Gangs of PD

La politica è la questione esistenziale per eccellenza. Per riuscire a trovare una dimensione nell’odierno caos di chi la pratica bisogna votarsi ad una specie di violentissimo Darwinismo Sociale, dove anche il più forte, se non cambia, muore. Non nascono più gli Andreotti o i Berlusconi, capaci di durare generazioni e, in qualche modo, sopravvivere alla genesi del loro stesso mito. Oggi ci sono i Renzi e i Salvini, fissati nella loro misera epica, tra l’altro fatta solo di bugie e poco più. Uno come il Bomba ha la data di scadenza, 1000 giorni, si legge dietro la cravatta lucida da Man in Black (giusto per dire che non si sa nemmeno istituzionalmente abbigliare).

Questi leader del nulla però non sono solo un danno per se stessi, anzi… quando hanno finito di atteggiarsi a miles gloriosus un posticino in Senato non glielo nega nessuno. Ci sono persone però che passano l’esistenza a difendere le decisioni dei loro “Presidenti”, ma  finché sono solo esclusivamente della razza votante, nessuno chiede loro il conto, se non al bar. Il dramma vero è quando le persone sono braccia e gambe del loro partito, o magari lo rappresentano pubblicamente. In certi ruoli si finisce per sostenere tanti e tali interessi  che, una volta tolto l’ossigeno, si deve continuare a respirare qualsiasi cosa venga fornita. Anche se puzza.

A Rimini, a seguito della recente debacle elettorale del PD, si sta assistendo all’imbarazzante assenza di una (sincera) autocritica interna. Più che altro sui giornali finiscono le scorie delle frizioni tra opposti schieramenti dello stesso Partito Democratico, che non sanno tanto di “te l’avevo detto.”, quanto di “adesso fatti da parte”. Le fazioni sono fondamentalmente due. Una fronda gnassiana, sostenitrice del dopato “Modello Rimini” ed un’altra, di cui l’eminenza grigia sembra essere Maurizio Melucci.

La Gang di Gnassi è arroccata nella posizione per cui è inevitabile riconoscere che il PD ha un problema, ma l’annotazione deve essere solo formale, in quanto nessuno si deve permettere di mettere le mani sul meccanismo che regge il Modello Rimini, anche se prevede l’alleanza con il petaloso Sergio Pizzolante. Non è una questione meramente politica, si parla di enormi movimenti di denari pubblici. Uno dei componenti della Gang di Gnassi è Stefano Giannini, Sindaco di Misano e Segretario Provinciale del PD, che incidentalmente è anche il  Componente di Rimini del Consiglio d’Ambito per Atersir, l’Agenzia che regola i costi del servizio idrico integrato. Per essere chiari: senza passare da quest’agenzia non si poteva privatizzare l’acqua, né aumentare le bollette di tutta la provincia, dei prossimi dieci anni (almeno), per riuscire pagare le famose fogne riminesi, fiore all’occhiello di questa amministrazione.

I denari pubblici movimentati però non dipendono solo da questo meccanismo. Molti soldi arrivano anche dai finanziamenti Europei Por Fesr 2014-2020 e sono quelli che permettono, con il beneplacito  della Sovrintendenza, belle imprese come lo sfondamento delle Mura Malatestiane e la trasformazione di Piazza Malatesta in un’opera Ikea. Per questi finanziamenti è garante la Regione Emilia Romagna, sono dunque importanti figure come Stefano Bonaccini e i gemelli del Comunicato Pruccoli & Rossi.

Le partite, ovviamente, non sono finite qui. Ci sono da mettere in conto anche l’autocrazia di Gloria Lisi sul Welfare e la dittatura dello stesso Gnassi sull’argomento Eventi & Co. Una nota a margine, che magari approfondiremo meglio in un secondo momento. Quest’estate la spiaggia libera sarà occupata dall’evento Beach Arena. Alcune modalità appaiono in contrasto con i regolamenti vigenti, come l’occupazione della spiaggia per quasi sessanta giorni, invece che i 30 stabiliti dalla delibera regionale 226/2003. La cosa che dà più nell’occhio però è un bando che assegna un evento del genere per due anni e che, materialmente, si apre e chiude in 15gg. Chi avrà mai il tempo? Sarò malizioso, sarò sensitivo… ma secondo me la gara la vince Paesani, uno sempre pronto.

