Niente spazi pubblici ai fascisti.

Il Comune di Rimini ha intenzione di portare in Consiglio un cambio del regolamento per i luoghi pubblici. Pare che sostanzialmente si cercherà di vietare l’uso degli spazi pubblici a chi non sottoscrive i valori dell’Antifascimo e della Democrazia. Per chi dovrebbe mai essere un problema accettare una cosa del genere? Non rispondete… era una domanda retorica.

C’è da scommettere che il passaggio non sarà dei più semplici data la vicinanza alle elezioni. In tempo di guerra, si sa, ogni buco è trincea. Anche la composizione dello stesso Consiglio Comunale potrebbe rappresentare una difficoltà, visto che nella stessa maggioranza vi sono storie più affini alla destra che al centrosinistra. Ricordiamo, a titolo esemplificativo, quando Mario Erbetta rispose rassegnato alla proposta di Gioenzo Renzi di impedire l’apertura dei negozi etnici e “deportare” quelli già presenti: “Eeehh Renzi, non è possibile. Io lo so… potrebbe essere anche piacevole, ma di fatto le regole sono quelle per tutti”. 

Siamo sicuri però che il Consigliere con lo strabismo politico s’inchinerà ai voleri del suo partito petaloso. Patto civico è infatti lo specchio locale per Civica Popolare.. l’esperimento nato incrociando un’improbabile Ministro della Sanità e una brutta legge sui vaccini. A ben guardare le difficoltà per il regolamento “Antifascio” saranno più di natura tecnica. Come si sottoscrive la propria adesione ad Antifascismo e Democrazia? Chiedendo il permesso per lo spazio pubblico si giura sulla Costituzione? Oppure valgono i precedenti di chi fa domanda? Nella seconda ipotesi un partito come Forza Nuova (per dire) sarebbe fortemente discriminato e recriminerebbe proprio in questo senso.

Dal comunicato dell’Amministrazione si avverte una qualche insicurezza sul punto tecnico. Leggiamo infatti che  si tratta di un :“atto doveroso, la cui elaborazione tecnica terrà conto di quanto sta emergendo da altri Comuni in Italia e dalle proposte e soluzioni provenienti dal Consiglio comunale”. Come dire: qualcuno sa come si fa?

Intanto arrivano le prime reazioni al comunicato. Qui riportiamo quella del Presidente ArciGay Rimini:

La rimozione dagli spazi pubblici degli spacciatori di odio e di violenza neofascista è un atto doveroso che l’Amministrazione di Rimini si è impegnata a compiere. Ovviamente ora sentiremo i cori lagnosi di chi lamenta la “discriminazione al contrario”, ma si tratta di obiezioni chiaramente infondate. È invece preciso dovere delle istituzioni difendere la cultura e la pratica democratica da chi la strumentalizza e fa propaganda eversiva di ideologie anticostituzionali.
Ci auguriamo che questo regolamento venga approvato quanto prima e che contenga esplicitamente, tra gli esempi di discriminazione, anche l’omo-transfobia perché non possiamo dimenticare le contromanifestazioni al Rimini Summer Pride che hanno offeso la dignità e messo a rischio l’incolumità di ogni partecipante.
Marco Tonti
Presidente Arcigay Rimini “Alan Turing”

Inutile dire che noi di Citizen siamo a favore di questa iniziativa e che speriamo venga affrontata con cognizione di causa, senza fare errori di supponenza. Nel 2018 le ronde fasciste in giro per Rimini non si possono vedere e non si può nemmeno vedere l’ex latitante Roberto Fiore che vorrebbe insegnare nelle nostre piazze cos’è la Patria, dopo averla abbandonata per quasi vent’anni allo scopo di sfuggirne le regole.

P.S.

“[L’Italia] è il Paese che il fascismo lo ha incubato, partorito e regalato al mondo, e come tale dovrebbe farsi qualche controllo periodico.” [Michele Serra]

 

@DadoCardone

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Il Fascismo non è un’opinione, è un sentimento.

Mario Capelli, Luigi Nicolò ed Adelio Pagliarani, i Tre Martiri di Rimini.

La nostra epoca è così. Disgraziata, senza personalità capaci di essere un fermo punto di riferimento. Gli eroi della rottamazione, spogliati dello slogan, si rivelano bugiardi compulsivi e si sciolgono in mille giorni pur avendo il supporto di chiunque. Quelli della rivoluzione invece si scoprono conformi e perfettamente funzionali allo status quo.  Alle persone normali, quelle che vorrebbero affidare una delega a qualcuno, perché oberate dagli impegni  quotidiani, non resta che tifare. Tifare è facile. Il pacchetto è preconfezionato, ti danno: una maglia, una bandiera, qualcosa da cantare, un senso di appartenenza. La sensazione di far parte di qualcosa è sempre più forte della volontà di coltivare la propria mente critica e, nell’economia della vita, meno dispendioso.

