplicemente andati ad assistere avrebbero scoperto cose interessanti ed evitato di ipotizzare attentati alla Molo [Tanti Selfie per Gnassi] Parade. Rimini Calling è stato un laboratorio di condivisione, discussione, performance, ma soprattutto una fucina per ragazzi che hanno parlato di lavoro, di scuola, di Europa ed hanno trovato il loro modo produttivo di esprimersi. Questo ovviamente avrà delle conseguenze.

Personalmente ho molto gradito la performance dei Pippatori con centoni giganti fuori dal Coconuts, un modo efficace per dire che non tutto può passare sotto silenzio o, ancora peggio, sotto la perniciosa stupidità per cui si va a protestare contro l’extracomunitario, ma se ti infarinano la stagione chissenefrega.

P.S.

“Essere giovane e non essere rivoluzionario è una contraddizione perfino biologica.” [Salvador Allende]

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GoPDeep – Risucchiati dal Rimining.

Logo-PDMolto spesso, su queste pagine, si è letto di quanto il Partito Demokratiken sia abile a mettere il cappello della propaganda su lavori realizzati da altri o su situazioni preesistenti. Tipico esempio ne è la Notte Rosa posizionata nel primo fine settimana di luglio, una data che si riempirebbe da sola anche se fossimo sotto quarantena, ma colorata di rosa fa menar grandi pacche sulle spalle ai pavidi ministri del divertimento.

Oggi però vogliamo raccontare di chi quel cappello se lo fa mettere in testa e di chi invece no. Per far questo parleremo di artisti,  ma prima ancora un passo indietro, nella cronaca di questi ultimi mesi.

Di recente Andrea Gnassi, Primo Cittadino di Rimini, puntino sull’asse dell’Adriatico, ha parecchio compiaciuto il suo elettorato di estrema destra, sgombrando occupazioni a scopo abitativo con atteggiamento antisommossa. Immaginiamo che Forza Nuova abbia mandato telegrammi di congratulazioni (se non l’hanno fatto sono stati dei maleducati dopo tanto sforzo). C’è però un piccolo dilemma. Il Sindaco in questione sarebbe, sulla carta, un rappresentante del Centro Sinistra (qualsiasi cosa esso sia) e a seguito dell’uso del manganello più di qualcuno, anche se profondamente affezionato alla poltrona, ha dovuto dissociarsi. Oltre alla naturale emorragia di consensi dovuta ad un leader nazionale seriamente disturbato, si associa localmente una perdita di identità che provoca importanti distinguo. Un bel problema così vicino alle prossime elezioni Amministrative.

A questo punto, come è ovvio che sia per gente che del “fare” ha presente solo la parola negli slogan, è partita l’operazione propaganda per cercare di recuperare un aspetto di sinistra… anche perché, se ti fai cacciare dalle feste dell’Unità, poi la salsiccia te la fanno mangiare solo quelli del Sudtiroler Volkspartei. Oltre all’estenuante lavoro di inauguratore della qualsiasi, pare (e dico pare) che settimana scorsa abbia inaugurato anche delle strisce pedonali, il Taglianastri sembra veramente deciso ad attribuirsi  molto di più che l’ordinaria amministrazione. I suoi soldatini hanno cominciato a parlare di “Democrazia dal Basso” e badate bene che non intendevano quanto bassa sia la loro considerazione della stessa.

Non hanno capito bene come si fa, infatti postano foto su Facebook, con scarpe da ginnastica e camicia fuori dai pantaloni, mentre sono tra loro, ma con didascalie tipo “un po’ di sana democrazia dal basso” e l’espressione tipo “speriamo non sia qualcosa che ho toccato“. Per loro fortuna, tra le menti di supporto, vi sono eminenze grigie che hanno ben presente la tecnica dividi et imperam nella versione RazzianaCaro amico fatti li cazzi tua“, pratica che consente di intestarsi addirittura occupazioni “artistiche”. Sembra più complicato di quello che in realtà è, non vi preoccupate, ma per capire bene prima un  altro piccolo flashback.

“[…] Tant’è che procederemo alla messa in sicurezza dell’edificio, per poi poterlo affidare con questi scopi attraverso l’unica possibilità che un comune ha, che è l’Evidenza Pubblica.”

Queste le parole di Gnassi, in Consiglio Comunale parlando dell’ex sede di Casa Madiba Network, l’ex caserma dei Pompieri in via Dario Campana. Parole declinate con una tale decisione che quasi ti convinci dell’inesistenza di altre possibilità… poi però se ci si informa si scopre che esistono altre eventualità, tipo dare l’uso del Molo, o Palata dell’Anima come la chiama lui, ad un privato che non si era accorto di avere sulla soglia del suo locale tre diverse organizzazioni criminali, che facevano il bello e il cattivo tempo, ma soprattutto facevano “nevicare. Questo però è l’esempio più eclatante, andiamo più in profondità. Go deeper.

Andando a curiosare fra le trame del Rimining infatti si scopre l’esistenza di una Compagnia Teatrale che da diverso tempo sa di aver in concessione il redivivo Cinema Astoria per una serie di eventi. Almeno da maggio, secondo il sito ufficiale dei Motus. Chi sono costoro? Sigismondo d’Oro 2007, dalle mani di Ravaioli, e destinatari di quasi 87 mila euro di finanziamenti pubblici tra il 2013 e il 2014 (almeno secondo l’Albo Pretorio del Comune di Rimini), rappresentano il teatro rivoluzionario, ma allineato… una contraddizione in termini? Per qualcuno sì e il workshop di questi giorni, al recuperato Astoria, stride come unghie su una lavagna. Il Progetto, legato al Festival di Santarcangelo e chiamato GoDeep, vorrebbe essere rifondazione artistica e rilettura dello spazio pubblico, una “riscrittura dal basso“, come si legge nei programmi.

Ora. Scusate lo sfogo molto rustico e poco Deep, ma questa “chiamata alla resistenza” nei modi, ne i termini e negli spazi assegnati dal PD, sembra un po’ una presa per il culo. Soprattutto con una Rimini ancora echeggiante di sgombri e manganellate. Il messaggio sembra essere: l’occupazione per necessità è un reato severamente punito, ma se occupate in modo carino poi ci facciamo dei selfie insieme. E insomma… che sono ‘sti indigenti sempre in mezzo alle balle!

Poco male. Fortunatamente c’è una parte di Rimini, autoctona o meno ha poca importanza, che si ricorda di calpestare un suolo realmente rivoluzionario, quello della Notte descritta da Giuseppe Mazzini, dei Tre Martiri, di Andrea Costa e di Fellini. E’ un suolo che provano ad intestarsi in molti pensando che basti parlare di antifascismo, senza considerare che il fascismo è un sentimento sciovinista che si diffonde nel momento in cui vengono meno autentiche pratiche democratiche, come il semplice confronto tra le parti e che non pretende un saluto romano per essere reale.

rimini callingLa parte di Rimini che capisce l’inutilità di raffigurare un progresso solo formalmente, quando poi nella realtà si è addirittura sponsorizzati da chi tiene in piedi il regresso (a manganellate), ha organizzato per il fine settimana della Molo Street Parade, una contro manifestazione che invece di appecorarsi (passatemi il termine), chiama alla reale partecipazione tutta la varietà umana, dall’artista al senzatetto, dallo studente alla casalinga, chiunque voglia rappresentare, interpretare, sperimentare o raffigurare forme di autodeterminazione che veramente siano alternative alle pratiche amministrative fin qui viste.

L’evento si chiama Rimini Calling ed è inutile dire che noi di Citizen lo preferiamo al fighetto GoChic. Rimini Calling – What for? – promette performance interdisciplinari in luoghi e tempi a sorpresa. Per avere gli aggiornamenti del caso basta cercarli sullalla pagina Facebook a questo link: https://www.facebook.com/pages/Rimini-Calling/917422221614158?sk=timeline  e… lasciatevi contaminare.

P.S.

“L’arte e la rivolta non moriranno che con l’ultimo uomo.” [Fedor Dostoevskij]

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@DadoCardone

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‘Na birra e un kilo e mezzo di coca.

IMG_20150612_164819_1Edizione straordinaria: a Casa Madiba c’era chi pagava la birra, parola del Pentito dei centri sociali. Chi è costui? Non è dato saperlo, almeno non possono sapere il suo nome i destinatari dell’infamata a mezzo stampa, mentre lo sa ovviamente la Questura che ha preso la denuncia, la redazione di Quel che Rimane del Carlino che l’ha propagata e il denunziante (di questo però nessuno è molto sicuro).

I Fatti. Il 12 giugno mattina le locandine fuori dai giornalai urlano lo scoop. Un non meglio identificato “pentito“, termine che di solito identifica chi tradisce un’organizzazione criminale in cambio di benefici vari ed assortiti, avrebbe denunciato Casa Madiba Network per vari motivi. Violenza privata, ma anche estorsione, perché, sempre secondo il galantuomo che viene definito “ex attivista“, a Casa Madiba o lavoravi gratis, o dovevi pagare 400€ al mese e la birra te la dovevi pagare. Pare che quest’ultimo elemento sia proprio quello che da più credito alla storia. Pagare la birra… inaudito. Posso usare una parola dura? Immorale. Se poi vicino non ti ci mettono almeno dei Tacos se ne dovrebbe occupare direttamente il Tribunale dell’Aja.

