Occupare o non Occupare.

N.B. tutto ciò che scrivo in quest’articolo è mia opinione personale e non rappresenta il pensiero di nessun partito, movimento, associazione a cui sono appartenuto, appartengo o apparterrò.

Questo è un post particolarmente difficile, non per me scriverlo, ma per molti leggerlo. L’argomento è l’Occupazione di Villa Florentina ed Eva di Rimini, altrimenti nota come palazzina dell’Enel.

diorPrima di parlare della cronaca bisogna fare un passo indietro e fissare alcuni punti basilari. La differenza tra l’essere nati in un posto nel quale bisogna scegliere se ammalarsi di malaria o morire di sete e un altro, in cui si posso buttare via 50 litri d’acqua per una doccia di dieci minuti, è il Caso. Penso che su questo, a meno che qualcuno non si ritenga particolarmente abile a nascere dove vuole, siamo tutti d’accordo.

L’acqua, per molti, non è il solo svantaggio. Ve ne sono altri molto indicativi e ne cito alcuni: contendersi il cibo con le mosche, non poter andare a scuola, svegliarsi di mattina in mezzo ad una guerra,  essere parte di una società annichilita da centinaia d’anni di sfruttamento coloniale. Penso che anche riguardo a questi esempi saremo tutti abbastanza d’accordo sul fatto che possano creare grave handicap al conseguimento di una vita serena passata nei propri pascoli.

Ovviamente sto parlando di quella parte del mondo riconosciuta come povera. Sono circa due terzi della popolazione mondiale, ma il totale disinteresse sta facendo in modo che anche il restante terzo stia cominciando a sperimentare le conseguenze di una società che non mette tra i propri cardini il diritto ad una vita dignitosa.

IMG_7915Ieri, a Villa Florentina ed Eva (così l’hanno ribattezzata gli occupanti), ho assistito ad un confronto che poteva essere filmato e riproposto come documentario dell’incontro tra gli ultimi e i primi, tra chi ha tutto e chi non ha niente, o più niente. Un attrito che nella nostra società sta crescendo e porterà a ben altro che ad un’occupazione. Parentesi: se è vera la storia del Karma qualcuno dell’incontro di ieri deve prepararsi per la prossima vita a produrre parecchio Humus.

A Rimini c’è una crisi abitativa che fa anche morti per le strade. Morti silenziose perché appartengono a quella fascia della società che non vogliamo vedere. Tra i pochi che si occupano di questo problema ci sono i ragazzi di Casa Madiba Network che, nella sera del 13 maggio, hanno deciso di occupare la palazzina dell’Enel, proprietà privata, attualmente rifugio di eroinomani. I proprietari sono intervenuti facendo il diavolo a quattro e (mi hanno riferito) armati di oggetti contundenti hanno spaccato un po’ di cose, tra cui i sanitari, per scoraggiare gli invasori a stabilirsi nel loro “castello abbandonato”. Sono volate anche parole grosse riguardo a mazzette ed esponenti politici che, non essendo stato presente al fatto, non posso riferire, ma se siete curiosi andate a visitare Villa FLorentina … qualche testimone lo trovate.

IMG_7983E’ giusto occupare una proprietà privata? La domanda è sbagliata, nel senso che è ovvio che non lo sia, ma sarebbe utile chiedersi altro. La domanda giusta è perché a Rimini c’è gente, italiani o stranieri che siano, magari con figli piccoli, che non sa dove andare a dormire e cosa intendiamo fare per impedirlo. La responsabilità è sicuramente della politica che ha ricevuto delega ad amministrare, ma è altrettanto nostra se non la richiamiamo alle sue responsabilità. Domanda provocatoria: pensate che negli uffici e presso i rappresentanti della maggioranza si presentino più illustri cittadini a chiedere un tetto per chi non ce l’ha o siano più i probi componenti della Comunità che chiedono di inserire i propri interessi nel futuro PSC (Piano Strutturale Comunale)?