Tifiamo tutto. Dalla Politica ai Reality, non disdegnando nemmeno la fazione di quelli che “la vera piadina è solo quella di Rimini” . Il problema dell’essere tifosi seriali però è che, per facilità di ragionamento, si creano gruppi di significato spurio, pretenziosi legami tra quello che si vuol sostenere e significati già predigeriti dalla comunità.

La condizione non è certo avversata da una Politica ignorante e isterica che corre sempre dietro alla notizia dell’ultima ora. Una gara di visibilità che ha veramente poco a che fare con una pratica etica del mestiere più antico del mondo (che per inciso è il politico e non la mignotta).

In tutto questo generalizzare e banalizzare sempre più spesso però restano  compresi significati molto pericolosi.  Ad esempio per la sindrome da tifoso, infatti, chi pratica l’Antifascimo è automaticamente di sinistra, mentre chi è di destra è naturale che applichi un atteggiamento tollerante. Queste associazioni e semplificazioni estrapolano il concetto dal suo significato reale e ne fanno una questione di parte, camuffandolo da semplice opinione.

Oggi come oggi interventi importanti a proposito del Fascismo parlano proprio di questo, della libertà di opinione. Enrico Mentana, non una voce qualunque del giornalismo italiano, dice che “Mettere fuorilegge un’idea battuta dalla storia vuol dire averne ancora paura” e si dice convinto  che la forza della ragione sia sempre maggioritaria soprattutto in paesi come i nostri, che hanno conosciuto i totalitarismi.

Il problema è forse proprio questo. Il nostro Paese ne ha veramente memoria? Immediatamente dopo la caduta del Regime persino Togliatti chiedeva tolleranza, tutti sapevano di cosa si stesse parlando. Oggi il Fascismo cresce e lo fa in fasce della popolazione che non si possono definire propriamente nostalgiche, per quanto definire nostalgico uno che non ha almeno 80 anni non ha molto senso. Sono al contrario giovani, con una media d’età che fa fatica a superare i 40 anni. Sono arrabbiati per una realtà nella quale non riescono ad intervenire ed hanno un’idea della storia “fai da te”. Loro non propagandano un’opinione, ma un sentimento sciovinista che, la cronaca ci insegna, molte volte portano fino alle estreme conseguenze. Questi gruppi, che siano di Casa Pound  o di Forza Nuova, attraggono sempre più consensi anche in virtù del fatto che in Italia la cultura Antifascista è ormai solo un eco tanto affievolito, appunto, da considerare il Fascismo un’opinione come le altre. A Rimini, nelle ultime elezioni amministrative, la locale sezione di Forza Nuova ha candidato un pregiudicato facendogli ottenere 910 preferenze. Poche? Fino a 10 anni fa sarebbero state solo le 20 degli iscritti.

Oggi viviamo giorni molto fecondi per certe recrudescenze ed è imprudente trattarle come fossero semplice goliardia. Non sto parlando delle bottiglie di vino con la faccia del Duce. Penso siamo tutti in grado di comprendere la differenza tra un souvenir e un atteggiamento apologetico. La necessità di una ferma presa di posizione contro il Fascismo anche a livello legislativo dipende da altro, e più precisamente dall’esigenza di non far apparire la più grande iattura del ‘900 qualcosa di opinabile. Un ottuagenario nostalgico che al bar sentenzia “si stava meglio quando c’era lui” è tollerabile… Roberto Fiore, condannato in contumacia per banda armata e associazione sovversiva, latitante per 19 anni fino alla prescrizione dei reati, che sfila per strade di Rimini (Medaglia d’oro al Valor Civile per meriti conseguiti durante la Resistenza) proprio no.

Un tema serio, quanto mai attuale, che in Parlamento si traduce (al solito) in uno sterile litigio a causa dello scarsa coscienza  istituzionale dei contendenti. Quello che bisognerebbe risolvere è il conflitto di costituzionalità della legge Scelba, imposto dalla Cassazione ormai 60 anni fa; il nodo che non permette di sanzionare alcun comportamento fino a che non si realizzi in banda armata. Prima di quell’evenienza però c’è molto altro, compreso il presentarsi bara in spalla ad un unione civile. E questa è violenza.

Il PD sanziona i souvenir (per quanto personalmente vivrei bene anche senza busti del Duce in giro), il Movimento non coglie l’occasione per rilanciare, ma parla di legge liberticida senza dare la giusta forza a quello che avrebbero in alternativa proposto i suoi deputanti, anzi. Il giorno dopo, nella solita modalità ambigua, Grillo (o chi per lui) pubblica un articolo in cui si sostiene che Mussolini non ha alcuna responsabilità nella morte di Matteotti. Non proprio un aiuto per gli iscritti ai Meetup, che stavano cercando di spiegare che loro no, non sono fascisti.

