Ma come perdono male.

Il PD è morto. La gente non lo vota più. Continuano a votarlo i suoi serbatoi elettorali composti da persone che, bene o male, incrociano i loro interessi con questa specie di comitato d’affari ed altri, anziani, che credono di votare gli eredi del PCI. La gente normale però, quella a cui dovrebbe guardare ogni sinistra degna di questo nome, si gira dall’altra parte.

Le ragioni, ne avrete lette, sono le più disparate. Dalla crisi delle sinistre in occidente, alle urgenze, perlomeno quelle percepite, che il partito non intercetta più. Si parla di grandi sistemi, ma forse, per una volta, bisognerebbe osservare il listino elettorale così come esposto nei seggi, così come se l’è trovato di fronte l’elettore… magari quello che ci teneva a votare a sinistra.

Dopo aver visto il partito fatto a pezzi da un egomaniaco, un tale che pur di affermarsi ha fatto patti con le nemesi Berlusoni, Verdini, Alfano (etc.), che effetto fa entrare in cabina e trovare Sergio Pizzolante come unica alternativa? Questo bisognerebbe chiedere alle 22.244 persone che, dentro quella cabina, hanno pensato: “sai che c’è? Questa volta no.”.

Loro, i maggiorenti Demokrat, non se ne vogliono rendere conto e confondono (se stessi più che gli altri) con analisi che, quasi quasi, li assolvono. Anche a Rimini il dibattito interno al PD sembra piuttosto sterile. Si va dal “vedremo come farete a governare” al tristissimo “nulla è perduto”. Anche Andrea Gnassi, fino ad una settimana fa intestatario del “Modello Rimini”, la roccaforte Democratica, si spende in una analisi che sorprende… per manifesto distacco dalla realtà.

L’Agusto Gnassi cita il 40% delle Europee, un’elezione che ha fatto fatica a raggiungere un’affluenza del 58%, come il “cambiamento anti establishment”. Poi, spero scaramanticamente, usa se stesso come esempio di come si sconfiggono “Grillismo e Leghismo”, in manifesto disprezzo per il responso delle Urne. Tra l’altro dimentica anche che, a quella che lui dipinge come solenne sconfitta dei populismi, hanno partecipato due fattori fondamentali: il Movimento si è fatto fuori da solo, non partecipando, e il 13,85% dei suoi voti (5 consiglieri di maggioranza) gliel’ha portati in dote Pizzolante. Ha ragione quando dice che le Amministrative “sono un’altra partita”, ma quella partita lui l’ha giocata senza avversari e non certo per suo merito.

L’analisi rasenta il ridicolo quando afferma poi che loro (il PD) la felpa se la mettono veramente per stare tra la gente (quando mai). Così dicendo rispecchia però la perfetta miopia da Sistema, altro che “anti establishment”. Queste politiche 2018 hanno generato una deflagrazione fortissima, ma gli sconfitti, invece di andare a guardare con i loro occhi cosa è successo, si avvinghiano forte alla poltrona. Come dire… E’ nel momento del pericolo che si capisce a cosa teniamo veramente.

Quello che la gente, competente o meno, osserva in questo momento è solo un brutto modo di perdere. E’ estremamente facile confrontare quest’alterigia da perdente con chi, da vincente, chiede responsabilità. Non vorrei essere io a dirlo, visti i miei trascorsi con il Movimento, ma in questo preciso momento i rappresentanti ufficiali dell’organizzazione pentastellata stanno tenendo un comportamento istituzionalmente ineccepibile. La situazione è un po’ come quando quello che ti ha fatto incazzare terribilmente ti dà le spalle e se ne va,  lasciandoti ad urlare da solo come un esaurito.

P.S.

“Quando perdi, non perdere la lezione.” [Dalai Lama]

 

@DadoCardone

 

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POPULISMO

trioForse non tutti sanno che il sostantivo Populismo nacque per indicare un movimento politico-culturale russo che anteponeva un socialismo rurale al governo dello Zar. Fino a qualche tempo fa il significato era esteso fino ad indicare l’esaltazione demagogica delle classi popolari, oggi, invece, è una parola usata ad capocchiam da chiunque non voglia ascoltare le ragioni delle persone “normali”… avendo lui più ragione degli altri.