Gli attivisti di Casa Madiba rispediscono le accuse al mittente, chiunque esso sia, e organizzando una conferenza stampa dove gli ospiti, i senzatetto, fanno delle dichiarazioni sconvolgenti. Elenchiamo:

  1. Quattrocento euro, tutti insieme, sono anni che non li vedono. E’ più facile che ne abbiano procurati a loro insaputa alle varie associazioni umanitarie ufficiali che, si sa, ottengono rimborsi e accedono a fondi.
  2. Non solo non gli sono mai stati chiesti soldi, ma addirittura gli attivisti ne hanno messi per loro a causa di spese urgenti (tipo permesso di soggiorno). A questi vanno aggiunte le risorse personali di tempo, lavoro e danaro abitualmente messe a disposizione perché questi “con la fissa dell’assistenza” sembra quasi ne facciano una questione di principio. Valli a capire.
  3. Casa Madiba è una grande famiglia… ma se qualcuno li dentro avesse 400 euro al mese da spendere solo per un affitto sarebbe un parente lontano. Un luogo occupato non è che sia proprio un resort.
  4. Dai oh!

Anche l’Avvocato Paola Urbinati è intervenuta alla conferenza sia nel ruolo di difensore, anche se ancora deve capire cosa difendere da chi, sia in quanto portatore di istanza per il suo ambito professionale, elencando i motivi per i quali a dare informazioni sulle denunce prima ai giornali che agli interessati si pratica un’evidente stortura. Non dello stesso parere uno dei rappresentanti della Stampa, la giornalista di Quel che Rimane del Carlino, che ha dapprima tirato in ballo la tutela della fonte poi, stimolata sull’etica del giornalismo e sul diritto di replica, si è appellata al diritto di cronaca, in seguito si è fatta tirare il culo e se ne è andata. Una delle scene più meschine di sempre.

Qualcuno, giuro che non lo conosco, prima che la giornalista se ne andasse ha voluto ricordare che: il diritto di cronaca è il diritto del cittadino di essere informato e non quello del giornalista di dire quel cazzo che gli pare. Scusate la parola giornalista.

C’è da aspettarsi comunque che la professionista, perlomeno delle uscite ad effetto, renderà pan per focaccia agli irrispettosi Madibers. Facile da intuire, ma non per la questione personale, quella semmai faciliterà il compito che il Carlino pare essersi dato nelle ultime settimane. Palesemente contrario alle occupazioni ha condotto una campagna tutta sua a colpi di Pungiglione, rubrica che i più conoscono ormai come il Frustratone, una strana rubrica che pungere non punge, ma ronza forte. Senza alcuna traccia di sagacia, sebbene intrinsecamente promessa dal nome, sono state attaccate le occupazioni e i parlamentari che hanno solidarizzato, ma mai una parola sul kilo e mezzo di “bamba”, a sera, che nevicava sul Coconuts. Non è che il Frustratone ha dei freedrink da utilizzare nel locale di Paesani (quando lo riaprono)? E’ facile intuire che la naturale propensione del Resto del Carlino a dargli addosso agli occupanti e ai loro sodali, con articoli quali “I Grillini difendono Forza Nuova” e “Hannibal Lecter è lo zio di Giulia Sarti“, hanno fatto di quella redazione il veicolo naturale per l’offensiva che ha l’evidente scopo di delegittimare una realtà che sta procurando diversi grattacapi.

Nessuna ipotesi sul chi e sul perché, non siamo purtroppo sprovvisti di pentito da Redazione, ma un interrogativo su tutti. Dopo l’articolo su quanto sono bravi i fratelli Paesani, rianimatori delle notti riminesi e portatori di indotto, possiamo aspettarci anche un bel redazionale sulle molte attività di assistenza, a titolo gratuito, offerte dal “Racket” Madiba? Ho un presentimento…. no. Volete sapere da dove arriva il sospetto? Dal semplice fatto che quando nei locali qualcuno suona Maracaibo di Lu Colombo le uniche parole che sanno tutti e che tutti urlano come matti sono: “Rum e Cocaina, Za’ Za‘”. C’è stato un momento in cui si è cantato “We are del World“, ma.. è durato poco.

P.S.

“C’è chi ha parlato di prostituzione intellettuale, ma c’è una differenza tra una prostituta e certi giornalisti: ci sono cose che una prostituta non fa. Per questo esistono le escort” [Daniele Luttazzi]

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Forze Nuove, solita solfa.

IMG_20150606_095651Questo pezzo non lo volevo scrivere. Mica perchè non ho un’opinione in proposito, ma perchè come diceva il saggio McLuhan, sociologo più noto che conosciuto,  per combattere certi fenomeni “Bisogna staccare la spina“.

Sto parlano nel caso specifico di Forza Nuova che sabato ha fatto volantinaggio in Piazza Tre Martiri mentre (e questo è il loro vero peccato), il Primo Cittadino era distratto e non si è presentato per litigare. Più tardi commenterà una cosa del tipo che lui stava inaugurando una scuola e che si provvederà a “sanzionare“. Cosa voglia dire sanzionare non è dato saperlo, visto che non si capisce nemmeno se la cosa fosse autorizzata o meno, ma per amor della tecnica alla Pippo Baudo (faccio tutto io) ci pregieremo di vedere anche Gnassi Pizzardone.

Dicevo che non mi va di parlarne di questa cosa perchè un’azione di per se scarsamente efficace e comunicativa viene amplificata da quattro somari che pensano bene di farsi “luce con la bolletta degli altri” e sono così politicamente inesistenti che riescono a parassitare persino Forza Nuova…. non parliamo poi dell’ennesima occasione di mettere di mezzo il Movimento 5 Stelle.

Erano non più di una decina, con altrettante bandiere e la scorta di due cellulari, macchina della Polizia, Digos e Carabinieri. Fossero stati quelli di Casa Madiba era d’obbligo l’assetto antisommossa. No perchè a Rimini, per chi non lo avesse capito, funziona così: il vero pericolo sono quelli che solo con la loro esistenza fanno capire alla gente che il PD non è un partito di sinistra. Si percepisce chiaramente. Manganelli e sgombri per persone che si occupano dei senzatetto e “sanzioni” per chi fa dell’Apologia del Fascismo in una piazza dedicata ai Partigiani. Più chiaro di così!

Poi c’è il problema del Movimento 5 Stelle, quello si che mette paura, tanto è vero che l’avanguardia dell’aperitivo spreca un’intera domenica mattina per dargli contro, roba che gli è saltato un brunch. Il Consigliere Bertozzi e il Consigliere Piccari, due politici con una profondità di pensiero pari all’acqua residua delle lenti a contatto dopo l’applicazione, si inerpicano in bambocceschi percorsi dialettici tesi a dimostrare che il Movimento si contraddice. In particolare entra in campo l’Assessore Sadegholvaad che, probabilmente rinunciando a qualche rito metrosexual, tipo la crema per il contorno occhi, usa il suo tempo per insinuare che il Movimento 5 Stelle ha votato in Consiglio perchè FN manifesti in piazza. La realtà è che il M5S si è astenuto dalla possibilità che il Consiglio Comunale possa deliberare chi può manifestare in piazza e chi no, perchè è una questione di pubblica sicurezza di cui si occupa la Questura in base alle informazioni che possiede e perchè potrebbe essere l’ennesima occasione di favorire espressioni politiche a dispetto di altre. Ammetto però che queste sono finezze politiche che chi non sospetta che i cacciatori caccino… fa fatica a capire.

Una nota di colore. L’Assessore si è pure prodigato in una discussione sulle occupazioni, secondo lui non giuste e illegali, chissà se questa considerazione provenga dalla scoperta che diverse prostitute di nazionalità cinese gli occupavano l’appartamento di famiglia da tre anni e mezzo… sono cose che segnano, soprattutto se i condomini, dopo avertelo segnalato, decidono di fare un Esposto in Procura. E questo era il capitolo delle contraddizioni.

C’è poi il capitolo dei “cornuti e mazziati” come il caro Pantaleoni che fa parte di quel Partito… com’è che si chiama? Non ricordo bene, mi sembra “Volemos, ma non Podemos” o una roba del genere. Lui, dopo 4 anni e dispari, con il classico lembo di carta igienica che esce dai pantaloni, vorrebbe un “comunicato di fuoco” da parte dei 5 stelle, dopo averli chiamati indegni, contro Forza Nuova. Ah.. se avesse avuto le stesse pretese nei giorni in cui il suo Assessore e il suo Consigliere facevano finte sull’Acqua Pubblica, che neanche Maradona, forse adesso non sarebbe spoltronato (o lo sarebbe con maggior dignità).

Il Comunicato, su stette Fascisti con otto bandiere, fa comodo ad un sacco di persone, FN compresa. Fa comodo al PD che può alimentare l’ansia che senza di lei sia regime, fa comodo al Sindaco meno di sinistra che Rimini abbia mai avuto, il quale può combattere battaglie che lo fanno sembrare meno reazionario. Fa Comodo a personaggetti come Bertozzi e Piccari che possono saltare sulla sedia e gridare “Questa la so!“, dopo una legislatura ectoplasmatica. Fa comodo ai culi addormentati dalle poltrone, che possono far finta di aver perseguito un senso, mentre invece si sono limitati a scoregge silenti sulla pelle impunturata.

La Comunicazione la faccio io, non per delega, ma per evidenza dei fatti. Il Movimento, soprattutto quello quello di Rimini, è contro ogni forma di Fascismo, ma non lo dimostra allineandosi agli strilloni. Lo dimostra ogni giorno dando voce a chi la chiede, portando e pretendendo onestà, lottando contro le soverchierie del Partito Nazionale e ribadendo ogni giorno che: nessuno deve rimanere indietro. Sparuti individui sponsorizzati dalle recitate ire del Sindaco non meritano attenzione, se non nella evidente disparità di trattamento che rappresentano nei confronti di Casa Madiba.

