Ma Grillo sta preparando un vaffa speciale per Di Maio?

Dopo la rivelazione del quesito su Rousseau, Grillo comincia a chiamare per nome Di Maio sui suoi post. Si deve preoccupare?

E’ deciso. Si andrà al voto su Rousseau. Il quesito, pubblicato sul Blog delle Stelle è questo:

“Sei d’accordo che il MoVimento 5 Stelle faccia partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte?”

La domanda nasconde in se stessa uno sgarbo istituzionale, ma anche una grossa provocazione nei confronti di Grillo. L’elevato in questi giorni, dopo aver evitato che il Movimento andasse al voto, risulta molto produttivo, ma anche molto nervoso. Nei suoi post tira fuori di tutto, dai dialoghi con Dio al neurologo, per continuare ad orientare la sua creatura che, mai come prima, appare disorientata.

In tutti quei post, che parlano fondamentalmente di poltronofilia, c’era, almeno fino ad oggi, un protagonista occulto: Luigi di Maio.  Dopo aver evitato che il Movimento, di cui sembra si consideri ancora garante, andasse al voto e dopo la riunione di Bibbiona, tra i due è evidentemente  in corso una lotta per il potere. Beppe tira la barra da una parte con i suoi post e l’influenza che gli è rimasta. Luigi lo fa tenendo in forse l’alleanza PD, con pretesti speciosi e la richiesta di una poltrona importante.

Ora. Il quesito su Rousseau, oltre ad essere uno sgarbo istituzionale, perché condiziona un percorso di regole voluto da Mattarella, è anche una provocazione verso il Guru. La domanda infatti è insolitamente diretta e non chiede di valutare programmi o cose del genere. Chiede se si vuol fare un governo con il PD. Va da sé che, dando una risposta positiva a ciò per cui qualsiasi grillino fino a ieri avrebbe fatto Harakiri, ne uscirebbe avvalorato il suo lavoro di trattativa rispetto all’indigeribile.

A Grillo, con l’ultimo post l’ipnologia dell’Elevato, non rimane che dare un’ulteriore lucidata alla figura di Conte per non rischiare :

“E’ l’unico che ha una casa dove andare, che possiede un filo conduttore interiore: una persona eccezionale perché capace di rimanere normale, non sono tantissimi.”

Ma, per non cedere totalmente in campo, anche una strigliata al suo ex pupillo e questa volta lo fa usando il nome:

“Tre teste, si, una rivolta a Luigi, incazzata ed ancora stupefatta per l’incapacità a cogliere il bello intrinseco nel poter cambiare le cose. Con i punti che raddoppiano come alla Standa.”

Ora. Forse non tutti ricorderanno che Beppe Grillo è l’uomo che ha atteso vent’anni per  una vendetta, ossia quella di strappare la Rai dalle mani di quei partiti tradizionali che l’avevano cacciato. Noi, se fossimo in Di Maio, non dormiremmo sonni tranquilli sapendo di aver rovinato i suoi (l’Ipnologia è lo studio del sonno). Magari in uno dei prossimo post lo chiama anche per cognome.

P.S.

Una volta gli basta anche non nominarla una persona per far cadere interi MeetUP.

@DadoCardone

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Franka would like to go to Bruxelles – mai mettersi contro Carla Franchini [2^ parte]

Premessa: in questa ricostruzione nasconderemo i nomi di due poliziotti e li sostituiremo con Omissis1 e Omissis2. Il motivo è che il Tribunale Amministrativo Regionale ha annullato i provvedimenti disciplinari a loro carico e, anche se non condividiamo le ragioni che li hanno mossi, non vogliamo inficiare il loro lavoro quotidiano, che indubbiamente è importante. Quindi i nomi , relativamente ai fatti che li riguardano, saranno noti solo a chi già li conosce.

In questa immagine Carla Franchini che, dopo l’esclusione di Rimini, obbliga i Grillini Pensanti a togliere il Gazebo perché privi di certificazione.

Ed eccoci alla seconda entusiasmante puntata della Telenovela di Carla Franchini, detta Franka. Come annunciato nella prima parte citeremo prove, documentali, che danno certezza dello sleale operato della consigliera M5S, candidata alla Europee. Prima, però, un piccolo passo indietro, che serve a comprendere meglio le dinamiche in campo e a capire anche perché da tutto ciò si sia generato un procedimento interno alla Questura.

La lista fantasma, nata per impulso, tra gli altri, di Massimo Lugaresi, si chiamava Onestà e Partecipazione. La scelta del nome, forse da imputare ad un sottogruppo dedito alla satira, è tuttora un mistero. Quando la lista ebbe bisogno di un addetto alle comunicazioni interne (e forse esterne, ma non lo sapremo mai) scelse Italo Carbonara, detto Itaca, un fuoriuscito dai Grilli Pensanti. Mettete da una parte quest’informazione e proseguiamo con un altro antefatto.

Mentre Davide Grassi, candidato sindaco dei Grilli Pensanti a dispetto delle volontà di Carla Franchini, aspettava il verdetto sulla certificazione della lista, fu avvicinato da due poliziotti. Che cosa volevano? Secondo le stesse dichiarazioni rese dai due: la richiesta fu di trovare una mediazione tra le due liste, nonché accontentarsi di un posto da vicesindaco, lasciando quello di Primo Cittadino a Luciano Baglioni. Lo ricorderete come uno dei protagonisti dell’arresto della Banda della Uno Bianca.  La circostanza, confermata a più riprese dalle indagini e anche dagli accusati, oggi lo sappiamo, era nota a diversi attivisti del Movimento, che dialogavano con il finto profilo social di uno dei due agenti, destinatari di un futuro provvedimento disciplinare. Tramite l’accertato profilo fake di Vittorio Perucci, identità con cui interveniva nei dibattiti politici su Facebook, Omissis1, confessava in una chat privata: “Stamattina ho provato ad indurre Grassi (che era con Tommaso) a parlare direttamente con Baglioni e trovare un punto d’incontro.”

In nome di chi i due poliziotti si facevano mediatori? Nelle memorie legali dei due l’approccio viene definito di interesse spassionato, con qualche battuta goliardica rispetto “alle poltrone”, sicuramente non perché appartenenti alla lista fantasma. E’ veramente così? A mettere qualche dubbio, non solo a noi, ma anche all’incaricato dell’indagine interna, c’è una mail.

Qui ritorniamo al ruolo di Italo Carbonara e alla sua imperizia nell’eseguirlo. Il povero Itaca, persona di una certa età, nel creare una mailing list ristretta ad alcuni nominativi, confonde due cognomi uguali. Sono due donne, una militante nei Grilli Pensanti ed una scelta per la lista “Onestà e Partecipazione”. La mail contiene il messaggio “Lista definitiva. Partenza domani mattina ore 8. Grazie a tutti.”, ma tra gli indirizzi, oltre a quello di Massimo Lugaresi, ci sono anche quelli dei due poliziotti.

Lo stesso Carbonara, interrogato in due occasioni, rilascia due diverse dichiarazioni. Sentito dal Questore afferma:” Quando ho inviato la missiva, l’ho inviata  al Signor Omissis1, per avere un giudizio e un’approvazione sui nominativi, giudizio che poi non è arrivato. Si trattava di un elenco di candidature e, come ho chiesto il parere a Omissis1, ho chiesto il parere anche ad altri.” Nella dichiarazione poi resa alla Procura della Repubblica non si parla più di “approvazione” ma di una mail trasmessa “agli amici” per “una semplice comunicazione di un dato che avevo appreso”. Bontà sua.

Attenzione però, questa mail è importante perché aiuta a capire la relazione tra i due e la lista. Per questo motivo è rilevante anche sapere come si siano giustificati loro che l’hanno ricevuta. Per Omissis1 si tratta di “Una banalissima mailing list con valore pubblicitario, assieme comunicativo e informativo.” Come dire, la distribuzione delle informazioni di una lista, che ancora non si era presentata al pubblico e che l’ha fatto in seguito solo perché costretta, a chiunque, indiscriminatamente, senza iscrizione né filtro. Omissis2 invece, in una sua memoria difensiva, lo smentisce asserendo che “il messaggio riguardava l’attività interna al Cinque Stelle e preliminare alla competizione elettorale” dunque “Non si trattava di una mail elettorale rivolta all’esterno, contenente propaganda in pro del M5S o in danno di altri partiti”. Due linee difensive palesemente diverse, che alimentano i dubbi sul fatto che, almeno ufficiosamente, fosse loro riconosciuto un qualche ruolo.

Ci preme specificare che i due poliziotti non sono l’oggetto di questa ricostruzione, ma che la loro azione è importante per capire di chi stessero facendo gli interessi, anche ammesso che lo stessero facendo lecitamente e non in violazione delle norme di comportamento della Questura come sentenzia il TAR. Questo perché la nostra tesi, di cui stiamo per portarvi le prove, è che la propositrice di Luciano Baglioni, come candidato Sindaco della lista fantasma, fosse Carla  Franchini e ci si arriva proprio in virtù del coinvolgimento in questa storia dei due appartenenti alle Forze dell’Ordine.

Massimo Lugaresi, il padre spirituale della lista fantasma, ad una richiesta di informazioni della Questura, poi confermata in un successivo interrogatorio in Procura, dichiarava a proposito dei due poliziotti: “Io ho incontrato Omissis1 e Omissis2 come simpatizzanti del partito. Io ho fatto incontri solo a casa mia e della Toni. Erano riunioni ufficiose di carattere privato. La vicenda secondo me è scoppiata perché tra le altre candidature avanzate fu avanzata anche quella di Baglioni, il poliziotto della Uno Bianca , che io conosco da tempo e di cui ho tanta stima. L’invenzione della candidatura di Baglioni, che secondo me avrebbe fatto il botto, nasce su indicazione del consigliere Franchini.

Questore: “Anche di questo si discuteva a casa sua e della Toni?”

Lugaresi: “Si discuteva a casa mia, per telefono, in una dimensione privata con Omissis1 e Omissis2. Baglioni è venuto a casa mia e ne abbiamo parlato e ho notato che era spaventato da questa cosa.”