La Gang avversaria sembra ricoprire un ruolo minoritario nel PD riminese, ma seguendo la Melucci’s Way, ha i suoi alfieri piazzati in modo da dar stilettate nei momenti cruciali. Proprio in questi giorni il miracolo Petitti, colei che cambia più ruoli istituzionali che scarpe, ha “osato” criticare il “Modello Rimini”, aprendo ufficialmente le danze. Lo fa tirando in causa l’opzione Pizzolante, scelta che dalle parti di Gnassi vorrebbero passasse sotto silenzio.

“Dov’è finito il modello Rimini, sbandierato fino alla sera del marzo per giustificare una candidatura sulla quale parte del PD aveva espresso forti dubbi?”

Giannini, nonché Pruccoli & Rossi, si scagliano contro l’Assessore Regionale Petitti, accusandola sostanzialmente di irresponsabilità. Succede tuttavia che Yuri Magrini, segretario provinciale uscente con polemica, Vanni Lazzari, segretario comunale, alcuni sindaci della Valconca e scontenti vari dei Circoli PD, appoggiano apertamente Emma Petitti nella critica. E Melucci? Lupus in Fabula interviene sempre alla fine, invitando all’unità, ma continuando a disporre pezzi sullo scacchiere.

Ancora una volta la realtà è decisamente esclusa dall’etichetta di partito, ma in politica, si sa,  l’autocritica vera è una cattiva medicina per chi comanda. Molto meglio controllare le cadute… o pensare di saperlo fare. Nel frattempo noi cittadini dobbiamo star a guardare il ringalluzzimento della Lega, un partito che a Rimini non raggiunge il 19% né alla Camera ( 18,87% ) né al Senato ( 18,91% ).

P.S.

“L’autocritica è un mezzo di superare se stessi. L’artista che non analizza e non distrugge continuamente la sua tecnica è un poveretto.” [Cesare Pavese]

@DadoCardone

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Un buco nell’Acqua (Pubblica)

22032011_006La decisione è presa. Il PD, forse spinto da pressioni che non può o gli frega poco di sostenere, ha deciso di mandare a gara Europea la distribuzione dell’acqua. L’ha fatto nel modo più sciocco: vantandosi di quanto fosse efficace la gestione pubblica per la raccolta, ma dichiarando il pubblico incapace alla distribuzione.

Motivazioni che stonano e che non riescono a spiegare, né a nascondere, una gara tagliata su misura per Hera SPA. Dopo aver presentato uno studio di fattibilità in cui nelle premesse lo stesso redattore, SCOA, non si assume la responsabilità di ciò che ha scritto, il Sindaco Giannini, coordinatore del locale ATERSIR (Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna per i servizi idrici e rifiuti), ha elencato le caratteristiche che la gara avrà.

Sarà una gara Europea, come ovvio che sia, ma, affinché a nessuno, oltre ad Hera, venga in mente di partecipare veramente, l’affidamento sarà di soli 8 anni. Volete che non si trovi in Europa un’aziendina disposta a contendere un servizio, alla politicamente appollaiata monopolista locale, investendo cifre superiori a 100 milioni di euro, senza avere il tempo di recuperare nemmeno le spese? Badate bene, non lo dico io che non c’è margine, lo dice lo stesso Giannini (circa al ventesimo minuto del suo intervento in Consiglio Comunale), che fa una valutazione di 20 anni. Quindi pioveranno richieste, perché notoriamente chi ha a disposizione più di cento milioni è un cretino.

Sarà una gara europea anche perché, per scongiurare il fatto che qualcuno potesse proporre di vendere le azioni Hera e con quelle pagarsi la struttura “in House”,  il Comune di Rimini, tramite Rimini Holding, ha aderito al patto di sindacato di primo livello di Hera, secondo il quale le sue azioni non possono essere vendute per almeno tre anni.  Punto, set, partita.

Giacché tutto era stato deciso prima dell’incontro a noi di Citizen non resta dare un po’ di voti ai partecipanti alla nostra maniera.