Non lo volevo scrivere sto pezzo… era pure domenica.

P.S.

“Soltanto i segreti insignificanti hanno bisogno di protezione. Le grandi scoperte sono protette dalla pubblica incredulità.” [HERBERT MARSHALL MCLUHAN]

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@DadoCardone

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Il Convivio del Sardoncino.

convivioAbito Rimini da un po’. Non molto, ma, per il mio modo di vivere dove mi fermo, neppure poco. Ieri sera per la prima volta ho visto una cosa che ho cercato per tutta la mia permanenza: la vera anima di questa città.

Sono uno straniero. Lo sono sempre stato. Adoro esserlo. Mi piace rompere quell’esclusività che la gente pensa di avere perché è nata, è cresciuta e morirà nello stesso posto. Da straniero posso testimoniare che non basta essere figli di una tradizione per onorarla. E allora m’impiccio, frugo, provoco, rompo i coglioni, fino a che non trovo l’essenza dei luoghi dove mi fermo, un tesoro che tutti sanno d’avere, ma pochi  usano veramente.

Ieri sera, al Sardoncino Party di quei portatori sani di cuore cantanteenorme, la vera essenza di Rimini si è rivelata in tutta la sua magnificenza e ne sono rimasto abbagliato. In una parola: Accoglienza. Qualcuno dei miei abituali lettori starà pensando alla vocazione turistica di questa terra e, in parte, centra. L’accoglienza cui mi riferisco io però ha un’accezione più ampia, è l’atto di accogliere non solo turisti, ma anche persone, idee, pensieri, viaggiatori, canzoni, pratiche, rivoluzioni, gusti …

Provo a regalarvi un’immagine. Pensatevi nel giardino rimesso a nuovo di una villetta abbandonata da dieci anni, con in mano un piatto che divide il suo spazio tra Cuscus e una piada con i sardoncini. Ora alzate gli occhi dal piatto. C’è un’artista di strada che canta De Andrè, accompagnato da un Senegalese che suona i bonghi, per un pubblico con gli occhi sorridenti. A renderlo così, quel pubblico, hanno contribuito due performance in dialetto: quella di un attore che incanta leggendo in Santarcangiolese le gesta di un pisciatore (non è un Giuliaerrore di scrittura) professionista e quella di una ragazza senzatetto che, per l’occasione, ha riadattato le parole di un neo melodico napoletano in onore dei ragazzi di Casa Madiba. Avete sete? Da bere ce n’è, qualche bottiglia l’hanno portata anche i vicini, perlomeno quelli contenti che in quel luogo sia tornata la vita. Anche la defunta proprietaria, la Signora Pazzaglia, è contenta … non tutti lo sanno, ma è quel gatto bianco che annusa col naso all’aria gli effluvi dei sardoncini grigliati e delle candele alla citronella. Lasciate che quell’odore penetri anche le vostre narici, bevete un sorso di vino e preparatevi ad ascoltare una professoressa che legge il tema di una sua alunna. Una quattordicenne con la dolcezza della sua età e la frusta di un pensiero limpido spiega a tutti cosa sia la solidarietà. 10 e lode più l’applauso, entrambi meritati.

Siete riusciti a vedere quello che vi ho descritto? Se sì, provate a dirmi che non ci avete riconosciuto Rimini, la vera Rimini, quella conviviale, quella dove si accolgono i pensieri spezzando insieme la piada, perché con la piada ci si può mangiare anche il Cuscus.

cucinaSecondo l’opinione di uno straniero, quale sono, è questo che bisognerebbe difendere di Rimini. Da cosa? Beh … se non ve ne siete accorti stanno cercando di trasformare piada e sardoncini in un brand, qualcosa da vendere. La cultura di un luogo può essere condivisa, fatta vivere, ma non venduta con un’operazione di Marketing. La pena è l’effimero. La conseguenza quella che si vede alle Molo Imbecill Parade, ossia gente che ha sì mangiato piada e sardoncini, ma poi la mattina dopo la devi raccogliere da terra perché non ha trovato niente di meglio da fare che abbruttirsi di alcol. Io passo, grazie.

Lasciar annichilire una città come Rimini nell’indifferenza e nella paura di lasciarsi contaminare è un crimine che si paga con il degrado. Esempio ne è proprio la cronaca delle recenti occupazioni di cui si nega la necessità invocando, come leghisti di vecchia data, il pedissequo rispetto della legge. E’ come se questi improvvisati Svizzero Romagnoli potessero scagliare la prima pietra, sicuri di non aver mai commesso il peccato di aggirare nessuna norma speculando, evadendo e favorendo il nepotismo. Non prendersi per il culo è il primo passo verso grandi scoperte. Sinceramente, in questo ultimo mese di passione non sono proprio riuscito a capire quale sia la soluzione suggerita da costoro … a meno che la divina provvidenza sia diventata il Direttore Generale del Welfare Riminese. Attualmente è accettabile, o comunque sopportabile, che delle persone vivano l’abbandono di Rimini, ma senza farsi vedere, in caso contrario devono semplicemente dileguarsi portando i loro problemi altrove. E’ Rimini questa? E’ la città dei Tre Martiri?

P.S.

Nel Convivio del Sardoncino, tra poesie che parlavano di marinai e “The ghost of Tom Joad” è  successo un miracolo che va ricordato. Persone che fino a ieri dovevano nascondersi per la colpa di non avere un tetto, hanno incontrato il coraggio dei veri riminesi e… hanno cantato per loro. L’invisibilità può essere sconfitta, basta  smetterla di aver paura.

P.P.S.

E’ caldamente raccomandato leggere il tema di Giulia E., ispira e dà la speranza di generazioni più in gamba di quanto non sia stata la nostra. lo linko qui: Solidarietà.

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@DadoCardone

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Dell’abitare e dell’evolversi.

IMG_9081Dato che Citizen Rimini e Salvarimini, dell’ottimo Lugaresi (più squadra di cecchini) , paiono essere l’ultimo baluardo a difesa della pluralità d’informazione, quando non addirittura l’unica differenza tra una fotocopia e una notizia, tiriamoci su le maniche e facciamo un po’ di chiarezza sull’incontro tra il Vicesindaco e gli attivisti di Casa Madiba Network.
Leggendo gli organi d’informazione, online e non, sembra che Madre Teresa Lisi abbia aperto le braccia accogliendo a se i discoli Madibers, perdonandoli, ma non potendo fare a meno di ricordare loro che ci saranno delle conseguenze. Questo almeno è quello che è venuto fuori dalla conferenza stampa che Gloria (nell’Alto del Comune) ha pensato di fare senza quelli con i quali aveva appena trattato. Sarebbe stata buona norma, stabilito l’inizio di un percorso, comunicarlo insieme, ma forse (e dico forse) i ragazzacci avrebbero avuto qualcosa da ridire sulle dichiarazioni fatte.
Quando il copione è scritto da altri non ci si può permettere variazioni sul tema. E’ stato molto evidente durante il Consiglio Comunale quando, in risposta a Fabio Pazzaglia, Lisi ha letto in modo stentoreo una risposta, che poi è la stessa che sentiamo ripetere da tutto il PD in questi giorni … compreso il Deputato “piuttost che nient” Arlotti.
Cosa dice la risposta Standard?
1. Le risorse sono vincolate dal Patto di Stabilità. Stranamente però il preventivo di ristrutturazione del Villino Pazzaglia Ricci deve essere per forza quello da 700 mila euro del Comune, piuttosto esoso se confrontato col costo zero del volontariato proposto.
2. L’occupazione è illegale denunciarla è un atto dovuto e lo sgombero è inarrestabile. Nulla di più inesatto. Un solo esempio; nella Roma del Piddino Marino ci sono 27 campi d’accoglienza: 7 centri per immigrati, 7 Campi regolari e 13 campi abusivi. In alcune zone, come Tor Sapienza, sono presenti tutte e tre le tipologie di campo e in generale sono formalmente tollerati 8 mila nomadi. Nessun atto dovuto? Certo che sì, ma l’esecuzione passa sempre da un magistrato o dal Comune stesso e, in qualche caso, per gli equilibri di una comunità si possono anche considerare altre strade.
3. Per ottenere l’affidamento di strutture pubbliche serve partecipare un bando. Eventualità sostenuta fino a giovedì, ma caduta venerdì. Il Comune (qualsiasi comune) può infatti tramite un’Istruttoria affidare a soggetti terzi, con finalità di lucro o meno, servizi alla persona o alla comunità per ragioni tecniche, economiche o di opportunità sociale (che pare proprio il nostro caso). L’affidamento tramite procedura ristretta o negoziale è regolata da un decreto legge del 2006… non è che se lo è inventato la Lisi ieri.
Troppi elementi imprescindibili, che in realtà non lo sono, fanno capire che l’Amministrazione non aveva proprio intenzione di aprire questo dialogo. Poi però è successo che l’identità di persone votate alla solidarietà risulta un po’ difficile da schiacciare soprattutto quando si fonde, si contamina e cresce proprio grazie a chi viene aiutato. Cultura.
Hanno voluto conoscere quest’identità da vicino i deputati Paglia e Sarti, quando sono andati a stringere mani e a farsi contaminare da storie di disagio e dignità. Treno perso da Arlotti che, senza controllare, ha preferito affidarsi al copione di partito come nella maggior parte delle occasioni, molte migliaia di euro al mese di paga non valgono  manco lo sforzo di far finta di capire. Lui trova “disdicevole l’occupazione di case”, come se quelli di Casa Madiba Network andassero in giro ad occupare le case della gente e non ruderi abbandonati da decenni, ma evidentemente non trova disdicevole che una ventina di persone non sappia dove andare a dormire nelle notti di questo piovoso maggio. Bontà sua.
Lasciatemi aprire una breve parentesi. “Mi hanno occupato casa” è il furbo slogan lanciato dal Signor Sivieri e subito tutti i benpensanti si sono lanciati in anatemi contro chi, giustificato dal solo bisogno, ti vuol rubare l’abitazione. La realtà è molto diversa. L’occupazione, perlomeno quella praticata dai Madibers, non è uno scopo, ma semplicemente il mezzo per sopperire alla lancinante mancanza della Comunità. Attualmente tutti i luoghi abbandonati di Rimini sono già abitazione per umanità che preferisce non farsi vedere e di cui si preferisce non sapere. Lo era Casa Madiba, lo erano Villa Flo e Villino Ricci Pazzaglia, le occupazioni non hanno violato nessun principio, se non quello del giocare a nascondino con le contingenze della realtà. In un certo senso quei luoghi sono stati riqualificati dalle occupazioni e distrutti dagli sgomberi.
Ora l’attenzione è sull’ultima delle occupazioni. Molti hanno capito che intervenendo col manganello, anche in quest’ occasione, si aprirebbe una brutta stagione per Rimini. Mi domando invece quanti di quelli che scrivono i copioni del partito riescano a comprendere che chi ha più da perdere è proprio il PD. L’apertura dei Madibers è avvertita come solida anche dai più appecorati commentatori, una silenziosa partecipazione al Consiglio Comunale l’ha resa tale. La scelta non è tra i Black bloc e la Giustizia, ma tra gente che cerca un dialogo e la decisione di un’Amministrazione che, comunque, non può sopperire con i mezzi canonici all’Emergenza Abitativa. Neanche se, nei maldestri comunicati stampa, si intesta 10 anni di edilizia popolare … Casa Madiba cosa doveva fare allora? Intestarsi il ’68? E spendeteli due soldi per un professionista.
P.S.
Antonella, giovane senzatetto, cerca di sensibilizzare il vicinato con dei volantini. Una persona, incontrandola la redarguisce.
Quello che fate è sbagliato!
Perché è sbagliato, spiegami …” – chiede Antonella per capire.
Che cosa diresti tu se io rimanessi senza casa e volessi vivere nella tua?
Beh… direi: Vieni.”
E’ così difficile capire che un indigente non vuole la tua casa, ma la tua solidarietà?
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@DadoCardone