Ecco dunque che si ricompone la faccenda, soprattutto, per quello che interessa noi, non nel ruolo dei due poliziotti, ma dei personaggi di Carla Franchini e la Ex di Grillo. D’altronde anche Omissis2, in una memoria difensiva dichiara: “[…] Nel mese di gennaio 2016 alcuni attivisti e simpatizzanti del Movimento 5 Stelle hanno proposto di scegliere come candidato Sindaco l’Avv. Davide Grassi, ma tale scelta è stata immediatamente avversata da un’altra ala del Movimento, raccoltasi attorno al consigliere comunale Carla Franchini ed alla sig.ra Sonia Toni ex moglie di Beppe Grillo.”

Et voilà, ricomposto il quadro. Il candidato Davide Grassi non andava bene a Carla Franchini, nonostante lei stessa avesse partecipato ad una votazione, dove il Meetup l’ha valutato, per approvarlo o cassarlo. Da quel momento sceglie di dichiararsi pubblicamente neutrale, ma raccoglie gli scontenti capeggiati da Lugaresi attorno alla ex di Grillo, anche lei finta neutrale. Non fa solo questo però. Cerca anche di rallentare i lavori del Meetup, che non fa quello che vuole lei, per avere il tempo di proporre un sindaco alternativo alla lista fantasma. Ce n’è abbastanza per capire la personalità politica (e non solo) della Franka, ma, prima di lasciarvi riflettere, vorremmo deliziarvi con un ultimo cadeau.

Dagli appunti della Questura di Rimini si evince che, il giorno dopo la notifica del provvedimento disciplinare ai due poliziotti, quando cioè lo sapevano solo gli uffici e gli interessati, Carla Franchini si è presentata in questura con il titolo di Consigliere Comunale del Movimento 5 Stelle a perorare la causa di Omissi1 e Omissis2. “Nel colloquio” – citiamo da una nota –“il consigliere non nascondeva la sua avversione per quella parte di Movimento (i cui esponenti, a suo dire, non rispecchiavano assolutamente il Movimento stesso) facente capo alla lista avente come candidato sindaco l’avvocato GRASSI e però sostenuta dai parlamentari 5 stelle riminesi”.  Stessa storia il 25 marzo, ancora prima che i poliziotti presentassero controdeduzioni, la Franka bussava al Questore per chiedere a che punto fosse. Quando però in seguito, il 28 giugno, una Commissione consultiva, le ha chiesto testimonianza ufficiale, beh… aveva un impegno. Nessuno comunque la può accusare di non aver parlato.

Cos’altro serve sapere? Per i Movimentisti che si bevono tutto come l’acqua fresca, per quelli che l’importante è avere uno slogan da ripetere, per quelli che sì, i principi sono importanti, ma è più importante che non vinca il Piddì… insomma per tutti quelli per cui la lealtà è solo verso chi comanda. Alle Europee votate Carla Franchini. Ocho eh!, che con il nome di Franka non la trovate sulla scheda.  #MaiLaFrankaInParlamento 

@DadoCardone

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Parlamentarie 2018 – La Franka vede allontanarsi il Senato.

Elezioni Politiche 2013

Svelate ieri sera le candidature del Movimento 5 Stelle Nazionale e quindi anche di quello Riminese. Una conferma, Giulia Sarti, una sorpresa, Marco Croatti, ed un candidato sopravvalutato che non ce la fa, Carla Franchini (detta Franka).

Per quanto la candidatura della Sarti fosse scontata, promozioni e bocciature degli altri protagonisti sono state evidentemente dettate dai diversi atteggiamenti sul territorio; nonostante un’immeritata visibilità offerta dai quotidiani locali, Franchini non supera la prova del territorio. Sembra infatti che ben pochi voti siano arrivati da chi ha avuto l’occasione di lavorare assieme all’ex Consigliera. Quanto sia profondo il distacco da Marco Croatti, che invece non si è mai risparmiato sul territorio, ce lo dirà il conteggio dei voti, se mai verrà pubblicato. Per ora ci basti considerare che, con ben tre preferenze a disposizione per ogni votante, la Franka è arrivata prima… dei non eletti.

Perchè il territorio ha abbandonato un’ex Portavoce con ben 5 anni di pratica nel Consiglio Comunale di Rimini? I motivi paiono essere diversi, compreso l’attacco a mezzo stampa verso la sua collega ormai in Parlamento Giulia Sarti. Nel corso del tempo la consigliera Franchini si è fatta notare per un’allergia verso il lavoro di gruppo e per una sostanziale incongruenza verso i valori del Movimento (famoso il tentativo di scalare il Consorzio di Bonifica usando attivisti dei 5 stelle locali). Come se non bastasse tutto ciò, pesa anche il comportamento ambiguo nei confronti della lista di disturbo alla vigilia delle amministrative 2016, per cui la stessa Ex di Grillo la accusò di “tenere i piedi ovunque”.

Il vero interrogativo pare essere non il perchè sia la prima dei non eletti, ma come mai non sia l’ultima. Evidentemente è riuscita a prendere voti dove non la conoscevano. Il pericolo non è ancora passato per il Movimento poiché, nonostante sia al momento fuori dai giochi, se la Senatrice Montevecchi passasse all’uninominale, vincendo, Carla Franchini potrebbe supplirla nel plurinominale[ Aggiornamento: la precedente affermazione è errata. In realtà i supplenti sono soltanto sostituzioni nel caso in fase di candidatura non venga rispettata la quota di genere.]. Lunga vita alla Montevecchi..

#MaiLaFrankaInParlamento

P.S.

“Puoi facilmente giudicare il carattere di una persona da come tratta coloro che non possono far niente per lui.” [Malcom Stevenson Forbes]

 

@DadoCardone

 

 

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Movimento: Tana libera a tutti.

Cade un altro dei tabù del Movimento 5 Stelle. Dopo aver scoperto che una gerarchia ci vuole ed aver concluso che ci deve essere qualcuno più “uno” degli altri, dalle prossime elezioni si potrà essere eletti anche senza essere iscritti al Movimento. La motivazione ufficiale sarà quella di raccogliere dalla società civile competenze che, in altro modo, mai si avvicinerebbero alla politica. Ma quello non era il ruolo dei Meetup Up?

Alle tanto attese elezioni di primavera il Movimento 5 Stelle avrà la sua bella percentuale di voti da raccogliere, ma nessuno a cui affidarli. I primi Meetup contenevano, assieme ad un vario tipo di umanità nevroticamente fuori dal sistema, una serie di probi cittadini pronti a coltivare il germe di una speranza, forse di una rivoluzione. Un vero e proprio capitale umano, perché di persone pronte ad andare contro il sistema corrente, che non siano falliti cronici, non è che ce ne siano poi tante.

Tutto questo è stato sacrificato cantando allegramente “andiamo a comandare”. Compromesso dopo compromesso, deroga dopo deroga, attivisti ed eletti si trovano oggi ad aver taciuto su molte cose e, inevitabilmente, a veder cambiare l’ontologia del Movimento.

La verità è che i Meetup, almeno inizialmente formidabile leva di aggregazione e formazione, sono stati volontariamente annientati proprio per questa loro funzione. La testa pensante doveva rimanere la Casaleggio e Associati, una piccola società, con risorse insufficienti al controllo di una realtà elettorale territorialmente così vasta. E allora? Allora si divide, si minimizza, si lega tutto a certificazioni gestite lentamente e malamente. “Uno vale uno”, ma nessuno, da solo, si può definire Movimento. Te lo dicono a Milano chi è il Movimento.

Nella pratica:

  • Non sei attivista perché hai curato la crescita e le attività di un territorio. Attivisti sono tutti, anche quelli che scrivono un post l’anno.
  • Gli eletti (i portavoce) possono prendere posizione su spese per milioni di euro, ma assolutamente non sono testimoni attendibili per quanto riguarda le diatribe territoriali. Ecco perché a Rimini una lista di disturbo creata in 15 giorni ha annullato il lavoro di dieci anni.
  • La critica non è consentita e la delazione è molto gradita.
  • Ogni rapporto tra Meetup e ogni tentativo di creare rete tra gli stessi è formalmente scoraggiato. Le esperienze si condividono solo tramite i mezzi che fornisce la Casaleggio.
  • Se qualcuno ottiene risultati e visibilità, ma non è allineato al 100% con Milano, va fatto diventare un traditore o, comunque, qualcuno che persegue interessi estranei al Movimento (vedi il caso Pizzarotti di Parma.)

Questi atteggiamenti, comprese le declinazioni, rendono impossibile il formarsi di una struttura territoriale accreditata, dunque in grado di assumere impegni autonomi e a lungo termine. Qualcuno potrebbe chiedersi se questo non sia controproducente, ma, evidentemente, dipende da ciò che si vuole ottenere.

Amministrare una realtà nazionale è impensabile, perché, come detto, non ci sono le risorse. Ormai neanche più quelle umane. Molto più facile gestire 160 persone in Parlamento, anche in relazione a quello che producono. Nella fattispecie:  fondi per  funzionamento e  Comunicazione dei Gruppi Parlamentari, una parte del loro stipendio, utile alla propaganda, e “personaggi” da esibire nelle varie campagne e manifestazioni.

Il Verbo, che ancora non si è capito quale sia, visto che nel tempo si è passati dal “nessuno deve rimanere indietro” al “no allo Ius Soli”, è lasciato alle tastiere delle orde di Facebook, che non hanno  idea (e nemmeno gli interessa veramente) di cosa sia il Movimento. Gli attivisti? Quelli rimasti provano in qualche modo a dare un senso agli anni spesi, per qualcosa che ora fanno fatica a difendere.

Tutto ciò crea un vuoto: a chi affidare le sicure percentuali del Movimento? Ad attivisti per i quali l’unica certezza è di essere meglio del PD?  No. Meglio gente non iscritta, trasversale, possibilmente non affetta da analfabetismo funzionale aggravato dall’esposizione social. Solo che gente così non s’inscrive ad un partito dove un Bugani qualsiasi ti dice cosa  devi fare. Da qui l’alzata d’ingegno: Tana libera a tutti! Anche i non iscritti si possono candidare.