Stefano Giannini: il Sindaco di Misano chiama in causa la pragmatica per spiegare i motivi secondo i quali il servizio di distribuzione deve essere assegnato con la gara su misura. Vi chiederete: ha citato Aristotele? John Locke? Non proprio. Ha detto (e cito testualmente): “Che sia Franza, che sia Spagna, la tariffa l’è sempre cumpagna”. Non so di chi sia questa perla di saggezza, ma non da proprio l’idea di qualcosa di pragmatico. Oltre che dalla pragmatica si è lasciato tentare anche dal culto dell’Io modello Nietzsche, assegnandosi una medaglia d’oro per il suo ruolo di Signore delle Acque. Non ha annunciato che “Dio è morto”, ma la lingua Italiana, in qualche passaggio stretto dal dialetto, se l’è vista brutta.  Voto: 4. Palmiro Cangini (ma antipatico).

Simone Bertozzi. Aveva già deciso da tempo di astenersi, ma l’unica cosa certa uscita dall’intervento in Consiglio è stata la sua interpretazione dell’astenuto. Pare infatti che,  secondo il giovane Consigliere dei Padulli, si astenga chi ha una posizione perfettamente nel mezzo ed infatti, nei minuti a sua disposizione ha detto tutto e il contrario di tutto. Inopportuno come un tanga da uomo… perfettamente in mezzo, ma c’è roba che avanza. Dobbiamo annotare però che questa volta è l’unico dei playmobil a non rimanere con la mano alzata per dovere di parte. Le vecchie foto sotto la bandiera dell’Acqua l’avranno commosso. Voto: 6 di incoraggiamento. Equilibrista (“Prego, cammini sulla linea”).

Gianluca Tamburini. Quattro anni e sei mesi di Consiglio Comunale l’hanno temprato più delle docce di un carcere. Non si china a raccogliere niente. Porta avanti la battaglia dell’Acqua senza tentennare, rispedendo al mittente ogni ipocrisia e non lasciandosi disturbare dalla Giunta in versione Santanchè. Non perde la calma nemmeno all’ennesima commedia di Savio Logorrea Galvani, che cita Parma più di Pizzarotti. Voto: 8+. Leone. (la potenza non è nulla senza il controllo).

Savio Galvani. Ormai lo chiamano Er Monnezza, perché in Consiglio è capace di parlare solo del trattamento dei rifiuti di Parma (e ora di Livorno). L’unica cosa che abbia mai portato in Consiglio, che non gli sia stata suggerita da qualcun altro, è la mozione che impegnava il Comune di Rimini a lottare contro gli F35… e si sa quanto Rimini conti in questi casi. La battaglia per l’Acqua pubblica, che gli aveva generosamente donato un assessore e un posto a edere nella Sala dell’Aquila, ha ricevuto in cambio un comportamento pavido e, addirittura, il ritiro della firma da un Consiglio Tematico per dare il tempo al PD di presentare qualcosa di più “comodo”. Voto: zero. Gollum pentito (il mio tessoro, il mio tessoro e poi… Sticazzi)

Samuele Zerbini. Ha esordito dicendo che per lui (parafrasando) il Referendum per l’acqua è stato una stronzata e, se avesse anche specificato che il PD non ha la forza politica di opporsi ad Hera, mi sarei  alzato in piedi ad applaudire. Stavolta però il Lato oscuro della Forza, seppur coerente come già lo era stato con il TRC, ha fatto cilecca nelle conclusioni. Il teorema è stato infatti quello secondo il quale quando c’è una gara il migliore vince. Vero… a parte il fatto che in questa gara c’è un unico partecipante. Una fallacia logica di cui ha approfittato Tamburini che glielo ha fatto notare durante l’intervento. Poi un imbarazzante dialogo col sordo che non vuol sentire.

“Partecipa solo uno”

“Certo vince solo uno”

“No! Non vince solo uno: partecipa solo uno!”

E via così. Notevole anche la disputa con Galvani, nel quale a modi sfottò ha invocato la privatizzazione del Grano. Voto 6-, AH! se solo si fosse completamente abbandonato al lato oscuro… Darth Zerbin.