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Il Re è nudo.

IMG_9044Una cosa è certa. Da quando Rimini è stata scossa dal fervore rivoluzionario dei ragazzi di Casa Madiba Network non è più la stessa città. Il muro dell’indifferenza, ora, ha un bel buco nel mezzo e da lì si può scorgere un bel po’ di gente in mutande, ma anche tanta solidarietà, perlomeno di pensiero, da persone che non ti aspetteresti.

In mutande, neanche a dirlo, è la politica. A proposito di questo mi viene in mente una fiaba dei Fratelli Andersen: “I Vestiti nuovi dell’Imperatore”. La storia racconta di un Re vanitoso a cui due imbroglioni vendono un vestito di un filato così pregiato da risultare invisibile agli stolti e agli indegni. Ovviamente non c’è nessun tessuto, ma, per paura di essere giudicati male nessuno dei cortigiani lo dice apertamente. Il Re stesso, che naturalmente non riesce a vedere un vestito che non esiste, fa finta di indossarlo per non essere  giudicato indegno e, nudo come mamma lo ha fatto, si va a fare una bella sfilata per la città. Nessun abitante, ognuno con le sue inconfessabili indegnità, rivela la nudità del sovrano finchè un bimbo, spinto dalla sua innocenza, urla : Il Re è nudo!

A Rimini è successo lo stesso, ma il Re continua a sfilare imperterrito e i suoi cortigiani continuano a fingere che sia vestito. Chi ha urlato la verità è casa Madiba, sulla cui innocenza si può anche discutere, ma la cosa certa è che l’Amministrazione manifesta un distacco dalla realtà patologico e anche parecchio preoccupante. La verità urlata è che a Rimini l’Emergenza Abitativa produce morti, la reazione della politica è tutto un programma. Diamo un po’ di voti alla maniera di Citizen:

Andrea Gnassi: A lui dei problemi reali non è mai interessato e la gente in difficoltà gli fa pure un po’ schifo, lo dimostra la lunga casistica di Teleriscaldati, Ambulanti, V Peep, Rimini UpTown, TRC e chi più ne ha più ne metta. Gli importa però (parecchio) quando viene contestato pubblicamente, ne va della sua immagine che attualmente è tenuta a galla da due feste e quattro rotonde. Il danno di immagine lo fa andare fuori di testa e reagisce sempre in maniera scomposta. In questa occasione ha accusato “qualcuno” di chiudere gli occhi su false dichiarazioni dei redditi degli inquilini ERP per tenersi la poltrona degli Enti che gestiscono le case. La cosa strana è che per le occupazioni di via Dario Campana c’è l’obbligo per legge dell’Esposto in Procura, ma per questo, che pare profilarsi come un abuso d’ufficio, no. Il giorno dopo si è calmato, ha ragionato ed ha pensato bene di fare propaganda usando i bambini. All’inaugurazione della palestra di Villaggio Primo Maggio sfrutta al massimo la visibilità del momento e dichiara: “Gli Attivisti del Paz imparino a prendere esempio dai bambini delle nostre scuole”. Il resto del delirante discorso su alberi che cadono e cose che crescono ve lo risparmio, l’intento è già abbastanza chiaro così. Voto 4: mento alto contro la folla e propaganda con i bambini … chi è che faceva così?

Gloria Lisi: Non è un mistero chi rappresenta e, di conseguenza, quanto le possa dare fastidio che qualcuno possa mettere le mani nel “giro” dell’assistenza ai bisognosi, senza essere inquadrato in qualcosa che lei può controllare. Non ci prendiamo in giro Caritas, Giovanni XIII (& company) detengono il monopolio delle opere di carità riconosciute e le loro spese sono coperte di conseguenza. Lo possono testimoniare associazioni come Papillon, che si occupa dei carcerati, costrette ad arrancare dietro chi detiene l’investitura ufficiale. Questo sistema, per quante possano essere meritorie le azioni, crea certi interessi che non possono essere rotti, se non altro per mantenere operative le strutture. Gente che opera praticamente a titolo gratuito, utilizzando ciò che è già in disponibilità della Comunità, ma abbandonato, è inaccettabile. Lisi è portatrice di quell’interesse che, contestualmente, è anche un serbatoio di voti per questo PD in fin d vita.  Dai qui le dichiarazioni sulla regolarità che va mantenuta e ottenuta con i bandi, tra queste la mia preferita, la puttanata da oscar: “Sono preoccupata per l’incolumità delle persone che stanno li dentro. Quella casa (Villino Ricci n.d.r.) non è sicura.”. Eh già Madre Teresa, perché invece dormire in mezzo alla strada è sicuro. Voto 4: Quando ti fai il segno della croce citi uno che non chiedeva un bando per moltiplicare i pani.

Sara Visintin e Savio Galvani: li metto insieme perché anche in due fanno fatica a farne uno. Anche loro sono sui giornali in questi giorni. Sui quotidiani rompono con Gnassi, ma in commissione votano la con la maggioranza e non è l’unico aspetto dissonante tra le dichiarazioni e i fatti. Sui giornali Visintin è con Casa Madiba, ma poi non partecipa al corteo, né si fa vedere alla manifestazione, per la precisione non a  quella. Sul giornale del giorno successivo è fotografata assieme a 16 persone ad una manifestazione di protesta gay contro Forza Nuova… se andava al Fuera ne trovava di più. Non mi fraintendete io non ho assolutamente nulla contro gli omosessuali, anzi secondo me le due proteste erano da unire e invece  qualcuno (io) l’ha vista, a occupazione terminata, all’uscita di via Ceccarelli , nel parcheggio, che sbirciava da lontano. Di Galvani non ne parliamo, si è visto, ma ha pensato bene di rimanere impalpabile all’ombra della carrozzina di Pazzaglia. Voto 2: Se i rivoluzionari fossero stati come questi saremmo sotto il dominio dell’Austria.

Mattia Morolli: menzione speciale per il capogruppo del PD Consiliare. Non c’è mai stato, non sa nemmeno di cosa si parla, ma trova lo spunto per fare una dichiarazione che potrebbe essere di Pizzolante. Sintetizzando: sono irregolari e fanno campagna elettorale. Il giorno in cui il PD morirà (perché presto o tardi lo farà) questo ragazzetto verrà seppellito col defunto come facevano i Vichinghi con il loro schiavi, tanto è dedicato alla causa. La cieca dedizione gli deriva certo dalla speranza di essere un prossimo sindaco PD, ma finora è citato solo da uno dei fratelli Sivieri e in un modo che se fossi in lui chiederei di non ripetere. Voto: non classificato. Se questo è il capogruppo figurati il resto.

Come si vede dunque l’Amministrazione, perlomeno quella che si è sentita in dovere di esprimersi, si sta facendo una bella passeggiata con le pudenda di fuori e nessuno dei cortigiani dice loro niente, probabilmente per lo stesso meccanismo della fiaba sopracitata. E la gente?