Come si controlla gente che in dieci anni non si era mai fatta sfiorare dall’idea di partecipare a nulla che fosse riconducibile al Movimento? Non si controlla. La fedina penale indica tutt’al più  che non ti sei fatto beccare e le penali da 100.000€ non valgono un benemerito, ma per la base assomigliano ad una misura plausibile.

Cui Prodest? Alla Democrazia no, per certo. Al Movimento?  Figuriamoci, però Di Maio potrà fare il Leader per altri dieci anni. Certo dovrà aspettare un po’ per concludere la sua istruzione, ma… vuoi mettere? Grillo potrà defilarsi e pensare ad uno spettacolo che non sia la ripetizione del testo degli ultimi dieci anni. Il vero vincitore sembra essere però Davide Casaleggio, l’uomo che nessuno ha mai votato. Ha ereditato l’aziendina di Papà e, presto, potrà contare sul peso di un partito con il 30% della preferenza nazionale (dell’elettorato rimasto), cosa che certifica la Casaleggio e Associati come incubatrice accreditata di partiti di successo. Un business mica da ridere.

P.S.

“Cui prodest scelus, is fecit”

 

@DadoCardone

 

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Renzi a Rimini. Ancora tu..? Non dovevamo vederci più.

Sarà sfuggito a pochi e quei pochi saranno sicuramente stati vittime di un meccanismo di negazione, che a Rimini in questi giorni c’è stato Matteo Renzi. L’Ex Premier, ancora segretario del Partito Democratico, riparte da qui, precisamente da un convegno dedicato agli amministratori locali, e non da un congresso del suo partito.

Il Motivo è chiaro. Non c’è bisogno di leggere troppo tra le righe.. anzi è scritto proprio in grande sul palco del convegno: #energialocale. L’ultima volta che Renzi, da Premier, ha raggiunto il massimo del consenso amava farsi chiamare “il Sindaco d’Italia”. In seguito il suo atteggiamento da Miles gloriosus l’ha riportato ancora più indietro, ad un altro periodo della sua popolarità, quando al liceo lo chiamavano “il Bomba”.

Necessario dunque cambiare qualcosina, per non cambiare niente. Smesso lo slim fit, con cravatta lucida da capodanno, si presenta sul palco di Rimini immarchionnato* (beccati il neologismo Accademia) in un pullover. Il cambiamento, che ci crediate o no, è tutto qui. Certo, vi sono lievi spigolature… ad esempio i Renziani hanno scoperto che chiamare gli altri “Gufi” porta male. Soprattutto perché i Gufi sono tanti e votano.

I sondaggi che riguardano l’elettorato propongono continui testa a testa con il Movimento, ma quello su cui può contare effettivamente il Partito Democratico è la sua rete di amministratori. Renzi (o chi per lui) lo sa bene e, nello scisma tra chi governa il Partito e chi governa i territori, appoggia il cappello sulla squadra dei sindaci, lasciando a D’Alema i discorsi da padre nobile. Si tira su le maniche del maglioncino girocollo e fa.. il solito discorso.

La tecnica è consolidata, ma alla lunga noiosa, dunque la presentiamo nello schema classico di Citizen, con tanto di voti.

  • Qui comando io. Si parte con un benevolo dileggio ai padroni di casa, Ricci e Gnassi, giusto per mettere in chiaro chi sta dando una possibilità a chi. Nei momenti di difficoltà è un attimo che i subalterni si segnino i favori. Voto 10: Vedi che servono i soldi spesi per il corso di PNL?
  • Momento serio, quasi minuto di silenzio. Per creare pathos nella platea nulla di meglio che ricordare le vittime. Essendo il pubblico del PD, ancora meglio ricordare Jessica “giovane democratica che credeva nel cambiamento”, morta a Rigopiano. Voto 4: la discriminazione politica tra le vittime non si può sentire.
  • Non lo dico, ma l’ho fatto. E’ il momento in cui dopo aver ammesso le sue colpe per il referendum, decide lui che è acqua passata, talmente passata che non vuole nemmeno elencare le cose buone che ha fatto nei suoi mille giorni. Poi però le elenca. Voto n.c.: il voto sarebbe negativo, ma ad essere incoerente nello stretto giro di una frase ci vuol talento.
  • Mi prendo un po’ in giro. Per essere parte della “Cumpa di quelli simpa”* non basta tirarsi il pullover al gomito, bisogna scendere anche un po’ dal piedistallo. Fanno a d’uopo un po’ di aneddoti su Renzi che fa la spesa. Certo alleggerisce la seduta Demokrat, ma ricorda agli altri le foto (finte) del suo pretestuoso ritorno alla sua vita normale. Voto 5: di comici in politica ne abbiamo abbastanza.
  • Patto di Comunità. Renzi sa, essendo stato sindaco, che le cose più irritanti per qualsiasi Primo Cittadino sono: il Patto di Stabilità e la Spending Review. Cause principali di molti degli impicci con le partecipate pubbliche. E allora l’idea è il Patto di Comunità, costruire una proposta per liberarsi dei vincoli Europei. Come già dimostrato in passato per Matteo basta lo slogan, il resto è mancia. Voto 5 ½ : Vai… vai in Europa a proporre. Basta che non lo fai in inglese.. perfavore.
  • Pregiudicato Spregiudicato. Renzi spiega che il PD (perlomeno il suo) non elenca i problemi, ma pensa a come risolverli. Certo.. poi però per dare addosso a Grillo non fa altro che elencarne proprio i problemi. Il “Pregiudicato spregiudicato” è l’anima onnipresente del pensiero politico di Matteo. E’ evidente che lo considera l’unica cosa di cui doversi preoccupare. In ogni passaggio dell’intervento c’è un piccolo spazio per il Movimento, tanto da dedicargli le ultime parole del suo discorso: “Le prossime elezioni segneranno la sfida tra chi pensa che fare politica significhi cambiare le cose e chi pensa che fare politica sia soltanto gridare la rabbia e denunciare senza un progetto di cambiamento”(A quanto pare la sfida tra Sinceri e Cazzari rimarrà indisputata.). D’Alema, il nemico ufficiale, quello interno, riceve solo un “stanno a Roma, fanno cose..”. Voto: 2. Chi pecora si fa il lupo se lo mangia.
  • Il 40% è roba nostra. Prima della fine un messaggio di fiducia. Tutto quello che serve sapere della sentenza della Consulta è che si vince con il 40% e il PD è abbonato al 40%. Peccato però che esistano due tipi di risultato inerenti a questa percentuale. Quello in cui i Renziani sperano è quello delle Europee e delle Regionali Emiliano Romagnole, che vuol dire prendere il potere con la preferenza media del 10% degli aventi diritto. Ed è esattamente questo che la politica dovrebbe cambiare: lo schifo che suscita nella gente (per essere chiari). Voto 4: Punti di vista.

Questo, a grandi linee, il discorso del redivivo Matteo Renzi. Considerato che ha avuto due mesi pieni, per elaborarlo e provarlo, mi aspettavo qualcosa di meglio. Sto mentendo.. me lo aspettavo esattamente così.

P.S.

Andrea Gnassi, il padrone di casa, ha fatto un discorso di soli 20 minuti. Ha soltanto accennato alle sue vision classiche…. Che qualcuno gli abbia fatto notare che il suo repertorio è un po’ stantio?

*Immarchionnato: essere costretto dentro un capo di abbigliamento nello stile Marchionne

*Cumpa di quelli simpa: compagnia di quelli simpatici

 

@DadoCardone.

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Te la do io l’Europa.

[Come alla fine, proprio il Movimento, ha lavorato contro il vincolo di mandato.]

 

Una delle cose che più soffrivo quando frequentavo il Movimento era la mancanza d’identità. A parole, magari da un palco, sembra quasi avere un senso che vi sia un’identità politica non di destra, ma nemmeno di sinistra. All’atto pratico però la cosa non funziona. Destra e Sinistra non sono solo dei termini o delle posizioni, rappresentano identità e culture che, anche se oggi rese innocue dalle storture economiche, hanno percorsi processi evolutivi che in qualche modo interpretano il mondo. Le persone, anche se negano a suon di slogan, sono di destra o di sinistra (tranne il buon democristiano) e se riunite a prendere decisioni in un gruppo eterogeneo, come quello che si propone di essere il Movimento, sprecherà un numero infinito di ore a definire la propria identità.

Questo, nell’ambito di migliaia di votanti, si risolve nella paralisi totale. Non a caso il Movimento (inteso come i Boss del Movimento) si aggiusta con le fasulle votazioni online. Qualcuno dice addirittura che siano truccate, ma, secondo me, non ce n’è bisogno perché se ti rivolgi alla massa confusa con la formula: “ A è bene, B è male: voti A o voti B?”, quale vuoi che sia il risultato?

Il voto online, nel Movimento 5 Stelle, è la ratifica quasi automatica di decisioni prese da altri che non sono neppure eletti. Pur facendo uno sforzo con l’immaginazione… quello che proprio non sembra è il Governo della Gente.

Un esempio drammatico di quanto sopra affermato si è verificato, proprio in questi giorni, con l’assurda manovra di Grillo riguardo ai gruppi parlamentari europei. La riassumo molto brevemente, perché l’informazione ha già riportato tutto per filo e per segno. Davide Casaleggio Jr. e David Borelli, parlamentare europeo M5S, ma soprattutto triumviro assieme a Max Bugani e al Casaleggio (ereditato) dell’Associazione Rousseau, decidono di superare la questione dell’imminente uscita dell’Ukip dall’EFDD. Cercano di farlo gettando un ponte verso l’ALDE, senza dire niente a nessuno. Niente alla base. Niente ai colleghi EuroDep. Il motivo è fin troppo chiaro. L’ALDE, compagine dove ha pascolato Mario Monti per intenderci, come gruppo è più realista del Re. Della serie dall’Euro non si scappa e viva viva il TTIP! Per questa formazione, ai tempi in cui si decise di entrare nell’EFDD (vuoi: si o si?), fu stilata una lista di punti di incompatibilità, dunque meglio presentare il progetto come fatto compiuto.