Salvini? Lui gongola. Ha una frasetta facile facile da far ripetere ai suoi “le idee non sono processabili”… facendo passare così l’idea che costruire uno stabilimento balneare a tema fascista, come quello che si legge nella cronaca di Chioggia in questi giorni, sia come aprire un circolo dello sport. Sciovinismo per sciovinismo vorrei vederlo alle prese con uno stabilimento che  sventola bandiere nere inneggianti alla Jihad.

Il tema è già destinato a diventare una farsa, precipitando tra i colpi dei like da tifoseria social. Scegli una parte, tira su una bandiera e comincia a postare compulsivamente link che confermino l’idea precotta. Tanto chi non ha coscienza del suo passato ne ha ancor meno nel suo futuro e dimentica che la lotta al Fascismo non è questione di parte.

Per dirimere la questione è utile ricorrere al pensiero di chi quel momento storico l’ha vissuto veramente, anziché affidarsi a quello che ha capito della storia un disoccupato represso convinto che una volta i treni arrivassero in orario (una delle bufale più vintage che ci sia).

“Ricordo noi straccioni affamati entrare in Piazza Maggiore il 25 aprile. Quel giorno abbiamo deposto le armi e consegnato un’Italia libera dai Nazisti alle generazioni future. In Piazza c’erano tutti, c’erano anche i Monarchici, ma non importava quello in cui credevi, gli unici nemici erano i Fascisti e i Nazisti”.

Queste sono le parole di Lorena Armaroli, residente a Riccione, altrimenti nota come la Piccola Partigiana, molto cercata durante le commemorazioni della Resistenza, ma poco ascoltata durante il resto dell’anno. Una frase che nella sua drammatica semplicità ricorda: il Fascismo non è un’opinione, ma un male di cui l’Italia si è liberata a fatica con un costo altissimo in termini di vite. La condizione naturale fu superare divisioni e appartenenze.

P.S.

“Noi non conoscevamo nulla della politica, sapevamo solo di avere un nemico” [Lorena Armaroli]

 

 

@DadoCardone

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Rimini e la questione del Fascismo.

La questione del Fascismo in Italia, ma anche in Europa con diverse declinazioni, è tutt’altro che risolta. In molti sottovalutano l’evenienza, forse pensando al volto più evidente di questa iattura, il regime. Purtroppo però quello è il passo finale, è come pensare che l’infarto si manifesti direttamente con un dolore al cuore, mentre in realtà ci sono dei sintomi che lo preannunciano, come la mancanza di fiato, la nausea, lo stordimento etc.

Il Fascismo è un sentimento strisciante che, in una società normale, s’insinua nelle menti particolarmente predisposte d’individui già affetti da diversi problemi psichici, quali razzismo, sessismo, omofobia, xenofobia, islamofobia, antisemitismo e altre amenità. Usualmente persone così non si fanno troppa pubblicità e rimangono confinati alle sparate da bar o alle contese adolescenziali, dove giocare a fare il fascista è quasi lo stesso che giocare a guardie e ladri. Poi l’adolescenza passa e in genere si capisce di aver stronzeggiato un po’ troppo. Succede però che in determinati periodi storici, in cui i problemi socio economici rompono gli argini, un discreto numero di persone, confuse e spaventate, possano dar credito alle affermazioni dei succitati personaggi dalla psiche compromessa. Ecco dunque che la famosa Casalinga di Voghera può pensare che il marito sia senza lavoro a causa di uno straniero, senza considerare che quello straniero, magari, paga materialmente  la pensione di reversibilità della nonna, con la quale mangia tutta la famiglia.

Fatto sta che più persone danno credito alle tesi del fascista convinto, più quello si fa coraggio e, alla fine, esce dall’ombra. V’è anche un altro fattore incubatore ed è la scarsa resistenza di una politica, che ha rinunciato definitivamente ai limiti imposti dall’etica, trovando molto più conveniente sfruttare la paura della gente e tratta in maniera troppo confidenziale recrudescenze di nazionalismo e sciovinismo.

Succede così che i cittadini di Gorino possono offrire il petto al fuoco nemico sulle barricate antistraniero, senza venir presi per l’orecchio da nessun Carabiniere, ma se provi a manifestare per un tuo diritto, tipo un Premier che non ti riempia di cazzate, arrivano manganellate con l’offerta tre per due.  Succede anche che giornali a tiratura nazionale, come “il Giornale”, in chiaro appoggio ad un certo tipo di mentalità, se ne vengano fuori con l’inserto “il libro nero del Comunismo”, come se il Comunismo rappresentasse un qualche tipo di influenza da contrastare. Oggi come oggi se trovi un comunista sincero in Italia e gli fai la foto, te lo pubblicano su National Geographic.