IMG_7934I ragazzi di Casa Madiba Network, giusta o no la loro occupazione, hanno il merito di riportare il tema al centro del dibattito, assieme all’evidenza dell’insufficiente azione amministrativa. L’argomento, volenti , nolenti o indifferenti, riguarda tutti noi e i nostri alibi. Fino a che il prossimo ha la pelle, la religione e la cultura diverse dalla nostra è molto facile smarcarsi, è la sua diversità che lo fa per noi. Ultimamente la prossimità dell’indigente però si sta riducendo e in molti casi quelli che non possiamo aiutare stanno diventando i parenti (se non vi risulta siete proprio nella fascia di quelli che non hanno idea di ciò che sta accadendo). Ieri, nel tardo pomeriggio del primo giorno di occupazione, nel giardino di Villa Florentina ed Eva, si è svolta un’assemblea in cui tutti hanno tirato fuori le loro ragioni, proprietari compresi.  Alcune persone (devo specificare se fossero stranieri o meno?) hanno parlato dei loro momenti di disperazione, altri hanno discusso sul senso che vorrebbero fosse dato a quest’azione e i proprietari hanno rivendicato il diritto a non affidare la loro proprietà a chi ha un bisogno, seppur in emergenza.

IMG_7962Anche la proprietà privata è un diritto e, come ho letto in molti post originati proprio da quest’occupazione, fa molta paura che il semplice fatto di avere necessità giustifichi nel soddisfarsi a scapito di altri. La paura però non sembra abbastanza da fare qualcosa, perché l’essere umano ha la curiosa abilità di produrre discrimine e fasci d’erba a seconda della sua posizione. Così “gli italiani sono più meritevoli di soccorso perché sono a casa loro” (discrimine) e “non è che tutti quelli che hanno bisogno di qualcosa possono venire a sottrarti la proprietà privata” (fascio d’erba).  La mediazione è sempre una bella teoria da enunciare, ma, nel momento in cui bisognerebbe trasporla nella realtà, tutti si attaccano alle questioni di principio, per non perdere neanche virtualmente ciò che la lotteria del diritto di nascita ha concesso loro, sebbene nella mediazione (anche quella dialettica) entrambe le parti accettino di perdere qualcosa per arrivare ad una sintesi comune. Passi che non lo accettino i due proprietari della catapecchia, in fondo è loro il diritto toccato, anche se da persone che hanno accumulato tali fortune sarebbe auspicabile la capacità di capire certe congiunture. Fanno ridere invece quelli che, leggendo dei fatti di questi giorni, vanno subito a rappresentarsi nel loro piccolo mondo di locatore, magari perché ottengono reddito da un affitto, e si barricano dietro il principio di proprietà privata per l’orrore che venga anche solo  ipoteticamente toccato qualcosa di loro. “E’ il principio che conta!”

IMG_7924Per dovere d’informazione e perché i politici (o aspiranti tali) che istigano alla protezione del proprio campanile sono già alla riscossa, bisogna sottolineare che la sera del 13 chi aveva urgente bisogno di un tetto erano una madre con due bambini e che proprio grazie all’azione di occupare la palazzina, di cui il quartiere si vergogna, hanno trovato una sistemazione per una decina di giorni. Azione meritoria o deprecabile? Per il quartiere, che ritiene da sempre il luogo  occupato una minaccia alla sicurezza per le frequentazioni abituali, pare che sia meritoria visto che oggi, nel secondo giorno di occupazione, diversi sono andati a manifestare solidarietà e a portare qualcosa da mangiare.

A questo punto dovrei concludere rassicurando sul fatto che la proprietà privata non è assolutamente minacciata e questi ragazzi cercano solo di fare del bene, anche se non sempre in maniera convenzionale. Invece mi sento di rilanciare e di consigliare di cominciare a sentirla veramente questa paura e non solo di usarla come atteggiamento. La Povertà è alle porte e bussa con insistenza, sempre più forte. Quello che chiamiamo terzo mondo ha intrapreso una migrazione inarrestabile, fugge da fame e da guerre cui noi stessi abbiamo contribuito. Contemporaneamente la speculazione al ribasso, contro la quale mai ci siamo opposti veramente, ha cominciato a mangiarci dal basso.  Quella che sta arrivando è una violentissima guerra tra poveri e l’unica cosa che ha il potere di impedirla si chiama Solidarietà. Il resto, bombardamenti di barconi, sgominare gli schiavisti sulle coste del Nord Africa, i cambi di contratto che simulano l’occupazione e riprese economiche dello 0.3% sono puttanate per allocchi.