Ma compiuto non era. Il giorno dopo la ratifica della rete, quando per tutti i confusi grillini l’Alde era diventata la scelta inevitabile, tanto che in molti avevano imparato a scrivere Verhofstadt tutto d’un fiato, proprio il segretario annuncia che non se ne fa nulla. Il Movimento 5 Stelle è incompatibile con i valori dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa. Grillo (o chi per lui) cerca di recuperare la brutta figura, almeno con la base, con un post assurdo nel quale dichiara di essere stato bloccato dall’establishment e che hanno fatto tremare l’Europa come non mai… forse erano convulsioni dovute alle risate.

Il dramma però non è solo la figura da peracottari, che in fin dei conti si potrebbe imputare a quei due che hanno fatto tutto senza dire nulla a nessuno. Il dramma del Movimento è quell’identità confusa che non ammette alterità e così il disturbo narcisistico della personalità del Guru viene trasferito simbioticamente alla base. Invece di una sana riflessione sulle modalità per la quale ultimamente si stanno accumulando tutte le brutte figure del Movimento, si scatena il riff “sbagliamo come gli altri, ma noi siamo onesti”.

I pentastellati mirano al meno peggio, ma i danni non finiscono qui. Oltre al danno di credibilità, cominciano a spezzarsi corde tese da molto tempo. Due parlamentari europei lasciano il Movimento. Uno di loro è Marco Affronte di Rimini. Marco già messo in crisi dal trattamento a Pizzarotti e dal famoso “Sacco di Rimini”, con il quale non si è permesso al suo Meetup nativo di presentarsi alle amministrative, non regge quest’ennesima azione sconclusionata. Certamente il fatto che sia stato progettato tutto nel segreto e che alla fine non ci siano nemmeno i colpevoli, pesa, ma la zavorra più grande è il vedere sgretolarsi e disperdersi nel vento dell’insipienza conquiste centellinate, giorno per giorno, in una realtà difficile come il Parlamento Europeo, di cui troppi confondono il funzionamento con quello Italiano.

Il Parlamento Europeo è un grosso e complicato strumento d’indirizzo. Il reale potere è detenuto dalla Commissione Europea, che ascolta l’indirizzo, ma in buona sostanza decide autonomamente. Come fanno 17 persone a modificare tutto ciò? Entrando nel terzo gruppo per numero di sottoscrizioni, anche se basa la sua politica su diversi fondamentali? La risposta è ovviamente no. Quello serve, al limite, per mantenere i fondi di funzionamento. L’unico modo è applicarsi virtuosamente ai percorsi del Parlamento, guadagnare rispetto, creare influenza. Poi se un’idea è buona e risolve, difficilmente rimarrà dov’è, anche se è un atto d’indirizzo.

Questa trasformazione stava già avvenendo, lenta come lo sono le giuste lievitazioni, ma consistente, tanto che era in programma la formazione di un nuovo e diverso gruppo. La velocità dei colpi di mano è senza sostanza e funziona solo se il palcoscenico è sotto il tuo controllo. Non era questo il caso, anzi ultimamente sembra non sia opportuno per nessuno legare la propria azione politica a tattiche improvvisate.

Torniamo a Marco però. Ora che ha lasciato, iscrivendosi da indipendente ai Verdi e forse riuscendo a salvare il lavoro sviluppato in questi anni, sarà lapidato sulla piazza social. I temi che già usano contro di lui sono i classici del fanatismo a 5 stelle: è un traditore perché porta i voti del Movimento altrove ed è un avido perché non si dimette, ma mantiene incarico e soldi, impedendo ad un altro grillino di prendere il suo posto. Poltrona e denaro, la riflessione si riduce a questo e questo è il Movimento 5 Stelle di oggi.

A me sembra che proprio il Movimento sia riuscito a dimostrare in questo frangente, contrariamente all’auspicato, quanto sia utile l’assenza di un vincolo di mandato per un parlamentare. La deriva antidemocratica del Movimento ha obbligato Marco Affronte, che non è Razzi, a smarcarsi per preservare il valore dei voti ricevuti. Magari, avendo la possibilità di esprimere un dissenso interno, avrebbe scelto un’altra strada, ma da quelle parti il pensiero ha la necessità di essere monolitico. La cosa triste è che chi l’ha votato difficilmente lo capirà.

E poi… e poi c’è anche la questione personale, perché si può anche essere stati eletti con i voti del Movimento, ma non si può stare a guardare mentre altri, seguendo linee di pensiero astruse e senza consultarsi con te, fanno scempio del lavoro che tu hai svolto, delle parole che hai speso, delle responsabilità che ti sei preso. Dimettersi e buttare via tutto il patrimonio di strumenti costruiti e relazioni intrecciate? Anche no. Che si dimetta il furbo che ha fatto tutto quel casino e poi ne parliamo.

Intanto Grillo però punisce lui, chiedendogli i 250.000 mila euro di penale ed usando la meschinità di prometterli ai terremotati. A che titolo? Ieri erano per l’interno vincolo di mandato, oggi sono per il danno d’immagine, forse domani si accorgerà che il danno d’immagine se l’è procurato da solo, ma per fortuna non ha firmato nulla.

P.S.

Ritornando sull’identità confusa. Due Euro deputati lasciano il Movimento, uno entra nei Verdi, l’altro Nell’ENF (il gruppo di Salvini e Le Pen). Non è l’inizio di una barzelletta.

 

@DadoCardone

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 Grillo e la Giuria Popolare.

[Perchè anche il successo non indica necessariamente che tu sappia cosa stai facendo]

 

Che bisogno c’è? Il Partito Democratico, l’unico ostacolo tra il Movimento 5 Stelle e il governo, sta facendo qualsiasi cosa per suicidarsi. La sola azione che riesce a fare davanti ad una contingenza, fosse anche un rubinetto che perde, è conferire incarichi agli untori e raccontare (raccontandosi) un sacco di balle. Renzi, il messia dei comunicatori, il Frank Underwood della svicolata, l’uomo ch’era riuscito a convincere se stesso di saper parlare inglese, è attualmente nascosto in un angolo buio, sperando che i votanti si disintossichino dall’overdose di nulla che i renziani hanno cercato di somministrare.

Che bisogno c’è di invocare giurie popolari contro l’informazione?

Sì, ci sono problemi con la Raggi da considerare, ma ad oggi, a quanto pare, i romani la rivoterebbero perché non si sono dimenticati di chi se li è mangiati un boccone alla volta. Il problema, semmai, è che Virginia, oltre a trovarsi nel mezzo di una faida, ha dovuto avvalersi delle persone disponibili, quelle con un minimo di conoscenza della materia, senza avere altra possibilità di scelta. Il motivo è chiaro. Nessuno con un nome spendibile, portatore d’innovazione tecnica o culturale che sia, si legherebbe mai ad una realtà di gente che non sa stare a tavola, guidata da un fomentatore di pance. Non so a quante persone, libere dal mal della tifoseria, sia sfuggito che il massimo esperto pentastellato di amministrazioni inguaiate, Federico Pizzarotti, è stato trattato come un miserabile, mobbizzato fino a provocarne il rigetto. Meglio impacchettare il cervello e contrabbandarlo all’estero, piuttosto che giocarselo nell’arena con chi ancora non ha superato la fase anale.

Queste sono le cose che non permettono al Movimento di crescere e creare una propria cultura politica, perlomeno non fondata sulla rivalsa. Mentana, abbandonando il TG5 di Berlusconi, ha fornito prova di essere reattivo alle pressioni del potere ed oggi, giustamente, rivendica la sua professionalità, assieme a quella dello gruppo che dirige. Querela e rimarca il fatto che, in attesa della “giuria popolare”, ve n’è una istituzionale che serve a difendersi anche da certe affermazioni qualunquiste, nonché diffamatorie.

Il giorno dopo “il verbo”, dal sacro Blog, da una pacca sulla spalla al Direttore: “Non se la prenda direttore, è stato fatto per ‘par condicio’ per non far sfigurare troppo i suoi colleghi”. Mentana non procede, non gli serve, ha già dato una lezione di “mestiere” al più quotato comunicatore oggi in circolazione.

Grillo è veramente un comunicatore? Bisognerebbe mettersi d’accordo sul termine. E’ certamente bravo a far ribollire sentimenti intestinali, ma non tanto a controllare gli effetti dell’agitazione messa in campo. Nel caso specifico, ad esempio, alcuni si sono precipitati a spiegare che la “giuria popolare” era una metaforica contrapposizione al comitato antibufale web, proposto proprio in questi giorni. Siamo proprio sicuri che i supposti dieci milioni di votanti 5 stelle l’abbiano capita così? A me sembra, leggendo qua e là le pagine Facebook dei vari Meetup, che sia stata intesa più come l’ora delle purghe grilline. Come diavolo si fa a contare sul buon senso di un insieme di milioni (che siano 2, 4, 8 o 10) di persone? Non lo si fa, non si può fare ed è per questo che bisognerebbe ponderare, se ci si è presi una certa responsabilità. Della “Giuria Popolare” passa il concetto fascista, così come fascista è pensare di poter vagliare ogni post sui social pretendendo una verità ufficiale.

La comunicazione umana è sempre stata così. Che siano Baruffe Chioggiotte o liti su Facebook, la gente dice e riporta cazzate. Non c’è scampo. Aristotele, uno di cui mi fido, soleva dire: la gente preferisce credere che giudicare. In altre parole… date alle persone uno slogan convincente da ripetere e non si preoccuperà d’altro.