Perché il politico, o giornalista di turno che sia, ha più ragione degli altri e lancia accuse di populismo a chiunque parli in favore del gregge? Forse perché la politica è una cosa complicata? Se fosse complicata non si capirebbe perché vi abbia accesso gente come Razzi o Scillipoti, ancor meno come facciano a diventar ministri personalità come Alfano e Boschi (mi è sempre sembrata la bambina che recita la poesia in piedi sulla sedia ai matrimoni). L’esempio più fulgido, di quanto non sia complicata la politica, resta ovviamente un cazzaro, per niente preoccupato di coprire le sue balle, che diventa Primo Ministro.
Allora qual è la ragione? Lo spiegherò alla maniera populista, ossia brutta, ma efficace: vuoi tu, populista, sapere meglio del porco come si rimane attaccato al trogolo? Non troverai mai un indigente, per dirne una, che accusi altri di essere populisti, perché chi ti accusa di esserlo, fondamentalmente, è un reazionario. Dal vocabolario populista: uno con “il culo al caldo” che tutto vuole, tranne un cambiamento.
Il problema vero, però, è dove porta questo atteggiamento. Solo il popolo con la pancia piena ti lascia l’agio di fare il pedagogo con il voto (ho detto voto) degli altri. Pare però che non siamo nel periodo adatto per fare una cosa del genere. Quella massa informe e indecorosa della “gente”, si agita, si sbatte, manifesta il proprio disagio, la sua confusione e la sua paura, abbracciando qualsiasi tesi (persino quella che sia il nordafricano che raccoglie le zucchine a 4€ l’ora a rubargli il benessere), ma, alla fine, se la lasci votare, punisce chi la dovrebbe tutelare e non lo fa.
Il NO al Referendum è stato una prima avvisaglia. A dire la verità la prima avvisaglia si sarebbe avuta fuori da Montecitorio, quando la gente si stava radunando in massa per acclamare Rodotà. Quella volta però, dopo aver istigato le persone a sentirsi altro dallo Stato, Beppe Grillo se la fece sotto e preferì sedersi al tavolo di chi aveva avversato… anche lui, come quelli del trogolo, aveva troppo da perdere per una rivoluzione. Oggi è uno di quelli che si vuole intestare il NO. Bontà sua.
In ogni caso il NO, non è stato accolto ed è stato catalogato come qualcosa di aggirabile… come tutte le “sciocchezze populiste”. Dopo una prima sorpresa (chi si sarebbe aspettato mai che affamando le persone queste poi ti votano contro!), c’è stata una rapida riorganizzazione gattopardiana e, usando il Manuale Cencelli come fosse una bacchetta da rabdomante, si è riformato lo stesso Governo di prima. Lo scopo è palesemente il ritorno di Renzi, che però farà la figura di quello che ha lasciato e che viene richiamato in servizio (manco fosse Charles de Gaulle). Per farlo è bastato: scegliere un ectoplasma come Primo Ministro, mettergli la Boschi come Sottosegretario, confermare la maggioranza dei Ministri che già c’erano, inserire il braccio destro (anche sinistro) Lotti nel Consiglio dei Ministri e dare un bel posticino alla Finocchiaro (tanto la spesa con la scorta la faceva già).
Un bel governicchio destinato a non riuscire nello scopo di creare il percorso comune, che dovrebbe portare alle elezioni, ma sufficientemente sotto controllo per portare avanti gli impegni presi, non certo con gli italiani. Che Lotti abbia la delega al CIPE (Comitato Interministeriale di Programmazione Economica), quello che finanzia le grandi opere per intenderci, sembra tutto tranne che un caso. Renzi, per tirarla alle lunghe e lavarsi la faccia in vista delle nuove elezioni, può contare sull’appoggio di sempre, quello dei 608 deputati che devono raggiungere 4 anni, 6 mesi e 1 giorno per avere il loro vitalizio. Ce ne sono diversi anche tra quelle le opposizioni che, fingendo senso di responsabilità, hanno votato una fiducia ogni 10 giorni al Governo, defunto, ma prontamente risorto.
La mossa più bella, a mio modestissimo parere, è stata lasciare Verdini  apparentemente  fuori dai giochi. Sappiamo bene che non fa schifo a nessuno, giacché fin’ora ci hanno tutti gioiosamente governato assieme, poi se lo paragoni a chi offre fritture di pesce in cambio di voti è addirittura un signore. A lui è affidato il ruolo di creare instabilità al momento stabilito.
Dei Geni? No. Degli imbecilli. Perché nel frattempo la gente continua ad arrabbiarsi, fino a quando veramente non ci sarà più nulla da perdere, nemmeno la speranza. Questi Marchesi del Grillo, che populisti non sono, non usano la demagogia. Le uniche aspirazioni sociali ed economiche che amano lusingare sono le loro e, per questo, giocano molto pericolosamente sulla pelle di chi dovrebbero rappresentare.
P.S.
Essere populisti è tutt’al più un peccato veniale. L’Avidità, invece, è un Peccato Capitale.