Capita anche, ahinoi, che Roberto Fiore, segretario nazionale di FN, un personaggio con 19 anni di latitanza nel curriculum, scelga Rimini per il rilancio del suo movimento di “cape di provola” (teste rasate n.d.r.). Come mai? Perché un posto dove un “bravo ragazzo” può essere processato e condannato per tentato assalto e tentato incendio a 2 anni  e 5 messi (l’accusa di terrorismo è caduta in cassazione), ma può presentarsi ugualmente come candidato sindaco alle amministrative, è sicuramente da sfruttare.

Oggi veniamo a sapere dalla cronaca che il “candidato” Ottaviani ne avrebbe fatta un’altra delle sue. Con l’aiuto di un camerata avrebbe mandato all’ospedale un inglese, appartenente alla comunità dei Mutoid, colpevole di accompagnarsi ad una giovane riminese. Per non essere tacciati di essere di parte (anche se orgogliosamente lo siamo) riportiamo anche uno stralcio della versione di Ottaviani. Una sola avvertenza… fate pipì prima di leggere:

“Mentre mi trovavo presso un noto bar di Santarcangelo di Romagna venivo raggiunto da quattro individui da me ben conosciuti per la loro assidua frequentazione di ambienti antagonisti […] Dopo avermi provocato e apostrofato con diversi epiteti poco gratificanti decisi di uscire dal locale per fumarmi una sigaretta ma venivo nuovamente raggiunto dai quattro facinorosi e, dopo un primo breve diverbio, uno di loro tentò invano di spaccarmi una bottiglia in testa salvo poi trovarsi una pronta reazione a mia difesa. Senza infierire su nessuno degli altri presenti allora decisi di allontanarmi per evitare ulteriori problemi.”

Plausibile eh! Sembra ieri che si dichiarava filantropo e vittima di un agguato in via Dario Campana. Quella volta era lì con il preciso intento di provocare, ma incassò una sottintesa solidarietà dalla politica e da qualche testata locale, pronta a condannare il vero pericolo di questa società (leggasi con tono ironico), sapete chi? Ve lo dico, ma… mandate al letto i bambini. Siete pronti? I Centri Sociali! Uh mamma, mi sono sentito in pericolo anche mentre lo scrivevo.

Concludiamo seriamente. Rimini è una medaglia d’oro al valor civile conquistata per i meriti durante la Resistenza. So che questo contrasta con il menefreghismo atavico di cui qualcuno arriva addirittura a vantarsi in questa città, ma un conto è pensare solo a se stessi, un altro è permettere che un sentimento pernicioso si faccia veicolo della confusione delle persone in difficoltà. Oggi il male è che un mezzo teppista si senta così accettato da candidarsi sindaco e che apra una sede con gli amici del Fascio il giorno della marcia su Roma. Domani, invece, te la prende Fiore una residenza a Rimini e dopo i conti sono diversi. L’Antifascismo è una pratica quotidiana… sì, anche nel 2016 lo è.

P.S.

“In Italia a fare la dittatura non è tanto il dittatore, quanto la paura degli italiani e una certa smania di avere un padrone da servire. Lo diceva Mussolini: “Come si fa a non diventare padroni di un paese di servitori?”.

[INDRO MONTANELLI]

dado

@DadoCardone

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Ma cosa vuoi che sia, solo un po’ di Fascismo!

Cattura2Alla fine ci siamo arrivati. Per non sconsacrare la libertà d’opinione abbiamo lasciato parlare i Fascisti ed ora loro ringraziano organizzando contro-eventi omofobi, in rifiuto del Rimini Pride, a margine dei quali qualcuno consiglia: “Fosforo bianco per via rettale agli adepti di Satana”… ed è una donna.

Questo non è l’unico commento di una violenza inaudita che si legge a corollario dell’evento Facebook organizzato da Mirco Ottaviani e non è l’unico compilato da una donna, ma colpisce la precisione del riferimento. Il Fosforo Bianco è un’arma letale, vigliacca ed estremamente dolorosa e allora ti vien da pensare… ma questa persona quanto ha fantasticato sul come procurare dolore?

Va da se che chi ha scritto cose del genere non sta bene, al pari di quelli che hanno promesso spari e coltellate, o del tale che inneggia all’AIDS come difensore della “normalità” (come se l’HIV poi fosse una questione solo degli omosessuali). Bisogna assolutamente sottolineare però come l’ignoranza, la frustrazione e l’acredine di una certa fascia di popolazione abbia trovato il suo naturale contenitore nelle forze neo fasciste.