Un filtro a tutto ciò, oltre alla consapevolezza personale? Beh filtri dovrebbero essere l’etica e la deontologia di chi pratica il mestiere dell’informazione, ma il problema non è quello che rileva Grillo, ossia le notizie false. Parliamoci chiaro. Un giornalista non ha bisogno di falsificare niente per far danno, perché gli è sufficiente riportare qualcosa e far finta di non vedere altro. Il problema impellente dell’informazione di oggi, invece, è che deve vendere, dunque si fa suggerire, consapevolmente o meno, il taglio di ciò che scrive. Soldi, sesso e sangue.. il resto viene dopo e, nel caso sia noioso, si mette un po’ di pepe con un bel titolo pruriginoso. Tra le cose che vengono dopo, molto dopo, c’è anche la politica, che se non fa scandalo non interessa manco al gatto (altro che partecipazione). Così si riportano pari pari le veline di partito, stando attenti, magari, a non irritare troppo chi fa parte di quel giro.. che garantisce tutta quella pubblicità … che etc. etc. Certo, se poi c’è una parte politica fuori dai salotti giusti, i Direttori si esibiscono anche in lezioni di savoir vivre.

In sintesi: la stampa in Italia non è libera, deve vendere. La soluzione, forse impraticabile, non sono le liste di proscrizione, ma diventare noi dei lettori (o spettatori) più intelligenti e spostare la nostra attenzione dalla polemica all’informazione puntuale. Mentana in questo eccelle, forse perché la sua carriera e la sua professionalità sono già garanzia di prodotto venduto.

P.S.

L’ultima cattiveria, innescata da questa cosa della giuria popolare, raffigura il Direttore del TG la 7 senza coscienza, come tutti gli “altri”, perché il figlio è entrato nelle liste PD. A parte la stupidità incommetabile della contestazione, questo è proprio il tipo di reazione provocata da chi, ottenuta l’autorità, sputa considerazioni a caso nell’etere, senza considerare le conseguenze. Fateveli 36 anni di mestiere come quelli di Enrico Mentana.

 

@DadoCardone

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Ma il Direttorio sapeva dell’indagine sulla Franchini?

Il destino è strano. Prendi oggi per esempio. Apro il giornale e scopro che Carla Franchini, ex Consigliere del Movimento 5 Stelle di Rimini, era indagata per abuso d’ufficio e falso ideologico assieme al Sindaco per cui lavora, Mimma Spinelli del Comune di Coriano.

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Forse non tutti se ne sono accorti, ma in questo c’è un corto circuito, grande come tutta la contraddizione che è capace di portarsi dietro il Movimento. Infatti, nelle righe e tra le righe, possiamo leggere che:

  1. Carla Franchini era indagata.
  2. Carla Franchini, consigliere del Movimento 5 Stelle, lavora per un sindaco di Centro Destra.

Partendo dal secondo punto sarebbe utile considerare che, se Carla Franchini avesse lavorato come donna delle pulizie per un Sindaco del Centro Destra, non ci sarebbe stato assolutamente nulla di male. La sua condizione però è diversa. Di fatto il provvedimento del Sindaco, oggetto dell’indagine, stabiliva che la Franchini fosse Funzionario, con incarichi organizzativi. La domanda sorge spontanea: se il Sindaco avesse chiesto a colei che ha tutti gli effetti era anche Consigliera del Movimento di fare qualcosa contro il Movimento, o contrario ai principi 5 stelle, cosa avrebbe risposto il funzionario?

Non serve essere dei fini conoscitori della politica e delle amministrazioni comunali per capire che ci troviamo di fronte ad un bel conflitto d’interessi. Bisogna dire che la Franchini non è mai stata troppo in sintonia con i programmi del Movimento, come quando, ad esempio, ha tentato di scalare il Consorzio di Bonifica contrariamente alle linee guida nazionali. Senza troppo scendere nei particolari però, essere eletti per portare avanti un principio e lavorare organizzandone invece uno diverso… beh non sembra molto corretto neanche da un punto di vista che non sia grillino.

Poi c’è il fatto che fosse indagata. Abbiamo visto come nella galassia a 5 stelle questo sia un grosso problema financo per chi lo dichiara, vedi il Consigliere Regionale Andrea De Franceschi. Sembra essere un problema enorme poi per chi non lo dichiara, vedi Il Sindaco di Parma Federico Pizzarotti, o lo dichiara senza che Di Maio legga la mail (ma questo è un altro discorso).

In capo a tutti i procedimenti di sospensione per non aver comunicato un’indagine, per tutte le varianti del caso, si legge: ”i cittadini devono sapere!”. Voi lo sapevate che Carla Franchini era sottoposta ad indagine? L’ha mai dichiarato pubblicamente? E il Direttorio sapeva? Se sì, perché non l’ha sospesa? Se no, non è una grave forma d’illecito secondo quanto stabilito dal Movimento (o chi per esso)?

Riepilogando: non colpevole riguardo alla legge ordinaria, ma questo conflitto di interessi legato ad una mancata comunicazione di indagine, fa sì che l’ex Consigliera Franchini fosse gravemente mancante riguardo a quanto richiede il Movimento. Tutto questo fa molto pensare, visto che nelle recenti vicissitudini del Meetup di Rimini fu proprio lei a richiamare i Principi del Movimento (mentre metteva amiche sue nella lista di disturbo) e a dichiararsi super partes. A quanto pare quei “principi” valevano per tutti, tranne che per lei.

Passata la festa gabbatu lu Santu? Lei è convinta di sì, viste le foto sorridenti in compagnia di storici nemici di Pizzarotti a Italia 5 Stelle, tipo Max Bugani. Purtroppo per lei però, se dovesse (!) passare lo statuto proposto da Beppe l’Elevato, il nuovo regolamento (qualsiasi cosa esso sia) la metterebbe in difetto retroattivo addirittura di un anno e allora …. Addio Parlamento, addio sogni di gloria.

Certo … se nessuno dice nulla, nessun albero è caduto nella foresta. Bisognerebbe però che il comportamento dell’ex consigliera fosse stato tale da non inimicarsi nessuno. Ok. Qui potete ridere.

P.S.

Intervistatore: […] (Cristo) comunque è morto per i nostri peccati..

Padre Pizzarro: Dici? Secondo me a botta vera è stata la ferita al costato.

[Corrado Guzzanti – Padre Pizzarro]

dado

 

@DadoCardone

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Poteva essere ancora meglio.

19 su 20. Per un solo comune il Movimento 5 Stelle non ha realizzato uno storico cappotto contro il sistema delle coalizioni. Questo dato vuol dire molte cose, a cominciare, appunto, dalla reale possibilità di far politica senza dover trovare accordi con entità che sostengono “altro”.

Dalle parti di Rimini però questa supremazia da ballottaggio ha un sapore particolare. Amarognolo, direi. Il Movimento di Rimini, anni di attivismo, un mandato di dura opposizione in consiglio comunale ed un candidato capace di riscuotere consensi trasversali, non si è potuto presentare. La motivazione ufficiale è una millantata spaccatura interna, quella ufficiosa è che lo Staff di Milano e l’erede Casaleggio non hanno le risorse per dirimere questioni tra liste diverse. La realtà è però che l’ex di Grillo (con codazzo di vari meschini personaggi già descritti in altre occasioni) è stata usata per creare una lista di disturbo e mettere Beppe in difficoltà.

Detto fatto. Il Movimento di Rimini, squalificato da due righe senza firma sul sacro Blog, non si è potuto presentare e oggi, alla luce del risultato quasi perfetto dei ballottaggi (tra cui spicca anche la vicina Cattolica, complimenti a Mariano), si può valutare l’esatta entità del danno.

Riportando il dato in prospettiva nazionale risulta chiaro che tutte le situazioni in cui lo Staff (qualsiasi cosa esso sia) è intervenuto proditoriamente, sulle realtà locali, si è generata una vittoria del Partito Democratico. Rimini, nelle modalità già descritte, Bologna, dove si è svolta un mattanza contro i rivali del prediletto Bugani, Milano dove ad una candidata scelta democraticamente è stato “consigliato” il ritiro, Ravenna dove non si è saputo dirimere un altro litigio. Sembra quasi che il PD vinca o perda, non per quello che fa, ma per come il Movimento gestisce se stesso. Unica eccezione Napoli. Anche qui sono stati fatti fuori molti attivisti, per favorire una fazione vicina al deputato Fico (di cognome, non di portamento), ma a raccogliere i frutti della diaspora c’era un tale De Magistris che «tengo a cazzimma e faccio tutto quello che mi va» (cit. Pino Daniele) e che non ha fatto bagnare il becco ai Demokrat. Lega Sud in arrivo?

Certo, tutto questo domani sarà dimenticato, soprattutto per merito delle due vittorie più evidenti. Raggi a Roma,  importante per le future strategie del Movimento, e Appendino a Torino. Vittoria quest’ultima molto (ma molto) più importante per la crescita politica dei 5 stelle.. perché non ottenuta sulle macerie di qualcos’altro e perché preceduta da un lavoro più di relazione che mediatico. Poi è anche vero che Fassino si porta una sfiga tremenda e anche un po’ profetica.

Rimini dovrà aspettare. L’attuale Sindaco, il riconfermato Andrea Gnassi (a.k.a. Taglianastri), siede su di una poltrona traballante. Un po’ per le alleanze di centro destra cui è stato costretto a sua volta, da una diatriba interna con Maurizio Melucci, detto anche Lupus in Fabula, ma anche per alcune pendenze legali di cui è oggetto. C’è chi gli dà al massimo un anno e mezzo di sopravvivenza, previsione che potrebbe anche favorire un rientro in gioco del Movimento. Nel diverso caso di un mandato completo invece, si accumulerebbero 5 anni di ininfluenza a 5 stelle…. Un po’ troppi per uscire dal 10/15 % del votatore tatuato Movimento.

P.S.

Personalmente ho preso tutta un’altra strada, di cui sono anche molto contento, ma dato il peso che comunque il Movimento nazionale continua ad acquisire,  mi auguro che tra cinque anni sia qualcosa di diverso dall’identità surrettizia che si è manifestata, anche tramite la maschera del Direttorio. Per Rimini poi, in particolare, spero che s’inneschi un qualche tipo di filtro, per cui perniciose forme di Franchinite non possano contagiare chi ci sarà.

dado

 

@DadoCardone

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Il resto del Grillino.

Come passeggiare tranquillamente sulle macerie, dopo il  terremoto.