dado

 

@DadoCardone

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#CharlieHebdo

B6w9f42IAAADG9HC’è un dubbio. Non si sa. Le modalità con cui è stato portato l’attacco sembrerebbero non essere quelle della classica Jihad. Fatto sta che chi è entrato nella redazione di Carlie Hebdo ha voluto mettere il suo motivo davanti all’ultima vera libertà rimasta: quella di poter ridere impunemente di chiunque e di qualsiasi cosa. Va detto che i terroristi, se sono tali, non si godranno le 72 vergini, perchè non si sono fatti ammazzare. Se volevano invece punire o inibire qualcuno poi hanno doppiamente fallito, perchè in meno di un niente la rete era piena di pezzi e vignette di satira feroce che commemoravano, dissacrandola, la morte della satira stessa.

Certo che se sono terroristi veri si tratta proprio di autentici coglioni. Attaccare la libertà di stampa nel paese di Voltaire, l’ispiratore del pensiero razionalista e non religioso moderno, non è terrorismo, è una dichiarazione di guerra. Atto pretenzioso di primo acchito, ci vorrebbe un po’ di allenamento prima, tipo un finto attacco ad una finta libertà di stampa…. in Italia magari.

In ogni caso, indipendentemente dal paese, attaccare una redazione che si occupa di Satira significa decretarne, certo in maniera estrema, il successo. Come ripete più di qualcuno in queste ultime ore se la satira non fa incazzare nessuno non è fatta bene. Farla meglio di così è impossibile.

10924824_765742173517675_3577607576642981145_nJe suis Charlie? Nella modestia dei miei tentativi amatoriali forse qualcuno riesco a farlo incazzare, ma il mio mezzo, per sua natura, non è tra i più efficaci… bisognerebbe fosse forte l’istinto di leggere perchè lo fosse. A Rimini potrei farmi sparare solo se producessi satira da colorare. Ci sono persone che hanno molte più possibilità di me (#Canapicchistaisereno).

P.S.

Poi giri canale, senti Salvini parlare di cultura e Alfano che vuol ritirare il passaporto a chi manifesta la volontà di arruolarsi nell’ISIS. Così  ti rendi conto che la Satira è constatazione, non invenzione, dunque l’unico modo di fermarla è l’estinzione del genere umano.. cosa non improbabile.

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@DadoCardone

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questo lodo Alfano, che già fa schifo il nome, e i risvolti della terza repubblica

La Corte Costituzionale ha giudicato illegittimo il cosiddetto “lodo Alfano”, che sospende i processi per le 4 più alte cariche dello Stato.
Sono felice per la soluzione democratica, un po meno per tutti i risvolti della faccenda: contento che i truffatori e gli illegittimi possano finalmente essere giudicati, molto meno che in una consulta composta da tante persone ferrate in materia ( molti consulenti oltre al numero esiguo di giudici della corte ), solo 9 giudici abbiano deciso che ciò che il popolo ha già votato a suo tempo, con un referendum, sia oggi anticostituzionale.
Perché non si esprimono sul costo dell’informazione ad esempio? anche questo è anticostituzionale: l’Art. 21 cita il Diritto all’Informazione come un valore imprescindibile. Perché non rilevano tutti i vizi e difetti delle leggi che passano quotidianamente sotto i loro occhi, palesemente a sfavore della Costituzione? Perché non commentano sulla disparità delle donne? Sui privilegi di alcuni a fronte di altri? Sul fatto che nessuno sta lavorando per ridurre gli effetti della crisi culturale ed economica che ha attaccato il nostro paese, ma anzi favorisce norme e leggine che non aiutano minimamente e fanno invece sprofondare ancora di più il paese?
Leggi tutto “questo lodo Alfano, che già fa schifo il nome, e i risvolti della terza repubblica”

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