Mi è capitato spesso in questi giorni, mentre con il mio socio Cruma preparavo il servizio per il TG sui fatti di queste settimane, di essere fermato da persone che volevano esprimere solidarietà. Mi  è successo in via Dario Campana, ma anche ad un incrocio di via Ceccarelli. Signore “perbene”, come qualcuno le definirebbe, magari a spasso con il nipotino. La sintesi che mi permetto di fare del loro pensiero è questa:

Certo non è giusto occupare proprietà private, ma quando c’è un’emergenza di questo tipo qualcosa bisogna pur fare. E poi per una questione di decoro bisognerebbe imporre che i luoghi vengano tenuti bene, non come questi ruderi di cui Rimini è piena che, a quanto pare, hanno pure un proprietario.

Ovvio che il numero delle persone con cui ho parlato non è sufficiente per rappresentare una valenza statistica, ma ho notato che chiunque sia minimamente informato sui fatti inevitabilmente si allinea a questo tipo di ragionamento. Gli altri, gli eroi da tastiera, si accodano su Facebook al pensiero comune. Non bisogna però biasimarli perché si tratta un meccanismo atavico, risalente a quando l’uomo era una scimmia appena scesa dall’albero che doveva stare in mezzo al gruppo, perché se rimaneva isolata veniva sbranata.

P.S.

Ieri sono passato per la nuova Casa Madiba. Ho rivisto Fatima e Antonella, due delle persone cui la Lisi non vuole dare un tetto, per la loro incolumità. Non sembravano preoccupate, anzi ostentavano sorrisi fiduciosi…. Che siano due amanti del pericolo?

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@DadoCardone

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La Rivoluzione degli Ombrelli.

occhiSabato pomeriggio. Pioggia battente. Alle porte della stazione di Rimini c’è un arcobaleno che sta nascendo. E’ fatto di ombrelli. Nasce dalla consapevolezza, nasce dal desiderio di sentirsi umani.

Potrebbe essere l’inizio di un film e se ne fossi stato io il regista quel corteo lo avrei fatto partire proprio sotto la pioggia. Una Rimini grigia che piange sui suoi ospiti dimenticati e sui suoi figli inascoltati, ma poi … poi si aprono gli ombrelli. Sono tanti, colorati, mettono allegria. Non sono senz’anima come i colori pop degli arroganti, sono un’inconsapevole operazione di marketing con una devastante carica d’umanità.

Gli ombrelli si muovono, nascondono sorrisi sotto di loro e sono temuti per quello che rappresentano, non per la violenza che possono scatenare, di quella non ce n’è. Si muovono per dare una casa a chi non l’ha … che violenza ci può essere in questo?

E’ una festa. Lo sanno tutti. Lo sa la Polizia che si mette a diga di deviazioni che nessuno vuole prendere, lo sa chi sbircia sotto gli ombrelli e lo sa anche chi guarda dalle finestre il fiume colorato che si riversa per le strade di Rimini. E’ un brulichio di anime, di nazioni, di condizioni, di religioni, di convinzioni, di acconciature e di orecchini piazzati ovunque si può aprire un buco … è l’umanità che avanza. L’umanità che chiede di essere libera di riconoscere e di essere riconosciuta. Davanti a tutti, a tenere il vessillo di questa rivendicazione, un angelo con lo sguardo azzurro come il cielo e il segno di una manganellata sotto l’occhio sinistro. E’ un’immagine di feroce bellezza che fa mancare un battito al cuore.

In seguito la valanga di ombrelli tentenna, la testa si stacca per un momento e la musica Reggae si affievolisce allontanandosi in una strada laterale, un luogo dove non era previsto vedere del colore. A pensarci bene però la scelta non poteva essere differente, gli ombrelli si fermano in uno dei posti più grigi di Rimini. Il cielo fa un sospiro di sollievo, smette di piovere.

Villa Ricci quasi non si accorge dell’arrivo. Sta riposando sotto una spessa patina di polvere, dimenticata, come sono dimenticati coloro cui è destinata.  Dimenticata, ma non senza memoria, anzi quella sembra fotografata.  Un letto sfatto, delle tazzine disposte come per asciugare sul tavolo, un’antica stufa in terracotta, un comò con delle lacche per capelli lasciate lì. L’odore di polvere e umidità pizzica il naso, le pareti sudano malinconia. Gli occupanti, con le loro mantelline per la pioggia, sembrano fantasmi che vagano senza meta. A terra una pila di giornali. In cima alla pila Famiglia Cristiana, Febbraio 1994, prezzo 3200 lire, la defunta proprietaria apparteneva a quella strana superstizione che sostiene che “Gli Ultimi saranno i primi”.

Si fa sera. Tutti sono stanchi, ma in modi diversi. La Polizia è sfinita dal sospetto, tenuto tutto il giorno, di qualcosa che non sarebbe mai accaduta e, voglio crederci, contenta di aver lasciato il manganello alla cintura. Continuano a presidiare e a circondare, ma in qualcuno di loro scorgo curiosità per il luogo dove sono finiti tutti quegli ombrelli. Per i ragazzi la stanchezza è diversa. Si tratta di quella miscela di eccitazione e apprensione, quella di quando capisci che hai fatto una passeggiata verso qualcosa che vale la pena di ricordare. Arrivano le scope. Si decide l’assemblea.

Quello che amo più immaginare è cosa hanno detto i portatori d’ombrello, quelli più giovani, una volta tornati a casa. Immagino il loro sguardo pieno di risoluteza :“Venti persone erano senza un tetto, noi abbiamo occupato una casa abbandonata e gliel’abbiamo dato.” E dopo di fretta in camera a rielaborare e confrontarsi in chat con gli amici, magari con quelli più indifferenti, per spiegare che basta un ombrello per cambiare il mondo.

P.S.

Esseri umani erano senza un tetto, ora ce l’hanno con il semplice sacrificio di una casa dimenticata da dieci anni. Se questo è illegale, anche la dignità lo è.

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@DadoCardone

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Occupy Rimini – Scacco matto in tre mosse.

elimadibaLa necessità aguzza l’ingegno, quante volte l’avete sentito dire? Oggi però nuovi significati si sono aggiunti all’ingegno di una manovra, che molti diranno sarebbe stata da prevedere, ma che nessuno ha di fatto capito fino al suo compimento. Questa è la cronaca di come Casa Madiba si sia procurata un nuovo tetto e di come chi è abituato al confronto giornaliero riesca a surclassare forze soverchianti, se guidate dalla sola arroganza. In tre mosse.
L’origine di questa storia, leggendo il nome di Casa Madiba lo sapete già, è il doppio sfratto che ha messo per la strada gli attivisti di via Dario Campana e i quindici senzatetto che da loro avevano trovato riparo.

 

Prima mossa: la ruota del pavone. Dopo le contestazioni di piazza lo stesso giorno degli sgomberi e in Consiglio Comunale, giovedì, viene diffuso il tam tam di una Madiba Street Parade. Il nome appare come una provocazione diretta senza mezzi termini all’AperiSindaco, il quale aveva definito gli attivisti gente che fa volontariato “per sport”, arrogandosi qualsiasi diritto di soccorso, nei modi e nei termini congegnali alla sola sua Amministrazione. Sabato 24 maggio, attorno alle ore 16.00, davanti alla stazione di Rimini un centinaio di ombrelli multicolore faceva bella mostra di se sotto la pioggia battente, in attesa di seguire il risciò, locomotiva della protesta. Ancora una volta la risposta delle forze dell’ordine è parsa esagerata. Un numero imprecisato di Cellulari di Polizia e Carabinieri, l’immancabile Digos e un elicottero della Polizia che ha cercato di coprire col rumore delle sue pale, senza riuscirci, i canti di protesta delle potenti casse alla guida del corteo.
Screenshot_4Seconda mossa: faccio quello che vuoi tu. Come da precedenti esperienze di corteo Cellulari e celerini chiudono le vie d’accesso alle piazze. Ad ogni cambio di direzione gli osservatori (giornalisti, fotografi, etc) si chiedono se quello sarà il punto del contatto. Ancora si sente l’eco delle manganellate di appena un paio di giorni prima, ma il biscione di protesta si lascia condurre. Si comporta come Snake, “antico gioco Nokia” nel quale il serpente evita gli ostacoli e contemporaneamente aumenta il numero dei suoi componenti. Via Giovanni XXIII, Via dei Cavalieri, Via Ducale, un pezzettino di Corso D’Augusto verso il Ponte di Tiberio, Circonvallazione Occidentale, sempre ubbidienti, sempre in fila, sempre di più.
IMG_20150523_181730Terza mossa: la mano è più veloce dell’occhio. Quali possono essere gli obiettivi dei manifestanti? Le piazze? Gli edifici da cui sono stati sgombrati? Per ogni obbiettivo polizia in testa, in coda e nei sentieri altrimenti percorribili. Per ogni obbiettivo, certo … ma non per il vero obbiettivo. All’altezza della farmacia la testa del corteo continua ad avanzare mentre il grosso della fila devia verso Via Ceccarelli. Il tempo di reazione delle Forze dell’Ordine è sufficientemente lento da permettere a tutto il corteo di infilarsi nella nuova direzione. I Cellulari, richiamati, entrano nella via successiva facendo fischiare gli pneumatici per arrivare più velocemente possibile alla fine di Via Ceccarelli e impedire al corteo di proseguire. Da lì non uscirà più nessuno. Scacco matto.