 

Pensate alla vacanza più bella della vostra vita. Pensate al primo giorno dopo essere tornati a casa. Pensate poi a quando, aprendo la porta dell’abitazione, avete sperato di trovarvi ancora di fronte quella spiaggia, quel monte, quel bosco. Riuscite a ricordare come vi siete sentiti, pur sapendo di essere in tutt’altro posto, nell’aprire quella porta e trovandovi di fronte al cane del vicino che, guardandovi di sbieco, fa pipì sul palo della luce, nel frastuono del traffico?

Per il Movimento di Rimini la vacanza è finita. E’ stato un lungo viaggio alla scoperta dei luoghi incontaminati della Democrazia, ma è terminato nel peggiore dei modi… senza nemmeno una casa cui tornare. I fatti sono noti.

Il Meetup dei Grillini Pensanti, dieci anni di vita e molti successi, è stato messo sulla stessa bilancia con lista improvvisata “Onestà e partecipazione”, nome evidentemente scelto a contrasto, per sabotare le Amministrative del 2016. Missione perfettamente riuscita, anzi un esempio per chi volesse boicottare delle liste a cinque stelle. Gli ingredienti: Assessori dell’ancien régime, l’ex di Grillo, un paio di poliziotti a prometter poltrone, figli, sorelle, talpe e un candidato sindaco a caso. Può essere anche balbuziente.. tanto conta poco, perché l’importante non è essere credibili, ma rappresentare un ostacolo.

A quel punto il salomonico Davide Casaleggio (se Grillo si è preoccupato della faccenda lo ha fatto in maniera estremamente distaccata) non taglia a metà il bambino, semplicemente lo termina assieme alle madri, vere o false che siano. Perché? Semplice pragmatismo.

La verità che nessuno vuol dire è che agli Ayatollah Casaleggio dei Comuni non importa nulla. Dalla municipalità, per bene che vada, nascono rompiballe come Pizzarotti, teste pensanti che si specializzano rapidamente ed efficacemente in amministrazione. Meglio, molto meglio, scimmie urlanti che si scatenano all’unisono con le dirette streaming di Di Battista. Partiti e Movimenti che superano il 20% non possono essere fatte d’altro che di massa e la massa si gestisce solo in due modi: addormentandola o savraeccitandola, mai facendola pensare. Otto milioni di persone che hanno realmente consapevolezza di un qualsiasi problema basterebbero per risolverlo. La politica invece non vuole risolvere nulla, vuole solo gestire e il Movimento in questo non è diverso da nessuno. I fatti di Rimini lo dimostrano inequivocabilmente: nessuna risorsa impiegata per risolvere il problema, il brand può sopravvivere a dispetto delle persone e del loro lavoro. Molti si sono chiesti perché non usare gli eletti per sciogliere nodi come quelli nati all’ombra delle mura malatestiane, giacché parlano ogni giorno a nome del Movimento. La risposta è la stessa. Le persone non sono importanti e non lo devono diventare… come gestisci il potere che acquisiscono dei referenti territoriali con un anonimo e sovra impiegato ufficio di Milano? Meglio lasciare fare al brand, la massa segue le bandiere, non i poveracci che le sventolano. Certo ci sono di Di Battista e i Di Maio, ma sono come il Babbo Natale e l’Orso Bianco della Cocacola, con la bevanda non c’entrano nulla.. però sono tanto simpatici.

Quello che la pragmatica di massa però non considera è la devastazione del Principio. Un terremoto del X grado della scala Mercalli che lascia in piedi solo rivalse, odi e meschinità. Basta guardare quello che rimane di Rimini. Legulei con la lingua a penzoloni e poco più. Un nuovo Meetup è stato creato alla fine di Marzo dalla lista Gerovitalizzata, quando ormai la certificazione era spacciata. All’inizio, quando erano in 15, nella foto di copertina spiccava una foto di Grillo e dell’ex, dei tempi di quando ancora non si era ritirata a vita cartomante. Ora che sono in 20, crescita esponenziale secondo quanto dichiara Italo “la Talpa” Carbonara, hanno optato per una più sobria piazza piena di gente. Loro sono quelli che hanno rifiutato la mediazione con il gruppo storico, i Grilli Pensanti, che aveva trattenuto i conati nella speranza di dare una seconda possibilità all’elettorato a 5 Stelle. Niente da fare, il Movimento, dichiarano, sono loro. Il Movimento è dunque Carla “la Franka” Franchini che, per una qualche strana alchimia, riesce ad essere consigliere del Movimento 5 Stelle e, contemporaneamente, a fare gli interessi di una Giunta di Centro Destra. E’ Italo “la Talpa” Carbonara, che chiedeva tempo in assemblea per permettere all’altra lista di trovare un candidato. E’ l’Ex di Grillo, che non sapeva niente della lista fantasma, però la sponsorizzava pesantemente stalkerizzando l’Ex, Milano e il Direttorio di marzapane. Non solo. Sono anche gli Ivan Paolo Bolognesi, candidato rifiutato della prima ora, che sembra l’unico lettore del Carlino, tante sono le volte che riesce a farsi pubblicare con le sue rancorose invettive contro gli eletti. I Luigi Camporesi, che del Movimento non ne vuole sapere più niente, ma va alle riunioni dei comitati presentandosi come ex candidato pentastellato. Sono i Vincenzo Cicchetti che si doveva dimettere, invece no e poi va a finire che a sua insaputa il Meetup di Riccione lancia comunicati contro Rimini….

Basta così. C’è altro, ma per il momento penso di aver dato un’immagine sufficientemente indicativa di quel che Rimane del Grillino a Rimini. Il brand, come previsto dai noleggiatori del marchio, sopravvivrà. Non c’è dubbio che il prezzo sia già stato pagato.

P.S.

“Magari, Critone, la gente fosse capace di fare i mali peggiori! Sarebbe allora capace anche del più gran bene, e sarebbe bello. Ma non sono capaci né dell’una né dell’altra cosa, non sanno far diventare un uomo né saggio né stolto, e si muovono invece come capita.” [Platone – dialogo tra Socrate e Critone]

dado

 

@DadoCardone

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Il Movimento, Sonia Toni e il mistero del Candidato Sindaco.

Cattura2nVi rivelo un segreto. Noi di Citizen sappiamo molte delle cose che scriviamo perché abbiamo un “Soffia” nel Movimento 5 Stelle di Rimini. Sapete cos’è un soffia, no..? Un confidente, un delatore, un informatore, una spia insomma.

Quando abbiamo visto ben 4 articoli sul quel che rimane del Carlino e un’eco nazionale della presunta diatriba tra Sonia Toni e il Movimento ci siamo preoccupati. Abbiamo contattato il nostro Soffia per capire se ci aveva nascosto informazioni tanto importanti: Sonia Toni, ex moglie di Grillo Giuseppe, detto Beppe, candidata Sindaco del Movimento di Rimini?

Questo è il resoconto dell’incontro segreto con il delatore. Per non annoiare i lettori è stato un po’ romanzato e dunque mi dovete immaginare con un impermeabile nero, un cappello e una sigaretta perennemente accesa tra le labbra.

Rimini. Domenica notte. Porto. Il Catafalco metallico della Ruota Panoramica, mezza smontata, incombe su di me mentre aspetto. C’è nebbia e se ci fosse il nautofono sembrerebbe un film di spionaggio degli anni 50, o un cartone animato di Scooby Doo (fate voi). Invece il solo disturbo all’atmosfera ovattata sono due gatti che litigano, una prostituta grassa che fa la ruota sotto la ruota e un tale che mi vuol spacciare delle cartoline di seconda mano… dice di chiamarsi Cattelan.

Soffia è in ritardo. Come al solito. Dice che lo fa per aumentare il Pathos, che fa parte del suo mestiere. A me fa girare solo le palle, anche perché ai gatti, alla mignotta e allo spacciatore di cartoline si è aggiunto  un profugo che chiede insistentemente dove ci si imbarca per tornare a casa. Qui c’è troppa delinquenza. Rimini è così… ti bacia facile, ma poi le puzza l’alito.

Inganno il tempo tentando di riprodurre il suono del nautofono con una bottiglia di birra trovata a terra, le soffio nel collo e a momenti non sento il richiamo di chi sto aspettando. A proposito, mi sono dimenticato di dire che lo chiamo Soffia anche perché non sa fischiare, però insiste a farlo e il risultato è quello di uno che soffia forte sulle candeline. Mi accorgo di lui solo quando mi spettina soffiando forte dietro la nuca.

“Hei! Maccheccazz…. Sei tu!? Dicevo che era ancora quel rompimaroni di Cattelan”

“Non hai sentito il fischio?” – mi chiede sorpreso.

“Settimana prossima ti compro un fischietto così la finiamo con sta storia. Senti a me invece. Ma, Sonia Toni si candida Sindaco per il Movimento e non mi dici niente?” – lo riprendo un po’ incazzato – “Mi sa che dobbiamo rivedere il tuo trattamento economico”.

“Trattamento cosa…? Ma, se non mi paghi!”

“Appunto, potrei cominciare a chiederti dei soldi. Ora basta tergiversare. Dimmi quello che sai di questa storia della Sonia Toni” – chiedo prendendolo per il bavero del suo logoro cappotto da marinaio, che usa solo per gli appuntamenti al Porto.

“Sonia chi?”

“Toni”

“Toni chi?”

“L’ex di Grillo”

“Non la conosco”

“Come non la conosci, se si candida per il Movimento non la conosci?” –  incalzo indispettito.

“No, guarda, l’ho letto sui giornali, ma dici che è vero?” – chiede curioso.

“Lo sto chiedendo io a te deficiente” – lo scuoto per le spalle.

“Ascolta.. io sono nel Movimento di Rimini dall’inizio. Abbiamo fatto elezioni Comunali, Nazionali, Europee, Regionali. Abbiamo fatto banchetti informativi ogni fottuto sabato di questi 5 anni. Abbiamo fatto Assemblee aperte ogni lunedì. Abbiamo organizzato eventi, manifestazioni in piazza, catene umane, raccolte di fondi, aperitivi, tombole e pranzi di Natale. Io a questa non l’ho mai vista.” – mi rivela.

“Mai..”

“Mai nemmeno sentita nominare.” – ribadisce stringendosi nelle spalle e scuotendo la testa in senso di diniego.