Andrea Gnassi. Un delirio. Una supercazzola indigeribile, in un unico piano sequenza, indirizzata totalmente al Movimento 5 Stelle, nella quale cerca di dimostrare di non essere succube di Hera. Lo fa in una maniera politicamente sempliciotta. Cerca di far intendere che se Hera partecipa ai superpiani, come il PSBO, è merito della caratura di questa Giunta. Arriva anche a citare il “No” del Consiglio di Rimini alla Fusione Hera-Acegas come una tattica per far capire al gestore che la “pagnotta” se la doveva guadagnare. I più attenti ricorderanno che quel “No” fu dato a giochi già fatti, quando Rimini non contava più nulla, giusto per non disturbare. Spiega un sacco di cose, ma non il perché se le fogne le paghiamo col bilancio e con la bolletta, il lavoro lo deve fare per forza Hera. Voto: N.C. Pindaro (“Scusa… mi sono distratto un’ora fa. Dicevi?)

P.S.

Una nota mica tanto a margine. Il Primo Cittadini, cercando di difendere la sedicente posizione anticemento, quasi confessa che il supermercato APE, quello che doveva essere sostituito dal nuovo Conad, rimane dov’è. Parlando del nuovo Conad in via della Fiera dice (testuale): “ […] E’ un centro commerciale di prossimità che andrà a integrare sostituire quello di via Euterpe”. Integrare o sostituire? Sono due cose molto diverse e le conseguenze del primo caso sono piuttosto importanti.

@DadoCardone

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Acqua Pubblica? La pioggia non basta?

acquaCome volevasi dimostrare. Questa volta però non ci sentiamo bravi. Il cammino verso la gara pubblica per l’assegnazione dell’acqua a Hera procede senza intoppi, ma anche senza particolari colpi di genio da parte dei suoi sostenitori. A Rimini non v’è certo astuzia politica, già prima scarseggiava, ora però, ispirati dal Renzi nazionale che tiene per i cosiddetti un Parlamento di precari, si va tranquillamente avanti a colpi di maggioranza, senza alcuna considerazione dei rispettivi ruoli di garanzia.

Parliamo del Consiglio Tematico sull’Acqua Pubblica, quello prima irritualmente inserito come fosse un punto di un normale Consiglio Comunale e poi spostato su richiesta di Galvani, firmatario poco convinto. Il vantaggio di Savio? Non trenta danari, ma la possibilità di produrre un ordine del giorno che la maggioranza potesse votare senza incorrere in pericoli di riapertura della discussione.  Il punto è e rimane che un Referendum ha stabilito che dall’acqua non si potesse trarre profitto, ma questo non è un problema del Partito Democratico. Adesso poi che abbiamo dichiarato guerra alla Libia non è che ci possiamo perdere in pinzillacchere …. Dobbiamo vincere “E VINCEREMO!” (cit.)

Lasciando però perdere per un attimo il PD e le sue aspirazioni politiche vorremmo sottolineare il comportamento di Savio Galvani e Sara Visintin i quali, dopo aver preso tutti i vantaggi elettorali possibili dalla battaglia in oggetto, hanno scaricato questione e coscienza con posizioni farlocche, neppure troppo astute. Il loro gioco si è basato integralmente su un ordine del giorno che parlava (come avevamo anticipato una settimana prima) di “percorsi partecipati” e studi di fattibilità. Domanda: ma un Assessore che ha basato le sue fortune (?) politiche sulla ripubblicizzazione dell’acqua, a quasi quattro anni dall’inizio del mandato, non dovrebbe averli già nelle mani questi studi? Ricordiamo che a Luglio Atersir (Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna per i servizi idrici e rifiuti) deciderà se mettere a gara (o meglio di mettere a gara) la gestione dell’acqua.

Gli attacchi più duri si sono consumati proprio all’indirizzo dell’Assessore all’Ambiente che, con espressione visibilmente trasfigurata dallo stress, ha risposto nel peggior modo possibile. Un lungo intervento in cui ha parlato di acqua forse negli ultimi due minuti, ma che per il resto ha dipinto come suoi interventi platealmente facenti parte del pacchetto “Hera chiavi in mano”. Come le fogne.  Dell’acqua ha semplicemente detto che ci sono degli studi e che era tempo di approfondire sulla possibilità di gestirla “in House”. Gli studi devono essere segretissimi, giacché nessuno li ha mai visti nemmeno in Atersir , e il tempo di approfondire è più scaduto del tempo delle mele.