Una volta se lo dicevano tra i denti sparuti anziani al bar, solo fra di loro, “quando c’era lui..”. Ora invece non c’è più vergogna, i nuovi fascisti non si nascondono, anzi, si presentano alle elezioni amministrative. La Storia non ci parla più e sarebbe ora di mettere in fila le responsabilità.

In tutta evidenza l’Antifascismo è formalmente richiamato come valore in molte occasioni, ma appare più maniera, che significato. Commemoriamo, ma non pratichiamo. Una delle prove sta nel fatto che un pregiudicato per reati violenti, l’Ottaviani di cui sopra, possa tranquillamente dichiarare nelle colonne dei giornali locali: “sono un fascista in camicia bianca”, senza che nessuno si faccia disturbare da questo, né corra in procura a depositare un esposto per apologia di fascismo. Deve essere stato il fatto della camicia bianca a confondere.

Gravi indizi di come i nazionalismi si stiano sedimentando in tutta Europa non mancano e Rimini, nonostante sia medaglia d’oro al valor civile, non si sta certo distinguendo per una reazione. E’ vero che alcuni di questi inviti allo sciovinismo si sono addirittura travestiti da carità, vedi le raccolte “Prima gli Italiani”, ma le azioni violente e l’incitamento alla violenza lasciano pochi dubbi. A proposito… sono proprio curioso di vedere quanti di coloro che hanno condannato senza appello i fatti di Via Dario Campana, giornalisti compresi, saranno altrettanto pronti a condannare le minacce, per niente velate, di Forzanovisti e simpatizzanti del fascio.

Ho il timore di conoscere già la risposta. Ho però un’altra domanda che mi sto facendo da diverso tempo: ma Rimini è fascista o è solo superficiale quel tanto che basta da non capire quanto perniciose siano certe ideologie? Certo è che la Rimini votante, consapevole o meno, ha espresso un Consiglio Comunale dove i valori di Sinistra sono stati sacrificati sull’altare delle speculazioni politiche e l’opposizione è interamente composta da persone che se le chiami fasciste… beh nessuno di loro se ne fa certo un cruccio.

Affidiamo ai prossimi giorni la speranza che la Rimini per bene sappia reagire all’aberrazione di simili tendenze. Bisogna capire e riuscir a spiegare che delle minacce così esplicite non sono una cosa accettabile. Non possono essere considerate solo sfogo, o effetto collaterale di grettezza e ignoranza. Prendere di mira in maniera violenta un diverso modo di sentire, concepire e interpretare la proprie esistenza è caratteristica propria delle visioni totalitarie che avocano a loro tutte le prerogative, i diritti e le esistenze delle persone. Nessuno dovrebbe avere mai il potere, né la malata ambizione di stabilire univocamente cos’è la Normalità.  Purtroppo è proprio quest’intenzione che si legge, neanche troppo tra le righe, nell’evento Facebook: “Vogliono far divenire la normalità motivo di vergogna, e la perversione motivo di orgoglio” (riferito agli omosessuali). Personalmente ritengo molto più perversa una somministrazione rettale di fosforo bianco, piuttosto che un uomo in monochini, ma forse sono io a non essere normale.

P.S.

“Mi è sempre sembrata un po’ inutile la disapprovazione dell’omosessualità. È come disapprovare la pioggia.” [Francis Maude]

dado

 

@DadoCardone

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La Rimini che … fascista.

benito mussolini-2Rimini, medaglia d’oro al valor civile, per meriti conseguiti durante la Resistenza, doveva vedere anche questo. Mi sto riferendo ovviamente alla manifestazione di Forza Nuova di sabato, ma non alla sfilata in quanto tale. Pragmaticamente… un raduno nazionale che conta un centinaio di elementi, si poteva fare anche con il club di quelli che portano solo la scarpa destra. Quello che mi ha impressionato è stato l’atteggiamento della politica riminese nei confronti dell’avvenimento, che si è attestato tra un chissenefrega e un “stiamo zitti che son sempre voti”. Tutti pronti ad etichettare come populismo cose come il Reddito di Cittadinanza, ma nessuna reazione ad una solidarietà solo per Italiani.

Era dai tempi di Ponzio Pilato che non si vedevano mani così pulite. L’unico che ha preso una posizione netta rispetto alla faccenda, bisogna dirlo, è stato Giovanni Benaglia di Possibile. Per tutti gli altri permettere a Roberto Fiore, segretario nazionale di FN, di passare l’arco di Augusto e arringare ai curiosi, è stato esercizio di Democrazia. Ma Rimini, sempre quella della medaglia d’oro al valor civile, lo sa chi è Roberto Fiore? Nel caso qualcuno non lo sapesse, o facesse finta di non ricordarlo, ecco un promemoria.