P.S.

Quanto pesa una lacrima? Dipende: la lacrima di un bambino capriccioso pesa meno del vento, quella di un bambino affamato pesa più di tutta la terra.” [Gianni Rodari]

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@DadoCardone

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Suona e scappa.

suona e scappaLo dico subito. Intendo fare pressione sulla Giunta perché sia garantito il diritto delle nonne di fare la maglia al parco. Come dite? Ovvio che si può?! Eh no, con l’attuale Primo Cittadino, dovreste saperlo, le cose ovvie sono solo quelle che lui ratifica.

Mi riferisco alla lettera agli Amministratori di Condominio con cui si modifica (?) il Regolamento della Polizia Municipale, per fare in modo che i bambini possano usare i cortili dei condomini per giocare. E’ un’altra Gnassata o il povero Andrea è stato un bambino infelice e non ha mai saputo che dall’Antica Roma i bambini fanno un po’ come cazzo gli pare.

La ragione più ovvia a questa lettera è la figura barbina, votata di recente in Consiglio Comunale, con cui attualmente ci dovrebbero essere degli agenti della Municipale che chiedono i documenti a bambini che giocano a palla, per capire se hanno l’età per farlo o meno. Per inciso: una cappella elettorale di dimensioni enormi.

Potrebbe anche essere però che il Sindaco non abbia vissuto la sua infanzia in maniera adeguata e il suo percorso di vita (suo e dell’Assessore Sadegholvaad) non l’abbia portato a relazionarsi con degli infanti. Giacché chi vi scrive ha vissuto una bella infanzia con ginocchia sanguinanti ed anziani sequestratori di palloni, proverà ora in poche righe a spiegare quel periodo di vita ai dispersi nello slogan.

I bambini, tutti i bambini, se non soverchiati dalla prepotenza degli adulti educatori, sono dei fuorilegge. Non temono i richiami dei loro genitori, le massime autorità per quanto ne sanno, figuriamoci se hanno in mente cose come regolamenti condominiali o comunali. Nel loro mondo la relatività comanda, oggi possono essere guardie, domani ladri, con la costante di essere sempre degli eroi. E’ normale che sia così … v’è un’energia spettacolare che nasce dalle loro menti: si chiama fantasia e li porta continuamente a truffare la realtà adulta. Anche le bambine più composte e leziose sono in realtà delle millantatrici che si spacciano per principesse, dame del te’ e grandi cuoche.

I bambini sono anche drogati di adrenalina. Più un anziano (che per loro sono semplicemente tutti quelli che non giocano più) si dimostra astioso e vendicativo, più gli vanno a suonare il campanello, per il brivido di una fuga rocambolesca e questo  si fa che sia vietato in un regolamento o meno. Quanto dura quest’età? Il limite è l’inizio dell’epopea dell’innamoramento, quel periodo cioè in cui il demone ormone li guiderà verso i più grandi problemi dell’esistenza comunemente intesa. Allora palloni, finestre rotte e campanelli perderanno il loro fascino e le divise acquisteranno importanza solo per quello che nascondono nelle tasche.

Capisco che gli Amministratori di questa città facciano molta fatica a capire quanto sia incontenibile la fantasia, semplicemente perché ci hanno poco a che fare, ma, anche ammesso che un regolamento simile sia inteso come protezione dell’infanzia, non esiste niente che possa normare l’uso di un cortile o l’attrattiva di un’arrampicata pericolosa.

Ammesso e non concesso che questi abbozzi siano un tentativo di dare una città migliore ai bambini riminesi anche stavolta, come tutte le altre, si sta guardando nella direzione sbagliata. Per salvaguardare l’infanzia bisogna eliminare il degrado … il che non significa più rotonde per tutti.

P.S.