Insomma il dado è tratto. Il Consiglio Comunale, grazie alla manovretta del partituccio stampella, è fuori dai giochi. A nulla è valso nemmeno il sub-emendamento del Movimento 5 Stelle che impegnava a tempistiche certe e “amici” Hera fuori dagli studi di fattibilità. Bocciatura telefonata. Il PD era così poco preoccupato di eventuali colpi di scena che il Primo Cittadino ha persino trovato il tempo per sgridare il suo capogruppo, Mattia (Sitz!) Morolli, su altre questioni. Davanti a tutti. Giusto per far capire che le crocchette le compra lui.

irina imolaA battaglia persa non rimane altro che assegnare la Legion d’Onore a chi se la merita. La prima citazione è per Fabio Pazzaglia che dopo un periodo di lieve appannamento è ritornato perfettamente al centro del suo ruolo, anche con un certo piacere rispetto alla puzza d’incoerenza che arriva dall’altra sponda. La seconda citazione va a Gianluca Tamburini che interpreta il ruolo da capogruppo alla perfezione, trattenendo i suoi fino a quando non si vede il bianco degli occhi del nemico e lavorando ai fianchi l’assessore di turno nei fuorionda di Icaro TV. Menzione d’onore anche per Samuele Zerbini che voleva il NO al Referendum ed ha tenuto coerentemente fede alla sua posizione, perché anche il lato oscuro della forza ha bisogno di disciplina. Felicitazioni per il terzo intervento quadriennale di Simone Bertozzi, sembrava un post di Facebook, ma nessuno ha mai vinto il Pulitzer con un intervento nel Consiglio Comunale di quel puntino sull’asse dell’Adriatico. Infine, ma non ultima, menzione specialissima per Irina Imola che con la sua maglia luccicante ed abbagliante ha regalato un tocco Seventies ad una brutta pagina della politica riminese. L’impressione era quella di un ologramma dello Studio 54 proiettato a cazzo in un Consiglio Comunale. Grazie Irina, di cuore.

P.S.

A chi del Comitato Acqua Pubblica credeva che evitando il contrasto ci sarebbe stata speranza. Adesso sapete come stanno le cose. La distribuzione senza profitto c’è già, si chiama pioggia.

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@DadoCardone

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Morte Democratica e finti comunisti.

acquaAvete 5 minuti di tempo? Vi voglio raccontare una bella favola. E’ la favola del Comitato dell’Acqua Pubblica e di come a Rimini si sia fatto strumentalizzare da Sara Visintin e Savio Galvani. Un’ipotesi? Non direi visto quello che è successo giovedì sera, ma giudicate voi. Ecco i fatti, con una piccola premessa.

Il tutto comincia nel 2011. Un giovane e promettente (nel senso che ha promesso qualsiasi cosa) Sindaco viene eletto con un contributo non indifferente dei voti del Comitato per l’Acqua Pubblica, il comitato che lotta per far rispettare il Referendum decretante  l’acqua e la sua gestione  in mani pubbliche.

Catalizzatrice del favore del comitato una certa Sara, che quando scrive cita addirittura i contadini di Di Vittorio, una vera compagna insomma. Sembra perfetta per soddisfare la voglia di sinistra dell’ormai democristiano PD. Come premio l’Assessorato all’Ambiente, effetti collaterali  Savio Galvani in Consiglio Comunale.

In molti si accorgono che Sara Visintin fa molta fatica a stare dalla parte dei vessati. Sarà finta sinistra o debolezza Costituzionale? I primi ad accorgersi che l’Assessore all’ambiente è usato a modi parafanghi sono i Teleriscaldati che vengono menati per l’aia, o meglio nei il tavoli tecnici, per un’infinità di tempo. Non sono i soli e la faccenda diventa piuttosto evidente quando ai tavoli Atersir ( Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna per i servizi idrici e rifiuti) l’Assessora parla ben poco, mentre la voce forte sembra quella del suo accompagnatore… Sergio Funelli, Capogabinetto del Sindaco, ma anche dipendente Hera in aspettativa. Va da sé che i finti comunisti possono sopportare disinvoltamente questo piccolo conflitto di interesse, infatti ne la Visintin si ribella, ne Galvani interroga (e di questo gliene sono grati i nasi sanguinanti a causa sue apologie del nulla).