Tip and Tricks (trucchi e suggerimenti). Al numero 14 di Via Giulio Mario Ceccarelli abitava una pia donna che lasciò la sua proprietà e la sua collezione di Famiglia Cristiana al Comune, per farne un uso socialmente utile. La villetta di due piani, con ampio giardino sul retro, è attualmente in uno stato d’abbandono tale che potrebbe essere usata per il set di un film Horror. I ragazzi di Casa Madiba Network, mentre alla fine della strada erano attesi da Pirro e le sue truppe (questa è un po’ difficile, me ne rendo conto), hanno introdotto clandestinamente le prime scope mai viste da quelle mura in almeno dieci anni. Il resto del lavoro è toccato a Fabio Pazzaglia che ha passato un paio d’ore nel cercare di conferire telefonicamente con il Vice Sceriffo Lisi e con l’Assessore alla Pubblica Incertezza Jamil Sadegholvaad. Ovviamente nessuno dei due si è visto perché, come giustamente ha fatto notare il Primo Cittadino in Consiglio Comunale, “la Giunta è una squadra e ognuno risponde per le sue competenze”… sono le incompetenze che proprio non si vuole intestare nessuno. Comunque sia, con l’apporto degli assessori o meno, alla fine gli agenti in tenuta antisommossa e l’elicottero si sono stufati di presidiare i tombini, perché solo quelli erano rimasti di pericolosi. Il nuovo tetto di Casa Madiba Network è stato inaugurato con un’assemblea serale, la nuova sistemazione durerà? Io consiglierei di lasciargliela perché, data l’abilità dimostrata, la prossima volta potrebbero occupare il Palas durante un convegno di Marines.
P.S.
Anche in questa azione un assente e un non pervenuto. L’assente è Sara Visintin che non si fa vedere né in Consiglio, né tra quelli che la sua estrazione dovrebbe privilegiare. Poi citare i contadini di Di Vittorio diventa una fanfaronata. Il non pervenuto è Savio Galvani, presente, ma arrivato solo dopo che Fabio l’ha tranquillizzato sulla situazione. Per fare il Comunista ci vuole il fisico.
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@DadoCardone

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Che Piovve.

fatimaFinché l’Emergenza Abitativa era un affare di carte e conti che non tornano è stato molto facile tenerla lontana dalla coscienza delle persone normoabitanti. Rimini ha abbastanza castelli fantasma da poter ospitare moltitudini senza dare nell’occhio, se non fino ad agosto quando sulla battigia si abbatte l’onda nera dei Vu Cumprà, con la sfumatura caramello bangladese. A quel punto la gente si agita, ma pochi si chiedono dove dormono quelle centinaia di persone.

Adesso però la questione è diversa. A forza di mettere la polvere sotto il tappeto alla fine ci inciampi, così come è successo. Coloro che coprono le mancanze dell’Amministrazione sono stati costretti a nuove occupazioni per esaudire le richieste d’aiuto, condizione necessaria e sufficiente per far cadere tutti gli asini dal cielo.

Penso che la totalità dei miei lettori, qualsiasi sia il loro credo politico, sebbene siano eterogenei riguardo alle soluzioni, siano d’accordo sul fatto che se a Rimini muore  gente di stenti siamo di fronte ad un grosso problema.  Nonostante questa sembri un’affermazione di senso logico nella realtà dei fatti i sei morti di quest’inverno hanno smosso le coscienze di pochi, se non altro di molti meno rispetto a coloro che si sono incazzati per la violazione di una proprietà privata …. tra cui molti saranno stati  quelli che sfiaccolavano col Sindaco per i morti dei barconi qualche settimana fa.  Capisco comunque che sia più facile dimostrarsi solidali con qualcuno che è morto a mille km da casa tua, se non altro perché il problema si è risolto da solo e nessuno dei trapassati verrà a guardare con cupidigia le nostre porte di casa.

In questo senso, nel parere di chi scrive, l’azione di Casa Madiba Network è stata dirimente e, se pure si possa non essere d’accordo sul metodo, nulla va tolto al merito. Da più di una settimana ormai i riminesi, quelli usciti vivi dalla rianimazione perlomeno, stanno parlando dell’emergenza abitativa, ognuno con la sua sensibilità, credo, grado culturale e convincimento. Ne stanno parlando tanto che anche la politica deve ora tenerne conto.

Già… la politica. Dopo l’occupazione della palazzina dell’Enel, che per una settimana era stata elevata da posto per farsi un buco a ricovero per senzatetto, la politica aveva solo due possibilità di scelta: mediare o reagire. La terza, la più comoda, fare finta di niente, gli era stata tolta. La scelta, ovvia per un’Amministrazione guidata da un Sindaco che deve le sue fortune alle rendite di famiglia, è stata allinearsi ai benpensanti e reagire.

Da dopo lo sgombero dei due immobili in via Dario Campana nessuno può più fare finta nemmeno che la questione non sia politica. Neppure Savio Galvani e Sara Visintin, che in passato con l’Acqua Pubblica hanno ingoiato dei bei rosponi, possono più far finta di essere in forza ad un’amministrazione di sinistra ed infatti oggi, sui quotidiani, si cominciano a fare gli opportuni distinguo. Anche questo è un fatto di notevole importanza. Intendiamoci … non che io creda nella risolutezza di alcuni pavidi rappresentanti della sinistra consiliare, ma questo assieme al fatto che la destra non abbia avuto in sostanza nulla da dire sulle decisioni prese, restituisce un quadro meglio delineato. E’ importante eliminare le zone grigie dal perimetro d’azione, perché sono quelle che più favoriscono la mala politica.

Ricapitolando. A Rimini l’Emergenza Abitativa fa morti per le strade, i ragazzi di Casa Madiba occupano per soddisfare la richiesta inevasa d’aiuto, il Sindaco di Rimini (con abile storno alla Procura) affronta la questione facendo chiudere vecchie e nuove occupazioni. Ora c’è più gente per strada. In mezzo potete metterci tutti i perché, i forse, i però e i se che volete, ma Rimini oggi è peggiore di ieri.

La domanda a questo punto è: visto che il problema non affonderà, scomparendo come fanno ogni tanto i barconi degli indesiderati, e dunque potrà solo crescere d’intensità, cosa intendiamo fare? Prima di fantasticare di confini armati a difesa delle proprietà private consiglierei a tutti di considerare quanto tempo libero hanno per montare Cavalli di Frisia. L’unico muro che quest’Amministrazione riesce ad alzare è quello del TRC.

P.S.

Quelli che sostengono che se i ragazzi di Casa Madiba ci tengono tanto ai senzatetto se li possono portare a casa, sappiano che l’hanno fatto.  Adesso, se volete, parliamo di coerenza.

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@DadoCardone

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Coniglio.

20150522_3168Dopo il mancato recapito del materasso nella Casa Comunale l’affare di Casa Madiba finisce in Consiglio. Presenti per l’occasione una  discreta quantità di Forze dell’Ordine, gli Attivisti sgomberati e una Giunta al gran completo con la sola eccezione dell’Assessore Sara Visintin, anello debole dell’Amministrazione che riesce a far sembrare persino Gennaro Mauro un uomo di sinistra.

Immancabili le interrogazioni sui fatti di questi giorni, come non sono mancate le reazioni scomposte del Sindaco, d’altronde ha un pubblico da accontentare. Ormai si sa l’odiens si accontenta di poco, basta che sia una scenetta semplice e soventemente ripetuta, un po’ come quelle sitcom delle quali sai esattamente  dove vanno a parare le battute, ma per abitudine ridi lo stesso. Se c’è una cosa di cui puoi essere sicuro è che Gnassi, sotto stress, offende chiunque gli capiti a tiro in maniera piuttosto infantile.

20150522_3216Questa volta è toccato me. Dopo che il Consigliere Tamburini ha letto in Aula il pezzo “Tanto Tuonò”, il Primo Cittadino non ha potuto fare a meno di chiamarmi Coniglio. Lo ammetto … non sono stato abbastanza pronto da fargli uno “specchio riflesso” o qualsiasi altra cosa si usa all’asilo, ma a mia parziale discolpa bisogna sicuramente considerare il fatto che, appunto, era dall’infanzia che non mi si affrontava in maniera tanto puerile.  A parte che anche “affrontare” è un parola grossa considerato che  l’aggettivo è stato pronunciato a mezza bocca, dallo scranno di Sindaco, in pieno Consiglio Comunale e subito ritrattato al “come?” di Tamburini.

Dunque si arricchisce il repertorio dell’ex Golden Boy. Dopo “la palla è mia”, “ho firmato a mia insaputa”, “la corte dei conti non conta”, “mamma ho perso l’aereo” e “porta rispetto che non sei a casa tua”, aggiungiamo anche “non ho detto coglione, stavo tossendo”. Una hit di successi e noi di Citizen non ce ne siamo persi nemmeno uno (che culo).

Bz51iRYoIEVuljASrSueFfNAGRkNdvfS96jiuQbMGCIAltra chicca del repertorio Gnassiano è il numero del “miracolo consiliare”. Forse non tutti sanno che le porte del Consiglio Comunale sono un varco spazio dimensionale dove la realtà spesso cambia. Lì dentro abbiamo assistito, per esempio, al “Miracolo del ponte Coletti”, che da pontaccio di ferro già deliberato si è trasformato in ponte normale. Qualcuno ricorderà anche la “prima dichiarazione di guerra al cemento” dove il veto di un semplice cambio di destinazione venne impunemente spacciato per la pietra miliare della traiettoria sindacale: da questo puntino sull’asse dell’Adriatico, voleva combattere milioni di metri cubi che nessuno aveva più i soldi per costruire…. Meno male che Acquarena e le sue palazzine Soviet hanno restituito l’immagine vera della supposto cimento al cemento.