Canta pure, Grillo mio, come ti pare e piace: ma io so che domani, all’alba, voglio andarmene di qui, perché se rimango qui, avverrà a me quel che avviene a tutti gli altri ragazzi, vale a dire mi manderanno a scuola, e per amore o per forza mi toccherà a studiare; e io, a dirtela in confidenza, di studiare non ne ho punto voglia e mi diverto più a correre dietro alle farfalle e a salire su per gli alberi a prendere gli uccellini di nido.”  [Pinocchio – Carlo Collodi]

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@DadoCardone

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siamo quel che mangiamo

Avviso: questo ipertesto non è per una lettura frettolosa. Gli argomenti trattati, qui contenuti, possono impegnarti per ore, i risultati cambiare il tuo modo di vedere le cose dall’interno e dall’esterno, la tua visione globale del mondo potrebbe diventare una necessità impellente di cambiamento. Quindi sconsiglio vivamente una lettura sommaria. Inoltre gli aspetti trattati sono di una crudezza inimmaginabile, assolutamente sconsigliata ai bambini e ai deboli di cuore, alle persone sensibili, alle donne in cinta e a chi ha problemi psichico-mentali anche di lieve entità. Non sto scherzando.
Perciò, cosa stai a fare ancora qui? Ci sarebbero tante cose belle da fare: una passeggiata, un po di TV, una partita a carte o una birra con gli amici, un buon libro, quella cosa che stavi rimandando da tempo immemorabile… tutto è meglio di questo.
Ebbene?
Stai ancora leggendo?
Non dire che non ti avevo avvisato.

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Piccola lamentela di un Peace Man

Per predisporsi a questo testo che segue è necessario capire dove siamo: Quinto potere di Sidney Lumet del 1976. Sembra in realtà girato ieri.

Fratelli e Sorelle I’m a Peace Man e proprio per questo non sono nessuno…

La prima volta che mi sono sentito affibbiare questo appellativo ero a New York, era il 1991, al cospetto di due grandi amici, Christian e Janet, entrambi Gay, di sesso opposto ma amici inseparabili da tantissimo, con i quali avevo dormito la sera prima in Italia. Loro avevano già visitato 2/3 del mondo insieme. Giovani, relativamente giovani, poco più grandi di me ma immensamente più saggi e lungimiranti. Al momento non mi sono reso conto del termine – “Peace Man (?)… vabbè” – mi sono detto – “chissà cosa vorrà dire poi” – ho provato a chiederne il significato ma loro si sono limitati a guardarsi e sorridere.
Del resto alcune sfumature dell’inglese sono ancora ostiche per me oggi, figuriamoci allora.
Comunque ogni tanto ricordare quel loro sorriso mi aiuta a capire molte cose, tutt’oggi.
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ricordi di cose che accadono quando si cambia un pannolino

1. Il pannolino può essere cambiato per tre ragioni:
a) perché lo dice la mamma;
b) perché lo dice la suocera;
c) perché il bimbo ha defecato.
Naturalmente il gesto perde, nei primi due casi, gran parte della sua drammaticità.
Il vero, autentico, cambio di pannolino prevede la presenza di feci.
Di solito accade così. La mamma prende in braccio il bambino, lo annusa un pò e dice, con voce gaia e piuttosto cretina: “E qui cosa abbiamo fatto, eh? Sento un certo odorino? cosa ha fatto l’angioletto?”.
Poi la mamma va di la e vomita. A questo punto si riconosce il padre di destra e il padre di sinistra.
Il padre di destra dice: “Che schifo!” e chiama la tata.
Il padre di sinistra prende il bambino e lo va a cambiare.
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buio libero

Sono un bambino che piange, si butta senza forze sul suo pannolino e urla verso il cielo la sua disperazione.
Sono un adolescente, che aspira a nulla di piu di oggi ed ha cara una sola necessità per sempre.
Sono un ragazzo che vuole la vita a tutti i costi e sarebbe disposto a sacrificarla pur di averla.
Sono un uomo che pur di non perderti preferisce abbandonare.
Non posso andare contro me stesso.
Non posso fare altro che amarti.
Non posso ferirmi, ma se servisse lo farei. Leggi tutto “buio libero”

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