La storia di Fiore è fatta di militanza in gruppi di estrema destra, tra i quali Terza Posizione, associazione sciolta per l’accusa di neo fascismo. Negli anni ’80 la sua azione politica s’intreccia pericolosamente con il terrorismo nero e con i fatti della strage di Bologna. Inconfutabile però è che, dopo vari rapporti di denuncia da parte della Digos di Roma, recepiti dalla Procura della Repubblica di Bologna, viene spiccato un mandato di cattura a carico di Roberto Fiore. La Procura scrive:

 “gli indizi risultano dalla complessa attività criminosa del FIORE, e dagli elementi emergenti dal proc. Quex circa la presenza del FIORE in Bologna nel marzo 1980, unitamente all’ADINOLFI, per organizzare attentati.”

 Nel 1985 viene condannato in contumacia per “Banda Armata (in associazione con i Nar) e associazione sovversiva”, ma il ricercato è già in Inghilterra dove comincia i suoi 19 anni di latitanza, finiti con la prescrizione dei reati ascritti.

Ci sarebbero molte altre cose da dire su quella latitanza. Queste poche righe però bastano già per capire verso chi la politica ha fatto finta di niente, quando non ha addirittura manifestato appoggio, come visto in diversi post sui social. Lo scarso spessore dei politicanti riminesi, alcuni anche di lunghissimo corso, da destra a sinistra, si misura proprio su questi fatti. La politica non è riuscire a vendersi come validi amministratori di “condominio”, per quanto di bravi ancora non ne abbiamo visti, ma è coltivare idee; perché la cultura è l’unica cosa che in certe materie può fornire un valido punto di vista.

La nostra dovrebbe essere una cultura antifascista. Fino a che qualcuno fa il nostalgico da bar si può anche fare finta di niente, ma quando gente vestita di nero marcia per le strade della Città, arrogandosi il diritto di stabilire cosa sia caritatevole o meno,  e tutti giocano a fare Don Abbondio.. beh quella cultura muore e non rimane altro che contare gli spicci.

A proposito di cultura. Sta per arrivare anche Salvini, il più bravo di tutti a sfruttare la pochezza della politica e le nevrosi della gente confusa. Viene a bearsi della voragine lasciata dal Movimento e di una Destra ridotta ai minimi termini, da una Sinistra che occupa il suo posto. Povera Rimini, sistematicamente spogliata di tutte le sue garanzie. Qualcuno s’inventi un’opposizione presto!

P.S.

“Il popolo” sogghignò il vecchio “il popolo… Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l’appenda da sé, del colore che gli piace, alle proprie corna… […]”     [Leonardo Sciascia]

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@DadoCardone

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GoPDeep – Risucchiati dal Rimining.

Logo-PDMolto spesso, su queste pagine, si è letto di quanto il Partito Demokratiken sia abile a mettere il cappello della propaganda su lavori realizzati da altri o su situazioni preesistenti. Tipico esempio ne è la Notte Rosa posizionata nel primo fine settimana di luglio, una data che si riempirebbe da sola anche se fossimo sotto quarantena, ma colorata di rosa fa menar grandi pacche sulle spalle ai pavidi ministri del divertimento.

Oggi però vogliamo raccontare di chi quel cappello se lo fa mettere in testa e di chi invece no. Per far questo parleremo di artisti,  ma prima ancora un passo indietro, nella cronaca di questi ultimi mesi.

Di recente Andrea Gnassi, Primo Cittadino di Rimini, puntino sull’asse dell’Adriatico, ha parecchio compiaciuto il suo elettorato di estrema destra, sgombrando occupazioni a scopo abitativo con atteggiamento antisommossa. Immaginiamo che Forza Nuova abbia mandato telegrammi di congratulazioni (se non l’hanno fatto sono stati dei maleducati dopo tanto sforzo). C’è però un piccolo dilemma. Il Sindaco in questione sarebbe, sulla carta, un rappresentante del Centro Sinistra (qualsiasi cosa esso sia) e a seguito dell’uso del manganello più di qualcuno, anche se profondamente affezionato alla poltrona, ha dovuto dissociarsi. Oltre alla naturale emorragia di consensi dovuta ad un leader nazionale seriamente disturbato, si associa localmente una perdita di identità che provoca importanti distinguo. Un bel problema così vicino alle prossime elezioni Amministrative.

A questo punto, come è ovvio che sia per gente che del “fare” ha presente solo la parola negli slogan, è partita l’operazione propaganda per cercare di recuperare un aspetto di sinistra… anche perché, se ti fai cacciare dalle feste dell’Unità, poi la salsiccia te la fanno mangiare solo quelli del Sudtiroler Volkspartei. Oltre all’estenuante lavoro di inauguratore della qualsiasi, pare (e dico pare) che settimana scorsa abbia inaugurato anche delle strisce pedonali, il Taglianastri sembra veramente deciso ad attribuirsi  molto di più che l’ordinaria amministrazione. I suoi soldatini hanno cominciato a parlare di “Democrazia dal Basso” e badate bene che non intendevano quanto bassa sia la loro considerazione della stessa.