20150522_3181Ieri, ancora una volta, i “confini della realtà” hanno fatto il loro dovere. Improvvisamente Gnassi, dopo aver sostenuto che la Corte dei Conti è un “teatrino all’italiana”, dopo essere stato per lungo tempo la ragione per cui il CDA della fallita Aeradria non cadeva, dopo aver condonato ruote panoramiche abusive…. Dopo tutto ciò (e altro ancora) si è dichiarato ligio alle regole e impotente di fronte ad atti dovuti della Procura contro di Casa Madiba Network. Ha solo tralasciato che l’evidenza dell’atto dovuto è stata procurata dai suoi uffici.

rf8o6wwxdsrsGwmwHZbjc2czfNXv2_nVBVTNJLdZcNkConcludo con due righe di cronaca. Ieri, alle interrogazioni sull’emergenza per i 15 senzatetto provocata dagli sgomberi, risposte non ne sono state date. E’ probabile che, secondo quanto dichiarato dal Vice Sceriffo Gloria Lisi, l’immobile in via Dario Campana verrà usato per la stessa funzione, ma assegnato a mezzo bando, magari uno di quelli a procedura ristretta, solo con gli invitati che piacciono all’Amministrazione. Il prode Gnassi, dopo essere stato duramente contestato da Fabio Pazzaglia  e dagli attivisti di Casa Madiba, è uscito dal Comune per continuare a discutere, tra una cornice di Celerini, più numerosi dei cristiani.Comunque ha trovato solo persone con ancora la voglia di ragionare a dispetto delle sue supercazzole. La tattica del “martire sputazzato” alla Salvini non ha potuto avere luogo.

P.S.

Esistono cinque categorie di bugie; la bugia semplice, le previsioni del tempo, la statistica, la bugia diplomatica, e il comunicato ufficiale.” [George Bernard Shaw]

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a@DadoCardone

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Tanto Tuonò

Ho sempre invidiato chi riesce a tracciare una riga a terra e dividere il mondo in due. Me lo sono ripetuto anche oggi mentre, in via Dario Campana, osservavo lo sgombero di Casa Madiba e della recente occupazione, la Palazzina dell’Enel, che da poco era risorta a nuova vita come Villa Florentina ed Eva. Giusto e sbagliato sono due categorie molto comode in cui confinare tutto: razze, religioni, preferenze sessuali, principi.

Sgomberare Casa Madiba e stroncare Villa Florentina tuttavia non significa solo buttare fuori i “comunisti di merda”, come li ho sentiti chiamare (da un non meglio identificato sgombratore). Significa anche che 15 persone, mentre sto scrivendo, non sanno dove andare a dormire e la pioggia caduta di sera, sollievo per alcuni, è un’ulteriore sfortuna per costoro.

IMG_8416Più di qualcuno, leggendo, penserà che tutto sommato togliere il tetto a 15 extracomunitari che vivono alle spalle della Comunità non sia un gran danno. Sarebbe disonesto chiamarla intuizione, in questi giorni sui social ho letto molti commenti simili. Uscendo dalle piazze virtuali però e camminando tra quell’umanità abbandonata si può anche rischiare di sconfinare dalla zona comfort delle convinzioni automatiche e insistendo un po’, perché nessun Cristo condivide la croce a cuor leggero, si può raccogliere qualche dato interessante.

Chi vi scrive lo ha fatto ed ha scoperto ad esempio che tra i 15 ci sono degli italiani e che uno di loro è di Misano; specifica inutile perché presto o tardi verrà fuori che i misanesi devono essere aiutati a casa loro. Ho rilevato anche che tra questi “fannulloni” in cerca di riparo ve ne sono alcuni impossibilitati al lavoro perché seriamente infortunati, altri in mezzo ad una strada perchè non sono stati pagati ed altri ancora che si arrangiano, ma non rimediano abbastanza da potersi tenere la prole e la cedono in affidamento a famiglie che vengono ricompensate con 500 € a figlio.

Testimonianza inutile la mia, sicuramente non in grado di smuovere le rocciose convinzioni di chi si affida a Dio, Patria e Famiglia. Dunque smetto di distinguere tra loro le storie e mi limito a citare un solo particolare, nella speranza che possa essere la spinta alla riflessione perlomeno per gli incerti, anche se ormai se ne trovano pochi. Alla fine dell’intervista ho fatto una domanda e tutti mi hanno risposto nello stesso identico modo.

Dove dormi stanotte?

La totalità degli interrogati mi ha risposto esalando un non lo so, ma, più che le parole, lo guardo esponeva la reale situazione. Una strana combinazione di disperazione e rassegnazione con un’inquietante punta di presentimento di cui solo quando ha cominciato a piovere ho capito il significato.

IMG_8431A Rimini va così. Il Portatore sano di Slogan (AKA Andrea Gnassi) è talmente disinteressato al tema emergenza abitativa che si toglie l’impiccio con un semplice giroconto alla Procura. Nessuna resistenza politica e il supporto da parte di Facebook, ( ormai  diventato un perenne referendum a  quorum ridiculum) fanno si che si possa recitare il dura lex, sed lex e, a tutela della loro incolunità, si mandano i senzatetto a dormire in strada… che siano coerenti con la loro definizione. D’altronde è probabile che gli indigenti siano anche non votanti, dunque è più profiquo concentrarsi sul sogno di trasformare Rimini in un enorme Eataly.

Sul doppio sgombero di mercoledì 20 maggio si è riversato tutto il limite di questa amministrazione di inadeguati. Mentre il prode Sindaco offre il petto al martirio immaginario di Forza Nuova, per far credere di portare la bandiera partigiana, alla resa dei conti il quarto anno di legislatura consacra questa come l’amministrazione meno di sinistra che Rimini abbia mai visto, tanto è vero che solo i manganelli della polizia hanno evitato fosse recapitato un simbolico, ma consistente, materasso nella Casa Comunale.

IMG_8438In tempi di vacche grasse l’indifferenza potrà essere anche un difetto trascurabile, ma nell’attuale congiuntura si tratta di un male pernicioso. In questa città, che con 150 mila abitanti è poco più di un paesone, la gente abita luoghi abbandonati e muore di stenti, la considerazione che non siano riminesi non cambia la realtà dei fatti. Da ieri c’è un posto in meno dove ricevere un aiuto, se qualcuno si sente in vena di festeggiare probabilmente non ha capito quanto lo riguardi in realtà.

 

 

P.S.

Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. [Antonio Gramsci]

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@DadoCardone

 

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Occupare o non Occupare.

N.B. tutto ciò che scrivo in quest’articolo è mia opinione personale e non rappresenta il pensiero di nessun partito, movimento, associazione a cui sono appartenuto, appartengo o apparterrò.

Questo è un post particolarmente difficile, non per me scriverlo, ma per molti leggerlo. L’argomento è l’Occupazione di Villa Florentina ed Eva di Rimini, altrimenti nota come palazzina dell’Enel.

diorPrima di parlare della cronaca bisogna fare un passo indietro e fissare alcuni punti basilari. La differenza tra l’essere nati in un posto nel quale bisogna scegliere se ammalarsi di malaria o morire di sete e un altro, in cui si posso buttare via 50 litri d’acqua per una doccia di dieci minuti, è il Caso. Penso che su questo, a meno che qualcuno non si ritenga particolarmente abile a nascere dove vuole, siamo tutti d’accordo.

L’acqua, per molti, non è il solo svantaggio. Ve ne sono altri molto indicativi e ne cito alcuni: contendersi il cibo con le mosche, non poter andare a scuola, svegliarsi di mattina in mezzo ad una guerra,  essere parte di una società annichilita da centinaia d’anni di sfruttamento coloniale. Penso che anche riguardo a questi esempi saremo tutti abbastanza d’accordo sul fatto che possano creare grave handicap al conseguimento di una vita serena passata nei propri pascoli.

Ovviamente sto parlando di quella parte del mondo riconosciuta come povera. Sono circa due terzi della popolazione mondiale, ma il totale disinteresse sta facendo in modo che anche il restante terzo stia cominciando a sperimentare le conseguenze di una società che non mette tra i propri cardini il diritto ad una vita dignitosa.

IMG_7915Ieri, a Villa Florentina ed Eva (così l’hanno ribattezzata gli occupanti), ho assistito ad un confronto che poteva essere filmato e riproposto come documentario dell’incontro tra gli ultimi e i primi, tra chi ha tutto e chi non ha niente, o più niente. Un attrito che nella nostra società sta crescendo e porterà a ben altro che ad un’occupazione. Parentesi: se è vera la storia del Karma qualcuno dell’incontro di ieri deve prepararsi per la prossima vita a produrre parecchio Humus.

A Rimini c’è una crisi abitativa che fa anche morti per le strade. Morti silenziose perché appartengono a quella fascia della società che non vogliamo vedere. Tra i pochi che si occupano di questo problema ci sono i ragazzi di Casa Madiba Network che, nella sera del 13 maggio, hanno deciso di occupare la palazzina dell’Enel, proprietà privata, attualmente rifugio di eroinomani. I proprietari sono intervenuti facendo il diavolo a quattro e (mi hanno riferito) armati di oggetti contundenti hanno spaccato un po’ di cose, tra cui i sanitari, per scoraggiare gli invasori a stabilirsi nel loro “castello abbandonato”. Sono volate anche parole grosse riguardo a mazzette ed esponenti politici che, non essendo stato presente al fatto, non posso riferire, ma se siete curiosi andate a visitare Villa FLorentina … qualche testimone lo trovate.