“Toni Sonia, ex Moglie di Grillo, quella che scrive libri sul perché non c’è più la mezza stagione, quella Sonia Toni lì non si è mai vista. E su che basi afferma che nel Movimento di Rimini non ci sono liste, ne candidati, ne programmi?” – chiedo puntandogli il mio dito inquisitore in direzione del naso.

“Non lo so! Glielo avrà detto la sua cartomante.. oppure.. oppure… e’ un complotto!” – esclama convinto di aver trovato una soluzione che vada bene a tutti  – “ A quanto me li fai i complotti?”

“Stai buono va là! I complotti non valgono più niente sul mercato. Ormai le verità sono davanti agli occhi di tutti, nessuno nasconde più niente perché tutti si sentono impunibili. Cosa può valere un complotto!?” – Ribatto.

“Hai ragione” – conferma sconsolato – “vabbeh… abbiamo finito qui?”

“No, aspetta. Il Nome della Toni non è uscito da solo. A dispetto del fatto che presentare la moglie di Grillo sarebbe un atto di nepotismo mediatico, qualche sciroccato pensa che questa sia una soluzione praticabile.” – Ipotizzo.

“Dunque?”

“Dunque usiamo la tattica de “la prima gallina che canta ha fatto l’uovo” . Ossia” – comincio a spiegare per interrompere l’espressione interdetta del Soffia” – il primo che sostiene anche privatamente che si possa fare è il colpevole. Chiaro?”

“E se quello lo fa dire ad un altro…?”

“E a chi lo dovrebbe far dire visto che tra di voi non la conosce nessuno? Adesso vai, che non ci devono vedere insieme. Settimana prossima passa al negozio “tutto a 1€” che ti lascio un fischietto pagato”.

Il Soffia fa un passo indietro e sparisce nella nebbia. Alzo il bavero del mio impermeabile e fendo lo stesso muro impenetrabile in direzione della macchina. Durante il tragitto appaiono e scompaiono scene in una dissolvenza quasi cinematografica. I due gatti che litigano sono in realtà un sudamericano e uno slavo che hanno pisciato sullo stesso palo e si sono bagnati reciprocamente i pantaloni per colpa della nebbia. Il tale delle cartoline ha beccato un tizio ben vestito che gli sta ordinando qualsiasi cosa, basta che sia disposto ad ascoltare la sua storia fatta di puntini sull’asse dell’Adriatico e castelli che parlano con teatri. La mignotta che fa la ruota sotto la ruota non la vedo più, ma ho sentito un tonfo nell’acqua. Rimini è così… più ti fa divertire, più ti sta fregando.

N.B.

Questa è una storia inventata, ma qualsiasi riferimento a cose e persone realmente esistenti… è voluto.

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@DadoCardone

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Dieci Piccoli Indiani

5b5c10f7fe06d31e77fe35c202238a79_XLBersani, Bindi e Cuperlo assaggiano un po’ della famosa democrazia del loro Partito. Così come pochi avevano deciso che la loro poltrona in Parlamento doveva essere garantita da un posto da Capolitsta, magari in Calabria, pochissimi decidono (anzi uno solo) che devono momentaneamente togliersi di torno.

Il loro torto? Fare parte dei Dieci Piccoli Indiani, dieci piccoli dissidenti che, improvvisamente, si sono accorti di non essere a  casa loro, all’indomani della cacciata dalla Commissione Affari Costituzionali . Faccio ovviamente riferimento al capolavoro di Agatha  Christie, il cui titolo originale veste ancora meglio la vicenda: …E poi non rimase nessuno.

V’è però una grande differenza con il citato classico del giallo. Nella storia originale i protagonisti cercano di capire chi li uccide uno alla volta, nella sua versione parlamentare l’assassino è noto dall’inizio e sono stati  già tutti fatti fuori da un pezzo. L’unico aspetto thriller è l’attesa di veder spuntare in loro un po’ di amor proprio, che al momento è evidentemente sostituito da altre considerazioni.

Ora la riflessione più appropriata non è capire cosa faranno i dieci piccoli indiani, vista la loro evidente ininfluenza politica. La cosa più importante da chiedersi è cosa dia tutto questo potere a Matteo da Firenze. Finita la luna di miele con i suoi compagni di partito (con gli altri non c’è mai stata) pare evidente a tutti, persino al piddino della strada, che il Premier rispecchia ne più ne meno il comportamento di qualsiasi altro suo predecessore:

  • Quelli prima di noi hanno fatto un casino.
  • Adesso in quattro e quattr’otto metto apposto io.
  • Siete solo capaci di criticare, ma non fate proposte.

Come da manuale. Tra l’altro la sua qualità più caratterizzante (fin dal liceo le sparava così grosse che lo chiamavano “il Bomba”) è stata applicata pari pari a tutta la legislatura, producendo effetti devastanti sull’elettorato di tutti.  Nessuno vota più…. Se non qualche anziano a causa di un riflesso compulsivo a votare qualcosa che almeno nominalmente si dichiari di sinistra. Pare che, data l’età media dei votanti,  per le prossime elezioni stiano organizzando l’Exit poll con il morto.

Cosa caspita lo mantiene dov’è con la convinzione di un Kamikaze che sta picchiando contro una portaerei e con la stessa voglia di trattare? E’ sicuramente vero che questo è un Parlamento di precari e che, mandati alle elezioni, molti farebbero fatica a passare la soglia di qualsiasi sistema elettorale (anche se lo chiamassero Unatantum),  non è che tutti si possono giocare il jolly come Casini.

Chi mai si prende la responsabilità di traghettare i ParlamentarPrecari fino al vitalizio? Civati è troppo indeciso, Cuperlo è troppo gentile, a Bersani sfugge la metafora e Bindi abbaia, ma non morde. D’Alema? A Massimo una cantata sotto il chiaror di luna Ischitana, tra un libro mediocre e una bottiglia di buon vino, ha fatto cambiar idea.

Il Bomba è praticamente senza rivali, ma una guida la deve avere… le mosse sono troppo perfette per essere frutto della mente di uno che vive di atteggiamenti. Prendete Mattarella ad esempio, un uomo che trova sconveniente esprimersi senza leggere e che non ha nulla da obbiettare sulla dipartita dei dieci piccoli indiani, sebbene costituzionalmente si sarebbero potuti rimuovere solo per rinuncia o per passaggio ad altro incarico. Tutto troppo facile.

Nelle ultime pagine di quest’ennesimo giallo della Politica Italiana non ci dovrebbe essere la fine annunciata dei dissidenti per inedia, ma l’identità del genio che si nasconde dietro Matteo da Firenze, questo sì che sarebbe da leggere.

P.S.

Come si fa a distinguere il caos da un piano molto ben congegnato? Nel  vero caos nulla si ripete,  tantomeno  nello stesso effetto. La distruzione del nostro Paese è un piano… e sta riuscendo perfettamente.

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@DadoCardone

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Beppe Grillo: ancora sotto sequestro.

provaNiente. Grillo ancora non l’hanno liberato.

C’era stato un barlume di speranza giorni fa. Qualcuno, cercando di farlo sembrare di nuovo libero, gli aveva attribuito  le parole di Tao Te Ching:

“Il Cielo e la Terra non usano carità, tengono le diecimila creature per cani di paglia. Il santo non usa carità tiene i cento cognomi per cani di paglia”

Le stesse parole di un post del 2007. Uno dei post di quando il blog non era ancora “Il Blog”, che a vederlo oggi con zero like e zero tweet ha un non so chè di strano.  Più indietro quasi non potevano andare per farlo sembrare ancora libero, ma poi hanno fatto l’errore di usare una tragedia con 150 morti per criticare Renzi … e allora pensi: “No … Beppe non può essere così coglione … sicuramente non è lui.”

Noi di Citizen lo avevamo già denunciato tempo fa, ma nessuno ci aveva creduto. Beppe Grillo è stato rapito, ormai sono mesi, provate a negarlo adesso. Dite di no? Più di quarant’anni di giri di parole, doppi sensi, controsensi, costruzioni dialettiche capaci di creare in pochi anni un primato storico nella politica italiana, capace addirittura di trovare il giusto posto persino a un Vaffanculo di massa …. tutto dimenticato in un unico post che manco un piddino dopo un acido avrebbe prodotto?

No. Non ci crediamo. I rapitori, poi, per coprire il danno, ne ha fatto uno peggiore, perché l’errore può capitare, ma è l’insistenza che magnifica il  vero imbecille. Sulla parte destra del Blog c’è un richiamo di Tze Tze con la risposta di un utente a Grillo, (perché ovviamente i commenti che pacatamente parlavano di cattivo gusto non erano papabili). La dirimente risposta che ha meritato l’estrazione è quella  di un tale che cita  Bersani che paragonava Berlusconi a Schettino. Secondo il sequestratore dunque il nostro (nostro del Movimento) termine di paragone è Bersani.  Se lo “Smacchiatore” dice una cagata, possiamo anche noi. Bene. Sdoganata la demenza senile.

Aiutateci. Stiamo disperatamente cercando tracce di Beppe. Non sappiamo dove sia, ne chi siano i sequestratori, anche se bisogna ammettere  che quel tale con le sopracciglia depilate che appare in ogni pagina del Blog ci mette una certa inquietudine.  Ne va del lavoro di tantissime persone. Avevamo provato a chiedere di quantificare il riscatto, ma evidentemente Beppe  fa troppo ridere e se lo vogliono tenere prigioniero.

Nell’ipotesti che non venga più restituito alla libertà ci permettiamo di dare un consiglio ai rapitori per una giusta imitazione, poiché se imparate a farlo bene c’è caso che anche noi ne abbiamo vantaggio. Beppe Grillo è un uomo di enorme successo e realizzazione, mentre il post che vi ha fatto scoprire è chiaramente produzione di un ometto frustrato. Se non avete nessuno con la stessa attitudine mentale, non è necessario liberarlo, ma almeno dategli un pezzo di carta e una penna no!? Di cosa avete paura.. che possa segretamente inserire nei post indicazione in codice del luogo in cui è rinchiuso?