Non hanno capito bene come si fa, infatti postano foto su Facebook, con scarpe da ginnastica e camicia fuori dai pantaloni, mentre sono tra loro, ma con didascalie tipo “un po’ di sana democrazia dal basso” e l’espressione tipo “speriamo non sia qualcosa che ho toccato“. Per loro fortuna, tra le menti di supporto, vi sono eminenze grigie che hanno ben presente la tecnica dividi et imperam nella versione RazzianaCaro amico fatti li cazzi tua“, pratica che consente di intestarsi addirittura occupazioni “artistiche”. Sembra più complicato di quello che in realtà è, non vi preoccupate, ma per capire bene prima un  altro piccolo flashback.

“[…] Tant’è che procederemo alla messa in sicurezza dell’edificio, per poi poterlo affidare con questi scopi attraverso l’unica possibilità che un comune ha, che è l’Evidenza Pubblica.”

Queste le parole di Gnassi, in Consiglio Comunale parlando dell’ex sede di Casa Madiba Network, l’ex caserma dei Pompieri in via Dario Campana. Parole declinate con una tale decisione che quasi ti convinci dell’inesistenza di altre possibilità… poi però se ci si informa si scopre che esistono altre eventualità, tipo dare l’uso del Molo, o Palata dell’Anima come la chiama lui, ad un privato che non si era accorto di avere sulla soglia del suo locale tre diverse organizzazioni criminali, che facevano il bello e il cattivo tempo, ma soprattutto facevano “nevicare. Questo però è l’esempio più eclatante, andiamo più in profondità. Go deeper.

Andando a curiosare fra le trame del Rimining infatti si scopre l’esistenza di una Compagnia Teatrale che da diverso tempo sa di aver in concessione il redivivo Cinema Astoria per una serie di eventi. Almeno da maggio, secondo il sito ufficiale dei Motus. Chi sono costoro? Sigismondo d’Oro 2007, dalle mani di Ravaioli, e destinatari di quasi 87 mila euro di finanziamenti pubblici tra il 2013 e il 2014 (almeno secondo l’Albo Pretorio del Comune di Rimini), rappresentano il teatro rivoluzionario, ma allineato… una contraddizione in termini? Per qualcuno sì e il workshop di questi giorni, al recuperato Astoria, stride come unghie su una lavagna. Il Progetto, legato al Festival di Santarcangelo e chiamato GoDeep, vorrebbe essere rifondazione artistica e rilettura dello spazio pubblico, una “riscrittura dal basso“, come si legge nei programmi.

Ora. Scusate lo sfogo molto rustico e poco Deep, ma questa “chiamata alla resistenza” nei modi, ne i termini e negli spazi assegnati dal PD, sembra un po’ una presa per il culo. Soprattutto con una Rimini ancora echeggiante di sgombri e manganellate. Il messaggio sembra essere: l’occupazione per necessità è un reato severamente punito, ma se occupate in modo carino poi ci facciamo dei selfie insieme. E insomma… che sono ‘sti indigenti sempre in mezzo alle balle!

Poco male. Fortunatamente c’è una parte di Rimini, autoctona o meno ha poca importanza, che si ricorda di calpestare un suolo realmente rivoluzionario, quello della Notte descritta da Giuseppe Mazzini, dei Tre Martiri, di Andrea Costa e di Fellini. E’ un suolo che provano ad intestarsi in molti pensando che basti parlare di antifascismo, senza considerare che il fascismo è un sentimento sciovinista che si diffonde nel momento in cui vengono meno autentiche pratiche democratiche, come il semplice confronto tra le parti e che non pretende un saluto romano per essere reale.

rimini callingLa parte di Rimini che capisce l’inutilità di raffigurare un progresso solo formalmente, quando poi nella realtà si è addirittura sponsorizzati da chi tiene in piedi il regresso (a manganellate), ha organizzato per il fine settimana della Molo Street Parade, una contro manifestazione che invece di appecorarsi (passatemi il termine), chiama alla reale partecipazione tutta la varietà umana, dall’artista al senzatetto, dallo studente alla casalinga, chiunque voglia rappresentare, interpretare, sperimentare o raffigurare forme di autodeterminazione che veramente siano alternative alle pratiche amministrative fin qui viste.