IMG_7983E’ giusto occupare una proprietà privata? La domanda è sbagliata, nel senso che è ovvio che non lo sia, ma sarebbe utile chiedersi altro. La domanda giusta è perché a Rimini c’è gente, italiani o stranieri che siano, magari con figli piccoli, che non sa dove andare a dormire e cosa intendiamo fare per impedirlo. La responsabilità è sicuramente della politica che ha ricevuto delega ad amministrare, ma è altrettanto nostra se non la richiamiamo alle sue responsabilità. Domanda provocatoria: pensate che negli uffici e presso i rappresentanti della maggioranza si presentino più illustri cittadini a chiedere un tetto per chi non ce l’ha o siano più i probi componenti della Comunità che chiedono di inserire i propri interessi nel futuro PSC (Piano Strutturale Comunale)?

IMG_7934I ragazzi di Casa Madiba Network, giusta o no la loro occupazione, hanno il merito di riportare il tema al centro del dibattito, assieme all’evidenza dell’insufficiente azione amministrativa. L’argomento, volenti , nolenti o indifferenti, riguarda tutti noi e i nostri alibi. Fino a che il prossimo ha la pelle, la religione e la cultura diverse dalla nostra è molto facile smarcarsi, è la sua diversità che lo fa per noi. Ultimamente la prossimità dell’indigente però si sta riducendo e in molti casi quelli che non possiamo aiutare stanno diventando i parenti (se non vi risulta siete proprio nella fascia di quelli che non hanno idea di ciò che sta accadendo). Ieri, nel tardo pomeriggio del primo giorno di occupazione, nel giardino di Villa Florentina ed Eva, si è svolta un’assemblea in cui tutti hanno tirato fuori le loro ragioni, proprietari compresi.  Alcune persone (devo specificare se fossero stranieri o meno?) hanno parlato dei loro momenti di disperazione, altri hanno discusso sul senso che vorrebbero fosse dato a quest’azione e i proprietari hanno rivendicato il diritto a non affidare la loro proprietà a chi ha un bisogno, seppur in emergenza.

IMG_7962Anche la proprietà privata è un diritto e, come ho letto in molti post originati proprio da quest’occupazione, fa molta paura che il semplice fatto di avere necessità giustifichi nel soddisfarsi a scapito di altri. La paura però non sembra abbastanza da fare qualcosa, perché l’essere umano ha la curiosa abilità di produrre discrimine e fasci d’erba a seconda della sua posizione. Così “gli italiani sono più meritevoli di soccorso perché sono a casa loro” (discrimine) e “non è che tutti quelli che hanno bisogno di qualcosa possono venire a sottrarti la proprietà privata” (fascio d’erba).  La mediazione è sempre una bella teoria da enunciare, ma, nel momento in cui bisognerebbe trasporla nella realtà, tutti si attaccano alle questioni di principio, per non perdere neanche virtualmente ciò che la lotteria del diritto di nascita ha concesso loro, sebbene nella mediazione (anche quella dialettica) entrambe le parti accettino di perdere qualcosa per arrivare ad una sintesi comune. Passi che non lo accettino i due proprietari della catapecchia, in fondo è loro il diritto toccato, anche se da persone che hanno accumulato tali fortune sarebbe auspicabile la capacità di capire certe congiunture. Fanno ridere invece quelli che, leggendo dei fatti di questi giorni, vanno subito a rappresentarsi nel loro piccolo mondo di locatore, magari perché ottengono reddito da un affitto, e si barricano dietro il principio di proprietà privata per l’orrore che venga anche solo  ipoteticamente toccato qualcosa di loro. “E’ il principio che conta!”

IMG_7924Per dovere d’informazione e perché i politici (o aspiranti tali) che istigano alla protezione del proprio campanile sono già alla riscossa, bisogna sottolineare che la sera del 13 chi aveva urgente bisogno di un tetto erano una madre con due bambini e che proprio grazie all’azione di occupare la palazzina, di cui il quartiere si vergogna, hanno trovato una sistemazione per una decina di giorni. Azione meritoria o deprecabile? Per il quartiere, che ritiene da sempre il luogo  occupato una minaccia alla sicurezza per le frequentazioni abituali, pare che sia meritoria visto che oggi, nel secondo giorno di occupazione, diversi sono andati a manifestare solidarietà e a portare qualcosa da mangiare.

A questo punto dovrei concludere rassicurando sul fatto che la proprietà privata non è assolutamente minacciata e questi ragazzi cercano solo di fare del bene, anche se non sempre in maniera convenzionale. Invece mi sento di rilanciare e di consigliare di cominciare a sentirla veramente questa paura e non solo di usarla come atteggiamento. La Povertà è alle porte e bussa con insistenza, sempre più forte. Quello che chiamiamo terzo mondo ha intrapreso una migrazione inarrestabile, fugge da fame e da guerre cui noi stessi abbiamo contribuito. Contemporaneamente la speculazione al ribasso, contro la quale mai ci siamo opposti veramente, ha cominciato a mangiarci dal basso.  Quella che sta arrivando è una violentissima guerra tra poveri e l’unica cosa che ha il potere di impedirla si chiama Solidarietà. Il resto, bombardamenti di barconi, sgominare gli schiavisti sulle coste del Nord Africa, i cambi di contratto che simulano l’occupazione e riprese economiche dello 0.3% sono puttanate per allocchi.

P.S.

Quanto pesa una lacrima? Dipende: la lacrima di un bambino capriccioso pesa meno del vento, quella di un bambino affamato pesa più di tutta la terra.” [Gianni Rodari]

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@DadoCardone

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Niente piazza per Casa Madiba.

Nel Consiglio Comunale di Rimini viene distrutta qualsiasi forma di dialogo e questo anche  grazie al certosino  lavoro del Presidente Gallo che, interrogato sull’ordine dei lavori, gira la testa dall’altra parte come il mio gatto quando non vuole scendere dalla tavola.

Fino a sabato pensavo che la condizione fosse preterintenzionale, cioè uno stato di cose per cui il dolo ottiene effetti oltre l’intenzione. D’altronde se si voglio costruire case per matrimoni al mare, da 300.000 €, a foggia di cesso pubblico… non si può dare troppo spazio ad un dialogo autentico. Poi però arriva l’ora della piazza e ti accorgi che a qualcuno la si vieta sistematicamente, tra l’altro con organizzatissime operazioni di stampo militare.

Spieghiamo però l’antefatto. Rimini è la città in Italia con il più alto numero di sfratti in relazione agli abitanti e, nel 2014, ha addirittura subito un’impennata arrivando a 523 richieste all’Ufficiale Giudiziario nei primi tre mesi, 98 delle quali eseguite con la forza pubblica. Rinunciando, per ora, ad un’analisi economico sociale del caso non si può però fare a meno di constatare che Rimini sia la prima in troppe classifiche non certo lusinghiere. Se ci si attesta nella media si può dare colpa alla crisi, ma se la si supera v’è evidenza di cattiva amministrazione e se si diventa capolista l’inadeguatezza è l’unica cosa certa.

Nel tema specifico degli sfratti, le politiche adottate sembrano risentire di approcci univoci indirizzati a singole entità, mentre le forze in campo sono diverse. No, non sto parlando di Arlotti la cui soluzione, espressa come il desiderio alla fatina dei dentini, è un titolo sul giornale: “Serve una proroga al blocco degli sfratti”. Grazie …

Esistono e sono fortemente attive sul territorio altre entità, come Casa Madiba Network, che non avranno la compostezza della Papa Giovanni XXIII (ne la possibilità di spesa), ma prestano instancabilmente la loro opera riguardo a temi come l’integrazione e la crisi abitativa. Forse (e dico forse) la loro operatività “alternativa” non è troppo gradita e forse (sottolineo forse) il controllo della settimana scorsa del Nucleo Ambientale, in cerca di occupatori abusivi privi di documenti, è dovuto proprio a questo.

Che questo fosse effettivamente il caso non lo possiamo dire con certezza, certo è, invece, che andare in contrasto con chi ti tappa i buchi non è mai un’azione senza conseguenze. Fortunatamente la reazione di Casa Madiba Network è stata la più civile che si potesse mettere in campo, una sfilata per le vie della città, accompagnata da musica e manifestazioni solo vocali di dissenso. Poi si sa … qualche volta la parola “sbirro” scappa, soprattutto quando le locali forze di sicurezza si organizzano meglio che se dovessero ricevere il Feyenoord, impedendoti di attraversare le piazze.

Il biscione di sfilanti, molti, colorati, giovani e di ogni etnia, si è dovuto divincolare per un contorto percorso tipo Snake (antenato dei giochi per telefonino N.d.R.), trovandosi, di volta in volta, gli accessi alle piazze impedito da agenti in tenuta antisommossa e cellulari piazzati di traverso nei vicoli. In parole povere gli è stato negato il diritto di manifestare in piazza, in perfetto stile Tienanmen.

Ammetto di avere un debole innato per la gente che protesta, mi sembra quasi di tornare a respirare Democrazia (alla Mignottocrazia mi ci devo ancora abituare), ma che l’istanza del corteo fosse giusta o sbagliata togliere loro la piazza è stata una vergogna. Nella storia d’Italia la Piazza è sempre stata il palco identitario per eccellenza e sabato è stato deciso che noi siamo gente che guarda le vetrine, mentre finge che vada tutto  bene, a costo di schierare l’esercito. Viva l’indifferenza Riminese.

P.S.

Per “tenere a bada” duecento persone guidate da un risciò e uno stereo c’era tanta forza pubblica che sembrava di essere al G8. Forse quando si chiamano rinforzi d’estate …  il Prefetto dovrebbe  mostrare le foto di questi magici momenti.

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@DadoCardone

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