Arriva però, come in ogni storia che si rispetti, il giorno della resa dei conti. La Maggioranza di cui fanno parte Savio e Sara decide che il Referendum sull’Acqua è come un consiglio d’amore: te lo chiedo, ma poi faccio come voglio. L’acqua pubblica è un fruttuoso concetto da usare durante le elezioni, ma poi è meglio fare una bella gara ad evidenza pubblica, così la gestione se la piglia Santa Madre Hera e c’è meno da faticare per tutti. Cosa fare?

Pubblicamente i “Comunisti per caso” sostengono l’acqua pubblica come sempre, anche se alle conferenze stampa fanno discorsi molto tentennanti, cosa di cui nel caso di Galvani non si accorge nessuno per ovvi motivi di inefficacia dialettica. Poi però qualcuno rompe le uova nel paniere. Il cattivone si chiama Fabio Pazzaglia, lui sì di sinistra e lui sì interessato al risultato del Referendum, tanto da chiedere ed ottenere sette firme per avere un Consiglio Tematico sull’Acqua Pubblica. La settima delle firme è proprio di Galvani che, per ovvi motivi di pretesa coerenza, è costretto a dare il suo appoggio suicida.

A questo punto la situazione si complica. Sara e Savio per rispettare la loro posizione pubblica dovrebbero uscire dalla maggioranza, soprattutto facendolo prima dell’approvazione del bilancio. Questa cosa non fa comodo né a “Federazione delle Sinistre ma non troppo”, né al PD che tra alluvioni, Aeroporti falliti e conti che non tornano sta sudando 7 camicie per cercare slogan che risolvano tutto. Che fare? In prima istanza, tramite il pessimo Presidente del Consiglio Comunale Gallo Bifronte, il Consiglio Tematico viene posizionato come fosse un punto qualsiasi da discutere in mezzo ad altre delibere, cosa irrituale ed inusuale. Ciò però non basta, perché le minoranze sono decise a trattare la questione e neanche se Galvani riuscisse a ritirare la sua firma, facendo una figuraccia solo su Icaro TV, non cambierebbe nulla. Di firme ne bastano sei.

Il Partito Democratico (qualsiasi cosa esso sia) si cimenta dunque nella sua pratica preferita, far saltare ancora una volta la pratica democratica, tanto la Democrazia sembra ormai essere solo un simpatico orpello da logo politico. Lo stesso Galvani interviene sull’ordine dei lavori chiedendo un rinvio e facendoselo votare dalla Maggioranza. Motivazione: per trattarlo meglio, con più tempo. In questa maniera la “Federazione delle Stranezze” potrà produrre un ordine del giorno, finora mancante, accomodante… qualcosa che il PD possa votare senza rovinare la festa a nessuno, magari un bel “percorso partecipativo” di teleriscaldata memoria, una di quelle cose che Hera teme tantissimo. (Brrrrr)

Detto fatto. Gallo Bifronte fa il palo agevolando la sottrazione di Consiglio Tematico, la maggioranza vota a testa bassa. Probabilmente qualcuno di loro si è persino reso conto di quello che stava succedendo, non Morolli, si capiva dallo sguardo da cernia e la “scimmia” da microfono. Alla Minoranza non resta che abbandonare l’aula e lasciare che nell’altra sponda continuino a martoriare da soli quella poveraccia della Democrazia.  Solo Eraldo Giudici (PDL) resta a guardare… ognuno ha i suoi feticismi, o i suoi vantaggi. Fine.

Questi sono i fatti e questo è il modo in cui il Comitato per l’Acqua Pubblica è stato vergognosamente usato. Meno male che è rimasto Pazzaglia a rappresentare quel che resta della Sinistra, dipendesse da Savio e Sara all’inizio del Consiglio Comunale,  al posto dell’Inno, dovrebbero suonare il De Profundis.

P.S.

Aspettiamo con ansia il nome della lista Visintin- Galvani per le prossime elezioni del 2016. Io ho già lo slogan: toccatemi tutto, anche l’acqua… ma non la mia poltrona. Spero sarà  apprezzato il mio sforzo di non descrivere i protagonisti di questa storia con i veri aggettivi che avevo in mente.

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@DadoCarone

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