L’evento si chiama Rimini Calling ed è inutile dire che noi di Citizen lo preferiamo al fighetto GoChic. Rimini Calling – What for? – promette performance interdisciplinari in luoghi e tempi a sorpresa. Per avere gli aggiornamenti del caso basta cercarli sullalla pagina Facebook a questo link: https://www.facebook.com/pages/Rimini-Calling/917422221614158?sk=timeline  e… lasciatevi contaminare.

P.S.

“L’arte e la rivolta non moriranno che con l’ultimo uomo.” [Fedor Dostoevskij]

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@DadoCardone

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Venezia non vale un Fascio.

Noi di Citizen in questi giorni ci siamo stupiti (bugiardo che sono) del silenzio del PD locale sulle gravi scoperte a proposito del MOSE di Venezia. Lo stupore (finto) è dovuto al fatto che, dopo essersi strappati le vesti per far approvare l’inutile ordine del giorno contro Forza Nuova, il partito inventato dal fotografo di Gnassi, ci si aspettava una forte reazione alla corruzione, che pare essere vizio pernicioso anche nel PD del nuovo corso Renziano.

E’ singolare notare come l’Antifascismo, strumento di prevenzione nostalgica più che medicina, sia qualcosa di estremamente importante, ma questione morale e corruzione siano per i componenti PD qualcosa di trascurabile. Ve lo immaginate se avessero trovato Pizzarotti con le mani nella marmellata fino ai gomiti? Probabilmente Savio Galvani si sarebbe incatenato al risciò dei Grillini minacciando di farsi saltare in aria.

Per sfizio siamo andati a curiosare sulle pagine social dei fieri “Partigiani “ Riminesi per capire se, oltre che alla rinascita del Fascio, si interessano anche della bella prova di rettitudine dei compagni di partito. D’altronde quale posto migliore dell’agorà social di Facebook per lanciare qualche bella frecciatina e far capire ai propri elettori che sopra a certe cose non si passa?

Cominciamo dal capofila Andrea Gnassi. Sulle pagine del Sindaco, personali e istituzionali, l’ultima affermazione politica è un messaggio sul successo elettorale del PD, che sembra lasciato in segreteria da Renzi, perché quando si salta su un carro lo si deve far per bene. Non una parola su Venezia.

Per quanto riguarda la pagina del reggente della Provincia Stefano Vitali, o dell’Ultimo Presidente, com’egli stesso si definisce, l’unica cosa che restituisce è un malinconico Selfie in riva al mare. Oddio… ci sarebbe anche il tentativo di una foto profilo in cui è immortalata l’entrata de “la dimora del Pataca”, ma non ci avventuriamo in nessuna interpretazione.

Samuele Zerbini, il Renziano dell’era postatomica, non c’è. Sono a Londra sia lui che la sua pagina, su cui si possono cogliere solo scorci anglosassoni.

Arriviamo poi alla bassa manovalanza, quelli che fanno il lavoro sporco. Il Plotone antifascista formato da Bertozzi, Morolli, Mazzocchi, Piccari e Giorgetti (chi?), quelli della lettera alla Voce sui “grillini neofascisti”, tace. Bertozzi preferisce dedicarsi agli errori di Prandelli che a quelli del Sindaco di Venezia e gli altri sono tutti fermi ai post in cui si dicevano convinti che tra il Movimento 5 Stelle e Forza Nuova ci fosse inciucio. Piccari poi, evidentemente coinvolto dalla sacra crociata familiare contro Giulia Sarti, anche Nando non perde occasione, se la gioca sull’incoerenza delle affermazioni europee della Parlamentare stellata, non cogliendo l’incoerenza del suo  silenzio su temi ben più gravi.

Una citazione la merita anche Fabio Pazzaglia, Talpa infiltrata tra le fila della minoranza, che, come un bravo agente segreto, dissimula la sua vera missione e chiede un passo indietro di Orsoni (Primo Cittadino di Venezia). Se le sue siano o meno considerazioni convinte lo potremmo sapere solo nel momento in cui succedesse qualcosa al PD di Rimini, ma…. ad un gruppo così ligio alle regole cosa vuoi che succeda… Intanto oggi (Giovedi sera n.d.r.) ha votato nuovamente con la maggioranza sul caso Funelli. Così, per dire.

Questo è il riassunto delle posizioni. Ricapitolando. La questione è d’impellenza morale solo se riguarda le aspirazioni di qualche sparuto residuato bellico, mentre, se il riguardo è nei confronti degli arresti PD è meglio parlare di Prandelli. Semplificazione? La si usa quando la situazione è semplice.

P.S.

Qualcuno si chiede se gli stessi arresti prima delle elezioni ne avrebbero modificato l’esito. Secondo chi scrive se il Compagno G., ancora vivo e vegeto, non ha impressionato nessuno neanche i nuovi fatti di Venezia avrebbero modificato nulla.

Davide Cardone

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