P.S.

Volevo citare un cinese anch’io: L’errore non è nel fallimento, ma in uno scopo meschino: nelle grandi imprese, la gloria viene anche dal fallimento. [Bruce Lee]

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a@DadoCardone

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Su Grillo, Pizzarotti, Giulia e Belen.

Vorrei partire da un concetto di base,  perché è un fatto da cui non si può prescindere. Il Movimento 5 Stelle è, nell’evidenza dei fatti, l’unica forza politica che non elegge pregiudicati e, ad oggi, è il gruppo parlamentare in assoluto più produttivo. Potete controllare, vi sono siti che con molta professionalità si occupano della faccenda (es. www.Openpolis.it).

Perché è importante partire da qui? Perché è questo che influenza realmente l’azione politica, ma per la collettività corrisponde, a farla grossa, ad un 10% di quello che si vuole da un partito (o movimento) politico. La televisione costruita con le idee di Berlusconi e i soldi di Bontade ha generato una popolazione per cui l’importante è l’apparenza e, in questa bulimia di immagine, si è perso completamente il senso delle cose.

IMG_1222In questi giorni l’indagine Mafia Capitale ha rivelato alle genti senza memoria che Roma,  ancora una volta, è in mano alla criminalità. Molti prima si stupiscono, in fondo è solo da 700 anni prima di Cristo che succede, ma poi ha cose più importanti da considerare,  tipo… cosa ha detto Giulia Sarti  del simbolo. Eh certo! Quello si che è importante, non il fatto che la Capitale del nostro Paese dal 2008 ha bisogno di quasi 600 milioni di euro l’anno per non andare in default è che alla fine ci andata lo stesso esigendo una “stecca” di 850 milioni di euro per non tirare giù la serranda.

4 miliardi di Euro di denaro pubblico (ossia anche tuoi caro lettore) a chi? Il telegiornale sta cercando di dirtelo. Cooperative, Enti pubblici, Trasporto Pubblico, Immondizia, tutto in mano alla belenCrimanilità. Ieri però le notizie erano addosso a Pizzarotti e ai suoi presunti strappi. Colpa dei giornali e dei telegiornali? No. Ho una notizia scioccante da comunicare. Le redazioni di qualsiasi tipo vendono un prodotto e soddisfano una domanda, se la richiesta è sbagliata la risposta non può essere giusta. Più semplicemente… sono impegnati a soddisfare un popolo di impiccioni senza ambizione. Si vede dalla stessa notizia di Roma, dal modo in cui viene trattata, in mezzo alle notizie serie, ad esempio che Buzzi ha pagato mezza campagna elettorale a Marino, bisogna inserire quanti criminali avevano in memoria il numero di Belen. Indovinate un po’ cosa verrà ricordato più facilmente? Un culo vale di più di un sindaco compromesso che non si vuole dimettere, questa è la nostra misura.

Il Movimento cresce. Non nelle preferenze, ma si trasforma, anche in conseguenza degli strappi di Pizzarotti, che poi strappi non sono. Un uomo, non propriamente un meetup, trova il modo di applicare nella pratica di un’amministrazione un significativo pezzo del programma del Movimento 5 Stelle. Attaccato nel merito di quello che fa, crea un’occasione di incontro per spiegare il percorso che sta seguendo. Questa è dissidenza?  Può essere tale solo per qualcuno che per allargare i propri orizzonti ha bisogno di depilarsi le sopracciglia.

Molti pensano che il problema del Movimento sia la comunicazione, che  non riesca a comunicare quello che fa.  Questa era una bella occasione per comunicare un’applicazione  del Movimento alla realtà, ma ci siamo occupati d’altro. Perché? Qui mi dispiace, ma devo dare un’altra notizia scioccante. Il problema del Movimento, non è Beppe, non è Casaleggio, non sono i dissidenti, non è nemmeno (per quanto ce la metta tutta) l’entità con le sopracciglia depilate. Il problema del Movimento è il Movimento. Eh sì perché alla gente, domani, non gliene fregherà nulla di Roma che fa orge criminali con i soldi di tutti, né che Giulia Sarti abbia detto, o non detto, qualcosa sul simbolo. Le persone si daranno di gomito pensando al motivo per cui un criminale dovrebbe avere nei suoi contatti Belen e Mammuccari. Gli unici che continueranno a rilanciare la notizia dell’inesistente spaccatura nel Movimento saranno (saremo) quelli del Movimento… dei famigerati troll ormai non c’è più nemmeno bisogno.

P.S.

So che qualcuno come al solito non resisterà dal dire che il Movimento doveva sporcarsi le mani e allearsi con il PD. Io direi che ora è abbastanza chiaro:  non si sarebbe trattato di alleanza, ma di associazione a delinquere.

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

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Più di Di Battista

Ieri pomeriggio a Riccione, sotto i portici di una delle spese più balorde del PD Riccionese, il Palacongressi, si è tenuta la presentazione del Movimento 5 Stelle della Perla Verde, la lista che si presenterà alle Amministrative di questa primavera.

Madrina e Padrino della presentazione della lista:  Giulia Sarti e Alessandro Di Battista. Le analisi più superficiali potrebbero fermarsi (o spererebbero di potersi fermare) all’evento mediatico in se stesso. Giulia e Alessandro ormai sono due RockStar e fanno il pieno anche se si fermano a prendere una Tigella all’autogrill di Cantagallo, ma considerare solo questo è decisamente una sottostima di quello che accade veramente in queste occasioni.

Esiste anche un’altra posizione, molto praticata dai politicanti locali di entrambe le sponde, che  riconosce a questi ragazzi solamente il merito di saper cavalcare lo scontento. Nel tentativo si spiegare il fenomeno e di assolvere se stessi lo scontento diventa un fenomeno assestante, indipendente dalle cause che l’hanno provocato, quasi fosse il sedimento della normale ed onesta attività politica.

In un certo senso è comprensibile… vedendo questi ragazzi da piazza piena, in jeans e maglietta, abbracciati e baciati da tutti, fa pensare ad una tecnica speciale, qualche abilità da sottomissione delle masse insegnata da Grillo in persona. Perché parliamoci chiaro: la politica fino ad oggi ha fatto tutto quello che doveva fare con onestà e le critiche sono ingiustificate (da leggersi  con tono ironico e sorriso amaro).

Un buon consiglio per i detrattori del Movimento è quello di mischiarsi tra la gente durante questi eventi. Troveranno interessante scoprire come cambiano persino le espressioni delle persone durante lo svolgimento di queste riunioni e, nell’occasione specifica, avrebbero trovato molto  interessante scoprire come l’applauso più fragoroso non l’abbia preso Di Battista, ma Lorena.

IMG_4833Chi è Lorena? Non chiedetelo a Vincenzo Cicchetti, candidato Sindaco di Riccione, se non volete vedere un uomo adulto piangere. Lorena è un’ottuagenaria nelle cui vene risiede la storia di questo Paese.  Lorena è stata ed è tutt’oggi una Partigiana. Oggi Partigiana del pensiero ovviamente, non scambiatela per una secessionista veneta, ma le sue parole lanciate tra la folla sono peggio delle bombe.

Gliel’ho  visto fare in più di un’occasione. Prima ti mette in soggezione parlando della sua azione nella Resistenza e ne parla come un periodo di emozioni  fortissime e di speranza, poi ti porta giù descrivendo con parole schiette e lucide la parabola discendente della politica italiana ed infine ti esalta descrivendo la sua gioia nel ritrovare l’antica speranza nel Movimento.  Dopodichè la gente, semplicemente, piange e lascia partire un applauso che… beh diciamo che nel suo intervento di ieri le pareti di vetro del Paladebit sono state messe a dura prova.

Nel caso qualcuno stesse pensando che anche Lorena sia stata addestrata dallo Staff di Grillo lo invito a ricredersi, Beppe i  piddini li fa incazzare e li spinge mentire, la piccola Partigiana li fa vergognare. Tecniche diverse. Personalmente, se fossi in loro, preferirei trovarmi di fronte Grillo, perché trovarsi al cospetto della  Storia alla quale si millanta di appartenere non deve essere piacevole.

Comunque, in sostanza, grande successo del pomeriggio della Riccione a 5 Stelle e gli ingredienti per prevederlo c’erano tutti. Vi do’ la ricetta:

  1. Prendere un po’ di volontà di cambiare politica dei pentastellati locali (q.b.)

  2. Aggiungere a velo la capacità oratoria di Alessandro Di Battista

  3. Unire mescolando dal basso verso l’alto la precisione delle notizie di Giulia Sarti

  4. Mescolare energicamente con testimonianze della Partigiana Lorena

  5. Dopo circa un paio d’ore, quando un non meglio identificato segretario PD cercherà di ricordarsi la critica che alla riunione di partito gli sembrava tanto giusta, mettere in forno a temperatura elevata giusto per il tempo che si formi uno strato di consapevolezza nella cittadinanza.

P.S.

Stamattina l’immediato assaggio della differenza. Sui quotidiani locali Gnassi da Rimini in udienza dal Papa con i Sindaci dell’Anci. Ormai hanno capito che ridipingere le strisce pedonali sotto le elezioni non basta più… ci vogliono interventi Superiori.

P.P.S.

#DajeBarbara.

Davide Cardone

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[@DadoCardone]

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una piccola soddisfazione politica – denuncia per responsabilità dell’attuale collasso economico.

Oggi mi sono tolto un’enorme soddisfazione, un cumulo di nodi slegati, la matassa che cercavo di dipanare da tempo.

Quando Beppe Grillo ha affermato che gli attuali corrotti della Repubblica dovranno essere processati per i loro atti malsani, avevo già realizzato da tempo la questione, avendo provato in passato ad immaginare, ed annotarmi un poco alla volta, in quale modo si sarebbero potuti catalogare ed attribuire tutti i reati di questi personaggi, realizzando subito che non era un’opera da comune mortale.
Non avevo mai trovato nessuna proposta inerente nel programma, quindi mi mancava un punto di origine, una guida, sul come far pagare l’enorme disastro provocato a questa nazione dai politici corrotti degli ultimi 20 anni.
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